domenica 18 aprile 2021

VLOG 360: Dress-Code e uniformi scolastiche sono utili?

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: io sono Grizzly.
Settembre 2013, Turchia, città di Antalya (Antalỳa… non so come si pronuncia): nella Gazi Anatolian High School è stato introdotto il divieto, per le studentesse, di indossare la gonna; secondo il direttore dell'istituto perché
le studentesse si possano sentire più a loro agio a fare le scale.
Per risposta, gli studenti della "Dev-Lis", movimento studenti rivoluzionari… (ecco la foto) hanno sfilato per il centro città, maschi e femmine, indossando la gonna dell'uniforme scolastica.
Questo mentre le studentesse spiegavano ai giornalisti che:
«i reazionari vedono il corpo femminile come un eccitante sessuale.
Se una donna indossa una minigonna, gli uomini possono molestarla o violentarla.
Questa mentalità ha portato al divieto della gonna nella nostra scuola».
Bene; oggi, in questo nuovo episodio di Diario di Viaggio on the road, vorrei parlare dell'argomento dress-code, il cosiddetto «codice dell'abito».
Lo vorrei fare perché resto del parere che ognuno è libero di vestirsi come gli pare.
Ci sono delle condizioni nelle quali sono previsti, o sono vietati, determinati accessori o determinate situazioni, ma sono delle situazioni che hanno una buona ragion d'essere e, al di fuori di questa più che buona ragion d'essere, penso che ci debba essere anche una certa libertà… e questo porterà, sicuramente, alla domanda che vedremo in fondo al blog; per il momento cominciamo: sigla!
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in determinati ambiti lavorativi viene imposto l'obbligo di utilizzare determinati abiti o accessori, o il divieto di utilizzare determinati abiti o accessori, per un motivo ben preciso: per esempio in moltissimi ambiti lavorativi è richiesto di indossare degli elementi particolari che si chiamano DPI (Dispositivi di Protezione Individuale), come delle speciali calzature che hanno un'elevata resistenza alla torsione, alla trazione, agli urti, magari un elevato isolamento elettrico e roba di questo genere, si chiamano «scarpe antinfortunistiche».
Lo scopo è proprio quello insito nel nome: il Dispositivo di Protezione Individuale è un dispositivo che serve a proteggere l'individuo, in caso di incidente, da eventuali lesioni.
Ecco che definire che in un determinato ambito lavorativo, per esempio, è obbligatorio utilizzare DPI (come l'elmetto o le scarpe antinfortunistiche) ha senso, perché - magari - per camminare in mezzo un cantiere torna UN ATTIMO più comoda la scarpa antinfortunistica che (non lo so) la scarpetta di cristallo, col tacco a spillo, di Cenerentola!
Per lo stesso motivo, se siamo in presenza di macchinari con elementi meccanici in movimento, è molto probabile che sarà vietato indossare cravatte, sciarpe o foulard: perché un elemento in movimento dell'abito potrebbe venire catturato dalla parte in movimento del macchinario e provocare un incidente.
Di nuovo: questo ha senso, è questo il motivo del divieto, ma al di là di questa tipologia di limitazioni o obblighi, in molti altri casi quello che è il dress-code (il codice dell'abito) può avere delle ragioni più o meno profonde.
Vi sono abiti interi che sono DPI: per esempio i Vigili del Fuoco indossano un'uniforme che non serve solo per rappresentare il corpo ma, ovviamente, anche perché tutta l'uniforme è realizzata con il Nomex (che è una stoffa molto resistente alle elevate temperature, allo strappo, al getto di liquidi etc), quindi è un motivo di funzionalità oltre che di estetica.
Nel caso delle uniformi delle forze dell'ordine, qual è l'idea? Quella di uniformarsi al corpo (per questo si usa l'uniforme): di mostrare un'immagine del corpo, dell'istituzione che si rappresenta, che è un'immagine pulita, ordinata, che ha il suo scopo.
Ma quando siamo in quello che è il concetto - soprattutto - della “vita di tutti i giorni”, quando non si ha una condizione effettiva per indossare un abito che abbia dei motivi di sicurezza o dei motivi di immagine ben precisi, ecco che le cose diventano un pochino più complicate, perché - secondo me - al di là delle condizioni, dei Dispositivi di Protezione Individuale o della sicurezza sul lavoro in generale, al di là di questo, una persona - soprattutto in quella che è la vita di tutti i giorni (il cosiddetto tempo libero) - dev'essere liberissima di vestirsi come gli pare.
Se una persona vuole indossare una cravatta e non c'è la condizione per cui la cravatta rappresenta un pericolo di incidente, perché sta svolgendo un lavoro con dei macchinari in movimento, allora CHE INDOSSI LA CRAVATTA: che c'è di male?
Se una persona vuole indossare la gonna, CHE INDOSSI LA GONNA.
Se una persona vuole indossare i pantaloni, vuole indossare il tacco alto 30cm (o la zeppa alta un metro)… se non c'è l'obbligo di indossare delle calzature antinfortunistiche, che lo faccia!
Se le piace indossare quella situazione, se le piace indossare quegli abiti, non ci vedo nulla di male.
Potrò pensare che - per esempio - quell'accoppiata di colori la trovo orripilante: è la mia opinione, me la tengo per me, tutto lì.
Se a una persona piace indossare una maglietta che ha un insieme di colori che, più che tinti, sembrano VOMITATI sulla maglietta e a questa persona quella maglietta piace, che se la mettesse!
Se quella persona mi chiede qual è il mio parere su quella maglietta, sia consapevole che potrò dirle:
-Guarda: secondo me questi colori sembrano orribili!
Ma se le piace, che se la metta!
E non sto utilizzando il termine ‘persona’ a caso, perché non mi interessa nessun discorso di identità di genere: non sono lì a dire che i pantaloni debbano essere indossati dagli uomini e le gonne dalle donne, non me ne frega di meno!
Se una persona vuole indossare la gonna, vuole indossare i pantaloni, vuole indossare il kilt, vuole indossare il chenesòio… che se lo metta. Gli piace quell'abito? Che se lo metta, ma chissenefrega.
Ma chi sono io per dirgli di no? Ragazzi: io non ho buon gusto, io mi vesto a caso, voglio andare a insegnare agli altri come vestirsi?
Ma se già persino chi ha buon gusto ha fatto delle cadute di stile colossali: lo showman Enzo Miccio, a Pavia nel 2016, fotografò una ragazza sul ponte, così, di nascosto, per poi condividere la foto sui social
-Eh, #MaComeTiVesti ?
Ma come ti permetti di fotografare una persona che cammina per strada, per pubblicarla sui social, che - oltre a una violazione sulla privacy - è pure un comportamento da stalker, innanzi tutto!
Dopo di che, 'sta ragazza era vestita in maniera piuttosto normale: infatti ha avuto la difesa di metà dei social, proprio col fatto:
-Ma scusa: una studentessa vestita con una felpa e dei jeans!
Perché? Devi essere tu a insegnare il buon gusto?
Il buon gusto è: "mi son messo delle cose addosso, mi piacciono, OK!"
Secondo me è questo il punto, tuttavia riconosco un problema, che è quello di cui ho parlato all'apertura del vlog: e riguardo l'uniforme scolastica?
Quando io andavo alle scuole elementari non avevamo l'uniforme scolastica, però avevamo tutti quanti l'obbligo di indossare il grembiule; principalmente era una situazione logistica, eravamo tutti i bambini di sei~sette anni, quindi ci sporcavamo con la qualsiasi cosa: con le penne, coi pennarelli, coi gessetti colorati… quindi il grembiule serviva a non dover buttare via i vestiti tutti i santi giorni: ti mettevi un grembiule (nero, tra l'altro) perché - anche se si macchiava - chissenefrega, aveva questo minimo di senso.
Dopo di che non abbiamo mai avuto nessuna uniforme scolastica; qua in Italia non so quanto sia diffuso il discorso dell'uniforme scolastica: so che ci sono delle scuole, molto specifiche (come le accademie etc), dove si usa l'uniforme scolastica, ma - altrimenti - non sono tantissime le scuole… nella scuola pubblica - tendenzialmente - non c'è un'uniforme scolastica.
Quindi… non saprei.
Il discorso dell'uniforme scolastica - secondo me - da una parte è positivo, perché - comunque - vuole insegnare allo studente a non essere completamente trasandato H24, perché ok: ci può stare la libertà di vestirsi, ma ci sono anche le cosiddette occasioni formali, in cui è utile imparare ad essere, anche, un minimo ordinati.
Però, per esempio, nell'ambito dell'uniforme scolastica, io cercherei di fare in modo di lasciare anche un minimo di libertà di scelta su alcuni elementi.
Per esempio “l'uniforme scolastica prevede l'obbligo della cravatta”?
Ok, e allora io do a disposizione una serie di colori differenti della cravatta: lo studente, ogni mattina/ogni settimana, può decidere di indossare un colore diverso, oppure anche un taglio diverso della cravatta: c'è l'obbligo della cravatta, però è anche possibile indossare il farfallino e sono approvati anche dei farfallini di determinati colori.
Nell'uniforme c'è la gonna? Allora ci saranno - magari - delle gonne di diversi colori, ci saranno dei pantaloni di diversi colori: lasciare la possibilità allo studente di scegliere, di poter fare almeno questo.
Ok: devi uniformati, devi imparare a non essere trasandato, ma questo non significa che dovete essere tutti quanti delle fotocopie.
Secondo me, però non lo so: perché - per l'appunto - non ho fatto l'esperienza di dover indossare l'uniforme scolastica, quindi non so come funziona.
Penso che potrebbe funzionare bene in questo modo, ma so che in molti posti non funziona così e l'uniforme scolastica è standardizzata il più possibile, e questa è la mia domanda: quello che chiedo a voi è: voi cosa ne pensate? Secondo voi la standardizzazione dell'uniforme scolastica è un passaggio importante, può insegnare - appunto - a non essere trasandati?
Oppure l'uniforme scolastica non serve e si deve lasciare libertà di scelta agli studenti su come vestirsi?
Può essere utile lasciare quel minimo di libertà su determinati accoppiamenti cromatici, ma imporre l'uniforme scolastica?
È sbagliato e può essere più funzionale avere solo un minimo di dress-code, per esempio una lunghezza minima della gonna o una lunghezza minima dei pantaloni?
Chi se ne frega e gli studenti si vestano come gli pare?
Non lo so: onestamente, su questo, non so che cosa pensare e quindi lo chiedo a voi: parliamone nei commenti qua sotto oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene: io sono Grizzly, vestito un po' come capita, se sono riuscito a farvi pensare che - in fondo - quello che conta non è quello che pensano gli altri di come vi siete vestiti, ma come vi trovate voi come vi siete vestiti (io mi sono vestito un po' a caso, ma sono abiti comodi, quindi mi stanno benissimo!)
Se pensate - appunto - che questo possa funzionare, allora vi invito a farmi indossare un bel pollice-in-alto e condividete questo vlog con i vostri amici, anche su Whatsapp, Telegram o le altre app social, magari - inoltre - condividete qualche vestito che non indossate più con qualche amico!
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Io sono Grizzly e questo è tutto, per cui come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 11 aprile 2021

