domenica 21 luglio 2019

VLOG 276: Risolvere i paradossi viaggiando nel tempo

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Linea temporale zero; sono in partenza per cambiare la storia e impedire una tremenda catastrofe, che sarebbe destinata ad accadere nell’aprile del 1911: un furioso incendio che provocherebbe la morte d’ottanta operai, e la totale distruzione dei grandi cantieri navali Harland e Wolff di Belfast.
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Bene. Eccomi di ritorno, missione compiuta: sono riuscito a dare l’allarme in tempo e l’incendio è stato spento con facilità.
Sono assai soddisfatto, perché non solo ho salvato la vita ad ottanta uomini, ma ho anche evitato la perdita di beni di valore inestimabile, come il gigantesco Titanic: la lussuosissima nave di proprietà della White Star Line, che si trovava nei cantieri quasi completata e che grazie al mio intervento non è rimasta distrutta, e il dieci aprile del 1912 potrà regolarmente partire da Southampton, per il suo trionfale viaggio inaugurale sino al porto di New York!
Ancora una volta ho dimostrato che è possibile cambiare i più tragici avvenimenti del passato, per creare un presente ed un futuro migliori!
[♪♫♪]

Benvenuti a bordo, viaggiatori: sono Grizzly e questo è Diario di Viaggio on the road.
Allora, abbiamo detto: supponiamo di vivere in un mondo nel quale abbiamo la tecnologia che abbiamo nel XXI secolo, ma anche il viaggio nel tempo.
Ora diciamo che io faccio un viaggio nel tempo: vado nel passato, vado lungo la mia linea temporale, nel mio passato…
… e impedisco al me stesso più giovane di intraprendere questo viaggio nel tempo, per esempio uccido il me stesso più giovane.
Che cosa succede? Naturalmente si crea un fenomeno noto come “paradosso”: com'è possibile che un me stesso più vecchio ha ucciso un me stesso più giovane se - nel momento in cui viene ucciso il me stesso più giovane - quel me stesso non può invecchiare, prendere la macchina del tempo e tornare indietro?
Questo è il più semplice principio di paradosso che si può realizzare. È il motivo per il quale si dice che chi fa il viaggio nel tempo, forse, dovrebbe essere un mero osservatore, ma di questo parleremo un'altra volta.
Per il momento chiediamoci: se fosse possibile tornare indietro nel tempo e cambiare così radicalmente la linea temporale da creare un paradosso, che cosa succederebbe?
Succederebbe forse la completa distruzione dell'intero universo, a seguito di questo paradosso?
Succederebbe la completa distruzione della *mia* linea temporale a seguito del paradosso che ho creato sulla mia linea temporale, e quindi scomparirebbe totalmente la mia vita, scomparirei totalmente dall'universo?
Oppure succederebbe qualcosa di diverso? Qualcosa che, in fondo, è un po' come quello che vediamo nel film “Ritorno al Futuro”? Che mi sembra, anche, la cosa più plausibile, ossia: si creerebbe una «linea temporale alternativa».
La possibile creazione delle linee temporali alternative è basata sull'idea del cosidetto «multiverso»: nel momento in cui io torno indietro nel tempo e uccido il ‘giovane me stesso’, da quel preciso momento la linea temporale si scinde e si creano *due* linee temporali da cui partono due diversi universi: quello nel quale io sono partito e tornato indietro nel tempo, e un nuovo universo dal momento in cui ho ucciso me stesso.
Secondo me quello che potrebbe verificarsi, invece, è basato sull'osservazione della natura: la natura tende a raggiungere costantemente uno stato di equilibrio e secondo me quello che potrebbe andarsi a generare, nel caso di un paradosso temporale, è - comunque - il raggiungimento (lento o veloce) di uno ‘strato’ di equilibrio. Cosa significa? Che nel momento in cui io uccidessi un me stesso più giovane, tornando indietro nel tempo, quello che succederebbe è che la linea temporale che ha portato me stesso a ‘prendere’ il viaggio nel tempo e tornare indietro nel tempo verrebbe completamente annichilita e sostituita dalla linea temporale che parte da quando il me stesso è stato ucciso.
A quel punto ci sarebbe una deviazione della linea temporale (diciamo che la linea farebbe un salto) una curva fino ad arrivare allo stato di equilibrio, nel quale l'universo si sarebbe trovato anche se io fossi vissuto: io sono insignificante nella storia dell'intero universo, però faccio parte di un'oscillazione della linea temporale dell'intero universo; nel momento in cui io tornassi indietro nel tempo e uccidessi il me stesso più giovane, ci sarebbe un'oscillazione un po' più grande sulla linea temporale, ma poi si tornerebbe allo stato di equilibrio.
Sono del parere che la soluzione ai paradossi sarebbe - virtualmente - proprio questa: la completa cancellazione della linea temporale (il completo annichilimento della linea temporale) e la “costruzione” di una nuova linea temporale, di un nuovo equilibrio, nel momento in cui viene cambiato un fatto *importante* lungo la linea temporale.
In fondo anche se non abbiamo a disposizione il viaggio nel tempo, come dicevo, noi vediamo che - comunque - la natura tende a raggiungere uno stato di equilibrio, e quindi perché non supporre che la creazione di un paradosso verebbe - comunque - accolto dalla natura cercando di costruire intorno ai danni del paradosso, comunque, lo stato di equilibrio che si genera normalmente?
Ecco quindi la conclusione: secondo me - se fosse possibile effettuare il viaggio nel tempo - si potrebbe essere dei meri osservatori (tornare indietro nel tempo un po' come cercava di essere - virtualmente - il Dottore, il Doctor Who): andarsi a fare una passeggiata e vedere un discorso del Presidente degli Stati Uniti negli anni '60, così, vedere questa cosa restando un mero osservatore, senza andare a creare grosse influenze sulla linea temporale, in maniera tale che l'equilibrio rimanga pressoché invariato: quelle minime oscillazioni non abbiano a creare nessun danno. Ma anche se si andasse a creare una “rottura” più o meno grande lungo la linea temporale, abbastanza grande da creare - appunto - un paradosso, questo comunque non comprometterebbe l'intero universo, ma si limiterebbe a venire accolto dalla linea temporale, dalla natura, dall'universo, con una spinta a tornare allo stato di equilibrio iniziale; quindi magari questa teoria è eccessiva, però - per l'appunto, come ripeto - secondo me ci sarebbe il completo annichilimento della precedente linea temporale, e da quel punto (in cui io ho cambiato un momento nel tempo) parte e si genera una nuova linea temporale, che tiene conto dell'influenza del paradosso che c'è stato, e cerca di costruire un equilibrio come se quello che c'è stato non fosse stato un paradosso, ma un fatto importante lungo la linea temporale E BASTA.

Questo è quello che penso io, ora tocca a voi: voi che cosa mi dite? Secondo voi se fosse possibile tornare indietro nel tempo e tornando indietro nel tempo fosse possibile creare un importante paradosso… il più semplice paradosso potrebbe essere quello di uccidere un proprio antenato (o di uccidere se stessi da giovani), ma diciamo che questo è un ‘paradosso estremo’: come ci ha raccontato l'amico Bilbo Baggiano Baggins potrebbe esserci stata una linea temporale nella quale nessuno si era accorto dell'incendio ai cantieri di Belfast, e sono morte ottanta persone.
Ecco che cambiare la linea temporale fa sì che qualcuno si accorge dell'incendio per tempo, si salva il Titanic, parte quel giorno e… vabbè: l'equilibrio ha voluto che c'è questa situazione.
Ma appunto è cambiata del tutto la linea temporale: dal momento in cui non sono più morte quelle ottanta persone, si è annichilita la linea temporale in cui c'era stato l'incendio nei cantieri di Belfast, ed è nata la linea temporale in cui il Titanic è riuscito a fare il proprio viaggio inaugurale.
Potrebbe essere una teoria! Oppure voi siete d'accordo con la teoria dei multiversi? Nel momento in cui si fa il viaggio nel tempo, ecco che comincia un'altra linea temporale e un altro universo, e - per ogni viaggio nel tempo che viene effettuato - nel momento in cui si atterra nel passato, non si atterra più nel passato della nostra linea temporale, ma si atterra in un passato dal quale parte un nuovo universo con una nuova linea temporale, quindi c'è una ‘diramazione’ e ci sono multiversi, differenti universi, in base a differenti linee temporali.
Oppure magari no: pensate che il viaggio nel passato sia impossibile e nel momento stesso in cui si realizzasse il viaggio nel passato, si annichilirebbe l'intera linea temporale…
… e scomparirebbe l'universo!
Sono curioso di sentire la vostra, per cui - come sempre - parliamone: nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene: io sono Grizzly; anche per oggi siamo giunti in fondo a questo viaggio nel tempo: se sono riuscito a intrattenervi, a farvi pensare, a darvi qualche idea, a farvi fantasticare sul viaggio nel tempo (perché no?) allora vi invito a mettere pollice-in-alto e condividere questo vlog con i vostri amici, anche su WhatsApp o Telegram: magari con i vostri amici che hanno una macchina del tempo ma non sanno ancora per cosa potrebbero utilizzarla.
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Io sono Grizzly e questo è tutto, per cui come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 14 luglio 2019

