domenica 17 marzo 2019

VLOG 258: Cosa non sopporto di Android (e di certe app)

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: io sono Grizzly.
Ho uno smartphone Samsung Galaxy-J7: è un dispositivo Android ed è un dispositivo con cui mi trovo decisamente molto bene.
Oggi però non sono qui per fare una «guerra» tra dispositivi Apple e dispositivi Android: al contrario sono qui per parlarvi del sistema Android, delle app di Android; nello specifico per raccontarvi un po' quali sono i «tic» e quelle piccole grandi cose che mi danno fastidio del sistema Android o delle app di Android, per cui cominciamo: sigla!
[♪♫♪]

Veloce premessa: tra la fine di gennaio e l'inizio di febbraio 2019 io ho disinstallato ufficialmente (e definitivamente) l'app WhatsApp dal mio telefono privato.
L'ho fatto per vari motivi: sicuramente per via delle implicazioni privacy che ci sono, ma soprattutto per una serie di particolarità di WhatsApp che - tendenzialmente - mi hanno sempre dato molto fastidio e per le quali preferisco abbondantemente Telegram; infatti c'è anche da dire che io ho abbandonato WhatsApp quando ormai, praticamente, non lo utilizzavo più: mi capitava di utilizzarlo molto raramente per via di qualche amico (o di qualche contatto) che non ha voluto (o non ha potuto) installare Telegram, per il resto ho sempre utilizzato Telegram.
Telegram permette di creare i canali, Telegram ha una gestione migliore della privacy, Telegram ha introdotto la “crittografia end-to-end” già da molto tempo (WhatsApp solo ultimamente)… ci sono tante ragioni per cui ho deciso di farlo, quindi ho disinstallato WhatsApp (mi sono registrato mentre lo facevo).
Ma la cosa che mi ha dato molto fastidio di WhatsApp è successa un pochino di tempo fa, ed è un piccolo aneddoto che vorrei raccontarvi, che riguarda i permessi richiesti dall'app di WhatsApp, perché WhatsApp richiede l'accesso al servizio di messaggistica di testo del telefono (il ‘servizio SMS’), e questo in passato ha portato ad alcune figuracce dell'app, una delle quali l'ha vissuta un mio cliente.
Io ero in laboratorio, stavo lavorando ad alcuni computer, quando all'improvviso mi suona il cellulare, mi suona la notifica di SMS.
E mentre mi avvicino per prendere il telefono, chiedendomi chi mi avesse scritto un SMS (perché di solito mi arrivano messaggi soprattutto automatici), comincia ad arrivare UN'ALTRA NOTIFICA SMS.
Poi un'altra.
E un'altra. E un'altra.
E a quel punto apro il telefono *sconvolto* chiedendomi “Ma chi è che mi sta mandando UNA PIOGGIA di SMS?”
Un mio cliente che mi sta scrivendo una serie di messaggi brevi… Prendo il telefono, lo chiamo:
Io: “OU! MA CHE STAI COMBINANDO?”
CL: “Come che sto combinando? Ti stavo scrivendo su WhatsApp…”
Io: “Mi stavi SCRIVENDO SU WHATSAPP?!? Su quale WhatsApp? Guarda che non ce l'ho WhatsApp sul telefono del lavoro: mi hai appena mandato una decina di SMS!”
CL: “COME UNA DECINA DI SMS?!?!??!?!?! IO NON HO UN PIANO PER MANDARE SMS!!!!!!”
Mi ha mandato *QUINDICI* messaggi di testo a € 0,29 l'uno (quindi poco più di quattro euro *bruciati* per dirmi che aveva un problema al computer), perché WhatsApp era abilitato a mandare gli SMS e lui, automaticamente, ha cercato il mio numero in rubrica, ha trovato che "poteva" scrivermi su WhatsApp e ha cominciato a scrivermi su WhatsApp.
WhatsApp non è che gli ha messo una bella nota:
AU! Guarda che questo WhatsApp NON CE L'HA: mo' gli sto mandando una fila di SMS!
Nooo: l'ha scoperto dopo, quando si è bruciato metà del credito che aveva sulla scheda.
Questo dei permessi delle app è un argomento piuttosto spinoso: in passato mi è capitato di farci caso; per esempio adesso la “torcia” è una funzione di base del cellulare: attivi la funzione torcia e si accende il led del flash. Però in passato non era così in tutti i cellulari: per esempio sul mio vecchio Note3 NEO non c'era la torcia, quindi ho installato un'app torcia.
E poi ho notato - mentre cercavo l'app torcia - che c'era un'app, molto scaricata (cinque stelle): stavo per installarla, finché non ho notato:
1) che un'app TORCIA (che tutto quello che fa è: accendere il led della fotocamera) occupava 8,5Mb!
2) andando ad approfondire “l'app torcia richiede l'accesso ai seguenti permessi”: fotocamera (ok: deve attivare il flash), rubrica telefonica, elenco chiamate, archivio dati, connessione ad internet.
E allora mi installai «Privacy Torch»: un piccolissimo programma (all'epoca di 280k) che chiedeva solo l'accesso alla fotocamera, PUNTO!
Ma quell'app da otto mega e mezzo era stata scaricata milioni di volte, aveva un ranking altissimo.
Un'altra cosa che mi dà un certo fastidio di Android è il fatto che una marea di applicazioni, a causa degli aggiornamenti, continuano a ingrossarsi, continano a diventare molto grosse, continuano a riempire la memoria del telefono, e allora uno che cosa fa? Dice: "Va bene: mettiamo una memory-card, vediamo di spostare un po' di app sulla memory card."
Ci sono app che consentono di essere spostate sulla memory card, ci sono app (anche molto pesanti) che NON LO CONSENTONO.
Ora: posso capire che determinate app - che sono necessarie per l'uso del sistema - non consentano di essere spostate sulla memory card: per carità, lo posso capire.
Ci sono app che per motivi di sicurezza (per esempio Paypal) sono sottoposte a tutta una serie di situazioni, quindi non consentono di essere spostate su memory-card perché uno potrebbe sostituire la memory-card, infettare l'app… va bene!
Quando ho preso il J7, Twitter potevo spostarlo sulla memory-card; a seguito di una serie di aggiornamenti continuavo a tenere l'app sulla memory-card; dopo un po' - improvvisamente - questa voce è *scomparsa*: Twitter mi deve restare sulla memoria del telefono. Perché?
È un'app social: perché non la posso mettere sulla memory-card? Mi occupa 400+ Mb sul telefono!
Tra l'altro (un'altra cosa che mi dà moltissimo fastidio) e questo è Android 7 sul Samsung (e credo che questo avvenga con Android 7 su tutti i telefoni Samsung: non so se è proprio una peculiarità di Android7): ho un'app X (per esempio Instagram), la tengo sulla memory-card.
Arriva un aggiornamento, un aggiornamento di DUE MEGA, magari, perché è un aggiornamento minimo, un aggiornamento - non so - come si suol dire «cosmetico»: installo quest'aggiornamento e - magicamente - l'app mi ritorna sulla memoria del telefono!
Quindi ogni volta che io scarico gli aggiornamenti delle app, poi devo andarmi a scorrere manualmente le app che sono state aggiornate, e quelle che avevo messo sulla memory card sono tornate sulla memoria del telefono e devo *NUOVAMENTE* andarle a rimettere sulla memory-card, altrimenti va  a finire che saturo la memoria del telefono, poi mi arriva un aggiornamento:
Eh: non c'è più spazio libero: libera un po' di spazio sulla memoria!
Io: “Ma come ‘non c'è più spazio libero’? C'ho una memory card da 64Gb!”
L'ultima cosa che mi da fastidio, e che comincio a notare - in realtà - solo da poco tempo, perché essendo stato prima con Vodafone (con il piano dati *bloccato* sul 3G) e poi con Kena Mobile, che forniva il servizio solo in 3G, è il fatto che DIVERSE VOLTE lo smartphone decida che se è disponibile un segnale 4G, sia *NECESSARIO* utilizzare il segnale 4G.
Solo quando finalmente si arriva a MENO DI UNA TACCA in 4G, allora dice ‘Beh, magari provo a passare in 3G’ e a quel punto - magicamente (ne abbiamo già parlato) - il segnale in HSPA prende tutte le tacche.
E questo mi dà un certo fastidio, perché diverse volte mi capita che la connessione in 4G (con una tacca appena accennata) vada MALISSIMO e quindi le notifiche - non so - delle e-mail mi arrivino anche con 40~50 minuti di ritardo.
Se il segnale è sotto al 10~15~20% passami AUTOMATICAMENTE in 3G! Tanto col segnale del 10% in 4G vado più lento che in HSPA!
Ma no, c'è il 4G: DOBBIAMO operare in 4G.
Anche questo è un piccolo problema, un piccolo fastidio che ho notato e anche questo, talvolta, lo risolvo: quando so che devo andare in delle situazioni dove il segnale 4G fa pietà, metto *manualmente* il telefono in 3G e lo tengo in questo modo.
Insomma queste sono alcune delle piccole grandi magagne che ho notato utilizzando giorno dopo giorno Android e le app di Android. Sicuramente la mia non è una lista completa, sicuramente ci saranno altre magagne che non mi è capitato di vedere o con le quali non mi è capitato di andare a sbattere la testa, per cui ecco che vi chiedo: voi utilizzate un dispositivo Android? Avete notato questi difetti?
Avete notato *altri* difetti, ci sono altre cose di Android (o delle app di Android) che vi danno fastidio?
Oppure non conoscevate questi difetti? Anche voi avete installato un'app torcia da otto~dieci mega che vuole accesso a tutto quanto il telefono? Non lo so, parliamone: ditemi quali sono le app che vi hanno dato problemi, ditemi se ci sono delle cose che vi danno fastidio di Android (o delle cose che vi danno fastidio di una determinata app).
Voi utilizzate WhatsApp? Non utilizzate WhatsApp? Siete tentati di cancellare WhatsApp, state utilizzando Telegram?
Non lo so: parliamone nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene ragazzi: anche per oggi questo è tutto. Spero di essere riuscito a farvi pensare, a farvi guardare un pochino meglio il vostro telefono, a farvi analizzare se ci sono app che - magari - per quello che fanno, chiedono permessi un po' troppo invasivi.
Se ci sono riuscito - come sempre - vi invito a mettere pollice-in-alto e condividere questo vlog con i vostri amici, anche su WhatsApp o Telegram: due app che possiamo dire molto simili, eppure molto diverse fra di loro.
Vi ricordo - se non l'avete già fatto - di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ che ci piace così tanto; e tranquilli: l'iscrizione come UNICO PERMESSO richiede solo quello di regalarvi questo Buon Profumo di Nuovo Iscritto™, nessun'altra funzione nascosta.
Inoltre, se state pensando di abbandonare WhatsApp o comunque - in generale - di sperimentare Telegram, a questo punto perché non approfittarne e seguire il mio canale Telegram? (Ve lo lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda) In questo modo riuscirete a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video e ricevere occasionalmente piccole curiosità e dietro le quinte sui video che devo realizzare.
Infine se c'è un argomento che vi piacerebbe io trattassi in #DdVotr, potete farmi sapere anche quello in un commento qua sotto.
Io sono Grizzly e questo è tutto, per cui come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 10 marzo 2019

