domenica 16 maggio 2021

VLOG 363: Parliamo di Ultimo Minuto

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Benvenuti, viaggiatori.
Nello scorso episodio abbiamo parlato della trasmissione statunitense «Rescue 911», oggi voglio parlarvi di quella che possiamo considerare, a tutti gli effetti, l'edizione italiana di Rescue 911: in parte perché - tra le altre cose - ci ha portato moltissimi segmenti proprio da quella trasmissione (tradotti in italiano), assieme a tantissimi altri segmenti di trasmissioni equivalenti in Francia, in Gran Bretagna, in Belgio etc.
Ma anche perché ci ha portato alcuni segmenti realizzati proprio in Italia, raccontandoci delle situazioni di emergenza che si erano verificate sul nostro territorio, con dei salvataggi che sono avvenuti, letteralmente, all'ultimo minuto.
Infatti sto parlando proprio della trasmissione «Ultimo Minuto», andata in onda su RaiTre, il sabato in prima serata, tra il 1994 e il 1997, di cui sono sufficientemente sicuro che sia stata fatta una ulteriore stagione nel 1998, anche se non trovo specifiche tracce guardando su internet, su Wikipedia e su altri supporti.
Ne sono sufficientemente sicuro perché tra il 1998 e il '99 io ho svolto il servizio civile, e mi ricordo molto bene non solo che c'era stata questa edizione di Ultimo Minuto (che andava in onda sempre in prima serata, però non il sabato), me lo ricordo perché il giorno dopo gli episodi, ne parlavamo, lì nella casa famiglia: ne parlavamo con i colleghi, analizzavamo un pochino le cose, c'erano delle avventure che ci avevano colpito in qualche modo… in particolar modo c'erano - anche - alcune avventure che ci avevano colpito piuttosto negativamente, per delle ricostruzioni che sembravano forse un tantinello troppo romanzate.
Ad ogni modo come con Rescue 911, Ultimo Minuto ci raccontava queste avventure facendo delle ricostruzioni filmate in cui avevamo - magari - degli attori per prendere delle parti, ma avevamo anche le persone che erano effettivamente rimaste coinvolte nella situazione (avevamo alcune ricostruzioni che sono state realizzate - tra l'altro - da un giovanissimo Gabriele Muccino) e, rispetto a Rescue 911, per esempio Ultimo Minuto, sin dalla sua prima edizione, ha introdotto una cosa molto particolare: la “Ricerca dell'Eroe”, in cui veniva raccontata una storia di un salvataggio molto particolare, avvenuto nel passato, che aveva coinvolto qualche ‘buon samaritano’: persona che, dopo essersi prodigata per salvare la vita di qualcuno, alla fine se n'era andata tranquillamente ed era sparita (era andata dimenticata) ma non era stata dimenticata dalle persone coinvolte nel salvataggio.
Mi ricordo - per esempio - una ragazza che raccontò di essere stata salvata - letteralmente all'ultimo momento - sulle rotaie del treno: doveva attraversare per andare, forse, in spiaggia, si era incastrata tra le rotaie ed era stata salvata dalla Guardia di Linea, che l'aveva letteralmente presa al volo e trascinata via pochi istanti prima dell'arrivo del treno.
Si era presa il bel rimbrotto, perché non si dovevano attraversare i binari, dopo di che questa persona (che le aveva salvato la vita) era andata, continuando a fare il suo lavoro e basta, e quindi andiava alla ricerca di questa Guardia di Linea.
Oppure c'era questa signora che aveva raccontato che, mentre camminava sul lungomare di una città turistica (era incinta), aveva - improvvisamente - avuto le doglie (o rotto le acque): era successo qualcosa di molto, molto grave, tanto che - praticamente - partorì in strada, circondata da alcuni avventori; aveva raccontato - per esempio - che c'era stata questa scena di qualcuno che era andato in un bar per procurare qualcosa di forte (tipo del cognac) per tirare su la signora: appena uscito con il bicchiere, vista la scena che il malore era stato un parto, la persona che le aveva portato il cognac… se l'era bevuto lui!
Ecco che è stata una trasmissione che ha cercato anche di raccontare le situazioni di emergenza: ci ha raccontato - per esempio - di intossicazioni da monossido di carbonio e non solo: non solo riportando quelle avventure che avevamo già visto su Rescue 911 e traducendole in italiano, ma anche raccontando dei casi di intossicazione che c'erano stati in Italia.
Ci aveva raccontato quei piccoli episodi di eroismo quotidiano da parte delle forze dell'ordine, da parte dei soccorritori ma anche da parte delle persone comuni, in un modo che voleva essere - appunto - una celebrazione nel comportamento corretto in caso di emergenza e nel far conoscere anche quanti e quali sono i rischi che possono nascondersi anche nella vita di tutti i giorni, nell'ambiente domestico, nell'ambiente lavorativo etc.
Prima di continuare con il vlog, voglio segnalarvi il canale YouTube ‘Empatia - Joy of Life’ che, cercando di raccogliere moltissimo materiale che avesse a che fare con l'empatia e con la gioia della vita, ha raccolto anche tantissimi segmenti proprio della trasmissione Ultimo Minuto, raccontandoci - appunto - queste situazioni di emergenza e permettendomi - in questo caso - di far vedere a voi quali erano stati alcuni di questi segmenti, quali erano stati alcuni di questi episodi e come queste ricostruzioni sono state realizzate proprio cercando di trasmettere anche l'idea non solo della situazione di emergenza, ma di come - talvolta - possa bastare poco per compiere quello che è un vero e proprio atto di eroismo.
Bene, parliamo dunque di Ultimo Minuto, ripercorrendo anche alcuni dei segmenti trattati, in questo nuovo episodio di Diario di Viaggio on the road.
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In un precedente episodio di Diario di Viaggio on the road vi ho parlato di un dispositivo di sicurezza presente in tutte le stazioni delle metropolitane; scoprii dell'esistenza di questo dispositivo di sicurezza, per la prima volta, proprio grazie a un segmento di un episodio di Ultimo Minuto, un segmento (presente sul canale di Empatia) che ci racconta di un grave incidente, avvenuto in una stazione della metropolitana: un bambino che resta attaccato alla porta di un convoglio, quando questo convoglio parte.
È proprio quella tipologia di incidente per il quale esiste questo interruttore di emergenza: proprio per bloccare il treno in una situazione di pericolo come questa.
E ho scoperto dell'esistenza di questo interruttore proprio perché venne manovrato da un macchinista, che stava per cominciare il turno, che - assistendo a questa scena agghiacciante - prima cerca di attirare l'attenzione del collega, poi, capendo che non può fare altro, gli restano pochi istanti per attivare l'interruttore di emergenza.
Parlo - appunto - di "Bambino trascinato dalla metropolitana", link del video sul doobly-doo e sulla scheda. È da notare, anche, la bravura del regista che è riuscito a raccontare, in maniera molto coinvolgente, in un video fondamentalmente molto lungo una storia che - in realtà - si è sviluppata probabilmente per una trentina di secondi, lasciandoci intendere proprio la tensione e la paura negli occhi del padre, del bambino, negli occhi del macchinista che vede all'improvviso questa cosa incredibile e sa che ha pochissimi istanti per agire, prima che le cose possano andare a precipitare.
E restando sull'argomento "persone agganciate a convogli ferroviari", seppur vero che le porte, in presenza di qualsiasi ostacolo o rallentamento (anche minimo), tendono a riaprirsi automaticamente, è purtroppo anche vero che possono succedere queste situazioni molto particolari; nel corso del tempo le cose sono migliorate e questi meccanismi di automazione sono molto più sensibili ad eventuali ostacoli, ma naturalmente ci sta (ancora adesso, quando si effettua la chiusura delle porte) il controllo da parte del capotreno, prima di andare a chiudere tutte le porte.
E quindi voglio raccontarvi la storia di una persona che scende di corsa dal treno e rimane impigliata tra le porte chiuse, in una situazione grottesca, perché il treno comincia a prendere velocità, e ci vuole un po' di tempo prima che qualcuno capisca che la situazione è veramente molto grave e intervenga attivando il freno di emergenza (un altro dispositivo di sicurezza, presente sui convogli ferroviari proprio per situazioni di pericolo come queste); quindi trovate sul doobly-doo anche il link allo spezzone che ci racconta di questa persona che è rimasta attaccata alla porta del treno.
Parlando sempre di treni c'è un altro segmento che mi ricordo con piacere, più che altro per il luogo, perché avviene sulle montagne sopra Domegliara (vicino Verona): era sulla tratta che facevamo, facendo con il treno Bologna↔Verona↔Trento e, quindi, ci passavo varie volte (ci passavo almeno tre~quattro volte l'anno) proprio da quel punto e - quindi - avevo presente dov'era, ed era la prima volta che vedevo un posto che conoscevo abbastanza bene: l'avevo visto tante volte, avevo inquadrato (praticamente subito, dalle prime immagini) proprio dove si trovava quel posto.
In questo caso è il racconto di un biker che, all'improvviso, perde il controllo della bicicletta, precipita e rimane bloccato su una roccia a strapiombo direttamente sui binari ferroviari; quindi altro segmento che vi segnalo, "sul precipizio" link sul doobly-doo e sulla scheda, andate e dategli un'occhiata: un racconto molto particolare che ci spiega, anche, un po' qual era la funzione della Guardia di Linea Ferroviaria, che - nel caso specifico - in quel periodo verificava, per esempio, che non ci fossero state delle frane sulle rotaie e che, nel caso in oggetto, era una persona pratica del posto e quindi è stata anche utile ai Vigili del Fuoco per raggiungere il posto della situazione di pericolo.
Ma non solo con i treni ci possono essere pericoli complessi: anche molti macchinari agricoli, se non trattati con il dovuto rispetto e con la dovuta attenzione, possono rappresentare un grave pericolo. È il caso - per esempio - dell'agricoltore che stava preparando le balle di fieno, vede che c'è un problema alla macchina imballatrice, prova a risolvere il problema da solo e finisce - suo malgrado - ad essere praticamente schiacciato sotto la macchina imballatrice.
Un caso molto particolare, anche perché a contribuire al suo salvataggio è stato il suo cane, quindi altro video che vi segnalo, linkato sul doobly-doo, è "sotto l'imballatrice".
Il pericolo - inoltre - può essere invisibile, può avere a che fare - per esempio - con dei gas tossici.
Tra l'altro ho già parlato, su questo canale, anche di gas tossici (troverete quell'episodio linkato sul doobly-doo): ho parlato di come il pericolo dei gas tossici può essere legato al fatto che un gas tossico può essere inodore, può essere insapore, può non dare nessuna sensazione, può essere invisibile, appunto un pericolo invisibile.
È il caso, per esempio, di Pozzuoli che, essendo una zona con una certa attività vulcanica, ha una serie di ingrottamenti (anche di epoca romana) che - facilmente - possono essere saturi di gas tossici come gas vulcanici, come monossido di carbonio, come diossido di carbonio e, quindi, essere dei posti che rappresentano dei pericoli molto gravi: da una parte perché, essendo degli ingrottamenti molto antichi, possono esserci rischi di crollo, ma dall'altra soprattutto perché, essendo saturi di gas tossici (completamente invisibili), è un attimo finire dentro uno di questi ambienti, pensando che sia tutto a posto, e invece restare gravemente intossicati!
È il caso di un gruppo di bambini: casca loro un pallone dentro uno di questi ingrottamenti, pensano di poter andare - semplicemente - a recuperare quel pallone, ma la situazione precipita letteralmente in pochi istanti, quindi ecco un altro segmento "Pozzuoli: bambini nel fosso romano", link sul doobly-doo e sulla scheda: andate e dategli un'occhiata.
È molto ispirante, soprattutto perché fa vedere come è importante cercare di aiutare gli altri, ma è anche importante capire COME aiutare gli altri: semplicemente partire all'arrembaggio può essere ancora più pericoloso perché, anziché riuscire a dare aiuto, si rischia di diventare parte del problema (diventando a nostra volta vittime del pericolo che è in corso).
Sono tra l'altro tantissimi i casi che riguardano gas tossici, come il monossido di carbonio, infatti vi segnalo (sempre sul doobly-doo) un altro segmento di Ultimo Minuto che ci racconta del rischio legato al riscaldamento, a gas tossici come il monossido di carbonio: è una situazione che va fuori controllo per colpa di una caldaia che non brucia correttamente il gas e quindi produce grosse quantità di monossido di carbonio, ed è proprio intitolato "una famiglia sterminata" (di nuovo: lo trovate linkato sul doobly-doo): un episodio illuminante, proprio per capire questo tipo di pericolo che si può nascondere in casa, anche se adesso la situazione è cambiata moltissimo: principalmente le caldaie a gas vengono installate all'esterno della casa o - quando si tratta di caldaie installate all'interno - sono quelle definite a «Camera Stagna»; ormai moltissimi impianti a caldaia non utilizzano la «fiamma pilota», però - quando si ha - magari - un vecchio impianto, che è installato dentro casa, può esistere anche questo importante pericolo.
Insomma questo era Ultimo Minuto: andato in onda principalmente il sabato, in prima serata, su RaiTre, tra il 1994 e il 1997
o 1998: come ripeto c'è questo dubbio su una edizione del 1998, a meno che non fosse stata una replica
Voi che mi raccontate? Ricordavate questa trasmissione televisiva, magari avete visto quando eravate piccoli?
Oppure non avevate sentito mai parlare di questa trasmissione? Ricordavate - magari - un'altra trasmissione come Rescue 911, di cui ho parlato nel precedente vlog?
Sareste curiosi di vedere una trasmissione con questo stile, che vuole raccontare delle situazioni di emergenza, ma cercare - anche - di essere un modo di insegnare il corretto comportamento da tenere in una situazione di emergenza che può presentarsi in quella che è la vita di tutti i giorni?
Parliamone nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene: anche oggi siamo giunti all'ultimo minuto del vlog; se sono riuscito a farvi ricordare un'altra trasmissione televisiva molto interessante, come sempre vi invito a mettere pollice-in-alto e condividere con gli amici, anche su Whatsapp, Telegram e gli altri social, magari proprio con quegli amici che potrebbero ricordare questa trasmissione (o che - ogni tanto - ve ne hanno parlato!)
Iscrivetevi al canale: è gratuito e assumerete subito quel Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ che ci piace così tanto, che no: non è affatto un gas tossico, tutto il contrario!
Inoltre seguite il canale Telegram, linkato sul doobly-doo e sulla scheda per piccole curiosità, dietro le quinte e notifiche quando pubblico nuovi video o vado live e sulle app social.
Infine segnalatemi in un commento su c'è un argomento che vi piacerebbe io trattassi su #DdVotr
Io sono Grizzly e questo è tutto, per cui come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 9 maggio 2021

