domenica 19 maggio 2019

VLOG 267: Fuoco e fiammate: le esplosioni

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: io sono Grizzly.
Nello scorso episodio di Diario di Viaggio on the road abbiamo parlato del fuoco e del «triangolo del fuoco», oggi continuiamo a parlare dell'argomento “fuoco” analizzando le esplosioni, per cui cominciamo il vlog (non c'è bisogno di tapparsi le orecchie): sigla!
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Il triangolo del fuoco è completo, dunque la combustione è in atto. Non sapete cos'è il triangolo del fuoco? Vi lascio un video linkato sul doobly-doo e sulla scheda: andate, che così vedete di che cosa si tratta (lo potete recuperare), poi tornate che continuiamo.
Dicevo: il triangolo del fuoco è completo, quindi abbiamo una combustione in corso.
La combustione, se noi non interveniamo su uno dei tre lati del triangolo, continuerà sino a consumare tutto il comburente disponibile, oppure sino a consumare tutto il combustibile disponibile: se facciamo un focherello di legna dentro il camino e abbiamo molta aria (l'ambiente è ventilato), quindi non ‘brucerà’ tutto l'ossigeno, brucerà tutto il legno che c'è nel camino sino a quando si sarà trasformato tutto quanto in cenere.
Ora facciamoci una domanda: la combustione «consuma» il combustibile, quindi la combustione (la reazione) si PROPAGA all'interno del combustibile. Quello che dobbiamo considerare, quindi è la VELOCITÀ a cui la reazione di combustione si propaga all'interno del combustibile disponibile.
Questo - naturalmente - dipende da moltissimi fattori:
  • prima di tutto dalla TIPOLOGIA di combustibile che abbiamo a disposizione: avremo dei combustibili che possono bruciare molto velocemente e avremo dei combustibili che possono bruciare un pochino più lentamente;
  • dipenderà - naturalmente - dalla TEMPERATURA che abbiamo in tutto il sistema;
  • dipenderà dalla QUALITÀ della miscela combustibile+comburente;
  • dipenderà dalla QUANTITÀ che abbiamo sia di combustibile che di comburente;
Ci sono molti fattori, per cui la risposta non è molto veloce: non si può semplicemente dire “A che velocità si propaga la combustione in $questo combustibile?”
Beh, dobbiamo sapere quanto è il comburente disponibile, dobbiamo sapere la percentuale di entrambi, dobbiamo sapere la temperatura del sistema, etc.
Bene: la combustione può essere MOLTO LENTA: può propagarsi all'interno del combustibile nell'ordine di alcuni centimetri ogni secondo che passa (o anche meno!); però può essere anche MOLTO VELOCE e propagarsi velocemente in moltissimi metri per ogni secondo che passa.
Può essere QUASI ISTANTANEA e propagarsi - veramente - a distanze chilometriche nel giro di pochi istanti, per cui se abbiamo a disposizione tantissimo combustibile, la combustione può - letteralmente - essere istantanea.
Quando la combustione è estremamente veloce, questo implica che sarà ESTREMAMENTE VIOLENTA: più è veloce e più sarà violenta.
E come facciamo a capire la velocità e la violenza di una combustione?
Allora: poniamo un limite. Questo limite lo definiamo come “la velocità del suono” (circa 340m/s).
Se la combustione si propaga nel combustibile a velocità INFERIORI a quella del suono (per quanto possano essere prossime a quella del suono) noi - innanzi tutto - già abbiamo un'esplosione, perché è una combustione molto violenta.
Perché ok: anche se la combustione si muove - tecnicamente - a 1cm/s, è INFERIORE alla velocità del suono ma, innanzi tutto, si considera violenta se già comincia a essere una combustione più veloce di 1mt/s nella sua propagazione, altrimenti sì: virtualmente è *SEMPRE* un'esplosione, anche una combustione che si propaga a 1cm/s, ma è una combustione molto molto lenta, è un'esplosione molto molto fittizia.
Diciamo che abbiamo una propagazione della fiamma che è AL DI SOTTO della velocità del suono, ossia che abbiamo una «combustione subsonica» (che non significa “dare fuoco all'omonimo gruppo musicale”! Significa avere una combustione che si propaga nel combustibile a una velocità inferiore a quella del suono).
Questa tipologia di combustione, quando è una reazione violenta (è un'esplosione) si definisce «deflagrazione».
È una vera e propria fiammata, c'è una propagazione molto veloce della combustione, quindi molto velocemente il combustibile si trasforma nei prodotti derivanti dalla combustione (in cenere, in gas e via discorrendo).
Questa reazione può essere molto violenta e - naturalmente - può essere molto pericolosa perché significa che la veloce propagazione della fiamma all'interno del combustibile implica che in una situazione d'incendio è difficilissimo andare a controllare questa situazione, perché nel giro di pochissimi istanti è una combustione che prende tutto quanto l'ambiente.
Quando invece la combustione si propaga ad una velocità SUPERIORE a quella del suono, abbiamo un problema: praticamente istantaneamente dobbiamo avere tutto il combustibile che in una frazione di secondo si trasforma nei prodotti della combustione.
Data l'onda di pressione che si genera all'inizio (solo perché tutto il combustibile si trasforma in gas ed elevata temperatura), ma dato che siamo oltre la velocità del suono, si genererà - di conseguenza - un'onda di pressione che può avere una potenza sino a *venti* *volte* superiore l'onda che si è generata solo per l'emissione immediata (praticamente immediata) di gas caldi della combustione.
Questa situazione - naturalmente - ha una violenza molto più elevata: può arrivare a fare dei danni non solo per via della propagazione del fuoco molto veloce, ma anche proprio per via dell'onda ad elevata pressione.
Questa tipologia di esplosione si chiama «detonazione».
La deflagrazione, che è una vera e propria fiammata molto veloce, è la tipologia di esplosione più presente in natura e nei fenomeni naturali: per esempio molte delle esplosioni vulcaniche sono soprattutto deflagrazioni.
L'esplosione a causa di una fuga di gas è una deflagrazione; le detonazioni sono esplosioni molto veloci di combustibili molto specifici: questa tipologia di esplosioni molto veloce e molto distruttiva è l'esplosione tipica dei «prodotti esplosivi»: la dinamite detona (non deflagra).
Prima di andare avanti, per completezza, vorrei parlarvi anche dello scoppio.
Cos'è lo scoppio? Naturalmente lo scoppio non è “il rumore emesso dall'esplosione” (quello - al massimo - è il botto): si definisce «scoppio» la rottura di un contenitore contenente [qualsiasi cosa in] pressione.
Qualsiasi rottura [violenta] di qualsiasi contenitore che contiene pressione rappresenta uno scoppio, quindi il palloncino che venga gonfiato fino alla rottura del limite elastico è uno scoppio.