VLOG 359: Fare movimento per migliorare il proprio stato

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Benvenuti a bordo viaggiatori: io sono Grizzly.
Come avrete avuto modo di vedere, io mi alzo ogni mattina all'alba (o - in realtà - poco prima dell'alba) e vado a fare un po' di movimento: non esattamente di attività sportiva: faccio della camminata veloce, ogni tanto faccio un po' di corsa, da circa un mese a questa parte ho cominciato anche a fare - dove possibile - un pochino di bicicletta, per cercare anche di fare del movimento aggiuntivo, e questo - soprattutto - perché l'alba è il momento in cui sono più libero e posso svolgere attività,  fare un pochino di movimento, senza interferire con il lavoro e con le altre attività ma, soprattutto, perché ho preso questa buona abitudine da un po' di tempo e voglio parlarvene oggi, in questo nuovo episodio di Diario di Viaggio on the road.
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La mia «quotidianità» comprende un sacco di attività, tra lavoro, famiglia, etc: tutto quanto concentrato - approssimativamente - nella fascia oraria che va dalle otto del mattino alle otto di sera… pressoché tutti i giorni, e questo mi pone davanti a delle sfide piuttosto complesse, perché può significare il restare seduto tutta quella fascia oraria, fondamentalmente (seduto alla scrivania dell'ufficio, seduto in macchina per andare da un cliente all'altro o seduto alla scrivania del cliente), e questo non fa affatto bene: c'è bisogno di fare anche un pochino di movimento, c'è bisogno di fare qualcosa, c'è bisogno di prendersi cura di noi stessi e non possiamo farlo - semplicemente - passando da un cliente all'altro.
Quindi nel corso del tempo io ho iniziato a svegliarmi sempre più presto la mattina, sino al 2019 (quando mi svegliavo intorno alle 5:20 del mattino), cercando di cominciare la giornata lentamente, anche per alleggerire lo stress, perché - poi - appena si comincia con il ciclo quotidiano, appena arrivano le otto del mattino, tutto quanto si fa di corsa, quindi cercando di fare le cose con calma: svegliarmi con calma, fare la doccia, cercare di avere dei ritmi un pochino più lenti prima di cominciare la giornata.
Poi, nel corso del tempo, ho capito che era importante anche cercare di fare qualcosa in più e, di nuovo, cercare di evitare di concentrare tutto quanto correndo sin dalla prima mattina, quindi - lentamente - ho cominciato a svegliarmi sempre più presto (sino a quando, intorno alla primavera del 2019, ho fissato il mio orario di risveglio intorno alle 4:30~4:40 del mattino) e in questo modo riesco a ritagliarmi un'oretta buona, un'oretta e mezza, nella quale posso svolgere qualche attività dedicata interamente a me stesso.
E, sin dalla primavera del 2019, appunto, ho cominciato verso le 5:30~5:45 del mattino ad andare alla pista ciclabile di Siracusa (la “pista ciclopedonale”) per passeggiare, per fare della camminata veloce, e ho potuto cominciare a fare una buona camminata veloce, ogni giorno all'alba, che mi aiuta a scaricare i nervi, a cominciare la giornata in maniera molto più leggera e, soprattutto, nel corso del tempo - cominciando a fare sempre più movimento - ho potuto associare alla camminata veloce anche qualche pezzetto di corsa, cosa che - di nuovo - mi aiuta a fare un pochino di movimento, mi aiuta ad avere molto più fiato di prima, mi aiuta ad essere un pochino più tranquillo e cominciare la giornata in maniera molto più leggera e - soprattutto - scaricare tutto lo stress del giorno prima, ma anche avere una carica migliore proprio per cominciare la giornata lavorativa, arrivare a cominciare questo ciclo 8~20, ed è una cosa che apprezzo tantissimo.
In questo senso - tra l'altro - il lockdown del 2020 è stato piuttosto complesso, ma poi ho avuto modo di riprendere e, quindi, ricominciare di nuovo con questo ciclo.
Tra l'altro, rispetto al giorno in cui sto girando questo episodio, io da circa un mese ho anche acquistato una nuova bicicletta (una bicicletta pieghevole) e ho cominciato ad alternare alla passeggiata e alla corsetta anche un pochino di bicicletta, non solo per svolgere attività con la bicicletta in pista ciclabile, ma anche perché - nel frattempo - questa bicicletta me la sono attrezzata per farla diventare un mezzo di spostamento alternativo per quando mi devo muovere in città per piccole commissioni; ovviamente non è una bicicletta a ‘pedalata assistita’, perché lo scopo non è quello di spostarmi utilizzando un mezzo alternativo ma, soprattutto, di spostarmi approfittando per poter fare un minimo di movimento, per poter fare un minimo di attività, che non fa mai male e, da quando ho cominciato a fare questa attività, mi sento meglio con me stesso, e il fatto di andare in pista ciclabile quando ancora il sole si deve alzare, oltre a permettermi di ammirare il magnifico spettacolo dell'alba tra le onde, ha migliorato moltissimo persino il mio ciclo circadiano: comincio a risentire sempre di meno anche del cambio di orario (quando c'è l'ora legale o quando si ritorna a quella solare) proprio grazie a questo discorso.
E tutti questi miglioramenti semplicemente svolgendo questa come unica attività, per questo io vi chiedo: voi che cosa mi dite? Svolgete attività a livello sportivo, a livello agonistico? In questo caso: complimenti!
Oppure: avete cominciato (o avete valutato l'ipotesi di cominciare) a fare un pochino di movimento in più? Magari andate, ogni tanto, a correre?
Avete cominciato a fare un po' di palestra? Avete cominciato a spostarvi un po' in bicicletta?
Avete valutato di fare qualcosa di questo genere? Credetemi: può solo migliorare la vostra condizione.
Avete valutato, ma vi viene difficile riuscire a trovare il ritaglio di tempo da poter dedicare a questo? Eventualmente vi consiglio - appunto - il mio esempio: quello di svegliarsi un po' più presto la mattina e cercare di dedicare le prime ore della mattina a questo; può essere qualcosa - all'inizio - anche di complesso ma, una volta che si «prende» con il ciclo, la cosa può funzionare molto bene; poi uno - magari - esce la mattina, fa questo veloce giro (magari anche una mezz'ora di corsetta leggera, di camminata veloce), poi doccia, colazione… ed è un bel modo di cominciare la giornata: ci si sente veramente più leggeri.
E sì, lo ammetto: i primi giorni che facevo questa camminata per 30~40 minuti, poi ritornavo a casa letteralmente in condizione di zombie, ormai - invece - dopo un'ora e mezza di camminata continua non mi sento nemmeno minimamente stanco.
Tra l'altro ho cominciato a aggiungere alla camminata, il giovedì e la domenica, anche la live su Twitch mentre sto facendo la camminata veloce: mi trovate su Twitch il giovedì all'alba (in italiano) e la domenica all'alba (in inglese) quindi, se volete, venite a dare un'occhiata! E, se non volete, trovate le live parcheggiate per due settimane dopo che le ho fatte, quindi non c'è bisogno di svegliarsi all'alba, se proprio non ci tenete!
Ma - scherzi a parte - sono curioso di sentire un po' la vostra: sono curioso di sentire se siete d'accordo con me che fare quel minimo di movimento, senza bisogno di andare a fare - proprio - un'attività a livello agonistico, comunque è positivo.
Oppure se pensate che sia molto meglio svolgere un'attività a livello agonistico, che svolgere un'attività più o meno discontinua, anche se comunque l'attività discontinua può aiutare scaricare i nervi; oppure ancora no: avete provato a fare attività a livello discontinuo, eppure questo - magari - vi stressava di più!
Non lo so: parliamone nei commenti qui sotto oppure su twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene: come sempre vi ringrazio per essere arrivati in fondo al vlog: non è stato pesante come fare un'ora di camminata veloce per la prima volta, almeno questo!
Se sono riuscito a stuzzicare la vostra curiosità, soprattutto a spingervi a svolgere un pochino di attività in più (magari non un'attività sportiva a livello agonistico, ma - appunto - a fare un po' di movimento in più, che non fa mai male), allora - in tal caso - fatemi vedere che state un po' meglio e sollevate quel pollice!
Iscrivetevi al canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ che ci piace così tanto, che - dopo la doccia (dopo aver fatto un pochino di attività sportiva) - tra l'altro contribuisce a migliorare ancora di più quell'atmosfera di rilassatezza che si ha, dopo quel minimo di attività.
Inoltre vi ricordo il canale Telegram (linkato sul doobly-doo e sulla scheda) per piccole curiosità, dietro le quinte e notifiche quando pubblico nuovi video o vado live sulle app social.
Infine segnalatemi in un commento un argomento che vi piacerebbe io trattarsi su #DdVotr.
Io sono Grizzly e questo è tutto, per cui come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 4 aprile 2021