VLOG 362: Parliamo di Rescue 911

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Benvenuti viaggiatori: io sono Grizzly.
Siamo alla fine degli anni '80~inizio degli anni '90 e ci piacerebbe misurare il successo di una trasmissione televisiva che ha cominciato ad andare in onda sulle televisioni americane.
Al giorno d'oggi misurare il successo di una trasmissione televisiva è abbastanza semplice, che sia una trasmissione della tv tradizionale o della tv in streaming: basta andare a guardare un po' cosa succede sui social media, basta guardare fenomeni di costume (come la maglietta che porto, che richiama il personaggio di “The Mandalorian”), o situazioni similari.
Ma tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90, naturalmente, c'erano molte più limitazioni: si poteva andare a guardare qual era lo share (quali erano gli ascolti) fatti da questa trasmissione, tuttalpiù cercare di capire un attimo quale era stato l'impatto sui media tradizionali, che cosa ne dicesse la gente per strada…
Eppure, nel caso di una trasmissione televisiva prodotta dalla CBS e andata in onda negli Stati Uniti tra l'aprile del 1989 e l'agosto del 1996, il successo è stato possibile misurarlo attraverso un punto di vista decisamente inaspettato… nel numero di vite umane che sono state salvate grazie alle lezioni imparate in questa trasmissione.
E no: non sto parlando di una trasmissione che era nata con l'intento di educare e spiegare come salvare delle vite umane: sto parlando di un docu-drama che era nato con l'idea di raccontare avventure di eroismo quotidiano, un docu-drama intitolato ‘Rescue 911’.
Prima di continuare, voglio parlarvi di un canale YouTube: il canale YouTube allgood2000 (link del canale sul doobly-doo e sulla scheda qua in alto); questo ragazzo ha raccolto, nel corso degli anni, tutti i segmenti che è riuscito a trovare di questo programma televisivo, cercando di archiviarli e di catalogarli, per il loro contenuto educativo, per il loro contenuto di grandissimo intrattenimento ma, anche, cercando di spingere - nel frattempo - la società CBS a rilasciare questi episodi su DVD (o in qualche formato) per permettere a tutti quanti di poter fruire ancora di questi episodi al giorno d'oggi.
Ultimissima notizia, proprio di questi giorni (rispetto al momento in cui sto girando questo vlog): alcuni degli episodi di Rescue 911 sono disponibili sulla piattaforma di streaming Pluto.TV, solo che questa piattaforma è disponibile solo negli Stati Uniti (forse anche in Canada), quindi - tutt'al più - potrebbe essere possibile recuperare questi episodi utilizzando una VPN.
Ma - al di là di questa situazione - innanzitutto, grazie all'aiuto di allgood2000, è possibile recuperare dei segmenti che ci raccontano le situazioni di emergenza come erano raccontate da questa trasmissione.
Rescue 911 ci presentava delle situazioni di emergenza così come erano state affrontate dalle persone e dai soccorritori: lo faceva attraverso delle ricostruzioni recitate, ma in cui non partecipavano semplicemente degli attori, ma anche le stesse persone che erano rimaste coinvolte nella situazione di emergenza, e si avvaleva non solo delle immagini di ricostruzioni recitate vere e proprie, ma talvolta utilizzava anche (non so) le immagini dei telegiornali, si faceva ampio uso - per esempio - delle registrazioni delle vere chiamate ai servizi di soccorso (o delle registrazioni delle comunicazioni radio tra gli operatori di soccorso); si cercava di raccontare il messaggio positivo degli eroi di tutti i giorni e questo ha avuto un grandissimo impatto positivo sulle persone, non solo insegnando ad essere dei cittadini più attivi nelle situazioni di emergenza, ma anche mettendo in evidenza delle situazioni di emergenza o di pericolo che potevano realizzarsi nel corso della vita di tutti i giorni e questo ha avuto un risvolto completamente inatteso, perché, dopo la prima stagione di Rescue 911 (durante la seconda stagione e poi le stagioni successive), in redazione cominciarono ad arrivare tantissime lettere di persone che ringraziavano, perché grazie a un segmento, grazie a un episodio, grazie al messaggio lanciato magari dal capo della polizia (o dal rappresentante dei vigili del fuoco) in un segmento, avevano imparato qualcosa che era servito loro per salvare la loro vita o per salvare la vita di qualcuno dei loro cari e questa è stata una cosa talmente positiva e talmente grande che, solo delle lettere e ringraziamenti ricevute dalla redazione, si parla - nel corso di tutta la trasmissione di Rescue 911, di oltre 350 persone (350 vite umane) salvate grazie a comportamenti corretti messi in pratica dalle persone, dopo averli imparati per aver visto quali erano i comportamenti corretti da mettere in pratica sulla trasmissione Rescue 911 e questo ha avuto un impatto talmente positivo sulla trasmissione che furono realizzati due special: uno intitolato “Cento Vite Salvate” [“100 Lives Saved”] e uno intitolato “Duecento Vite Salvate” [“200 Lives Saved”], in cui venivano raccontate proprio le storie positive che si erano realizzate grazie all'apporto della trasmissione, grazie a questi segmenti che avevano fatto vedere dove poteva nascondersi un pericolo o quale comportamento tenere qualora si fosse presentato un pericolo di un determinato tipo, e che avevano insegnato alle persone ad essere attive nelle situazioni di emergenza: certamente qualcosa di positivo e di totalmente inatteso per una trasmissione che voleva essere un programma di intrattenimento per tutta la famiglia.
Ve ne voglio parlare oggi, in questo nuovo episodio di Diario di Viaggio on the road.
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Cominciamo il nostro viaggio lungo gli spezzoni di Rescue 911 con un'avventura che avviene in una semplice casa, in una piccola cittadina dell'Illinois: abbiamo questa coppia di coniugi che hanno freddo, semplicemente, quindi a un certo punto cercano di far ripartire la fiamma pilota della caldaia, dopo un po' la signora si sente male.
Il marito non capisce cosa sta succedendo: la moglie gli dice che sente la puzza del gas (ha la nausea per via della puzza del gas), il marito cerca un po' di rintracciare il medico, cerca di rintracciare la figlia, alla fine - non sapendo che fare - prende e chiama, semplicemente, la società del gas.
E la società del gas manda questo giovanissimo ragazzo di 22 anni che - invece - capisce che qualcosa di molto grave sta succedendo in quella casa; quindi il primo segmento di Rescue 911 che vi segnalo è intitolato "Gas Leak Hero": lo trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda (andate e dategli un'occhiata), scoprirete che - talvolta - avere la capacità di saper andare oltre al proprio lavoro, saper ascoltare e capire che c'è qualcosa che non quadra, ad ascoltare la propria impressione che c'è qualcosa che non quadra, può essere molto importante e contribuire a salvare delle vite umane.
Ma questo episodio è importante anche per un altro motivo: come ho detto nell'introduzione, grazie a questi episodi di Rescue 911 delle persone sono riuscite a salvare delle vite proprio perché hanno avuto la capacità di capire che c'era qualcosa che non quadrava nello stesso modo, e infatti un secondo segmento di Rescue 911 riguarda una situazione molto simile: questa famiglia si è appena trasferita nella nuova casa, accendono il riscaldamento e poi - nel corso del tardo pomeriggio - la moglie, improvvisamente, si sente male.
Il marito, che ha fatto tutto il tempo avanti e indietro dalla casa, non ha nessun sintomo: quando ritorna a casa, con i figli da scuola, vede che la moglie - proprio - non si sente bene e vuole andare in ospedale.
-Ok: lascia i ragazzi e andiamo in ospedale.
Mentre aspettano che venga visitata (la moglie) da un medico, vedono l'episodio "Gas Leak Hero" di Rescue 911 e s'insospettiscono, perché la moglie ha - praticamente - gli stessi sintomi della signora che ha visto nell'episodio, vedono che è la stessa storia (problemi col riscaldamento, cercare di far partire la fiamma pilota della caldaia) e capiscono che quello che è successo è un'intossicazione da monossido di carbonio e capiscono il pericolo che stanno correndo i figli, che sono rimasti a casa con quella caldaia accesa.