Lo scoppio rappresenta un pericolo immediato per le persone circostanti, perché a seguito dello scoppio, a seguito della rottura del contenitore, innanzi tutto liberare violentemente la pressione che c'è all'interno del contenitore da una parte libererà - appunto - un'onda di pressione, dall'altra a seguito dello scoppio si possono proiettare delle schegge: se il contenitore è un contenitore metallico può proiettare schegge metalliche dovunque, quindi sicuramente è un grosso pericolo… ma non è una vera e propria "esplosione", perché se un contenitore contiene un gas infiammabile in pressione e si rompe, perché è finito sul fuoco e sta - letteralmente - bollendo fino a far salire la temperatura come una pentola a pressione, a un certo punto non c'è nessuna valvola di sfiato, quindi il contenitore si rompe: abbiamo lo scoppio (perché si rompe il contenitore), il gas che era contenuto al suo interno, se infiammabile, viene a contatto con la fiamma e a questo punto genererà un'esplosione anche lui (una deflagrazione, perché i gas infiammabili liberi in atmosfera generano una deflagrazione), ed ecco che avremo il fenomeno di scoppio e deflagrazione.
Ma non è che allora uno dice “Beh, se il contenitore non contiene gas infiammabile, non è un pericolo”
Altroché se è un pericolo! Allora non è che io posso prendere un contenitore che contiene un gas inerte e lo metto sul fuoco: se scoppia il contenitore che contiene il gas inerte ok, non ci sarà un'esplosione, ma lo scoppio del contenitore - intanto - proietterà schegge di metallo dovunque.
Per quanto concerne il discorso della deflagrazione noi prendiamo il gas di cucina: quando accendiamo il fornello abbiamo la fiammella, controllata, che ci permette di cuocere i nostri cibi.
Ma se abbiamo una fuga di gas e c'è una scintilla, allora abbiamo una violenta deflagrazione: si infiamma tutto il gas molto velocemente.
Per quale motivo in una situazione abbiamo una semplice combustione e nell'altra situazione abbiamo una deflagrazione?
Molte sostanze possono esplodere se sono presenti alcune condizioni: in particolar modo la miscela combustibile+comburente, a seconda delle percentuali di combustibile e di comburente che sono disponibili può:
semplicemente bruciare: se c'è pochissimo combustibile e moltissimo comburente ci sarà la fiamma;
se c'è tantissimo combustibile e pochissimo comburente ci sarà una veloce fiamma che tenderà a spegnersi perché - di nuovo torniamo al triangolo del fuoco - se abbiamo tantissimo combustibile e pochissimo comburente, nel momento in cui c'è la reazione di combustione, il pochissimo comburente ‘brucia’, viene consumato, rimane tantissimo combustibile ma non c'è più comburente: non possiamo più avere la fiamma.
Quindi abbiamo un limite della miscela combustibile+comburente oltre il quale non possiamo più avere la propagazione della fiamma, e un limite molto in basso (tantissimo comburente e pochissimo combustibile) nel quale riusciamo ad avere la fiamma sino a quando si brucia tutto il combustibile.
In mezzo abbiamo un intervallo di percentuale della miscela combustibile+comburente (quindi una certa percentuale di combustibile e una certa percentuale di comburente) che sono perfetti per ottenere una reazione di combustione estremamente violenta, così violenta da essere una vera e propria deflagrazione.
Questo intervallo si trova tra due limiti: i Limiti di Esplosività della sostanza che stiamo analizzando.
Nello specifico la percentuale minima di combustibile in comburente che può avere non più una reazione della semplice combustione, ma una reazione esplosiva, si chiama «Limite Inferiore di Esplosività».
La quantità massima oltre alla quale c'è troppo combustibile e non più sufficiente comburente si chiama «Limite Superiore di Esplosività».
Se abbiamo una miscela combustibile+comburente che si trova tra il Limite Inferiore e quello Superiore di Esplosività, nel caso di un innesco, nel caso di avviamento della procedura di combustione (della reazione di combustione), la reazione di combustione può essere così violenta da rappresentare una deflagrazione, perché la miscela del combustibile e del comburente è perfetta perché la fiamma si propaghi con *estrema* velocità all'interno del combustibile.
Di nuovo: al di sotto non c'è sufficiente combustibile per avere una propagazione molto veloce; al di sopra c'è troppo combustibile e quindi nel momento in cui si ha la combustione, va via tutto il comburente, ci rimane tantissimo combustibile: come abbiamo visto nella Lampada di Davy, se entra il metano nella lampada, sì: c'è un altro combustibile assieme all'olio che fa la fiammella, ma non c'è più comburente, quindi non c'è più fiamma.
Piccola curiosità per concludere: la polvere da sparo è - tipicamente - una sostanza deflagrante, brucia molto velocemente, la combustione si propaga ad alcuni metri al secondo liberando grandi quantità di gas.
Ora, se noi bruciamo la polvere da sparo così com'è, farà una violenta fiammata. Ma se noi sfruttiamo il principio che venga liberata una grande quantità di gas, quindi mettiamo una piccola carica di polvere da sparo all'interno di un contenitore chiuso e compresso, intorno mettiamo un combustibile che possa bruciare lentamente con una fiamma vivida colorata, quello che otteniamo nel momento in cui inneschiamo la polvere da sparo è che la deflagrazione della polvere da sparo, liberando molti gas, provoca uno scoppio del contenitore che contiene la polvere da sparo, lanciando le schegge (palle di combustibile che bruciano lentamente) tutto intorno.
Nel momento in cui c'è questa deflagrazione s'innescano - con la fiamma - le palle di combustibile, lo scoppio lancia le palle di combustibile tutto intorno e quello che abbiamo è l'esplosione di un fuoco artificiale, quello che abbiamo è la deflagrazione di un fuoco artificiale.
Ecco quindi la mia domanda: conoscevate le esplosioni, sapevate la differenza tra deflagrazione e detonazione? Sapevate che lo scoppio, pur essendo considerato un fenomeno esplosivo, non è una vera e propria esplosione perché non è una combustione, ma solo la rottura di un contenitore? O pensavate che i termini fossero intercambiabili? Avete altri dubbi che concernono la combustione o l'esplosione? Parliamone! nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hastag #DdVotr
Bene ragazzi: anche per oggi ho concluso, spero di essere riuscito a farvi conoscere un argomento interessante; se ce l'ho fatta, come sempre vi invito a FAR ESPLODERE il pollice-in-alto (scherzi a parte mettete pollice-in-alto ma tenete il pollice: guardate, non me lo sono fatto saltare via!) e condividete questo vlog con i vostri amici, anche su Whatsapp o Telegram.
Vi ricordo - se non l'avete già fatto - di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ che ci piace così tanto, che - vi ricordo - aiuta anche a togliere il cattivo odore che rimane dopo la combustione.
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Infine se c'è un argomento che vi piacerebbe io trattassi in #DdVotr, potete farmi sapere anche quello in un commento qua sotto.
Io sono Grizzly e ho concluso, per cui come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 12 maggio 2019