VLOG 257: La danza dei ferrovieri giapponesi

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Spento!
Zero giri al minuto, zero km/h, serbatoio: 7/8
Autoradio spenta…
Telecamera: ok!
Benvenuti a bordo, viaggiatori: io sono Grizzly e questo è Diario di Viaggio on the road.
E… parliamo di viaggi: siete mai stati in Giappone?
Se lo avete fatto, vi è capitato di prendere un treno o una metropolitana?
E in questo caso, avete fatto caso allo strano, particolarissimo e pittoresco comportamento del personale di stazione e del personale ferroviario?
[annuncio in giapponese]
[altro annuncio in giapponese]
Sicuramente avrete notato che il personale ferroviario, in Giappone, ha l'abitudine a indicare con il dito e puntare in diverse direzioni, in certi casi anche pronunciando delle parole a voce alta in una maniera che sembra molto particolare e molto pittoresca.
Ora: perché questa procedura? Perché questa procedura che in certi casi avviene - proprio - anche in maniera particolarmente coreografica, con dei movimenti molto secchi e molto decisi, avviene pronunciando delle parole quasi come se fossero - non lo so - delle mosse di arti marziali?
Beh, alle spalle c'è un lavoro molto complesso, perché questa qui è una procedura di sicurezza che serve a tenersi focalizzati e concentrati quando si devono svolgere delle azioni ripetitive. Perché spesso è nelle azioni ripetitive, nella routine, che possono succedere gli errori o - addirittura - gli incidenti; mentre avere un sistema che ti permetta di restare sempre focalizzato, anche quando svolgi un'azione genericamente ripetitiva… sicuramente questo può aiutare a evitare errori, interpretazioni errate e, appunto, incidenti.
Bene: oggi, in questa puntata di #DdVotr voglio parlarvi dello «shisa kanko» (puntare e chiamare), per cui cominciamo il vlog: sigla!
Telecamera: spegni. Ok!
[♪♫♪]
Nella conduzione di un convoglio ferroviario (che sia un treno, che sia una metropolitana, che sia un tram) bisogna mantenere l'attenzione focalizzata su una serie di fattori; il più importante - sicuramente - che condurre (per esempio) una metropolitana (un convoglio di sei o sette vagoni) significa condurre un veicolo che ha spazi di frenata ESTREMAMENTE AMPI!
Se tu stai "guidando" una metropolitana alla velocità di (non so) 20~25km/h e devi inchiodare, devi dare il cosiddetto “pestone al freno” (in realtà non si dà un “pestone”, perché il freno ferroviario è un manettino, non è un pedale), non è che il treno si inchioderà in pochi metri: al contrario! Una metropolitana che si muova a 20~25km/h, un convoglio di sei o sette vagoni, richiederà ALCUNE CENTINAIA DI METRI prima di fermarsi!
Il conducente - per esempio - di una metropolitana che tutti i giorni conduce la stessa linea, fa ogni giorno la stessa tratta decine e centinaia di volte, naturalmente si abitua: è un'attività di routine.
Il problema è che quando un'attività è ripetitiva, quando un'attività diventa una routine è proprio nella routine, nel fare le stesse cose ogni giorno, che si nasconde il rischio della distrazione.
Ogni giorno fai questa tratta alle dieci del mattino, fai questa curva, rallenti a questa velocità e, dopo, trovi il semaforo verde. Ogni giorno, per due anni e mezzo.
Poi, una bella mattina, sei lì che: “Va bene: faccio questa tratta, dopo c'è il semaforo verde…”, passi: il semaforo era rosso…
E immediatamente - naturalmente - essendo una metropolitana non è che passi un semaforo rosso e non succede niente: succede DI TUTTO! Se superi un semaforo rosso il sistema che ripete i semafori in cabina suona una sfilza di allarmi, parte la frenatura di emergenza, etc.
Non succede una catastrofe, però è SEMPRE un errore da distrazione, è sempre un problema.
Ora: come si fa a evitare la distrazione quando si devono compiere delle attività che sono ripetitive? Beh, la risposta è evidente: bisogna fare attenzione e tenersi focalizzati nelle azioni che si compiono.
Allora bisogna trovare un sistema che permetta di (o contribuisca a) tenersi focalizzati durante l'esecuzione delle azioni ripetitive.
Se tu devi controllare i segnali ferroviari, devi controllare le rotaie etc e lo fai solo con gli occhi, guardi. Quello che succede è - come si suol dire - che guardi, ma puoi anche non vedere. Se tu anziché coinvolgere solo il senso della vista, provi a coinvolgere più sensi, provi a coinvolgere più parti del corpo, ecco che già diventa un'azione che - per quanto abitudinaria - è un'azione più complessa: richiede quel minimo di attenzione in più e quindi ti aiuta a tenerti focalizzato maggiormente.
Lo shisa kanko (puntare e chiamare) serve proprio a questo: quando su stai conducendo un mezzo ferroviario e devi confermare lo stato - per esempio - dei segnali, dei semafori, dei cartelli… non lo fai solo visivamente (e quindi coinvolgendo gli occhi): l'operatore utilizzerà il cervello, perché deve PENSARE a una serie di azioni coordinate;
utilizzerà le mani: punterà il dito verso il cartello/il semaforo/l'indicatore/la spia/etc;
oltre a puntare il dito, userà la propria voce: chiamerà il cartello/la spia e leggerà il suo stato.
«Semaforo: verde!»
Utilizzerà l'udito, perché sentirà quello che sta pronunciando e questo gli permetterà di ASCOLTARE quello che sta pronunciando e avere una conferma maggiore:
«Semaforo: rosso! Ehy: è rosso, mi devo fermare!»
Questa procedura aiuta a tenere l'attenzione focalizzata sulle azioni che si compiono.
Uno studio dell'Istituto di Tecnica e Ricerca Ferroviaria giapponese (del 1994) ha infatti confermato che applicare la procedura dello shisa kanko (puntare e chiamare) tende a aiutare a ridurre gli errori da distrazione sino all'85%, soprattutto, appunto, nelle attività ripetitive.
Un ulteriore studio dell'Università di Osaka del 2011 non solo ha confermato queste osservazioni, ma anche osservato un miglioramento medio dei tempi di reazione nel corso del lungo periodo.
Talvolta questa tecnica viene persino un pochino esagerata, applicando delle coreografie molto ‘violente’ e veloci e dei vocalizzi che danno quasi l'idea di - non so - dei gesti da arti marziali: in parte (ripeto) questa è anche una cosa dalla valenza turistica, anche un'attrattiva per i turisti; però piano piano questa tecnica di sicurezza si sta diffondendo non solo nell'ambito - in generale - del trasporto pubblico; diciamo che maggiormente è utilizzata nell'ambito ferroviario, ma piano piano si sta diffondendo appunto non solo nell'ambito del trasporto pubblico, ma in moltissimi ambiti industriali, in moltissimi ambiti dove si richiede di svolgere delle azioni che possono essere ripetitive e in cui proprio nella ripetizione, nella routine, ci può essere il rischio di errore o di incidente: piano piano - in Giappone (e in generale nel mondo asiatico: è una procedura che cominciamo a vedere anche in Cina) si sta diffondendo questa tipologia di procedura, quella di puntare e chiamare.
Anche negli USA e in alcuni stati europei ci sono dei luoghi, degli ambiti industriali, dove si sperimenta questa procedura.
Sicuramente non è una procedura perfetta al 100%, ma naturalmente è una procedura che AIUTA sicuramente a mantenersi focalizzati e quindi sicuramente è un aiuto efficace ed efficiente nell'ambito delle attività di sicurezza.
Ecco quindi la mia domanda: voi cosa ne pensate?
Pensate che la procedura di puntare e chiamare sia un efficace aiuto e dovrebbe essere implementata in altri ambiti? Pensate che ci possano essere dei meccanismi di sicurezza più efficienti per mantenersi focalizzati quando si compiono azioni ripetitive?
Conoscevate lo shisa kanko? Siete mai stati in Giappone e avete visto - appunto - gli operatori ferroviari che fanno questo puntare con il dito dappertutto?
Non la conoscevate? Non lo so: magari avete lavorato in Giappone nell'ambito ferroviario e la conoscevate già? Parliamone! Nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene ragazzi: anche per oggi questo è tutto; come sempre spero di essere riuscito a intrattenervi, a stuzzicare la vostra curiosità, a farvi conoscere qualcosa di nuovo ed inaspettato: se ci sono riuscito, come sempre vi invito a mettere pollice-in-alto e condividere questo vlog con i vostri amici, anche su Whatsapp o Telegram.
Vi ricordo - se non l'avete già fatto - di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ (eccolo qua) che ci piace così tanto; e non c'è nessuna controindicazione di sicurezza, anche se è un'abitudine di tutti gli iscritti al mio canale.
Inoltre, se seguite anche il mio canale Telegram, che vi indico qui sotto doobly-doo e qui sopra sulla scheda, riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video, e ricevere occasionalmente piccole curiosità e dietro le quinte sui video che devo realizzare.
Io sono Grizzly (e mi sto puntando); prima di concludere ringrazio l'amico RaveTube per le immagini dell'operatore ferroviario che fa lo shisa kanko: questo è tutto, per cui come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 3 marzo 2019