E quindi: il marito che torna di corsa a casa e tira fuori i ragazzi, ormai intossicati, e fortunatamente ancora vivi… e, se non fosse stato per quel segmento, non lo avrebbero capito e i ragazzi sarebbero rimasti a casa, continuando a respirare monossido di carbonio tossico. Questo secondo segmento ve lo lascio linkato sul doobly-doo (subito sotto "Gas Leak Hero"): è intitolato "St. Louis Gas Leak", fa parte dello speciale "Cento Vite Salvate".
In merito al discorso di "pensare velocemente a come salvare delle vite" vi segnalo un segmento che ci racconta la storia di un bambino che rischia di annegare in una piscina.
Un incidente - certamente - terribile e, in questo caso, ancora più terribile se consideriamo che questo bambino ha rischiato di annegare in quella che è una piscina per bambini, nella parte profonda 30~40 centimetri, a dimostrazione del fatto che i pericoli si possono nascondere nelle cose - veramente - più inattese.
Ecco che questo episodio lo trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda, vi consiglio di andare e di guardarlo, per vedere come una situazione di pericolo si può generare in quella che sembra la cosa più tranquilla del mondo e come la curiosità di un bambino può essere veramente un pericolo.
Ma un bambino può essere anche l'importantissima differenza tra la vita e la morte, e ce lo spiega un altro segmento in cui vediamo - invece - un bambino di tre anni che riesce a chiamare il 911 (chiamare i soccorsi) e salvare la propria mamma, che è in una grave situazione di pericolo.
Quest'altro segmento lo trovate linkato sul doobly-doo (subito sotto la "Piscina per Bambini"): ci fa vedere come, se si insegna a un bambino a fare la cosa corretta, il bambino assorbe come una spugna, capisce che c'è bisogno dell'aiuto di una persona adulta e riesce a fare la cosa giusta.
Riuscire a fare la cosa giusta - inoltre - può essere qualcosa di difficile anche per un adulto: in certi casi anche una persona adulta può trovare determinate difficoltà di fronte a una situazione completamente nuova.
E allora bisogna anche saper improvvisare nella maniera corretta, da una parte e, dall'altra, chi si trova coinvolto nell'improvvisazione, deve essere molto bravo anche a cogliere questi segnali.
È il caso del dispatch misterioso (della chiamata misteriosa), un altro segmento in cui abbiamo una situazione di pericolo, l'unico strumento a disposizione del nostro dispatcher è il pulsante per inviare la chiamata di emergenza: quando suona solo il pager (il cercapersone) e poi non succede nulla… uno può pensare
"Boh: magari qualcuno, per sbaglio, ha premuto il pulsante, e amen!"
Ma poi il pager suona di nuovo, più volte, ed ecco che chi è dall'altra parte, chi sta con il cercapersone, capisce che c'è qualcosa che non va; quindi vediamo anche questo Mistery Dispatch: segmento linkato sul doobly-doo e sulla scheda (andate e dategli un'occhiata), è un modo di capire - anche - che la situazione di pericolo può essere nascosta dietro un segnale che bisogna interpretare in maniera corretta.
Oppure si può interpretare qualcosa di inatteso come un pericolo, quando - invece - può essere solo un modo per… strappare un sorriso.
È il caso della chiamata di emergenza al 911…
… da parte di un cane!
E questo è l'ultimo segmento che vi segnalo: lo trovate linkato sul doobly-doo (subito dopo "Mistery Dispatch"), giusto per concludere con un sorriso.
Ovviamente tra i segmenti di Rescue 911 ci sono tantissimi segmenti che - appunto - hanno un "lieto fine", ma ci sono anche dei segmenti che - purtroppo - NON HANNO un lieto fine, che purtroppo rappresentano come gli atti di eroismo di tutti i giorni, comunque pur importanti, non necessariamente portano sempre al lieto fine, ma si cerca di fare il possibile per salvare il maggior numero di vite umane e - appunto - non dimentichiamo che Rescue 911 era nato come un programma di intrattenimento per le famiglie e, suo malgrado, si è trovato ad essere un programma educativo per le famiglie, un programma in grado di insegnare qualcosa di molto importante:  un programma in grado di insegnare come comportarsi in determinate situazioni di emergenza, quali comportamenti assumere.
Ed è stato così bravo nel dare queste lezioni, da aver contribuito a salvare oltre trecentocinquanta vite umane, tanto che sono stati realizzati questi due special ("Cento Vite Salvate" e "Duecento Vite Salvate") proprio per raccontare la storia delle persone che hanno scritto alla redazione, rigraziando perché grazie a un segmento, grazie a un episodio, grazie a un consiglio - magari - dal comandante dei vigili del fuoco (o dal capo della polizia) al termine del segmento, sono riusciti a imparare qualcosa che è servito loro per salvare delle persone, quindi in che modo, poi, questa trasmissione è diventata non solo un semplice contenitore di intrattenimento, ma un grandissimo contenitore educativo.
Anche per questo il programma, andando avanti nelle stagioni, non si è semplicemente soffermato sul raccontare le avventure delle situazioni di emergenza, ma si è voluto soffermare di più anche nel raccontare il comportamento dei cosiddetti "good samaritans": le persone che si sono fermate per aiutare, che hanno fornito un aiuto importante alle forze dell'ordine o alle persone in pericolo, cercando di sottolineare anche l'importanza di essere tutti quanti dei "buoni samaritani".
Il format di Rescue 911 ha avuto grandissimo successo un po' in tutto il mondo, tanto da essere ripreso da varie trasmissioni in varie nazioni: in Italia, nella seconda metà degli anni '90, abbiamo avuto - per esempio - "Ultimo Minuto" (su RaiTre, con Maurizio Mannoni e Simonetta Martone), che - in parte - ci riportava alcuni degli episodi di Rescue 911 doppiati in italiano, ma in parte ci ha portato anche delle avventure tutte italiane (e - tra l'altro - ho intenzione di approfondire anche "Ultimo Minuto" in un altro episodio di #DdVotr), per il momento quello che vi chiedo è: voi cosa mi dite? Conoscevate la trasmissione Rescue 911? Vi era capitato di aver visto qualcuno di questi episodi, magari saltando su internet o relativamente a qualche citazione in qualche trasmissione televisiva?
Vi è capitato di vedere qualche episodio perché, magari, avevate lavorato negli Stati Uniti?
Vi ricordate "Ultimo Minuto"?
Cosa mi dite di questa tipologia di trasmissioni: pensate che siano una forma di intrattenimento educativo molto interessante? Oppure no: ci sono delle cose che possono essere più funzionali a livello educativo?
Sapevate - per esempio - che nel corso della prima metà degli anni '90 negli USA il servizio del 911 era attivo nelle grandi municipalità, ma piano piano cominciava a diffondersi nei piccoli comuni, nelle piccole province? Uno dei più importanti apporti alla diffusione della cultura dell'uso del 911 fu proprio dato grazie a questa trasmissione televisiva, e alla diffusione del concetto che c'era il numero unico per tutte le chiamate di emergenza, quindi non c'era più la necessità di andare a scorrere l'elenco del telefono cercando il numero dell'ufficio dello sceriffo, dell'ospedale (o della più vicina caserma dei vigili del fuoco), che era una cosa molto, molto importante.
Vi piacerebbe vedere una trasmissione del genere ripresa in chiave moderna (in chiave attuale), magari su un servizio TV in streaming (o sulla TV generalista)?
Non lo so: parliamone nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene: anche oggi ho concluso, vi rinnovo l'invito ad andare a guardare sul canale di allgood2000 tutti i segmenti che trovate: sono veramente molto interessanti, molto belli e di grandissima ispirazione.
Se sono riuscito a farvi conoscere una trasmissione televisiva interessante del passato, e un format televisivo interessante da proporre - magari - anche al giorno d'oggi, come sempre vi invito a mettere pollice-in-alto e condividere questo vlog con i vostri amici, anche su Whatsapp, Telegram e le altre app social.
Iscrivetevi al mio canale: è gratuito e assumerete subito quel Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ che ci piace così tanto; inoltre, seguendo i contenuti che vi propongo, potreste imparare anche qualcosa sulla gestione delle situazioni di emergenza, che non è da buttare via!
Vi ricordo il canale Telegram (linkato sul doobly-doo e sulla scheda) per piccole curiosità, dietro le quinte e notifiche quando pubblico nuovi video o vado live sulle app social.
Infine segnalatemi in un commento se c'è un argomento che mi piacerebbe io trattarsi su #DdVotr
Io sono Grizzly e questo è tutto, per cui come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 2 maggio 2021