VLOG 275: Come viaggiare nel tempo

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Linea temporale zero. Sono in partenza per la mia prima missione nel passato, in cui verificherò l’efficienza della mia nuova tempo-mobile tornando indietro nel tempo, per impedire il massacro indiscriminato di poveri uccelli dodo, perpetrato da brutali marinai olandesi. Dunque… coordinate spazio: oceano Indiano, a est del Madagascar, gruppo di isole poste a 11 gradi di latitudine sud. Mauritius. Ok… bene, e ora le coordinate tempo… proviamo con l’anno 1598.
Come tutti sanno la razza del dodo al momento è ridotta a poche decine d’esemplari, e sembra condannata all’estinzione, ma se avrò successo il presente cambierà. Io solo sarò riparato dagli effetti del cambio temporale, e tornando a questi giorni troverò un mondo che considererà normale che i dodo si contino ancora a migliaia, come una volta.
Arrivederci quindi. Per il bene della scienza io vado.
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Mamma mia! Eccomi di ritorno. Allora? Ci sono riuscito?
[♪♫♪]

Benvenuti a bordo, viaggiatori: io sono Grizzly e questo è Diario di Viaggio on the road.
È possibile il viaggio nel tempo? È possibile muoversi lungo la “linea temporale”?
Beh, con le attuali conoscenze della fisica, direi che: no, non è affatto possibile.
Purtuttavia per un momento facciamo finta di vivere in una realtà alternativa nella quale abbiamo la tecnologia attuale (la tecnologia del XXI secolo): non so, abbiamo i cellulari, abbiamo internet, abbiamo il WiFi… tutta questa bella roba qua, ma abbiamo anche la possibilità di viaggiare nel tempo, di muoverci - appunto - lungo la linea temporale.
Bene, questo ci provocherebbe subito due grandi interrogativi, due domande sicuramente molto importanti: che tipologia di apparato potremmo avere per muoverci lungo la linea temporale? E che tipologia di precisione ed efficacia può avere questa tipologia di apparato?
Bene, cominciamo dalla prima domanda: che tipologia di apparato potremmo avere, secondo me abbiamo tre risposte possibili.
Numero uno: potremmo avere una «macchina del tempo», così come per esempio il dottor Ermett Brown aveva una fuoriserie (la DeLorean), oppure L'ALTRO Dottore c'aveva un TARDIS fuoriserie…
… uhm! Secondo me Zemeckis un pochino si è ispirato, comunque!
Scherzi a parte, potremmo avere - appunto - una macchina del tempo, intesa come «un apparato in grado di muoversi liberamente lungo la linea temporale e in grado di trasportare delle persone, degli animali, degli oggetti, e far muovere anche quello che sta trasportando lungo la linea temporale.»
È l'idea sicuramente più semplice di macchina del tempo che abbiamo, nei romanzi di fantascienza e non solo.
E se volessimo pensare alla Giratempo della saga di Harry Potter, la Giratempo è uno strumento magico, ma il modo in cui agisce - fondamentalmente - è quello di una macchina del tempo: la giratempo si muove lungo la linea temporale e trasporta chi è (tra virgolette) al suo interno, chi è "attaccato" nella catenina, lungo la linea temporale e quindi - di fatto - stiamo parlando di una macchina del tempo.
Questo - naturalmente - avrebbe l'implicazione che la tecnologia alla base del viaggio nel tempo si muove lungo la linea temporale assieme agli occupanti della macchina, e quindi potrebbe avere le implicazioni positive e negative legate al rischio che venga rubata la tecnologia etc.
Però abbiamo l'ipotesi numero due: potremmo sempre avere (tra molte virgolette) una sorta di macchina del tempo, che sia in grado di non muoversi direttamente sulla linea temporale, bensì di aprire un portale su un momento qualsiasi del futuro o del passato, un po' stile Stargate, anche se con la importante differenza che gli stargate erano delle "connessioni" tra le varie macchine; in questo caso noi parliamo non di una macchina che, una volta costruita, permette di collegarsi ad altre versioni della macchina nel corso della linea temporale, bensì questa macchina apre - non lo so - sul muro una finestra, un portale, e questo portale quando viene attraversato, dall'altra parte è un momento qualsiasi del futuro (o del passato), un momento qualsiasi lungo la linea temporale, però la tecnologia alla base dell'apertura di questo portale rimane nel nostro tempo, rimane solo "da una parte" della linea temporale.
Potrebbe ridurre di molto il rischio che la tecnologia cada nelle mani sbagliate; tra l'altro è vero il discorso "sì: però le persone sbagliate potrebbero attraversare il portale e acquisire le tecnologie", ma non è detto che il portale si apra *esattamente* dove si trova il macchinario: le tecnologie attuali ci permetterebbero - comunque - di avere, non lo so, lo spazio dove si crea il portale che magari è in un edificio in Italia, e la macchina che controlla il funzionamento del portale sta negli USA, dentro una montagna e c'è una connessione, una videoconferenza via internet, per la quale è possibile accendere e spegnere il portale.
Ci resta - infine - una tecnologia che rimane completamente nel nostro tempo (che quindi potrebbe anche non essere invertibile): una tecnologia che rimanda un po' all'idea del teletrasporto; tra parentesi: avevo già parlato delle implicazioni del teletrasporto in un vlog che vi lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda, così andate e gli date un'occhiata.
Potremmo avere una macchina che, anziché muoversi liberamente lungo la linea spazio-temporale, o aprire un portale spazio-temporale, potrebbe limitarsi a permettere di trasportare un oggetto o una persona: limitarsi a effettuare il trasporto lungo la linea temporale.
L'idea è quella: la macchina resta nella nostra tecnologia, la macchina resta nella nostra epoca, devo portare il signor X nel 1955 (perché vuole vedere come era il passato), per esempio e questa macchina si limiterà a «teletrasportare» il signor X nel 1955. Da lì in poi, possibilmente, non è detto poi che ci sia la tecnologia per «riprendere» questa persona e riportarla indietro, quindi… (riportarla "indietro" nel futuro… aveva ragione Douglas Adams: con i viaggi nel tempo il problema sono i tempi verbali).
La seconda importante domanda che si ha è - appunto - riguardante il discorso "portiamo una persona indietro nel 1955": che tipologia di precisione potrebbe avere una macchina del tempo, alla luce della nostra tecnologia attuale?
Potremmo essere in grado di mandare una persona - non lo so - alle 11:30 del 18 settembre 1976? Oppure potrebbe essere una tecnologia che ha un certo range di precisione: "possiamo andare - non lo so - tra il 1936 e il '37, più o meno finiremo in quella fascia"?
Oppure avere un range di precisione che si sbaglia di un centinaio di anni? Che comunque diventa poco funzionale per determinate situazioni.
Possiamo avere una precisione «completamente fuori dal coro», no? "La macchina ci porterà nel passato: potrebbe portarci indietro di mille anni del passato, come di diecimila anni nel passato, e non c'è modo di sapere all'inizio dove si andrà a finire."
Ci potrebbe essere anche questo livello di precisione, potrebbe essere legato alle quantità di «carburante» che ci sono a disposizione: un microgrammo di carburante in più porterebbe indietro di alcune ore, ma già un grammo di carburante in più potrebbe portare indietro di alcune DECINE DI ANNI!
Quindi si cerca di essere più precisi possibile, ma ci sono degli errori legati a vari fattori per i quali il viaggio potrebbe non essere preciso.
Oppure potrebbe essere di una precisione ESTREMA: un po' alla "Ritorno al Futuro" in cui la precisione ci permetteva di regolare l'orologio AL SECONDO.

Ecco quindi le mie due domande per voi.
La numero uno è: secondo voi le tecnologie plausibili per il viaggio nel tempo sono quelle che ho analizzato, o ci potrebbe essere qualche altra tecnologia possibile, plausibile, per potersi muovere lungo la linea temporale?
Ovviamente il "fenomeno naturale" come l'improvvisa curvatura spazio-temporale non lo voglio considerare, perché stiamo parlando della possibilità di viaggiare nel tempo (di muoversi lungo la linea temporale) CONTROLLATA dall'uomo: la cosa (tra virgolette) "naturale" in questo caso credo che non c'entri, quindi parlando di tecnologie costruite dall'uomo: in che modo si potrebbe viaggiare nel tempo?
E numero due: che tipologia di precisione potrebbe avere la macchina del tempo, che tipologia di precisione potrebbe avere la tecnologia per muoversi nel tempo?
Potremmo avere una cosa a la "Ritorno al Futuro", come la DeLorean, in cui è possibile impostare - letteralmente - il minuto e il secondo al quale vogliamo tornare indietro, e trovarci PRECISAMENTE in quella situazione?
Oppure potrebbe avere una precisione molto arrotondata? Molto "si va bene: torniamo indietro nel 1939, più o meno dovremmo tornare in quell'anno, al massimo arriviamo nel '40, o nel '38."
Oppure potrebbe essere una cosa - veramente - del tipo: "Boh? Tirando questa leva si va indietro nel passato: quando molli la leva ci fermiamo, però non sappiamo se ci fermiamo a un anno fa o a diecimila anni fa!"
Non lo so: parliamone! Parliamo anche di quali potrebbero essere le tecnologie che potrebbero permettere il viaggio nel tempo: apriamo questa discussione e vediamo dove ci porterà in futuro… o nel passato!
Parliamone nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene ragazzi: io sono Grizzly e anche per oggi questo è tutto. Come sempre spero di essere riuscito a intrattenervi, a farvi pensare a un argomento complesso che si muove lungo tutta la linea temporale! Se ce l'ho fatta - come sempre - vi invito a mettere pollice-in-alto e condividere questo vlog con i vostri amici, anche su WhatsApp o Telegram. Tra l'altro se siete in possesso di una tecnologia per viaggiare nel tempo, potreste sempre tornare all'inizio del video e mettere pollice-in-alto prima ancora che il video cominci.
Vi ricordo - se non l'avete già fatto in passato (o in futuro) - di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ che ci piace così tanto, che - tra l'altro - gira voce che aiuti anche a viaggiare meglio nel tempo e riduca gli effetti collaterali del viaggio nel tempo.
Inoltre, se seguite il mio canale Telegram (lo trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda) riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video, e ricevere occasionalmente piccole curiosità e dietro le quinte riguardo ai video che devo realizzare.
Infine se c'è un argomento che vi piacerebbe io trattassi su #DdVotr, potete farmi sapere anche quello in un commento qua sotto.
Io sono Grizzly, questo è tutto, per cui come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 7 luglio 2019

