domenica 9 giugno 2019

VLOG 270: Le classi del fuoco (e come trattarle)

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: io sono Grizzly.
Oggi vorrei parlarvi della classificazione del fuoco in base al combustibile, ossia vorrei parlarvi delle cosiddette ‘classi di fuoco’: quest'argomento è stato scelto di separarlo da quello degli estintori anche grazie a voi, che avete votato sul canale Telegram se fosse il caso di realizzare l'ultimo video sul fuoco (quindi classi di fuoco ed estintori) tutto assieme, o se di separare le classi di fuoco in un video e gli estintori nel prossimo video.
Motivo in più per ricordarvi che ho un canale Telegram, che potete seguirmi anche su quel canale, perché - innanzi tutto - se lo fate riceverete una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video e riceverete anche (occasionalmente) piccole curiosità e dietro le quinte riguardo ai video che devo realizzare. Ma soprattutto, ogni volta che vado a realizzare un piccolo sondaggio (come in questo caso) potrete anche partecipare attivamente al canale.
Detto questo, come dicevo: questa puntata di Diario di Viaggio on the road è dedicata alle classi di fuoco, per cui cominciamo: sigla!
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Il triangolo del fuoco è completo, dunque la combustione è in atto. La parte visibile della combustione (la fiamma) la vediamo e… la fiamma è sempre quella, dunque il sistema che dobbiamo utilizzare per spegnere le fiamme (per spegnere il fuoco) è sempre lo stesso, giusto?
Beh… quasi!
Sì: è vero che se abbiamo il fuoco vuol dire che il triangolo del fuoco è completo e se vogliamo spegnere il fuoco dobbiamo intervenire su almeno uno dei lati del triangolo (se  possibile anche su più di uno). Il problema è che vi saranno delle tecniche che possono essere più efficaci, vi saranno delle tecniche che possono essere meno efficaci, vi saranno delle tecniche che in determinate situazioni possono non solo NON ESSERE efficaci, ma addirittura possono rivelarsi DELETERIE.
Per esempio tipicamente usiamo l'acqua per spegnere il fuoco (gettiamo acqua sul fuoco), purtuttavia se riscontriamo delle temperature che sono molto elevate (diciamo sopra i 1300°C) non possiamo usare tanto facilmente acqua per spegnere il fuoco, perché l'acqua se viene gettata su delle cose, come un incendio che ha una temperatura molto elevata (sopra i 1300°C) può decomporsi spontaneamente in idrogeno e ossigeno, ragion per cui questo si rivelerebbe inutile, se non - appunto - DELETERIO, perché noi avremmo del fuoco, ci gettiamo acqua e VEDIAMO DELLE PALLE DI FUOCO!
Può variare la tipologia di comburente, quindi ci possono essere dei comburenti come l'ossigeno, che possiamo cercare di “spostare” per esempio immettendo un gas inerte come il diossido di carbonio, ma ci possono essere delle sostanze che “fanno da comburente” offrendo ossigeno alla combustione direttamente «mescolate» con il combustibile: per esempio nella polvere da sparo il nitrato di potassio agisce da comburente fornendo ossigeno alla combustione, quindi lo fornisce indipendentemente dal fatto che nell'ambiente circostante ci sia ossigeno.
E infatti la polvere da sparo funziona anche in assenza di ossigeno circostante, per cui sì: i petardi possono scoppiare anche se sono sott'acqua.
(non provateci a casa: i miei orsetti ringraziano!)
La cosa che può variare maggiormente in un incendio sicuramente è il combustibile: ci sono combustibili che sono molto buoni, possono bruciare molto velocemente, possono propagare la fiamma molto velocemente; ci sono combustibili che possono propagare la fiamma molto più lentamente; ci sono combustibili che - magari - richiedono determinate condizioni di temperatura, di pressione e di umidità etc. per potersi innescare e quindi per poter propagare la fiamma; per cui è soprattutto in base alla tipologia di combustibile che noi avremo una determinata reazione e quindi avremo un determinato comportamento da tenere per poter spegnere il fuoco.
Infatti gli incendi - generalmente - vengono classificati in base alla tipologia di combustibile che è coinvolto: quando si tratta - eventualmente - di una «miscela di combustibili», da quello che rappresenta il combustibile presente per la maggior parte: per esempio se abbiamo una catasta di legno con qualche spruzzata di benzina sopra, considereremo che il combustibile principale non è la benzina bensì il legno.
Ecco quindi che abbiamo le classi di fuoco: le classi di fuoco sono cinque (una volta erano sei), sono identificate da una lettera dell'alfabeto in base, appunto, alla quantità maggiore di combustibile che viene coinvolto.

La prima classe di fuoco che analizziamo è la ‘Classe A’: riguarda i combustibili solidi (per esempio il legno, la carta, la gomma: situazioni di questo genere), è il classico incendio di sterpaglie, come quelle secche che ci sono qua intorno, che quest'estate sicuramente prenderanno fuoco se non saranno tagliate e curate.
Ora, questa tipologia di incendio si sviluppa sia con fiamme vive, sia si può sviluppare anche semplici braci ardenti, a seconda della tipologia di combustibile, a seconda della quantità di combustibile, a seconda della tipologia di comburente, a seconda delle temperature; in fondo conosciamo il fenomeno della brace.
Quando noi facciamo una grigliata, accendiamo il fuoco ma non è che poi cuciniamo direttamente sulla fiamma viva: facciamo in modo di avere delle braci roventi nel «braciere» (appunto!) e poi utilizziamo la brace per cucinare.
Sui combustibili solidi, sui fuochi di classe A si può intervenire con tantissime sostanze: possiamo intervenire con l'acqua, possiamo intervenire con le polveri, possiamo intervenire con dei gas inerti come il diossido di carbonio per spostare il comburente, possiamo - veramente - utilizzare la qualsiasi cosa; in fondo gli incendi di classe A sono quelli più diffusi: sono - per esempio, appunto - gli incendi boschivi, gli incendi di sterpaglie, ma anche gli incendi che coinvolgono oggetti solidi: un incendio di un veicolo, l'incendio di una casa… coinvolge soprattutto combustibili solidi.

La seconda classe di fuoco è la ‘Classe B’, concerne gli incendi di combustibili liquidi (per esempio benzina, per esempio alcol: situazioni di questo genere).
In questo caso la fiamma si sviluppa soprattutto sulla superficie del liquido, perché la superficie è la parte che è esposta al comburente e che è quindi quella nella quale si può sviluppare la fiamma.
Questa tipologia di incendio - di solito - non viene attaccata con l'acqua perché spesso moltissimi combustibili liquidi risultano essere più leggeri dell'acqua, quindi immettendo acqua nel sistema il combustibile galleggerebbe sopra l'acqua e questo non servirebbe a molto; inoltre spruzzando acqua direttamente (perpendicolarmente) sul combustibile quello che si rischia è di far schizzare il combustibile da tutte le parti AUMENTANDO la superficie esposta e quindi diffondendo ancor di più la fiamma!
In questo caso quello che si cerca di fare è di intervenire sulla superficie del combustibile per separare il combustibile dal comburente, quello che si fa - tipicamente - con i prodotti schiumogeni: si copre la superficie del combustibile con una schiuma che separa il combustibile dal comburente.

Terza classe di fuoco, la ‘Classe C’: gli incendi che coinvolgono combustibile gassoso.
In questo caso abbiamo bisogno di intervenire in due modi: da una parte - sicuramente - cerchiamo di attaccare il fuoco raffreddando (spegnendo il fuoco), ma dall'altra dobbiamo anche intervenire TOGLIENDO LA SORGENTE DI COMBUSTIBILE, altrimenti nel momento in cui dovessi spegnere il fuoco, continuerei a immettere combustibile in un ambiente e mi basterebbe una scintilla per peggiorare la situazione con una deflagrazione.
Ragion per cui avremo una tipologia d'intervento che concerne l'uso - non so - di polveri, di gas inerti… eventualmente anche di acqua: non tanto per il fuoco, quanto - in questo caso - utilizzeremo l'acqua vaporizzata per raffreddare i tubi, ma soprattutto per raffreddare eventuali serbatoi di gas, eventuali bombole di gas; in questo modo eviteremo - soprattutto - il rischio di scoppio del contenitore (quindi il rischio di scoppio della bombola o del serbatoio di gas).

Abbiamo visto combustibili solidi, liquidi e gassosi. Cosa ci resta? Beh, direi che ci resta la quarta classe di fuoco, la ‘Classe D’: i combustibili metallici.
È una tipologia di combustibile *estremamente* complesso da trattare e richiede una scelta di materiali estinguenti molto precisa: per esempio abbiamo, tra i combustibili metallici, (non so) il sodio o il litio. Un esempio fatto non a caso, perché il sodio e il litio possono reagire molto violentemente a contatto con l'acqua.
Ecco quindi che un incendio che coinvolge del sodio o del litio SICURAMENTE non va trattato con l'acqua! In questo caso (quando si tratta di combustibili metallici, di fuoco di classe D) si utilizzeranno delle polveri, delle polveri molto speciali che possano procedere a soffocare la fiamma separando il combustibile dal comburente e cercando, eventualmente, di ridurre le reazioni che può avere il combustibile a contatto con l'aria (a contatto con le altre sostanze).
Per esempio nel caso dell'incendio di Chernobyl, sul reattore in fiamme fu gettata della sabbia contenente moltissimo boro, perché non solo agiva abbassando la temperatura e soffocando le fiamme, ma soprattutto in questo caso il boro agiva come «moderatore», rallentando la velocità dei neutroni e quindi riducendo la reazione nucleare che manteneva la temperatura molto elevata.

Seguirebbe la ‘Classe E’ per quanto concerne gli incendi elettrici, ma negli ultimi anni la classe E è stata abrogata, perché gli «incendi elettrici» in realtà sono incendi che, pur coinvolgendo impianti elettrici, possono sempre venire classificati nella classe A o nella classe B (in cui abbiamo ANCHE il rischio della corrente elettrica), per cui - semplicemente - utilizzeremo tendenzialmente le stesse sostanze per un incendio di classe A o di classe B, ma considerando che alcune sostanze, come l'acqua o gli schiumogeni a base di acqua, potrebbero non essere adatte: dobbiamo utilizzare una sostanza estinguente che abbia una caratteristica di «isolante elettrico».