VLOG 361: Il relè rotativo #OperazioneNostalgia

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Benvenuti viaggiatori: io sono Grizzly e lei è una centralinista di inizio novecento, era una delle persone addette a ricevere le chiamate dalle persone che, in casa, aprivano la connessione telefonica, le chiedevano di essere collegati al determinato numero della determinata famiglia, e il compito del centralinista era di collegare le varie permute telefoniche (lo faceva collegandosi - eventualmente - ad altre centraliniste, in altre città, seguendo un percorso abbastanza complesso) per permettere alla Famiglia X di collegarsi con la Famiglia Y telefonicamente.
E in realtà di questo discorso, che concerne il funzionamento della rete telefonica, ne ho già parlato quando ho parlato di numeri telefonici (e di quale potrebbe diventare il futuro dei numeri telefonici): se non avete recuperato quell'episodio ve lo lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda, così potete andare e capire un pochettino di cosa stiamo parlando.
Quando c'erano i centralinisti (in realtà soprattutto le centraliniste: era un lavoro per cui molte compagnie telefoniche coinvolgevano soprattutto donne) tu chiedevi qual era la famiglia alla quale volevi essere collegato, poi il processo si è automatizzato e - quindi - sono nati i numeri di telefono.
La prima automatizzazione nella gestione delle permute telefoniche è arrivata con una bella invenzione di ingegneria elettromeccanica, che è il «relè rotativo»: ve ne voglio parlare oggi, in questo nuovo episodio di Diario di Viaggio on the road #OperazioneNostalgia
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Parliamo di tecnologia legata alla rete di telefonia, per cui il nostro vlog comincia in America, alla fine dell'ottocento, in un luogo particolarmente consono: un'agenzia di pompe funebri!
Almon Brown Strowger è il titolare di questa agenzia: è una delle due grosse agenzie di pompe funebri che ci sono in città.
Siamo nel 1888 e il nostro signor Strowger è sull'orlo di un tracollo finanziario: i suoi affari vanno malissimo da quando la moglie del suo principale concorrente lavora per la società telefonica e fa la centralinista.
Strowger - infatti - sospetta che tutte le volte che qualcuno in città chiami il centralino per farsi passare un'agenzia di pompe funebri, la moglie invii OGNI VOLTA la chiamata all'agenzia del marito.
Il problema è che di questo non possiamo essere certi al 100%: situazioni di questo genere, purtroppo, succedevano: ci sono state, nel corso del tempo, diverse sanzioni a delle centraliniste (perché ascoltavano le conversazioni telefoniche o perché facevano giochetti sporchi come questi), quindi diciamo che questa storia è piuttosto verosimile.
Il buon Strowger, oltre ad essere un impresario di pompe funebri, aveva il pallino per l'ingegneria ed era un inventore; comunque siamo nel 1888, l'agenzia di pompe funebri di Strowger è sull'orlo del tracollo finanziario, e Strowger decide di mettersi in gioco per cercare di costruire qualcosa che possa eliminare il fattore umano dal funzionamento della rete telefonica, o comunque fare in modo che ci sia il minor apporto possibile del fattore umano.
Alla fine dell'800 la tecnologia elettrica ed elettromeccanica che c'è a disposizione, ovviamente, è molto, molto basilare… esiste uno strumento, che si chiama «relè»: una bobina elettromagnetica, quando viene eccitata attira a se stessa una sbarra di metallo che può muovere un contatto elettrico, per esempio…
Raga: il carretto siciliano con il cavallo!
… è possibile gestire attraverso questa sbarretta un contatto elettrico, quando l'elettromagnete si eccita, tira la sbarretta, quando viene tolta corrente, quindi, la sbarretta può tornare indietro, magari può chiudere un altro contatto e aprire quello precedente… questo sistema c'è.
Così come ci sono altri sistemi di ingegneria meccanica che permettono di fare movimenti multipli: tutto quello che fa Strowger è cercare di costruire un circuito, che funzioni come un relè, ma non basato semplicemente sull'idea “Dare corrente–Togliere corrente”, bensì su una ben più lunga idea: dare e togliere corrente creando degli impulsi.
Ci riesce, e nel 1891 presenta un brevetto per il cosiddetto «Commutatore Strowger»: una tipologia di relè che presenta dieci contatti, ed è in grado di comandare con UN SINGOLO COMANDO (con una serie di impulsi) il posizionamento di questa levetta, non più “Quando C'È corrente/Quando NON C'È corrente”, bensì su una delle dieci posizioni differenti.
Il ragionamento è abbastanza complesso, ma in realtà non troppo complesso: si tratta di utilizzare un elettromagnete che, ogni volta che attira a se stesso una barretta, fa girare una ruota dentata di uno scatto, quando si arriva a girare questa ruota dentata un contattore viene spostato su uno dei dieci contatti possibili; se arriva l'undicesima, a questo punto una leva cade, la ruota (che è collegata a una molla) torna indietro delle dieci posizioni e il contatto ritorna in posizione di riposo.
Questa invenzione è stata migliorata (non troppo) all'inizio del ventesimo secolo: avevamo questo sistema che funzionava sulla linea orizzontale, semplicemente aggiungendo un altro meccanismo a ruota dentata è stato possibile creare anche un movimento in verticale; in questo modo è nato un meccanismo che permetteva di controllare cento contatti (dieci file di dieci contatti): il primo movimento muoveva orizzontalmente la barra, a questo punto, entro poco tempo (entro il massimo di un secondo) grazie alla caduta di un condensatore, cadeva un relè, si spostava il contatto a comandare il secondo circuito e - quindi - si muoveva la seconda levetta in verticale, permettendo di scegliere la seconda permuta.
E questa invenzione (il “Relè Rotativo a doppio movimento”, il Commutatore Strowger a due dimensioni) è arrivata - letteralmente - sino ai giorni nostri: per esempio in Italia, sulla rete di telefonia, sono stati smantellati definitivamente i relé rotativi solo nel corso della prima metà degli anni ’90.
Moltissime cose - di per sé - anche con il completo rinnovamento della rete di telefonia, sono rimaste, soprattutto per retrocompatibilità con il vecchio sistema telefonico: per esempio lo squillo, che avviene con una corrente alternata a bassa frequenza (intorno ai 25~30Hz) e situazioni di questo genere. Di questo discorso, sul funzionamento elettrico della rete telefonica, tra l'altro, ne ha parlato il buon Mehdi di ElectroBOOM: vi lascio quel video linkato sul doobly-doo e sulla scheda se, non lo avete già recuperato.
Ad ogni modo l'invenzione del relè rotativo ha permesso di gestire in maniera differente le permute telefoniche, togliendo la necessità dell'operatrice che dovesse muovere manualmente i cavetti e utilizzando questi circuiti per muovere fisicamente le permute telefoniche.
Ma ora veniamo un attimo alle cose serie: tutta questa storia, in realtà, in parte potrebbe anche essere una leggenda, perché - se pur vero che Strowger nel 1891 ha brevettato il relè rotativo - c'è anche da considerare che si è cominciato a utilizzare sulla rete di telefonia solo a partire dal 1910 (all'incirca); purtroppo il nostro caro Strowger ci ha lasciati nel 1902, quindi non è stato in grado di vedere che la sua invenzione è stata veramente una grandissima innovazione nell'ambito delle reti di telefonia.
Comunque questa era la storia del relè rotativo: voi la conoscevate, l'avevate sentita nominare?
Sapevate di questa leggenda della agenzia di pompe funebri? Immaginavate che è stato proprio grazie ai problemi di un'agenzia di pompe funebri, se siamo arrivati a una grandissima un'innovazione sulla rete telefonica?
Parliamone nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene: io sono Grizzly e questo era #OperazioneNostalgia
come sempre vi invito a mettere pollice-in-alto, condividere questo vlog, iscrivetevi al canale, noi ci vediamo alla prossima puntata: ciao a tutti!