VLOG 358: La lampadina a incandescenza #OperazioneNostalgia

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Benvenuti viaggiatori: io sono Grizzly.
Prima che la corrente elettrica si diffondesse e arrivasse in tutte le case, uno dei problemi più complessi con cui si aveva a che fare era l'illuminazione.
L'illuminazione, tipicamente, era gestita da due cose: dalle candele, oppure dai becchi a syngas (a gas di città).
Poi, però, sfruttando la corrente elettrica, abbiamo avuto un invenzione interessante, che qui vedete sotto forma di clip-art, ma anche qui sotto forma di oggetto vero e proprio: questa è una lampadina a incandescenza.
Non sono state subito così le lampadine, ma adesso ci arriviamo.
Dobbiamo infatti arrivare al 1878, con sir Joseph Swan che brevetta il primo prototipo di lampadina: abbiamo un filamento di carbonio che viene surriscaldato dalla corrente elettrica ed è in grado di produrre luce per alcuni minuti, fondamentalmente; ma già nell'anno successivo (il 1879) Thomas Edison comincia a lavorare su questo progetto, comincia a trovare qualche idea interessante: per esempio quella di utilizzare un'ampolla di vetro, quella di utilizzare un filamento ad alta resistenza elettrica e di un certo spessore (quindi in grado di resistere molto più a lungo) e le prime lampadine di Thomas Edison - infatti - riescono a durare anche una decina di ore o poco più.
Ma per arrivare alla lampadina a incandescenza, che è arrivata sino ai giorni nostri (beh: quasi sino ai giorni nostri), dobbiamo aspettare il 1910 e William David Coolidge che, innanzitutto, utilizza un filamento di tungsteno: un metallo in grado di resistere a temperature molto elevate.
Inoltre lui mette un'ampolla di vetro in cui viene fatto il vuoto, per eliminare l'ossigeno che reagiva con il tungsteno, provocando fumo, fuliggine e vari altri fenomeni e, dato che non era possibile (all'epoca) ottenere un vuoto particolarmente spinto, ha anche l'idea geniale di mettere nell'ampolla un gas inerte a bassa pressione: in questo modo si ottiene una miglior durata del filamento, una miglior durata complessiva della lampadina: non c'è ossigeno, quindi non c'è un'ossidazione o una combustione del tungsteno, non c'è l'emissione di fumo, di fuliggine… tutti questi problemi, e le lampadine riescono a durare moltissimo.
Siamo arrivati, sino all'ultimo periodo, ad avere lampadine in grado di durare almeno un migliaio di ore che, negli ultimi cento anni, non è che siano cambiate tantissimo dall'invenzione di Coolidge: anche questa è una lampadina con un'ampolla di vetro in cui è fatto il vuoto ed è presente gas argon a bassa pressione ed un filamento di tungsteno.
E comunque le lampadine a incandescenza avevano una vita media di un migliaio di ore: potevano durare qualcosina in più, ma ci si attestava su quello (1.000~1.200 ore); delle cose che permettevano di aumentare un pochettino la vita media della lampadina, una soprattutto era il ciclo di accensioni e spegnimenti: meno ce n'erano, più sarebbe durata la lampadina.
Però c'è una piccola curiosità, una curiosità che riguarda una lampadina a carbonio che è stata installata nel 1901 nella stazione dei vigili del fuoco di Livermore (California, contea di Alameda): è stata installata nel 1901 e tuttora è ancora in funzione.
Certo: avendo 120 anni non emette più la stessa luce che emetteva all'inizio (è partita con la luminosità di una lampadina, approssimativamente, da 60 watt, ormai siamo arrivati - più o meno - alla luminosità di circa 4 watt); la lampadina è piena di fuliggine perché - essendo stata realizzata nel 1901 - non è stata realizzata con il vuoto, con il gas inerte… tutta questa situazione qua; però di fatto è una lampadina che è presente sul Guinness dei Primati, perché - nonostante alcune interruzioni elettriche logistiche o di guasti, o anche perché è stata spostata - fondamentalmente è una lampadina che è in funzione da 120 anni!
Bene: oggi voglio parlarvi delle lampadine a incandescenza, che sono state il meccanismo di illuminazione che abbiamo avuto nel nostre case per moltissimi anni, e lo voglio fare in questo nuovo episodio di Diario di Viaggio on the road #OperazioneNostalgia
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La lampadina è stato un sistema di illuminazione particolarmente poco efficiente: infatti, dell'energia elettrica che consumava, solo circa un 5% serviva - effettivamente - a produrre luce (a produrre intensità luminosa), il restante 95% dell'energia veniva dissipato, semplicemente, in calore; questo anche perché, per poter funzionare correttamente (per potere emettere la giusta quantità di luce), il filamento doveva surriscaldarsi sino a raggiungere una temperatura particolarmente elevata: parliamo di almeno 2.700 gradi Kelvin.
E, prima che me lo chiediate: sì, la Temperatura di Colore si misura in gradi Kelvin, perché è la temperatura equivalente di un filamento utilizzato per produrre luce, e a 2.700 gradi Kelvin il filamento produceva una luce tendente verso il giallo (infatti le temperature più elevate sono quelle delle luci più tendenti verso il bianco).
Ora il filamento, in un ambiente in cui è fatto - tendenzialmente - il vuoto (c'era quel gas, argon, ma a bassa pressione) quando si surriscalda a questa temperatura così elevata, ha un difetto: comincia, piano piano, una parte del filamento a sublimare (proprio a vaporizzarsi) per via dell'elevata temperatura e della bassa pressione, quindi questo - nel corso del tempo - comportava che il filamento si sarebbe assottigliato, piano piano, molto lentamente, ma si sarebbe assottigliato sempre di più, sino a quando qualche punto sarebbe arrivato ad assottigliarsi così tanto da arrivare a spezzarsi.
Questo - generalmente - avveniva dopo, all'incirca (mediamente), un migliaio di ore di funzionamento continuo, quindi la lampadina - dopo le mille ore di vita (approssimativamente mille ore di vita) - tendeva a fulminarsi, cioè si spezzava questo filamento e la lampadina non funzionava più.
Naturalmente c'erano moltissimi fattori che influivano alla durata delle lampadine: molti cicli di accensione e spegnimento avrebbero accorciato la vita, perché anche lo sbalzo termico influisce molto, il fatto che - invece - il filamento fosse rimasto acceso a lungo tempo (senza subire molti sbalzi di tensione) avrebbe potuto allungare molto la vita, però - considerando lo spessore, la corrente elettrica consumata, etc - mediamente il tempo di durata del filamento era quello: intorno alle mille ore (le 1.200 ore) a seconda della situazione.