VLOG 266: Il triangolo del fuoco

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: io sono Grizzly e oggi vorrei parlarvi del fuoco.
Un elemento magico: in fondo è uno dei Quattro Elementi Fondamentali (assieme a Terra, Aria e Acqua).
Ma - scherzi a parte - il fuoco possiamo considerarlo, in qualche modo, *veramente* magico: in fondo noi possiamo utilizzare il fuoco per illuminare le nostre notti;
possiamo utilizzarlo per scaldare i nostri cibi;
possiamo utilizzarlo per scaldare i nostri ambienti domestici;
possiamo *PERSINO* utilizzare il fuoco a scopo d'intrattenimento.
Però questo a patto di avere PIENO CONTROLLO del fuoco: infatti se dovessimo perdere il controllo del fuoco, allora la sua forza distruttiva è - a dir poco - immensa!
Oggi, in questa puntata di Diario di Viaggio on the road, analizzeremo il fuoco, parleremo del «Triangolo del Fuoco» e - quindi - in parte parleremo anche dei sistemi che abbiamo per cercare di controllare il fuoco e di spegnere gli incendi.
Per cui cominciamo: sigla!
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Direi di cominciare rispondendo a una domanda semplice, eppure ovvia: che cos'è il fuoco?
Beh, il ‘fuoco’ - la ‘fiamma’ - costituisce la parte visibile della ‘combustione’.
La combustione è un processo di ossidazione che avviene ad elevata temperatura.
Ora, perché abbiamo il fuoco, perché ci sia (nel corso del tempo) il fuoco, noi abbiamo bisogno di tre elementi: sono i tre elementi che sostengono il processo di combustione.
Questi tre elementi (che costituiscono - appunto - i TRE LATI del cosidetto “Triangolo del Fuoco”) sono necessari.
Tutti e tre: se ne manca ANCHE UNO SOLO non possiamo avere la combustione; ma di questo parleremo meglio nella seconda parte del vlog, per il momento limitiamoci a scoprire QUALI sono questi tre elementi.
Cominciamo dal primo elemento (la “base” del nostro triangolo): la prima cosa che ci serve, per avere una combustione, per avere il fuoco, è una sostanza che bruci: qualcosa che possa bruciare.
Può essere un solido (come il legno), oppure un liquido (come la benzina) o magari un gas (come il metano), o anche un insieme di più sostanze (magari legno e benzina!)
La sostanza che può bruciare si definisce, semplicemente, «COMBUSTIBILE»
La base del nostro triangolo è il combustibile.
Ovviamente il combustibile da solo non è sufficiente per avere il fuoco, altrimenti non saremmo circondati da oggetti di legno e io non guiderei un veicolo che contiene del carburante!
Allora: abbiamo detto che la combustione è un processo di ‘ossidazione’, eccolo il nostro secondo elemento: un Agente Ossidante, qualcosa che dia ossigeno al processo di combustione.
Beh, la cosa più semplice - ovviamente - è l'ossigeno, anche perché per esempio troviamo ossigeno nell'aria che respiriamo; nell'atmosfera che c'è intorno a noi - infatti - troviamo all'incirca una percentuale pari a circa il 21% di ossigeno.
Ma ovviamente non semplicemente l'ossigeno dà ossigeno alla combustione: esistono delle sostanze che in determinate condizioni possono offrire ossigeno al processo di combustione.
Non so, per esempio il primo (il più semplice che mi viene in mente) è il protossido d'azoto: è un gas che in determinate condizioni si comporta in questo modo, offrendo ossigeno alla combustione.
Qualunque sostanza sia in grado di fornire ossigeno alla combustione, qualunque agente ossidante, costituisce il secondo lato del nostro triangolo e viene definito «COMBURENTE»
Il comburente non brucia, ma contribuisce all'azione della combustione, al processo di combustione.
Dunque abbiamo il combustibile, abbiamo il comburente, per cui finalmente abbiamo il fuoco, giusto?
Beh… questo è un accendino e contiene del combustibile; qui intorno a me c'è dell'aria che contiene ossigeno, dunque un comburente… ma non mi pare che questo coso stia bruciando spontaneamente.
Per sostenere il fuoco abbiamo bisogno di qualcos'altro.
E subito tantissimi di voi mi risponderanno:
-Naturalmente! Ti manca un innesco
Nì: l'innesco serve per *avviare* la combustione, ma per *sostenere* la combustione mi serve qualcos'altro.
Ritorniamo alla definizione: la combustione è un'ossidazione che avviene ad alta temperatura.
Ecco il nostro terzo elemento: la «TEMPERATURA»
Il «Triangolo del Fuoco» è infatti costituito da COMBUSTIBILE, COMBURENTE e TEMPERATURA: in presenza del giusto combustibile, in presenza di un comburente e in presenza di una elevata temperatura possiamo avere il fuoco.
A questo punto ci potrebbe essere l'innesco: nel caso dell'accendino - per esempio - la pietra focaia che emette delle scintille incandescenti, che immette nel sistema (nella miscela gas e aria) la elevata temperatura che serve ad INNESCARE (appunto!) la miscela di gas e aria.
Ma una volta che s'innesca la miscela non è che io devo continuare a girare la rotella all'infinito: la temperatura che si genera è sufficiente per continuare a portare avanti la reazione.
In certi casi non serve neppure un innesco, perché moltissimi combustibili, se c'è presenza di comburente, sopra una certa temperatura possono innescarsi spontaneamente: è infatti chiamata «Temperatura di innesco spontaneo».
Per esempio - per vostra curiosità - la temperatura d'innesco spontaneo della carta è pari a circa 451 gradi Fahrenheit: vi ricorda qualcosa?
Ora, come dicevo prima: per avere il fuoco dobbiamo avere *tutti* *e* *tre* i lati del triangolo (combustibile, comburente e temperatura).
Quando io tengo premuto il pulsante dell'accendino continuo a immettere combustibile, che si miscela con l'aria (con il comburente), la temperatura dell'innesco iniziale e la temperatura della reazione in corso continua a tenere presente la fiamma…
Ma nel momento in cui io lascio il pulsante dell'accendino smetto di immettere combustibile e, anche se abbiamo comburente (perché c'è ossigeno nell'aria), anche se abbiamo temperatura (perché la fiamma ha tenuto un'elevata temperatura), non c'è più combustibile, ho tolto un lato del triangolo e il fuoco si è spento.
Questo è il sistema più semplice che abbiamo per controllare il fuoco: chiudiamo il rubinetto del gas e si spegne il fornello, la lampada, quello che sia.
Ora naturalmente quando si tratta di controllare il fuoco, non è che SEMPRE io posso intervenire sul combustibile: se è il fornello del gas, chiudo il rubinetto e spengo il gas, ma se sta bruciando un bosco non è che posso fare scomparire magicamente tutti gli alberi…
(Eh: il Decreto sulla Segretezza delle Arti Magiche, per i babbanEHMscusate: pensavo a voce alta!)
Quindi non potendo intervenire su un lato del triangolo, che è il combustibile, cercherò di intervenire su un altro dei due lati: il comburente o la temperatura.
La prima cosa che si fa, cercando di spegnere il fuoco, è GETTARE ACQUA sul fuoco.
Perché si getta acqua sul fuoco? Perché l'acqua abbassa la temperatura del combustibile, semplicemente!
Quello che si cerca di ottenere è di abbassare sufficientemente la temperatura da non poter più avere la reazione di combustione.
Quando non è possibile utilizzare acqua, per esempio se la «cosa» che sta bruciando è un impianto elettrico e quindi gettare acqua può danneggiare ulteriormente la situazione (o peggiorare la situazione se l'acqua arriva in parti che non stanno bruciando ma che sono sotto tensione) allora si cerca di intervenire non più sul lato della temperatura ma sul lato del comburente.
Come si fa a intervenire sul lato del comburente? Per esempio gettando sabbia o polvere sopra il combustibile (è il caso - per esempio - degli estintori a polvere).
La polvere che cosa fa? COPRE il combustibile *separandolo* dal comburente.
In questo modo il combustibile non può venire a contatto con il comburente: abbiamo sempre il combustibile, abbiamo sempre la temperatura ma MANCA IL COMBURENTE, e mancando il comburente allora non possiamo avere il fuoco. Ecco perché si usa il termine «soffocare la fiamma».
Tra l'altro togliere il comburente è lo stesso principio che c'è alla base dell'esperimento che si fa quando si mette la candelina e si copre col bicchiere capovolto: nel momento in cui brucia tutto l'ossigeno (brucia tutto il comburente) abbiamo il combustibile, che è la candela, abbiamo la temperatura, perché la fiamma della candela è stata a un'elevata temperatura, manca - però - il comburente ed ecco che la fiamma si spegne.
Ancora una piccola curiosità prima di concludere: intorno al 1815 il chimico Sir Humphry Davy inventò una piccola variazione sulla lampada da miniera.
Nel 1815 nelle miniere di carbone si entrava con delle lampade a “fiamma viva” (anche perché le torce ATEX nel 1815 erano *molto* difficili da reperire: credo siano state inventate quasi DUECENTO ANNI DOPO!), per cui che cosa fece? Mise la fiamma viva della lampada all'interno di un cilindretto di metallo cavo: una parte di questo cilindro era completamente chiusa e una parte era chiusa da una sottilissima reticella di rame.
Facendo questo si generava una turbolenza specifica, s'interrompeva la turbolenza del flusso: si generava una turbolenza specifica solo all'interno del cilindretto; una turbolenza tale che un po' di gas entrava dalla parte bassa della reticella (quindi principalmente un po' di aria, contenente ossigeno), arrivava alla fiamma e, nella parte alta del cilindretto, usciva solamente il gas della combustione e il calore.
Sappiamo che il metano (e molti gas di miniera) in forma naturale sono completamente inodore e quindi possono essere un grave rischio di esplosione, e non possiamo accorgercene.
Allora questa lampada che cosa faceva? Se fosse entrato del metano all'interno della lampada attraverso la reticella, poiché la turbolenza era separata, il circuito - per così dire - era separato, quindi sarebbe entrato del metano in presenza della fiamma.
Ora: abbiamo un combustibile, abbiamo un'elevata temperatura, se entra del metano aggiungiamo del combustibile, quindi avremo una fiamma più alta!
Eh no, perché se entra del metano, il problema è che dentro il circuito non c'è più ossigeno, quindi sì: abbiamo del combustibile; sì: abbiamo la temperatura, ma non c'è più il comburente.
Ecco che la Lampada di Davy se entrava del metano all'interno del circuito, SI SPEGNEVA!
Ecco quindi la mia domanda: voi conoscevate il Triangolo del Fuoco? Ne avevate sentito parlare?
Sapevate che i meccanismi che utilizziamo per tentare di spegnere il fuoco cercano di intervenire su uno o più lati del triangolo?
Sapevate di meccanismi come la lampada di Davy, che - pur in presenza di un combustibile, sono in grado di *spegnersi*?
Conoscevate il Triangolo del Fuoco, però pensavate che il terzo lato non fosse la temperatura ma l'innesco?
Avevate sentito parlare della Temperatura di Innesco Spontaneo?
Ci sono altri dubbi che avete su questo argomento? Considerate comunque che in un prossimo vlog vi parlerò anche di estintori, ma se avete qualche dubbio, se volete saperne qualcosa di più, parliamone: nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene ragazzi: questo è tutto. Spero di essere riuscito a intrattenervi CALOROSAMENTE; se ce l'ho fatta - come sempre - vi invito a mettere pollice-in-alto e condividere questo vlog con i vostri amici, anche su WhatsApp o Telegram.
Vi ricordo - se non l'avete già fatto - di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ che ci piace così tanto, che tra l'altro aiuta a togliere quel cattivo odore di bruciato che, di solito, resta dopo la combustione.
Inoltre, se seguite il mio canale Telegram (lo trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda) riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video, e ricevere occasionalmente piccole curiosità e dietro le quinte riguardo ai video che devo realizzare.
Infine se c'è un argomento che vi piacerebbe io trattassi in #DdVotr, potete farmi sapere anche quello in un commento qua sotto.
Io sono Grizzly, questo è tutto, per cui come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 5 maggio 2019

