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giovedì 28 giugno 2012

Morire a undici anni per indifferenza e tracotanza

Non è colpa degli organizzatori che avevano la responsabilità...
Si è fatto tutti gli anni....
Sicuramente aveva qualche malformazione congenita....
[succo dai titoli dei media di questi due giorni: parliamo della morte di un undicenne durante una gita della parrocchia sul monte Calvena, nel pratese]

Pronto? Ma che stiamo scherzando? Un bambino di undici anni è morto. Vogliamo fare un po' di silenzio?
Sciacalli!

I genitori del piccolo undicenne hanno - giustamente a mio parere - esposto un bello striscione che ricorda "quinto: non uccidere". E a quanto vedo sulle notizie che girano, dopo la (dovuta) autopsia il bambino dovrebbe venire temporaneamente tumulato senza alcuna funzione. Forse un gesto eccessivo, forse - soprattutto in un tempo in cui la Chiesa Cattolica ha visto aprire alcuni armadi e tirarne fuori alcuni scheletri, no - oppure magari un gesto dettato dal bisogno di trovare un attimo di quiete. Mettere un momento di silenzio in tutto questo.
Forse.
Il dolore di una famiglia che ha visto scomparire una creatura così indifesa, è in primo piano e rispettato per quello che merita? Secondo me no.
E il motivo mi pare evidente. Che cosa è successo? Una gita organizzata da una cooperativa o da una associazione qualsiasi? No, una gita organizzata da una parrocchia... e allora subito a difendere i preti intoccabili, e subito a vedere mamme di figli vivi e vegeti che dopo essersi accertati di avere ancora un figlio che sta bene, subito prendono le difese del prete e le distanze da quell'orrore di bambino che si è permesso di morire, facendo così spaventare il loro piccolo cucciolo. Il prete che non è semplicemente un sacerdote, ma un santo sebbene abbia pensato bene di organizzare una gita lungo un sentiero senza un ritaglio di ombra in una giornata che già alle dieci di mattina risultava rovente.

Sono senza parole.
Sono senza parole per quello che ho sentito in televisione, alla radio, sui giornali. Per come si siano immediatamente prese le difese del sacerdote e per le ridicole smentite alle notizie iniziali: tutti i bambini sono stati soccorsi, trasbordati a gruppi in elicottero presso la caserma dei vigili del fuoco dove sono stati immediatamente visitati da un medico e rifocillati. E stavano bene, nella misura in cui non sono morti tutti né sono finiti in ospedale in preda alle convulsioni. Non che stavano bene perché era tutto a posto. Erano disidratati, tutti quanti, perché non si resiste ore sotto il sole, umanamente. Erano di certo in condizioni migliori del bambino che ha avuto un collasso, ma di certo dopo una scarpinata sotto il sole non erano tanto freschi e riposati. Ma naturalmente tutti a difendere subito l'operato del sacerdote, dell'organizzazione, per carità tutti i bambini stavano bene, è tutta colpa del bambino che è morto quasi sicuramente (va bene, aspetterò l'esito dell'autopsia anche io, ma già le malformazioni cardiache sono state escluse) per un motivo ben chiaro: stanchezza e sudorazione eccessiva, rigidità muscolare, nausea e vomito, stato confusionale conclamato e peggiorazione dei sintomi finché si rimane sotto il sole... in pratica sto leggendo la sequenza di sintomi dell'ipertermia.
Io penso che siano stati fatti tanti errori di sottovalutazione, a cominciare dal numero di accompagnatori rispetto al gruppo di ragazzi, e aggiungendo che sin dall'inizio si sarebbe dovuto conclamare: "visto il tipo di percorso esposto al sole e agli elementi, la gita potrebbe venire rimandata in caso di maltempo o giornata particolarmente calda e afosa. Portatevi molta acqua da bere". Forse, ma mi fermo, perché col se si fosse e se si avesse sono pieni i bar di gente che discute, e l'unica cosa certa è che si sarebbe potuto trovare un buon equilibrio senza bisogno che ci scappasse il morto.
Offro tutto il rispetto e tutta la mia vicinanza alla famiglia di quel bambino, e tutto il mio biasimo nei confronti di quei genitori che anziché mostrare dolore e condivisione, hanno pensato bene di isolare la famiglia guardandola dall'alto in basso, per esprimere le più importanti parole di strenua difesa nei confronti dell'organizzazione, seppure tutti i bambini fossero stati affidati a loro.
Vorrei solo che ora venisse il silenzio. Soprattutto ora, che la comunità ecclesiastica non ha saputo esprimere dolore, rassegnazione e collaborazione con le autorità nel determinare le eventuali responsabilità in questo fatto gravissimo. Vorrei, ma non credo che verrò mai una cosa del genere, specie guardando il passato.

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