Per cui veniamo alla vera e propria quinta classe di fuoco, che è la ‘Classe F’: parliamo di incendi di oli combustibili di origine animale o vegetale, ossia del cosiddetto “incendio dell'olio di cucina”.
C'è una certa differenza rispetto all'incendio di classe B, e la differenza è dovuta dal fatto che in un incendio di classe B non necessariamente tutto il combustibile è ad elevata temperatura, mentre nell'incendio di classe F spesso il combustibile è *tutto* *quanto* ad una elevata temperatura.
Per esempio l'olio nella padella può innescarsi spontaneamente se la sua temperatura supera la temperatura di innesco spontaneo. E nel momento in cui s'innesca, tutto l'olio nella padella è - comunque - a una elevata temperatura, ragion per cui EVITEREMO ABBONDANTEMENTE di utilizzare l'acqua su un incendio di olio di cucina: perché nel momento in cui mettessimo anche una piccola quantità di acqua, questa si VAPORIZZEREBBE ISTANTANEAMENTE, facendo praticamente *deflagrare* l'olio (facendo esplodere l'olio) lanciando l'olio incendiato in tutte le direzioni.
E di nuovo, come si fa con gli incendi di classe B cercheremo di agire soffocando il fuoco: quando si tratta di una semplice padella gli mettiamo il coperchio sopra (togliamo l'ossigeno); quando si tratta di una situazione un pochino più complessa, allora cercheremo di utilizzare qualcosa di simile, per esempio utilizzeremo uno schiumogeno, che copre la superficie del liquido e in questo modo la separa dal comburente e cerca di soffocare la fiamma.
Ma soprattutto dovremo usare l'attenzione necessaria al fatto che poi abbiamo a che fare con una sostanza che - anche quando è spenta - è comunque a una ELEVATA TEMPERATURA: da una parte potrebbe reincendiarsi, dall'altra anche se non si reincendia, potrebbe schizzare e potrebbe ferire le persone.

Dunque queste erano le classi di fuoco (‘A’, ‘B’, ‘C’, ‘D’… ‘F’!) in base alla tipologia di combustibile, e quali sono le tecniche di attacco più diffuse in base alla classificazione del fuoco.
Voi le conoscevate, ne avevate sentito parlare? Avete altri dubbi che concernono determinate tipologie di combustibile, o determinate tipologie di fuoco?
Ci sono altre domande che volete farmi sull'argomento? Parliamone! Nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene: con questo vlog spero di essere riuscito a mettere ulteriore chiarezza sull'argomento “fuoco”, se ce l'ho fatta - come sempre - vi invito a mettere pollice-in-alto e condividere questo vlog con i vostri amici, anche su WhatsApp o Telegram.
Vi ricordo - se non l'avete già fatto - di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ che ci piace così tanto, che - tra l'altro - NON È INFIAMMABILE!
Inoltre, se seguite il mio canale Telegram (lo trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda) riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video, e ricevere occasionalmente piccole curiosità e dietro le quinte riguardo ai video che devo realizzare (oltre a poter - eventualmente - partecipare ai sondaggi che pubblico sul canale).
Infine se c'è un argomento che vi piacerebbe io trattassi su #DdVotr, potete farmi sapere anche quello in un commento qua sotto.
Io sono Grizzly e questo è tutto, per cui come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 2 giugno 2019

VLOG 269: Storia degli estintori #OperazioneNostalgia

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Benvenuti nel mio ufficio, viaggiatori: io sono Grizzly e questo è il mio estintore.
È un estintore a polvere da 6kg: rappresenta un efficientissimo strumento per contrastare i principi di incendio prima che il fuoco si diffonda; ci sono molte misure di estintori, come per esempio questo, che è un piccolo estintore da 1lt, che può essere molto comodo da tenere in auto, per esempio (anche se io, in auto, ho un estintore a polvere da 6kg)
E infatti mi è servito già alcune volte. Una - addirittura - è stata filmata: se non l'avete vista, vi lascio il video sul doobly-doo e sulla scheda. E sì, compare anche nella sigla: è nel parcheggio di un centro commerciale.
Questo può essere utile in caso di principio d'incendio in auto, ma un estintore da 1lt dura praticamente un paio di secondi, mentre quest'estintore arriva a durare quei 10~12 secondi, quindi ha la possibilità di spegnere un principio d'incendio anche se comincia già ad estendersi.
Ovviamente quest'estintore è un estintore “moderno”, utilizza una polvere molto particolare: non è bianca (o gialla), è di colore AZZURRO, perché questa polvere a contatto con un'elevata temperatura rilascia - tra l'altro - azoto (contiene dei componenti a base di ammoniaca, che rilasciano azoto) per allontanare l'ossigeno, quindi non solo procede separando il combustibile dal comburente perché lo «copre», ma anche proprio interviene allontanando l'ossigeno grazie alla presenza dell'azoto.
Ma ovviamente non sempre gli estintori hanno funzionato in questo modo, anzi rispetto alla vita dell'uomo (alla STORIA dell'uomo) l'estintore è un'invenzione piuttosto recente: diciamo gli ultimi trecento anni all'incirca, ma gli ultimi cento anni (l'ultimo secolo) per quello che concerne gli estintori moderni, più simili a questo.
Bene! Oggi ripercorreremo velocemente la storia degli estintori portatili, in questa puntata di Diario di Viaggio on the road #OperazioneNostalgia
[♪♫♪]

Nella storia dell'uomo il principale strumento per cercare di contrastare i principi d'incendio è stato - soprattutto - un secchio pieno d'acqua.
Già dal 1700 abbiamo le prime testimonianze di rozzi contenitori con una sorta di pompa manuale per l'acqua.
Per vedere quello che possiamo considerare il vero e proprio ‘antenato’ dell'estintore portatile dobbiamo arrivare al 1723, con il chimico Ambrose Godfrey, che ha brevettato un'idea sicuramente rivoluzionaria per l'epoca.
Ambrose Godfrey ha costruito un estintore portatile prendendo una botticella di legno piena di acqua e mettendo all'interno di questa botticella un grosso mortaretto.
Fondamentalmente quello che succedeva è che, una volta che veniva innescato il mortaretto, la sua deflagrazione avrebbe fatto scoppiare il contenitore, lanciando l'acqua sul fuoco.
Se fate confusione su deflagrazione, detonazione e scoppio vi lascio un video linkato sul doobly-doo e sulla scheda, così gli date un'occhiata: spiega per bene cosa sono le varie esplosioni.
Abbiamo avuto anche testimonianza di situazioni nelle quali l'estintore di Godfrey è stato utilizzato con un discreto successo.
Purtuttavia si è cercato sempre di migliorare la situazione, soprattutto di costruire qualcosa che fosse più semplice da trasportare e da potersi utilizzare, ed ecco che nel 1813 George William Manby inventa quello che possiamo considerare il primo vero e proprio «estintore pressurizzato»: si trattava di un contenitore di rame (da circa 12lt) che conteneva una miscela di acqua e potassa che era stata pressurizzata attraverso - semplicemente - aria compressa.
Da Manby in poi non è che siano cambiati tantissimo gli estintori: stiamo parlando - comunque - di un contenitore in pressione che contiene un liquido (o una sostanza) che serve a spegnere gli incendi.
Naturalmente non sempre sul fuoco è possibile gettare semplicemente acqua: ci sono situazioni nelle quali «gettare acqua sul fuoco» può essere più pericoloso, per esempio quando si parla di incendio di una sostanza infiammabile *liquida*.
In questi casi la maniera efficiente per intervenire è quella di utilizzare uno schiumogeno: una sostanza che separi la superficie del combustibile dal comburente.
Nel 1860 cominciano a diffondersi i primi agenti schiumogeni nella cosidetta accoppiata «soda-acido», però dobbiamo arrivare al 1904 in Russia, grazie ad Aleksandr Loran [Александр Лоран] per vedere il primo vero e proprio «estintore portatile ad agente schiumogeno».
L'estintore di Loran è composto da un contenitore metallico che contiene una soluzione acquosa di carbonato di sodio; al suo interno c'è UN ALTRO contenitore che contiene solfato di alluminio.
Quando si *CAPOVOLGE* l'estintore, questo cosa fa? Provoca la miscelazione delle due sostanze, quindi si crea della schiuma e la reazione produce anche CO₂ (diossido di carbonio) che mette in pressione il contenitore; a questo punto aprendo una valvola è possibile far uscire la schiuma (grazie alla pressione della CO₂).
Anche dell'estintore di Loran abbiamo - storicamente - una testimonianza di funzionalità ed efficienza: fu provato con successo su una vasca di nafta in fiamme.
L'uso degli estintori a schiumogeno, come quelli inventati  da Loran (o comunque con situazioni similari), si è diffuso nel corso del tempo: sono state utilizzate delle formule differenti per produrre lo schiumogeno, si sono inseriti degli additivi particolari… uno degli additivi più diffusi nell'ambito degli estintori a schiumogeno nel corso del tempo - tra l'altro - è stato estratto dalla pianta della liquirizia.
Nel 1911 la Pyrene Manufacturing Company realizza un estintore che contiene un liquido a base di tetracloruro di carbonio (o “Tetra”): si tratta del primo vero e proprio estintore ad halon; sono dei liquidi estinguenti che si sono diffusi nel corso del tempo, grazie a delle caratteristiche molto importanti di efficienza e della possibilità di intervenire su diverse tipologie di incendi.
Abbiamo avuto degli estintori che erano molto semplici: alcuni - addirittura - con una pompa manuale, che (come quelli ad acqua del 1700) però, dato che c'era una pompa manuale che lanciava il liquido sull'incendio, erano molto semplici da ricaricare.
Nel 1924 la Walter Kidde Company realizza il primo estintore a CO₂: è un contenitore che contiene gas CO₂ compresso e liquefatto.
È stato realizzato su espressa richiesta dalla Bell Telephone perché serviva uno strumento per poter contrastare i principi di incendio all'interno delle centrali telefoniche, quindi serviva un estintore che contenesse un fluido o una sostanza adatta a contrastare i principi di incendio che non danneggiasse gli impianti elettrici.
Nel 1928 viene realizzato il primo estintore a polvere: l'estintore è un contenitore che contiene polvere di bicarbonato di sodio (con alcuni additivi per evitare che assorba umidità) e una capsula di CO₂ che serve a mettere in pressione l'estintore sul momento dell'uso.
Praticamente l'uso avviene in due passaggi: prima di tutto si gira un rubinetto che fora la capsula di CO₂, mettendo il contenitore in pressione, subito dopo si preme la maniglia dell'estintore e questo espelle la polvere.
Per curiosità: questa tipologia di estintore si definisce «estintore a polvere a pressione ausiliaria».
Il funzionamento è simile a quello della bottiglia del seltz, semplicemente.
Nel 1969 negli stabilimenti ‘Montecatini’ di Porto Marghera (VE) viene realizzato il “fluobrene” (o “Halon 2402”) che viene sperimentato - con successo - per la gestione degli incendi nell'ambito automobilistico: viene utilizzato - per esempio - a Monza e a Hockenheim.
E - tra l'altro - gli estintori a fluobrene furono utilizzati con successo proprio durante il gravissimo incidente di Monza del 1978.
Nel corso degli ultimi anni molti prodotti halon sono stati banditi, perché
  • o sono risultati essere delle sostanze tossiche
  • o risultano essere dei Cloro-Fluoro-Carburi [CFC] e quindi - comunque - possono danneggiare la fascia d'ozono.
Vi sono tuttavia delle situazioni dove si utilizza ancora l'halon come prodotto antincendio, per esempio nell'ambito avionico o in alcuni ambiti militari.
Naturalmente al giorno d'oggi gli estintori sono migliorati tantissimo, adesso abbiamo - soprattutto - estintori a polvere e a CO₂ che sono molto funzionali e molto efficienti, abbiamo estintori idraulici (quindi estintori a base di acqua), abbiamo sistemi antincendio molto intelligenti, per esempio abbiamo sistemi antincendio a gas inerti (come argon o azoto) che vengono utilizzati in quelle situazioni in cui sia necessario avere a disposizione un gas che tolga completamente il comburente, senza danneggiare ciò che si trova all'interno dell'ambiente: per esempio abbiamo sistemi di estinzione degli incendi ad argon nelle grandi librerie, nelle grandi biblioteche e nei musei.
Bene ragazzi: io sono Grizzly, questo era #OperazioneNostalgia
Come sempre vi invito a mettere pollice-in-alto, condividere questo vlog, iscrivervi al canale, noi ci vediamo alla prossima puntata: ciao a tutti!