VLOG 265: Quando mi salvai dall'incendio del traghetto #OperazioneNostalgia

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Maggio 2009, Abruzzo. Il campo terremotati è sempre attivo, la cucina dev'essere attiva tutti i giorni, quindi il nostro personale fa dei turni a rotazione: ogni otto~dieci giorni sale una squadra, appena arriva lì in Abruzzo (il giorno dopo) la squadra che era in Abruzzo riparte e ritorna a Siracusa.
Dobbiamo fare così perché non si può mai lasciare la cucina scoperta.
La nostra squadra è partita il 19 maggio  ma io e un collega abbiamo avuto un problema logistisco e siamo potuti partire solo il 20 maggio (il giorno dopo); per cui siamo partiti con la mia auto: siamo accompagnati dalla Regione Siciliana, ma abbiamo lì la mia auto personale.
Comunque siamo in Abruzzo e tutto quanto procede normalmente; tutta la squadra dovrebbe ritornare in Sicilia il 28 maggio (ripartire il 28 maggio dall'Abruzzo e arrivare il 29 a Siracusa) ma succede una cosa particolare: una cosa che ha a che fare con un mio cliente e che - poi - avrà a che fare con l'incendio a bordo della motonave “Vìncenzo Florio” della Tirrenia.
Oggi vi racconterò un pochino la storia di quest'incendio e di come ho fatto, per un caso fortuito, a evitare quest'incendio.
Benvenuti su Diario di Viaggio on the road #OperazioneNostalgia
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Mattina del 24 maggio 2009, appena finito il turno delle colazioni: abbiamo preparato caffè, tè e latte per circa 850~900 persone.
Stiamo ripulendo la cucina quando mi suona il cellulare: è un mio collega (un altro negoziante di informatica con il quale lavoriamo spesso assieme) che mi dice che un grosso cliente al quale abbiamo fatto un grosso lavoro, perché sta facendo una cosa con  il fotovoltaico con un finanziamento europeo, per questo finanziamento dovrà ricevere un'ispezione da parte della Comunità Europea, dice:
Lui: “Deve venire un ispettore che deve verificare l'impianto, le cose che sono state realizzate, i lavori che sono stati fatti etc. Dovranno essere presenti TUTTI i fornitori: un rappresentante di ognuno dei fornitori, che hanno fornito servizi, il 28 maggio mattina alle otto”
E sono lì al telefono:
Io: “Eh no, guarda: dovrete fare senza di me, altrimenti dovete spostare, perché il 28 io parto dall'Abruzzo, arrivo il 29 pomeriggio. O si sposta il 30 mattina, o altrimenti dovete fare senza di me.”
Lui: “No, non si può fare senza di te: devi essere presente per forza. L'ispettore ha detto che se ci sono problemi POTREBBE SALTARE TUTTO IL FINANZIAMENTO e il cliente sta friggendo.
Ehhhhh, no: ha detto che devono essere presenti tutti quanti.”
Io: “Eh sì: devono essere presenti tutti quanti. E allora ti delego, eh: io sono in Abruzzo, non è che sono qua a divertirmi!”
Lui: “Eh sì: tu mi deleghi. E se quello poi mi fa domande su Tomcat® io che gli racconto?”
Insomma gli dico:
Io: “Informati con il cliente, parlate con l'ispettore, glielo dite che sono in Abruzzo: è una situazione complessa! Che cosa devo fare? Fatemelo sapere voi.”
Si informano, ma niente da fare: nel corso della giornata (dopo un'oretta) mi chiamano:
Lui: “No: devi riuscire a venire per forza a Siracusa.”
Quindi parlo col mio responsabile, parliamo con il capocampo, e sono costretto a partire il 26 maggio al di fuori  di tutti gli altri colleghi (fortuna vuole che - almeno - sono lì con la mia macchina, quindi non ho grossi problemi per spostarmi) e mi scorporo:
Io: “Il 26 maggio, parto, il 27 pomeriggio sono a Siracusa e il 28 mattina sarò lì dal cliente a parlare con questo signore, che devo fare?”
E va bene, quindi parto, faccio tutto quanto: il 28 mattina alle otto sono dal cliente assieme a tutti gli altri ragazzi che hanno fornito servizi, e si parlotta un po' anche del fatto che sono stato in Abruzzo, che molti - in realtà - lo sapevano (anche il cliente lo sapeva!).
E si parla PER UN BEL PO', perché questo signore della Comunità Europea che ci ha chiesto di essere tutti lì alle otto, per prima cosa si presenta alle 8:45!
Parla con il cliente, da solo, per alcuni minuti, si guarda intorno senza neanche girare più di tanto: c'è tutto il campo pieno di pannelli fotovoltaici, e a questo punto tira fuori una cartelletta.
Quest'ispettore ci da questa cartelletta, e c'è una tabella con il nome del fornitore e un riquadro bianco.
Lui: “In corrispondenza del nome della vostra azienda dovete mettere la firma. Solo la firma: non serve il timbro. Giratevi la cartelletta e mettete la firma…”
E ci giriamo 'sta cartelletta, mettiamo 'sta benedetta firma…
Io: “Va bene: a questo punto?”
E l'ispettore:
Lui: “No, niente: a questo punto abbiamo finito. Se volete, ci andiamo a prendere un caffè…”
Cascano cinque secondi di silenzio, COMPLETO.
TUTTI QUANTI, cliente compreso, mi guardano in profondo imbarazzo (tranne quello della Comunità Europea, che non ha capito perché l'improvviso silenzio).
Uno di quei momenti in cui, probabilmente, Bruce Banner sta cercando il mio numero di cellulare per chiamarmi e sapere PERCHÉ NON SONO DIVENTATO VERDE, ALTO QUATTRO METRI E INFEROCITO e non ho *strappato* l'ispettore della Comunità Europea così come Lou Ferrigno strappava una camicia ad episodio.
Dopo questi cinque secondi di silenzio, sbotto (non ce l'ho più fatta):
Io: “No, ma lei ci sta prendendo tutti quanti in giro, giusto?”
L'ispettore, tra lo stupito e lo stizzito:
Lui: “Che cosa intende dire?”
Io: “Che cosa intendo dire? LEI MI STA DICENDO CHE MI HA FATTO SCENDERE DAL CAMPO TERREMOTATI IN ABRUZZO IN ANTICIPO (A SPESE DELLA REGIONE SICILIANA) PERCHÉ MI VOLEVA QUI OBBLIGATORIAMENTE *PER* *UNA* *FIRMA*?!?! MA LEI MI STA PRENDENDO *SERIAMENTE* IN GIRO!!”
A questo punto l'ispettore è passato da un intero range di tonalità cromatiche: dal rosso peperoncino al bianco che più bianco non si può, che è stato l'ultimo colore che ha tenuto.
Ha cominciato ad esprimersi per mugugni e monosillabi per molto tempo e ci è voluto MOLTO TEMPO prima che riuscisse a dirmi:
Lui: “Ma come? Ma se lei diceva che era in Abruzzo… come sono sceso io da Viterbo, mandavo un collega di Pescara a prendere la firma!”
Io: “*GLIELO* *ABBIAMO* *DETTO* *PRIMA* CHE IO STAVO IN ABRUZZO DAI TERREMOTATI! Ho chiesto se si poteva spostare di due giorni o se potevo delegare qualcuno e lei ha risposto «no: devono essere presenti tutti i fornitori»!”
Ormai il danno era fatto: ero sceso e avevamo messo la firma, avevamo fatto questa farsa, quindi alla fine la discussione verte sui terremotati, perché comunque anche l'ispettore era curioso della situazione (in fondo era l'argomento del periodo) e comunque ormai che dobbiamo fare?
Il 28 mattina gli altri colleghi - nel frattempo - sono partiti dall'Abruzzo per tornare in Sicilia, quindi il 29 maggio mattina io faccio la doccia alle cinque del mattino, esco dalla doccia alle 5:15~5:20, mi metto su Canale 5 in attesa del caffè e guardo Prima Pagina.
E c'è uno speciale pazzesco: "Incendio a bordo del traghetto Vincenzo Florio, della Tirrenia: al momento è al largo di Palermo, ci sono situazioni complesse, stanno evacuando la nave…"
E io penso: ‘Oh guarda: il Vincenzo Florio. La stessa nave che ho preso io per scendere a Siracusa…’
Dopo qualche secondo un paio di neuroni si connettono: ‘OU: il Vincenzo Florio! MA VUOL DIRE CHE CI SONO I MIEI COLLEGHI LÌ SOPRA!’
Eh sì: i miei colleghi sono rimasti coinvolti nell'incendio della nave.
Non solo sono rimasti coinvolti: questo è quello che resta del pulmino che c'era nel ponte auto del Vincenzo Florio, il nostro pulmino nove posti completamente tostato, assieme al camper del cuoco.
Virtualmente sarebbe rimasto tostato assieme alla mia auto se avessero spostato l'ispezione al 30 maggio o se mi avessero fatto una delega (o in modo di firmare lì in Abruzzo) e quindi se non fossi dovuto scendere di corsa.
Quindi alla fine, nonostante un ispettore della Comunità Europea mi abbia fatto scendere di corsa dall'Abruzzo solo per una firma, quantomeno si è salvata la mia macchina e mi sono salvato io dall'incendio della motonave Vincenzo Florio, dove è andata distrutta l'attrezzatura di miei colleghi, dove è andato distrutto il nostro pulmino, è andato distrutto il camper del nostro cuoco, e… purtroppo è andata così: giusto per raccontarvi che nelle situazioni di emergenza possono succedere anche incidenti di questo genere.
Ci sono ancora altri aneddoti sul terremoto in Abruzzo e più avanti ve li racconterò, per il momento questo è tutto.
Io sono Grizzly e questo era #OperazioneNostalgia
Vi ringrazio per essere arrivati in fondo al vlog, vi invito - come sempre - a mettere pollice-in-alto, condividere il vlog, iscrivervi al canale; noi ci vediamo alla prossima puntata: ciao a tutti!

domenica 28 aprile 2019

VLOG 264: Il giusto approccio ai problemi tecnici

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: io sono Grizzly.
In un vlog passato vi ho parlato di «Ordine e Metodo» come sistema d'indagine per risolvere i problemi sul lavoro.
Oggi vorrei approfondire questo discorso, per cui cominciamo il vlog: sigla!
[♪♫♪]