Purtuttavia sono esistite delle lampadine a incandescenza che avevano una migliore efficienza, a livello di quantità di luce emessa rispetto alla corrente elettrica consumata: si utilizzavano sempre dei filamenti di tungsteno, che però venivano surriscaldati a una temperatura molto più elevata, superiore ai 3.000~3.200 gradi Kelvin (emettevano già una luce molto più bianca, proprio grazie a questa temperatura molto elevata).
Per poter raggiungere delle temperature più elevate si faceva utilizzo, nel bulbo a vuoto, di un gas che avesse delle caratteristiche particolari: si utilizzavano dei gas alogeni, tipicamente lo iodio o il bromo, o anche altri gas (per esempio anche il kripto o lo xeno).
Questa tipologia di lampadine poteva lavorare ad una temperatura molto più elevata, però questo aveva anche il difetto di sottoporre a degli sbalzi di pressione naturalmente più elevati, e a delle sollecitazioni termiche molto più importanti, quindi il bulbo non poteva venire realizzato in vetro, perché avrebbe gestito molto peggio gli sbalzi di temperatura e di pressione, quindi - tipicamente - queste lampadine venivano realizzato con un bulbo in quarzo, che era molto più resistente.
Questa tipologia di lampadine, appunto chiamate lampadine alogene, avevano una maggiore efficienza a livello luminoso, innanzitutto perché riuscivano a sfruttare almeno un buon 10%~15% dell'energia elettrica solo per produrre luce, e solo il restante 85% circa veniva dissipato in calore: sempre - comunque - bisognava alzare molto la temperatura. Ma - inoltre - la presenza del gas allogeno dentro il bulbo aveva un altro effetto, perché il tungsteno che poteva arrivare a sublimare tendeva a legarsi all'alogeno presente all'interno del bulbo e, una volta che si legava al gas alogeno, creava una sostanza che tendeva a ridepositarsi sul filamento di tungsteno: in questo modo - tendenzialmente - la vita del filamento si allungava all'incirca del doppio.
Purtuttavia il bulbo di quarzo aveva un altro problema, che invece non aveva il vetro: il quarzo faceva passare moltissima della radiazione ultravioletta emessa tungsteno, che invece il vetro bloccava, e questo sarebbe stato un problema sotto molti punti di vista: innanzitutto la radiazione ultravioletta poteva avere problemi con la pelle (e anche con la vista!) delle persone, la radiazione ultravioletta tendeva a fare ingiallire le cose, quindi c'era questo problema, per cui moltissime lampadine alogene - tipicamente - erano montate con un meccanismo dicroico, cioè una sorta di riflettore, in maniera tale che la lampadina puntasse la luce e tutto il calore verso un riflettore di metallo lucido (una sorta di specchio) e - quindi - quella che arrivava attraverso lo specchio era soprattutto la radiazione luminosa (tutto il resto si perdeva sul retro della lampadina), oppure si facevano delle lampadine che avevano una copertura in vetro, per cercare di filtrare buona parte di questa radiazione ultravioletta, lasciandone passare solo il 10%~15%.

Poi, nel corso del tempo, le cose sono andate migliorando: abbiamo migliorato sia l'efficienza energetica sia l'efficienza luminosa, abbiamo avuto le lampade a scarica, che utilizzavano meno corrente e un meccanismo differente per produrre una grossa quantità di luce; poi siamo arrivati - in questo momento - alle lampadine a LED, e chissà che cosa ci riserva il futuro, ma di questo parleremo in un altro vlog.

Nel frattempo questa era la lampadina ad incandescenza: voi che cosa mi raccontate? Siete cresciuti nella generazione delle lampadine a scarica e delle lampadine a LED, direttamente? O vi ricordate queste lampadine a incandescenza, che hanno illuminato le nostre case per così tanto tempo?
Avete - magari - qualche ricordo particolare? Io ho un ricordo, molto dolce, di mio nonno che si sedeva alla scrivania e aveva questa piccola abat-jour (con la lampadina che faceva questa luce giallognola) e leggeva il giornale: è questa piccola immagine; ma appunto sono curioso di sentire un pochettino cosa mi raccontate voi.
Inoltre: voi fate qualcosa per migliorare l'efficienza energetica di casa vostra? Avete avuto queste lampadine, ma le avete cambiate appena possibile con quelle a LED?
Avete - inoltre - l'abitudine di migliorare l'illuminazione della casa, in maniera tale da dover utilizzare meno luci nei punti giusti, invece di accendere un sacco di luci?
Oppure no: casa vostra è un sole portatile e appena entrate accendete tutta l'illuminazione possibile e immaginabile, perché dovete vedere ogni singolo angolo?
Avete una lucina notturna? Parliamone nei commenti, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene: io sono Grizzly, questo era #OperazioneNostalgia
Come sempre vi invito a mettere pollice-in-alto e condividere questo vlog, iscrivetevi al canale, noi ci vediamo alla prossima puntata: ciao a tutti!

domenica 28 marzo 2021

Restauri… probabili! (Deep Dark Diary 05)

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Benvenuti: io sono Grizzly e oggi voglio parlarvi di un contenuto che sta prendendo piede, giusto da un paio d'anni, su YouTube e, in generale, su molti social.
Un contenuto che riguarda il recuperare oggetti vecchi, magari dalla spazzatura (magari dalla discarica!), per rimetterli in funzione, riportarli all'antico splendore: siano essi giocattoli, siano elettrodomestici, siano - non so - gruppi elettrogeni, compressori e avanti di questo passo.
Sto parlando dei contenuti dei cosiddetti Restorators: video che rappresentano un mix di contenuti visivi interessanti ed accattivanti, e audio che contiene solo i rumori di fondo, quasi a livello di ASMR, ma che comunque - in qualche modo - hanno anche dei lati strani… oscuri.
Infatti ne parliamo oggi, in questo nuovo episodio di Deep Dark Diary.

Il fenomeno muove i primi massì qui in Europa, con dei canali che hanno sede in Germania o in Svizzera: sono dei giovani meccanici, che spesso non mostrano neanche la loro faccia (si limitano a mostrare le loro mani); hanno delle grandi capacità, delle grandi doti nel ricostruire, nel risistemare, nel realizzare delle opere di restauro veramente molto interessanti.
E naturalmente subito sono stati inseguiti da canali che hanno sede in Vietnam, Cambogia, Singapore e altri paesi asiatici (un po' come è successo con i primitive survivalist).
La nostra avventura comincia con qualcosa di vecchio, arrugginito, buttato via… magari proprio recuperato in mezzo ai rifiuti o dentro una discarica, ma è qui che le cose cominciano a diventare strane: in moltissimi video - soprattutto in quelli asiatici - appaiono delle forme di recupero… molto, molto particolari, come se - improvvisamente - mentre il tizio sta pescando si imbatte in un frigorifero portatile che galleggia, o che trova in mezzo a un mucchio di rifiuti (soprattutto di carattere alimentare) una radio buttata lì, sopra, davanti a tutto quanto…
Mano a mano che questo fenomeno cominciava a prendere piede, alcuni grandi youtuber dai canali piuttosto affermati hanno provato a inseguire e cavalcare quest'onda anche loro, per esempio ha fatto questo discorso Kipkay, con qualche esperimento.
Senza dimenticare il buon Robin Hartogsvelt, host del canale olandese Ambuchannel-112, che - a seguito di un gravissimo contrasto con il suo datore di lavoro - ha dovuto rimuovere tutti i video e allora ha provato, come esperimento, a cercare di inseguire il successo di Ambuchannel presentando il canale Robin Restoration, che - purtroppo - non ha avuto lo stesso successo del primo canale.