VLOG 256: I miei carnevali, una volta #OperazioneNostalgia

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: io sono Grizzly.
Fine del mese di febbraio, inizio del mese di marzo: siamo - approssimativamente - in quel periodo in cui generalmente cade il carnevale.
E prima che me lo chiediate: sì, anche la mia STRAMALEDETTISSIMA ALLERGIA!
Il carnevale è un momento molto divertente per i bambini, ma non solo per i bambini, e voglio parlare del carnevale, di come ho vissuto io il carnevale quand'ero piccolo e come l'ho visto cambiare nel corso del tempo, poi, crescendo.
Resta ancora una festa molto dedicata ai bambini, resta ancora una festa che - nel corso degli anni - non si è evoluta tantissimo: tendenzialmente la festa di carnevale resta sempre quella festa in cui bambini (e adulti) si mettono in maschera… È un po' l'antenato del cosplay, possiamo definirlo, sicuramente, ma anche una festa che ha lasciato modo a dei ragazzini un tantinello più «monelli» di poter scaricare la propria tensione in maniere magari in qualche modo discutibili.
Per cui analizziamo un po' qual è stato il mio carnevale nel passato e come si è evoluto il mio carnevale in questa puntata di Diario di Viaggio on the road #OperazioneNostalgia
[♪♫♪]
Quand'ero piccolo, nei primi anni '80, naturalmente il carnevale - per me - era un momento di gioia, di felicità, perché non solo il discorso di vestirsi in maschera, ma di andare a giocare con gli amichetti tutti vestiti in maschera, di andare in piazza, andare a vedere le sfilate, andare - non lo so - a scuola c'era il giorno… credo fosse il martedì grasso, anche se adesso ho visto che il giovedì grasso si fanno in alcune scuole certe attività con la maschera, con il costume di carnevale.
Ma io mi ricordo che lo facevamo il martedì grasso, l'ultimo giorno di carnevale (il Mardi Gras) e c'era qualcosa di molto simpatico che si faceva tutti assieme.
E allora c'era questo discorso che, da una parte, era la festa per i bambini (che eravamo tutti quanti in maschera), dall'altra dei ragazzini un pochino più grandicelli che volevano «scaricare la tensione» e, dato che c'era il detto “A carnevale ogni scherzo vale”, lo ‘scherzo’ che si faceva a carnevale era quello di spruzzare le persone con della crema da barba.
Uno scherzo che non è uno scherzo: è più un atto vandalico, innanzi tutto perché spruzzare un vestito di carnevale, una maschera, con della crema da barba significava BUTTARE VIA il vestito di carnevale, perché molti vestiti di carnevale, soprattutto negli anni '80, erano realizzati con una stoffa leggerissima (letteralmente con della carta velina) e quindi - materialmente - una volta che gli spruzzavi sopra della crema da barba, non si poteva lavare, per cui era una cosa che potevi andare a buttare via.
Naturalmente c'erano costumi molto elaborati, che costavano, quindi quando tu uscivi con il tuo vestito - non lo so - da principe azzurro e qualcuno poi, magari, ti faceva il bagno di crema da barba, si poteva andare a buttare il costume che - magari - avevi comprato il primo giorno, e non si poteva più lavare, costava un costume di carnevale e quindi… molte volte i genitori se la prendevano a male e finiva che i bambini più piccoli venivano accompagnati dai genitori, così che nessuno si avvicinava, perché era consapevole che se faceva una spruzzata di crema da barba a un bambino sotto il controllo di un genitore, poi quello si sarebbe pigliato uno scappellotto che se lo sarebbe ricordato nei secoli dei secoli.
Poi negli anni '90, quando ormai ero cresciuto, non festeggiavo più il carnevale, lo guardavo anche con una certa distanza, ma lo guardavo ancora con un sorriso, perché comunque - ripeto - era una cosa che lasciava il divertimento per tutti i bambini, e vedevo però questa abitudine adesso non tanto di persone che si vestivano in maschera e andavano a giocare con gli amici, quanto di ragazzini che la loro “maschera” era una tuta cerata bianca da imbianchino (con il cappuccio) e una maschera sulla faccia.
Si è diffusa molto questa cosa, perché praticamente sulla tuta cerata bianca gli potevi spruzzare la crema da barba, gli potevi spruzzare quelle stelle filanti sintetiche spray, e alla fine della fiera, alla sera, prendevi 'sta tuta cerata, la buttavi via e ne pigliavi un'altra.
All'epoca (nei primi anni '90) compravi tre tute cerate per duemila lire (quindi con 4mila lire ce n'avevi sei: ce n'avevi una al giorno per tutti i giorni di carnevale): te la mettevi la mattina, uscivi con gli amici, vi potevate spruzzare la qualsiasi cosa (letteralmente anche vernice spray, anche se non ho notizia di folli che si siano spruzzati vernice spray!), però - voglio dire - arrivavi alla sera, la buttavi via e l'indomani te ne mettevi una nuova; quantomeno non andavi a spendere:
-La bambina vuole vestirsi da principessa!
E andavi a spendere anche 20~30 mila lire per un vestitino da principessa, e dopodiché arrivava l'idiota, spruzzava della crema da barba, si poteva buttare via il vestito e andarlo a comprare di nuovo.
E questa cosa della tuta bianca la vedo ancora adesso, perché ancora adesso, soprattutto nel periodo di carnevale, mi capita di vedere dai ferramenta, appunto, "Tuta cerata bianca: € 1" (per esempio), quindi ancora ogni tanto mi capita di vedere questa situazione.
Quantomeno così ci sta: divertitevi tra di voi, non rovinate i costumi ai bambini (che non v'hanno fatto niente di male) con la storia “No, vabbè: è uno scherzo”
È uno scherzo UN CORNO: questo è proprio vandalismo!
Negli anni 2000 in Italia si è cominciata a diffondere di più la cultura del festeggiare anche halloween: halloween non "all'inglese" con le feste in casa, i balli e i giochi di società, quanto proprio all'americana con il vestirsi in costume e con andare a fare dolcetto-o-scherzetto. Ed ecco che si comincia a diffondere un'altra abitudine molto italiana, che è quella di cominciare ad acquistare petardi sotto halloween, poi consumarne la maggior parte a capodanno, e poi tenerne qualcuno anche per carnevale, perché naturalmente anche lì, gli per fare gli scherzi, si usano i petardi.
Anche se in realtà questa cosa dei petardi a carnevale ha radici molto più profonde, perché io mi ricordo in passato, durante la festa di carnevale in Romagna, c'era l'abitudine di far scoppiare trick-track in mezzo alla piazza con l'idea - proprio - di spaventare gli astanti.
E negli ultimi dieci anni diciamo che ho cominciato a guardare con un sorriso un pochino più gradevole il carnevale, come momento in cui i bambini finalmente trovano un modo di poter scaricare lo stress, soprattutto in questi tempi molto frenetici, e in cui anche gli adulti potrebbero partecipare attivamente al divertimento dei bambini, quando ci si può divertire in sicurezza e quando ci si può divertire con spensieratezza (e senza spruzzarsi crema da barba addosso, magari!)
Prima di concludere, un veloce aneddoto: eravamo nei primi anni 2000, ero in ufficio, era martedì grasso, sapevo questa cosa perché me l'aveva detta il mio vicino di negozio (perché c'era la sua bambina, che andava - credo - in prima o in seconda elementare, che sarebbe passata): doveva passarci la sfilata di carnevale dei bambini, proprio davanti agli uffici.
Quindi aspettavamo che venissero i bambini, intanto lavoravamo, poi è passata questa sfilata; questa sfilata che erano tutti i bambini delle scuole elementari (di alcune scuole elementari del circondario), quindi in realtà non era una grande quantità di bambini (era un gruppo abbastanza nutrito di bambini, ma solo questi bambini) tutti in costume, accompagnati da un'Apecar con una specie di fungo di cartone…
Tutti gli adulti attorno, che tenevano i bambini compattati in un gruppo molto serrato: un bambino non poteva tirare fuori un braccio: “AHH! STÀ DENTRO!”
E - al di là di questo - è passata questa sfilata, e i bambini che ridevano, che si divertivano, i genitori che ridevano, che facevano le foto ai bambini, poi quand'è passata anche la mia vicina di negozio:
“Sì, ma… boh: 'sta cosa mi sembra un tantinello deprimente”
Ma a concludere, proprio, la depressione di questa sfilata dei bambini è stata poi, dopo una mezzoretta/tre quarti d'ora, che è tornata indietro l'Apecar col fungo di cartone, da sola, s'è fermata accanto ai cassonetti dei rifiuti, ha pigliato 'sto fungo di cartone, l'ha buttato nel cassonetto e il tizio in Ape se n'è andato…
Ma voi, invece, che cosa mi raccontate? Come vivete il carnevale, come avete vissuto il carnevale nel passato?
Lo vivete ancora adesso il carnevale, lo guardate con un sorriso pensando ai bambini che - almeno - si possono divertire? Oppure lo vivete come un periodo che “Sì, vabbè: sbrighiamoci che c'abbiamo da lavorare”? Non lo so: parliamone nei commenti qua sotto oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene ragazzi: io sono Grizzly, questo era #OperazioneNostalgia, come sempre vi invito a mettere pollice-in-alto, condividere il vlog, iscrivervi al canale.
Noi ci vediamo alla prossima puntata, ciao a tutti!

domenica 24 febbraio 2019

VLOG 255: Servono i soccorsi? Come comportarsi? FAQ sull'emergenza

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: io sono Grizzly e questo è Diario di Viaggio on the road.
In questa puntata vi parlerò delle situazioni di emergenza e dei mezzi di emergenza: di come comportarsi sulla strada in presenza dei mezzi in servizio di emergenza. Cominciamo il vlog: sigla!
[♪♫♪]