domenica 26 maggio 2019

VLOG 268: Pericolo dal fuoco - il fumo

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: io sono Grizzly.
Andiamo in Austria: è giorno 11 novembre 2000, siamo a Kaprun (vicino Salisburgo), è una località sciistica molto rinomata: ci sono le piste del ghiacciaio di Kitzsteinhorn.
C'è una funicolare alpina che porta dal paese di Kaprun in quota, sulle piste da sci: è una funicolare lunga quasi quattro km (3,8km) e alle nove del mattino ci sono 161 passeggeri a bordo del convoglio.
Il convoglio si blocca in galleria e scoppia un incendio.
In questo incendio moriranno 155 persone e se ne salveranno soltanto dodici.
Dodici pressoché incolumi, perché hanno fatto qualcosa di diverso dalle altre 155 persone.
Oggi, in questa puntata di Diario di Viaggio on the road continuiamo a parlare del fuoco e analizziamo il più importante pericolo legato al fuoco: il fumo.
Per cui cominciamo il vlog: sigla!
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Da Kaprun per arrivare sul ghiacciaio, sulle piste da sci, ci sono due possibilità: una è la classica telecabina, l'altra è una funicolare alpina molto bella, molto moderna.
La telecabina impiega 13 minuti per percorrere i 3,8km che dal paese portano in quota, la funicolare ne impiega nove minuti: si muove a una velocità di 25km/h, quindi è preferita da molti perché è molto più veloce.
Quella mattina dell'11 novembre 2000 alle nove, 160 persone trovano posto sul convoglio della funicolare (161 se consideriamo l'operatore), quando il convoglio entra nel tunnel per circa 500~600 metri, improvvisamente il convoglio si blocca, perché si blocca l'impianto frenante e, lentamente, il convoglio viene avvolto dalle fiamme: scoppia un incendio.
Le persone che sono a bordo di questo convoglio, 161 persone, cercano *disperatamente* di uscire dal convoglio spaccando i vetri con i bastoncini da sci (perché non c'è un comando di ‘Apertura di Emergenza’).
Qualcuno riesce a spaccare un finestrino e - piano piano - le persone cominciano a uscire.
A questo punto c'è una difficile scelta da fare: l'incendio si è sviluppato nella cabina di coda del convoglio, il convoglio è in salita, quindi hai due possibilità, una volta che sei uscito: salire per quasi 2km per allontanarti dalle fiamme, o scendere di 600mt per raggiungere il fondo del tunnel, però scendendo significa che dovrai passare - praticamente - davanti alle fiamme.
Dodici persone scendono. Quasi senza nemmeno pensarci (ma c'è un motivo).
Dodici persone scendono, passano davanti all'ultima parte del convoglio che è in fiamme, arrivano in fondo al tunnel (a 600mt più in basso) camminando con difficoltà, perché c'è una scaletta di emergenza inclinata di 30 gradi, e bisogna percorrerla con gli scarponi da sci: è una cosa di una difficoltà assurda!
Eppure ci riescono: queste 12 persone arrivano in fondo al tunnel, arrivano all'aria aperta; sono spaventati, ma sono vivi, sono praticamente incolumi.

149 persone - invece - cercano di allontanarsi dal convoglio salendo, verso l'alto.
Due persone sono sull'altro convoglio (quello che stava scendendo): sono l'operatore e un turista; sono a quasi 1,5km di distanza dall'incendio.
Quel convoglio non viene coinvolto dall'incendio.
Quattro persone si trovano nella stazione di arrivo (a 2,5km), dove c'è il centro commerciale, dove c'è il ristorante.

Sono 155 persone, moriranno *TUTTI*
155 morti: la più grave strage in Austria in tempo di pace.
Ci ha parlato di questa strage il documentario del National Geographic “Seconds from disaster” (in italiano: “Quei secondi fatali”): se non avete visto quella puntata vi consiglio di recuperarla, se la trovate - per esempio - sulla vostra piattaforma di streaming preferita, perché è *VERAMENTE* molto interessante.
Oggi noi ci soffermeremo ad analizzare espressamente il motivo per cui 155 persone sono morte e 12 persone sono sopravvissute praticamente incolumi.
Partiamo dall'analisi finale dei fatti: il convoglio che si è incendiato è il convoglio che stava salendo lungo la montagna.
È stato *completamente* avvolto dalle fiamme: si trovava a 600mt dall'imbocco inferiore del tunnel; l'alluminio stesso che lo componeva si è fuso, le rotaie si sono piegate, ma è stato L'UNICO PUNTO coinvolto dall'incendio: l'altro convoglio (a quasi 1,5km di distanza) non è rimasto coinvolto nell'incendio (non direttamente: non ci sono state fiamme).
Nel ristorante non ci sono state fiamme.
Le 149 persone che erano a bordo del convoglio (che sono morte) erano riuscite ad aprire le porte, erano riuscite ad uscire dal convoglio: alcune persone sono state trovate - mediamente - a 15mt dal convoglio. Una a una sessantina di metri; la persona che era più lontana dal convoglio è stata trovata a 142mt dal convoglio.
Solo il convoglio stava bruciando. Queste persone sono salite lungo il tunnel, allontanandosi dal treno, allontanandosi dal fuoco… eppure sono morte. Stiamo parlando di sportivi, di persone molto allenate.
Dodici persone si sono salvate e 155 no: che cosa hanno fatto di diverso 12 persone, rispetto alle 155?
Tra le 12 persone che si sono salvate c'è un vigile del fuoco volontario (uno che da 25 anni fa il vigile del fuoco volontario) che - quando vede il fuoco in un tunnel inclinato - la prima cosa che fa, e che la fa meccanicamente, è quella di pensare: “Il fumo va in alto: DOBBIAMO ANDARE VERSO IL BASSO!”
Loro sono scesi, avvicinandosi a 600mt più in basso all'ingresso del tunnel, da dove continuava a entrare aria fresca.
Tutti gli altri sono saliti, cercando di allontanarsi dal fuoco e seguendo lo stesso percorso dei gas tossici della combustione, della nuvola di fumo nero che è arrivata fino al ristorante, saturando il ristorante e il centro commerciale, l'intera stazione.
Erano lontani dal fuoco e sono morti INTOSSICATI DAL FUMO.
Il fuoco… (vi ricordate il Triangolo del Fuoco?) ha bisogno di COMBURENTE: il tunnel aperto in basso e le porte di emergenza aperte in alto, quando è saltata la luce e le persone sono scappate lasciando le porte aperte, hanno fatto diventare il tunnel un gigantesco camino.
Dal basso continuava a entrare aria fresca e continuava a entrare ossigeno: ossigeno che ha dato possibilità alla combustione del convoglio di svilupparsi sino all'estremo (sino a sviluppare temperature altissime), e chi cercava di scappare dal fuoco lo faceva seguendo la strada non solo del fumo, ma di TUTTI i gas di combustione.
Sotto entrava ossigeno, sopra ossigeno non ce n'era più: era tutto quanto consumato dal fuoco.
Perché a uno quello che gli viene da pensare è: “BISOGNA ALLONTANARSI DAL FUOCO!”
E invece prima di tutto, prima ancora di pensare che bisogna allontanarsi dal fuoco, bisogna pensare a qual è la direzione che prenderà il fuoco, qual è la direzione che prenderà il fumo, e cercare di EVITARE quella direzione.
Quello che rappresenta il più grave pericolo di un incendio non è il fuoco in sé: sono i gas tossici, il fumo.
Quattro persone sono morte nel ristorante (nella stazione di arrivo) a 2,5km dall'incendio.
E ve lo ripeto: ha bruciato solo il convoglio, ci sono quattro persone che sono morte… A DUE CHILOMETRI E MEZZO DALL'INCENDIO!
Cercate di immaginarvi: c'è un incendio A DUE CHILOMETRI E MEZZO DA QUI (DALL'ALTRA PARTE DELLA CITTÀ!): c'è un incendio a 2,5km da qui e IO, *QUI*, rischio di morire.
Riuscite a rendervene conto?
I pericoli legati al fumo sono spesso sottovalutati: il fumo contiene tantissimi gas tossici: tutti i residui della combustione, quando c'è combustione di sostanze plastiche ci possono essere fosgeni, ci possono essere diossine, ci possono essere furani… ci possono essere tantissime sostanze dai nomi più impronunciabili e dagli effetti più deleteri.
Il monossido di carbonio… ve ne ho già parlato: abbiamo parlato di gas tossici (vi lascio quella puntata linkata sul doobly-doo e sulla scheda, così gli date un'occhiata); il monossido di carbonio si sostituisce all'ossigeno nel sangue, si lega all'emoglobina e… non si «slega» poi più tanto facilmente, quindi l'emoglobina smette di poter funzionare per continuare a dare ossigeno al corpo.
In un'atmosfera ricca di fumo, ricca di gas tossici, che si trova «a  monte» rispetto all'incendio, è un'atmosfera in cui c'è pochissimo ossigeno, perché quasi tutto l'ossigeno l'avrà consumato l'incendio.
Le persone si erano allontanate dalle fiamme: sono morte intossicate dal fumo, lontane dal fuoco… eppure NON ERANO AL SICURO.
Dodici persone si sono salvate per aver fatto questo stupidissimo ragionamento: “Questa è una galleria inclinata: dove vado? Vado in basso, scendo.”
Perché c'era un vigile del fuoco con loro che gli ha detto: -Ragazzi dobbiamo scendere!
-Ma dobbiamo passare davanti a una parete che, praticamente, sta bruciando!
-Ma dobbiamo scendere! È vero: bisogna allontanarsi dal fuoco, ma anche FARLO NELLA DIREZIONE CORRETTA. Non basta solo dire “Ok, allontaniamoci dal fuoco: SCAPPIAMO!”
Purtroppo il fumo di un incendio spesso viene sottovalutato, purtroppo quando si parla di persone che sono morte in un incendio, spesso si immagina che siano finite incenerite, non ci si immagina che si può morire per un incendio anche se si è LONTANI dalle fiamme.
Si può morire intossicati anche se l'incendio non arriva direttamente dove ci troviamo.
Ecco perché bisogna sempre tenere a mente che il calore e la tempertura tendono a salire, il fumo tende a salire e bisogna avere un'idea di quale sarà la strada che prenderà il fumo, che prenderà il calore, prima di scappare da un incendio; ma soprattutto bisogna avere la capacità di saper scappare quando ancora l'incendio non è arrivato, ma già sta arrivando il fumo.

