domenica 4 dicembre 2016

VLOG 141: Modem 56k #OperazioneNostalgia

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: sono Grizzly e...
... ascoltiamo un po' di "musica"
[suono di un modem a 56k che si connette]
Questo suono allucinante, questa cacofonia di frequenze che sentite, si chiama "handshaking" (letteralmente "stretta di mano"), ed è il suono a cui eravamo abituati tutti noi quando ci collegavamo ad internet (o alle BBS) utilizzando il «modem»: questo è il suono del nostro modem che cerca di sincronizzarsi con il modem che c'è dall'altra parte, attraverso la linea telefonica, prima di stabilire una «connessione» tra le due parti che permetteva di trasmettere dei dati.
È - in fondo - la base della telematica: quando tutto si faceva utilizzando la linea telefonica (e *occupando* la linea telefonica).
Oggi parliamo proprio di questo, perché adesso metto una musica un pochino più gradevole (ossia Tobu, con "Infectious"), perché questo è Diario di Viaggio on the road #OperazioneNostalgia
[♪♫♪]
Abbiamo connessioni ad internet che vanno a velocità pazzesche: io in casa ho una connessione a 100Mbit, però ci sono posti, qui in Italia, dove in questo momento (attraverso fibra ottica in casa) si stanno sperimentando connessioni addirittura ad 1Gbit!
Ovviamente non è stato sempre così, perché tutto è cominciato utilizzando la linea telefonica: utilizzando il «modem», un apparecchio "modulatore" e "demodulatore" (ossia - tradotto molto in "termini spiccioli" - un telefono che utilizzava il computer al posto della cornetta) e permetteva al computer di colloquiare con un altro computer da un'altra parte. Per collegarsi ad internet, ma non solo ad internet: soprattutto alle BBS, perché parliamo di un periodo (vent'anni fa o poco più di vent'anni fa) quando ancora internet era soprattutto appannaggio delle università e dei grandi centri di calcolo o di ricerca, e la telematica (in Italia, così come un po' nel resto del mondo) soprattutto si era diffusa in maniera più amatoriale attraverso una grossa rete di BBS.
La BBS è un computer, messo a disposizione da una persona, con uno speciale programma che permetteva ad un utente di collegarsi a questo computer "da lontano", di interagire con questo computer, trovando a disposizione una serie di file, generalmente dei piccoli programmi, delle piccole utilità da potersi utilizzare tutti i giorni, non so: programmini di videoscrittura, programmi per collegarsi ad altre BBS, elenchi di BBS... programmi di compressione: all'epoca andavano *tantissimo*!
Oppure la possibilità di scambiare dei messaggi con altri utenti della BBS o, in una particolare situazione (quando le BBS erano collegate fra di loro in "rete"), scambiare messaggi con altri utenti di altre BBS.
Tutto funzionava con la linea telefonica e tutto era basato in un sistema hobbistico, cioè era fatto da persone che lo facevano in maniera del tutto amatoriale. Il che significa che la BBS generalmente aveva una sola linea telefonica: questo vuol dire che quando tu ti collegavi attraverso il modem, occupando la tua linea di casa, occupavi anche la linea telefonica della BBS. Era una telefonata vera e propria con la BBS, quindi quando tu eri collegato alla BBS, gli altri utenti restavano in attesa che si liberasse la linea.
Lo scambio di messaggi tra una BBS e l'altra (per permettere questa connessione in rete) funzionava con una telefonata che - generalmente - avveniva durante la notte: ci si metteva d'accordo tra i gestori delle varie BBS (tra i "SysOp") per trovare un orario - ogni notte - nel quale le due BBS potessero scambiarsi i messaggi. C'era una rete "ad albero": ogni BBS aveva il suo orario; io - non so - mi collegavo al mio «uplink» (al mio nodo "superiore") magari alle 4:30 del mattino; il mio nodo superiore poi si collegava al suo nodo superiore magari alle 5:00 del mattino... funzionava questa rete, ma funzionava con una lentezza enorme, cioè quando io mandavo un messaggio a qualcuno in una «echomail» (in un'area messaggi "pubblica", quindi in un'area messaggi in rete), non è che io mandavo il messaggio oggi e fra un'ora quella persona mi rispondeva: quella persona avrebbe letto il messaggio più probabilmente domani, avrebbe risposto e - molto probabilmente - ci sarebbero passati due~tre giorni prima che mi arrivasse la sua risposta.
Quindi non era una rete che permetteva comunicazioni molto veloci, però c'erano discussioni molto interessanti nelle cosiddette Aree Echomail.
Era tutto un sistema non solo molto amatoriale, ma anche molto spartano: la stessa interfaccia di connessione alla BBS era un'interfaccia interamente di testo; c'era la possibilità di avere un pochino di colori, e la cosa simpatica era che - comunque - nonostante queste limitazioni, c'erano delle persone che riuscivano a realizzare dei disegni molto molto artistici: la cosiddetta «ANSI Art».
L'ANSI Art pensate che era uno scalino più basso della grafica a 8 bit! Eppure ci sono stati degli artisti (delle crew) che facevano delle grafiche, dei disegni, delle animazioni eccezionali! (C'era grandissima diffusione tra le BBS anche di questo... anche di software che ti aiutavano a realizzare della ANSI Art).
E questa era la telematica: il SysOp era quello che si sobbarcava il costo di manutenzione del computer, il costo della linea telefonica e il costo delle varie telefonate che la BBS doveva fare per collegarsi alle altre... mentre gli utenti si sobbarcavano il costo per fare la telefonata alla BBS e scambiarsi dati, informazioni etc.
Per evitare costi troppo elevati, allora c'erano dei programmi che tu utilizzavi per collegarti a una BBS che, anziché farti interagire direttamente con la BBS, si limitavano a scaricare, in forma compressa, solo i messaggi (programmi come BlueWave): tu ti scaricavi il pacchetto dei messaggi, quindi la connessione si riduceva - letteralmente - a pochi secondi, magari a pochi minuti (uno~due minuti), piuttosto che una sessione molto lunga.
Scaricavi i messaggi, ti disconnettevi dalla BBS, leggevi i messaggi con calma, rispondevi, interagivi, creavi delle nuove cose... quando avevi finito, avevi il tuo pacchetto di messaggi pronti per essere inviati, o aspettavi la "prossima connessione" (e quindi inviavi i tuoi messaggi e scaricavi quelli nuovi), o ti ricollegavi e facevi questa procedura di "Invia e Ricevi" per linea telefonica: questa procedura si chiamava «Poll». Anche la procedura delle BBS che facevano nel corso della notte, collegandosi ai propri nodi superiori (ai propri uplink, ai proprio hub) si chiamava sempre Poll.
C'era questo sistema: era un sistema molto amatoriale, molto - potremmo dire - «rustico», eppure funzionava. Funzionava in maniera discreta: una delle più grandi reti di BBS del mondo (FidoNET, la rete Fidonet) in Italia - nel suo apice - è arrivata a contare oltre trecento BBS sparse per tutto il territorio italiano. C'erano BBS anche qui a Siracusa, c'erano BBS un po' in ogni città, e non solo nelle città ma anche nei paesini d'Italia: è stata un'esperienza molto interessante per tantissimi, è stata - comunque - un'esperienza che ha formato moltissimi SysOp, che ha creato moltissime comunità, e c'erano delle storie che riguardavano i SysOp, c'erano delle cose molto simpatiche che riguardavano anche il rapporto che si creava tra la BBS e gli utenti della BBS, le comunità che si sono create...
In parte questo è arrivato ai giorni nostri con i forum che ci sono su internet e con i gruppi di discussione (che ci sono i «Newsgroup», no?), però un po' si è persa quella che - in fondo - è stata la telematica pioneristica che c'è stata nel mondo, soprattutto la telematica pioneristica che c'è stata in Italia, perché diciamolo: noi SysOp (perché sono stato un SysOp anch'io: ho avuto una BBS anch'io) siamo stati i pionieri della telematica in Italia, prima dell'avvento di internet e - soprattutto adesso - della possibilità di connettersi (e di rimanere connessi) alla rete senza più la necessità di occupare la linea telefonica.
Molto le cose sono cambiate, eppure un po' io sento la mancanza - ogni tanto - di questa che è stata una telematica molto più "a livello terra-terra", molto meno di concetto del «cloud», di concetto delle cose che sono tutte quante sul Web: le cose si sono sviluppate anche su questa base.
Ma - naturalmente - il mondo si evolve: sta poi al tempo capire se queste evoluzioni siano state positive o negative. Sicuramente (in realtà) io penso che molte di queste evoluzioni della telematica siano state positive, però ciò non toglie che provo comunque un pochino di nostalgia per quello che è stato la "telematica" del passato.
E quindi vi chiedo: voi avete avuto esperienza di uso del modem telefonico? Vi siete connessi ad internet con un modem? Oppure vi siete ma connessi a una BBS?
Sapevate cos'era una BBS? Siete stati utenti di Fidonet, di una BBS? Non lo so: parliamone nei commenti.
Io sono Grizzly: vi ringrazio per essere arrivati in fondo a questo vlog, vi ricordo di fare pollice-in-alto, condividere, iscrivervi al mio canale YouTube e seguirmi su Telegram. Noi ci vediamo alla prossima puntata, ciao a tutti!