Per poter affrontare quest'argomento e spiegarvi alcune cose facendovi degli esempi pratici, comincerò col presentarvi un canale YouTube veramente molto interessante ed educativo: è un canale olandese, però su questo canale ogni video ha *completi* sottotitoli in tantissime lingue (praticamente tutti i video hanno i sottotitoli in italiano), perché… non tanto per il discorso dei dialoghi, perchè in questo canale quello che vediamo è una telecamera fissata nella cabina di guida di un'ambulanza, mentre quest'ambulanza va a svolgere dei servizi di emergenza.
Ma quello che vediamo, che è molto importante, con i sottotitoli sono dei trucchi, dei consigli e delle considerazioni che fa il nostro youtuber Robin, che è un autista di ambulanze nel circondario di Amersfoort (in Olanda) che, durante i servizi di emergenza, ci fa vedere alcune cose che succedono sulle strade e ci spiega quali sono i comportamenti da tenere in determinate situazioni di emergenza, ma soprattutto i comportamenti da tenere sulla strada per far capire al conducente dell'ambulanza (in generale al conducente di un mezzo di emergenza) che lo avete visto e che non farete nessun gesto o movimento totalmente inaspettato, che potrebbe mettere in pericolo voi stessi e il mezzo di emergenza.
Quindi prima di continuare vi segnalo il canale "Ambuchannel 112": lo lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda; andate, iscrivetevi, è veramente un canale molto interessante.
E cominciamo con un dubbio, il dubbio che… Ma: devo chiamare un'ambulanza?
Ci sono delle situazioni in cui uno è *sicuro* che deve chiamare il Numero Unico di Emergenza 112:
  • c'è un grave incendio;
  • c'è una persona che si sente male;
  • c'è una situazione di pericolo;
  • c'è un tizio fuori dal bar che sbraita brandendo un coltello!
Beh, sono situazioni nelle quali - obiettivamente - ti viene naturale pensare “Sì, va bene: chiamiamo il NUE112, allertiamo qualcuno” perché non possiamo stare lì a guardare. Mentre ci sono situazioni come “Stavo mettendo un quadro: piantavo con il martello dei chiodini molto piccoli, mi è scapolato il martello e mi son dato una botta e mi son rotto l'unghia…” Beh no: magari IN QUEL CASO non è il caso di chiamare un'ambulanza, ok!
Ma ci sono dei casi nei quali può venire IL DUBBIO.
Che cosa faccio in questo caso? Chiamo un'ambulanza, chiamo i soccorsi o no?
In questi casi (quando viene un dubbio), secondo me la cosa ideale è quella di CHIAMARE IL NUE112, spiegare la situazione ed esprimere il proprio dubbio, e lasciare che possa essere l'operatore del servizio di emergenza a valutare se è il caso di intervenire o meno.
Ora in questo senso io posso farvi un esempio, perché mi è successo tempo fa: incidente stradale, brutto ma non bruttissimo: due auto che si sono tamponate con una certa violenza, in una delle due auto c'era una ragazza incinta al settimo~ottavo mese.
Questa ragazza è scesa dall'auto con le sue gambe, ha detto: «Tranquilli! Mi sento bene, non mi fa male nulla: tutto a posto»
Però le abbiamo detto: «Sì, ma sei incinta. Tu dici che ti senti bene, ma non sei un medico; io sono un tecnico informatico: posso dire se si sente bene il tuo computer, ma non te. Che dici se - comunque - ti facciamo visitare da qualcuno un tantinello più esperto?»
Quindi ho chiamato il Numero Unico di Emergenza 112, ho segnalato: «C'è stato questo incidente, la ragazza dice di stare bene, ma è incinta all'ottavo mese, quindi siamo dubbiosi. Vorremmo comunque che potesse essere visitata da qualcuno di un attimo più esperto»
E naturalmente l'operatore al Servizio di Emergenza, subito, mi ha risposto: «Naturalmente! Al massimo i ragazzi dell'ambulanza poi si sono fatti una passeggiata, ma nel dubbio meglio dare un'occhiata.»
Ed ecco quindi che il primo video del nostro amico Robin che vi segnalo è intitolato - appunto - "Devo chiamare un'ambulanza?": video che vi lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda, andate e dategli un'occhiata.
Vedrete due emergenze (una dietro l'altra): due casi di persona che sembra aver perso conoscenza, sembra aver perso i sensi, non risponde; una è una vera emergenza, l'altra… spoiler!
Però guardate il comportamento e le spiegazioni che ci dà Robin in questo video, perché - secondo me - sono molto interessanti, soprattutto la conclusione a cui giunge Robin in entrambe le situazioni è - naturalmente - la conclusione corretta, quella che nel dubbio è bene effettuare la chiamata d'emergenza e segnalare chiaramente il proprio dubbio, spiegare tutta la situazione e dire "Io ho QUESTO dubbio, perché c'è QUESTA situazione. Che cosa fare?"
Lasciate che una persona più esperta di voi decida se è il caso di andare a controllare o se vi chiederà, prima, di fare una determinata cosa (non so: "Aspetti: provi a scuoterlo, provi a fare questo, provi a fare quello. Funziona? Va bene, allora lasci stare che mandiamo qualcuno").
A questo punto qualcuno ha chiamato un mezzo di emergenza (i vigili del fuoco, un'ambulanza, la polizia, quello che sia) e dietro di voi si avvicina un mezzo in ‘Servizio urgente d'istituto’, come indicato dall'art. 177 comma 2 del Codice della Strada.
Il ‘Servizio Urgente di Istituto’ in Italia è identificato dal fatto che il mezzo di emergenza stia utilizzando *congiuntamente* (ossia ASSIEME) il “dispositivo supplementare di allarme luminoso” a luce blu lampeggiante e il “dispositivo supplementare di allarme acustico”; tradotto: lampeggiante e sirena.
Radio: «Entrate poi qua dal controsenso, che c'è il nastro stradale.»
Collega: «Ok!»
Io: E allora…
[sirena]
Coll: Entriamo dal controsenso…
Parentesi: in molti mezzi di emergenza - tra le altre cose - la sirena non si può accendere se non è in funzione anche il lampeggiante.
Detto questo: quando un mezzo sta utilizzando contemporaneamente lampeggiante e sirena può, temporaneamente, non considerare tutti gli obblighi, i divieti e le prescrizioni del CdS, quindi un mezzo in lampeggiante e sirena potrà passare col rosso, potrà ignorare uno stop, potrà - non lo so - procedere contromano, con rispetto degli altri utenti che ci sono sulla strada, con la massima attenzione: non è che se tu hai un'ambulanza e stai portando una persona a rischio di vita, puoi ammazzarne cinquanta sulla strada, naturalmente!
Ma che comportamento tenere quando sta arrivando un'ambulanza, soprattutto magari se la strada è stretta, non c'è spazio di manovra, non c'è come farsi di lato?
Esempio stupido, che non viene considerato da molti: dietro di me a 200~250mt vedo che sta arrivando un'ambulanza in sirena; davanti a me a una cinquantina di metri c'è una rotonda; la strada è stretta e io devo girare a destra, ma l'ambulanza ha la freccia a destra anche lei, quindi anche lei deve girare a destra. Cosa faccio? Giro a destra e vedo se trovo uno spiazzo?
No! C'È UNA ROTONDA: faccio il giro in più della rotonda!
Anche se devo girare subito a destra, imbocco la rotonda, la faccio TUTTA QUANTA fino ad arrivare davanti alla strada che stavo percorrendo, in cui c'è l'ambulanza, mi fermo e lascio passare l'ambulanza: non c'è bisogno di cercare spazio, non c'è bisogno di farsi prendere dal panico, non c'è bisogno di fare nulla…
Un'altra cosa molto importante quando si vede un mezzo di emergenza che sta arrivando dietro (o che sta arrivando davanti) è: far capire al mezzo di emergenza che lo avete visto, che vi state facendo di lato, che comunque farete in modo di non fare nessun comportamento inconsulto, come spostarvi sulla destra e poi, mano a mano che si avvicina il mezzo, "Ah: c'è uno spiazzo a sinistra!" e di colpo girare la macchina… queste cose sono PERICOLOSISSIME!
Ecco quindi il secondo video che vi segnalo, che dà veramente moltissimi trucchi interessanti e intelligenti, che fa vedere molti comportamenti funzionali a lasciare spazio a un mezzo di emergenza, e questo video è "Cosa fare quando l'ambulanza si avvicina": video che lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda, andate, dategli un'occhiata, avrete sicuramente moltissime cose da imparare.
Inoltre ci sono delle situazioni nelle quali siete, magari, fermi al semaforo, sta arrivando un mezzo di emergenza e pensate "Ok: devo dare strada al mezzo di emergenza."
Questo semaforo ha una corsia per andare dritti e una corsia per girare a sinistra, voi siete fermi nella corsia per andare dritti e nella corsia per andare a sinistra non c'è nessuno.
In questo caso applicate la regola (in inglese) “LoLo”: Leave Open Lanes Open, lascia libera la corsia libera.
Se l'ambulanza sta venendo e c'è una corsia libera, non fare nulla. Ma proprio NULLA: se sta arrivando l'ambulanza e ti scatta il verde, ma c'è questa corsia libera e l'ambulanza può prendere (o ha già preso) la corsia libera, non partire nemmeno: stai fermo e aspetta che passi l'ambulanza. Non devi fare nulla, perché l'ambulanza ha già il suo percorso.
Per capire meglio questo concetto, vi segnalo il video che spiega il concetto “LoLo: Leave Open Lanes Open”, video che vi lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda: andate e dategli un'occhiata, analizzate bene il comportamento, leggete i sottotitoli; capirete che ci sono delle situazioni nelle quali la miglior tattica per far passare un'ambulanza è - semplicemente - quella di non fare nulla e lasciare che l'ambulanza passi.
Ci sono anche piccoli trucchi che si possono mettere in atto: se venite sorpassati da un mezzo di emergenza in sirena, appena il mezzo comincia il sorpasso rallentate per agevolare il sorpasso.
Un'ambulanza sta venendo nel senso opposto, vedete che ha poco spazio di manovra, vuole cercare di fare un sorpasso, ma la strada (come per esempio la strada in cui mi trovo in questo momento) ha solo una corsia in una direzione e una nell'altra. Se venisse un'ambulanza e cercasse di fare sorpassi nella corsia del senso opposto, io COMUNQUE cercherei di farmi di lato, oppure entrerei - non so - qui c'è il distributore di benzina, mi farei di lato lasciandogli la MIA corsia libera per agevolare il sorpasso.
Robin ci consiglia, quando si vede un mezzo di emergenza, per fargli capire che lo si è visto e che si ha intenzione di mettersi di lato e di non fare niente di inconsulto, di utilizzare le frecce, di utilizzare le quattro frecce, di far capire al mezzo "Ok, ti ho visto: tranquillo. Mi metto di lato e non faccio nulla": è una cosa molto importante, perchè ci sono - invece - situazioni nelle quali possono succedere anche incidenti, proprio per via di comportamenti improvvisi o per via di comportamenti inaspettati: l'ultima cosa che si deve fare è avere un comportamento inaspettato mentre dietro di noi (o davanti a noi) c'è un mezzo di emergenza: noi sentiamo la sirena, sappiamo che quel mezzo ha un'emergenza, ha urgenza, ha bisogno di passare velocemente, dobbiamo collaborare per consentire a quel mezzo di passare velocemente.
Concludo quindi questo vlog segnalandovi l'ultimo video del nostro amico Robin, un altro video molto interessante che è intitolato "Incidente traumatico grave", in cui - come sempre - vediamo una serie di comportamenti da tenere sulla strada, anche una serie di trucchi messi in atto dai conducenti dei veicoli di emergenza in sirena per regolare il traffico in maniera tale che facciano anche quello che interessa loro, per farsi vedere meglio da lontano; per esempio - non so - il mezzo che tende ad allargarsi verso il centro della carreggiata per farsi vedere meglio da lontano, piccole cose che vengono utilizzate e alcune regole, quindi come ultimo video che segnalo, appunto, "Incidente traumatico grave": lo lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda.
Lui è Robin, il canale è Ambuchannel 112, come ripeto il canale è in olandese e quindi i contenuti - quando ci sono dei dialoghi - sono in lingua olandese: tutto ciò che è importante è sottotitolato, sia i dialoghi sia - soprattutto - le curiosità e i trucchi.
Ci sono sottotitoli in inglese, ci sono sottotitoli in italiano, ci sono sottotitoli - veramente - in tutte le lingue: è un canale che sta avendo molto successo, soprattutto un canale in cui ha molto successo la traduzione dei sottotitoli da parte dei fan, per cui merita veramente; pubblica un video (in questo momento che sto girando) ogni venerdì: andate, dategli un'occhiata, iscrivetevi, è *veramente* molto interessante, è veramente molto educativo, spiega tantissime cose, tanto che io ho finito le schede disponibili (ho pensato di dedicare tutte le schede proprio al suo canale, per il tipo di contenuti che pubblica) ma sul doobly-doo vi lascio linkati altri video del canale, con delle cose molto interessanti da vedere: per esempio un video molto interessante che è intitolato "Dove mi trovo?", che è un modo importante di cooperare con i mezzi di emergenza, con i servizi di emergenza quando si chiama: cercare di fornire informazioni sulla propria posizione.
Una cosa molto utile in Italia (ve lo ricordo sempre) è l'app Where ARE U: piano piano si stanno espandendo le centrali operative che sono compatibili con l'app, e quindi quando chiamate con l'app, subito - sul monitor della centrale operativa - compaiono i vostri dati, ma soprattutto la vostra posizione GPS, che può essere una cosa veramente importantissima, soprattutto se siete in un ambito extraurbano, su una strada di campagna in una situazione che è difficile da raggiungere: l'app può essere - veramente - la differenza tra la vita e la morte nel segnalare una situazione di emergenza, perché potranno raggiungervi i mezzi di emergenza *letteralmente* al centimetro!
Ultima curiosità, sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali, in Germania si applica la regola della cosidetta "corsia centrale": i mezzi che sono sulla corsia di sinistra tenderanno a stringersi a sinistra, i mezzi che sono sulle corsie di destra tenderanno a stringersi a destra, creando uno spazio libero al centro dell'autostrada per lasciar passare i mezzi di emergenza. Generalmente questa regola in Italia non la si applica, perché sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali c'è la corsia di emergenza che può essere - appunto - utilizzata dai mezzi di emergenza.
Detto questo, se avete altri dubbi o domande sulle situazioni di emergenza o sulle chiamate di emergenza, fatele pure nei commenti e cercherò di rispondere a tutti quanti.
Io sono Grizzly, questo era #DdVotr, come sempre vi ringrazio per essere arrivati in fondo al vlog, vi invito a mettere pollice-in-alto, condividere il vlog, iscrivervi al canale, noi ci vediamo alla prossima puntata: ciao a tutti!