Ora attenzione: non voglio essere frainteso. Il discorso di recuperare qualcosa che è stato buttato via per ricostruirlo, risistemarlo ed utilizzarlo (o magari rivenderlo) lo vedo positivamente, nell'ottica di riciclare e riutilizzare, che è - per esempio - la filosofia di grandi youtuber-maker (come Rulof).
E certo: quando non si verificano dei fenomeni, come un canale di restoration che ci presenta la restaurazione di un computer portatile trovato in mezzo la spazzatura, in cui:
  • cambia lo schermo;
  • cambia la scheda madre;
  • cambia i componenti;
  • cambia lo chassis;
  • cambia quasi tutti gli elementi dello chassis…
Cioè, scusa: praticamente hai preso quel portatile, l'hai buttato via nuovamente e ne hai preso uno nuovo!
Un pesce d'aprile in ritardo, visto che il video è stato pubblicato in ottobre?
Tuttavia i dubbi non sono solo quelli: per esempio ci sono decine di video dove si recuperano gruppi elettrogeni portatili; e se esteticamente impolverati o arrugginiti, misteriosamente TUTTI QUANTI hanno sempre la meccanica interna e gli avvolgimenti perfettamente a regime.

Beh… ammetto di aver trovato un video (europeo) in cui il nostro eroe ha rifatto gli avvolgimenti dello statore, UN SOLO VIDEO!
E lo stesso discorso dell'avere la meccanica perfettamente in funzione - tra l'altro - vale anche per tantissimi video in cui si ricostruiscono dei compressori, specie considerando che talvolta il restauro richiede di sostituire alcuni componenti meccanici: il più delle volte un paio di cuscinetti a sfera, quindi un investimento (probabilmente) di una trentina, forse di una quarantina di dollari. Mentre andare a rifare l'intero svolgimento dello statore di un gruppo elettrogeno, oltre a essere un lavoro di precisione MASSACRANTE, può richiedere fino a 300~400 dollari di cavo di rame verniciato!
E (chissà come mai?) in questi casi non c'è mai l'asse del rotore piegato o spezzato… e tralasciando il fatto che tutte le volte che si tratta di recuperare un compressore, la bombola (completamente corrosa dalla ruggine) deve essere comunque sostituita.
Ma - alla fine - così come per i video ASMR, è comunque qualcosa di rilassante e può sempre dare idee interessanti (o spunti utili), per cui adesso tocca a voi: voi cosa mi raccontate? Seguite qualcuno di questi canali basati sul restauro, sulla restoration?
Oppure siete così bravi ad effettuare questa tipologia di attività di restauro e ricostruzione, che avete un intero canale di restoration? Non lo so: parliamone!
Bene, spero di essere riuscito a intrattenervi; io sono Grizzly e questo era Deep Dark Diary: il contenitore che ogni ultima domenica del mese ci porta alla scoperta di un lato oscuro dei social, del folklore o dello società; noi ci vediamo al prossimo episodio, ciao a tutti!

domenica 21 marzo 2021

VLOG 357: Ho fatto il vaccino AstraZeneca

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Benvenuti a bordo viaggiatori: io sono Grizzly.
L'argomento di oggi è delicato: quello di cui voglio parlare è - soprattutto - la mia testimonianza, più che limitarmi a riportare dei dati scientifici o dei dati tecnici.
Lunedì 8 marzo 2021, grazie alla regione siciliana (che ha dato la possibilità ai volontari di protezione civile di indicare se desideravano essere vaccinati) sono stato vaccinato contro il CoViD-19 con il vaccino di AstraZeneca.
Ho avuto qualche possibile effetto collaterale, di cui vi parlerò oggi: molti meno di quelli che erano previsti (o comunque - in generale - di quelli di cui si è parlato tantissimo); dovrò avere il secondo richiamo il 30 maggio 2021 e farò tranquillamente - a mente - serena questo secondo richiamo, che era la cosa che avevo intenzione di fare sin dall'inizio, anche quando ci sono state tante discussioni sull'argomento.
Nel frattempo ha ricevuto il vaccino anche mia madre, che è una persona ad alto rischio per via dell'età (e per via di alcune patologie già presenti). Lei - ovviamente - non ha fatto l'AstraZeneca: le hanno fatto lo Pfizer (e, quindi, avrà anche il richiamo più velocemente), parlerò anche di questo.
Comunque oggi vorrei solo portare la mia testimonianza e un po' la mia analisi sui fatti; principalmente parlerò della mia testimonianza, la mia analisi sui fatti e le mie conclusioni le tirerò alla fine del vlog: cercherò di non tediarvi troppo, cercherò di essere il più possibile, comunque, veloce e cercherò di non andare ad approfondire troppo argomenti dei quali non sono un esperto (perché io faccio il tecnico informatico, non il virologo, meno che mai il medico!).
Vi invito comunque - se avete dei dubbi - a chiedere non sui social agli amici, ma soprattutto al vostro medico di famiglia e vi ricordo che, solo quando ci sarà un elevato numero di persone vaccinate, solo quando riusciremo - in questo modo - a creare un'immunità tale da permettere al virus di scomparire, di diventare sempre meno un pericolo per le persone, solo in quel caso riusciremo a tornare alla normalità (non esattamente alla normalità che c'era PRIMA di questo virus, perché qualcosa cambierà, ma certamente una normalità MAGGIORE di continuare a fare chiusure, lockdown, zone colorate e tutta questa situazione qua).
Ne parliamo oggi, in questo nuovo episodio di Diario di Viaggio on the road.
[🎵🎶]

Sono stato chiamato la sera del 7 marzo dai ragazzi della protezione civile, per informarmi che - se desideravo fare il vaccino - c'era uno stock di vaccinazioni la mattina dell 8 marzo; i ragazzi si scusavano per il poco preavviso, visto che la notizia era arrivata nel tardo pomeriggio dalla regione siciliana, quindi m'hanno detto:
-Se siete in grado di farlo, sarebbe utile per tutti. Se no… poi vediamo quando c'è la prossima chiamata…
Mi sono organizzato, ho detto:
-Vabbè: ci terrei a fare il vaccino.
Naturalmente era una scelta volontaria di ogni singolo volontario (scusate il gioco di parole): volevo fare il vaccino, quindi ho detto "va bene: mi organizzo."
È stato un po' un problema, sul lavoro, perché fondamentalmente ho dovuto chiudere la mia attività commerciale per andarmi a vaccinare.
Ho perso mezza giornata: sono arrivato al centro vaccinale intorno alle nove, nove e mezza, e tra la fila, aspetta un quarto d'ora dopo il vaccino (che in realtà c'è voluta quasi un'ora, perché gli si erano rallentati i computer e non riusciva a uscire il certificato!) sono andato via alle undici e un quarto, quindi mezza giornata è saltata: ho dovuto spostare molti clienti del lunedì al martedì (e di questo parlerò tra poco).

Com'è andato il vaccino?
Allora: la dottoressa che mi ha inoculato la dose ha avuto la mano estremamente ferma, tanto che non ho sentito nulla durante l'iniezione (nemmeno la puntura dell'ago); nel corso della giornata del 8 marzo non ho avuto nessuna tipologia di effetto collaterale, l'indomani mattina mi sono svegliato con il muscolo del braccio leggermente indolenzito, leggermente intorpidito… una sensazione fastidiosa ma non sgradevole, non eccessiva: fate conto come quando uno ha fatto parecchi sforzi e poi, l'indomani, si sveglia con l'acido lattico nel muscolo… quel tipo di sensazione.
Non era molto dolorosa e il braccio lo muovevo tranquillamente, quindi sono sicuro che se avessi messo del Voltaren (o roba del genere), magari, mi sarebbe anche durato di meno, perché - alla fine - questo dolore, questo intorpidimento, mi è durato cinque o sei giorni, complessivamente.
Molti dei colleghi che si sono vaccinati assieme a me, tra lo stesso giorno e il giorno dopo, hanno segnalato di aver avuto la febbre (chi più di 38~38.5~38.7 - tre o quattro anche più di 39): io non ho avuto la febbre, in questo posso dire che mi considero fortunato; ulteriore effetto collaterale, anche se - in questo caso - non so dire di preciso se è stato un vero e proprio effetto collaterale: come ho detto, lunedì ho perso mezza giornata lavorativa e ho dovuto spostare molti clienti, sicché martedì è stata una giornata lavorativa molto pesante, talmente pesante che - intorno a mezzogiorno - mi è venuto un leggero mal di testa.
Verso mezzogiorno, quando ho chiuso l'ufficio, son salito a casa con questo leggero mal di testa e, alla fine, quello che ho fatto è stato: dopo aver pranzato (verso le due) mi sono buttato un pochino sul divano, ho cercato di riposare un pochino, e direi che ha funzionato, perché verso le tre e mezza (le quattro meno un quarto), quando mi sono alzato, ero Fresco & Pimpante, quindi non so dire se questo mal di testa è stato legato - appunto - alla vaccinazione, o legato soprattutto - appunto - alla giornata lavorativa complessa; visto che molti colleghi, il giorno successivo, hanno avuto mal di testa… diciamo che - magari - ha contribuito un po' il vaccino e un po' la giornata lavorativa.
A parte questo, non ho avuto nessun altro effetto, forse la sensazione di aver fatto la cosa giusta, indubbiamente.
Ho portato mia madre ad Augusta a fare il vaccino Pfizer l'11 marzo: anche lei non ha avuto nessun effetto collaterale. Lei (ce l'avevano chiesto, durante il colloquio iniziale) intorno a novembre 2020 ha fatto il vaccino anti influenzale e, lo stesso giorno, il medico - visto che la regione siciliana sta spingendo su questa cosa - ha fatto anche il vaccino antizoster, che è il vaccino per il virus della varicella, che tende a provocare anche l'herpes zoster (il cosiddetto «Fuoco di Sant'Antonio»): è in corso una campagna vaccinale, in Regione Sicilia, e mia madre rientrava nelle categorie che potevano fare gratuitamente questo vaccino, quindi il nostro medico di famiglia le ha chiesto se voleva farlo, mia madre ha accettato e l'ha fatto.
E - dopo questi due vaccini - mia madre non ha avuto nessun effetto collaterale, quindi anche dopo aver fatto lo Pfizer siamo rimasti lì un quarto d'ora ad attendere, poi siamo tornati: mia madre non ha avuto nessun effetto spiacevole.
Anche lei il giorno dopo ha avuto il braccio un pochino indolenzito, per meno tempo (credo per un paio di giorni: già il terzo giorno non le faceva più male, non le dava più nessun fastidio) e anche lei, comunque: si parla di una sensazione leggera, comunque muoveva tranquillamente il braccio… di nuovo come uno sforzo: un po' di acido lattico, nulla di più.