Ecco quindi la mia domanda: voi conoscevate i rischi legati al fumo? Potevate immaginare che si potesse morire a 2,5km da un incendio, semplicemente per colpa del fumo?
Avete sentito notizie di cronaca che hanno parlato - proprio - di persone che sono morte a causa dell'intossicazione da fumo?
Avete sentito parlare della strage di Kaprun? Magari la conoscevate, perché avete sentito quando è successa in cronaca (in fondo è successa 19 anni fa).
Oppure no? Oppure pensavate che il più grosso rischio legato all'incendio è quello del fuoco E BASTA?
Lì - di nuovo - quello che non ci viene incontro, spesso, è il cinema, dove quando si tratta di un incendio, quello che ci fa vedere sono le fiamme che si avvicinano: tutto il rischio del fumo è trasformato in delle persone che restano per tutto il tempo nelle zone che stanno bruciando, con qualche colpo di tosse, dicendo “Presto: dobbiamo scappare!”
Non è così: quando un ambiente si satura di fumo ci possono essere due colpi di tosse, ma dopodiché si sviene e, se non si riesce ad uscire, non importa che il fuoco arrivi.
Con questo vlog spero di essere riuscito a farvi pensare, a farvi conoscere un pericolo che può sembrare invisibile (anche se in realtà non è invisibile: il fumo lo si vede!), eppure viene spesso sottovalutato.
Se sono riuscito a farvi pensare in maniera differente ai pericoli dell'incendio - come sempre - vi invito a mettere pollice-in-alto e condividere questo vlog con i vostri amici, anche su WhatsApp o Telegram.
Vi ricordo - se non l'avete già fatto - di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ che ci piace così tanto.
Inoltre, se seguite il mio canale Telegram (lo lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda) riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video, e ricevere occasionalmente piccole curiosità e dietro le quinte riguardo ai video che devo realizzare.
Infine se c'è un argomento che vi piacerebbe io trattassi in #DdVotr, potete farmi sapere anche quello in un commento qua sotto.
Io sono Grizzly, questo è tutto, per cui come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 19 maggio 2019

VLOG 267: Fuoco e fiammate: le esplosioni

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: io sono Grizzly.
Nello scorso episodio di Diario di Viaggio on the road abbiamo parlato del fuoco e del «triangolo del fuoco», oggi continuiamo a parlare dell'argomento “fuoco” analizzando le esplosioni, per cui cominciamo il vlog (non c'è bisogno di tapparsi le orecchie): sigla!
[♪♫♪]