VLOG 274: La TV in bianco e nero #OperazioneNostalgia

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Benvenuti a bordo viaggiatooOOUHHH!
Ma! Ma sono in bianco e nero! Ma stiamo scherzando? Ma che cosa succede?
No, vabbè: STIAMO scherzando sul serio, perché quello che succede è che oggi parliamo della TV analogica in bianco e nero. La TV che è arrivata in Italia sino, più o meno, alla seconda metà degli anni '70, quando poi - piano piano - sono cominciate a diffondersi le trasmissioni a colori.
Ma parliamo - appunto - di quello che c'era PRIMA della seconda metà degli anni '70: parliamo della TV in bianco e nero, e lo facciamo oggi, in questa puntata (a colori!) di Diario di Viaggio on the road #OperazioneNostalgia!
[♪♫♪]

Prima di cominciare, una breve storia: tutto comincia il 1897 con lo sviluppo, da parte del tedesco Braun, del primo Tubo Catodico, e la costruzione del primo oscilloscopio.
Tuttavia dovranno passare altri trent'anni (e arrivare in America) perché il nostro caro inventore - e chi ha visto la serie "Magazzino 13" (Warehouse 13) sa di che cosa stiamo parlando (è lui!) - Philo Farnsworth, inventa la prima vera e propria TV in bianco e nero.
E nel 1927 si stava studiando la TV meccanica, quindi l'invenzione di Fansworth ha avuto molto successo, perché era *decisamente* molto più versatile della TV meccanica.
Il principio di funzionamento è molto semplice: abbiamo un tubo catodico, ossia un tubo dal cui catodo partono i fasci di elettroni, che vengono concentrati in un raggio (appunto il «raggio catodico») e vengono attirati dall'anodo (che si trova sulla superficie dello schermo) dato che c'è una elevata differenza di potenziale tra i due elementi.
Nel tubo c'è un vuoto particolarmente spinto: c'era tutta una tecnica per realizzare questo vuoto, si cominciava con il saturare il tubo (prima di sigillarlo) con dell'ossigeno.
Una volta saturato con dell'ossigeno, si procedeva a estrarre il più possibile la più grossa quantità di ossigeno presente, la più grossa quantità di aria presente, “costruendo” un vuoto estremamente spinto, quindi si chiudeva il tubo.
Però - a questo punto - molto probabilmente sarebbe rimasta qualche molecola di ossigeno in giro (perché è ovvio: non puoi ottenere un vuoto al 100% tanto facilmente), ma allora si applicava una tecnica molto intelligente: quella del cosidetto «getter», ossia si metteva all'interno del tubo catodico un “piattino” (una specie di supporto) con un metallo, generalmente bario, che si sarebbe ossidato molto velocemente in presenza di ossigeno. Una volta sigillato il tubo, tramite induzione magnetica si surriscaldava il bario fino a temperature elevatissime (fino a oltre la temperatura di fusione) ed essendoci il vuoto il bario subito evaporava; in presenza di ossigeno si sarebbe ossidato molto velocemente e quindi “assorbendo” quel poco ossigeno rimasto, e il getter lo riconosciamo dal fatto che (nelle valvole termoioniche è sulla parte più alta, nei tubi catodici in fondo, o in alcuni punti specifici) c'era una concentrazione di una sostanza metallica argentata, che è appunto il getter, il bario che è stato fatto evaporare e quindi poi si è depositato sulla superficie del vetro.
Il bario, rimanendo lì dentro, era sempre sensibile all'ossigeno, quindi in presenza di qualsiasi molecola libera di ossigeno, si sarebbe ossidato molto velocemente.
Attraverso dei grossi elettromagneti, attraverso un grosso campo elettrico, il fascio di elettroni veniva deviato: nello specifico veniva “costruita” una scansione continua delle righe sullo schermo; una scansione che veniva in modalità interlacciata: grazie alla tensione elettrica facevamo 50Hz, e quindi ci faceva 25 volte al secondo una “schermata” completa, perché 50 volte al secondo veniva scansionata l'intera superficie dello schermo, solo che una volta veniva scansionata la serie di righe pari, una volta la serie di righe dispari, e quindi interlacciando si ottenevano 25 schermate al secondo.
È il motivo per cui il sistema PAL è l'invio di 25 fotogrammi al secondo, giusto per curiosità.
Ma veniamo un po' alla situazione: siamo alla fine degli anni '50, all'inizio degli anni '60, si cominciano a diffondere queste TV in bianco e nero, TV valvolari, e chi ha avuto una TV valvolare (io da piccolo: avevamo la TV valvolare e dai nonni c'era la TV valvolare) si ricorda due cose.
La prima cosa era che non è che tu accendi la TV e la TV si accende: le valvole dovevano ‘scaldarsi’, dovevano arrivare a temperatura, dovevano arrivare al giusto livello di emissione, e quindi tu accendevi la TV e le valvole si scaldavano per un minuto buono.
Dopo circa un minuto, prima arrivava l'audio, poi - dopo qualche altra decina di secondi - cominciava a formarsi il video.
Ma non solo: visto che le valvole avevano bisogno di surriscaldarsi ma erano degli apparecchi molto delicati, avevano anche bisogno di una tensione elettrica estremamente stabile: innanzi tutto di 50Hz molto stabili per avere sincronia dell'immagine, e di una tensione elettrica molto stabile (negli anni '60 in Italia non è che la tensione elettrica fosse particolarmente stabile) quindi ecco che in casa avevamo un'altra cosa: uno scatolotto.
Tipicamente aveva la forma di una valigetta, ma poi ce n'erano delle forme più disparate: questo scatolotto veniva messo sotto la televisione (chi è della mia generazione probabilmente se lo ricorda), questo scatolotto era lo ‘stabilizzatore’ (da qualche parte veniva chiamato il ‘trasformatore per la TV’), che serviva a ricevere la tensione elettrica di casa, che comunque oscillava moltissimo; la corrente di casa è ‘alternata’, significa che varia di polarità diverse volte al secondo (nello specifico cinquanta volte al secondo); in realtà negli anni '60 era alternata perché variava *TUTTO* *QUANTO* diverse volte al secondo: la tensione, la potenza, l'amperaggio, il wattaggio, il voltaggio... tutto quanto arrivava a caso!
Lo stabilizzatore - invece - faceva in modo di mandare alla televisione 220V il più possibile puliti, una frequenza di 50Hz il più possibile stabile, in questo modo da una parte si allungava la vita delle valvole, dall'altra si evitavano disturbi provocati dalle interferenze elettriche.
E c'era questo scatolotto che bisognava accenderlo almeno un minuto prima della televisione, perché ANCHE LUI doveva scaldarsi (avevamo le televisioni turbodiesel!); dopo che accendevi questo scatolotto (e tipicamente era in cucina: nella cucina c'era umidità, quindi quando accendevi questo scatolotto, cominciava pure a “friggere”, perché dove c'era umidità, c'era questo rumore di frittura…).
Dopo che accendevi questo scatolotto (dopo un minuto buono), cominciavi ad accendere il televisore, perché anche lui doveva partire, c'erano quindi un altro paio di minuti prima che cominciassero ad arrivare le trasmissioni televisive.
Poi quando spegnevi il televisore, al contrario, prima spegnevi il televisore, poi - dopo qualche istante (dopo alcuni secondi) - spegnevi lo scatolotto, e ti rimaneva il puntino al centro dello schermo, per anche DIVERSE ORE, perché erano correnti parassite, c'era un groviglio.
Le trasmissioni in bianco e nero sono andate avanti per moltissimo tempo: il primo canale televisivo che abbiamo avuto (il “Primo Canale RAI”) è arrivato a cominciare a trasmettere ufficialmente nel 1954 e trasmetteva QUASI in tutto il territorio italiano; piano piano il segnale si è - un pochettino - espanso nel territorio italiano nel corso della - appunto - seconda metà degli anni '50. Solo nel 1961 è arrivato il “Secondo Canale”, sempre della RAI, quindi non è che c'era un grandissimo pluralismo dei canali televisivi: ecco perché negli anni '60 in realtà erano diffusissime le radio, e le televisioni erano ancora una cosa più che… si metteva una sola televisione nelle case delle famiglie ricche, o si metteva la televisione nel bar, nel “locale di tendenza”, e allora la gente - in casa - al massimo c'aveva il “mobile radiofonico” (perché la radio a valvole era una cosa gigantesca: era un po' come la televisione) e SI ANDAVA IN SALOTTO AD ASCOLTARE LA RADIO!
Mica come adesso, che uno - mentre sta correndo - si mette la musica sul cellulare (o l'audiolibro).
Le trasmissioni sono andate avanti in bianco e nero per parecchio tempo: la prima sperimentazione per le trasmissioni a colori in Italia è arrivata tra il 1976 e il 1977, quindi sì: io sono nato quando la buona parte delle trasmissioni televisive in Italia erano ancora in bianco e nero, nel 1976.
Grazie perché so QUANTO mi considerate vintage!
Nel corso del tempo le cose sono cambiate: negli anni '80 l'etere è diventato appannaggio di tantissime televisioni locali e nazionali, sono arrivate le trasmissioni televisive a colori un po' in tutta Italia, sono arrivate le trasmissioni televisive in diretta, il sistema televisivo si è evoluto sino ad arrivare alla TV digitale terrestre con centinaia di canali sulla stessa banda di frequenze.
Ma - secondo me - è bello pensare a quando c'era un solo canale televisivo, quando c'era tutto questo lavoro da fare: accendi il trasformatore, aspetta quel minuto che si surriscaldi, poi accendi la televisione e aspetta quell'altro minuto~minuto e mezzo che si surriscaldi anche la televisione, partiva la televisione e non dovevi spegnerla, perché poi per riaccenderla ci voleva il tempo che si raffreddassero le valvole, se no si danneggiavano.
E poi, dopo che partiva la televisione, mooolto lentamente, quello c'era!
–Cambia canale!
–Che cosa cambio canale? C'è solo RAIUNO!
Era tutto in bianco e nero, ed è lì che si è sviluppata una situazione che ha riguardato la pubblicità, che è Carosello, di cui - probabilmente - parleremo un'altra volta.
La televisione era un meccanismo d'intrattenimento molto, molto particolare, certamente è cambiato tantissimo nel corso del tempo, la pluralità dei canali televisivi ha creato, sicuramente, un grandissimo mercato. Ma tutto quanto è partito da delle immagini trasmesse in bianco e nero attraverso un tubo catodico che aveva PERSINO delle emissioni di raggi-X quando ci si trovava a meno di 5cm dalla superficie dello schermo; per cui sì: c'era un motivo per cui si diceva “non guardare la televisione da troppo vicino, perché non è sano!”
Insomma: questo era per ricordarvi la TV in bianco e nero: voi avete avuto una TV in bianco e nero quando eravate piccoli? Vi ricordate - magari a casa dei vostri nonni -- la TV in bianco e nero?
Vi ricordavate la TV valvolare? Sapevate che c'erano le TV valvolari e che bisognava aspettare una marea di tempo per accendere?
Altro che: “Presto: accendi che c'è questa cosa su questo canale!”, dovevi pensarci per tempo! C'è la partita alle otto? Per sicurezza cominciamo ad accendere la televisione alle sette e mezza, così siamo sicuri che è tutto sintonizzato, che è tutto a posto, perché se no vai ad accenderla all'ultimo momento: rischi di perderti parte della partita!
Raccontatemi un po' la vostra sulla TV in bianco e nero, nei commenti qua sotto o su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene: io sono Grizzly, questo era #OperazioneNostalgia: come sempre vi invito a mettere pollice-in-alto, condividere questo vlog, iscrivervi al canale, noi ci vediamo alla prossima puntata: ciao a tutti!

