domenica 18 febbraio 2018

VLOG Speciale: 10 Curiosità sui sottotitoli (di youtube e non solo) - 4 anni di #DdVotr

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Grazie a:
  1. Filottete (top-10): http://youtube.com/FilotteteHD
  2. Eliana "To the Science & Beyond": http://youtube.com/channel/UC8jO41u8L0o2FRMYa7ZnTBg
  3. Max Noreg (tabagismo e... follia): http://youtube.com/NoregMax
  4. Lilletta Ely (riassunti di serie tv): http://youtube.com/Lilletta1984
  5. Barbaroffa (vlogger nerd): http://youtube.com/Barbaroffa
  6. Kobato (musicista e cantante): http://youtube.com/channel/UCB9pttmrpbsIkSpJ7-9mflA
  7. Joni Preti (vlogger storico): http://youtube.com/JoniKilian
  8. RaveTube (doppiatore e nerd): http://youtube.com/RaveTube88SA
  9. Altroquando (fumetti e non solo): http://youtube.com/vcomevinavil
  10. Marco Coletti "La fisica che non ti aspetti": http://youtube.com/ilcuso
Benvenuti viaggiatori: sono Grizzly e questo – normalmente – dovrebbe essere Diario di Viaggio on the road.
Però ho deciso di fare una cosa completamente diversa, perché è un’occasione speciale: oggi sono i quattro anni di #DdVotr e per festeggiare questo compleanno avevo pensato di guardare a quali sono stati gli altri traguardi a cui sono arrivato in questi quattro anni.
Sicuramente quello di aver superato i mille iscritti è un traguardo che considero molto importante, ma c’è un altro traguardo che io (che sono un piccolo youtuber, con un canale di nicchia) sono riuscito a raggiungere, e ve ne parlerò tra poco; per il momento lasciate che – con l’aiuto di alcuni amici youtuber – vi possa raccontare dieci curiosità sui sottotitoli (e su YouTube), cominciamo!
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«Il primo film trasmesso sulla televisione italiana con i sottotitoli fu “La finestra sul cortile” di Alfred Hitchcock: era il 5 maggio del 1986.
Trasmettere i sottotitoli attraverso il Televideo faceva – infatti – parte della convenzione stipulata tra il Ministero delle Poste e Telecomunicazioni e la RAI: quest’ultima era proprio *obbligata* a introdurre i sottotitoli fra i servizi forniti con il nuovo mezzo del Televideo.»

«In America i sordi che vogliono andare al cinema, possono guardare i film direttamente con i sottotitoli attraverso diversi strumenti, come ad esempio il “captiview”, che è una sorta di “specchietto retrovisore” che si attacca al bracciolo della poltrona e che, però, costringe lo spettatore a spostare continuamente lo sguardo dall’azione ai sottotitoli.
Inoltre, essendo anche un po’ piccolo, spesso è difficile leggere quello che c’è scritto sopra: per questo altri produttori stanno pensando a nuove soluzioni più efficaci, come ad esempio degli occhialini a realtà aumentata che permettono di guardare il film e di vedere i sottotitoli come se fossero scritti direttamente sullo schermo.»

«Europa e USA utilizzano normative differenti per i sottotitoli. Le regole generali sono armonizzate grazie alle linee guida della FCC (o F.C.C.) statunitense: per esempio ci ricordano che i sottotitoli devono – anzitutto – riportare pedissequamente ogni parola pronunciata sullo schermo.
Le indicazioni che riguardano – invece – musica, suoni, componenti non verbali generalmente le si pone fra parentesi (o di un colore diverso, se supportato dalla piattaforma). Queste indicazioni normalmente sono facoltative, ma è obbligatorio sottotitolare correttamente suoni, effetti, rumori che siano inerenti alla narrazione o – in generale – alla funzionalità delle immagini mostrate: ad esempio il rumore di un colpo d’arma da fuoco in lontananza: vuole far capire che c’è stato un omicidio.»

«Molte serie TV di successo spesso si diffondono rapidamente anche nel sottobosco della pirateria audiovisiva, aiutati dai sottotitoli in altre lingue (i cosidetti “fansub”).
Questo è successo anche nel caso della serie televisiva italo-britannica “I medici”, con tantissimi pirati d’oltreoceano che si lamentavano, nei forum e nei social network, della difficoltà di reperire velocemente i sottotitoli perlomeno in lingua inglese.»

«State studiando una lingua straniera e c’è uno youtuber che vi piace che parla proprio quella lingua: guardare i contenuti di questo youtuber con i sottotitoli in lingua straniera attivati può essere di grandissimo aiuto, perché entrate più a conoscenza della grammatica. Insomma: prendete dimestichezza anche con la sintassi della lingua e non solo, ma associate l’ortografia dei sottotitoli alla pronuncia corretta dello youtuber.»