Ho scelto di fare il vaccino soprattutto per responsabilità verso gli altri, in particolar modo verso mia madre, che rappresenta una categoria a rischio: tra l'altro quando ho espresso - all'inizio - la volontà di essere disponibile a fare il vaccino, non avrei immaginato che sarei arrivato - addirittura - a ricevere la prima dose di vaccino PRIMA di mia madre, visto che io ho prenotato la vaccinazione di mia madre i primi giorni di febbraio e sono riuscito a incastrare l'11 marzo, accettando di andare ad Augusta (quindi a 30 km e passa da casa mia).
Ma anche perché sono sicuro che il ritorno alla normalità passerà dalla vaccinazione diffusa a tantissime persone, e questo dovrebbe essere anche lo stimolo a poter di nuovo ricominciare a viaggiare, che è una cosa che manca tantissimo.

Parliamo - velocissimamente - di complotti: innanzi tutto cercando il numero del lotto con il quale sono stato vaccinato su Google, saltano fuori - tra l'altro - delle foto di certificati vaccinali in Germania col medesimo numero di lotto, ed ecco che uno potrebbe pensare:
“Come è possibile che il lotto che è finito a Siracusa, sia anche finito in Germania?”
Ma in realtà è più che possibile, perché un singolo lotto vaccinale non è che è fatto di una decina di fiale: stiamo parlando di centinaia di migliaia (se non MILIONI) di fiale, milioni di dosi del vaccino, che l'azienda produce e poi manda in tutta Europa, quindi è più che normale che la dose che ho fatto io a Siracusa sia stata mandata - magari - anche, non so, in Austria, in Germania, in Francia, in Belgio… in Romania (c'era una foto della scatola con lo stesso numero di lotto dell'AstraZeneca anche su un quotidiano rumeno, quindi probabilmente sarà finito anche lì).

E continuando: l'AIFA ha fatto bene a sospendere, innanzi tutto, il lotto di vaccino che si supponeva essere sospetto, sotto qualche punto di vista?
In questo caso direi: nì, non ha fatto né bene né male, questa è la normale procedura di farmacovigilanza: quando si ha un dubbio su un qualcosa, che sia un farmaco, un vaccino o qualunque tipologia di medicinale, normalmente si procede con il sospendere QUEL LOTTO e fare delle verifiche più approfondite su quel lotto, questo avviene già, non c'è nulla di particolare nel farlo.

Sospendere l'intera vaccinazione con il vaccino di AstraZeneca?
Questo - invece - no: questa è stata una manovra soprattutto politica e, su questo, vi rilancio l'analisi che ha fatto SHY su Breaking Italy (link di quella puntata sul doobly-doo e sulla scheda): un'analisi quantomeno intelligente. È stata una manovra politica, ed è stata una manovra - secondo me - molto sbagliata, perché ha esacerbato (ed avrà delle conseguenze importanti) quello che è l'atteggiamento generale delle persone dubbiose nei confronti di questo vaccino, perché questo rallenterà di sicuro la procedura vaccinale, che dovrebbe andare spedita e a tamburo battente, ma che ha subito (e subirà), purtroppo, delle conseguenze anche legate a questa manovra, che è stata più legata a voler ascoltare la pancia che ascoltare i comitati scientifici; mi auguro che non succedano nuovamente queste cose, mi auguro che si abbia un po' più di fiducia nella scienza, più che nella politica e nell'aspettare che siano sempre gli altri a ripetere l'ovvio: staremo a vedere come andranno le cose. Io - come ripeto - il 30 maggio riceverò la seconda dose del vaccino e sono pronto a riceverla, e sono piuttosto tranquillo che andrà tutto bene; mia madre - invece - riceverà la seconda dose dello Pfizer il primo di aprile (perché, in questo caso, i richiami avvengono in un tempo più breve).

Se ci saranno novità, comunque, sicuramente tornerò su questo argomento; detto questo vi ringrazio per aver voluto ascoltare la mia personalissima esperienza e qual è la mia posizione sull'argomento. Se sono riuscito a creare un po' più di chiarezza, come sempre, pollice-in-alto e condividete con gli amici.
Iscrivetevi al canale: assumerete subito quel Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ che ci piace così tanto, che non ha effetti collaterali.
Vi ricordo il canale Telegram (linkato sul doobly-doo e sulla scheda) per piccole curiosità, dietro le quinte e notifiche quando pubblico nuovi video o vado live sulle app social.
Infine ditemi in un commento se vi piacerebbe che trattasi qualche argomento particolare su #DdVotr
Io sono Grizzly e questo è tutto, per cui come sempre: grazie, ciao a tutti, ci vediamo alla prossima e vedrete che presto potremo di nuovo tornare ad abbracciarci!

domenica 14 marzo 2021

VLOG 356: Raya e L'ultimo drago: che ne penso?

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: io sono Grizzly e, l'altro giorno, ho avuto finalmente la possibilità di vedere il film “Raya e l'Ultimo Drago”, film della Disney del 2021 del quale vi vorrei parlare oggi.
Vorrei farlo come mi piace farlo a me, quindi presentandovi due punti positivi e due punti negativi su questo film, anche una nota in più: una cosa che mi ha fatto sorridere e una cosa che mi ha fatto storcere un pochino il naso (a parte i due punti positivi e i due punti negativi) ma, nel farlo, devo dire che dovrò affrontare profondamente questo film, così profondamente da fare degli spoiler.
Per cui - prima di continuare - vi dico che se non avete visto questo film, andate assolutamente recuperarlo, anche perché è veramente molto bello (questo è lo «spoiler» che posso permettermi!): un film da guardare con tutta la famiglia, è molto divertente, è molto simpatico, è molto piacevole, di grandissimo intrattenimento… dura poco più di un'ora e mezza (circa un'ora e quaranta) e volano, letteralmente.
Ma adesso andiamo ad analizzare un po' più nel dettaglio questo film, in questo nuovo episodio di Diario di Viaggio on the road.
[🎵🎶]

Cominciamo dalla scena che m'ha strappato un sorriso. Antefatto: ho guardato il film in italiano, poi alla fine della visione, lo ho riguardato (subito dopo) in inglese da una parte per capire com'era la situazione, anche a livello di differenze di doppiaggio, dall'altra perché - nel frattempo - ho preso degli appunti per questa recensione, e ho notato questa scena (in inglese) che in italiano è stata resa in maniera differente.
Sisu tocca il pezzo di gemma di Raya e comincia a brillare, Raya le dice:
-Ehy: stai brillando!
Sai cosa significa?
Sisu le risponde:
-Non mi servirà più una torcia
Ma in inglese le dice:
-I no longer need a night-light
Significa "non mi servirà più la lucina notturna" e mi ha umanizzato il personaggio di Sisu: me la sono immaginata in cameretta, con l'orsacchiotto... m'ha strappato un sorriso, lo ammetto.
Scena che - invece - mi ha lasciato completamente interdetto: Sisu porta Raya nel tempio dove si conservava la gemma intera, sposta un pochino di rovi, fa vedere il primo drago pietrificato:
-Questi sono i miei fratelli…
Raya dice:
-Non sapevo che fossero qui.
Come, scusa? Aspetta: cinquecento anni che fate la guardia a quel luogo, avessi detto:
-Non sapevo che erano i tuoi fratelli
Ok: ci sta. Ma che significa "non sapevo che fossero lì"? Cinquecento anni che fate la guardia in quel luogo e non avete notato che c'erano quattro draghi pietrificati, lì intorno?