domenica 27 novembre 2016

VLOG 140: Prodotti strani, curiosi, bizzarri...

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Dalla custodia del mio ebook-reader a questo *pazzesco* cappello con le orecchie da orsetto (quindi: dalle cose utili alle cose assolutamente frivole... anche se tiene abbastanza caldo ed è morbidissimo!) io nelle bancarelle e nei negozi online dei cinesi ho comprato veramente DI TUTTO: dalle cose più utili alle cose più assurde. Quindi ho una certa esperienza in fatto di prodotti particolari, per esempio ultimamente mi sono mandato a ritirare questa, che SAREBBE una custodia per auricolari, ma me ne sono mandate a ritirare tre o quattro. Per esempio in questa (se non sbaglio) sto tenendo delle memory card... esattamente: sto conservando temporaneamente delle memory card.
Questo è uno di quegli oggetti che ho visto in un negozio e ho detto "guarda: mi ha incuriosito. Lo ordino e poi vediamo se posso utilizzarlo in qualche modo..."
... e proprio di queste cose che incuriosiscono, di questi «oggetti curiosi», di questi oggetti bizzarri, di questi oggetti «strani» parliamo oggi, per cui cominciamo: sigla!
[♪♫♪]
Benvenuti a bordo, viaggiatori. Sono Grizzly e questo vlog - un pochino particolare - girato a bordo di un'auto, mentre sto girando per le strade del circondario di Siracusa è Diario di Viaggio on the road: ha un gusto molto pulito, un colore molto chiaro e... lasciamo stare, va! Non sono persona in grado di fare la "recensione" di un prodotto curioso, come può essere #DdVotr.
Però - scherzi a parte - il canale YouTube di cui vi parlo oggi, invece, ha tutti i numeri per riuscire a fare delle recensioni (veramente interessanti, coinvolgenti e divertenti) sui prodotti strani, sui prodotti curiosi, sui prodotti particolari...
Infatti sto parlando dei "Me Garbage": Giorgio, Gaetano e tutto il loro team, che proprio di fare queste recensioni dei prodotti più particolari (e più, forse, controversi!) hanno fatto il loro format.
Allora, cominciamo dall'inizio: il canale è "Me Garbage". Lo trovate linkato sul doobly-doo e lo trovate linkato sulla scheda.
Mi piace moltissimo questo nome "Me Garbage", perché «garbage» richiama la spazzatura, però Me Garbage richiama anche il toscanaccio «mi garba», «mi piace», no? E mi piace molto questa particolare accoppiata.
Naturalmente il loro canale non è spazzatura: sono simpaticissimi (quindi andate e iscrivetevi al loro canale) e infatti cominciamo subito con la playlist delle "Recensioni dei Me Garbage", e quindi con la recensione di un prodotto estremamente particolare; il video che voglio segnalarvi è - infatti - quello di una aranciata thailandese (o qualcosa di simile, probabilmente!). Quindi per cominciare, per "scaldare un po' l'ambiente" (o per rinfrescarsi un po', a seconda dei casi), perché non date una bella occhiata al video "Mogu Mogu: Aranciata Thailandese" (o più o meno quello che dovrebbe essere). Naturalmente trovate il video sul doobly-doo e lo trovate anche sulla scheda.
Come ripeto: andate e dategli un'occhiata. Date un'occhiata un po' a tutta la playlist delle recensioni, loro sono molto bravi e molto simpatici, questa playlist (queste recensioni) sono molto ben fatte e vi faranno scoprire delle cose *decisamente* molto curiose.
Ma naturalmente i Me Garbage non fanno solamente recensioni: c'è un altro format che trovo molto simpatico e molto divertente, sono dei video veramente brevi, concisi (ma molto dinamici) e questo format è "Quando lo youtuber fa uscire un nuovo video" (un po' come quel format "Gli YouTuber in poche parole": l'aveva fatto - per esempio - anche Eels).
In questo caso quello che fanno è raccontarci, farci vedere un po' il pubblico di un determinato canale YouTube, di un determinato youtuber, che reazione ha (o potrebbe avere) quando quello youtuber pubblica un nuovo video.
Un'altra playlist veramente molto divertente e, per darvi un po' un'idea di qual è la situazione, vi presento subito un video che riguarda uno youtuber di cui ho già parlato su questo canale: il video infatti riguarda Rulof, ed è "Quando Rulof pubblica un nuovo video" e un po' qual è la reazione che dovrebbe fare ispirare al fai-da-te, no? Quindi andate a vedere subito "Quando Rulof pubblica un nuovo video": lo trovate sul doobly-doo e lo trovate anche sulla scheda.
Molto simpatica questa reazione, ma date un'occhiata un po' a tutte quante le reazioni "Quando lo youtuber pubblica un nuovo video": date un'occhiata alla playlist, perché merita veramente tanto.
Infine un lavoro che hanno cominciato quest'anno, che è "Me Garbage Web Serie", ed è qualcosa di veramente bellissimo: io ho un hype incredibile per questa web serie, perché questa web serie mescola - sapientemente (MOLTO sapientemente) - alle recensioni dei prodotti brutti un racconto thriller dalle tinte veramente noir. Ed è veramente molto ben fatto: c'è un mistero che è allucinante e in questo momento ancora non sono andate "in onda" tutte le puntate, quindi ancora stiamo seguendo tutti quanti questa storia e - come ripeto - ho un hype incredibile (il mio hype è "OVER 9000!") non vedo l'ora di vedere come va a finire questa cosa, perché è veramente bellissima.
E naturalmente - in mezzo a questo prodotto noir - c'è sempre la recensione dei prodotti strani, prodotti brutti, prodotti curiosi.