Il triangolo del fuoco è completo, dunque la combustione è in atto. Non sapete cos'è il triangolo del fuoco? Vi lascio un video linkato sul doobly-doo e sulla scheda: andate, che così vedete di che cosa si tratta (lo potete recuperare), poi tornate che continuiamo.
Dicevo: il triangolo del fuoco è completo, quindi abbiamo una combustione in corso.
La combustione, se noi non interveniamo su uno dei tre lati del triangolo, continuerà sino a consumare tutto il comburente disponibile, oppure sino a consumare tutto il combustibile disponibile: se facciamo un focherello di legna dentro il camino e abbiamo molta aria (l'ambiente è ventilato), quindi non ‘brucerà’ tutto l'ossigeno, brucerà tutto il legno che c'è nel camino sino a quando si sarà trasformato tutto quanto in cenere.
Ora facciamoci una domanda: la combustione «consuma» il combustibile, quindi la combustione (la reazione) si PROPAGA all'interno del combustibile. Quello che dobbiamo considerare, quindi è la VELOCITÀ a cui la reazione di combustione si propaga all'interno del combustibile disponibile.
Questo - naturalmente - dipende da moltissimi fattori:
  • prima di tutto dalla TIPOLOGIA di combustibile che abbiamo a disposizione: avremo dei combustibili che possono bruciare molto velocemente e avremo dei combustibili che possono bruciare un pochino più lentamente;
  • dipenderà - naturalmente - dalla TEMPERATURA che abbiamo in tutto il sistema;
  • dipenderà dalla QUALITÀ della miscela combustibile+comburente;
  • dipenderà dalla QUANTITÀ che abbiamo sia di combustibile che di comburente;
Ci sono molti fattori, per cui la risposta non è molto veloce: non si può semplicemente dire “A che velocità si propaga la combustione in $questo combustibile?”
Beh, dobbiamo sapere quanto è il comburente disponibile, dobbiamo sapere la percentuale di entrambi, dobbiamo sapere la temperatura del sistema, etc.
Bene: la combustione può essere MOLTO LENTA: può propagarsi all'interno del combustibile nell'ordine di alcuni centimetri ogni secondo che passa (o anche meno!); però può essere anche MOLTO VELOCE e propagarsi velocemente in moltissimi metri per ogni secondo che passa.
Può essere QUASI ISTANTANEA e propagarsi - veramente - a distanze chilometriche nel giro di pochi istanti, per cui se abbiamo a disposizione tantissimo combustibile, la combustione può - letteralmente - essere istantanea.
Quando la combustione è estremamente veloce, questo implica che sarà ESTREMAMENTE VIOLENTA: più è veloce e più sarà violenta.
E come facciamo a capire la velocità e la violenza di una combustione?
Allora: poniamo un limite. Questo limite lo definiamo come “la velocità del suono” (circa 340m/s).
Se la combustione si propaga nel combustibile a velocità INFERIORI a quella del suono (per quanto possano essere prossime a quella del suono) noi - innanzi tutto - già abbiamo un'esplosione, perché è una combustione molto violenta.
Perché ok: anche se la combustione si muove - tecnicamente - a 1cm/s, è INFERIORE alla velocità del suono ma, innanzi tutto, si considera violenta se già comincia a essere una combustione più veloce di 1mt/s nella sua propagazione, altrimenti sì: virtualmente è *SEMPRE* un'esplosione, anche una combustione che si propaga a 1cm/s, ma è una combustione molto molto lenta, è un'esplosione molto molto fittizia.
Diciamo che abbiamo una propagazione della fiamma che è AL DI SOTTO della velocità del suono, ossia che abbiamo una «combustione subsonica» (che non significa “dare fuoco all'omonimo gruppo musicale”! Significa avere una combustione che si propaga nel combustibile a una velocità inferiore a quella del suono).
Questa tipologia di combustione, quando è una reazione violenta (è un'esplosione) si definisce «deflagrazione».
È una vera e propria fiammata, c'è una propagazione molto veloce della combustione, quindi molto velocemente il combustibile si trasforma nei prodotti derivanti dalla combustione (in cenere, in gas e via discorrendo).
Questa reazione può essere molto violenta e - naturalmente - può essere molto pericolosa perché significa che la veloce propagazione della fiamma all'interno del combustibile implica che in una situazione d'incendio è difficilissimo andare a controllare questa situazione, perché nel giro di pochissimi istanti è una combustione che prende tutto quanto l'ambiente.
Quando invece la combustione si propaga ad una velocità SUPERIORE a quella del suono, abbiamo un problema: praticamente istantaneamente dobbiamo avere tutto il combustibile che in una frazione di secondo si trasforma nei prodotti della combustione.
Data l'onda di pressione che si genera all'inizio (solo perché tutto il combustibile si trasforma in gas ed elevata temperatura), ma dato che siamo oltre la velocità del suono, si genererà - di conseguenza - un'onda di pressione che può avere una potenza sino a *venti* *volte* superiore l'onda che si è generata solo per l'emissione immediata (praticamente immediata) di gas caldi della combustione.
Questa situazione - naturalmente - ha una violenza molto più elevata: può arrivare a fare dei danni non solo per via della propagazione del fuoco molto veloce, ma anche proprio per via dell'onda ad elevata pressione.
Questa tipologia di esplosione si chiama «detonazione».
La deflagrazione, che è una vera e propria fiammata molto veloce, è la tipologia di esplosione più presente in natura e nei fenomeni naturali: per esempio molte delle esplosioni vulcaniche sono soprattutto deflagrazioni.
L'esplosione a causa di una fuga di gas è una deflagrazione; le detonazioni sono esplosioni molto veloci di combustibili molto specifici: questa tipologia di esplosioni molto veloce e molto distruttiva è l'esplosione tipica dei «prodotti esplosivi»: la dinamite detona (non deflagra).
Prima di andare avanti, per completezza, vorrei parlarvi anche dello scoppio.
Cos'è lo scoppio? Naturalmente lo scoppio non è “il rumore emesso dall'esplosione” (quello - al massimo - è il botto): si definisce «scoppio» la rottura di un contenitore contenente [qualsiasi cosa in] pressione.
Qualsiasi rottura [violenta] di qualsiasi contenitore che contiene pressione rappresenta uno scoppio, quindi il palloncino che venga gonfiato fino alla rottura del limite elastico è uno scoppio.
Lo scoppio rappresenta un pericolo immediato per le persone circostanti, perché a seguito dello scoppio, a seguito della rottura del contenitore, innanzi tutto liberare violentemente la pressione che c'è all'interno del contenitore da una parte libererà - appunto - un'onda di pressione, dall'altra a seguito dello scoppio si possono proiettare delle schegge: se il contenitore è un contenitore metallico può proiettare schegge metalliche dovunque, quindi sicuramente è un grosso pericolo… ma non è una vera e propria "esplosione", perché se un contenitore contiene un gas infiammabile in pressione e si rompe, perché è finito sul fuoco e sta - letteralmente - bollendo fino a far salire la temperatura come una pentola a pressione, a un certo punto non c'è nessuna valvola di sfiato, quindi il contenitore si rompe: abbiamo lo scoppio (perché si rompe il contenitore), il gas che era contenuto al suo interno, se infiammabile, viene a contatto con la fiamma e a questo punto genererà un'esplosione anche lui (una deflagrazione, perché i gas infiammabili liberi in atmosfera generano una deflagrazione), ed ecco che avremo il fenomeno di scoppio e deflagrazione.
Ma non è che allora uno dice “Beh, se il contenitore non contiene gas infiammabile, non è un pericolo”
Altroché se è un pericolo! Allora non è che io posso prendere un contenitore che contiene un gas inerte e lo metto sul fuoco: se scoppia il contenitore che contiene il gas inerte ok, non ci sarà un'esplosione, ma lo scoppio del contenitore - intanto - proietterà schegge di metallo dovunque.
Per quanto concerne il discorso della deflagrazione noi prendiamo il gas di cucina: quando accendiamo il fornello abbiamo la fiammella, controllata, che ci permette di cuocere i nostri cibi.
Ma se abbiamo una fuga di gas e c'è una scintilla, allora abbiamo una violenta deflagrazione: si infiamma tutto il gas molto velocemente.
Per quale motivo in una situazione abbiamo una semplice combustione e nell'altra situazione abbiamo una deflagrazione?
Molte sostanze possono esplodere se sono presenti alcune condizioni: in particolar modo la miscela combustibile+comburente, a seconda delle percentuali di combustibile e di comburente che sono disponibili può:
semplicemente bruciare: se c'è pochissimo combustibile e moltissimo comburente ci sarà la fiamma;
se c'è tantissimo combustibile e pochissimo comburente ci sarà una veloce fiamma che tenderà a spegnersi perché - di nuovo torniamo al triangolo del fuoco - se abbiamo tantissimo combustibile e pochissimo comburente, nel momento in cui c'è la reazione di combustione, il pochissimo comburente ‘brucia’, viene consumato, rimane tantissimo combustibile ma non c'è più comburente: non possiamo più avere la fiamma.
Quindi abbiamo un limite della miscela combustibile+comburente oltre il quale non possiamo più avere la propagazione della fiamma, e un limite molto in basso (tantissimo comburente e pochissimo combustibile) nel quale riusciamo ad avere la fiamma sino a quando si brucia tutto il combustibile.
In mezzo abbiamo un intervallo di percentuale della miscela combustibile+comburente (quindi una certa percentuale di combustibile e una certa percentuale di comburente) che sono perfetti per ottenere una reazione di combustione estremamente violenta, così violenta da essere una vera e propria deflagrazione.
Questo intervallo si trova tra due limiti: i Limiti di Esplosività della sostanza che stiamo analizzando.
Nello specifico la percentuale minima di combustibile in comburente che può avere non più una reazione della semplice combustione, ma una reazione esplosiva, si chiama «Limite Inferiore di Esplosività».
La quantità massima oltre alla quale c'è troppo combustibile e non più sufficiente comburente si chiama «Limite Superiore di Esplosività».
Se abbiamo una miscela combustibile+comburente che si trova tra il Limite Inferiore e quello Superiore di Esplosività, nel caso di un innesco, nel caso di avviamento della procedura di combustione (della reazione di combustione), la reazione di combustione può essere così violenta da rappresentare una deflagrazione, perché la miscela del combustibile e del comburente è perfetta perché la fiamma si propaghi con *estrema* velocità all'interno del combustibile.
Di nuovo: al di sotto non c'è sufficiente combustibile per avere una propagazione molto veloce; al di sopra c'è troppo combustibile e quindi nel momento in cui si ha la combustione, va via tutto il comburente, ci rimane tantissimo combustibile: come abbiamo visto nella Lampada di Davy, se entra il metano nella lampada, sì: c'è un altro combustibile assieme all'olio che fa la fiammella, ma non c'è più comburente, quindi non c'è più fiamma.
Piccola curiosità per concludere: la polvere da sparo è - tipicamente - una sostanza deflagrante, brucia molto velocemente, la combustione si propaga ad alcuni metri al secondo liberando grandi quantità di gas.
Ora, se noi bruciamo la polvere da sparo così com'è, farà una violenta fiammata. Ma se noi sfruttiamo il principio che venga liberata una grande quantità di gas, quindi mettiamo una piccola carica di polvere da sparo all'interno di un contenitore chiuso e compresso, intorno mettiamo un combustibile che possa bruciare lentamente con una fiamma vivida colorata, quello che otteniamo nel momento in cui inneschiamo la polvere da sparo è che la deflagrazione della polvere da sparo, liberando molti gas, provoca uno scoppio del contenitore che contiene la polvere da sparo, lanciando le schegge (palle di combustibile che bruciano lentamente) tutto intorno.
Nel momento in cui c'è questa deflagrazione s'innescano - con la fiamma - le palle di combustibile, lo scoppio lancia le palle di combustibile tutto intorno e quello che abbiamo è l'esplosione di un fuoco artificiale, quello che abbiamo è la deflagrazione di un fuoco artificiale.
Ecco quindi la mia domanda: conoscevate le esplosioni, sapevate la differenza tra deflagrazione e detonazione? Sapevate che lo scoppio, pur essendo considerato un fenomeno esplosivo, non è una vera e propria esplosione perché non è una combustione, ma solo la rottura di un contenitore? O pensavate che i termini fossero intercambiabili? Avete altri dubbi che concernono la combustione o l'esplosione? Parliamone! nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hastag #DdVotr
Bene ragazzi: anche per oggi ho concluso, spero di essere riuscito a farvi conoscere un argomento interessante; se ce l'ho fatta, come sempre vi invito a FAR ESPLODERE il pollice-in-alto (scherzi a parte mettete pollice-in-alto ma tenete il pollice: guardate, non me lo sono fatto saltare via!) e condividete questo vlog con i vostri amici, anche su Whatsapp o Telegram.
Vi ricordo - se non l'avete già fatto - di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ che ci piace così tanto, che - vi ricordo - aiuta anche a togliere il cattivo odore che rimane dopo la combustione.
Inoltre, se seguite il mio canale Telegram (lo trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda) riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video, e ricevere occasionalmente piccole curiosità e dietro le quinte riguardo ai video che devo realizzare.
Infine se c'è un argomento che vi piacerebbe io trattassi in #DdVotr, potete farmi sapere anche quello in un commento qua sotto.
Io sono Grizzly e ho concluso, per cui come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 12 maggio 2019

VLOG 266: Il triangolo del fuoco

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: io sono Grizzly e oggi vorrei parlarvi del fuoco.
Un elemento magico: in fondo è uno dei Quattro Elementi Fondamentali (assieme a Terra, Aria e Acqua).
Ma - scherzi a parte - il fuoco possiamo considerarlo, in qualche modo, *veramente* magico: in fondo noi possiamo utilizzare il fuoco per illuminare le nostre notti;
possiamo utilizzarlo per scaldare i nostri cibi;
possiamo utilizzarlo per scaldare i nostri ambienti domestici;
possiamo *PERSINO* utilizzare il fuoco a scopo d'intrattenimento.
Però questo a patto di avere PIENO CONTROLLO del fuoco: infatti se dovessimo perdere il controllo del fuoco, allora la sua forza distruttiva è - a dir poco - immensa!
Oggi, in questa puntata di Diario di Viaggio on the road, analizzeremo il fuoco, parleremo del «Triangolo del Fuoco» e - quindi - in parte parleremo anche dei sistemi che abbiamo per cercare di controllare il fuoco e di spegnere gli incendi.
Per cui cominciamo: sigla!
[♪♫♪]