«Su YouTube ci sono canali di creator sordi, con utenti che commentano sotto ai video: “Ehy, ok, la tua voce ha un suono un po’ particolare, ma sei comunque comprensibile: non c’è bisogno di sottotitolare i video”; oppure sotto ai video di creator ciechi magari commentano “Ma sei cieco: a cosa ti servono i sottotitoli? Tanto non puoi leggerli.”
Se non sei sordo, se non sei dislessico, se – in generale – non hai bisogno dei sottotitoli, allora non utilizzarli! I sottotitoli non sono lì esclusivamente per te: tieni a mente che possono servire a tante altre persone.»

«Se un video è sottotitolato, ovviamente sarà accessibile a persone che hanno problemi di udito e a persone non udenti.
Ma anche moltissime altre categorie di persone potranno usufruire di questo aiuto, magari in situazioni completamente diverse: per esempio i sottotitoli sono un validissimo aiuto per persone che hanno disordini dell’attenzione, o magari che soffrono di dislessia.
I sottotitoli servono anche in quelle situazioni in cui l’audio o non si sente, oppure può dare fastidio: ad esempio in una biblioteca se non vogliamo disturbare i nostri vicini, anche semplicemente col rumore delle cuffie, mettiamo il video in muto e leggiamo i sottotitoli.
Ma anche in caso contrario: se siamo in un luogo molto rumoroso, basta mettere i sottotitoli e riusciremo a seguire il video senza problemi.
YouTube tiene presente se uno utilizza i sottotitoli, e la volta dopo, quando gli presenterà un video, gli metterà automaticamente i sottotitoli ufficiali.
Inoltre esiste anche la possibilità di cercare solo tra i video con sottotitoli.»

«Il sottotitolo è uno strumento ancora non troppo diffuso, o meglio: adesso comincia a diffondersi, ma è ancora qualcosa di nuovo. Alcuni si sono fatti prendere dai sottotitoli per scopi – così – un po’… poco nobili, un po’ banali, come quello lì dell’indicizzazione migliore dei contenuti.
Sì, alcuni hanno pensato bene di farci un format divertente su quanto fossero strampalati i «sottotitoli automatici»: non trascrivono *esattamente* il senso del video.
E ok: a parte ridere e farci fare quattro risate, però, questo ci sensibilizza a venire incontro a questa situazione, a creare sottotitoli più adeguati.»

«Google non considera i sottotitoli come una semplice funzionalità collaterale di accessibilità su YouTube: al contrario il sistema si è evoluto tantissimo e continua ancora oggi a evolversi, comprende strumenti di traduzione e funzioni come la trascrizione e sincronizzazione automatica.
Gli strumenti di traduzione dei sottotitoli in altre lingue (approfittando di strumenti di traduzione automatica come Google Translate) da una parte forniscono un interessante punto di partenza per procedere alla traduzione, senza dovere ogni volta ricominciare da capo con la sottotitolazione, dall’altra sono un eccellente strumento per il creator, che – quando riceve una traduzione del pubblico, magari in una lingua che non conosce – ha modo di effettuare una verifica mettendo a confronto la traduzione del pubblico con la traduzione automatica di Google Translate: se le due traduzioni sono molto simili tra loro, con una buona approssimazione si può pensare che quei sottotitoli siano corretti.»