E quindi, per farvi conoscere questa web serie non posso far altro che consigliarvi - sicuramente - la prima puntata, che è "VR BOX: La Realtà Aumentata di Tiger": video che trovate linkato sul doobly-doo e naturalmente sulla scheda: andate e date un'occhiata alla playlist, date un'occhiata a questa nuova webserie; io la trovo veramente eccellente.
E allora: ancora complimenti. Loro sono Giorgio e Gaetano e tutto il team dei Me Garbage (un gran saluto): andate e iscrivetevi al loro canale, che sono molto bravi, e parliamo dell'argomento del giorno che - ovviamente - ha a che fare con i prodotti strani.
Come ho già detto in passato, io ho comprato tantissima roba in Cina: prodotti che sono risultati dei gadget utili a fare qualcosa di specifico, ma anche prodotti che ho acquistato per la pura curiosità di vedere che cosa sono, che cosa fanno, in che modo potrebbero essere utilizzati.
Più volte mi è capitato di comprare delle cose proprio per la pura curiosità di dire «Aspetta: ma io 'sta cosa la voglio provare! Voglio vedere come si comporta» e talvolta mi è capitato di prendere anche delle sonore fregature.
Ho dei giocattolini, che magari mi sono costati uno o due euro, ma che hanno funzionato dieci minuti, letteralmente.
E non posso - tra l'altro - che dare la colpa a Giorgio e Gaetano se, nella live del mio compleanno, ho avuto l'ardire di assaggiare il succo di guava: perché l'ho trovato al supermercato e ho detto «Adesso io gli rubo il format ai Me Garbage e - in live - assaggio questa cosa mai sentita nominare!»
Ma d'altronde quando si parla di prodotti strani, prodotti curiosi, prodotti particolari, il più delle volte si tratta - soprattutto - di saper scorrere sapientemente il negozio eBay di qualche venditore, o qualche sito che spaccia prodotti dalla Cina (tipo Banggood, AliExpress etc.), oppure - in altri casi - si può trattare anche di fare una passeggiata tra i negozi (tipo Tiger) o i negozi dei cinesi che ci sono un po' dappertutto, ormai ci sono veramente dei veri e propri centri commerciali dei cinesi (qua a Siracusa ce ne sono un paio abbastanza grossi) e si tratta di girare tra le bancarelle del mercato, tra gli scaffali del centro commerciale cinese, portando l'attenzione un po' a tutti i prodotti, perché in mezzo - magari - ai prodotti casalinghi di uso abbastanza comune, spesso salta fuori quella cosa che uno si ferma, la riguarda un paio di volte e dice «Aspetta... questo... attira veramente l'attenzione».
Magari poi vengon fuori - come ripeto - delle fesserie assurde: mi è capitato di trovare della roba che ho comprato proprio perché ha attirato la mia attenzione...
... roba che - probabilmente - viene prodotta proprio esclusivamente per attirare l'attenzione di stupidi come me, che dicono «Aspetta: la compro», poi funziona cinque minuti e la butti via, oppure poi quando la guardi, quando la tieni in mano, dici: «Ma che è sta porcata?» e la metti come soprammobile per il resto della sua vita, non... dopo averla comprata e messa lì ti sarai completamente dimenticato di averla comprata.
Ed è per questo che arriva la mia domanda, la domanda che coinvolge non solo gadget, suppellettili e strumenti particolari che potete aver comprato, ma anche cibi o bevande particolari che potreste aver assaggiato, perché camminando lungo gli scaffali del supermercato, qualcosa ha attirato la vostra attenzione: è qualcosa che non avete mai visto e avete detto «Ou: proviamo. Al massimo "nun me piace"!»
La domanda - appunto - è questa: a voi è mai capitato di acquistare un prodotto strano, un prodotto curioso? Proprio perché ha attirato la vostra attenzione, anche se era una cosa che - sicuramente - non vi serviva? Che dopo averla comprata avete trovato un uso che *avrebbe* potuto avere, ma che non "risolveva un problema che avevate"?
O piuttosto qualcosa che - invece - avete trovato che risolveva un problema che avevate, che non sapevate come affrontare?
O avete - magari - scoperto qualche prodotto alimentare o qualche bevanda molto strana, che è risultata poi veramente buona e piacevole da comprare? Oh: io il succo di guava devo dire che l'ho trovato - comunque - piacevole, e probabilmente lo comprerò ancora.
Ma ditemi un po' voi, invece: fatemi sapere se avete trovato qualcosa su una bancarella, in un negozio di cinesi, online... parliamone! Come sempre nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene ragazzi: io ho concluso, come sempre vi ringrazio per essere arrivati sino in fondo a questo vlog, vi ricordo - se questo vlog vi ha incuriosito (perché magari l'avete visto su una bancarella!) di fare pollice-in-alto e di condividerlo con i vostri amici, anche su Whatsapp o su Telegram (o su qualche altra App che vi aveva incuriosito!).
Vi ricordo - se non l'avete già fatto - di iscrivervi al mio canale: è gratuito e vi farà subito assumere quel buon profumo di nuovo iscritto che ci piace così tanto, e che è molto "curioso", quindi se non avete mai sentito quel buon profumo, provate a iscrivervi, e vedrete che è una cosa molto piacevole!
Vi ricordo inoltre di iscrivervi anche al mio canale Telegram (lo trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda): in questo modo riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video.
Infine se c'è un argomento che vi piacerebbe che trattassi in #DdVotr, non esitate a farmelo sapere in un commento qua sotto.
Io sono Grizzly, per oggi ho concluso, per cui - come sempre - grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 20 novembre 2016