domenica 25 aprile 2021

Risvegliate il dormiente (Deep Dark Diary 06)

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Tutte le mattine mi alzo all'alba per andare in pista ciclabile, ma ammetto che - in caso di maltempo particolarmente complesso - tendo a rinviare, anche perché (soprattutto se piove molto forte o se c'è vento molto forte) praticamente la pista ciclabile è impercorribile.
È stato proprio in una di quelle mattine di vento e pioggia che ho rinunciato e, invece, mi sono messo a ravanare a caso sui social, guardando YouTube, guardando Twitter, guardandomi un po' in giro… finché sono finito su Twitch e lì ho scoperto una categoria, una categoria oscura, una categoria di cui parliamo oggi in questo nuovo episodio di Deep Dark Diary.

Siamo alla fine del 2018 (non alla fine del XX secolo, ma questa è una cosa per i nostalgici dello Zio, comunque!): la piattaforma Twitch ha capito che non di solo gameplay si può andare avanti e cominciano a svilupparsi anche delle categorie come la ‘Quattro Chiacchiere’ (la ‘Just Chatting’), che vengono utilizzate da sempre più persone che non si mettono a fare streaming solo per condividere il loro gameplay, ma anche - semplicemente - per chiacchierare con il pubblico.
E infatti ecco che una sera andiamo in Ohio, sul canale di JesseDStreams: questo ragazzo decide di fare cena-e-TV, e di fare streaming parlando con il proprio pubblico; ecco che la situazione va avanti molto lentamente per le prime due ore circa e, a questo punto, complice un po' l'orario, un po' la stanchezza e - soprattutto - il fatto che sulla chat non c'è quasi nessuna interazione (probabilmente ci saranno solo due o tre spettatori), Jesse si assopisce.
Ed ecco, quindi, che si crea una situazione grottesca e sul limite del regolamento: la piattaforma, infatti, non consentirebbe di effettuare live streaming di persone che stanno dormendo, questo perché, se una persona sta dormendo, non può consentire o vietare di essere ripreso, ma… che cosa succede quando è lo stesso streamer ed è consapevole del fatto che viene ripreso?
Comunque sia, dopo un paio d'ore, Jesse si sveglia e le cose, dal grottesco, passano - letteralmente - a quello che si può definire il virale: infatti, in queste due ore, il nostro streamer ha totalizzato oltre un milione e mezzo di visualizzazioni e circa 1.500 tra nuovi iscritti ed abbonati al canale
Amazon, quindi, decide di non prendere provvedimenti nei confronti dello streamer: il contenuto - come abbiamo visto - è molto sul limite del regolamento, influisce tantissimo il fatto che questa tipologia di contenuto non ha avuto conseguenze gravi, non ha provocato nessuna tipologia di danno; fondamentalmente non si può dire che lo streamer non fosse cosciente della telecamera accesa, quindi diciamo che si comincia ad accettare un pochino questa tipologia di contenuto, e questo funziona.
Funziona talmente tanto che, piano piano, nasce proprio la categoria ‘I'm Only Sleeping’ (‘Sto Solo Dormendo’) e sempre più streamer decidono di portare questo tipo di contenuto, in cui una telecamera inquadra la loro camera da letto, magari ben fornita di una grossa quantità di pupazzi di peluche…
🤔
Tuttavia sin dall'inizio è anche evidente come questa tipologia di contenuto possa portare ad una fama particolarmente effimera: lo stesso Jesse, quando fa gameplay o altre tipologie di contenuti, riesce ad avere numeri particolarmente bassi: magari un gameplay viene seguito da una quindicina di spettatori in tutto, ed ecco - quindi - che non sono pochi i detrattori che cominciano a dirgli
-Ma dovrebbe dormire, per fare sicuramente molto più pubblico
Ma è anche vero l'esatto opposto: infatti non sono pochi quelli che si chiedono, alla luce di un milione e mezzo di visualizzazioni, a che punto è arrivato l'intrattenimento, se la gente riesce a trovare molto più interessante guardare uno che sta dormendo?
Arriviamo quindi al giorno d'oggi, quando molti creator e streamer (particolarmente della categoria ASMR) decidono di “cogliere la palla al balzo” e non è raro trovare qualcuno attivo, nella categoria ‘I'm Only Sleeping’ (appunto ‘Sto Solo Dormendo’) un po' a tutte le ore del giorno e della notte, anche perché - in questo caso - evidentemente non c'è il problema della barriera linguistica!
Lo stesso MrBeast, durante uno dei suoi “esperimenti sociali” aveva fatto una donazione di 10mila dollari a uno streamer che stava semplicemente dormicchiando.
Poi simpatica 'sta cosa che questo apre un occhio, vede il numero, ringrazia per “la donazione di dieci dollari” e, poi, si rende conto che c'era qualche altro zero in più!
Ma la domanda sorge spontanea: dovremmo considerare questo un vero e proprio contenuto d'intrattenimento o, magari, rappresenta - semplicemente - un ulteriore segno del serpeggiante voyeurismo che ci porta a “spiare dal buco della serratura” un po' ogni genere di cosa, persino contenuti relativamente "normali" e scene di vita quotidiana?
Oppure - molto più semplicemente - è uno degli ennesimi fenomeni di costume, che sarà destinato a finire sepolto da tanti altri, che verranno in futuro?
Parliamone!
Io sono Grizzly e questo era Deep Dark Diary, il contenitore che - ogni ultima domenica del mese - affronta un viaggio lungo un tema oscuro a proposito di cultura generale, tecnologia o folklore: noi ci vediamo alla prossima.
No: gli orsetti hanno detto che non mi danno la liberatoria per riprenderli mentre stanno dormendo, ci tengono alla loro privacy!

domenica 18 aprile 2021

VLOG 360: Dress-Code e uniformi scolastiche sono utili?

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: io sono Grizzly.
Settembre 2013, Turchia, città di Antalya (Antalỳa… non so come si pronuncia): nella Gazi Anatolian High School è stato introdotto il divieto, per le studentesse, di indossare la gonna; secondo il direttore dell'istituto perché
le studentesse si possano sentire più a loro agio a fare le scale.
Per risposta, gli studenti della "Dev-Lis", movimento studenti rivoluzionari… (ecco la foto) hanno sfilato per il centro città, maschi e femmine, indossando la gonna dell'uniforme scolastica.
Questo mentre le studentesse spiegavano ai giornalisti che:
«i reazionari vedono il corpo femminile come un eccitante sessuale.
Se una donna indossa una minigonna, gli uomini possono molestarla o violentarla.
Questa mentalità ha portato al divieto della gonna nella nostra scuola».
Bene; oggi, in questo nuovo episodio di Diario di Viaggio on the road, vorrei parlare dell'argomento dress-code, il cosiddetto «codice dell'abito».
Lo vorrei fare perché resto del parere che ognuno è libero di vestirsi come gli pare.
Ci sono delle condizioni nelle quali sono previsti, o sono vietati, determinati accessori o determinate situazioni, ma sono delle situazioni che hanno una buona ragion d'essere e, al di fuori di questa più che buona ragion d'essere, penso che ci debba essere anche una certa libertà… e questo porterà, sicuramente, alla domanda che vedremo in fondo al blog; per il momento cominciamo: sigla!
[🎵🎶]