La volta scorsa vi ho presentato il canale di Christian (MrPuzzle), quindi questa volta - visto che parliamo sempre di rompicapo - mi pare giusto presentarvi il canale di Chris!
Lui è Chris Ramsay, è canadese (il che significa anche che sì: YouTube Canada mostra di avere degli ottimi creator); per cominciare vi lascio il link del suo canale sul doobly-doo e sulla scheda: andate e iscrivetevi, è un canale molto interessante, lui è molto bravo e molto simpatico.
Non è solo un appassionato di rompicapo, è anche un prestigiatore (e un mago) e nel suo canale non solo pubblica dei video in cui analizza dei rompicapo (dei puzzle), ma ogni tanto ci presenta anche dei piccoli giochi di prestigio: dei piccoli trucchi che possono essere simpatici e divertenti da poter fare con gli amici, possono essere un modo di mettersi un po' in gioco - anche - soprattutto quando si ha passione per i giochi di prestigio; pubblica anche dei vlog e delle reazioni ad altri maghi, prestigiatori e illusionisti che fanno i loro giochi, quindi c'è decisamente moltissima roba sul suo canale, anche se oggi ci soffermeremo soprattutto sui rompicapo, che sono la cosa che trovo più d'intrattenimento sul suo canale, e anche perché i rompicapo continuano ad avere a che fare con l'argomento del giorno di oggi.
I rompicapo infatti sono una sfida mentale veramente molto interessante: ci sono degli oggetti che - a guardarli così, visivamente - sembrano molto semplici. Eppure racchiudono un segreto che può essere veramente complesso e difficile da vedere al primo colpo.
E infatti, parlando di “oggetti visivamente molto semplici”, perché non cominciamo con bulloni e dadi?
Infatti il primo video che andiamo ad analizzare si chiama proprio così: bulloni e dadi, video che vi lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda, andate e dategli un'occhiata.
Visivamente quello che abbiamo sono due bulloni che sembrano collegati tra di loro attraverso due dadi che sono avvitati, e lo scopo di questo rompicapo è di separare i due bulloni e i due dadi, quindi di smontare questo blocco unico.
E visivamente sembra molto semplice, ma è al momento in cui si va a fare l'analisi, al momento in cui si CERCA di risolvere il rompicapo che si scopre, appunto, perché è un rompicapo: perché è una cosa che non è così semplice come visivamente può sembrare.
Ma soprattutto questo video già mette in evidenza l'interessante sistema d'indagine messo in atto da Chris: Chris è particolarmente metodico.
Tra l'altro una piccola, simpatica ed interessante parentesi: ha l'abitudine di mettere un piccolo cronometro per far vedere quanto tempo impiega a risolvere il puzzle, solo che - metodicamente - SI SCORDA di mettere questo cronometro e lo mette - generalmente - dopo il primo minuto.
E un puzzle non necessariamente può sembrare qualcosa di semplice a prima vista, perché può essere - comunque - qualcosa che si limita a stuzzicare l'immaginazione sin dal primo momento, anche se visivamente non sembra molto semplice, o se visivamente - pur essendo molto semplice - dà SUBITO l'idea di non essere una cosa immediata.
È il caso di un puzzle, di un rompicapo VERAMENTE molto particolare, che gli è stato fornito da un fan, da un amico (un giovane ragazzo di 21 anni), che ha realizzato un puzzle interamente con i Lego!
Abbastanza semplice: abbiamo un parallelepipedo di Lego, all'interno c'è un cubo; scopo del rompicapo è di liberare il cubo.
E ovviamente uno dice: ‘Sì, vabbè: smonto i pezzetti di Lego e tiro fuori il cubo’ E NO! E così non c'è bisogno neanche di farlo!
Invece questo è un rompicapo veramente molto simpatico, veramente molto ben fatto pur essendo realizzato in Lego, quindi comunque con la FRAGILITÀ del Lego, eppure è un lavoro eccellente ed il rompicapo che ne risulta ha persino un percorso inatteso per andare a risolvere questa situazione.
E sicuramente è da dargli un'occhiata, quindi il secondo video che vi segnalo, il puzzle di Lego, lo lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda: andate e dategli un'occhiata, soprattutto se siete appassionati di Lego troverete che è veramente inatteso, perchè non è solo una sfida mentale risolverlo: è stato *DECISAMENTE* una sfida mentale anche quello proprio di realizzarlo.
E per concludere questo nostro breve viaggio sul canale di Chris Ramsay, visto che sono il Grizzly (sono un orso), perché non parliamo di un orso?
Parliamo di un orso giapponese che è un commesso viaggiatore (infatti è un orso con una valigetta); in questo caso è un artifatto in legno, veramente ben realizzato con una cura molto bella per i dettagli; è un… veramente è un bellissimo soprammobile anche, proprio, da avere in ufficio: sinceramente ci faccio un pensierino, se riesco a trovarlo a un buon prezzo, magari me lo compro e me lo metto in ufficio, perché è molto simpatico; in più è un rompicapo che - una volta scoperto il trucco - è molto semplice, però - come ripeto - essendo un oggetto in legno, è veramente molto ben fatto e comunque c'è bisogno di ragionare un istante per riuscire a scoprire il trucco; quindi il terzo video di Chris Ramsay che vi segnalo è questo Orso Giapponese, video che vi lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda: andate e dategli un'occhiata.
Date un po' un'occhiata a tutto il canale di Chris: come ripeto è veramente molto interessante, veramente molto ben fatto e Chris è un intrattenitore molto, molto simpatico e merita tantissimo.
E passiamo quindi all'argomento del giorno: come dicevo, mi piace molto l'approccio di Chris ai rompicapo, è un approccio molto metodico, basato su una serie di tentativi (perché poi sul rompicapo non puoi partire da molti passaggi, quindi cerchi di affidarti a quello che già sai, alle esperienze che hai fatto con gli altri rompicapo).
Sul mio lavoro - tendenzialmente - è la stessa cosa: quando si vede un errore, quando si vede un problema, quando si vede un guasto, si parte dal presupposto dell'esperienza già fatta con gli altri guasti e si procede *metodicamente* verso la soluzione.
Ora il mio sistema è quello di procedere per step successivi A RITROSO.
Cosa vuol dire? Mi chiama il cliente per segnalarmi che il computer ha un guasto, ha un problema, ha un difetto in una determinata situazione; la prima cosa che faccio è - quindi - *VEDERE* qual è il guasto, il difetto, il problema.
Quindi arrivo dal cliente e mi metto al computer? No: quando arrivo dal cliente…
… LASCIO CHE SIA IL CLIENTE A RESTARE AL COMPUTER a farmi vedere quali passaggi fa e quindi, a seguito di questi passaggi, che cosa succede e qual è l'errore.
Questo perché - come ho detto - lascio che siano i fatti a parlare per darmi un'idea della situazione.
Poi, una volta che ho visto qual è l'errore, cerco di determinare quali sono i passaggi che hanno portato a questo errore, a questo guasto, a questa disfunzione, e - in base a quella situazione - procedo A RITROSO: -Ok: questo passaggio provoca l'errore. C'è un modo di fare questo passaggio in maniera differente? Arrivarci da un'altra strada? Ok, proviamoci: vediamo se si genera ugualmente l'errore. Proviamo…
Se si tratta, per esempio, di un guasto per cui sospetto che possa essere un componente: -Ok, potrebbe essere quel componente. Proviamo: cambiamo SOLO QUEL COMPONENTE, togliamo solo quel componente, lasciamo tutto il resto uguale, facciamo i passaggi IDENTICI e vediamo che cosa succede.
E avanti di questo passo.
All'inizio questo può essere un lavoro piuttosto complesso, perché può richiedere moltissimi passaggi, perché è un lavoro molto rigoroso.
Ma nel corso del tempo questa si rivela essere - secondo me - sempre la strategia vincente, perché in questo modo si ha la piena sicurezza che l'errore, il guasto, il problema è in QUEL determinato punto e quindi lo si può risolvere *definitivamente* e con la sicurezza che non si ripresenti il problema.
Anziché mettersi a provare: -Vediamo se funziona questo, vediamo se funziona quello, vediamo cinque~sei cose contemporaneamente. Ecco: adesso funziona… ma qual era quella che non funzionava? Boh, vabbè: fidiamoci, lasciamo che funzioni.
Uhm, questo ragionamento… no: secondo me non va. Secondo me il ragionamento ideale è quello - appunto - per step successivi, dove possibile procedere a ritroso, cercare dei percorsi differenti, ma soprattutto metodicamente analizzare ogni singolo passaggio, soffermarsi su un passaggio, verificare se quel passaggio viene eseguito in maniera corretta, se viene eseguito in maniera corretta: -Ok, questo passaggio funziona: lo scartiamo e passiamo al successivo (o al precedente se si procede a ritroso).
Questo è il mio metodo d'indagine quando opero sul lavoro, quando faccio l'analisi di un computer, ma anche - non lo so - quando faccio l'analisi, per esempio, di un impianto elettrico, di una situazione di questo genere.
Cerco di procedere per gradi, per step successivi: questo è il mio modo di approcciare; ed ecco quindi la mia domanda: voi che tipologia di approccio utilizzate nell'analizzare un problema, un guasto, una disfunzione, qualcosa che riguarda il vostro lavoro? Utilizzate anche voi step successivi? Utilizzate step successivi dalla fine a ritroso?
Utilizzate step multipli? Fate una separazione metodica, ma poi intervenite seguendo un ordine casuale?
Non fate una separazione metodica e intervenite casualmente, cercando di trovare la soluzione, magari, analizzando solo i sintomi?
Oppure non lo so: avete qualche altro sistema per affrontare un problema, per risolvere una situazione? Parliamone nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene ragazzi: io sono Grizzly; come sempre vi ringrazio per essere arrivati (metodicamente e parte dopo parte) sino in fondo a questo vlog.
Se questo vlog vi è stato utile, vi ha intrattenuto, è riuscito a farvi pensare a una maniera differente per approcciare determinate situazioni, allora vi invito a mettere pollice-in-alto e condividerlo con i vostri amici, anche su WhatsApp o Telegram.
Vi ricordo - se non l'avete già fatto - di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ che ci piace così tanto, che tra l'altro aiuta a svolgere determinati step leggermente più velocemente.
Inoltre, se seguite il mio canale Telegram (lo trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda) riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video, e ricevere occasionalmente piccole curiosità e dietro le quinte riguardo ai video che devo realizzare.
Infine se c'è un argomento che vi piacerebbe io trattassi in #DdVotr, potete farmi sapere anche quello in un commento qua sotto.
Io sono Grizzly, questo è tutto, per cui come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 21 aprile 2019