Direi di cominciare rispondendo a una domanda semplice, eppure ovvia: che cos'è il fuoco?
Beh, il ‘fuoco’ - la ‘fiamma’ - costituisce la parte visibile della ‘combustione’.
La combustione è un processo di ossidazione che avviene ad elevata temperatura.
Ora, perché abbiamo il fuoco, perché ci sia (nel corso del tempo) il fuoco, noi abbiamo bisogno di tre elementi: sono i tre elementi che sostengono il processo di combustione.
Questi tre elementi (che costituiscono - appunto - i TRE LATI del cosidetto “Triangolo del Fuoco”) sono necessari.
Tutti e tre: se ne manca ANCHE UNO SOLO non possiamo avere la combustione; ma di questo parleremo meglio nella seconda parte del vlog, per il momento limitiamoci a scoprire QUALI sono questi tre elementi.
Cominciamo dal primo elemento (la “base” del nostro triangolo): la prima cosa che ci serve, per avere una combustione, per avere il fuoco, è una sostanza che bruci: qualcosa che possa bruciare.
Può essere un solido (come il legno), oppure un liquido (come la benzina) o magari un gas (come il metano), o anche un insieme di più sostanze (magari legno e benzina!)
La sostanza che può bruciare si definisce, semplicemente, «COMBUSTIBILE»
La base del nostro triangolo è il combustibile.
Ovviamente il combustibile da solo non è sufficiente per avere il fuoco, altrimenti non saremmo circondati da oggetti di legno e io non guiderei un veicolo che contiene del carburante!
Allora: abbiamo detto che la combustione è un processo di ‘ossidazione’, eccolo il nostro secondo elemento: un Agente Ossidante, qualcosa che dia ossigeno al processo di combustione.
Beh, la cosa più semplice - ovviamente - è l'ossigeno, anche perché per esempio troviamo ossigeno nell'aria che respiriamo; nell'atmosfera che c'è intorno a noi - infatti - troviamo all'incirca una percentuale pari a circa il 21% di ossigeno.
Ma ovviamente non semplicemente l'ossigeno dà ossigeno alla combustione: esistono delle sostanze che in determinate condizioni possono offrire ossigeno al processo di combustione.
Non so, per esempio il primo (il più semplice che mi viene in mente) è il protossido d'azoto: è un gas che in determinate condizioni si comporta in questo modo, offrendo ossigeno alla combustione.
Qualunque sostanza sia in grado di fornire ossigeno alla combustione, qualunque agente ossidante, costituisce il secondo lato del nostro triangolo e viene definito «COMBURENTE»
Il comburente non brucia, ma contribuisce all'azione della combustione, al processo di combustione.
Dunque abbiamo il combustibile, abbiamo il comburente, per cui finalmente abbiamo il fuoco, giusto?
Beh… questo è un accendino e contiene del combustibile; qui intorno a me c'è dell'aria che contiene ossigeno, dunque un comburente… ma non mi pare che questo coso stia bruciando spontaneamente.
Per sostenere il fuoco abbiamo bisogno di qualcos'altro.
E subito tantissimi di voi mi risponderanno:
-Naturalmente! Ti manca un innesco
Nì: l'innesco serve per *avviare* la combustione, ma per *sostenere* la combustione mi serve qualcos'altro.
Ritorniamo alla definizione: la combustione è un'ossidazione che avviene ad alta temperatura.
Ecco il nostro terzo elemento: la «TEMPERATURA»
Il «Triangolo del Fuoco» è infatti costituito da COMBUSTIBILE, COMBURENTE e TEMPERATURA: in presenza del giusto combustibile, in presenza di un comburente e in presenza di una elevata temperatura possiamo avere il fuoco.
A questo punto ci potrebbe essere l'innesco: nel caso dell'accendino - per esempio - la pietra focaia che emette delle scintille incandescenti, che immette nel sistema (nella miscela gas e aria) la elevata temperatura che serve ad INNESCARE (appunto!) la miscela di gas e aria.
Ma una volta che s'innesca la miscela non è che io devo continuare a girare la rotella all'infinito: la temperatura che si genera è sufficiente per continuare a portare avanti la reazione.
In certi casi non serve neppure un innesco, perché moltissimi combustibili, se c'è presenza di comburente, sopra una certa temperatura possono innescarsi spontaneamente: è infatti chiamata «Temperatura di innesco spontaneo».
Per esempio - per vostra curiosità - la temperatura d'innesco spontaneo della carta è pari a circa 451 gradi Fahrenheit: vi ricorda qualcosa?
Ora, come dicevo prima: per avere il fuoco dobbiamo avere *tutti* *e* *tre* i lati del triangolo (combustibile, comburente e temperatura).
Quando io tengo premuto il pulsante dell'accendino continuo a immettere combustibile, che si miscela con l'aria (con il comburente), la temperatura dell'innesco iniziale e la temperatura della reazione in corso continua a tenere presente la fiamma…
Ma nel momento in cui io lascio il pulsante dell'accendino smetto di immettere combustibile e, anche se abbiamo comburente (perché c'è ossigeno nell'aria), anche se abbiamo temperatura (perché la fiamma ha tenuto un'elevata temperatura), non c'è più combustibile, ho tolto un lato del triangolo e il fuoco si è spento.
Questo è il sistema più semplice che abbiamo per controllare il fuoco: chiudiamo il rubinetto del gas e si spegne il fornello, la lampada, quello che sia.
Ora naturalmente quando si tratta di controllare il fuoco, non è che SEMPRE io posso intervenire sul combustibile: se è il fornello del gas, chiudo il rubinetto e spengo il gas, ma se sta bruciando un bosco non è che posso fare scomparire magicamente tutti gli alberi…
(Eh: il Decreto sulla Segretezza delle Arti Magiche, per i babbanEHMscusate: pensavo a voce alta!)
Quindi non potendo intervenire su un lato del triangolo, che è il combustibile, cercherò di intervenire su un altro dei due lati: il comburente o la temperatura.
La prima cosa che si fa, cercando di spegnere il fuoco, è GETTARE ACQUA sul fuoco.
Perché si getta acqua sul fuoco? Perché l'acqua abbassa la temperatura del combustibile, semplicemente!
Quello che si cerca di ottenere è di abbassare sufficientemente la temperatura da non poter più avere la reazione di combustione.
Quando non è possibile utilizzare acqua, per esempio se la «cosa» che sta bruciando è un impianto elettrico e quindi gettare acqua può danneggiare ulteriormente la situazione (o peggiorare la situazione se l'acqua arriva in parti che non stanno bruciando ma che sono sotto tensione) allora si cerca di intervenire non più sul lato della temperatura ma sul lato del comburente.
Come si fa a intervenire sul lato del comburente? Per esempio gettando sabbia o polvere sopra il combustibile (è il caso - per esempio - degli estintori a polvere).
La polvere che cosa fa? COPRE il combustibile *separandolo* dal comburente.
In questo modo il combustibile non può venire a contatto con il comburente: abbiamo sempre il combustibile, abbiamo sempre la temperatura ma MANCA IL COMBURENTE, e mancando il comburente allora non possiamo avere il fuoco. Ecco perché si usa il termine «soffocare la fiamma».
Tra l'altro togliere il comburente è lo stesso principio che c'è alla base dell'esperimento che si fa quando si mette la candelina e si copre col bicchiere capovolto: nel momento in cui brucia tutto l'ossigeno (brucia tutto il comburente) abbiamo il combustibile, che è la candela, abbiamo la temperatura, perché la fiamma della candela è stata a un'elevata temperatura, manca - però - il comburente ed ecco che la fiamma si spegne.
Ancora una piccola curiosità prima di concludere: intorno al 1815 il chimico Sir Humphry Davy inventò una piccola variazione sulla lampada da miniera.
Nel 1815 nelle miniere di carbone si entrava con delle lampade a “fiamma viva” (anche perché le torce ATEX nel 1815 erano *molto* difficili da reperire: credo siano state inventate quasi DUECENTO ANNI DOPO!), per cui che cosa fece? Mise la fiamma viva della lampada all'interno di un cilindretto di metallo cavo: una parte di questo cilindro era completamente chiusa e una parte era chiusa da una sottilissima reticella di rame.
Facendo questo si generava una turbolenza specifica, s'interrompeva la turbolenza del flusso: si generava una turbolenza specifica solo all'interno del cilindretto; una turbolenza tale che un po' di gas entrava dalla parte bassa della reticella (quindi principalmente un po' di aria, contenente ossigeno), arrivava alla fiamma e, nella parte alta del cilindretto, usciva solamente il gas della combustione e il calore.
Sappiamo che il metano (e molti gas di miniera) in forma naturale sono completamente inodore e quindi possono essere un grave rischio di esplosione, e non possiamo accorgercene.
Allora questa lampada che cosa faceva? Se fosse entrato del metano all'interno della lampada attraverso la reticella, poiché la turbolenza era separata, il circuito - per così dire - era separato, quindi sarebbe entrato del metano in presenza della fiamma.
Ora: abbiamo un combustibile, abbiamo un'elevata temperatura, se entra del metano aggiungiamo del combustibile, quindi avremo una fiamma più alta!
Eh no, perché se entra del metano, il problema è che dentro il circuito non c'è più ossigeno, quindi sì: abbiamo del combustibile; sì: abbiamo la temperatura, ma non c'è più il comburente.
Ecco che la Lampada di Davy se entrava del metano all'interno del circuito, SI SPEGNEVA!
Ecco quindi la mia domanda: voi conoscevate il Triangolo del Fuoco? Ne avevate sentito parlare?
Sapevate che i meccanismi che utilizziamo per tentare di spegnere il fuoco cercano di intervenire su uno o più lati del triangolo?
Sapevate di meccanismi come la lampada di Davy, che - pur in presenza di un combustibile, sono in grado di *spegnersi*?
Conoscevate il Triangolo del Fuoco, però pensavate che il terzo lato non fosse la temperatura ma l'innesco?
Avevate sentito parlare della Temperatura di Innesco Spontaneo?
Ci sono altri dubbi che avete su questo argomento? Considerate comunque che in un prossimo vlog vi parlerò anche di estintori, ma se avete qualche dubbio, se volete saperne qualcosa di più, parliamone: nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene ragazzi: questo è tutto. Spero di essere riuscito a intrattenervi CALOROSAMENTE; se ce l'ho fatta - come sempre - vi invito a mettere pollice-in-alto e condividere questo vlog con i vostri amici, anche su WhatsApp o Telegram.
Vi ricordo - se non l'avete già fatto - di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ che ci piace così tanto, che tra l'altro aiuta a togliere quel cattivo odore di bruciato che, di solito, resta dopo la combustione.
Inoltre, se seguite il mio canale Telegram (lo trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda) riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video, e ricevere occasionalmente piccole curiosità e dietro le quinte riguardo ai video che devo realizzare.
Infine se c'è un argomento che vi piacerebbe io trattassi in #DdVotr, potete farmi sapere anche quello in un commento qua sotto.
Io sono Grizzly, questo è tutto, per cui come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 5 maggio 2019