domenica 30 giugno 2019

VLOG 273: Siamo soli nell'universo?

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: io sono Grizzly.
Siamo soli nell'universo?
Il buon ‘Zuse’ diceva:
«Io sono un essere umano, dunque non sono una stella, per cui *decisamente* non sono un sole! Anche tu sei un essere umano, anche lui è un essere umano, anche lei è un'essere umano… siamo esseri umani, dunque non siamo delle stelle… per cui non siamo “soli”»
Per cui, decisamente: sì, nell'universo non siamo soli!
Scherzi a parte, oggi cerchiamo di parlare un po' di quest'argomento, ma per farlo voglio anche presentarvi un canale YouTube molto, molto particolare; cominciamo quindi questa puntata di Diario di Viaggio on the road: sigla!
[♪♫♪]

Il canale YouTube di cui vi parlo oggi è un canale britannico ed è di un divulgatore scientifico con la passione per gli effetti speciali.
E avere divulgazione scientifica ed effetti speciali, credetemi, è un'accoppiata vincente!
È un canale divertentissimo, ci sono dei contenuti veramente molto ben fatti e presentati in una maniera decisamente molto divertente.
Cominciamo: lui è Dom e il canale è tutto… tutto quanto… tutte le cose… tutto quello che si può pensare… oddio è un gioco di parole inglese, difficile da tradurre: infatti il suo canale è Every Think.
Link del canale sul doobly-doo e sulla scheda: andate e dategli un'occhiata, iscrivetevi, come ripeto è veramente molto bravo e merita tantissimo.
Come dicevo, la divulgazione scientifica accoppiata agli effetti speciali dà dei risultati fenomenali e quindi, per vedere un pochettino questi contenuti divertenti, di grande intrattenimento, ma anche di grande contenuto scientifico direi di cominciare facendoci una domanda: cosa succede quando si viene colpiti da un fulmine?
Andiamo alla scoperta di quali sono i fenomeni, quali sono le situazioni correlate all'attività elettrica, alla scarica elettrica e a tutto quanto, con la simpatia, la frizzante simpatia di Dom (anzi la ELETTRICA simpatia di Dom!), e questo primo video che vi segnalo, che è appunto intitolato "Cosa succede quando si viene colpiti da un fulmine?", in cui vediamo l'analisi della situazione con una bella presentazione, scientificamente accurata ma anche visivamente molto accattivante.
Cosa succede quando si viene colpiti da un fulmine: video che vi lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda, andate e dategli un'occhiata, vedrete che lo troverete molto interessante, ma anche molto d'intrattenimento.
Parlando di video con grandi effetti speciali, siamo sull'ordine - quasi - del film di fantascienza. E infatti perché non parliamo di un argomento che più che scientifico è quasi fantascientifico? Però lo facciamo con un occhio proprio alle basi scientifiche dell'argomento: parliamo infatti di viaggio nel tempo, non tanto di viaggio nel futuro (però in parte anche di quello), ma soprattutto di viaggiare nel passato, tornare indietro nel tempo.
È una situazione possibile? È una situazione plausibile? O rimane solo un sogno da film di fantascienza?
Analizziamo quindi questo secondo video, che ha uno stile veramente cinematico e molto divertente, che è appunto intitolato "È possibile il viaggio nel tempo?" in cui il nostro Dom va un po' ad analizzare quali sono le teorie a proposito del tempo, quali sono le teorie a proposito della possibilità di «costruire» un viaggio nel tempo e quali sono le limitazioni con cui ci troviamo a dover combattere.
Per cui il secondo video che vi segnalo del canale Every Think è intitolato, appunto, "È possibile il viaggio nel tempo?", video che trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda: andate e dategli un'occhiata, lo troverete molto interessante, molto ben realizzato anche - come ripeto - a livello cinematico (è veramente un'avventura molto divertente), oltre a essere di grande intrattenimento, è SICURAMENTE molto interessante per l'approfondimento dell'argomento.
E infine come ultimo video che voglio segnalarvi del canale, veniamo un po' all'argomento del giorno e veniamo ad analizzare la domanda "Siamo soli nell'universo?": più nello specifico chiediamoci se "ci arriveranno mai notizie o contatti da parte di civiltà extraterrestri?"
E consideriamo che, alla luce delle scoperte attuali, e alla luce dei *tempi* che possono essere necessari per il viaggio interstellare, probabilmente i contatti che avremo potrebbero essere non tanto con delle civiltà, quanto con la tecnologia di altre civiltà.
Infatti il terzo video che vi voglio segnalare, che secondo me è molto interessante al di là della realizzazione cinematograficamente parlando (che è divertentissima e molto ben curata), è intitolato "Perché gli alieni saranno delle sonde" ed è un'analisi secondo me molto intelligente della possibilità che abbiamo, in futuro (se ci sarà questa possibilità), di venire a contatto con civiltà extraterrestri, ed è una cosa molto interessante di cui parliamo fra poco, per il momento il terzo video che vi segnalo ("Perché gli alieni saranno delle sonde"): video linkato sul doobly-doo e sulla scheda, andate e dategli un'occhiata.
Lui è Dom, il canale è Every Think: iscrivetevi al suo canale perché è veramente molto interessante ma anche molto divertente e c'è moltissima cura nei video che realizza, e veniamo un po' all'argomento del giorno.
Dobbiamo considerare le lunghissime distanze che ci sono nell'ambito spaziale, nell'ambito galattico e nell'ambito intergalattico, e considerare che - con le conoscenze che abbiamo - lo spostamento a lunghissime distanze può richiedere non solo grandissime quantità di tempo per riuscire ad arrivarci, ma mano a mano che aumenta la nostra velocità ( e si avvicina a quella della luce) c'è anche il problema della dilatazione del tempo.
Ora: un autore (Dean Koontz) in un romanzo (Strangers) analizza questa cosa in una maniera che io ho considerato «poetica»
Non vi faccio spoiler su questo romanzo: se non l'avete letto ve lo consiglio di recuperarlo; è un romanzo di fantascienza, ma è veramente molto, molto poetico, l'ho trovato così, poetico: un romanzo di fantascienza in cui - in realtà - la parte fantascientifica è LETTERALMENTE l'ultimo capitolo, tutto il resto è una specie di giallo molto complesso, che si chiarisce solo nell'ultimo capitolo.
E nell'ultimo capitolo si parla anche, marginalmente appunto, del problema della dilatazione del tempo.
Non voglio fare spoiler, come ripeto, a questo punto voglio semplicemente chiedervi: secondo voi - scherzi a parte - siamo soli nell'universo? Siamo l'unico pianeta che ha sviluppato forme di vita intelligenti?
Oppure lì fuori, con la grandissima quantità di stelle, di pianeti, di pianeti che possono essere nella fascia in cui è possibile sviluppare la vita, si saranno sviluppate altre forme di vita?
Sono state viste tracce di amminoacidi e di molecole complesse in comete, in situazioni similari, quindi diciamo che la vita, molto basilare, gli elementi per comporre la vita, ci sono in tutto l'universo, quindi questo è ovvio.
Ma noi parliamo di vita intelligente, vita come si è sviluppata sul nostro pianeta, con esseri che hanno scoperto, non so, la matematica, la fisica, che hanno capacità sociali, capacità di relazione sociale…
Che cosa ne pensate? Io sono molto positivo, ma resto comunque del parere che difficilmente riusciremo mai ad avere un contatto diretto, proprio per via delle grandissime distanze che ci separano: ci vogliono INTERE ERE GEOLOGICHE per riuscire a comunicare con pianeti lontani; ci possono volere, veramente, migliaia se non MILIONI di anni per mandare un segnale radio su un pianeta e ricevere una risposta, quindi figuriamoci!
Andate a dare un'occhiata ai video di Dom: vi faranno pensare, soprattutto quest'ultimo video sulle sonde extraterrestri, perché in fondo è anche quello che stiamo facendo noi.
Noi per esempio su Marte abbiamo mandato alcune sonde: fondamentalmente se ci fossero dei marziani, il primo contatto che avrebbero avuto non è tanto "con i terrestri" quanto con le sonde, i macchinari.
Molto probabilmente questo potrebbe essere il nostro “primo contatto” extraterrestre, ma ripeto: è una cosa - secondo me - da approfondire molto meglio, ma per il momento parliamone così, en-passant.
Parliamone, come sempre qua sotto nei commenti, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene, anche per oggi abbiamo concluso: se sono riuscito a farvi conoscere un canale YouTube di divulgazione scientifica interessante, o se sono riuscito a stuzzicare la vostra attenzione parlando anche di vita extraterrestre - come sempre - vi invito a mettere pollice-in-alto e condividere questo vlog con i vostri amici, anche su WhatsApp o Telegram: anche con i vostri amici extraterrestri!
Vi ricordo - se non l'avete già fatto - di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ che ci piace così tanto, e quel Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ è magico, come se VENISSE DA UN ALTRO PIANETA!
Inoltre, se seguite il mio canale Telegram (lo trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda) riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video, e ricevere occasionalmente piccole curiosità e dietro le quinte riguardo ai video che devo realizzare.
Infine se c'è un argomento che vi piacerebbe io trattassi in #DdVotr, potete farmi sapere anche quello in un commento qua sotto.
Io sono Grizzly e questo è tutto, per cui come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 23 giugno 2019