«Dopo un periodo di sperimentazione, grazie all’apporto di youtuber molto attivi sull’argomento, come il britannico Tom Scott o l’americano Destin (del canale Smarter Every Day), la piattaforma ha introdotto la funzione “collaborazione dei fan”, grazie alla quale il pubblico può aiutare attivamente il proprio youtuber preferito, fornendo il loro contributo sia nella trascrizione che nella traduzione in più lingue degli stessi sottotitoli (incluse descrizione e parole chiave dello stesso video).
Questa funzione, però, unita tuttavia a una ristretta cultura dei sottotitoli da parte di alcuni creator (secondo i quali l’idea è “sì: i sottotitoli sono importanti”, e poi tutto finiva lì), comporta un fenomeno che si sta diffondendo sempre di più sulla piattaforma, vale a dire il cosiddetto fenomeno delle “Craptions” (ossia dall’inglese “Crappy Captions”, ovvero sottotitoli schifosi).
Possiamo parlare di craptions quando i sottotitoli si interrompono bruscamente a metà video, oppure quando contengono battutacce, fesserie, barzellette… che rendono difficoltosa (se non addirittura impossibile) la fruizione del video da parte di chi ha bisogno dei sottotitoli, e allontanano quindi una fascia di pubblico potenziale.
Moltissimi creator si limitano ad approvare ad occhi chiusi qualsiasi contributo dei fan, anziché dedicare a questa attività letteralmente un paio di minuti in più, oppure chiedere a qualcuno di curarli al posto loro: i sottotitoli diventano – praticamente – solo uno stupido giochino da fare assieme ai fan, quasi diventasse un “vediamo chi riesce a rendere i sottotitoli più stupidi della trascrizione automatica”.
Se non avete tempo di curare i sottotitoli, fatevi aiutare: ci sono addirittura canali che hanno un intero gruppo di fan dedicato proprio a sottotitolare correttamente i video, e questo dimostra grande serietà, grande rispetto per il proprio pubblico e un grandissimo apprezzamento per la fatica dei propri fan.»
Io sono Grizzly: pubblico regolarmente contenuti sin dal 2014 e, praticamente sin dall’inizio, ho cercato di mettermi in gioco per realizzare dei contenuti che fossero *accessibili*.
Per questo motivo ho costantemente sottotitolato i miei video, e oggi –dopo quattro anni – sono arrivato al traguardo non indifferente di *TRECENTOCINQUANTA* video *SOTTOTITOLATI* in italiano.
Mi considero non a caso “Massimo esperto, sostenitore e patrocinatore dei sottotitoli sulla piattaforma di YouTube Italia.”
E sono qui oggi per lanciare un messaggio: l’importante messaggio che non bisogna pensare ai sottotitoli dicendo semplicemente “sì sì: sono importanti” e chiudere lì l’argomento.
Spero di essere riuscito a farvi conoscere – con simpatia, ma anche per la loro importanza – quali sono i sottotitoli, a che cosa servono e perché è importante pensare di portare un po’ di cura nel proprio canale YouTube, sottotitolando i propri video.
Se sono riuscito io, un piccolo canale particolarmente di nicchia, a sottotitolare ben 350 video, sicuramente se tu sei uno youtuber più grande di me, hai un canale più importante del mio, puoi pensare di mettere la stessa cura (quel *MINIMO* di cura in più) che da una parte può aiutare gli utenti in lingua italiana a poter fruire dei tuoi video: a potersi divertire come tutto il tuo pubblico, a poter essere intrattenuto come tutto il tuo pubblico, quando HA BISOGNO dei sottotitoli.
Dall’altra parte puoi aiutare i fan, che vogliono tradurre i sottotitoli in un’altra lingua, a diffondere i tuoi contenuti nel mondo.
Se sono riuscito a diffondere questo messaggio, ti invito a fare pollice-in-alto e a condividere questo vlog con i tuoi amici: se pensi di voler lanciare un messaggio al tuo youtuber preferito, prova a condividere questo video con il tuo youtuber preferito!
Prima di concludere ci tengo a ringraziare di cuore (in ordine di apparizione) Filottete, Eliana, Max Noreg, Lilletta (e il gatto Indy), Barbaroffa, Kobato, Gianluca Joni Preti, RaveTube, Filippo Messina di “Altroquando” e Marco Coletti per essersi messi a disposizione e per aver registrato queste brevi clip.
«Ringrazio Grizzly per avermi proposto di fare questo video, e tutti quanti voi che l’avete visto. Ovviamente date un’occhiata al mio canale, eh?»

«Ciao: io sono Eliana di ‘To the Science & Beyond!’: mi occupo – in generale – di ingegneria biomedica, ingegneria… crisi universitarie, quindi se ti va, passa sul mio canale.»

«Ciao da Max Noreg, canale bear-friendly dove si parla di tabagismo, seduzione, vari pensieri e… cose folli!»

«Grazie per aver guardato questo video: io sono Lilletta, lui è Indy: se volete vedere riassuntoni di film, anime, serie TV… gatti, fate un salto sul mio canale. Ciao!»

«Questo era tutto, io sono Barbaroffa: se vi va, passate a trovarmi sul mio canale, e magari iscrivetevi. Grazie ancora per la vostra attenzione.»

«Ciao ragazzi: io sono Kobato. Venitemi a trovare sul mio canale musicale, e ringrazio Grizzly per questa collaborazione. Un abbraccio grande, ciao-ciao!»
«Il mio canale è Joni Kilian Preti: animazioni, stop-motion, cartoni animati… ma il formato a cui tengo di più si chiama “Milano Misteriosa” e parla dei misteri della mia città.»