in determinati ambiti lavorativi viene imposto l'obbligo di utilizzare determinati abiti o accessori, o il divieto di utilizzare determinati abiti o accessori, per un motivo ben preciso: per esempio in moltissimi ambiti lavorativi è richiesto di indossare degli elementi particolari che si chiamano DPI (Dispositivi di Protezione Individuale), come delle speciali calzature che hanno un'elevata resistenza alla torsione, alla trazione, agli urti, magari un elevato isolamento elettrico e roba di questo genere, si chiamano «scarpe antinfortunistiche».
Lo scopo è proprio quello insito nel nome: il Dispositivo di Protezione Individuale è un dispositivo che serve a proteggere l'individuo, in caso di incidente, da eventuali lesioni.
Ecco che definire che in un determinato ambito lavorativo, per esempio, è obbligatorio utilizzare DPI (come l'elmetto o le scarpe antinfortunistiche) ha senso, perché - magari - per camminare in mezzo un cantiere torna UN ATTIMO più comoda la scarpa antinfortunistica che (non lo so) la scarpetta di cristallo, col tacco a spillo, di Cenerentola!
Per lo stesso motivo, se siamo in presenza di macchinari con elementi meccanici in movimento, è molto probabile che sarà vietato indossare cravatte, sciarpe o foulard: perché un elemento in movimento dell'abito potrebbe venire catturato dalla parte in movimento del macchinario e provocare un incidente.
Di nuovo: questo ha senso, è questo il motivo del divieto, ma al di là di questa tipologia di limitazioni o obblighi, in molti altri casi quello che è il dress-code (il codice dell'abito) può avere delle ragioni più o meno profonde.
Vi sono abiti interi che sono DPI: per esempio i Vigili del Fuoco indossano un'uniforme che non serve solo per rappresentare il corpo ma, ovviamente, anche perché tutta l'uniforme è realizzata con il Nomex (che è una stoffa molto resistente alle elevate temperature, allo strappo, al getto di liquidi etc), quindi è un motivo di funzionalità oltre che di estetica.
Nel caso delle uniformi delle forze dell'ordine, qual è l'idea? Quella di uniformarsi al corpo (per questo si usa l'uniforme): di mostrare un'immagine del corpo, dell'istituzione che si rappresenta, che è un'immagine pulita, ordinata, che ha il suo scopo.
Ma quando siamo in quello che è il concetto - soprattutto - della “vita di tutti i giorni”, quando non si ha una condizione effettiva per indossare un abito che abbia dei motivi di sicurezza o dei motivi di immagine ben precisi, ecco che le cose diventano un pochino più complicate, perché - secondo me - al di là delle condizioni, dei Dispositivi di Protezione Individuale o della sicurezza sul lavoro in generale, al di là di questo, una persona - soprattutto in quella che è la vita di tutti i giorni (il cosiddetto tempo libero) - dev'essere liberissima di vestirsi come gli pare.
Se una persona vuole indossare una cravatta e non c'è la condizione per cui la cravatta rappresenta un pericolo di incidente, perché sta svolgendo un lavoro con dei macchinari in movimento, allora CHE INDOSSI LA CRAVATTA: che c'è di male?
Se una persona vuole indossare la gonna, CHE INDOSSI LA GONNA.
Se una persona vuole indossare i pantaloni, vuole indossare il tacco alto 30cm (o la zeppa alta un metro)… se non c'è l'obbligo di indossare delle calzature antinfortunistiche, che lo faccia!
Se le piace indossare quella situazione, se le piace indossare quegli abiti, non ci vedo nulla di male.
Potrò pensare che - per esempio - quell'accoppiata di colori la trovo orripilante: è la mia opinione, me la tengo per me, tutto lì.
Se a una persona piace indossare una maglietta che ha un insieme di colori che, più che tinti, sembrano VOMITATI sulla maglietta e a questa persona quella maglietta piace, che se la mettesse!
Se quella persona mi chiede qual è il mio parere su quella maglietta, sia consapevole che potrò dirle:
-Guarda: secondo me questi colori sembrano orribili!
Ma se le piace, che se la metta!
E non sto utilizzando il termine ‘persona’ a caso, perché non mi interessa nessun discorso di identità di genere: non sono lì a dire che i pantaloni debbano essere indossati dagli uomini e le gonne dalle donne, non me ne frega di meno!
Se una persona vuole indossare la gonna, vuole indossare i pantaloni, vuole indossare il kilt, vuole indossare il chenesòio… che se lo metta. Gli piace quell'abito? Che se lo metta, ma chissenefrega.
Ma chi sono io per dirgli di no? Ragazzi: io non ho buon gusto, io mi vesto a caso, voglio andare a insegnare agli altri come vestirsi?
Ma se già persino chi ha buon gusto ha fatto delle cadute di stile colossali: lo showman Enzo Miccio, a Pavia nel 2016, fotografò una ragazza sul ponte, così, di nascosto, per poi condividere la foto sui social
-Eh, #MaComeTiVesti ?
Ma come ti permetti di fotografare una persona che cammina per strada, per pubblicarla sui social, che - oltre a una violazione sulla privacy - è pure un comportamento da stalker, innanzi tutto!
Dopo di che, 'sta ragazza era vestita in maniera piuttosto normale: infatti ha avuto la difesa di metà dei social, proprio col fatto:
-Ma scusa: una studentessa vestita con una felpa e dei jeans!
Perché? Devi essere tu a insegnare il buon gusto?
Il buon gusto è: "mi son messo delle cose addosso, mi piacciono, OK!"
Secondo me è questo il punto, tuttavia riconosco un problema, che è quello di cui ho parlato all'apertura del vlog: e riguardo l'uniforme scolastica?
Quando io andavo alle scuole elementari non avevamo l'uniforme scolastica, però avevamo tutti quanti l'obbligo di indossare il grembiule; principalmente era una situazione logistica, eravamo tutti i bambini di sei~sette anni, quindi ci sporcavamo con la qualsiasi cosa: con le penne, coi pennarelli, coi gessetti colorati… quindi il grembiule serviva a non dover buttare via i vestiti tutti i santi giorni: ti mettevi un grembiule (nero, tra l'altro) perché - anche se si macchiava - chissenefrega, aveva questo minimo di senso.
Dopo di che non abbiamo mai avuto nessuna uniforme scolastica; qua in Italia non so quanto sia diffuso il discorso dell'uniforme scolastica: so che ci sono delle scuole, molto specifiche (come le accademie etc), dove si usa l'uniforme scolastica, ma - altrimenti - non sono tantissime le scuole… nella scuola pubblica - tendenzialmente - non c'è un'uniforme scolastica.
Quindi… non saprei.
Il discorso dell'uniforme scolastica - secondo me - da una parte è positivo, perché - comunque - vuole insegnare allo studente a non essere completamente trasandato H24, perché ok: ci può stare la libertà di vestirsi, ma ci sono anche le cosiddette occasioni formali, in cui è utile imparare ad essere, anche, un minimo ordinati.
Però, per esempio, nell'ambito dell'uniforme scolastica, io cercherei di fare in modo di lasciare anche un minimo di libertà di scelta su alcuni elementi.
Per esempio “l'uniforme scolastica prevede l'obbligo della cravatta”?
Ok, e allora io do a disposizione una serie di colori differenti della cravatta: lo studente, ogni mattina/ogni settimana, può decidere di indossare un colore diverso, oppure anche un taglio diverso della cravatta: c'è l'obbligo della cravatta, però è anche possibile indossare il farfallino e sono approvati anche dei farfallini di determinati colori.
Nell'uniforme c'è la gonna? Allora ci saranno - magari - delle gonne di diversi colori, ci saranno dei pantaloni di diversi colori: lasciare la possibilità allo studente di scegliere, di poter fare almeno questo.
Ok: devi uniformati, devi imparare a non essere trasandato, ma questo non significa che dovete essere tutti quanti delle fotocopie.
Secondo me, però non lo so: perché - per l'appunto - non ho fatto l'esperienza di dover indossare l'uniforme scolastica, quindi non so come funziona.
Penso che potrebbe funzionare bene in questo modo, ma so che in molti posti non funziona così e l'uniforme scolastica è standardizzata il più possibile, e questa è la mia domanda: quello che chiedo a voi è: voi cosa ne pensate? Secondo voi la standardizzazione dell'uniforme scolastica è un passaggio importante, può insegnare - appunto - a non essere trasandati?
Oppure l'uniforme scolastica non serve e si deve lasciare libertà di scelta agli studenti su come vestirsi?
Può essere utile lasciare quel minimo di libertà su determinati accoppiamenti cromatici, ma imporre l'uniforme scolastica?
È sbagliato e può essere più funzionale avere solo un minimo di dress-code, per esempio una lunghezza minima della gonna o una lunghezza minima dei pantaloni?
Chi se ne frega e gli studenti si vestano come gli pare?
Non lo so: onestamente, su questo, non so che cosa pensare e quindi lo chiedo a voi: parliamone nei commenti qua sotto oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene: io sono Grizzly, vestito un po' come capita, se sono riuscito a farvi pensare che - in fondo - quello che conta non è quello che pensano gli altri di come vi siete vestiti, ma come vi trovate voi come vi siete vestiti (io mi sono vestito un po' a caso, ma sono abiti comodi, quindi mi stanno benissimo!)
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domenica 11 aprile 2021

VLOG 359: Fare movimento per migliorare il proprio stato

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Benvenuti a bordo viaggiatori: io sono Grizzly.
Come avrete avuto modo di vedere, io mi alzo ogni mattina all'alba (o - in realtà - poco prima dell'alba) e vado a fare un po' di movimento: non esattamente di attività sportiva: faccio della camminata veloce, ogni tanto faccio un po' di corsa, da circa un mese a questa parte ho cominciato anche a fare - dove possibile - un pochino di bicicletta, per cercare anche di fare del movimento aggiuntivo, e questo - soprattutto - perché l'alba è il momento in cui sono più libero e posso svolgere attività,  fare un pochino di movimento, senza interferire con il lavoro e con le altre attività ma, soprattutto, perché ho preso questa buona abitudine da un po' di tempo e voglio parlarvene oggi, in questo nuovo episodio di Diario di Viaggio on the road.
[🎵🎶]