VLOG speciale: in ricordo di Tango Uno

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Ciao a tutti: io sono Grizzly. In questo periodo va molto di moda cominciare questi vlog un pochino "seriosi" con frasi ad effetto, come «Beh, questo video io  non lo volevo fare, eppure eccomi qua»
No: voglio andare totalmente controcorrente, perché invece sì, questo video lo volevo fare eccome. Era già da un po' di tempo che mi ero detto che lo avrei - comunque - realizzato. Ammetto tuttavia che avrei voluto fare questo video "il più tardi possibile": purtroppo questo momento è venuto, e dunque - appunto - eccomi qua.
Oggi voglio parlarvi di Felipe. Felipe è stato un mio amico, un mio grandissimo amico, un amico di lunga data: ho conosciuto Felipe quando avevo 18 anni, quando cominciavo a orientarmi nel mondo delle associazioni di volontariato e di protezione civile a Siracusa, quando avevo avuto la spinta di dire «Ehi: mi piacerebbe poter fare qualcosa che possa essere utile agli altri» e Felipe è stata la persona che mi ha - letteralmente - preso per mano e guidato all'interno del mondo della protezione civile.
Se io oggi, a quarant'anni, sono un volontario di protezione civile, credo tantissimo nel volontariato e cerco di partecipare attivamente a tutte le attività, lo devo soprattutto a lui, a Felipe. Perché io sono cresciuto come persona (e come volontario di protezione civile) nel tempo, proprio grazie al fatto che ho avuto lui come guida.
Felipe è una persona che ho incontrato - appunto - tantissimi anni fa (più di vent'anni fa), era un professore di letteratura alle scuole superiori, e l'ho sempre chiamato così: era una cosa particolare, un vezzo che avevamo, perché il suo nome è Filippo in effetti, ma sulla radiofrequenza lui si chiamava Felipe, e di persona... tra di noi che ci conoscevamo grazie alla banda CB, diceva «Se ci diamo del 'tu' sulla CB, come è giusto che avvenga, perché non si fanno distinzioni, allora è giusto darsi del 'tu' anche di persona.»
E quindi, anche se lui mi chiamava per nome, gli dava fastidio essere chiamato "professore" e quindi lo chiamavo "Felipe", così come lo chiamavo sulla radiofrequenza.
È stata una persona molto particolare nella mia vita, perché mi ha aiutato anche a superare dei momenti molto particolari della mia vita. E soprattutto è stato quel tipo di amico con il quale c'era il piacere di vedersi ogni tanto, sedersi davanti a un caffè e farsi una semplice e bella chiacchierata, ricordando un po' il passato con nostalgia, ma anche parlando del futuro, parlando di come si stavano muovendo le cose nella tecnologia, nella cronaca, nella protezione civile, etc.
Felipe è stato un utente molto attivo all'interno del mio blog "Diario di Viaggio", sin dalla sua nascita nel lontano 2004, e pensate che - in fondo - il mio format #DdVotr è stato un modo di portare il mio blog - appunto - su YouTube: di portarlo su una nuova piattaforma.
E il mio blog era nato - comunque - con un'idea: quella di poter condividere il mio pensiero, ma non dire "Va bene: questo è quello che penso io e non c'è niente da discutere", bensì proprio di dire "Ok, questo è quello che penso io, ma voi che cosa ne pensate? Parliamone!"... che in fondo è stata anche la filosofia di vita di Felipe per tantissimo tempo: infatti abbiamo sempre avuto molte discussioni molto interessanti proprio perché avevamo questo scambio di opinioni, perché anche lui era una persona che "Sì, io effettivamente la penso così, ma non è che questo è un pensiero 'scolpito nel diamante' che non si potrà più cambiare in nessun modo".
È stata una persona - come ripeto - molto particolare, è stato un amico molto particolare, un amico con cui ci siamo visti, veramente, fino a pochissimi giorni fa. Un amico di cui ricordo spesso il suo sorriso, soprattutto negli ultimi giorni, quando gli parlai dell'idea che avevamo avuto io e Francesco.
Come sapete io e Francesco anni fa abbiamo pubblicato un romanzo ("L'essenza oltre il buio") e coltiviamo il sogno, coltiviamo l'idea di - un giorno - poter portare quel romanzo in un film. E ci sarebbe piaciuto tantissimo coinvolgere Felipe in questa attività, perché ci sarebbe piaciuto veramente tantissimo: ci siamo immaginati Felipe nella figura del Capitano Federico Filetti, del comandante del brigantino della Front-Cosmo, che è uno dei personaggi in fondo "collaterali" del romanzo, ma è uno dei personaggi che ha un rapporto più contrastuale con il personaggio principale, e soprattutto Felipe, i suoi gesti... erano la cosa che ci davano in mente di più, appunto, il comandante Filetti.
Io e Francesco dicevamo... gli dissi io stesso: "Ci siamo immaginati tutti e due, mentre si avvicina il prof. McIntire, dopo che è stato messo Keller agli arresti: «Eh! Lo abbiamo messo agli arresti, eppure quel ragazzo continua ugualmente a salvarci il culo...», e il comandante, no? Che si alza il bavero dell'uniforme e si allontana... e ci siamo immaginati questo gesto..." con quell'espressività che aveva, tra il soddisfatto e il faceto, Felipe, quando gli era capitato di trovarsi di fronte a una situazione del genere.
E purtroppo era malato, Felipe. Combatteva con una serie di acciacchi e di problemi, combatteva con una serie di farmaci da andare a prendere, quindi sapevamo... un po' ce l'aspettavamo che - prima o poi - sarebbe finito tutto nel peggiore dei modi.
Quindi in realtà ci aspettavamo questa notizia, comunque questa notizia mi ha colto, veramente, tra capo e collo.
È una cosa che mi lascia un vuoto dentro, veramente, letteralmente incolmabile, perché - come ripeto - la mia crescita negli ultimi vent'anni, i miei ultimi vent'anni di vita sono stati un percorso abbastanza complesso, e una parte di questo percorso io... una parte di questa strada io la ho fatta assieme a Felipe.
E sono sicuro che mi mancherà tantissimo, perché è quella categoria di amico... lo dico tranquillamente, non è stato quell'amico che [schiocco le dita] se facevo un gesto arrivava: non era QUEL TIPO di amico. Era semplicemente quell'amico con cui - come ripeto - ci si sedeva, si prendeva un caffè e si poteva chiacchierare amabilmente solo per il piacere e per il gusto di farlo. E comunque - ciò nonostante - è stata una persona che ha significato tantissimo per la mia crescita culturale, per la mia crescita come volontario, per la mia crescita come persona.
Gli devo tantissimo, e so che mi mancherà veramente tanto.
Filippo, non ho avuto modo di dirti addio nella "maniera corretta", perché pur sapendolo, non me lo sarei mai immaginato, quindi questo video vuole essere il mio modo di dirti - semplicemente - "Ciao. Sentirò sicuramente la tua mancanza."