domenica 17 febbraio 2019

VLOG 254: La chiamata di emergenza più... assurda!

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: io sono Grizzly.
Nel corso della mia vita ho fatto diverse volte chiamate ai numeri di emergenza: per due motivi principalmente.
Il primo è - facendo attività di protezione civile - per semplice COORDINAMENTO con le sale operative.
Il secondo motivo è: essendo un volontario di protezione civile, ho la MENTALITÀ del Cittadino Attivo, quindi per fare segnalazioni di situazioni di pericolo o di situazioni di emergenza.
La chiamata - sicuramente - più terrificante che abbia mai fatto la ho già raccontata su questo canale YouTube nella puntata 113 di #DdVotr: se non l'avete vista ve la lascio linkata sul doobly-doo e sulla scheda, così potete andare e dargli un'occhiata.
Oggi voglio raccontarvi la storia di un'altra chiamata ai numeri di emergenza: quella che - invece - per il tipo di chiamata, per il tipo d'intervento e per come hanno reagito le forze… che potrei definire probabilmente la chiamata più ALLUCINANTE che io abbia mai fatto.
Da una parte ha mostrato una perfetta collaborazione inter-forze, dall'altra - però - ha mostrato anche una… certa disorganizzazione, probabilmente.
Questo, però, è anche da imputare al fatto che parliamo della seconda metà degli anni '90: ancora non c'era una buona unificazione, ancora c'erano dei problemi logistici; molte cose sono state risolte (non tutte le cose sono state risolte), ma difficilmente l'avventura che sto per raccontarvi mi potrebbe succedere ancora al giorno d'oggi.
Comunque cominciamo la nostra avventura: sigla!
[♪♫♪]

È una splendida domenica mattina di fine primavera (siamo tra la fine di maggio e l'inizio di giugno); l'anno è il 1996 (o il 1997: non ricordo con precisione).
Quello che succede è questo: c'è una bellissima giornata di sole, la temperatura è molto piacevole, anche il polline sembra essersi un pochino abbassato e mi sta dando un po' di «spazio di manovra»: la mia allergia mi sta permettendo un pochino di respirare.
È un periodo in cui io ho già il cellulare, ma lo considero uno strumento di lavoro, quindi tendo a non portarmelo appresso il fine settimana; diciamo che a seguito di questa avventura ho cominciato a prendere l'abitudine a portare - comunque - sempre il cellulare con me.
Comunque: sto facendo una bella passeggiata, di mattina, sto andando al bar a fare colazione, a comprare il giornale, a fare le cose con molta calma.
Mentre passeggio, a un certo punto imbocco un marciapiede su una strada e su questo marciapiede (all'incrocio con il semaforo) vedo che c'è una serie di macchie per terra, proprio in prossimità dell'attraversamento pedonale) e da questa serie di macchie strane parte una scia di macchie molto regolari (ogni 15~20cm).
Guardo bene queste macchie di un colore rosso scuro tendente al marrone (al «fondo di caffè») e vedo che c'è questa lunghissima scia di macchie, di gocciolone che sono cascate. E il colore e la sequenza delle macchie mi fa capire che è *chiaramente* del sangue.
Per cui, incuriosito, comincio a percorrere quel marciapiede seguendo questa lunghissima scia di macchie di sangue che va avanti per almeno duecento, duecentocinquanta metri; mentre la seguo continuo ad essere perplesso, mi chiedo cosa sia potuto succedere: "Com'è possibile che ci sia questa lunga scia di macchie di sangue?"
Arrivato - appunto dopo 200~250mt - vedo che c'è qualcosa in fondo, in mezzo al marciapiede; la cosa che c'è in fondo, in mezzo al marciapiede, è un maglione insanguinato, buttato praticamente in una pozza di sangue.
C'è un muretto che dà sulle erbacce, sulle sterpaglie: mi affaccio dal muretto ma non vedo niente e le macchie di sangue finiscono in quel punto.
Sono piuttosto stupito e, visto che sono senza il cellulare ma - praticamente - mi trovavo tipo a duecento metri dalla questura di Siracusa, a questo punto allungo il passo, vado in questura, arrivo, parlo con l'agente che c'è in portineria:
Io: “Senta: qui, in questa strada c'è questa lunga scia di macchie di sangue, c'è il maglione insanguinato etc.”
L'agente mi guarda e, molto gentilmente, mi fa:
PS: “Sìììì… però, guardi: non la posso aiutare direttamente. Ehm… dovrebbe - cortesemente - chiamare il 113”
E io lo guardo… credetemi: credo mi sia cascata la mascella sul tavolo! Cioè: faceva prima a dirmi "guardi: salga al primo piano: c'è la sala operativa del 113"
Sono talmente stupito, talmente BASITO dalla risposta dell'agente di polizia che, come si suol dire, prendo le pive, le metto nel sacco, esco. Fuori dalla questura c'era una cabina del telefono: entro nella cabina del telefono e chiamo il 113.
Il telefono squilla, naturalmente al 113 all'epoca non ti dava occupato: se tutte le linee erano occupate, restavi in coda all'infinito.
Il problema è che squilla per almeno due~tre minuti e non mi risponde nessuno.
Insomma, risentito sbatto il telefono: "vabbè, abbiamo capito!" e chiamo i carabinieri.
(112: oggi sarebbe il Numero Unico di Emergenza)
Comunque chiamo i carabinieri, subito un operatore mi risponde, "guardi: così e cosà, in questa strada, queste macchie di sangue, etc."
Il carabiniere raccoglie tutta la mia segnalazione e a questo punto mi dice:
CC: “Guardi: potrebbe aspettare un minuto in linea?”
Gli dico: "Sì, certo: ci mancherebbe!”
Non so cosa faccia il carabiniere, CREDO che avesse intenzione di mettermi in attesa, in qualche modo, ma a questo punto io comincio a sentire tutto quello che succede.
Questo carabiniere sento che prende una linea, sento il tono di linea, sento che compone 113 (perché sento comporre i toni telefonici), sento che il telefono squilla e che anche questo carabiniere resta in linea per almeno tre~quattro minuti, aspettando che qualcuno gli rispondesse!
E io - intanto - sono lì che sento tutta questa cosa che va avanti… dopo tre minuti/tre minuti e mezzo almeno (cioè, credetemi, un tempo lunghissimo!) finalmente qualcuno gli risponde "Questura, sala operativa" E questo carabiniere gli fa:
CC: “Sì, collega, sono il brigadiere Mario Rossi, ascolta: ho una persona in linea al 112, ci puoi parlare un attimo?”
PS: “Sì, sì: passamela”
E quindi il carabiniere mi fa:
CC: “Signor Grizzly, è ancora al telefono?”
Io: “Sì, sì: sono qui.”
CC: “Allora, per piacere, parli con questo signore”
Io: “Sì: va bene.”
E - praticamente - il carabiniere al 112 mi passa la questura, che ha risposto al 113. Rifaccio tutta la segnalazione, rispiego tutta la situazione: "Ci sono queste gocce di sangue etc."
L'agente mi dice:
PS: “Va bene: allora adesso vediamo di mandare qualcuno per dare un'occhiata”
E io gli dico: “Va bene: io sono a piedi, adesso sto tornando lì sul posto, vi aspetto.”
Chiudo la conversazione, mi allontano dalla questura, ritorno verso la zona dove è successo il fatto; avvicinandomi vedo che c'è un'altra persona lì presente: gli dico che ho appena chiamato i soccorsi e mi dice:
Tz: “Beh, in realtà anche io ho chiamato i carabinieri poco fa dal telefono della macchina”
Comunque dopo cinque minuti, finalmente, arriva una pattuglia.
E vi faccio un piccolo quiz: provate a indovinare quale pattuglia arriva: arriva la polizia o arrivano i carabinieri?
Vi lascio qualche istante di tempo per rispondere, anzi: se volete, rispondetemi nella scheda là in alto.
Avete fatto? Bene!
Allora, se avete risposto la polizia o avete risposto i carabinieri…
AVETE SBAGLIATO!
Perché la pattuglia che arriva è una pattuglia della polizia municipale.
Siamo (io e l'altro signore che aspettava) piuttosto stupiti dal fatto che sia arrivata la polizia municipale, l'agente che scende ci dice "Sì: ci ha girato la segnalazione la polizia, perché purtroppo i carabinieri son dovuti andare da una parte dove c'è una rapina; la polizia ha una pattuglia fuori zona in questo momento… quindi ci hanno girato la segnalazione a noi"
Vedono la situazione, vedono anche loro questo maglione insanguinato.
Sì - dice - chiaramente questo è sangue. Anche se è rappreso, quindi probabilmente è qui da alcune ore. Ma che cosa può essere successo?
Anche loro guardano dietro il muretto ma non c'è nessuno, non si capisce cosa sia successo.
A un certo punto al vigile viene un'idea: "Vediamo di provare a fare una chiamata in ospedale, vediamo se in ospedale sanno qualcosa."
Telefona al pronto soccorso, e al pronto soccorso finalmente viene chiarito l'arcano: un senza fissa dimora, che lo si vedeva spesso girare intorno a quella zona con una bicicletta, la sera prima (la notte prima, tipo all'una di notte) girava con la bicicletta in mano, ed era completamente ubriaco.
Talmente ubriaco che ha attraversato la strada, è andato a sbattere con la bicicletta contro il cordolo del marciapiede, è inciampato e finito per terra. Ha battuto la testa, per fortuna non violentemente, ma nel farlo si è "aperto" (letteralmente) la testa: cioè un taglietto ampio, non profondo, ma abbastanza da cominciare a sanguinare, e dato che era ubriaco NON SI È RESO CONTO che stava sanguinando copiosamente, si è alzato, ha preso la bicicletta e ha continuato a camminare sgocciolando sangue.
Scusatemi per l'immagine allucinante!
Qualcuno che l'aveva visto cadere ha chiamato un'ambulanza, sono arrivati e l'hanno "recuperato" mentre era arrivato a un certo punto: dato che ha cominciato a girargli la testa, tra l'ubriacatura e il sangue che stava perdendo, e si era fermato dove avevamo trovato il maglione insanguinato, si era fermato (tipo s'era seduto per terra) e l'hanno soccorso.
Infatti notiamo - mentre i vigili aspettano che verrà la ditta che si occupa di pulire le strade da olio e da liquidi pericolosi - notiamo che tra il maglione e la macchia di sangue c'era una garza, che effettivamente dice "Sì, effettivamente dev'essere qualcosa che hanno lasciato gli infermieri del 118"
Quindi questo: ora, l'avventura allucinante qual è stata? Chiamare il 113 (la polizia di stato), non avere risposta - perché evidentemente c'erano molte segnalazioni, probabilmente a causa della rapina (che ci hanno detto) a cui erano andati i carabinieri; e chiamare i carabinieri, i carabinieri che chiamano la polizia e la polizia che poi ha chiamato la polizia municipale.
Un po' di confusione, lo riconosco, ma la cosa che mi rimarrà sicuramente in mente per più a lungo è l'agente di polizia in portineria che mi ha detto "Guardi: non la posso aiutare, per piacere chiami il 113"
Quella è stata la cosa che mi ha lasciato più senza parole.
Bene ragazzi, anche oggi siamo arrivati in fondo al vlog. Prima di concludere, la mia domanda velocissima: a voi è mai successa un'avventura particolare come questa?
Che ha avuto a che fare con il dover effettuare una chiamata di emergenza: vi è capitato di vedere una buona collaborazione tra le forze? Oppure vi è capitato di trovarvi di fronte a una situazione complessa come quella di andare a fare la segnalazione "a voce" e sentirsi dire "No guardi: deve fare la segnalazione chiamando telefonicamente"?
Non lo so: parliamone! Nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Spero con questa avventura di essere riuscito a intrattenervi, a stuzzicare un po' la vostra curiosità, almeno a divertirvi! Se ci sono riuscito come sempre vi invito a mettere pollice-in-alto e condividere questo vlog con i vostri amici (anche su Whatsapp o Telegram).
Vi ricordo - se non l'avete già fatto - di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ che ci piace così tanto. E tranquilli: il Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ arriva solo con l'iscrizione: non c'è bisogno anche di telefonare a qualche numero.
Inoltre, se seguite il mio canale Telegram (lo trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda) riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video e ricevere occasionalmente piccole curiosità e dietro le quinte sui video che devo realizzare.
Infine se c'è un argomento che vi piacerebbe io trattassi su #DdVotr, potete farmi sapere anche quello in un commento qua sotto.
Io sono Grizzly, questo è tutto, per cui come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 10 febbraio 2019