Comunque cominciamo dal punto UNO (secondo me positivo): la trama.
La trama è estremamente semplice, quasi un cliché: abbiamo questa battaglia con il nemico (i Druun) che ha provocato la sparizione dei draghi e, con la sparizione dei draghi, l'aumento delle ostilità tra gli uomini; avremo bisogno di UN'ALTRA battaglia contro i Druun, avremo bisogno del ritorno dei draghi, per ritrovare l'armonia tra gli uomini e, nel frattempo, vedremo il personaggio di Raya che fa questo viaggio per completare se stessa e trovare l'unione tra i popoli.
È una trama molto, molto semplice, eppure sviluppata veramente molto bene: mi è piaciuto il modo di svilupparla, l'avventura che viene raccontata (come ho detto: è un ora e quaranta di film, eppure vola via, perché riesce a prenderti, riesce a caricarti).
Non ci sono parti cantate: c'è una bella colonna sonora, però non ci sono parti cantate (come in molti altri cartoni animati Disney) e questo lo rende un film forse un tantino più adulto; a qualcuno non piace questo discorso, onestamente a me non fa né caldo né freddo.
Mi è piaciuto, poi, questo discorso del fantasy che un po' rompe con il cliché del fantasy: non abbiamo - per esempio - i classici «quattro elementi», inoltre è molto bello questo discorso di Sisu che è un Drago dell'Acqua e del principale villain (che sono i Druun), che sono una forza come il fuoco.

Secondo punto, secondo me negativo: c'è una eccessiva facilità, da parte degli uomini, a pugnalarsi alle spalle, talmente eccessiva che questo stride un po' con la trama (lo vedremo, eventualmente, nel quarto punto) perché il discorso è che è difficile credere che persone che sono abituate a pugnalarsi alle spalle, letteralmente a ogni pié sospinto, possano decidere di tornare a vivere tutti quanti in armonia semplicemente perché sono tornati i draghi, anche perché (e sarà la stessa Sisu a raccontarcelo, raccontandolo a Boun sulla barca) il Druun, questo villain,  questa fiamma che pietrifica le cose, è venuta come un flagello nato dall'umana discordia, dunque c'era quando ancora c'erano i draghi, c'è (ancor di più) dopo che i draghi sono finiti pietrificati e ci sarà ancora anche dopo il ritorno dei draghi: le persone non cambiano dall'oggi al domani e il fatto che c'era questa discordia, il fatto che il Druun era diventato un pericolo sempre maggiore, significa che la discordia tra gli uomini era già serpeggiante e crescente quando ancora le cose andavano bene, per cui è un po' difficile da credere che, con il ritorno dei draghi, ritornerà facilmente anche l'armonia tra i popoli.
La stessa Virana, quando viene a sapere che un drago è stato evocato, anziché puntare al ritornare verso l'armonia dei popoli, punta subito a pensare al proprio tornaconto personale, e quindi è difficile da credere che gli altri popoli:
Ah, ci sono i draghi? Va bene: buttiamo tutta la guerra nella spazzatura!

Punto TRE, che comunque ho trovato molto positivo: molto bella questa idea di Namaari che sembra essere il villain, sembra essere il principale antagonista, e poi risulta essere la soluzione del problema.
Molto bello questo percorso che fa, il fatto di essere una dragonerd, il fatto che l'evocazione di Sisu comincia a cambiare un po' le sue idee, il fatto che - alla fine - capisce qual è il sacrificio che deve andare a fare… è molto bello questo percorso, quindi mi è piaciuto questo discorso.

E infine punto QUATTRO, secondo me negativo: la quantità letteralmente industriale di buchi di trama, di plot-hole che ci sono.
Tralasciando le scenette, anche stupide, come - per esempio - Tuk Tuk (che, in fondo, è anche la spalla comica) e che c'ha i momenti in cui resta schienato, stile tartaruga.
Ok: ma puoi arrotolarti e rotolare su te stesso!
Abbiamo per esempio Raya che ha rubato la pergamena con la mappa… per farci cosa, di preciso? Che doveva andare alle foci dei fiumi, lo sapeva già: è l'unica mappa con le foci dei fiumi in tutte le Cinque Terre (non quelle: le ALTRE Cinque Terre…)?
Non lo so: mi ricorda molto la Evil Overlord List (video linkato sul doobly-doo e sulla scheda) in cui:
Ci saranno svariate copie dei documenti importanti
Ma mi sembra, comunque, difficile da credere che l'unica mappa con le foci dei fiumi sia quella in possesso del regno di Zanna, o magari serviva per il rito rievocazione del drago?
Ma il rito è cantato!
Oppure abbiamo Raya e Namaari che si incontrano sulla sponda del canale, vicino a Zanna, Namaari vuole farle credere di aver portato l'ultimo pezzo di gemma, ma poi c'è questa lotta che finisce con Sisu colpita dalla freccia della balestra di Namaari; e a questo punto i due personaggi vanno a Zanna prima di sfidarsi… perché?
Erano già uno di fronte all'altro: che senso ha?
E infine un ultimo punto: tutte le persone vengono pietrificate nella posizione di «lasciare un dono» (che è una cosa che viene molto richiamata, anche da Sisu: "Portiamo un dono!").
Bene: tutti vengono pietrificati in quella posizione, anche i draghi; persino Raya, al momento clou viene pietrificata in quella posizione… tutti gli altri no. Qual è il motivo per cui vengono pietrificati in un'altra posizione?
Non è neanche la questione del "perché hanno fatto il sacrificio in un certo modo".

Insomma secondo me questi erano quattro punti (due positivi e due negativi) a proposito del film “Raya e l'Ultimo Drago”, voi che cosa mi raccontate?
Siete d'accordo con questi punti? Avete visto altri punti che si possono considerare positivi, o altri punti che si possono considerare negativi? Avete notato altri plot-hole? Avete notato altre situazioni?
C'è stato un punto del film che vi ha fatto sorridere, più degli altri? C'è stato un punto che vi ha lasciato «storcere il naso» (per così dire) più degli altri?
Parliamone nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene, io sono Grizzly: spero che abbiate visto questo film con tutta la famiglia, che vi sia piaciuto, se sono riuscito a farvi conoscere un film molto interessante come sempre pollice-in-alto e condividete con gli amici, anche su Whatsapp, Telegram e gli altri social, magari con gli amici che hanno dei bambini, che potrebbero proprio gradire questo film!
Iscrivetevi al canale e assumerete subito quel Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ che ci piace così tanto, sì: un tantino simile all'odore di drago richiamato da Tong, ma forse un po' meno penetrante!
Inoltre vi ricordo il canale Telegram (linkato sul doobly-doo e sulla scheda) per piccole curiosità, dietro le quinte e notifiche quando pubblico nuovi video o vado live sulle app social.
Infine segnalatemi in un commento se c'è un argomento che vi piacerebbe io trattassi su #DdVotr
Io sono Grizzly e questo è tutto, per cui come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 7 marzo 2021

VLOG 355: Storia di Diario di Viaggio #OperazioneNostalgia

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Diario di Viaggio nasce nel luglio del 2004, come un piccolo blog di periferia.

Nel 2007, su insistenza di tanti amici, apro anche il mio profilo Facebook.

Già da un po di tempo seguivo (e conoscevo) qualche creator sulla piattaforma YouTube, ma è solo nel giugno del 2008 che apro ufficialmente il mio profilo e il mio canale e cominciò a scrivere piccoli commenti, a cercare di interagire con gli altri creator.

A settembre 2009, forte dell'esperienza fatta sul campo terremotati in Abruzzo, e sulla necessità (e l'importanza!) di condividere le notizie mentre stanno avvenendo, apro il mio profilo Twitter.

All'inizio del 2011, nauseato tantissimo dalle persone che trovo su Facebook, dall'ampia quantità di freebooting e dalle cattivissime abitudini che si sono diffuse sulla piattaforma, utilizzata dalle masse soprattutto per disturbare gli altri, decido di sospendere il mio profilo Facebook.