domenica 13 novembre 2016

VLOG 139: Film tratti da libri

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E poi quella scena è divertentissima. Ci sono i Dursley in casa, nel salotto, un tantinello preoccupati, Silente...
Silente fa comparire Kreacher sul tappeto, la zia di Harry lo guarda, perché NIENTE di così sporco è mai entrato in casa sua.
Kreacher che spera di essere diventato proprietà di Bellatrix, e comincia a sbraitare che non vuole servire Harry Potter ("Non voglio! Non voglio! Non voglio!"), Silente e gli altri che devono capire se Kreacher è di Harry o di Bellatrix e gli dicono "Basta dargli un ordine".
E c'è questo «coso» (quest'elfo domestico) che sbraita "Non voglio! Non voglio! Non voglio!" e Harry non lo vorrebbe neanche lui; non sa che cosa deve fare, a un certo punto sbotta: "Kreacher! Sta zitto!"...
... e l'elfo domestico si tiene il collo... strozzato... e comincia a sbattere i pugni per terra perché non può più parlare, perché sì: è proprietà di Harry Potter e quindi ha dovuto obbedire al suo ordine.
(François: "Ma non nel film")
Come dici? No: certo che non c'è nel film, questo è solo nel romanzo!
[♪♫♪]
Benvenuti a bordo, viaggiatori: sono Grizzly e questo è Diario di Viaggio on the road.
L'edizione integrale di questo vlog è disponibile anche in formato scritto sul mio Blog "Diario di Viaggio": trovate il link sul doobly-doo e sulla scheda.
E sì: essendo l'edizione integrale, c'è tutto quello che sto dicendo, quindi in realtà non fa testo...
Ma vabbè: semplicemente, visto che devo fare la trascrizione per i sottotitoli, dopo pubblico la trascrizione sul blog per la SEO.
Ma l'argomento di oggi - comunque - ha a che fare proprio con questo discorso; comincio col citare alcuni film. In particolar modo voglio citare "Io, robot" con Will Smith, e la trilogia "Lo Hobbit: il viaggio inaspettato".
Li voglio citare entrambi, perché sono "due" film che sono tratti da dei racconti molto brevi: "Lo Hobbit" è tratto da un libro in origine "per ragazzi", un libro illustrato di un centinaio di pagine, di un... 150 pagine; e "Io, robot" è un film che, addirittura, è tratto da un racconto breve di Asimov, un racconto di una - forse - quindicina/ventina di pagine.
Quindi non è una necessità quella di andare a "tagliare" delle parti, perché non è possibile presentarle, quanto piuttosto sì, sicuramente qualche parte di tagliarla, ma maggiormente ci sono un sacco di parti che invece devono essere aggiunte e... allungate! Perché materialmente manca la trama (soprattutto ne "Lo Hobbit", in cui questo lavoro - secondo me - è stato fatto in maniera un po' eccessiva, visto che moltissime scene sono tirate a lungo, le inquadrature sono molto luunghe, i dialoghi sono moolto leeenti).
Succede anche l'esatto contrario: ci sono film che sono tratti da dei romanzi, da dei racconti, da dei libri, nei quali romanzi c'è una trama molto complessa, ci sono cose che sono estremamente difficili... perché d'altronde il linguaggio con cui si produce un libro o un romanzo è naturalmente molto differente dal linguaggio che si usa per produrre un film: non si possono fare in un film "analisi introspettive" molto complesse, mentre in un libro si può analizzare tutto il pensiero del personaggio.
Vi sono, naturalmente, dei casi (per così dire) estremi, che sono le "edizioni integrali". Il problema delle edizioni integrali è che, quando si ha un romanzo e lo si vuole adattare in un film (in un'opera cinematografica), si ottengono dei risultati che - comunque - in qualche modo dovranno essere ritagliati.
L'esempio secondo me più "estremo" di romanzo portato integralmente in un film è "L'Ombra dello Scorpione" di Stephen King: letteralmente uno potrebbe mettersi a seguire il film leggendo il romanzo, tenendo il romanzo in mano, perché è molto molto molto fedele.
Ma il problema è questo: è fedele, ma non è "esattamente la stessa cosa". Da una parte ci sono alcuni "piccoli trucchi": alcune cose che succedono devono essere riportate nel linguaggio cinematografico.
Stiamo parlando di un film abbastanza vecchio, e di un romanzo abbastanza datato, quindi si suppone che l'abbiate visto. Comunque: c'è un personaggio che a un certo punto si suicida, si spara un colpo di pistola. Un altro personaggio, che ha una specie di "connessione mentale" con il personaggio che si è suicidato, nel romanzo ci racconta che ha "la sensazione - improvvisamente - dell'olio per armi in bocca", e nel film - per rendere questa cosa - semplicemente il personaggio sta camminando assieme agli amici, improvvisamente si ferma, sputa per terra: "Olio per armi: ho sentito il sapore in bocca".
Questi piccoli adattamenti alla fine della fiera ci possono stare, perché sono comunque un modo di dire "va bene, abbiamo riportato il romanzo, lo abbiamo riportato su un film, e siamo riusciti a essere il più possibile fedeli a quella che era l'opera del romanzo stesso".
Il problema de "L'Ombra dello Scorpione" è che è un romanzo di circa 450~500 pagine e che è stato riportato in maniera fedele e integrale (in realtà "non del tutto", perché comunque alcune parti molto brevi sono state tagliate, ma diciamo "il 99% è stato riportato in maniera fedele") in una cosa di cui io avevo il cofanetto. Il cofanetto con due VHS: il cofanetto era grosso come - praticamente - un cofano del tesoro dei pirati.
E il cofanetto conteneva due VHS da 180 minuti, altro che adesso che prendi un cofanetto in BlueRay: ci trovi contenuti extra, scene tagliate, il film con il commento del regista, il film guardato col commento del regista COMMENTATO DAL CAMERAMAN! E tutta questa bella roba qua. Lì, nel cofanetto, c'erano le due VHS, due videocassette con il film in edizione integrale e basta. Due videocassette da 180 minuti: sì, sto parlando di "L'Ombra dello Scorpione - edizione integrale" che è un film (in due parti) che dura, complessivamente, sei ore e spicci (sei ore e tre minuti, circa).
E il problema è quello: per portare una cosa nel diventare... da romanzo diventare un film, c'è il rischio di costruire un polpettone abnorme. E il problema - appunto - è "viene fuori un prodotto di sei ore da un libro di 400 e rotti pagine".
Io in questo periodo ho ricominciato a leggere con piacere la saga di Harry Potter, la... come si può dire? La... non... non è una trilogia: sono sette... la SETTILOGIA!
Adesso sta arrivando al cinema "Animali Fantastici e dove trovarli", quindi voglio avere il piacere di rileggere con calma i romanzi, leggere anche Animali Fantastici, che non ho ancora letto, e rileggere con piacere anche "Le fiabe di Beda il Bardo", e poi magari andare a vedere - appunto - Animali Fantastici al cinema: è una cosa che sono molto curioso, perché la saga di Harry Potter - secondo me - a livello cinematografico ha meritato anche di essere vista in televisione.
Però la saga di Harry Potter, a livello cinematografico, naturalmente è stata tagliata veramente all'osso: cioè si dice, in questi casi, "è stata fatta una RIDUZIONE CINEMATOGRAFICA", una PESANTE riduzione cinematografica, perché *veramente* se avessimo dovuto realizzare qualcosa di "integrale" basato sul... sui sette romanzi, ci sarebbero voluti - probabilmente - sette film solo per "Harry Potter e la pietra filosofale", perché comunque sono romanzi dannatamente lunghi, molto piacevoli da leggere, ma dannatamente lunghi.
Facendo dei tagli nascono dei plot-hole o delle situazioni che erano state affrontate e poi sono state lasciate a sé, come nella "scenetta" dell'introduzione, in cui ho parlato dell'elfo domestico Kreacher, che poi è diventato non già un "personaggio secondario" quanto una macchietta che è comparsa una volta o due.
Alla fine, quando si dice "sì, è stato bello il film, ma leggere il romanzo dà molto di più, perché il romanzo è più bello, il libro è più bello", spesso è una frase che ha il suo senso perché nel realizzare il film sono state tagliate delle parti, sono state poste in maniera differente delle parti che - invece - nel romanzo sono state analizzate in tutt'altro modo.
Ed ecco quindi la mia domanda: voi cosa ne pensate? Secondo voi quando c'è un prodotto che è stato realizzato su un romanzo (su un libro, su un racconto) e lo si vuole trasporre cinematograficamente, sarebbe meglio realizzare una trasposizione il più possibile fedele al racconto (al romanzo, al libro) di cui sopra?
Oppure no, può andare bene l'adattamento (magari con il placet dell'autore, che spesso succede) in cui si cerca di affrontare i temi principali e si lasciano - magari - di lato tutti i temi collaterali che potrebbero allungare troppo il brodo.
Oppure no: oppure è molto meglio cercare di attenersi il più possibile fedeli a quella che è l'interezza del romanzo, e quindi presentare un'opera nella sua interezza (magari facendo gli adattamenti, come dicevo ne "L'Ombra dello Scorpione").
Oppure - non lo so - ci può essere una via di mezzo.
Io - personalmente - trovo che il fatto che ci siano dei film "adattati" per il cinema permetta di incuriosirmi. Per esempio io, di Harry Potter, prima ho visto i primi due film, poi sono rimasto incuriosito abbastanza da voler approfondire la storia anche sui libri.
E a questo punto è stato per me, il fatto di avere un'edizione cinematografica (anche se "ridotta", anche se tagliata) un modo - comunque - di incuriosirmi sul conoscere anche questi romanzi.
Ma - come ripeto - magari non per tutti è così, magari c'è chi preferisce leggere il romanzo, e quando sa che ne verrà fatta un'edizione cinematografica, non la vuole andare a vedere: non lo so, parliamone; come sempre nei commenti qua sotto, oppure su Twitter, con l'hashtag #DdVotr.
Bene, io direi che ho concluso: come sempre vi ricordo - se questo vlog vi è piaciuto, vi ha incuriosito, se siete d'accordo con me che un'edizione cinematografica (anche se ridotta) può "incuriosire" e portare anche a leggere il romanzo - di fare pollice-in-alto e di condividere questo vlog con i vostri amici, anche su Whatsapp o su Telegram. Fate pollice-in-alto anche se non vi è piaciuto questo vlog, ma vi è piaciuta la sua "Edizione Integrale" sul blog Diario di Viaggio.
Vi ricordo - se non l'avete già fatto - di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e vi farà subito assumere quel buon profumo di nuovo iscritto che ci piace così tanto.
Inoltre, se v'iscrivete anche al mio canale Telegram, che trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda (l'annotazione non c'è più, perché ho le nuove schede finali) riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video.
Infine vi ricordo che se c'è un argomento che vorreste che io trattassi su #DdVotr potete farmi sapere anche quello con un commento qua sotto.
Io sono Grizzly, sono lieto che siete arrivati sino in fondo a questo vlog, per cui, come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 6 novembre 2016