La mia «quotidianità» comprende un sacco di attività, tra lavoro, famiglia, etc: tutto quanto concentrato - approssimativamente - nella fascia oraria che va dalle otto del mattino alle otto di sera… pressoché tutti i giorni, e questo mi pone davanti a delle sfide piuttosto complesse, perché può significare il restare seduto tutta quella fascia oraria, fondamentalmente (seduto alla scrivania dell'ufficio, seduto in macchina per andare da un cliente all'altro o seduto alla scrivania del cliente), e questo non fa affatto bene: c'è bisogno di fare anche un pochino di movimento, c'è bisogno di fare qualcosa, c'è bisogno di prendersi cura di noi stessi e non possiamo farlo - semplicemente - passando da un cliente all'altro.
Quindi nel corso del tempo io ho iniziato a svegliarmi sempre più presto la mattina, sino al 2019 (quando mi svegliavo intorno alle 5:20 del mattino), cercando di cominciare la giornata lentamente, anche per alleggerire lo stress, perché - poi - appena si comincia con il ciclo quotidiano, appena arrivano le otto del mattino, tutto quanto si fa di corsa, quindi cercando di fare le cose con calma: svegliarmi con calma, fare la doccia, cercare di avere dei ritmi un pochino più lenti prima di cominciare la giornata.
Poi, nel corso del tempo, ho capito che era importante anche cercare di fare qualcosa in più e, di nuovo, cercare di evitare di concentrare tutto quanto correndo sin dalla prima mattina, quindi - lentamente - ho cominciato a svegliarmi sempre più presto (sino a quando, intorno alla primavera del 2019, ho fissato il mio orario di risveglio intorno alle 4:30~4:40 del mattino) e in questo modo riesco a ritagliarmi un'oretta buona, un'oretta e mezza, nella quale posso svolgere qualche attività dedicata interamente a me stesso.
E, sin dalla primavera del 2019, appunto, ho cominciato verso le 5:30~5:45 del mattino ad andare alla pista ciclabile di Siracusa (la “pista ciclopedonale”) per passeggiare, per fare della camminata veloce, e ho potuto cominciare a fare una buona camminata veloce, ogni giorno all'alba, che mi aiuta a scaricare i nervi, a cominciare la giornata in maniera molto più leggera e, soprattutto, nel corso del tempo - cominciando a fare sempre più movimento - ho potuto associare alla camminata veloce anche qualche pezzetto di corsa, cosa che - di nuovo - mi aiuta a fare un pochino di movimento, mi aiuta ad avere molto più fiato di prima, mi aiuta ad essere un pochino più tranquillo e cominciare la giornata in maniera molto più leggera e - soprattutto - scaricare tutto lo stress del giorno prima, ma anche avere una carica migliore proprio per cominciare la giornata lavorativa, arrivare a cominciare questo ciclo 8~20, ed è una cosa che apprezzo tantissimo.
In questo senso - tra l'altro - il lockdown del 2020 è stato piuttosto complesso, ma poi ho avuto modo di riprendere e, quindi, ricominciare di nuovo con questo ciclo.
Tra l'altro, rispetto al giorno in cui sto girando questo episodio, io da circa un mese ho anche acquistato una nuova bicicletta (una bicicletta pieghevole) e ho cominciato ad alternare alla passeggiata e alla corsetta anche un pochino di bicicletta, non solo per svolgere attività con la bicicletta in pista ciclabile, ma anche perché - nel frattempo - questa bicicletta me la sono attrezzata per farla diventare un mezzo di spostamento alternativo per quando mi devo muovere in città per piccole commissioni; ovviamente non è una bicicletta a ‘pedalata assistita’, perché lo scopo non è quello di spostarmi utilizzando un mezzo alternativo ma, soprattutto, di spostarmi approfittando per poter fare un minimo di movimento, per poter fare un minimo di attività, che non fa mai male e, da quando ho cominciato a fare questa attività, mi sento meglio con me stesso, e il fatto di andare in pista ciclabile quando ancora il sole si deve alzare, oltre a permettermi di ammirare il magnifico spettacolo dell'alba tra le onde, ha migliorato moltissimo persino il mio ciclo circadiano: comincio a risentire sempre di meno anche del cambio di orario (quando c'è l'ora legale o quando si ritorna a quella solare) proprio grazie a questo discorso.
E tutti questi miglioramenti semplicemente svolgendo questa come unica attività, per questo io vi chiedo: voi che cosa mi dite? Svolgete attività a livello sportivo, a livello agonistico? In questo caso: complimenti!
Oppure: avete cominciato (o avete valutato l'ipotesi di cominciare) a fare un pochino di movimento in più? Magari andate, ogni tanto, a correre?
Avete cominciato a fare un po' di palestra? Avete cominciato a spostarvi un po' in bicicletta?
Avete valutato di fare qualcosa di questo genere? Credetemi: può solo migliorare la vostra condizione.
Avete valutato, ma vi viene difficile riuscire a trovare il ritaglio di tempo da poter dedicare a questo? Eventualmente vi consiglio - appunto - il mio esempio: quello di svegliarsi un po' più presto la mattina e cercare di dedicare le prime ore della mattina a questo; può essere qualcosa - all'inizio - anche di complesso ma, una volta che si «prende» con il ciclo, la cosa può funzionare molto bene; poi uno - magari - esce la mattina, fa questo veloce giro (magari anche una mezz'ora di corsetta leggera, di camminata veloce), poi doccia, colazione… ed è un bel modo di cominciare la giornata: ci si sente veramente più leggeri.
E sì, lo ammetto: i primi giorni che facevo questa camminata per 30~40 minuti, poi ritornavo a casa letteralmente in condizione di zombie, ormai - invece - dopo un'ora e mezza di camminata continua non mi sento nemmeno minimamente stanco.
Tra l'altro ho cominciato a aggiungere alla camminata, il giovedì e la domenica, anche la live su Twitch mentre sto facendo la camminata veloce: mi trovate su Twitch il giovedì all'alba (in italiano) e la domenica all'alba (in inglese) quindi, se volete, venite a dare un'occhiata! E, se non volete, trovate le live parcheggiate per due settimane dopo che le ho fatte, quindi non c'è bisogno di svegliarsi all'alba, se proprio non ci tenete!
Ma - scherzi a parte - sono curioso di sentire un po' la vostra: sono curioso di sentire se siete d'accordo con me che fare quel minimo di movimento, senza bisogno di andare a fare - proprio - un'attività a livello agonistico, comunque è positivo.
Oppure se pensate che sia molto meglio svolgere un'attività a livello agonistico, che svolgere un'attività più o meno discontinua, anche se comunque l'attività discontinua può aiutare scaricare i nervi; oppure ancora no: avete provato a fare attività a livello discontinuo, eppure questo - magari - vi stressava di più!
Non lo so: parliamone nei commenti qui sotto oppure su twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene: come sempre vi ringrazio per essere arrivati in fondo al vlog: non è stato pesante come fare un'ora di camminata veloce per la prima volta, almeno questo!
Se sono riuscito a stuzzicare la vostra curiosità, soprattutto a spingervi a svolgere un pochino di attività in più (magari non un'attività sportiva a livello agonistico, ma - appunto - a fare un po' di movimento in più, che non fa mai male), allora - in tal caso - fatemi vedere che state un po' meglio e sollevate quel pollice!
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Io sono Grizzly e questo è tutto, per cui come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 4 aprile 2021