VLOG 272: SoundCloud è cambiato: arriva la pubblicità

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L'altra settimana stavo andando da un cliente fuori città, come sempre stavo ascoltando la Weekly di SoundCloud…
Sì, l'ho sempre detto: sono abbastanza borghese da utilizzare SoundCloud anziché le app più blasonate… anche perché in SoundCloud non c'è la pubblicità, giusto?
… quasi: perché naturalmente stavo ascoltando la Weekly Playlist e finisce il brano e mi parte uno spot pubbicitario: “Scopri il nuovo SoundCloud GO+: tutta la musica che vuoi, in alta qualità e senza pubblicità!”
Ecco: insomma ci è arrivato anche SoundCloud. Ne parliamo oggi in questa puntata di Diario di Viaggio on the road, sigla!
[♪♫♪]

Benvenuti a bordo, viaggiatori: io sono Grizzly e - come dicevo - sono un affezionato utente di SoundCloud: mi piace molto come piattaforma, soprattutto per la tipologia di musica che ascolto.
Ascolto musica *particolarmente* di nicchia, ascolto moltissimi autori che rilasciano musica con licenza Creative Commons e trovo molta musica molto interessante, proprio su SoundCloud, anche se si tratta spesso di autori che hanno - poi - anche il loro profilo su iTunes e su Spotify.
Però trovo il meccanismo di gestione di SoundCloud molto funzionale: SoundCloud in fondo è una sorta di social basato sulla musica (un po' come YouTube, però dedicato alla musica): puoi commentare i brani, puoi mettere "Mi Piace", puoi condividere i brani facendo la «ripubblicazione» per i tuoi follower, puoi condividere i brani sui social… è un modo molto interessante di ascoltare e condividere la musica.
Tra l'altro ho una playlist di SoundCloud che è dedicata a musica Creative Commons che ascolto in auto: se volete ascoltarla anche voi o se volete scoprire qualche brano, qualche musicista interessante (ci può essere anche roba che si può utilizzare sui video YouTube, per esempio).
Se non conoscete la mia playlist ve la lascio linkata sul doobly-doo e sulla scheda: andare e dategli…
… un'ascoltata (è un po' difficile dare UN'OCCHIATA a una playlist SoundCloud!) e sicuramente troverete qualcosa di interessante.
Comunque dicevo: SoundCloud è una interessante piattaforma per scoprire nuovi musicisti, musicisti emergenti, e per ascoltare musica di nicchia. Un po' anche per questo la utilizzo e la preferisco a determinate app un pochino più blasonate.
Purtuttavia il modello di business di SoundCloud è un modello che - comunque - può funzionare, e secondo me sta funzionando nel corso degli anni, perché io ascolto moltissimi musicisti che hanno un piano "Pro".
Vengo e mi spiego: il mio è un piano gratuito di accesso a SoundCloud (sono un semplice utente); potrei anche creare della musica, dei contenuti, e pubblicarli su SoundCloud.
SoundCloud a noi utenti gratuiti mette a disposizione le statistiche di base, ci permette di caricare - complessivamente - un massimo di 90 minuti di musica o di brani audio, di podcast, di quello che sia… e ci permette di poter utilizzare gli strumenti di base di SoundCloud per mettere like, commentare, rispondere ai commenti etc.
Ma, se lo desidero, posso fare - per esempio - il piano di abbonamento "SoundCloud Pro", che mi da a disposizione sei ore di registrazioni complessive e una serie di statistiche avanzate.
O addirittura il piano "Unlimited": nessun limite di caricamento, possibilità di condividere i miei brani e di inviare una notifica (riguardo ai miei brani) anche sulle principali piattaforme di distribuzione musicale, possibilità di avere statistiche veramente evolute, possibilità di avere la monetizzazione sui miei brani, che è una cosa da non sottovalutare.
SoundCloud tra l'altro è stata un'interessante piattaforma di lancio per moltissimi musicisti, come per esempio Alan Walker o Marshmello, che hanno avuto un interessante passato proprio su SoundCloud.
Quindi diciamo che questo modello di business può essere interessante; come ripeto io moltissimi musicisti che seguo hanno il piano Pro o il Pro Unlimited (lo riconosci dal fatto che sul loro nome compare la stellina di SoundCloud che identifica i piani Pro).
Ciò nonostante SoundCloud si propone, come le altre piattaforme musicali (come - non so - Spotify), anche con l'idea di mettere la pubblicità e di dare a disposizione il piano "GO" e il piano "GO+" per ascoltare la musica anche offline, per ascoltarla in alta qualità e senza pubblicità.
Per esempio il piano GO mi mette a disposizione l'ascolto senza pubblicità e la possibilità di ascoltare i brani offline; oppure c'è il piano GO+ (quello su cui spinge di più SoundCloud) che, oltre a togliere la pubblicità e permettermi di ascoltare i brani offline, mi mette a disposizione brani in alta qualità e mi mette a disposizione l'intero «catalogo musicale», che è una cosa interessante, ma - secondo me - anche un'arma a doppio taglio: innanzi tutto il piano GO+ ha un costo di € 9,99/mese, che - per il tipo di piattaforma che è SoundCloud e per il tipo di musica che trovo su SoundCloud, mi pare un prezzo un tantinello eccessivo: praticamente è lo steso prezzo di Spotify Premium!
Il piano GO, invece, che permette di saltare la pubblicità e ascoltare i brani offline, e basta, ha un costo mensile di € 5,99
Ora, considerando la tipologia di piattaforma che è SoundCloud, considerando la tipologia di musica che io vado ad ascoltare (e non credo di essere l'unico che va ad ascoltare questa tipologia di musica su SoundCloud), quindi considerando che SoundCloud è una piattaforma un tantinello di nicchia…
… non lo so: a me questi due abbonamenti sembrano un tantinello eccessivi.
Cioè io, per la tipologia di musica che ascolto, se il piano GO mi costasse, non so, € 2,99/mese (che mi fanno € ~36/anno), io € 36 all'anno ce li spenderei con piacere, ma € 5,99 (sei euro al mese) fanno poco meno di € 72/anno ed ecco che già mi pare un tantino eccessivo, solo per "saltare la pubblicità".
Il piano GO+ mi parla del «Intero Catalogo Musicale», dello "scoprire cose che - altrimenti - non scopriresti."
Questo, invece, m'inquieta perché mi state dicendo che se io sono un musicista che pubblica i propri contenuti su SoundCloud, l'algoritmo di SoundCloud mi bloccherebbe perché molti possibili utenti, molte possibili persone che potrebbero ascoltare la mia musica, non la ricevono perché - comunque - non ricevono l'intero catalogo di SoundCloud?
Ora, per carità, la scelta di SoundCloud (è un'azienda privata) di fare i piani di abbonamento ci può stare benissimo: è un'azienda privata, decide di gestire il proprio business come meglio crede.
Però - secondo il mio *modesto* *parere* avere un piano di abbonamento (come il GO+) che ha praticamente lo stesso costo dei piani di abbonamento… per esempio € 9,99/mese è il costo di Spotify Premium: su SoundCloud non trovo la stessa musica di Spotify.
A me sembra un costo eccessivo mensilmente.
Poi bisogna vedere come si procederà, come si svilupperà: vero è che chi è un musicista e ha il piano "Pro Unlimited" può accedere al GO+ aggiungendo solo € 4,99/mese e questo può essere interessante; ma già chi ha il piano Unlimited oggi come oggi paga circa € 8/mese con la soluzione "annuale", quindi…
Non lo so: io non sono molto convinto, però continuerò comunque ad ascoltare SoundCloud, sono sempre borghese perché mi piace la musica che c'è su SoundCloud, ma non posso dire “Eh: tanto su SoundCloud non c'è la pubblicità” ma vi chiedo un po' che cosa ne pensate voi: voi ascoltate SoundCloud? C'è qualche musicista che vorreste consigliarmi, tra parentesi? Oppure avete voi un profilo SoundCloud? Realizzate musica?
Parliamone nei commenti; oppure - non lo so - voi avete intenzione di fare l'abbonamento a pagamento su SoundCloud? Oppure avete l'abbonamento a pagamento - magari su Spotify (avete Spotify Premium), o utilizzate qualche altra piattaforma musicale in abbonamento? Parliamone nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene ragazzi: anche per oggi questo è tutto, un argomento leggero in prossimità dell'estate, giusto per ascoltare un po' di musica in auto.
Se sono riuscito ad attirare la vostra attenzione, a farvi ragionare sull'idea che - magari - il piano premium ci può stare, ma il prezzo può essere eccessivo, o comunque se vi ho fatto conoscere qualcosa di nuovo, come sempre vi invito a mettere pollice-in-alto e condividere questo vlog con i vostri amici, anche su WhatsApp o Telegram.
Vi ricordo - se non l'avete già fatto - di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ che ci piace così tanto; e tranquilli: il Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ non ha "piani premium" a pagamento: è - appunto - gratuito e rimane gratuito!
Inoltre, se seguite il mio canale Telegram (lo trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda) riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video, e ricevere occasionalmente piccole curiosità e dietro le quinte riguardo ai video che devo realizzare.
Infine se c'è un argomento che vi piacerebbe io trattassi su #DdVotr, potete farmi sapere anche quello in un commento qua sotto.
Io sono Grizzly, questo è tutto, per cui come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 16 giugno 2019

