martedì 21 ottobre 2008

Perche' non amo facebook

L'ho fatto. Mi sono iscritto su Facebook. L'ho fatto, appunto.
Ho dato una guardata, ho sottoscritto qualche gruppo per guardare al volo qualcosa, ma ho lasciato come messaggio predefinito un invito a venire a seguire il mio Blog.
Ok, ho collegato il feed del Blog alle note, ma ho anche bloccato i commenti da li': non voglio dispersione.
Ma il punto non e' quello. Sono da piu' tempo sulla Blogosfera che su Facebook, questo e' indubbio, ma non e' per via di una differente tecnologia che io in questo periodo sono melanconico. Io sono melanconico perche' su Facebook ho trovato persone e profili di persone che mi ricordano troppo il mio passato. Amici, ex colleghi di lavoro, ex compagni di scuola, persone che si sono iscritte sul portale, hanno guardato chi c'era e poi sono scappate a gambe levate, molte di queste a cui mi riferisco. Il tempo passa lentamente e molti ricordi diventano piu' leggeri da patire. Ma con gli ex compagni di liceo, no. Non ce la faccio. Come non ce la faccio a pensare a molti ex colleghi degli scout, qualche vecchio compagno di partite a D&D, no.
Perche' comincio a ricordare il passato, comincio a ricordare persone che, nonostante la loro giovane eta' (in almeno tre casi parlo di miei coetanei) non ci sono piu'.
Il primo che mi e' tornato in mente, come una mazzata al centro della testa, e' stato Flavio C, e mi e' tornato in mente proprio trovando un paio di ex compagni di liceo. Mi e' tornato in mente perche' la festa dei 18 anni di Federico ha a che vedere con Flavio: perche' con Francesco, Flavio, Diego e una ford fiesta che non funzionava bene quel giorno eravamo andati tutti a Marzamemi a casa sua, per i suoi diciotto anni.
La mia prima legnata su questa storia la presi quando trovai, un anno dopo l'incidente, il filmato di quella festa di compleanno, con Flavio che si divertiva insieme a tutti gli altri. Gli amici raccolsero foto ed altro materiale per fare una cosa su di lui, offrii il filmato, dopo averlo riversato dal nastro video8 ad una videocassetta. Non ho piu' avuto il coraggio di guardare quel filmato, da allora.