VLOG 358: La lampadina a incandescenza #OperazioneNostalgia

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Benvenuti viaggiatori: io sono Grizzly.
Prima che la corrente elettrica si diffondesse e arrivasse in tutte le case, uno dei problemi più complessi con cui si aveva a che fare era l'illuminazione.
L'illuminazione, tipicamente, era gestita da due cose: dalle candele, oppure dai becchi a syngas (a gas di città).
Poi, però, sfruttando la corrente elettrica, abbiamo avuto un invenzione interessante, che qui vedete sotto forma di clip-art, ma anche qui sotto forma di oggetto vero e proprio: questa è una lampadina a incandescenza.
Non sono state subito così le lampadine, ma adesso ci arriviamo.
Dobbiamo infatti arrivare al 1878, con sir Joseph Swan che brevetta il primo prototipo di lampadina: abbiamo un filamento di carbonio che viene surriscaldato dalla corrente elettrica ed è in grado di produrre luce per alcuni minuti, fondamentalmente; ma già nell'anno successivo (il 1879) Thomas Edison comincia a lavorare su questo progetto, comincia a trovare qualche idea interessante: per esempio quella di utilizzare un'ampolla di vetro, quella di utilizzare un filamento ad alta resistenza elettrica e di un certo spessore (quindi in grado di resistere molto più a lungo) e le prime lampadine di Thomas Edison - infatti - riescono a durare anche una decina di ore o poco più.
Ma per arrivare alla lampadina a incandescenza, che è arrivata sino ai giorni nostri (beh: quasi sino ai giorni nostri), dobbiamo aspettare il 1910 e William David Coolidge che, innanzitutto, utilizza un filamento di tungsteno: un metallo in grado di resistere a temperature molto elevate.
Inoltre lui mette un'ampolla di vetro in cui viene fatto il vuoto, per eliminare l'ossigeno che reagiva con il tungsteno, provocando fumo, fuliggine e vari altri fenomeni e, dato che non era possibile (all'epoca) ottenere un vuoto particolarmente spinto, ha anche l'idea geniale di mettere nell'ampolla un gas inerte a bassa pressione: in questo modo si ottiene una miglior durata del filamento, una miglior durata complessiva della lampadina: non c'è ossigeno, quindi non c'è un'ossidazione o una combustione del tungsteno, non c'è l'emissione di fumo, di fuliggine… tutti questi problemi, e le lampadine riescono a durare moltissimo.
Siamo arrivati, sino all'ultimo periodo, ad avere lampadine in grado di durare almeno un migliaio di ore che, negli ultimi cento anni, non è che siano cambiate tantissimo dall'invenzione di Coolidge: anche questa è una lampadina con un'ampolla di vetro in cui è fatto il vuoto ed è presente gas argon a bassa pressione ed un filamento di tungsteno.
E comunque le lampadine a incandescenza avevano una vita media di un migliaio di ore: potevano durare qualcosina in più, ma ci si attestava su quello (1.000~1.200 ore); delle cose che permettevano di aumentare un pochettino la vita media della lampadina, una soprattutto era il ciclo di accensioni e spegnimenti: meno ce n'erano, più sarebbe durata la lampadina.
Però c'è una piccola curiosità, una curiosità che riguarda una lampadina a carbonio che è stata installata nel 1901 nella stazione dei vigili del fuoco di Livermore (California, contea di Alameda): è stata installata nel 1901 e tuttora è ancora in funzione.
Certo: avendo 120 anni non emette più la stessa luce che emetteva all'inizio (è partita con la luminosità di una lampadina, approssimativamente, da 60 watt, ormai siamo arrivati - più o meno - alla luminosità di circa 4 watt); la lampadina è piena di fuliggine perché - essendo stata realizzata nel 1901 - non è stata realizzata con il vuoto, con il gas inerte… tutta questa situazione qua; però di fatto è una lampadina che è presente sul Guinness dei Primati, perché - nonostante alcune interruzioni elettriche logistiche o di guasti, o anche perché è stata spostata - fondamentalmente è una lampadina che è in funzione da 120 anni!
Bene: oggi voglio parlarvi delle lampadine a incandescenza, che sono state il meccanismo di illuminazione che abbiamo avuto nel nostre case per moltissimi anni, e lo voglio fare in questo nuovo episodio di Diario di Viaggio on the road #OperazioneNostalgia
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La lampadina è stato un sistema di illuminazione particolarmente poco efficiente: infatti, dell'energia elettrica che consumava, solo circa un 5% serviva - effettivamente - a produrre luce (a produrre intensità luminosa), il restante 95% dell'energia veniva dissipato, semplicemente, in calore; questo anche perché, per poter funzionare correttamente (per potere emettere la giusta quantità di luce), il filamento doveva surriscaldarsi sino a raggiungere una temperatura particolarmente elevata: parliamo di almeno 2.700 gradi Kelvin.
E, prima che me lo chiediate: sì, la Temperatura di Colore si misura in gradi Kelvin, perché è la temperatura equivalente di un filamento utilizzato per produrre luce, e a 2.700 gradi Kelvin il filamento produceva una luce tendente verso il giallo (infatti le temperature più elevate sono quelle delle luci più tendenti verso il bianco).
Ora il filamento, in un ambiente in cui è fatto - tendenzialmente - il vuoto (c'era quel gas, argon, ma a bassa pressione) quando si surriscalda a questa temperatura così elevata, ha un difetto: comincia, piano piano, una parte del filamento a sublimare (proprio a vaporizzarsi) per via dell'elevata temperatura e della bassa pressione, quindi questo - nel corso del tempo - comportava che il filamento si sarebbe assottigliato, piano piano, molto lentamente, ma si sarebbe assottigliato sempre di più, sino a quando qualche punto sarebbe arrivato ad assottigliarsi così tanto da arrivare a spezzarsi.
Questo - generalmente - avveniva dopo, all'incirca (mediamente), un migliaio di ore di funzionamento continuo, quindi la lampadina - dopo le mille ore di vita (approssimativamente mille ore di vita) - tendeva a fulminarsi, cioè si spezzava questo filamento e la lampadina non funzionava più.
Naturalmente c'erano moltissimi fattori che influivano alla durata delle lampadine: molti cicli di accensione e spegnimento avrebbero accorciato la vita, perché anche lo sbalzo termico influisce molto, il fatto che - invece - il filamento fosse rimasto acceso a lungo tempo (senza subire molti sbalzi di tensione) avrebbe potuto allungare molto la vita, però - considerando lo spessore, la corrente elettrica consumata, etc - mediamente il tempo di durata del filamento era quello: intorno alle mille ore (le 1.200 ore) a seconda della situazione.

Purtuttavia sono esistite delle lampadine a incandescenza che avevano una migliore efficienza, a livello di quantità di luce emessa rispetto alla corrente elettrica consumata: si utilizzavano sempre dei filamenti di tungsteno, che però venivano surriscaldati a una temperatura molto più elevata, superiore ai 3.000~3.200 gradi Kelvin (emettevano già una luce molto più bianca, proprio grazie a questa temperatura molto elevata).
Per poter raggiungere delle temperature più elevate si faceva utilizzo, nel bulbo a vuoto, di un gas che avesse delle caratteristiche particolari: si utilizzavano dei gas alogeni, tipicamente lo iodio o il bromo, o anche altri gas (per esempio anche il kripto o lo xeno).
Questa tipologia di lampadine poteva lavorare ad una temperatura molto più elevata, però questo aveva anche il difetto di sottoporre a degli sbalzi di pressione naturalmente più elevati, e a delle sollecitazioni termiche molto più importanti, quindi il bulbo non poteva venire realizzato in vetro, perché avrebbe gestito molto peggio gli sbalzi di temperatura e di pressione, quindi - tipicamente - queste lampadine venivano realizzato con un bulbo in quarzo, che era molto più resistente.
Questa tipologia di lampadine, appunto chiamate lampadine alogene, avevano una maggiore efficienza a livello luminoso, innanzitutto perché riuscivano a sfruttare almeno un buon 10%~15% dell'energia elettrica solo per produrre luce, e solo il restante 85% circa veniva dissipato in calore: sempre - comunque - bisognava alzare molto la temperatura. Ma - inoltre - la presenza del gas allogeno dentro il bulbo aveva un altro effetto, perché il tungsteno che poteva arrivare a sublimare tendeva a legarsi all'alogeno presente all'interno del bulbo e, una volta che si legava al gas alogeno, creava una sostanza che tendeva a ridepositarsi sul filamento di tungsteno: in questo modo - tendenzialmente - la vita del filamento si allungava all'incirca del doppio.
Purtuttavia il bulbo di quarzo aveva un altro problema, che invece non aveva il vetro: il quarzo faceva passare moltissima della radiazione ultravioletta emessa tungsteno, che invece il vetro bloccava, e questo sarebbe stato un problema sotto molti punti di vista: innanzitutto la radiazione ultravioletta poteva avere problemi con la pelle (e anche con la vista!) delle persone, la radiazione ultravioletta tendeva a fare ingiallire le cose, quindi c'era questo problema, per cui moltissime lampadine alogene - tipicamente - erano montate con un meccanismo dicroico, cioè una sorta di riflettore, in maniera tale che la lampadina puntasse la luce e tutto il calore verso un riflettore di metallo lucido (una sorta di specchio) e - quindi - quella che arrivava attraverso lo specchio era soprattutto la radiazione luminosa (tutto il resto si perdeva sul retro della lampadina), oppure si facevano delle lampadine che avevano una copertura in vetro, per cercare di filtrare buona parte di questa radiazione ultravioletta, lasciandone passare solo il 10%~15%.

Poi, nel corso del tempo, le cose sono andate migliorando: abbiamo migliorato sia l'efficienza energetica sia l'efficienza luminosa, abbiamo avuto le lampade a scarica, che utilizzavano meno corrente e un meccanismo differente per produrre una grossa quantità di luce; poi siamo arrivati - in questo momento - alle lampadine a LED, e chissà che cosa ci riserva il futuro, ma di questo parleremo in un altro vlog.

Nel frattempo questa era la lampadina ad incandescenza: voi che cosa mi raccontate? Siete cresciuti nella generazione delle lampadine a scarica e delle lampadine a LED, direttamente? O vi ricordate queste lampadine a incandescenza, che hanno illuminato le nostre case per così tanto tempo?
Avete - magari - qualche ricordo particolare? Io ho un ricordo, molto dolce, di mio nonno che si sedeva alla scrivania e aveva questa piccola abat-jour (con la lampadina che faceva questa luce giallognola) e leggeva il giornale: è questa piccola immagine; ma appunto sono curioso di sentire un pochettino cosa mi raccontate voi.
Inoltre: voi fate qualcosa per migliorare l'efficienza energetica di casa vostra? Avete avuto queste lampadine, ma le avete cambiate appena possibile con quelle a LED?
Avete - inoltre - l'abitudine di migliorare l'illuminazione della casa, in maniera tale da dover utilizzare meno luci nei punti giusti, invece di accendere un sacco di luci?
Oppure no: casa vostra è un sole portatile e appena entrate accendete tutta l'illuminazione possibile e immaginabile, perché dovete vedere ogni singolo angolo?
Avete una lucina notturna? Parliamone nei commenti, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene: io sono Grizzly, questo era #OperazioneNostalgia
Come sempre vi invito a mettere pollice-in-alto e condividere questo vlog, iscrivetevi al canale, noi ci vediamo alla prossima puntata: ciao a tutti!