VLOG 271: Gli estintori più diffusi

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: io sono Grizzly.
Come si usa un estintore? Beh è relativamente semplice: si toglie la sicura, si impugna la lancia, si preme (fino in fondo) la maniglia e si dirige il getto dell'estintore alla base delle fiamme.
Non c'è bisogno che ve lo spiego io: in fondo è scritto chiaramente sugli estintori.
A che serve la sicura? A evitare che l'estintore possa attivarsi per sbaglio, possa attivarsi nel momento sbagliato.
Perché s'impugna la lancia? Altrimenti se ne va per i fattacci suoi.
Ma perché dirigere il getto alla ‘base delle fiamme’? Beh, mi sembra evidente: perché il fuoco si sviluppa alla base, nel combustibile: noi vogliamo che l'estintore agisca sul combustibile, non direttamente sulle fiamme, sulla sola parte VISIBILE della combustione.
Bene, oggi - in questa puntata di Diario di Viaggio on the road - analizzeremo con calma i tipi più comuni di estintore che sono diffusi qui in Italia e vi spiegherò alcuni semplicissimi trucchi per l'uso degli estintori in caso di principio d'incendio, per cui cominciamo il vlog: sigla!
Una parentesi: sono il Grizzly del futuro che sta montando il video.
Sì, lo so: sarebbe stato bello potervi mostrare come si usano gli estintori in modo pratico accendendo un focherello e utilizzando gli estintori per spegnerlo.
Purtroppo non ho avuto il tempo di organizzarmi per realizzare questo video, siamo arrivati a giugno e ci sono - adesso - delle ordinanze per l'accensione dei fuochi in aperta campagna, quindi per ora non si può fare… se potrò farlo più avanti, in futuro (magari in settembre), vediamo: mi organizzo e realizzo questi video.
Buona continuazione di visione del vlog, intanto!
[♪♫♪]