VLOG 265: Quando mi salvai dall'incendio del traghetto #OperazioneNostalgia

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Maggio 2009, Abruzzo. Il campo terremotati è sempre attivo, la cucina dev'essere attiva tutti i giorni, quindi il nostro personale fa dei turni a rotazione: ogni otto~dieci giorni sale una squadra, appena arriva lì in Abruzzo (il giorno dopo) la squadra che era in Abruzzo riparte e ritorna a Siracusa.
Dobbiamo fare così perché non si può mai lasciare la cucina scoperta.
La nostra squadra è partita il 19 maggio  ma io e un collega abbiamo avuto un problema logistisco e siamo potuti partire solo il 20 maggio (il giorno dopo); per cui siamo partiti con la mia auto: siamo accompagnati dalla Regione Siciliana, ma abbiamo lì la mia auto personale.
Comunque siamo in Abruzzo e tutto quanto procede normalmente; tutta la squadra dovrebbe ritornare in Sicilia il 28 maggio (ripartire il 28 maggio dall'Abruzzo e arrivare il 29 a Siracusa) ma succede una cosa particolare: una cosa che ha a che fare con un mio cliente e che - poi - avrà a che fare con l'incendio a bordo della motonave “Vìncenzo Florio” della Tirrenia.
Oggi vi racconterò un pochino la storia di quest'incendio e di come ho fatto, per un caso fortuito, a evitare quest'incendio.
Benvenuti su Diario di Viaggio on the road #OperazioneNostalgia
[♪♫♪]

Mattina del 24 maggio 2009, appena finito il turno delle colazioni: abbiamo preparato caffè, tè e latte per circa 850~900 persone.
Stiamo ripulendo la cucina quando mi suona il cellulare: è un mio collega (un altro negoziante di informatica con il quale lavoriamo spesso assieme) che mi dice che un grosso cliente al quale abbiamo fatto un grosso lavoro, perché sta facendo una cosa con  il fotovoltaico con un finanziamento europeo, per questo finanziamento dovrà ricevere un'ispezione da parte della Comunità Europea, dice:
Lui: “Deve venire un ispettore che deve verificare l'impianto, le cose che sono state realizzate, i lavori che sono stati fatti etc. Dovranno essere presenti TUTTI i fornitori: un rappresentante di ognuno dei fornitori, che hanno fornito servizi, il 28 maggio mattina alle otto”
E sono lì al telefono:
Io: “Eh no, guarda: dovrete fare senza di me, altrimenti dovete spostare, perché il 28 io parto dall'Abruzzo, arrivo il 29 pomeriggio. O si sposta il 30 mattina, o altrimenti dovete fare senza di me.”
Lui: “No, non si può fare senza di te: devi essere presente per forza. L'ispettore ha detto che se ci sono problemi POTREBBE SALTARE TUTTO IL FINANZIAMENTO e il cliente sta friggendo.
Ehhhhh, no: ha detto che devono essere presenti tutti quanti.”
Io: “Eh sì: devono essere presenti tutti quanti. E allora ti delego, eh: io sono in Abruzzo, non è che sono qua a divertirmi!”
Lui: “Eh sì: tu mi deleghi. E se quello poi mi fa domande su Tomcat® io che gli racconto?”
Insomma gli dico:
Io: “Informati con il cliente, parlate con l'ispettore, glielo dite che sono in Abruzzo: è una situazione complessa! Che cosa devo fare? Fatemelo sapere voi.”
Si informano, ma niente da fare: nel corso della giornata (dopo un'oretta) mi chiamano:
Lui: “No: devi riuscire a venire per forza a Siracusa.”
Quindi parlo col mio responsabile, parliamo con il capocampo, e sono costretto a partire il 26 maggio al di fuori  di tutti gli altri colleghi (fortuna vuole che - almeno - sono lì con la mia macchina, quindi non ho grossi problemi per spostarmi) e mi scorporo:
Io: “Il 26 maggio, parto, il 27 pomeriggio sono a Siracusa e il 28 mattina sarò lì dal cliente a parlare con questo signore, che devo fare?”
E va bene, quindi parto, faccio tutto quanto: il 28 mattina alle otto sono dal cliente assieme a tutti gli altri ragazzi che hanno fornito servizi, e si parlotta un po' anche del fatto che sono stato in Abruzzo, che molti - in realtà - lo sapevano (anche il cliente lo sapeva!).
E si parla PER UN BEL PO', perché questo signore della Comunità Europea che ci ha chiesto di essere tutti lì alle otto, per prima cosa si presenta alle 8:45!
Parla con il cliente, da solo, per alcuni minuti, si guarda intorno senza neanche girare più di tanto: c'è tutto il campo pieno di pannelli fotovoltaici, e a questo punto tira fuori una cartelletta.
Quest'ispettore ci da questa cartelletta, e c'è una tabella con il nome del fornitore e un riquadro bianco.
Lui: “In corrispondenza del nome della vostra azienda dovete mettere la firma. Solo la firma: non serve il timbro. Giratevi la cartelletta e mettete la firma…”
E ci giriamo 'sta cartelletta, mettiamo 'sta benedetta firma…
Io: “Va bene: a questo punto?”
E l'ispettore:
Lui: “No, niente: a questo punto abbiamo finito. Se volete, ci andiamo a prendere un caffè…”
Cascano cinque secondi di silenzio, COMPLETO.
TUTTI QUANTI, cliente compreso, mi guardano in profondo imbarazzo (tranne quello della Comunità Europea, che non ha capito perché l'improvviso silenzio).
Uno di quei momenti in cui, probabilmente, Bruce Banner sta cercando il mio numero di cellulare per chiamarmi e sapere PERCHÉ NON SONO DIVENTATO VERDE, ALTO QUATTRO METRI E INFEROCITO e non ho *strappato* l'ispettore della Comunità Europea così come Lou Ferrigno strappava una camicia ad episodio.
Dopo questi cinque secondi di silenzio, sbotto (non ce l'ho più fatta):
Io: “No, ma lei ci sta prendendo tutti quanti in giro, giusto?”
L'ispettore, tra lo stupito e lo stizzito:
Lui: “Che cosa intende dire?”
Io: “Che cosa intendo dire? LEI MI STA DICENDO CHE MI HA FATTO SCENDERE DAL CAMPO TERREMOTATI IN ABRUZZO IN ANTICIPO (A SPESE DELLA REGIONE SICILIANA) PERCHÉ MI VOLEVA QUI OBBLIGATORIAMENTE *PER* *UNA* *FIRMA*?!?! MA LEI MI STA PRENDENDO *SERIAMENTE* IN GIRO!!”
A questo punto l'ispettore è passato da un intero range di tonalità cromatiche: dal rosso peperoncino al bianco che più bianco non si può, che è stato l'ultimo colore che ha tenuto.
Ha cominciato ad esprimersi per mugugni e monosillabi per molto tempo e ci è voluto MOLTO TEMPO prima che riuscisse a dirmi:
Lui: “Ma come? Ma se lei diceva che era in Abruzzo… come sono sceso io da Viterbo, mandavo un collega di Pescara a prendere la firma!”
Io: “*GLIELO* *ABBIAMO* *DETTO* *PRIMA* CHE IO STAVO IN ABRUZZO DAI TERREMOTATI! Ho chiesto se si poteva spostare di due giorni o se potevo delegare qualcuno e lei ha risposto «no: devono essere presenti tutti i fornitori»!”
Ormai il danno era fatto: ero sceso e avevamo messo la firma, avevamo fatto questa farsa, quindi alla fine la discussione verte sui terremotati, perché comunque anche l'ispettore era curioso della situazione (in fondo era l'argomento del periodo) e comunque ormai che dobbiamo fare?
Il 28 mattina gli altri colleghi - nel frattempo - sono partiti dall'Abruzzo per tornare in Sicilia, quindi il 29 maggio mattina io faccio la doccia alle cinque del mattino, esco dalla doccia alle 5:15~5:20, mi metto su Canale 5 in attesa del caffè e guardo Prima Pagina.
E c'è uno speciale pazzesco: "Incendio a bordo del traghetto Vincenzo Florio, della Tirrenia: al momento è al largo di Palermo, ci sono situazioni complesse, stanno evacuando la nave…"
E io penso: ‘Oh guarda: il Vincenzo Florio. La stessa nave che ho preso io per scendere a Siracusa…’
Dopo qualche secondo un paio di neuroni si connettono: ‘OU: il Vincenzo Florio! MA VUOL DIRE CHE CI SONO I MIEI COLLEGHI LÌ SOPRA!’
Eh sì: i miei colleghi sono rimasti coinvolti nell'incendio della nave.
Non solo sono rimasti coinvolti: questo è quello che resta del pulmino che c'era nel ponte auto del Vincenzo Florio, il nostro pulmino nove posti completamente tostato, assieme al camper del cuoco.
Virtualmente sarebbe rimasto tostato assieme alla mia auto se avessero spostato l'ispezione al 30 maggio o se mi avessero fatto una delega (o in modo di firmare lì in Abruzzo) e quindi se non fossi dovuto scendere di corsa.
Quindi alla fine, nonostante un ispettore della Comunità Europea mi abbia fatto scendere di corsa dall'Abruzzo solo per una firma, quantomeno si è salvata la mia macchina e mi sono salvato io dall'incendio della motonave Vincenzo Florio, dove è andata distrutta l'attrezzatura di miei colleghi, dove è andato distrutto il nostro pulmino, è andato distrutto il camper del nostro cuoco, e… purtroppo è andata così: giusto per raccontarvi che nelle situazioni di emergenza possono succedere anche incidenti di questo genere.
Ci sono ancora altri aneddoti sul terremoto in Abruzzo e più avanti ve li racconterò, per il momento questo è tutto.
Io sono Grizzly e questo era #OperazioneNostalgia
Vi ringrazio per essere arrivati in fondo al vlog, vi invito - come sempre - a mettere pollice-in-alto, condividere il vlog, iscrivervi al canale; noi ci vediamo alla prossima puntata: ciao a tutti!

domenica 28 aprile 2019

VLOG 264: Il giusto approccio ai problemi tecnici

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: io sono Grizzly.
In un vlog passato vi ho parlato di «Ordine e Metodo» come sistema d'indagine per risolvere i problemi sul lavoro.
Oggi vorrei approfondire questo discorso, per cui cominciamo il vlog: sigla!
[♪♫♪]