A maggio 2011 scopro meemi: un piccolo social network, un progetto interamente italiano (dell'amico "capobecchino"); mi iscrivo e comincio a interagire con le persone ma, soprattutto, comincio a vedere sotto un'ottica differente quello che è il social network e quello che è l'ambito sociale in generale.

Alla fine del 2011, grazie alle API di Twitter, collego il mio profilo meemi al mio profilo Twitter e, soprattutto, da quel momento comincio a utilizzare (in maniera un pochino più seriosa e più costante) Twitter.
Twitter per me smette di essere la piattaforma di microblogging che era stato sino a quel momento, e comincia a diventare una piattaforma social dalle grandi potenzialità.
Inoltre, alla fine del 2012, grazie a delle API un tantino più permissive, collego il mio profilo meemi anche a Instagram, che cominciava ad affermarsi come il possibile futuro social per la condivisione delle immagini.

Ma è nel corso della seconda metà del 2013 che mi comincio a chiedere se un altro modo di vivere i social è possibile e se posso avere una socialità differente, ed approcciarmi in maniera completamente differente ai social network.
Ed è in questo momento che comincia a nascere in me l'idea di “promuovere” Diario di Viaggio: non nel senso di farlo conoscere meglio, bensì di farlo salire alla classe successiva e passare da piccolo blog di periferia (che comunque mi aveva dato piccole e grandi soddisfazioni) a un vlog, a un prodotto multimediale.
Comincia a cambiare il mio modo di rapportarmi con i social network, e di vivere il mondo social.

Voglio raccontarvelo oggi, ripercorrendo - a grandi linee - la storia di Diario di Viaggio (e di #DdVotr) in questo nuovo episodio speciale di Diario di Viaggio on the road #OperazioneNostalgia
[🎵🎶]

Insomma a febbraio 2014, dopo svariati tentativi di girare l'episodio (che - purtroppo - ho cancellato: devo dire che, in parte, lo rimpiango!) arriva il primo episodio di #DdVotr
Avevo lavorato tantissimo, anche per risolvere una serie di problemi logistici: infatti era girato con la dashcam 11A57, con una risoluzione pietosa, e avevo dovuto riempire quella telecamera di feltrini, per risolvere i problemi delle vibrazioni e dei rumori che registrava.
Dopo aver visto QUELLA recensione di Matthew Santoro, acquistai la Canon Legria Mini: piano piano le cose cominciavano a migliorare a livello qualitativo; successivamente presi la licenza di AVS Video Editor, e in questo modo avevo la possibilità di fare un editing molto più funzionale del semplice montaggio lineare che facevo con Avidemux…
(mamma mia: mi viene l'orticaria solo a pensare che IO HO FATTO EDITING VIDEO CON AVIDEMUX!)
A settembre 2014 meemi chiude: ho persino dedicato un episodio di Diario di Viaggio on the road, uno dei primi episodi, proprio alla chiusura di quel social network (ve lo lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda); dopo la chiusura di meemi, la mia ‘vita social’ comincia a svolgersi soprattutto su Twitter, però comincia - appunto - a cambiare, lentamente, il mio modo di approcciarmi a quel social network: comincio a fare pulizia, a eliminare molto rumore di fondo, a seguire solo determinate persone, a filtrare determinati argomenti che non sono di mio interesse (per non trovarmi centinaia di tweet che parlano di un determinato argomento, che non seguo), ma sono tantissimi i contenuti che vorrei portare su YouTube, e pochissimo il tempo che ho a disposizione.
Ciononostante comincio a raccogliere il materiale (che avevo già messo da parte per pubblicarci un libro) e decido di fare una cosa nuova, ed è una piccola novità sia per me che per quanto concerne l'ambito di YouTube Italia: nasce ‘Vita da Tecnico’, che arriva a febbraio 2015, in occasione del primo compleanno di Diario di Viaggio on the road.
Sono contenuti di nicchia: nel 2015 su YouTube (soprattutto su YouTube Italia) si sta prendendo una strada, che è una strada che non mi piace: la strada dei gameplay, delle challenge e dei prank; ci sono tantissimi canali che cominciano ad avere anche un certo successo, portando questa tipologia di contenuti, ma ci sono tantissimi creator che, come me, stanno cercando di portare delle nicchie completamente differenti: ci piacerebbe avere uno spazio per poter analizzare quanto queste nicchie possano funzionare.
Ed è ad aprile 2015 che, su richiesta di Simone dei Fancazzisti Anonimi, dopo QUELLA magnifica live, riapro il mio profilo Facebook ed entro a fare l'amministratore del gruppo Facebook “Youtube Entertainment”: un gruppo che nasce proprio con l'idea di trovare quella nicchia e di mettere assieme quei creator, che cercano quella nicchia, che vuole andare oltre ai soliti contenuti usa e getta (al bubble-gum content, come ho cominciato a chiamarlo sin da quel momento) di gameplay, challenge e via discorrendo, cercando di costruire qualcosa di differente.
Riusciamo a costruire qualcosa di divertente, riusciamo a capire che siamo una piccola grande realtà e riusciamo anche a realizzare delle cose simpatiche, tra cui il primo Rewind, che non è un vero e proprio ripercorrere quella che era stata la nostra storia su YouTube, ma riuscire a realizzare qualcosa tutti assieme: anche quel rewind, link sul doobly-doo e link sulla scheda: andate e dategli un'occhiata, è sempre qualcosa di simpatico, secondo me.
A partire dal 2015 cambia, in generale, il mio rapporto con i social e cambia il mio rapporto con la piattaforma YouTube: dal 2015 in poi ho cominciato a realizzare altri contenuti, ho cominciato a pensare a cosa posso portare sul mio canale; nonostante il tempo sia poco, nonostante il mio canale YouTube sia - soprattutto - un hobby, sono riuscito in questi sette anni a portare tanti contenuti differenti, a portare tanti argomenti differenti, ma ho cominciato anche a sviluppare tanti progetti differenti.
Partendo dal progetto ‘Pagine Oscure’ ho realizzato il contenuto #SenzaFiltro su quella piattaforma per adulti che è Pornhub… e se tornassi indietro nel tempo e dicessi al me stesso del 2004 che apriva Diario di Viaggio:
-Guarda che questo, un giorno, ti porterà ad avere un profilo verificato su un sito per adulti, dove parlerai di argomenti per adulti…
non lo so se avrei creduto al mio me stesso del futuro! Eppure sono arrivato a fare anche questo.
Rendendomi conto di essere un nativo della X-Generation, rendendomi conto di essere un quarantenne in una piattaforma per trentenni, ho capito che avrei potuto puntare su contenuti nostalgici, sul raccontare quello che è stato il mio passato nella tecnologia e nel folklore, quindi avrei potuto creare #OperazioneNostalgia per raccontare quello che è stato questo passato.
Ho capito che esiste un lato oscuro, che magari posso raccontare in maniera simpatica e divertente, cercando di fare un minimo di cultura ma senza scadere nel contenuto completamente senza filtro, ed ecco che è nata la versione un po' edulcorata di #SenzaFiltro, ossia Deep Dark Diary.
E ancora tantissime cose si sono sviluppate, e si stanno sviluppando, grazie al fatto che ho imparato ad essere piuttosto spigliato davanti a una telecamera, in particolar modo mi sono riscoperto formatore (2.0 per così dire) con il progetto che voglio portare avanti nel 2021 ed è il mio Corso di Comunicazioni Radio per l'Ambito Professionale sulla piattaforma Docety.
Nei diciassette anni che sono trascorsi da quando è nato il piccolo blog di periferia Diario di Viaggio sono cambiate tantissime cose: io sono cresciuto come persona, ma è anche cresciuto il mio modo di rapportarmi al mondo attuale, alla tecnologia, all'attualità e all'ambito social (e sicuramente nei prossimi diciassette anni chissà quanto ancora cambieranno le cose!), ma certamente questo è stato un viaggio molto lungo, ed è un viaggio che ho avuto il piacere di poter condividere con gli altri, e che ho tuttora il piacere di condividere con gli altri: spero che - sino ad oggi - siate stati bene a viaggiare assieme a me, per questo io vi ringrazio per essere arrivati sino a questo punto.

Io sono Grizzly, questo era #OperazioneNostalgia in ricordo di Diario di Viaggio sin dalle sue origini: come sempre vi invito a mettere pollice in alto, condividere con gli amici, iscrivetevi al canale, noi ci vediamo alla prossima puntata e con tutti gli altri contenuti (su tutti gli altri social e su tutto quello che verrà nel futuro): ciao a tutti!