Cominciamo il nostro vlog parlando dell'estintore a ‘Polvere-ABC’.
Perché ‘ABC’? Perché naturalmente l'estintore rappresenta l'ABC della lotta al principio d'incendio, giusto?
Ovviamente no: A-B-C sono le classi di fuoco contro cui è efficace l'estintore a polvere.
Se non sapete cosa sono le classi di fuoco, vi lascio un video linkato sul doobly-doo e sulla scheda: andate e gli date un'occhiata, così capite un attimo la situazione, poi tornate che continuiamo.
Come dicevo l'estintore a polvere, sicuramente una delle tipologie di estintore più diffusa qui in Italia, è possibile trovare estintori a polvere un po' dovunque: ho un estintore a polvere nel mio ufficio, ho un estintore a polvere nella mia auto, consiglio a tutti quanti di avere un estintore a polvere (magari piccolino: quello da 1lt) almeno in auto, perché - per quanto possa essere breve nella sua funzionalità (un estintore a polvere da 1lt dura praticamente 2~3 secondi: proprio uno sputo di polvere, letteralmente!), però sicuramente è uno strumento efficace per evitare che un principio d'incendio si trasformi in qualcosa di molto più pericoloso.
L'estintore a polvere contiene una miscela di solfato e fosfato di ammonio (oltre ad alcuni additivi).
Qui in Italia la polvere degli estintori non è bianca: è di colore azzurro, e agisce sul fuoco non solo «soffocando» perché COPRE IL COMBUSTIBILE e quindi lo allontana dal comburente, ma anche perché la polvere con le elevate temperature da una parte rilascia piccole quantità di vapor acqueo (non serve a tantissimo, ma contribuisce all'abbassamento della temperatura), ma soprattutto le polveri di ammonio, in presenza di elevate temperature, rilasciano azoto e questo allontana ancora di più l'ossigeno (l'azoto - naturalmente - è un gas inerte).
L'estintore a polvere è molto versatile: la misura più classica di estintore a polvere è quella da 6kg (contiene 6kg di polvere), la polvere può essere utilizzata anche sugli apparecchi in tensione ed è SICURAMENTE uno strumento molto efficace per combattere i principi di incendio, anche se ci può essere qualche problema nell'utilizzare un estintore a polvere in un ambiente chiuso.
Per due motivi: il primo motivo è quello che, naturalmente, dopo l'utilizzo in un ambiente chiuso, si consiglia (come dicevano una volta le pubblicità dell'insetticida) di
aerare il locale prima di soggiornarvi.
Ossia, semplicemente, la polvere dell'estintore (la miscela di solfato di ammonio e fosfato di ammonio) è una polvere che tende a irritare le vie respiratorie e gli occhi, e quindi sicuramente non è piacevole dover avere a che fare con questa polvere all'interno di un locale chiuso.
Utilizzare un estintore a polvere può creare una turbolenza, soprattutto quando si ha a che fare con combustibili liquidi (quindi con incendi di classe B).
Per questo motivo si utilizza un trucco: quando si impugna la lancia e si apre l'estintore a polvere, anziché dirigere DIRETTAMENTE il getto sulla fiamma (sul combustibile), si tende a “sventagliare” a destra e sinistra, in maniera tale da cercare di ridurre il più possibile la turbolenza.
Inoltre, quando si ha a che fare con un combustibile liquido è bene non lanciare la polvere dall'alto, quindi SICURAMENTE colpendo il liquido e facendolo schizzare da tutte le parti, ma si cerca di fare in modo di abbassarsi e di sventagliare cercando di restare il più possibile PARALLELI alla superficie del liquido: questa è un'abitudine molto funzionale, perché in questo modo si tende a coprire la superficie del liquido di polvere, si tende a coprire la parte che - effettivamente - va a fuoco e questa tecnica funziona anche quando si ha a che fare con combustibili solidi o con combustibili gassosi; anziché concentrarsi in un solo punto, si “copre” con la polvere tutto il combustibile, si fa in modo di coprire la più ampia parte di fiamma, però naturalmente (come dicono le istruzioni) si va sulla BASE delle fiamme, dove c'è il combustibile.
Se ci sono fiamme alte quattro metri che vengono da un liquido infiammabile, non m'interessa spegnere LA PUNTA delle fiamme, m'interessa spegnere IL LIQUIDO INFIAMMABILE.
Altra tipologia di estintore molto diffuso è l'estintore a CO₂ (a “diossido di carbonio”); l'estintore “BC”: in questo caso, infatti, l'estintore è più adatto alle classi B e C e un po' meno adatto alla classe A perché, come abbiamo visto, gli incendi di classe A (che coinvolgono solidi) possono svilupparsi anche con delle braci.
Ora è vero che l'estintore a diossido di carbonio agisce da una parte sul comburente e dall'altra sulla temperatura, perché l'estintore a CO₂ è una bombola che contiene CO₂ in forma compressa e liquefatta. Quando si rilascia CO₂, si rilascia in parte in forma gassosa e in parte in forma liquida, come un liquido a bassissima temperatura (un liquido che sta intorno ai -75°~-77°C), quindi sicuramente è molto utile per agire sui due campi, però il problema è che il liquido evapora MOLTO VELOCEMENTE e quindi, quando si ha a che fare con delle braci, la veloce evaporazione del liquido non è del tutto efficace sulle braci.
Inoltre l'estintore a CO₂ ha un problema non indifferente: non è molto consigliabile utilizzarlo in ambienti chiusi, perché è vero che toglie comburente (toglie ossigeno) al processo di combustione, ma in un ambiente chiuso toglie ossigeno a TUTTO L'AMBIENTE, quindi toglie ossigeno anche agli operatori che si trovano all'interno, che DOVREBBERO respirare, quindi c'è anche il rischio che gli operatori che utilizzano l'estintore restino intossicati.
Dall'altra parte c'è anche il problema opposto: se io utilizzo un estintore a CO₂ all'aperto, finché io “lancio” la CO₂ sul fuoco, io *tolgo* ossigeno alla combustione.
Ma poi il vento e il fatto che siamo in ambiente aperto… la CO₂ evapora e ritornerà l'ossigeno sull'ambiente.
Quindi diciamo che l'estintore a CO₂ è un pochino più adatto agli incendi di classe B e C.
Anche quando si tratta di estintori a CO₂, come quelli a polvere, quando si ha a che fare con un incendio di liquidi (un incendio di classe B) è meglio cercare di mantenere il “lancio” parallelo alla superficie del liquido, anziché dall'alto verso il basso, perché si può produrre una turbolenza e quindi far schizzare il liquido infiammabile da tutte le parti.
Inoltre c'è da tenere a mente che l'estintore a CO₂ durante l'uso tende a RAFFREDDARSI MOLTISSIMO, quindi è bene che l'estintore a CO₂ si tenga solo dalla lancia e dalla maniglia: attenzione, perché la bombola (il “cilindro”) di CO₂ può raffreddarsi fino a temperature anche di -50°C e questo può provocare delle ustioni da congelamento all'operatore che - eventualmente - toccasse la bombola dell'estintore.
Gli estintori a polvere e a CO₂ sono sicuramente quelli più diffusi: in Italia è facilissimo trovare in moltissimi negozi, in moltissimi centri commerciali, in moltissime attività commerciali, in moltissimi uffici… tipologie di estintore, tipicamente, a polvere o a CO₂. Un po' meno diffusi, ma sicuramente molto diffusi (soprattutto in base a determinate caratteristiche) sono certamente gli estintori a schiumogeno, gli estintori a “Schiuma-AB”.
Gli estintori a schiuma AB utilizzano una schiuma a base di acqua, quindi sono molto adatti per gli incendi di classe A e di classe B (quindi di solidi e di liquidi).
Sicuramente sono ECCELLENTI per gli incendi sui liquidi, perché (l'abbiamo sempre detto) si copre la superficie del liquido con una patina di schiuma, la schiuma tiene separata la superficie del liquido dal comburente.
L'estintore a schiuma - invece - non è il caso di utilizzarlo sugli incendi di classe C, perché nel caso di incendio da sostanza gassosa (per esempio a seguito di una perdita di gas) se è vero che la schiuma potrebbe soffocare la fiamma, poi - se continuiamo a immettere del gas - potremmo creare una schiuma infiammabile perché la schiuma si riempirebbe di bolle cariche di gas e questo sarebbe MOLTO PIÙ PERICOLOSO DELL'INCENDIO IN SÉ o della fuga di gas in sé.
Ecco perché questa tipologia di estintori sono principalmente destinati a incendi su solidi o su liquidi; soprattutto per gli incendi su liquidi, naturalmente, però non è che se c'è un incendio di classe A e uno ha solo un estintore a schiuma, allora dice "no, vabbè: non lo uso".
No: intanto funziona!
Essendo molti estintori a schiuma a base di acqua, non possono essere utilizzati su impianti in tensione, e quindi non sono ideali per gli incendi su apparecchiature elettriche; gli estintori a CO₂ sono quelli più indicati per le apparecchiature elettriche: in fondo l'estintore a CO₂ è nato PROPRIO per combattere gli incendi sulle apparecchiature elettriche.
Piccola curiosità prima di concludere: ci resta un'altra categoria di estintore, che non è molto diffuso ma che sta cominciando a diffondersi, soprattutto in sostituzione degli estintori a polvere per l'uso all'interno dei locali chiusi, l'ESTINTORE IDRICO, che è un estintore a base di acqua deionizzata, acqua particolarmente demineralizzata: contiene dei gas inerti per lanciare l'acqua e soprattutto contiene una serie di additivi che servono a permettere all'acqua di essere utilizzata nelle classi di fuoco A, B e C, soprattutto per evitare il problema della polvere (che è irritante); permette di essere utilizzato su apparecchiature elettriche, perché l'acqua - avendo un potenziale pesantemente deionizzato, pesantemente demineralizzato - è praticamente del tutto isolante e, piano piano, gli estintori idrici stanno andando a sostituire gli estintori a polvere in tutte quelle situazioni nelle quali si può avere la necessità di utilizzare un'estintore versatile, ma in un ambiente chiuso.
Insomma queste erano le principali tipologie di estintore, che sono molto diffuse qui in Italia: quelle a polvere e CO₂ sono - praticamente - quelle più diffuse.
Voi che cosa mi dite? Avete presente questi estintori, avete presente altre tipologie di estintori?
Per esempio ci sono dei meccanismi antincendio (più che altro «centralizzati», più che ad estintore) che utilizzano gas inerti, come l'argon o il diossido di carbonio. E in queste tipologie di sistemi antincendio - naturalmente - c'è anche la necessità (in caso di incendio, in caso di situazione di pericolo) di dover entrare nell'ambiente che è stato irrorato di gas inerte CON L'AUTORESPIRATORE, perché spesso i gas inerti utilizzati come gas antincendio sono inodore, incolore, insapore e quindi uno non si rende conto che sta entrando in un ambiente saturo di un gas tossico, mentre per quanto concerne l'uso degli estintori, lo si sa che quando si è un ambiente chiuso, si userà l'estintore e si uscirà velocemente, perché - anche se si è riusciti a spegnere il fuoco - comunque è bene lasciare che escano fuori i fumi, i vapori tossici, che escano fuori i vapori dell'estintore, i fumi della combustione etc.
Diciamo che l'estintore è uno strumento ideale per fermare un principio d'incendio, prima che si trasformi in qualcosa di molto più grande.
Come dicevo: voi conoscevate le principali tipologie di estintori? Conoscete altre tipologie di estintori che non ho trattato?
Avete altri dubbi sugli estintori o sulle tecniche di spegnimento degli incendi? Sapevate questo discorso di utilizzare - per esempio - l'estintore a polvere “sventagliando” la polvere? Avevate presente il fatto che gli estintori vanno puntati alla base delle fiamme, ma che - se possibile - vanno utilizzati parallelamente alla superficie, soprattutto quando si ha a che fare con liquidi infiammabili?
Oppure no? Ci sono altre domande che avete a proposito degli estintori? Parliamone nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Anche oggi siamo giunti in fondo a questo vlog (e per il momento abbiamo anche concluso l'argomento fuoco), quindi come spero spero di essere riuscito a intrattenervi, a farvi conoscere qualcosa di interessante.
Se ce l'ho fatta - come sempre - vi invito a mettere pollice-in-alto e condividere questo vlog con i vostri amici, anche su WhatsApp o Telegram.
Vi ricordo - se non l'avete già fatto - di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ che ci piace così tanto; e tranquilli: dopo aver assunto il Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ non c'è bisogno di aerare il locale, non irrita le vie respiratorie ed è molto piacevole!
Inoltre, se seguite anche il mio canale Telegram (lo trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda) riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video, e ricevere occasionalmente piccole curiosità e dietro le quinte riguardo ai video che devo realizzare.
Infine se c'è un argomento che vi piacerebbe io trattassi in #DdVotr, potete farmi sapere anche quello in un commento qua sotto.
Io sono Grizzly, questo è tutto, per cui come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 9 giugno 2019

VLOG 270: Le classi del fuoco (e come trattarle)

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: io sono Grizzly.
Oggi vorrei parlarvi della classificazione del fuoco in base al combustibile, ossia vorrei parlarvi delle cosiddette ‘classi di fuoco’: quest'argomento è stato scelto di separarlo da quello degli estintori anche grazie a voi, che avete votato sul canale Telegram se fosse il caso di realizzare l'ultimo video sul fuoco (quindi classi di fuoco ed estintori) tutto assieme, o se di separare le classi di fuoco in un video e gli estintori nel prossimo video.
Motivo in più per ricordarvi che ho un canale Telegram, che potete seguirmi anche su quel canale, perché - innanzi tutto - se lo fate riceverete una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video e riceverete anche (occasionalmente) piccole curiosità e dietro le quinte riguardo ai video che devo realizzare. Ma soprattutto, ogni volta che vado a realizzare un piccolo sondaggio (come in questo caso) potrete anche partecipare attivamente al canale.
Detto questo, come dicevo: questa puntata di Diario di Viaggio on the road è dedicata alle classi di fuoco, per cui cominciamo: sigla!
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Il triangolo del fuoco è completo, dunque la combustione è in atto. La parte visibile della combustione (la fiamma) la vediamo e… la fiamma è sempre quella, dunque il sistema che dobbiamo utilizzare per spegnere le fiamme (per spegnere il fuoco) è sempre lo stesso, giusto?
Beh… quasi!
Sì: è vero che se abbiamo il fuoco vuol dire che il triangolo del fuoco è completo e se vogliamo spegnere il fuoco dobbiamo intervenire su almeno uno dei lati del triangolo (se  possibile anche su più di uno). Il problema è che vi saranno delle tecniche che possono essere più efficaci, vi saranno delle tecniche che possono essere meno efficaci, vi saranno delle tecniche che in determinate situazioni possono non solo NON ESSERE efficaci, ma addirittura possono rivelarsi DELETERIE.
Per esempio tipicamente usiamo l'acqua per spegnere il fuoco (gettiamo acqua sul fuoco), purtuttavia se riscontriamo delle temperature che sono molto elevate (diciamo sopra i 1300°C) non possiamo usare tanto facilmente acqua per spegnere il fuoco, perché l'acqua se viene gettata su delle cose, come un incendio che ha una temperatura molto elevata (sopra i 1300°C) può decomporsi spontaneamente in idrogeno e ossigeno, ragion per cui questo si rivelerebbe inutile, se non - appunto - DELETERIO, perché noi avremmo del fuoco, ci gettiamo acqua e VEDIAMO DELLE PALLE DI FUOCO!
Può variare la tipologia di comburente, quindi ci possono essere dei comburenti come l'ossigeno, che possiamo cercare di “spostare” per esempio immettendo un gas inerte come il diossido di carbonio, ma ci possono essere delle sostanze che “fanno da comburente” offrendo ossigeno alla combustione direttamente «mescolate» con il combustibile: per esempio nella polvere da sparo il nitrato di potassio agisce da comburente fornendo ossigeno alla combustione, quindi lo fornisce indipendentemente dal fatto che nell'ambiente circostante ci sia ossigeno.
E infatti la polvere da sparo funziona anche in assenza di ossigeno circostante, per cui sì: i petardi possono scoppiare anche se sono sott'acqua.
(non provateci a casa: i miei orsetti ringraziano!)
La cosa che può variare maggiormente in un incendio sicuramente è il combustibile: ci sono combustibili che sono molto buoni, possono bruciare molto velocemente, possono propagare la fiamma molto velocemente; ci sono combustibili che possono propagare la fiamma molto più lentamente; ci sono combustibili che - magari - richiedono determinate condizioni di temperatura, di pressione e di umidità etc. per potersi innescare e quindi per poter propagare la fiamma; per cui è soprattutto in base alla tipologia di combustibile che noi avremo una determinata reazione e quindi avremo un determinato comportamento da tenere per poter spegnere il fuoco.
Infatti gli incendi - generalmente - vengono classificati in base alla tipologia di combustibile che è coinvolto: quando si tratta - eventualmente - di una «miscela di combustibili», da quello che rappresenta il combustibile presente per la maggior parte: per esempio se abbiamo una catasta di legno con qualche spruzzata di benzina sopra, considereremo che il combustibile principale non è la benzina bensì il legno.
Ecco quindi che abbiamo le classi di fuoco: le classi di fuoco sono cinque (una volta erano sei), sono identificate da una lettera dell'alfabeto in base, appunto, alla quantità maggiore di combustibile che viene coinvolto.