VLOG 253: Chiamare la polizia o i carabinieri?

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: io sono Grizzly.
Nord Italia, anni '60, piccolo paesino di campagna (il classico posto di 2~300 anime dove si conoscono - praticamente - tutti quanti!). Ci sono due carabinieri: l'appuntato e il maresciallo: l'appuntato è un ragazzotto del sud Italia sui 25 anni (da pochissimo entrato nell'Arma); il maresciallo è una persona di mezza età, molto vecchio stampo (un militare molto burbero, molto ligio alle regole), ciò nonostante questo maresciallo ha comunque preso questo giovanissimo appuntato un po' come sotto la sua «ala protettiva»: c'è un rapporto molto serio, molto funzionale tra i due, però il maresciallo cerca anche di essere un po' come una specie di "padre" per questo giovane ragazzotto del sud Italia, che sta cercando di fare carriera nell'Arma.
Allora: ha piovuto durante la nottata, quindi la mattina presto i due - prima di entrare in caserma - fanno velocemente un giro di pattuglia, giusto per vedere un po' com'è la situazione, se ci sono problemi sulle strade e roba così.
Arrivano davanti alla casa della… classica vedova (signora sugli 80 anni) che vive da sola colle galline e i cani, si coltiva un po' la terra, insomma: quelle classiche cose di campagna.
È mattina, saranno le sette meno un quarto, e vedono che c'è la luce accesa dentro la casa, quindi la signora già è alzata, già sta cominciando a governare le bestie, è tutto a posto… quando l'appuntato - vedendo una cosa nel cortiletto davanti alla casa - frena.
E la cosa che vede è che ci sono le galline davanti al cortiletto che stanno razzolando, e c'è il gallo (tutto impettito) che sta puntando il cane e il cane che sta abbaiando contro il gallo.
Il maresciallo vede che l'appuntato di colpo ha frenato la gazzella: “Appuntato: che sta facendo? Andiamo, dai: è tutto a posto, dobbiamo entrare in caserma!”
Il giovane ragazzo, che è molto ligio alle regole (che è sempre stato una persona che non parla mai se non è interpellato, non mette mai in discussione un ordine, è sempre "signorsì"), non vuole contravvenire a un ordine di un diretto superiore, però è particolarmente titubante, così titubante che è rimasto lì, con la mano sul cambio e la mano sullo sterzo, non se la sente di partire: c'è qualcosa che non lo convince e…
… e lo dice: “Non lo so maresciallo: mia nonna, prima di dar da mangiare alle galline, attaccava i cani, perché altrimenti avrebbero litigato col gallo. E non capisco perché il cane la catena ce l'avrebbe, ma non è attaccato, e le galline sono fuori. È strano!”
Il maresciallo - per un instante - resta stupito dalla reazione dell'appuntato (ma insomma: ti ho dato un ordine diretto. Dobbiamo passare!), però - sarà perché, appunto, l'ha preso sotto la sua ala protettiva, sarà perché si sente un po' come un padre, sarà il tono di voce del ragazzo che non è un modo di mancare di rispetto, ma è un tono di voce pesantemente preoccupato, sarà lo sguardo del ragazzo, e sarà che il ragionamento dell'appuntato "fila" - fatto sta che il maresciallo dice: “Va bene, mi ha convinto: diamo un'occhiata.”
I due scendono: il maresciallo si avvicina alla porta della casa, mentre l'appuntato fa il giro lateralmente per avvicinarsi verso l'aia.
E - improvvisamente - l'appuntato al grido di “Oddio, signora!” parte di corsa, e appresso ci va subito il maresciallo.
La signora è stesa per terra davanti al cancello dell'aia, che piange sommessamente in mezzo al fango. Praticamente la mattina all'alba è uscita per andare a vedere come stavano le galline, e dopo aver aperto il cancelletto dell'aia è scivolata, è caduta per terra (non si riesce più a rialzare, si è rotta il femore) e se non fosse stato per il dubbio venuto a un appuntato dei carabinieri, chissà chi l'avrebbe più trovata quella signora lì!
Ecco, questo aneddoto me lo raccontò un amico carabiniere in pensione, gli successe proprio nel corso del primo anno di servizio su al nord (in Emilia Romagna o in Liguria: non ricordo bene i dettagli). Ora, probabilmente voi pensavate che io stessi per raccontarvi una barzelletta sui carabinieri…
Beh, diciamo che di barzellette sull'Arma dei Carabinieri ce ne sono tantissime, ma ci sono anche tanti piccoli grandi racconti come questo per ricordarci che l'Arma dei Carabinieri è comunque molto vicina alle persone, molto più di quanto possa sembrare.
Bene, oggi - in questa puntata di Diario di Viaggio on the road - vorrei parlarvi del Numero Unico di Emergenza rispetto al principio di "quando c'è bisogno di allertare le Forze dell'Ordine": quando - chiamando il NUE112 - è il caso di chiamare la polizia e quando invece è il caso di chiamare l'arma dei carabinieri. C'è una "differenza" tra le due cose? O la differenza è - principalmente - legata al territorio o alla località in cui ci si trova? Beh, vediamo di analizzare un pochino più nel dettaglio questa situazione, per cui cominciamo: sigla!
[♪♫♪]