VLOG 263: Dietro la grigliata (pasqua 2019)

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: io sono Grizzly; puntata pasquale.
Beh, probabilmente vi aspetta una due-giorni molto ricca di portate, per cui vediamo di mantenerci leggeri ma di parlare un po' - anche - di un argomento che ha a che fare proprio con questo periodo: infatti in questa fragrante puntata di Diario di Viaggio on the road ho intenzione di parlarvi delle grigliate.
Per cui accendete le braci e cominciamo il vlog: sale! Ehm, no scusate: SIGLA!
[♪♫♪]
Conosco uomini le cui capacità culinarie sono TALMENTE ASSENTI da non essere in grado neppure di bollirsi un uovo.
Purtuttavia, di fronte a un barbecue, queste persone - magicamente - diventano dei provetti Cracco della brace!
Ora, una grigliata è un momento di incontro per familiari, per amici, per parenti, per vedersi tutti assieme, per fare qualcosa di simpatico e divertente tutti assieme, che non è solo il principio di andare a mangiare qualcosa che in parte è crudo e in parte è BRUCIATO dalla brace.
Naturalmente l'idea è "tutto quello che sta nell'ambito circostante alla grigliata": andare in un posto, in campagna da qualcuno, in qualche zona particolare dove si sta all'aperto, si sta all'aria aperta, si lasciano scaricare i bambini, si accende la brace, si prepara da mangiare e poi si mangia tutti assieme, così, sui piatti e sui bicchieri…
… DI CARTA, perché mo' quelli di plastica non si possono più utilizzare! (Oppure di ceramica e poi giù tutti a lavare i piatti…)
Beh, devo dire che per esempio noi in protezione civile, essendo particolarmente abituati a lavorare in cucina, ogni volta che abbiamo fatto delle grigliate particolari ci siamo divertiti tutti assieme, ma siamo riusciti anche a gestirci in maniera piuttosto efficace. È capitato qualche anno fa di fare, per esempio, una grigliata nella casa di campagna di un amico.
La moglie un po' preoccupata dall'idea “Ma bisogna lavare le pignate, bisogna sistemare le cose” e allora noi le abbiamo detto: “Signora, guardi: lei intanto peli le patate che noi cerchiamo di fare il resto” proprio per distrarla: nel frattempo noi siamo arrivati a lavare completamente tutte le pignate, la griglia e tutto quanto, perché *siamo* *abituati* a fare questo come lavoro di cucina in protezione civile, quindi una cosa che abbiamo fatto molto rapidamente.
Ma guardare la grigliata per tutto il divertimento che c'è, sicuramente è qualcosa che dici “Wow che bello: una bella giornata tutti assieme, così, in campagna, all'aria aperta coi bambini che si scaricano, con gli adulti che possono divertirsi, fumare una sigaretta [non fumate, che fa male! ndG], bere un bel bicchiere di vino, parlare tutti assieme del più e del meno.”
Però guardando attentamente a quello che c'è dietro una grigliata, saltano fuori tante piccole e grandi cose che non è detto che siano del tutto positive.
Per esempio vi sono persone che non sanno cucinarsi un uovo, ma che riescono a gestire una grigliata; ci sono persone che non sanno cucinarsi un uovo e, anche davanti a una grigliata, quello che sanno fare è sedersi con un bel fazzoletto al collo, forchetta e coltello: DAI CHE SI MANGIA!
E quindi ci sono delle persone che dovranno occuparsi di:
  • ✓ procurare la roba da mangiare;
  • ✓ accendere la griglia;
  • ✓ andare a fare tutto quanto;
ed… ecco che già fare una grigliata, soprattutto se si è in tanti amici ma se si è in pochi quelli che - effettivamente - lavorano, può diventare un'occasione per divertirsi per tutti quanti, ma un'occasione per sgobbare maledettamente per qualcuno…
Ora per carità: alla fine della giornata il bilancio, sicuramente, è positivo, è stata una giornata in cui ci siamo divertiti tutti quanti, ma per qualcuno può essere una giornata veramente *massacrante*, cominciata - magari - il giorno prima andando a comprare la roba da mangiare da andare a grigliare, andando a ripulire il barbecue, andando a prendere il carbone (o la legna), a portarsi tutta l'attrezzatura, a caricarsi tutta la roba, a preparare le bevande, andare a comprare il vino etc.
E poi: caricare la macchina, prepararsi tutto quello che serve per andare - magari - in aperta campagna, dove non c'è NULLA, quindi bisognerà portarsi il tavolo, le sedie, la tovaglia, i piatti, le posate e la roba da mangiare, i condimenti e via discorrendo…
Se si tratta di andare a fare una grigliata di carne, bisognerà preparare la carne anche il giorno prima: metterla in concia nel «salmoriglio» e vedere che prenda tutti i sapori etc.
È un lavoro piuttosto complesso, un lavoro abbastanza complesso che - appunto - quello che viene da dire è “Sì, ok: è bello organizzare una grigliata tutti assieme, ma l'importante è che poi la grigliata non sia un'occasione di svago per tutti, e per quei poveri due~tre che sono i soliti amici che sanno cucinare diventa un lavoro massacrante cominciato il giorno prima preparando la grigliata e finito il giorno dopo, quando bisogna togliere il barbecue, ripulirlo, togliere tutta la roba, lavare il frigorifero, lavare i piatti, lavare tutte le pignate, lavare tutto quello che è stato utilizzato…”
Ecco che la grigliata diventa una cosa divertente se tutti quanti ci si può divertire, ma ognuno ci mette il suo impegno.
E devo dire che non sempre è così, quindi ecco la mia domanda: voi che tipi siete?
Vi capita di andare a fare grigliate con gli amici? Vi capita di andare a fare grigliate con gruppi molto grossi, magari con due~tre famiglie tutti assieme?
Siete persone che non sapete bollire un uovo? Siete persone che ve la cavate abbastanza bene in cucina e quindi ve la cavate anche nella gestione delle grigliate?
Siete Cracco della brace, anche se poi non sapete bollirvi un uovo?
Ma soprattutto: quando andate a fare delle grigliate, quello che poi vi resta è il bilancio positivo alla fine della giornata, o una quantità industriale di pignate da andare a lavare? Parliamone nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hasthag #DdVotr
Raccontatemi un po' come sono le vostre grigliate, raccontatemi un po' se ci ho beccato nel dire che ci sono quelle persone che sono costrette a fare i muli per tutti quanti, però alla fine si riesce comunque tutti quanti a divertirsi.
Oppure ditemi se non siete d'accordo, se comunque avete fatto solo grigliate in cui *tutti* *quanti* ci si divertiva, però ognuno metteva del suo per evitare che ci fosse il singolo mulo.
Sappiate che, di per sé, sì: a me è capitato di partecipare a grigliate dove ho cercato di dare una mano, perché ci stava solo UN MULO e cinquanta persone che aspettavano da mangiare con forchetta, coltello e tovagliolo, praticamente, eh!
Bene ragazzi: io sono Grizzly, anche per oggi abbiamo concluso questo breve viaggio; se volete darmi una mano a sparecchiare, vi ricordo di mettere pollice-in-alto e condividere questo vlog con i vostri amici, anche su WhatsApp o Telegram: in questo modo - automaticamente - si cominciano a lavare già un po' di pignate e mi si alleggerisce un po' il lavoro.
Vi ricordo - se non l'avete già fatto - di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ che ci piace così tanto, che - tra l'altro - contribuisce anche a togliere quel cattivo odore di brace consumata che si ha alla fine di una grigliata media.
Inoltre, se seguite il mio canale Telegram (lo trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda, bello caldo caldo!) riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video, e ricevere occasionalmente piccole curiosità e dietro le quinte riguardo ai video che devo realizzare.
Infine se c'è un argomento che vi piacerebbe io trattassi in #DdVotr, potete farmi sapere anche quello in un commento qua sotto.
Io sono Grizzly e questo è tutto (spero sia stato di vostro gradimento), per cui come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 14 aprile 2019