VLOG 138: Cabine del telefono #OperazioneNostalgia

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Benvenuti a bordo, viaggiatori. Sono Grizzly e questo è Diario di Viaggio on the road #OperazioneNostalgia[♪♫♪]
Giriamo con lo smartphone, il «telefono cellulare»: un affare delle dimensioni di un libro tascabile medio, che ci permette di avere - letteralmente - l'accesso a tutto il mondo a portata di un dito.
Ma non è sempre stato così, naturalmente: fino a qualche anno fa il concetto di "telefonia" era basato sull'idea della telefonia "fissa", della rete fissa, quindi della linea telefonica sul doppino.
Quindi c'erano i telefoni fissi in casa (c'era un solo telefono, in casa): una sola linea telefonica che serviva tutta la famiglia, e quando si voleva sentire un amico bisognava telefonargli a casa; quando ci si voleva sentire si lasciava «l'appuntamento telefonico» (non so: "Ci sentiamo alle sei").
C'erano i fidanzamenti a distanza. I fidanzamenti a distanza funzionavano che c'era l'appuntamento telefonico quando - magari - non c'erano i genitori della ragazza in casa e tu, che eri "l'uomo della situazione", che eri quello che doveva "impegnarsi", eri quello che - per evitare magari di dare problemi alla bolletta del telefono - uscivi e andavi nei Posti Telefonici Pubblici, nei "centri telefonici", dove c'erano tante cabine o tanti telefoni ad accesso pubblico, ti mettevi lì con i gettoni: dovevi mettere i gettoni dentro il telefono (o le monete), facevi il numero e restavi al telefono a seconda di quanti gettoni avevi; che comunque ti facevi i conti mano a mano che scattavano, perché li sentivi cascare dentro il telefono e ti facevi i conti: "Ne ho messi dieci" (tli-tlic!) "Adesso sono nove" (tli-tlic!) "Adesso sono otto".
E quando avevi pochi gettoni le telefonate erano spettacolari: sembravamo tutti quanti John Scatman:
[a doppia velocità] «Pronto amore: sono Grizzly. Volevo  solo sapere come stavi, se stai facendo qualcosa di bello. Se domenica avvicino potresti fare la torta che ti fa sempre tua mamma?»... e cose di questo genere. Naturalmente molto è cambiato con l'avvento dei cellulari, perché adesso ci portiamo tutti quanti una linea telefonica - letteralmente - in tasca (è come se avessimo una gigantesca prolunga alla linea fissa); però ancora adesso - comunque - la linea fissa da una parte ha la sua utilità, dall'altra c'è ancora qualche nostalgico che - comunque - la utilizza per vari fattori.
E naturalmente molto è cambiato nel tempo anche per quello che concerne le emergenze, perché comunque diciamolo chiaramente: il discorso di avere a disposizione le linee telefoniche solo su rete fissa, quindi solo all'interno degli edifici, o le cabine del telefono in determinati luoghi, rendeva molto complicate le comunicazioni nelle situazioni di emergenza.
Ma nelle situazioni di emergenza di ogni genere. Ora immaginate la cosa più semplice, quindi senza andare troppo oltre: io in questo momento sto girando per una strada di campagna (e va bene: siamo in una zona più o meno abitata), però considerate - per esempio - una qualche strada di campagna, magari un po' disabitata, circondata soprattutto da terreni coltivati, e un grave incidente stradale.
E lì, a quel punto, quando ti capitava di vedere che c'erano - magari - due auto coinvolte, magari c'erano dei feriti...
Adesso se c'è un incidente in una situazione del genere prendi il cellulare, chiami i soccorsi:
"Dove vi trovate?"
"Guardi: non ne sono sicuro, ma le posso dare le coordinate satellitari"
"Ok, così ci veniamo con... anche con il drone!"
Ma una volta - invece - dovevi piglià la macchina e andare di corsa a cercare qualcuno che avesse una linea telefonica fissa. Se eri in una zona isolata guardavi le case e guardavi i pali telefonici per vedere: "Guarda: qui non entrano fili, questo non c'ha il telefono. Oh! Lì entra il filo: questo C'HA il telefono!" e andare in casa di persone sconosciute (magari in piena notte). Citofonare, suonare, bussare: "Per piacere: c'è stato un incidente, dovremmo chiamare i soccorsi"
E poi SPIEGALO ai soccorsi: "Siamo in questo posto dimenticato dal padreterno, a 4km girando sulla destra sulla strada della Malga Brigolina, che si sale verso il Monte Bondone"
Oppure, quando c'avevi un minimo di fortuna (nella sfortuna dell'emergenza). C'era stato quest'incidente, mentre percorrevi la strada cercando qualcuno che c'avesse - appunto - un telefono per poter chiamare i soccorsi, magari incrociavi una macchina della polizia, una gazzella dei carabinieri, e allora giù di clacson, gli lampeggiavi... "Ragazzi: c'è stato un incidente in questo posto, in quel posto"
Bene, e dice: "Allora noi possiamo chiamare i soccorsi, perché abbiamo il PONTE RADIO", che sulle strade di montagna, magari nei posti un pochettino isolati, non pigliava manco quello, quindi toccava andare a vedere che cos'era successo, avere un attimo un'idea della situazione, dopodiché la macchina della polizia doveva partire di corsa, a sirene spiegate, salire su per la montagna, trovare il posto in cui potesse prendere il ponte radio e allertare i soccorsi in questo modo.
Poi coordinarsi: fare in modo che scendesse un'altra auto nel posto, per vedere se questa auto potesse fare da collegamento tra i soccorritori sul posto e la centrale operativa. Ancora adesso in situazioni di montagna o in situazioni in cui è difficile il funzionamento della telefonia si usa questo ragionamento, ma ormai praticamente il cellulare prende dappertutto, quindi sono tutte cose dimenticate. Ma credetemi: sino a qualche anno fa era questa la situazione delle comunicazioni.
Cioè: comunicare in una situazione di emergenza era quanto di più difficile potesse succedere.
Quando c'era qualcuno coinvolto in un incidente potevi andare in ospedale e aspettare di avere notizie quando sarebbero arrivate le ambulanze, perché non c'era altro: non è che potevi telefonare a qualche amico che stava lì sul posto. Questa è la situazione.
Che poi le cabine del telefono sono state anche un eccellente riparo quando pioveva, quando c'era veramente - non lo so - vento forte e freddo, ti chiudevi lì dentro, chiamavi casa: "Per favore venitemi a pigliare a questa cabina del telefono."
Ed ecco quindi la mia domanda: voi avete avuto qualche esperienza di uso delle cabine del telefono? Sapevate che c'erano le cabine del telefono? O lo sapevate solo perché - non lo so - magari avete letto qualche vecchio numero di Superman e sapevate che le cabine del telefono erano soprattutto lo spogliatoio di Clark Kent.
Nella vostra città sono rimaste cabine del telefono? La rete viene piano piano smantellata, e tutti quanti abbiamo un cellulare (e anche più di uno: io stesso per esempio - generalmente - giro con due cellulari, perché ho il cellulare privato e il cellulare del lavoro).
Ma per l'appunto volevo sapere: voi avete mai utilizzato una cabina del telefono? Le avete solo viste - non so - in qualche film o in qualche fumetto?
C'è una cabina del telefono nella vostra città che ancora sta resistendo? Sapevate di questi Posti Telefonici Pubblici? Che erano dei luoghi - come dei negozi - in cui c'erano tante cabine del telefono.
Adesso ancora si cominciano a diffondere i posti telefonici pubblici come posti telefonici internazionali: stanno un pochettino "rinascendo" anche grazie al discorso della telefonia via internet; una volta ce n'erano molti di più e servivano soprattutto proprio a questo discorso di potersi chiamare tra amici a "lunga distanza" senza influire sul conto telefonico domestico, e senza disturbare e occupare magari l'unica linea telefonica domestica.
Cioè, è questo, insomma: adesso (dai) le cose sono cambiate sicuramente in meglio, eppure resta quella piccola nostalgia del grande telefono pubblico, della grande cabina del telefono e di tutte le volte che mi sono chiuso in una cabina del telefono perché stavo gelando, perché stava piovendo, e quindi chiami casa: "Senti: sono a questa cabina del telefono, per piacere quando puoi vienimi a prendere, quando smette un attimo di piovere".
Bene: io sono Grizzly, come sempre vi ringrazio, vi ricordo di fare pollice-in-alto, di condividere questo vlog e di iscrivervi al mio canale YouTube; inoltre se v'iscrivete anche al mio canale Telegram, riuscirete a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video.
Grazie, e noi ci vediamo alla prossima!