La volta scorsa vi ho presentato il canale di Christian (MrPuzzle), quindi questa volta - visto che parliamo sempre di rompicapo - mi pare giusto presentarvi il canale di Chris!
Lui è Chris Ramsay, è canadese (il che significa anche che sì: YouTube Canada mostra di avere degli ottimi creator); per cominciare vi lascio il link del suo canale sul doobly-doo e sulla scheda: andate e iscrivetevi, è un canale molto interessante, lui è molto bravo e molto simpatico.
Non è solo un appassionato di rompicapo, è anche un prestigiatore (e un mago) e nel suo canale non solo pubblica dei video in cui analizza dei rompicapo (dei puzzle), ma ogni tanto ci presenta anche dei piccoli giochi di prestigio: dei piccoli trucchi che possono essere simpatici e divertenti da poter fare con gli amici, possono essere un modo di mettersi un po' in gioco - anche - soprattutto quando si ha passione per i giochi di prestigio; pubblica anche dei vlog e delle reazioni ad altri maghi, prestigiatori e illusionisti che fanno i loro giochi, quindi c'è decisamente moltissima roba sul suo canale, anche se oggi ci soffermeremo soprattutto sui rompicapo, che sono la cosa che trovo più d'intrattenimento sul suo canale, e anche perché i rompicapo continuano ad avere a che fare con l'argomento del giorno di oggi.
I rompicapo infatti sono una sfida mentale veramente molto interessante: ci sono degli oggetti che - a guardarli così, visivamente - sembrano molto semplici. Eppure racchiudono un segreto che può essere veramente complesso e difficile da vedere al primo colpo.
E infatti, parlando di “oggetti visivamente molto semplici”, perché non cominciamo con bulloni e dadi?
Infatti il primo video che andiamo ad analizzare si chiama proprio così: bulloni e dadi, video che vi lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda, andate e dategli un'occhiata.
Visivamente quello che abbiamo sono due bulloni che sembrano collegati tra di loro attraverso due dadi che sono avvitati, e lo scopo di questo rompicapo è di separare i due bulloni e i due dadi, quindi di smontare questo blocco unico.
E visivamente sembra molto semplice, ma è al momento in cui si va a fare l'analisi, al momento in cui si CERCA di risolvere il rompicapo che si scopre, appunto, perché è un rompicapo: perché è una cosa che non è così semplice come visivamente può sembrare.
Ma soprattutto questo video già mette in evidenza l'interessante sistema d'indagine messo in atto da Chris: Chris è particolarmente metodico.
Tra l'altro una piccola, simpatica ed interessante parentesi: ha l'abitudine di mettere un piccolo cronometro per far vedere quanto tempo impiega a risolvere il puzzle, solo che - metodicamente - SI SCORDA di mettere questo cronometro e lo mette - generalmente - dopo il primo minuto.
E un puzzle non necessariamente può sembrare qualcosa di semplice a prima vista, perché può essere - comunque - qualcosa che si limita a stuzzicare l'immaginazione sin dal primo momento, anche se visivamente non sembra molto semplice, o se visivamente - pur essendo molto semplice - dà SUBITO l'idea di non essere una cosa immediata.
È il caso di un puzzle, di un rompicapo VERAMENTE molto particolare, che gli è stato fornito da un fan, da un amico (un giovane ragazzo di 21 anni), che ha realizzato un puzzle interamente con i Lego!
Abbastanza semplice: abbiamo un parallelepipedo di Lego, all'interno c'è un cubo; scopo del rompicapo è di liberare il cubo.
E ovviamente uno dice: ‘Sì, vabbè: smonto i pezzetti di Lego e tiro fuori il cubo’ E NO! E così non c'è bisogno neanche di farlo!
Invece questo è un rompicapo veramente molto simpatico, veramente molto ben fatto pur essendo realizzato in Lego, quindi comunque con la FRAGILITÀ del Lego, eppure è un lavoro eccellente ed il rompicapo che ne risulta ha persino un percorso inatteso per andare a risolvere questa situazione.
E sicuramente è da dargli un'occhiata, quindi il secondo video che vi segnalo, il puzzle di Lego, lo lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda: andate e dategli un'occhiata, soprattutto se siete appassionati di Lego troverete che è veramente inatteso, perchè non è solo una sfida mentale risolverlo: è stato *DECISAMENTE* una sfida mentale anche quello proprio di realizzarlo.
E per concludere questo nostro breve viaggio sul canale di Chris Ramsay, visto che sono il Grizzly (sono un orso), perché non parliamo di un orso?
Parliamo di un orso giapponese che è un commesso viaggiatore (infatti è un orso con una valigetta); in questo caso è un artifatto in legno, veramente ben realizzato con una cura molto bella per i dettagli; è un… veramente è un bellissimo soprammobile anche, proprio, da avere in ufficio: sinceramente ci faccio un pensierino, se riesco a trovarlo a un buon prezzo, magari me lo compro e me lo metto in ufficio, perché è molto simpatico; in più è un rompicapo che - una volta scoperto il trucco - è molto semplice, però - come ripeto - essendo un oggetto in legno, è veramente molto ben fatto e comunque c'è bisogno di ragionare un istante per riuscire a scoprire il trucco; quindi il terzo video di Chris Ramsay che vi segnalo è questo Orso Giapponese, video che vi lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda: andate e dategli un'occhiata.
Date un po' un'occhiata a tutto il canale di Chris: come ripeto è veramente molto interessante, veramente molto ben fatto e Chris è un intrattenitore molto, molto simpatico e merita tantissimo.
E passiamo quindi all'argomento del giorno: come dicevo, mi piace molto l'approccio di Chris ai rompicapo, è un approccio molto metodico, basato su una serie di tentativi (perché poi sul rompicapo non puoi partire da molti passaggi, quindi cerchi di affidarti a quello che già sai, alle esperienze che hai fatto con gli altri rompicapo).
Sul mio lavoro - tendenzialmente - è la stessa cosa: quando si vede un errore, quando si vede un problema, quando si vede un guasto, si parte dal presupposto dell'esperienza già fatta con gli altri guasti e si procede *metodicamente* verso la soluzione.
Ora il mio sistema è quello di procedere per step successivi A RITROSO.
Cosa vuol dire? Mi chiama il cliente per segnalarmi che il computer ha un guasto, ha un problema, ha un difetto in una determinata situazione; la prima cosa che faccio è - quindi - *VEDERE* qual è il guasto, il difetto, il problema.
Quindi arrivo dal cliente e mi metto al computer? No: quando arrivo dal cliente…
… LASCIO CHE SIA IL CLIENTE A RESTARE AL COMPUTER a farmi vedere quali passaggi fa e quindi, a seguito di questi passaggi, che cosa succede e qual è l'errore.
Questo perché - come ho detto - lascio che siano i fatti a parlare per darmi un'idea della situazione.
Poi, una volta che ho visto qual è l'errore, cerco di determinare quali sono i passaggi che hanno portato a questo errore, a questo guasto, a questa disfunzione, e - in base a quella situazione - procedo A RITROSO: -Ok: questo passaggio provoca l'errore. C'è un modo di fare questo passaggio in maniera differente? Arrivarci da un'altra strada? Ok, proviamoci: vediamo se si genera ugualmente l'errore. Proviamo…
Se si tratta, per esempio, di un guasto per cui sospetto che possa essere un componente: -Ok, potrebbe essere quel componente. Proviamo: cambiamo SOLO QUEL COMPONENTE, togliamo solo quel componente, lasciamo tutto il resto uguale, facciamo i passaggi IDENTICI e vediamo che cosa succede.
E avanti di questo passo.
All'inizio questo può essere un lavoro piuttosto complesso, perché può richiedere moltissimi passaggi, perché è un lavoro molto rigoroso.
Ma nel corso del tempo questa si rivela essere - secondo me - sempre la strategia vincente, perché in questo modo si ha la piena sicurezza che l'errore, il guasto, il problema è in QUEL determinato punto e quindi lo si può risolvere *definitivamente* e con la sicurezza che non si ripresenti il problema.
Anziché mettersi a provare: -Vediamo se funziona questo, vediamo se funziona quello, vediamo cinque~sei cose contemporaneamente. Ecco: adesso funziona… ma qual era quella che non funzionava? Boh, vabbè: fidiamoci, lasciamo che funzioni.
Uhm, questo ragionamento… no: secondo me non va. Secondo me il ragionamento ideale è quello - appunto - per step successivi, dove possibile procedere a ritroso, cercare dei percorsi differenti, ma soprattutto metodicamente analizzare ogni singolo passaggio, soffermarsi su un passaggio, verificare se quel passaggio viene eseguito in maniera corretta, se viene eseguito in maniera corretta: -Ok, questo passaggio funziona: lo scartiamo e passiamo al successivo (o al precedente se si procede a ritroso).
Questo è il mio metodo d'indagine quando opero sul lavoro, quando faccio l'analisi di un computer, ma anche - non lo so - quando faccio l'analisi, per esempio, di un impianto elettrico, di una situazione di questo genere.
Cerco di procedere per gradi, per step successivi: questo è il mio modo di approcciare; ed ecco quindi la mia domanda: voi che tipologia di approccio utilizzate nell'analizzare un problema, un guasto, una disfunzione, qualcosa che riguarda il vostro lavoro? Utilizzate anche voi step successivi? Utilizzate step successivi dalla fine a ritroso?
Utilizzate step multipli? Fate una separazione metodica, ma poi intervenite seguendo un ordine casuale?
Non fate una separazione metodica e intervenite casualmente, cercando di trovare la soluzione, magari, analizzando solo i sintomi?
Oppure non lo so: avete qualche altro sistema per affrontare un problema, per risolvere una situazione? Parliamone nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene ragazzi: io sono Grizzly; come sempre vi ringrazio per essere arrivati (metodicamente e parte dopo parte) sino in fondo a questo vlog.
Se questo vlog vi è stato utile, vi ha intrattenuto, è riuscito a farvi pensare a una maniera differente per approcciare determinate situazioni, allora vi invito a mettere pollice-in-alto e condividerlo con i vostri amici, anche su WhatsApp o Telegram.
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Infine se c'è un argomento che vi piacerebbe io trattassi in #DdVotr, potete farmi sapere anche quello in un commento qua sotto.
Io sono Grizzly, questo è tutto, per cui come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!