Ma voglio tornare a quel maledetto 14 luglio, per una volta.
Era sabato, e avevo appuntamento con Fabio al deposito della Targia, perche' doveva fare una consegna al volo, lasciare il furgone, e avremmo potuto fare quindi un lungo lavoro di rete da un cliente. Partii da casa alle sei e mezza del mattino, giunsi al deposito intorno alle sette meno un quarto.
Mentre Fabio scaricava il furgone io rimasi in disparte fuori dal magazzino fumando una sigaretta, nel frattempo il responsabile del magazzino discuteva con un collega dell'incidente avvenuto quella notte, dato che aveva avuto qualche informazione telefonicamente dal figlio (infermiere dell'ospedale in turno di notte proprio in quella notte fatidica).
Dopo aver sentito i due discutere della motocicletta, della strada e di tutto quanto, ad un certo punto l'uomo spiego': "Si', C, il figlio del proprietario del bar di fronte al tribunale, hai presente?"
Mi intromisi maleducatamente, ma raggelato: "Flavio?"
Lui mi confermo': "Si', lui. Lo conoscevi?"
Io: "Flavio... cosa?"
Lui: "Ehm... e' morto stanotte in questo incidente sulla strada di ritorno da Fontane Bianche..."
Rimasi ammutolito, poi mi allontanai e dopo qualche secondo, pur avendola appena spenta, mi accesi un'altra sigaretta, poi acchiappai il cellulare e pensai rapidamente: una persona che si vedeva spesso con Flavio era Francesco L.
Ma era a Siracusa? O era all'universita'? Avevo bisogno di una conferma, o di una smentita, e comunque Francesco era il piu' vicino a Flavio che conoscessi, per cui feci il suo numero di casa. Mentre aspiravo nervosamente dalla sigaretta il telefono squillava.
Cominciai a realizzare che erano le sette meno dieci del mattino di un caldo sabato di luglio. Dopo una decina di squilli mi rispose la madre di Francesco, con la voce un po' impastata. Cercai di prendere fiato e poi sbottai: "Signora, sono Mirko, un amico di Francesco. Mi scusi per l'orario decisamente sgradevole, ma e' urgente. Per caso Francesco c'e', o ancora non e' tornato da Bologna?"
Dopo qualche istante di incertezza, mi rispose: "No, e' qui... ma ieri sera ha fatto tardi... adesso sta dormendo..."
Io: "Signora... non so come dirlo... lo potrebbe svegliare? Le ripeto: e' della massima urgenza..."
Il mio tono di voce doveva essere perentorio, ma anche molto chiaro. La signora L non batte' ciglio e mi rispose di attendere qualche minuto. Poi finalmente giunse un "pronto?" ancora piu' impastato, seguito da uno sbadiglio abnorme.
Io: "Ciccio. Sono Mirko. Ciccio mi hanno detto una cosa tremenda, ma non so ancora se e' confermata o meno: mi hanno detto che stanotte Flavio C e' morto. Tu ne sai qualcosa?"
Trenta secondi di silenzio, inframmezzati da mugolii appena accenati: in questi trenta secondi Francesco stava soppesando le parole, mentre il sonno residuo scompariva come se avesse appena preso una secchiata di acqua gelata. Dopo questi trenta secondi sbotto', decisamente meno impastato di sonno di prima (appunto).
FL: "Cooooomeeeee? Ma che mi stai dicendo?"
Io: "Mi hanno detto che Flavio stanotte mentre tornava da Fontane Bianche ha avuto un incidente con la moto, ed e' morto. Ma tu l'hai sentito, ne sai nulla?"
FL: "No... non ci siamo sentiti ieri... ma credo sia stato alla festa di compleanno di suo cugino... dovevamo vederci stasera per andare da qualche parte... avevamo un appuntamento..."
Io: "Ciccio, io sono a Targia e per ora non posso muovermi. Dopo devo andare ancora da un cliente. Per ora non posso controllare, e comunque non conosco nessuno della famiglia, ne' ho qualche numero di telefono. Puoi controllare? Puoi farmi sapere?"
FL: "Ehm... sii! Chiamo subito qualcuno!"
Io: "Ti prego, fammi sapere. Il mio numero di cellulare ce l'hai? Segnatelo, e' $questo, ti prego Ciccio, fammi sapere subito appena sai qualcosa..."

Ormai Francesco e' piu' sveglio di me.

FL: "Si: non ti preoccupare. Ti richiamo subito, ora provo a chiamare suo cugino, oppure sua sorella, o ancora suo padre giu' al bar..."

Passa almeno una buona mezzoretta, mentre io dopo aver chiesto un altro paio di conferme ai due tizi del magazzino, vado con Fabio dal cliente, dove abbiamo appuntamento poco prima delle otto per cominciare. Alle sette e quaranta mi risuona il cellulare: e' Francesco L, e la voce e' quella delle grandi occasioni.
FL: "Mirko, sono io. E' vero. Sono con mio fratello e stiamo andando in ospedale, ma mi sono sentito con sua sorella. Hai ragione: Flavio e' morto. Ora raggiungeremo suo padre in ospedale"

Il mondo mi crolla addosso.