VLOG 262: Spirito di osservazione: rompicapo e puzzle

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: io sono Grizzly.
Io e Agatha Christie abbiamo una piccola cosa in comune: quello che abbiamo in comune io e Agatha Christie è il 1976.
Il 12 gennaio 1976 Agatha Christie ci ha lasciato e il 18 settembre 1976 sono nato io: questa è la piccola cosa che abbiamo in comune.
Ma dopodiché le nostre similitudini cominciano a divergere e abbiamo moltissime differenze; sicuramente quella più importante è che io ho adorato (ed adoro) il personaggio di Hercule Poirot, l'investigatore belga, mentre Agatha Christie lo detestava.
E - in qualche modo - il nostro investigatore (ed ex poliziotto a Spå) avrà a che fare con la puntata di oggi di Diario di Viaggio on the road, ma per il momento cominciamo: sigla!
[♪♫♪]

Se siete appassionati di giochi di pazienza o di rompicapo, ho il canale YouTube che fa per voi: lui è Christian, MrPuzzle: prima di cominciare link del canale sul doobly-doo e sulla scheda, andate e iscrivetevi. Sul suo canale troverete tantissimi giochi di pazienza e tantissimi rompicapo che vengono analizzati e vengono risolti, ma il bello - ovviamente - non è quello di dire “Ok: allora è un canale pieno di spoiler su come si risolvono i rompicapo.”
Sì, in parte sì, ma questo non toglie che fa delle analisi molto interessanti su quella che è la qualità costruttiva dei rompicapo che vengono analizzati e, in alcuni casi, alcuni rompicapo sono molto semplici da risolvere, ma il problema è che richiedono - comunque - moltissima abilità manuale, e quindi anche il fatto di conoscere la soluzione non è che dica...
“Ok, sì: che ci vuole? Bisogna rimettere assieme tutti i pezzi!”
Sì, ma il problema è *COME* riuscire a rimettere assieme tutti i pezzi: con una mano si tiene questo, con una si tiene quello, con una si tiene quello, con una si tiene quel… aspetta un attimo: io non ho cinque mani!
In altri casi si tratta anche di conoscere qual è il trucco alla base del rompicapo, perché può essere qualcosa di particolarmente inatteso e ci vuole molta logica per riuscire a capire qual è il ragionamento.
Il primo rompicapo che vi segnalo dal canale di MrPuzzle è qualcosa di molto particolare. Io lo conoscevo già da tempo, perché non è particolarmente «moderno»: sto parlando del Puzzle per Geni, primo video che vi lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda.
Tutto quello che abbiamo è - semplicemente - una scatoletta di legno (veramente molto ben fatta) che contiene dei pezzetti di legno.
Questa scatoletta è *piena*, però sul coperchio c'è un altro pezzetto di legno, di colore rosso, che va inserito dentro la scatoletta… sembra impossibile, eppure una soluzione c'è!
Ora, ammetto che conoscere la soluzione di un rompicapo può rovinare il modo che si ha di potersi mettere in sfida, ma ciò non toglie la bellissima analisi per la qualità del rompicapo e per la cura nei dettagli.
È il caso, per esempio, del rompicapo Chiave ed Anello: infatti quello che abbiamo è una semplice chiave in metallo con un anello (di ottone, se non ricordo male) che è inserito all'interno della chiave.
Scopo del rompicapo è tirare fuori l'anello: è molto semplice, anche perché guardandolo sono due pezzi di metallo, non è che ci sia chissa quale TECNOLOGIA ALIENA.
Riuscire ad arrivare alla soluzione richiede un ragionamento molto particolare e un giusto spirito di osservazione per tutti i dettagli, per ogni millimetro degli elementi che costruiscono questo puzzle, questo rompicapo.
Per cui il secondo video che vi segnalo è Chiave ed Anello, lo lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda: andate, dategli un'occhiata, scoprirete un rompicapo semplice eppure veramente molto simpatico.
E parlando di qualità per i dettagli, parliamo di un cubo…
Ora naturalmente quando si pensa a un rompicapo e a un cubo, la PRIMA COSA che viene in mente a tutti quanti, sicuramente, è il Cubo di Rubik.
Penso che tutti noi almeno una volta nella vita ci abbiamo sbattuto la testa contro per riuscire a risolverlo.
Bene, in questo caso il buon Christian ci parla di un cubo leggermente diverso dal Cubo di Rubik, che tra l'altro ha più di una soluzione possibile e anche delle varianti interessanti, ed è - secondo me - qualcosa anche di inatteso a prima vista.
Sto infatti parlando del Cubo Serpente, con una eccellente tecnica costruttiva, alcune soluzioni plausibili e - soprattutto - con la necessità non tanto di conoscere qual è la soluzione per risolvere il rompicapo, ma di avere una buona abilità manuale: conoscere la soluzione può sembrare uno spoiler, ma non basta conoscerla: bisogna anche saperla mettere in pratica.
Per cui l'ultimo video che vi segnalo è - appunto - il Cubo Serpente, lo lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda: andate e dategli un'occhiata, scoprirete un rompicapo veramente interessante.

E passiamo quindi all'argomento del giorno: leghiamoci un attimo a quello che ho detto all'inizio. Ho lavorato per un po' di tempo per un Internet Service Provider nazionale (che forniva - tra l'altro - connettività in ADSL); avevo un paio di colleghi che mi avevano soprannominato Poirot, per due motivi.
Il primo - sicuramente - per i baffi, che tra l'altro sono anche un mio omaggio all'investigatore belga.
E… piccola curiosità: tecnicamente Hercule Poirot è ‘nato’ con il romanzo “Poirot a Styles Court” del 1920, per cui - in realtà - no: Poirot non porta i baffi a manubrio.
La Christie ci dice che portava dei baffi rigidissimi alla militare; il problema è che nel 1920 i ‘baffetti rigidissimi alla militare’ che si portavano un po' in tutta Europa…
… erano i baffetti alla Hitler.
Diciamo che nelle «edizioni cinematografiche» è sembrata una cosa abbastanza fuori luogo da voler puntare su dei baffi che richiedono molta più cura: in fondo visto che (ci racconta la Christie) che era molto legato ai suoi baffi, ci teneva tantissimo, li curava, li pettinava etc... ci può stare il baffetto a manubrio.
Comunque dicevo: mi chiamano Poirot. Per i miei baffi, ma soprattutto per la mia capacità di risolvere le situazioni più ingarbugliate.
Una cosa mi piace molto di Poirot ed è il suo metodo d'indagine utilizzando le “piccole celluline grigie”, quindi il suo sistema di “Ordine e Metodo.”
Io sono una persona genericamente piuttosto disordinata, questo lo ammetto: è un mio limite. Ma sul lavoro riesco a essere particolarmente ordinato e metodico, questo per due motivi.
Il primo motivo è che nel disordine facilmente si possono perdere dei dettagli importanti.
Il secondo motivo è perché quando tu metti tutte le cose perfettamente in ordine e c'è un guasto, il guasto (il motivo del guasto e la sua soluzione) ti saltano davanti agli occhi da soli.
Per esempio anni fa fui mandato da un cliente a Ispica, che gli era stata attivata la ADSL già da 45 giorni, ma non era stato possibile far funzionare quella connessione ADSL: dal lato centrale funzionava tutto perfettamente, dal lato del cliente il router (che tra l'altro era fornito in comodato dal provider) non ne voleva sapere di funzionare.
Gli era stato cambiato il router già tre volte, ma non partiva quella connessione, tanto che ormai erano gli ultimi 15 giorni prima che il contratto sarebbe andato, definitivamente, in KO.
Mi avevano mandato la pratica come ‘ultimo appiglio’ sapendo la mia fama.
Mi sentii con il cliente telefonicamente, dopo aver letto tutta la pratica, parlai con lui per alcuni minuti facendogli delle domande che mi disse:
-Beh, devo dire che sino ad oggi queste domande non me le aveva fatte nessuno. Mi hanno detto che, ormai, stanno per disattivare il contratto.
E infatti io gli dissi:
-Sì, guardi, la società mi considera l'ultima spiaggia: se non riesco a venirne a capo io rinunciano e cancellano il contratto. Però io vorrei fare un tentantivo, perché ho un sospetto su una situazione. Le chiedo di fare una cosa: io adesso ho bisogno che lei mi stacchi il router…
E subito lui:
-Sì, ci ho provato: l'ho staccato e l'ho riattaccato decine di volte!
-No no no: non lo deve riattaccare! Lo stacchi e lo chiuda nell'armadio: domani mattina io devo arrivare e devo trovare il router chiuso nell'armadio. ASSOLUTAMENTE deve stare lontano dalla linea telefonica.
-Ah, ma non basta spegnerlo?
-No no no, proprio: lo tolga e lo metta nell'armadio, mi faccia questa cortesia e ci vediamo domani mattina.