Alcuni anni fa, agosto, la settimana - per così dire - di san Lorenzo (il periodo delle "stelle cadenti"); infatti di notte siamo andati a guardare le stelle cadenti in campagna, stiamo tornando verso casa (sarà l'una e mezza, le due meno un quarto di notte).
Sono sulla provinciale, sto per prendere il curvone a gomito che scende e ci porta giù dalle colline ma, poco prima di imboccare questo curvone, vedo che c'è una mucca che sta pascolando sul bordo della strada.
E meno male! Perché vedendo questa mucca comincio a rallentare e dico: “Ma che ci fa questa, da sola, di notte in mezzo alla strada?”
E non era da sola: come faccio la curva, mi fermo perché ci sono MOLTE ALTRE MUCCHE in mezzo alla strada.
Ma mica due o tre: una decina, forse una quindicina! Che camminano sul bordo della strada, che passeggiano in mezzo alla strada: ce n'era una - proprio - seduta in mezzo alla strada…
Ora, fortunatamente stavamo su una provinciale (la "Sotto-Canicattini  Floridia) che, a Siracusa, la conosciamo - veramente - quattro gatti, quindi a quell'ora di notte è una strada dove non passa praticamente nessuno.
Ok, ma una quindicina di mucche in mezzo alla strada (sulla curva!) sono una cosa di una pericolosità PAZZESCA!
Subito penso: "Bisogna fare qualcosa: che cosa faccio? Siamo a - veramente - un tiro di sputo (a 3~4km) da Canicattini: c'è una grossa stazione dei carabinieri. Ok: chiamiamo i carabinieri!"
Chiamo i carabinieri, spiego al militare che mi risponde in sala operativa più o meno dove mi trovo, gli spiego la strada (siamo qua, sulla strada del "Foro Boario") e a un certo punto mi viene naturale, cercando di spiegargli: “Guardi, ehm, è un po' complicato spiegare la strada, però so che se deve venire qualcuno da Canicattini, perché d'altronde la caserma sta qua dietro (a 3~4km), chi è di Canicattini la conosce questa strada, comunque, quindi non lo so: mi vuole dare il numero della caserma di Canicattini, li chiamo e gli spiego il posto direttamente a loro?”
Ma il ragazzo che mi ha risposto giustamente mi fa: “No, lei ha perfettamente ragione: rimanga in linea, le passo io direttamente la caserma di Canicattini”
E infatti mi risponde Canicattini Bagni, parlo con il militare per - veramente - meno di un minuto: “La situazione è questa: ci sono queste mucche, su questa strada. Sì: prima della curva…”
CC: “Ah, perfetto: sì sì sì, stiamo arrivando subito!”
E infatti dopo - veramente - un paio di minuti arrivano i carabinieri, si mettono intanto… all'inizio della strada resta un carabiniere con la macchina (coi lampeggianti accesi), un altro si fa una passeggiata fino in fondo alle curve, in maniera tale da fare segnale alle auto che stanno arrivando, nel frattempo con il mio amico e l'altro carabiniere ci mettiamo a cercare il vaccaro.
Il vaccaro aveva aperto il cancello, era salito sull'Ape e si era addormentato!
Voi immaginatevi intanto, poi, coi carabinieri e il vaccaro a cercare di tirare tutte le mucche e riportarle dentro il recinto: di notte, no? Che poi le mucche, che uno dice: ah, magari si spaventano e fanno il latte acido!
MACCHÉ! Le mucche stavano lì paciose, non gliene fregava niente. Uno alla mucca "Dai! Andiamo!" e la mucca "MMMMMH?"
Ma comunque… Ora, come dicevo - appunto - ho pensato che la caserma dei carabinieri stava lì dietro e per quello ho pensato di chiamare i carabinieri.
Ora, naturalmente avrei potuto anche chiamare la polizia: tra l'altro all'epoca non c'era il Numero Unico di Emergenza, quindi c'era la polizia col 113 e i carabinieri col 112.
La prima cosa che ho pensato, però, è stata appunto "Vabbè: qua dietro c'è una stazione dei carabinieri", per questo ho deciso di chiamare i carabinieri.
E tuttora perché è il caso di chiamare la polizia o i carabinieri? In realtà non c'è nessuna differenza: se uno ha bisogno delle Forze dell'Ordine perché è in corso un reato, è in corso un pericolo, c'è una situazione complessa che si vuole andare a segnalare, tendenzialmente non cambia molto il fatto che uno vada a chiamare la polizia o i carabinieri.
Ecco che - in questo caso - quello che è intervenuto è una conoscenza della geografia del territorio. Se c'è una situazione di pericolo e c'è bisogno di allertare la forza «più vicina» ecco che uno sa "Siamo davanti alla questura/Siamo a cento metri dalla questura. Vabbè, allora chiamo la polizia"
"Siamo a cento metri da una stazione dei carabinieri…" Vabbè in questo caso eravamo a 3~4km dalla stazione dei carabinieri; ma da quello che mi veniva in mente, mi veniva in mente che la questura stava a Siracusa, quindi comunque a una decina~quindicina di km di distanza. Mi veniva in mente che i carabinieri erano più vicini.
Ecco per quale motivo ci può essere una scelta che si fa di chiamare come Forze dell'Ordine la polizia, o di chiamare i carabinieri.
Quello che si ha a disposizione - chiamando il NUE112 - è la possibilità di "chiamare le FdO", quello che si farà è chiedere le FdO (chiedere la polizia o chiedere i carabinieri): se uno non sa quale delle due stazioni è più vicina, alla fine non fa nessuna differenza; magari soprattutto se si è in città non c'è nessuna differenza.
Ma quando si tratta di segnalare qualcosa fuori città, magari sapere che c'è una stazione dei carabinieri o una stazione della polizia più vicina può fare la differenza, può permettere di avere una maggiore velocità nell'intervento, perché si può mandare una squadra che si trova più vicina.
È solo questa la differenza? Mah, dal lato "nostro": dal lato del cittadino in realtà è solo questa. Poi può anche succedere che - in una situazione del genere - uno magari va a chiamare la polizia, la polizia sa che c'è una stazione dei carabinieri veramente a 50mt, e magari può essere la polizia stessa a "dare una voce" (a mandare un colpo di telefono) all'Arma dei carabinieri: “Ragazzi: c'è questo problema: noi ci mettiamo dieci minuti ad arrivare, voi siete lì davanti. C'avete qualcuno che potete mandare?”
Perché C'È comunque collaborazione tra le FdO. Quindi - tendenzialmente - grosse differenze in questo senso non ce ne sono.
Quello che conta è quello di riuscire ad allertare nel minor tempo possibile, ed ecco che quindi quello che conta è di andare a fare la segnalazione al NUE112 perché è in corso un reato, perché è in corso una situazione di pericolo e volete segnalarlo alle Forze dell'Ordine: L'IMPORTANTE È SEGNALARLO ALLE FORZE DELL'ORDINE!
Il fatto di arrivare a segnalare alla polizia o di arrivare a segnalare ai carabinieri è importante, ma è il "pelo nell'uovo" in questo senso.
Ma se uno ha quest'idea, perché ha una conoscenza della geografia della zona, sa che - per esempio - la stazione di polizia è veramente a 1km (quella dei carabinieri sta nell'altro paese), allora HA SENSO fare questa differenziazione e dire all'operatore del NUE112: “Guardi: ho bisogno della polizia/No guardi: ho bisogno dell'Arma dei carabinieri/perché stanno più vicini.”
Ma se uno non ha questa conoscenza: ha bisogno delle Forze dell'Ordine. Che venga allertata la polizia o che venga allertata l'Arma dei carabinieri non cambia le cose: l'importante è allertare - molto velocemente - le Forze dell'Ordine; questo è il concetto di base.
Quando dovete chiamare il NUE112 perché avete bisogno delle FdO non è una questione di una "guerra" tra la polizia e i carabinieri: non c'è una guerra, l'importante è il risultato.
E l'importanza del risultato la si raggiunge ALLERTANDO le Forze dell'Ordine.
Quale FdO si può allertare può essere - semplicemente - un aiuto in ambito territoriale, ma il discorso si ferma lì. Non è che c'è una grossa differenza: anche io - ammesso che avessi chiamato la polizia in quell'occasione - sarebbero venuti magari da Siracusa (sarebbero venuti da 15km), o magari avrebbero allertato loro stessi i carabinieri di Canicattini Bagni.
Ma magari invece che due minuti, ci avrebbero messo cinque minuti, ma non sarebbe cascato il mondo. Quantomeno non era una situazione di pericolo così complicato. So che in quell'occasione - per la conoscenza della geografia del territorio - l'intervento dell'Arma dei carabinieri è stata più veloce, tutto lì. Poi tanto - alla fine - ci siamo comunque messi a cercare il vaccaro e ci siamo messi a combattere con 'ste vacche per una mezzoretta, per farle rientrare tutte quante nel recinto, quindi la situazione alla fine della fiera si è - comunque - risolta nel migliore dei modi; il fatto che ci… sarebbero stati necessari - non so - cinque minuti in più per far arrivare un'auto della polizia non avrebbe cambiato molto la situazione, tutto qua.
Prima di concludere ecco quindi la mia più semplice domanda: nella zona in cui abitate, o magari nella zona in cui abitano i vostri nonni, i vostri genitori, i vostri parenti che c'hanno la casetta in campagna… avete un'idea di dove si trova il posto di polizia? Avete un'idea di dove si trova la stazione dei carabinieri?
Avete un "motivo storico" per il quale, quando avete bisogno delle FdO, pensate alla polizia invece che pensare ai carabinieri? O pensate ai carabinieri invece che pensare alla polizia? Non so, magari qualcuno in famiglia è un agente di polizia o è un carabiniere, e quindi quando avete bisogno di questa tipologia di aiuto, andate a chiamare la polizia o i carabinieri?
Anche se - comunque - come ripeto: non è che se uno va ad allertare la FdO che sta "un pochino più lontana" casca il mondo; l'importante resta quello di allertare le FdO!
Ma sapevate che potesse essere utile conoscere la geografia dei luoghi? Vi è mai capitato di dover andare a chiamare la polizia o i carabinieri per qualcosa?
Parliamone! Nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene ragazzi: io sono Grizzly, con questo vlog spero di essere riuscito a mettere un po' di chiarezza nella necessità di andare a chiamare le Forze dell'Ordine quando si chiama il Numero Unico di Emergenza 112. Se ci sono riuscito vi invito a mettere pollice-in-alto e a condividere questo vlog con i vostri amici (anche su Whatsapp o Telegram).
Vi ricordo - se non l'avete già fatto - di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ che ci piace così tanto, e quello non c'è differenza in base alla geografia del luogo, quindi tranquilli!
Inoltre, se seguite il mio canale Telegram (ve lo lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda) riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video, e ricevere occasionalmente piccole curiosità e dietro le quinte sui video che devo realizzare.
Infine se c'è un argomento che vi piacerebbe io trattassi in #DdVotr, potete farmi sapere anche quello in un commento qua sotto.
Io sono Grizzly, questo è tutto, per cui come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 3 febbraio 2019

VLOG 252: Storia dei numeri di emergenza #OperazioneNostalgia

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Vogliamo fare una chiamata di emergenza per segnalare un incendio.
Beh è facile: c'è il Numero Unico di Emergenza 112.
Ma una volta come si faceva? Andiamo a Londra, nel 1935.

[♪ musichetta da film muto ♫]
Oh mamma! Oh mamma! Oh mamma!

Centralino? Sono John Smith, New Cavendish 82-52. Mi serve la polizia!

No, no: non Scotland Yard! Quella di Marylebone… ehm… credo sia in Church Street, qual è il numero?

777? Sì grazie…

Sette sette sette! Sette sette sette! Sette sette sette!

Polizia? Sono John Smith. Sì: New Cavendish 82-52, c'è un incendio in Wimpole Street… sì, è… Come? Oh mamma ha ragione: i pompieri! Mi scusi, sono nel panico! Mi… mi perdoni: q-qual è il numero dei pompieri?
Sì? Lo sa? No? Va bene! Va bene, grazie, grazie… buon… mi scusi ancora!

Oh cielo!

Centralino? I pompieri… ehm di Westminister!
Sì, sono in Tabernacle Street… qua-qual è il numero?
Presto!
44-444? Sì sì grazie grazie

[respiri affannosi]

[tamburellare nervoso]

Perché non squilla?