Facciamo rapidissimamente il lavoro, poi scendo in ospedale. Fuori dalla camera mortuaria non c'e' piu' nessuno (almeno non che io conosca), ma incontro il dottore B, medico legale nonche' padre di un mio ex compagno di liceo.
Lo fermo, parlo con lui cinque minuti e vengo a sapere che ormai il corpo e' a disposizione della famiglia: e' stato lui a fare l'ispezione cadaverica, in nottata.
Mi dice anche: "E' stata una botta tremenda, comunque non ha sofferto: e' morto praticamente sul colpo". Esco dall'ospedale, senza parole, poi (sono circa le undici e mezza) parto e raggiungo la casa di Francesco, al Tivoli.
Mi accoglie la madre, in giardino, assieme al padre. Esordisco scusandomi per la telefonata a capo di mattina, ma entrambi mi dicono che non ci devo neppure pensare. Mi offrono un po' di te freddo, poi mi spiegano che Francesco, dopo essere tornato dall'ospedale, e' andato al mare perche' aveva gia' un appuntamento e voleva scaricarsi un po', ma ritorna mentre sto andando via. Nel pomeriggio mi telefona per farmi sapere che il funerale sara' l'indomani mattina, alla chiesa dei cappuccini.
Il caldo del 15 luglio e' improponibile, cio' nonostante mi presento in pantaloni lunghi, camicia scura e cravatta nera. Non appena giungo mi accolgono Alessandro e Concita. Quello che parla seriamente e' Ale: "Mirko, se non fosse stato per te, lo avremmo saputo tutti quanti a settembre: praticamente eravamo tutti nelle villette..."
Che grande onore. Questa frase suona come una pugnalata al cuore, ma e' giusto che la popolazione intera che si e' raccolta intorno alla chiesa (si dice che ci siano oltre mille fra parenti, amici e ragazzi in genere) dia l'ultimo saluto ad un ragazzo giovanissimo.

Gli amici piu' stretti portano la bara a spalla, usciamo dalla chiesa fra gli applausi del pubblico, sono subito in coda dietro la bara, nel pomeriggio di quella domenica mi vedro' anche sul TG Regionale, dato che ad attendere l'uscita di Flavio c'erano anche le telecamere del TG3.

Ecco. Nella mia vita ci sono anche momenti bui come questo.

3 commenti:

Fabrizio M. ha detto...

Grizzly, come magari avrai avuto occasione di leggere, io ho da poco perso mio Papà. Non era un ragazzo, ma era comunque giovane.

Nonostante il dolore possa lacerarci, io cerco di non cadere nell'egoismo, ricordare fa male, malissimo a noi, ma io credo sia un onore che dobbiamo ai nostri defunti.

Io credo che cose come le parole online, o reincontrare amici in comune su facebook, dovrebbero farci bene, per evitare di dimenticare, affrontare con noi stessi, fino in fondo, queste situazioni.

E chissà, magari strapparci anche qualche sorriso, oltre alle lacrime.

Grizzly ha detto...

E' diverso. Flavio quando aveva la moto sotto al cu%o era parecchio irresponsabile, e sebbene molti non lo dicessero pubblicamente (beh, almeno nella cerchia di cui parlo noi, lo facevamo), tutti quanti ci aspettavamo che prima o poi sarebbe finita cosi'.
E' questo che mi mette la melanconia addosso.

mel ha detto...

Facebook non l'ho ancora sperimentato, nonostante non faccia altro che sentirne parlare.
Però quella malinconia di cui parli io la conosco bene, e non solo quando penso ai miei amici spericolati che non ci sono più.
La stessa cosa la provo per quelli che non ci sono più lo stesso, nonostante non facessero nulla di spericolato, anzi...
Credo faccia parte del "crescere".
Più andiamo avanti, più "cari defunti" avremo.
Forse è lo scotto da pagare in cambio di una lunga vita.
Come in Highlander.
Gli ultimi 2 anni sono stati molto dolorosi per me.
Mi basta leggere qualcosa che ho scritto tempo fa, o rovistare fra le foto, o l'avvento di una data ricorrenza che mi sento morire.
Ma sono viva.
E pian piano sto imparando a stemperare il dolore che si porta dietro ogni ricordo, affinchè mi resti (per quanto possibile) solo la sua dolcezza...
Certo non è facile.