domenica 30 ottobre 2016

VLOG Speciale Halloween 2016: ADESSO

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Piove.
Nella stanza c’è aria viziata, ma l’unica finestra è incastrata da almeno dieci anni.
È buio, il letto scomodo.
Cosa mi ricordo? Poco.
Presto mi verranno a prendere, o no? Mi hanno abbandonato? Quanto tempo è che non vedo nessuno? Giorni, forse. Il buio mi confonde le idee.
Adesso dovrebbe essere notte. Ho sonno, ma il rumore della pioggia mi tiene sveglio.
[tuono]
Un tuono smuove la camera. Stringo la coperta crespa fra le mani.
«Quante volte lo hai già fatto?» Francis mi guardò preoccupato, mentre salivo in macchina.
«Credo una decina, forse di più, devo dire che non le ho mai contate.»
Il rumore della pioggia in crescendo mi ricorda un vecchio disco di Oldfield, il buio è morbido, amaro ed impalpabile.
Il sapore dell’acetilsalicilico nella cola mi ha lasciato dei segni in bocca, Metaterm è già difficile da configurare da lucidi, figuriamoci in acido.
[tuono lontano]
«Naaa. In trip è più facile, di sicuro»; il rassicurante freddo buio intorno a me.
«Set terminal server as default access point, ma che cazzo è? Aspetta, fammi guardare l’help. No, forse me lo ricordo: dovrebbe essere “off”, perché voglio cambiare il mio sistema di accesso in base al network address di chiamata», lo schermo scuro davanti a me.
Scuro.
Perché nessuno voleva ascoltarmi? Lo avevo previsto, ma sono stato l’unico a non farsi fregare, il solo.
È diventato un affare per ricchi, e dire che una volta bastava un cesso per allacciarsi, ora col cesso ci guardi gli stronzi cagati dal riccone per te.
Odioso.
La coperta è vecchia, mi ricorda una specie di pezza di lana dei tempi del campeggio.
«Ok, adesso penso che ci voglia un buon caffè, magari sopra ci mettiamo anche una sigaretta, e intanto si comincia!»
La sensazione del caffè, nero, freddo e amaro mi riporta nella stanza.
Ho bisogno di una sigaretta. Nella tasca della camicia sento il tabacco; è difficile rollarsi una sigaretta al buio? In fondo non guardo mai la sigaretta mentre la rigiro.
La luce dell’accendino mi ferisce gli occhi, e proietta ombre tremolanti sulle pareti bianche dove si stagliano i pochi mobili.
Un po’ di luce filtra da quella maledetta finestra, ogni volta la devo chiudere per bene con una sbarra e poggiarci un libro, ma lo stesso filtra della luce, il risveglio mattutino così non è dei migliori.
Voglio il buio, il buio profondo: c’è chi ha paura del buio, io ho paura della luce…
Una volta tenevo sempre dei pacchetti di sigarette nascosti tutto intorno per non restare mai senza.
Mai più senza!
Brontolio di temporale sommesso.
[tuono molto forte]
Ricordo che una volta, disperso in piena notte sulla provinciale, avevo trovato un accesso (incredibile: siamo alle tecnologie più complesse, e poi in campagna c’è fibra ottica tirata coi paletti di legno, classe ‘960) e stavo cercando di interfacciarmi; la mia riuscita fu accompagnata (applaudita?) da un carosello di fuochi artificiali qualche km avanti a me: conclusione pagana di qualche antica tradizione religiosa dell’entroterra.
Ed avevo afferrato la ricchezza della rete, in una fresca sensazione di erba tagliata, disteso sul terreno e sotto le stelle.
Una volta la natura era bella.
Ora non c’è più la natura.
No. C’è. La pioggia.
[tuono]
Sento in lontananza un rumore. Stanno arrivando.
C’è tanta spazzatura, intorno a me. Butto la sigaretta davanti a me.
Una fugace toccata sotto al cuscino mi fa sentire la rigida struttura della card: nessuno sa che esiste, e per ora nessuno lo deve sapere.
La porta si apre, filtra la luce del giorno.
Un altro tuono. La pioggia impazza.
[Tuono lungo]
«Francis, te l’ho già detto: dopo non ci saranno altre possibilità. Siamo pronti?»
La sua risposta fulminea mi preoccupa: «Andiamo.»
Sono passati tre anni da quando lo ho scoperto. E fino ad ora ho conservato i due segreti. Uno, quello dell’accesso, lo ho svelato a qualcuno, anche se nessuno ha la mia abilità.
L’altro, la scheda, non lo sa nessuno.
Lo stanzino è vagamente illuminato da una vecchia lampadina. Giunge lo scroscio sordo del temporale.
«Quando piove è il momento migliore: bastano le puttanate dei tecnici che lasciano finestre aperte in centrale, o che si fumano una sigaretta prima di iniziare a considerare anche lontanamente come risolvere il guasto.»
Francis e io non ci parliamo mai, ormai da tempo. Siamo diventati meccanici: io gli do la rete, e lui mi da qualcosa per tirarmi su. Ma non siamo meccanici, no: lo ammetto. C’è ancora un sorriso d’intesa fra di noi.
Siamo nella casa di campagna in pochi minuti; Robert lancia un pacchetto di sigarette sul cruscotto dell’auto, lo guardo in silenzio, poi ne estraggo una Philip Morris pulita pulita (cazzo: quanto tempo che non vedo sigarette normali).
Mi ficco in gola parecchio fumo, il calore della sigaretta mi riscalda, in mezzo a tutto questo freddo… a tutta questa pioggia. Vivo solo nella pioggia. La sigaretta mi riscalda l’anima. Poi butto le mani sulla tastiera, giusto il tempo di sbatacchiare qualche tasto a caso.
Che polli: hanno chiuso tutte le vie di accesso normali, ma non hanno toccato neanche una delle decine di backdoor che mi sono lasciato.