Perché non squilla? No! È caduta la linea! Ho sbagliato numero!

Due… tre… quattro… cinque…
Pronto? Vigili del fuoco? Sì, sono John Smith, New Cavendish 82-52…

State ridendo, vero? Eh sì: vedere Grizzly che fa il matto con un telefono a disco, decisamente dev'essere molto divertente.

Mentre voi state ridendo a Londra, nel 1935 a Wimpole Street, in quell'incendio, sono morte cinque persone PER QUESTO: non essendoci un numero unico per le chiamate di emergenza, molti cittadini cercarono di chiamare la polizia, cercarono di chiamare i pompieri di due~tre stazioni differenti: si creò moltissima confusione, si creò un sovraccarico, i soccorsi arrivarono con ritardo e il risultato furono - appunto - cinque morti.
È con questo grosso problema in mente che, nel 1937, la Gran Bretagna intervenne in maniera completamente differente.
Bene: oggi abbiamo il Numero Unico di Emergenza 112, ma se adesso abbiamo il NUE112 dobbiamo considerare il «percorso» che ci ha portati a unificare le numerazioni di emergenza e quindi di cercare di rendere più veloce l'accesso ai servizi di emergenza.
Per farlo, voglio raccontarvi molto brevemente la storia dei numeri di emergenza in Italia, in questa puntata di Diario di Viaggio on the road #OperazioneNostalgia
[♪♫♪]

Il 30 giugno 1937 a Londra nasce, per la prima volta (come esperimento che, poi, si diffonde in tutta la Gran Bretagna) il «numero unico di emergenza» 9-9-9
Un numero breve, a chiamata gratuita, per permettere di allertare molto velocemente le forze dell'ordine, i vigili del fuoco o richiedere un'ambulanza.
Il sistema nasce con l'idea di permettere di ottenere velocemente l'intervento dei mezzi di soccorso con un numero:
✓ facile da ricordare;
✓ facile da comporre;
✓ che si possa comporre gratuitamente anche dai telefoni pubblici;
e soprattutto, visto che i telefoni che ci sono in quel periodo sono a «disco combinatore», il fatto di dover comporre un numero che - oltre a essere molto semplice da comporre - è composto sempre dalla stessa cifra (nove-nove-nove), è possibile comporre il numero anche se ci si trova al buio, anche se ci si trova - non lo so - in mezzo al fumo: si trova il disco combinatore con il dito, l'ultimo buco è lo zero, il buco precedente! Nove, nove, nove e si ha la possibilità di parlare con i mezzi di emergenza.
Ora naturalmente - nel corso del primo mese di vita di questo numero - ci sono tantissime chiamate scherzo, ci sono tantissime chiamate di persone che non hanno ben capito come funziona e CHIAMANO PER CHIEDERE INFORMAZIONI!
Nel corso del tempo, piano piano, si cominciano a vedere i risultati, finchè si arriva all'arresto di un ladruncolo che era stato visto aggirarsi furtivamente, di notte, intorno a una casa: un vicino ha chiamato il 9-9-9 e ha allertato la polizia, e questa persona è stata trovata mentre cercava di entrare nella proprietà.
Da allora il numero si è diffuso poi in tutta la Gran Bretagna e diciamo che storicamente è un po' la traccia che abbiamo del Primo «numero unico» destinato alle chiamate di emergenza.

La seconda più grande innovazione sui numeri unici di emergenza l'abbiamo nel 1968 negli Stati Uniti e in Canada: nasce il 9-1-1, grazie all'aiuto della American Telephone and Telegraph (la AT&T), la quale società non solo "crea" questo numero breve per le chiamate di emergenza, ma anche il cosiddetto «Protocollo 9-1-1», che è un protocollo che permette alla persona che chiama di ricevere una risposta dalla postazione di dispacciamento di emergenza (dal «Dispatcher») più vicino, ma in maniera tale che, se in quella postazione tutte le linee siano occupate, invece di restare "in coda" e in attesa di una risposta, la sua chiamata sarà AUTOMATICAMENTE (e in maniera del tutto trasparente) deviata alla più vicina stazione di dispacciamento che ha una linea libera.
Può succedere che - in una situazione di grandissima emergenza - uno chiama (non so) a New York e, a forza di stazioni di dispacciamento occupate, gli risponde qualcuno a Los Angeles, in California, LETTERALMENTE nell'altra costa degli USA.
Ma non è un problema, perché chi risponde alla chiamata vede sul terminale chi sta chiamando, da dove sta chiamando e quindi potrà raccogliere tutte le informazioni che sono necessarie e - comunque - inviare i soccorsi sul posto, contattando la stazione di dispacciamento locale.

In Italia nel 1968, sull'onda del 9-1-1, abbiamo la nascita del "primo" numero unico di emergenza (lo possiamo considerare così), perché in Italia nel '68 nasce il 113.
Sino a quel momento esistevano alcuni numeri brevi, per esempio la Squadra Volante di Milano aveva il numero breve 777, oppure a Roma i Vigili del Fuoco avevano come numero il 44-444; che sì: ok, era anche un numero "facile da ricordare", però era un numero in cui bisognava ricordarsi di comporre tutte le cifre. Come ho fatto vedere nella scenetta iniziale, in cui ho cercato di comporre il 44-444, ho composto SOLO QUATTRO VOLTE (anziché cinque volte) il "4": può succedere nel panico.
Nasce il 113 come numero di collegamento diretto e gratuito al posto di polizia, ma nasce come "numero unico di emergenza" perché è il numero a cui ci si rivolge non solo per chiedere l'intervento della polizia, ma per chiedere anche l'intervento - non so - di ambulanze, di vigili del fuoco… per fare segnalazioni, infatti è considerato il numero del "Soccorso Pubblico di Emergenza": quindi non è che se tu chiamavi il 113 per dire“Guarda: c'è stato il terremoto e io sto sotto le macerie” il poliziotto t'avrebbe risposto “No, guarda: chiamati i Vigili del Fuoco per tirarti fuori”: ovviamente avrebbe raccolto i tuoi dati e avrebbe mandato i soccorsi.
È sempre stato utilizzato, moltissimo, il 113 non solo per chiedere l'intervento delle forze dell'ordine, ma anche - appunto - per chiedere l'intervento dei mezzi di soccorso.
Diciamo che nei capoluoghi di provincia questo, soprattutto. Nei paesini di provincia, dove spesso si considerava che la questura era nel capoluogo (il posto di polizia era nel capoluogo), mentre nei paesini generalmente c'erano moltissime piccole stazioni territoriali dei Carabinieri, c'era più la cultura del "chiamare i carabinieri" perché si sapeva che erano "più vicini" e quindi avevano - quantomeno - un collegamento più diretto con la località, magari conoscevano meglio il territorio.
Ormai, con l'unificazione del numero di emergenza, questo non avviene più, però c'è stato - nel passato - questo discorso tantissimo.

Tra l'altro parliamo proprio dei Carabinieri: hanno avuto numeri brevi come il 21-21-21, ma nel 1981 si unifica in tutta Italia il numero di telefono dell'Arma dei Carabinieri con il 112.
Pensate che se noi avessimo avuto il numero unico (nel 1968) della polizia come 112 e i carabinieri come 113, noi - praticamente - avremmo avuto in Italia il "Numero Unico di Emergenza" attivo prima ancora di tutta Europa.
Quello che noi adesso abbiamo sul Numero Unico di Emergenza 112 (quindi la possibilità di intervento di tutti i mezzi di soccorso) lo abbiamo avuto, noi in Italia, con il 113; quindi se avessimo avuto semplicemente una cifra in meno, avessimo avuto 112 come numero della polizia, ma come numero unico di emergenza, avremmo avuto il Numero Unico di Emergenza dal '68.

Comunque dicevo: nel 1981 abbiamo il 112 per l'Arma dei Carabinieri; poco dopo (nel 1987) nasce il numero unico dei Vigili del Fuoco: il 115.
In questo modo noi abbiamo i tre numeri di emergenza nazionali che cominciano a macinare numeri, cominciano ad arrivare moltissime chiamate, e cominciano a funzionare come una serie di numeri brevi per effettuare le chiamate di emergenza.

Tra l'altro aver avuto in Italia il 113 come "numero unico di emergenza" permetteva una cosa con il disco combinatore:
In Italia avevamo questo strumento: il lucchetto per "chiudere" il telefono a disco. Si attaccava, in questo modo si bloccava il disco combinatore e non si permetteva di effettuare numeri.
Però lo ho messo nel "3" apposta, perché se uno metteva il lucchetto sul "1" non si poteva fare nulla oltre 1, ma mettendolo sul "3" (che era un'abitudine molto diffusa nelle case italiane) non si poteva usare il telefono per telefonare, perché bisognava avere la chiave del lucchetto, però restava sempre possibile chiamare il 113 e quindi chiedere aiuto in caso di emergenza.

Nel 1992 arriva l'ultimo numero di emergenza in Italia, che è il 118: il numero unico per l'emergenza sanitaria (per la richiesta del servizio di ambulanze), che naturalmente noi avevamo già la possibilità di richiedere attraverso il 113, però diciamo che - tolto il 113 (che appunto era comunque una chiamata alla polizia) - per chiedere un'ambulanza si sarebbe dovuto provare a chiedere, non so, ai vigili del fuoco al 115 (perché comunque, per esempio, qui a Siracusa avevano a disposizione un'ambulanza), oppure bisognava chiamare materialmente l'ospedale, il pronto soccorso.

Successivamente, nell'agosto del 2018 - DEFINITIVAMENTE (tranne ancora alcune piccolissime realtà locali, che hanno avuto un pochino di tempo per sviluppare questa cosa, ma nel corso del 2019 dovranno concludere) - siamo entrati nell'era del Numero Unico di Emergenza 112.
Adesso è semplicissimo effettuare una chiamata di emergenza: c'è anche l'app "Where Are U?" che permette non solo di effettuare la chiamata di emergenza, ma di segnalare alla centrale operativa il PUNTO ESATTO dove ci troviamo.
E quindi, come vedete nel corso degli ultimi anni le cose sono cambiate tantissimo, ma sono MIGLIORATE tantissimo nell'ambito delle chiamate di emergenza.

Ultima curiosità, prima di concludere: 11 febbraio (11/2) è il Giorno Europeo del Numero Unico di Emergenza.
Ci sono manifestazioni in tutta Europa per ricordare che il Numero Unico per tutte le Emergenze in tutto il territorio europeo è 112

Bene ragazzi: io sono Grizzly, questo era #OperazioneNostalgia
Come sempre vi invito a mettere police-in-alto, condividere questo vlog, iscrivervi al canale: noi ci vediamo alla prossima puntata, ciao a tutti!