La prima classe di fuoco che analizziamo è la ‘Classe A’: riguarda i combustibili solidi (per esempio il legno, la carta, la gomma: situazioni di questo genere), è il classico incendio di sterpaglie, come quelle secche che ci sono qua intorno, che quest'estate sicuramente prenderanno fuoco se non saranno tagliate e curate.
Ora, questa tipologia di incendio si sviluppa sia con fiamme vive, sia si può sviluppare anche semplici braci ardenti, a seconda della tipologia di combustibile, a seconda della quantità di combustibile, a seconda della tipologia di comburente, a seconda delle temperature; in fondo conosciamo il fenomeno della brace.
Quando noi facciamo una grigliata, accendiamo il fuoco ma non è che poi cuciniamo direttamente sulla fiamma viva: facciamo in modo di avere delle braci roventi nel «braciere» (appunto!) e poi utilizziamo la brace per cucinare.
Sui combustibili solidi, sui fuochi di classe A si può intervenire con tantissime sostanze: possiamo intervenire con l'acqua, possiamo intervenire con le polveri, possiamo intervenire con dei gas inerti come il diossido di carbonio per spostare il comburente, possiamo - veramente - utilizzare la qualsiasi cosa; in fondo gli incendi di classe A sono quelli più diffusi: sono - per esempio, appunto - gli incendi boschivi, gli incendi di sterpaglie, ma anche gli incendi che coinvolgono oggetti solidi: un incendio di un veicolo, l'incendio di una casa… coinvolge soprattutto combustibili solidi.

La seconda classe di fuoco è la ‘Classe B’, concerne gli incendi di combustibili liquidi (per esempio benzina, per esempio alcol: situazioni di questo genere).
In questo caso la fiamma si sviluppa soprattutto sulla superficie del liquido, perché la superficie è la parte che è esposta al comburente e che è quindi quella nella quale si può sviluppare la fiamma.
Questa tipologia di incendio - di solito - non viene attaccata con l'acqua perché spesso moltissimi combustibili liquidi risultano essere più leggeri dell'acqua, quindi immettendo acqua nel sistema il combustibile galleggerebbe sopra l'acqua e questo non servirebbe a molto; inoltre spruzzando acqua direttamente (perpendicolarmente) sul combustibile quello che si rischia è di far schizzare il combustibile da tutte le parti AUMENTANDO la superficie esposta e quindi diffondendo ancor di più la fiamma!
In questo caso quello che si cerca di fare è di intervenire sulla superficie del combustibile per separare il combustibile dal comburente, quello che si fa - tipicamente - con i prodotti schiumogeni: si copre la superficie del combustibile con una schiuma che separa il combustibile dal comburente.

Terza classe di fuoco, la ‘Classe C’: gli incendi che coinvolgono combustibile gassoso.
In questo caso abbiamo bisogno di intervenire in due modi: da una parte - sicuramente - cerchiamo di attaccare il fuoco raffreddando (spegnendo il fuoco), ma dall'altra dobbiamo anche intervenire TOGLIENDO LA SORGENTE DI COMBUSTIBILE, altrimenti nel momento in cui dovessi spegnere il fuoco, continuerei a immettere combustibile in un ambiente e mi basterebbe una scintilla per peggiorare la situazione con una deflagrazione.
Ragion per cui avremo una tipologia d'intervento che concerne l'uso - non so - di polveri, di gas inerti… eventualmente anche di acqua: non tanto per il fuoco, quanto - in questo caso - utilizzeremo l'acqua vaporizzata per raffreddare i tubi, ma soprattutto per raffreddare eventuali serbatoi di gas, eventuali bombole di gas; in questo modo eviteremo - soprattutto - il rischio di scoppio del contenitore (quindi il rischio di scoppio della bombola o del serbatoio di gas).

Abbiamo visto combustibili solidi, liquidi e gassosi. Cosa ci resta? Beh, direi che ci resta la quarta classe di fuoco, la ‘Classe D’: i combustibili metallici.
È una tipologia di combustibile *estremamente* complesso da trattare e richiede una scelta di materiali estinguenti molto precisa: per esempio abbiamo, tra i combustibili metallici, (non so) il sodio o il litio. Un esempio fatto non a caso, perché il sodio e il litio possono reagire molto violentemente a contatto con l'acqua.
Ecco quindi che un incendio che coinvolge del sodio o del litio SICURAMENTE non va trattato con l'acqua! In questo caso (quando si tratta di combustibili metallici, di fuoco di classe D) si utilizzeranno delle polveri, delle polveri molto speciali che possano procedere a soffocare la fiamma separando il combustibile dal comburente e cercando, eventualmente, di ridurre le reazioni che può avere il combustibile a contatto con l'aria (a contatto con le altre sostanze).
Per esempio nel caso dell'incendio di Chernobyl, sul reattore in fiamme fu gettata della sabbia contenente moltissimo boro, perché non solo agiva abbassando la temperatura e soffocando le fiamme, ma soprattutto in questo caso il boro agiva come «moderatore», rallentando la velocità dei neutroni e quindi riducendo la reazione nucleare che manteneva la temperatura molto elevata.

Seguirebbe la ‘Classe E’ per quanto concerne gli incendi elettrici, ma negli ultimi anni la classe E è stata abrogata, perché gli «incendi elettrici» in realtà sono incendi che, pur coinvolgendo impianti elettrici, possono sempre venire classificati nella classe A o nella classe B (in cui abbiamo ANCHE il rischio della corrente elettrica), per cui - semplicemente - utilizzeremo tendenzialmente le stesse sostanze per un incendio di classe A o di classe B, ma considerando che alcune sostanze, come l'acqua o gli schiumogeni a base di acqua, potrebbero non essere adatte: dobbiamo utilizzare una sostanza estinguente che abbia una caratteristica di «isolante elettrico».

Per cui veniamo alla vera e propria quinta classe di fuoco, che è la ‘Classe F’: parliamo di incendi di oli combustibili di origine animale o vegetale, ossia del cosiddetto “incendio dell'olio di cucina”.
C'è una certa differenza rispetto all'incendio di classe B, e la differenza è dovuta dal fatto che in un incendio di classe B non necessariamente tutto il combustibile è ad elevata temperatura, mentre nell'incendio di classe F spesso il combustibile è *tutto* *quanto* ad una elevata temperatura.
Per esempio l'olio nella padella può innescarsi spontaneamente se la sua temperatura supera la temperatura di innesco spontaneo. E nel momento in cui s'innesca, tutto l'olio nella padella è - comunque - a una elevata temperatura, ragion per cui EVITEREMO ABBONDANTEMENTE di utilizzare l'acqua su un incendio di olio di cucina: perché nel momento in cui mettessimo anche una piccola quantità di acqua, questa si VAPORIZZEREBBE ISTANTANEAMENTE, facendo praticamente *deflagrare* l'olio (facendo esplodere l'olio) lanciando l'olio incendiato in tutte le direzioni.
E di nuovo, come si fa con gli incendi di classe B cercheremo di agire soffocando il fuoco: quando si tratta di una semplice padella gli mettiamo il coperchio sopra (togliamo l'ossigeno); quando si tratta di una situazione un pochino più complessa, allora cercheremo di utilizzare qualcosa di simile, per esempio utilizzeremo uno schiumogeno, che copre la superficie del liquido e in questo modo la separa dal comburente e cerca di soffocare la fiamma.
Ma soprattutto dovremo usare l'attenzione necessaria al fatto che poi abbiamo a che fare con una sostanza che - anche quando è spenta - è comunque a una ELEVATA TEMPERATURA: da una parte potrebbe reincendiarsi, dall'altra anche se non si reincendia, potrebbe schizzare e potrebbe ferire le persone.

Dunque queste erano le classi di fuoco (‘A’, ‘B’, ‘C’, ‘D’… ‘F’!) in base alla tipologia di combustibile, e quali sono le tecniche di attacco più diffuse in base alla classificazione del fuoco.
Voi le conoscevate, ne avevate sentito parlare? Avete altri dubbi che concernono determinate tipologie di combustibile, o determinate tipologie di fuoco?
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Io sono Grizzly e questo è tutto, per cui come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!