Io mi sento col reparto tecnico, faccio fare una serie di modifiche ad alcuni parametri, a questo punto l'indomani mattina mi presento dal cliente, prendo il router: senza collegarlo alla linea gli cambio una serie di parametri, lo collego alla linea e riesco a far funzionare quell'ADSL dopo 45 giorni.
Quando sto configurando i computer che sono dentro quell'ufficio, arrivo al computer del cliente (come ultimo computer):
-Guardi… posso?
-Eh sì sì: si accomodi, prego. Niente da fare, vero?
-No no, ho finito: stanno navigando tutti quanti, mi basta solo configurare il suo e ho concluso.
Il cliente era sconvolto, mi voleva offrire la cena… delle situazioni particolarissime.
Perché avevo capito, guardando le carte e sentendo le risposte alle domande che avevo fatto al cliente, qual era lo sbaglio che era stato fatto da tutti quanti.
Ordine e Metodo, appunto; in realtà lo sbaglio era uno sbaglio «minore», era un errore insidiato in un parametro errato, che NESSUNO si aspettava che avrebbe dato quel problema, perché era un parametro che - generalmente - agli utenti non veniva attivato, ma in quel caso - visto che erano rare quelle attivazioni - era stato attivato, ma era stato attivato col valore sbagliato.
Purtroppo in 45 giorni nessuno aveva fatto caso a quel piccolissimo valore: sono i fatti che ti parlano, non sei tu che devi prendere una teoria e appiccicarla ai fatti. Devi ascoltare i fatti, vedere che cosa ti dicono i fatti e l'errore sta lì; l'errore NON È nella tua testa, è lì, nei dati, in quello che hai a disposizione.
Questo fu - comunque - uno dei miei casi più particolari, perché ormai (come ripeto) il provider c'aveva rinunciato: quando arrivò il mio rapporto di lavoro e vedevano che il cliente stava funzionando erano increduli anche dal provider.
Cambiarono anche alcune regole per attivare quella tipologia di contratti, proprio per evitare che si ripetesse lo stesso errore in giro per l'Italia.

Quindi diciamo che è stata una mia piccola grande soddisfazione ed ecco, quindi, la mia domanda: voi siete persone particolarmente disordinate?
Siete persone ordinate e sapete gestire la routine? Oppure magari sapete ‘trovare gli errori’ perché fate tentativi disperati fino a trovare quello che funziona?
Non riuscite a ‘trovare l'errore’ e rinunciate? Quando c'è qualcosa che non quadra, riuscite a capire che cosa non quadra con un semplice sguardo? Vi è capitato qualcosa come quello che è successo a me con questo cliente?
Non lo so: parliamone! Nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Ditemi un po' se vi è mai capitato di dover utilizzare le ‘piccole celluline grigie’ per risolvere una situazione in cui nessun altro riusciva a venirne a capo: è sempre una piccola grande soddisfazione, ovviamente.
Naturalmente sto parlando di quando si raggiunge la soluzione grazie al ragionamento, non quando si tratta di un colpo di fortuna: “Aspetta: provo a premere quest'interruttore. Ah, ecco: funziona!” Così non vale, dai!
Bene ragazzi: io sono Grizzly, se sono riuscito a intrattenervi fino a questo punto (e se ci sono riuscito: grazie alle mie piccole celluline grigie!) vi invito - come sempre - a mettere pollice-in-alto e condividere questo vlog con i vostri amici, anche su WhatsApp o Telegram, sempre metodicamente e facendo attenzione a dove state condividendo.
Vi ricordo - se non l'avete già fatto - di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ che ci piace così tanto; noterete - se usate l'attenzione - che non appena clickate sul bottone "Iscriviti", automaticamente vi arriverà questo Buon Profumo di Nuovo Iscritto™: Ordine e Metodo.
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Infine se c'è un argomento che vi piacerebbe io trattassi in #DdVotr, potete farmi sapere anche quello in un commento qua sotto.
Io sono Grizzly, questo è tutto, per cui come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 7 aprile 2019

VLOG 261: 2009-2019: dieci anni dal terremoto in Abruzzo #OperazioneNostalgia

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5 aprile 2009: domenica delle Palme
Eeehhh: comincia la settimana santa!
Bello, perché venerdì è l'ultimo giorno di scuola: sabato, domenica e lunedì c'è un maxi-ponte!
-Beh, venerdì bisogna accompagnare la nonna alla via crucis, che ci tiene tantissimo… ma non c'è problema!
-Sabato?
-Ci divertiamo con gli amici!
-Domenica?
-Domenica vengono tutti i parenti: un bel pranzo di pasqua tutti assieme con la zia, coi cuginetti… perché no?
-E lunedì?
-Lunedì *grigliatone*!
-Per pasquetta si fa il grigliatone... Oh: andiamo da te in campagna a Lucoli?
-Shì shì dranquilli: venite che ci divertiamo tutti!

Ok, però… a ragà: s'è fatta una certa. Domani è lunedì, sarà anche la settimana santa, ma si va a lavorare/si va a scuola, quindi…
Niente dai: buonanotte a tutti. Andiamo a dormire e ci vediamo domani a scuola o sul posto di lavoro, come sempre, giusto?
Giusto: buonanotte a tutti!

[boato]
Sto arrivando…
Risalgo dal profondo, dai luoghi dove regna il buio.
Arrivo e tu non puoi farci niente.
Stai dormendo, ti prepari a una giornata di scuola o di lavoro o di qualunque altra cosa che componga la tua vita.
Spero tu sia stato felice perché non lo sarai più per molto tempo, forse mai più…
Non ho nulla contro di te.
Io non ho una mente, non so pensare, non scelgo chi colpire:io arrivo dal profondo e basta.
Eccomi: sto violando la superficie!
Il mio furore risale gli edifici, apre ferite su mura vecchie di secoli, fa svenire palazzi interi e seppellisce i corpi.
Fragori nella notte. Urla di sirene. Pianti. Richieste d’aiuto soffocate dalle macerie. Vite che si spengono: tante, troppe.
Come sono arrivato me ne vado, ma l'eco della mia voce resterà ancora, a ricordarti sempre che sono qui.
Non avevo nulla contro di te.
In fondo, sono solo un terremoto.
[♪♫♪]

La notte tra il 5 e il 6 aprile 2009 alle 3:32, una scossa con Magnitudo Momento all'incirca di sei (e poco meno di 6 sulla scala Richter) colpisce l'Abruzzo e parte del Lazio.
Sapete cosa significa essere colpiti da un terremoto in piena notte?
Io ne ho una minima idea (proprio minima) perché la notte tra il 12 e il 13 dicembre 1990 a Siracusa, all'1:25 di notte, ci fu una forte scossa di terremoto: 5.6~5.7 sulla scala Richter (all'epoca non si misurava il Momento Sismico). Poco più di 45 secondi, che è una scossa lunghissima.
La mattina del 6 aprile all'alba, alle 05:20, esco dalla doccia, sto aspettando che si faccia il caffè, accendo la televisione, metto su Canale5 (su "PrimaPagina") e vedo «Edizione Straordinaria Abruzzo» e immagini *ALLUCINANTI* che venivano da quello che era successo - praticamente - un paio d'ore prima.
Ci avevano consegnato da pochissimo la cucina mobile: da poco più di un mese, praticamente (alla fine di febbraio); dovevamo preparare l'inaugurazione: volevamo fare una festa il 25 aprile (o il primo maggio) con il Comune di Siracusa, doveva venire il vescovo, dovevano venire tutte le autorità, facevamo un pranzo con tutti i siracusani…
La cucina è partita il tardo pomeriggio del 6 aprile e ha viaggiato tutta la notte, arrivando il 7 aprile intorno alle tre del pomeriggio in Abruzzo, dove è stata portata a Palmbaia, a Tornimparte (in provincia de L'Aquila), dove è stato realizzato il campo della Regione Sicilia.
Quest'anno sono tornato a Palombaia, così, en-passant: giusto per vedere come sono cambiate le cose in dieci anni, giusto per vedere un po' di *normalità*, perché il mio ricordo de L'Aquila, il mio ricordo di Palombaia era quello della città danneggiata e del campo di terremotati.
Sono andato a vedere un pochino di sana normalità: sono andato a vedere un campo sportivo.
Vi lascio con queste immagini, ringrazio Zelcor per averci voluto raccontare un terremoto "dal proprio punto di vista" e La Locanda della Tormenta per aver prestato la sua voce a questo piccolo esperimento, che spero abbiate gradito.
Grazie e ci vediamo alla prossima puntata: ciao a tutti.

Tornimparte, provincia de L'Aquila, Palombaia.
Questo è il campo sportivo… qui c'era il campo terremotati della Regione Sicilia: adesso è un cantiere, anche se il cancello è aperto.
Allora: lì sotto ci sono i bagni… (mi metto così: mi metto anche a favore di sole); dietro di me ci sono i bagni e la cucina era lì. Faccio passare, magari, qualche foto, se la trovo.
E il campo era il campo tende che ospitava i terremotati.
Siamo al primo aprile 2019: sono passati dieci anni, naturalmente il campo è completamente rinnovato; quella struttura - dove ci sono i bagni, dove ci sono gli spogliatoi - è completamente ristrutturata, è stata completamente rifatta.
Io dieci anni fa ero qui… esattamente dieci anni fa. Sono voluto tornare per vedere come è cambiata la terra, come è cambiata questa terra negli ultimi dieci anni.
Son voluto venire a vedere di nuovo, a distanza di dieci anni, per portare questa piccola testimonianza.
Adesso sto tornando verso l'auto: lungo questa strada si arriva alla scuola media, dove c'era il COC di Tornimparte, e questo è il mio piccolo ricordo del terremoto del 2009.

Questo è tutto: grazie a Zelcor e a La Locanda della Tormenta per averci voluto citare e raccontare in una maniera un po' particolare il terremoto e ci vediamo al prossimo video.