Il loro sistema di sicurezza è più bucato di uno scolapasta, ma preferisco non parlare: niente commenti, niente sorrisi sbilenchi… il tempo è passato. Ed ora ti bustano come niente se non ti pari il culo per bene.
.LOGIN U#=1014 /SERVER /NET=ON /PVT
Ora avranno pane per i loro denti, e crederanno di aver trovato il covo degli hackers cattivi.
«Andiamo», credo che si siano impauriti: mi sono bloccato di botta solo per dire questo, con le mani sollevate dalla tastiera.
Ci dirigiamo in una dispersa località di campagna, svariati km più a nord della magione dimenticata.
Giunti presso una vecchia casa cantoniera, faccio parcheggiare Francis nel magazzino, pronti a scappare.
Ci inerpichiamo a piedi per un sentiero scosceso, in mezzo al vento forte che ha sostituito la pioggia.
È lì, in mezzo al campo coltivato; Francis la guarda per la prima volta: «Mio Dio, ma cosa cazzo è?»
«L’ultima frontiera, una stazione di rilevamento sismologico in disuso. L’ho scoperta quasi per caso, ma non me la lascio sfuggire.»
L’unica cosa che ci aveva accompagnati per oltre 20km era solo il cavo telefonico teso fra i pali, aereo (classe ‘960, tanto per cambiare). E lo stesso cavo si inerpicava su per il sentiero, e lo stesso cavo era quello che aveva attirato la mia attenzione, una notte, facendomi incuriosire fino a seguirlo da una punta all’altra, per molti km di dimenticata terra riarsa…
Francis, guardandomi con circospezione, mi fa incazzare: «Credi che non ci troveranno solo perché siamo in mezzo alla campagna? Tracceranno la chiamata…»
Io, spazientito: «E andranno laggiù», puntando in basso, «ad oltre 30km da qui. A metà strada c’era la morsettiera di derivazione: ho scelto l’azienda agricola più lontana, che per ora è in disuso, ci ho lasciato qualche bel fuoco di paglia con quella puttanata di terminale aperto e poi ho paro paro rigirato i loro due fili con quelli della stazione.»
Francis adesso sorrideva soddisfatto: se fossero venuti, li avremmo visti ed avremmo avuto tutto il tempo di scappare.
Era una cosa che avevo visto milioni di volte, quella di tracciare un telefono. Ma il massimo che era successo per non farsi beccare era di collegare fra di loro in parallelo alcune permute. Perché nessuno ha mai pensato a giuntarsi ad una linea telefonica a caso, o ad invertire due linee di due posti, proprio in modo che le “forze dell’ordine” puntassero nella casa sbagliata?
Tagliata la piccola rete di recinzione, entriamo; punto subito dietro l’ingresso del piccolo prefabbricato di metallo.
In un attimo, tronchesi in mano, spello il vecchio doppino da campo, e ficco i due morsetti, mentre Francis tira fuori da dietro il cavo elettrico.
Poggiamo il laptop sul coperchio della botola che conduce al sismografo. Sono pochi istanti, per raggiungere una via diversa.
Francis mi guarda stupefatto mentre estraggo dalla tasca la card. Una vecchia placchetta di plastica ingiallita; sopra ci sono scritti due innocui numeretti, uno accanto all’altro, laconicamente.
«Se non fosse stato per questo, non ci saremmo mai arrivati.»
Il cursore del terminale lampeggia, il mio comando arriva.
.LOGIN U#=00113870 /PUB /PASSWORD=60132
WELCOME TO MINECOM GRIDTERMINAL!
THE USAGE OF THIS SERVICE IS
ONLY FOR MINECOM SERVICE OPERATORS
ANY MISUSE WILL BE PERSECUTED BY LAW
ROUTER ZELDAWRTSYS VERSION 5
GRIDTERMINAL SERVER 3.14

DATA TERMINAL READY
*
«Eccolo!»
L’esclamazione di trionfo mi pervade mentre sul monitor, sotto le decine di frasi senza senso, appare solo un innocuo asterisco.
Il cuore inizia a battermi forte.
Lo digito molto lentamente, per non commettere errori:
[rumore di tasti digitati]
SERVICE /CMD=CLOSE /ACTION=PRITV /NORETURN
Premo con soddisfazione il tasto di invio, per trovarmi davanti solo il laconico messaggio:
THIS WILL CLOSE ALL SATELLITAR AND LAND COMMUNICATIONS
IF YOU ARE REALLY SURE, PLEASE ENTER DEFINITION CODE:
Il cursore lampeggia tranquillo, fermo immobile mentre digito quella maledetta password:
SYSTEM
Non so se questo sia il codice di default per i router del sistema multistandard di comunicazione, ma sta di fatto che questa scoperta per me è stata peggio di quando sul mainframe di Parigi si entrava dando “ADMIN” ad ogni domanda di identificativo, codice di accesso, nome della libreria e puttanate simili. E si entrava in admin, mica come guest! Abbiamo buttato giù Parigi tre volte, l’ultima sono addirittura rimasti isolati una settimana: il simbolo della loro vergogna, ma non se ne erano resi conto.
«Francis: ora tocca a noi»; ci scambiamo un’occhiata d’intesa. Prendo il suo indice con la mia mano, e li avviamo tutti e due a premere una sola volta, in un solo gesto, a due mani, il tasto di invio.
SELF-DESTRUCT IN PROGRESS... HANG UP
NO CARRIER
Sì.
Francis si lancia sul cavo della corrente e lo stacca, mentre io con calma sgancio i due coccodrilli e riavvolgo il cavetto.
Ci riavviamo, il fedele laptop sotto il mio braccio, Francis con i due mitici cavetti da campeggio.
In lontananza, sulla provinciale, si vedono le luci lampeggianti che corrono verso l’ignara azienda agricola.
Chissà se si renderanno mai conto di come ho fatto?
Specie adesso, che per parlare fra di loro devono affacciarsi a gridare dalla finestra.

sabato 29 ottobre 2016

Maltempo a Siracusa - Vento forte il 29 ottobre 2016

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Stanotte vento forte per tutta Siracusa, ecco il risultato di una "passeggiata" operativa