«Io volevo salutare gli iscritti: io sono Andrea Seth del canale RaveTube: faccio doppiaggi, parlo di videogiochi e faccio un po’ di travel in giro per il Giappone, quindi seguitemi (travel-vlog!) e ci vediamo.»

«Saluti da un Altroquando: sul mio canale faccio teatro di narrazione applicato ai fumetti. Che cosa significa? Magari se mi venite a trovare, lo scopriamo insieme!»

«Io sono Marco, per gli amici il Cuso, del canale ‘La fisica che non ti aspetti.’ Se la scienza (e in particolar modo la fisica) vi appassiona, fate un giro dalle mie parti: troverete un sacco di argomenti interessantissimi. Ci vediamo là allora, ciao!»
Trovate i link dei loro canali in descrizione: andate, iscrivetevi a tutti i loro canali.
Per darvi l’idea di che cosa significa “diffondere questo messaggio” sono riuscito a coinvolgere dieci youtuber che trattano dieci argomenti completamente e radicalmente diversi fra di loro, ma che tutti quanti sono venuti a darmi una mano per aiutarmi a diffondere il messaggio che i sottotitoli sono qualcosa di importante, ma non di importante da dire “sì, sì: sono importanti” e chiudere lì il discorso, quindi mi raccomando!
Io ringrazio di cuore tutti loro, ringrazio voi per essere arrivati sino in fondo a questo video, vi invito a iscrivervi al mio canale YouTube se non l’avete già fatto, e a seguirmi su Telegram per non perdervi tutte le novità: noi ci vediamo al prossimo video, ciao a tutti!

domenica 11 febbraio 2018

VLOG 202: Annunci: compleanno, FAQ e novità

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: sono Grizzly e questo è Diario di Viaggio on the road.
Oggi voglio parlare con voi, per cui mettetevi comodi e cominciamo: sigla!
[♪♫♪]

Febbraio 2018: sono quattro anni che faccio Diario di Viaggio on the road.
E non solo il mio format è giunto al traguardo dei quattro anni, ma nel frattempo il mio canale YouTube ha raggiunto un altro traguardo, per me veramente molto importante. E ho intenzione di festeggiare i quattro anni di #DdVotr (e l'altro traguardo che ho raggiunto) assieme a tutti voi, cosa che avverrà domenica 18 febbraio alle 8:00, con un video speciale: un video *talmente* speciale che ho chiesto una mano di aiuto ad alcuni amici per realizzarlo.
È una sorpresa e spero che vi piacerà, e quella la vedrete - appunto - domenica 18 febbraio alle otto.
Ma non solo, perché oggi sono qui per fare un esperimento assieme a voi. Ad agosto 2017, con la serie «Attivi nell'Emergenza» ho cercato di parlare del Numero Unico di Emergenza 112 e di come funziona l'emergenza, di come essere dei "Cittadini Attivi nell'Emergenza". Ho visto che - in generale - i video in cui parlo di protezione civile hanno un ottimo riscontro sul mio canale, e comunque parlare delle attività di protezione civile mi fa piacere; e ho pensato che - per il prossimo video (non quello di domenica 18, che appunto è questo "compleanno e festeggiamento dei traguardi", bensì per domenica 25 febbraio) ho pensato di realizzare una FAQ, ma una FAQ *molto* *molto* *particolare*, per cui ASPETTATE prima di farmi le domande.
Quello che ho intenzione di fare - appunto - è un esperimento assieme a voi: io vorrei rispondere alle vostre domande inerenti le piccole e grandi emergenze, inerenti eventuali dubbi legati alle piccole e grandi emergenze, interenti "come avere un comportamento *attivo* in una situazione di emergenza", come aiutare o come non essere d'intralcio alle forze di aiuto, alle forze di emergenza, quando è necessario lasciare spazio alle forze di emergenza.
Ora vi dico subito, prima ancora di cominciare, la prima domanda a cui risponderò (perché mi è stata fatta varie volte, quindi questa potete risparmiarvi di farla!), la prima domanda a cui risponderò giorno 25 è "Come si fa una chiamata al Numero Unico di Emergenza 112?"
L'abbiamo visto ad agosto in «Attivi nell'Emergenza», ma voglio spiegarlo con calma: cosa fare PRIMA di chiamare, cosa si fa QUANDO si chiama il numero di emergenza, che informazioni si devono dare, in che modo bisogna mettersi a disposizione degli enti preposti al soccorso, etc.
Dopo di che sceglierò almeno TRE domande (se trovo qualche domanda che mi permette una risposta "veloce", magari le farò diventare quattro o cinque, se sono in grado di rispondere velocemente a quella domanda), però ho intenzione di rispondere a tre domande inerenti dubbi sulle emergenze, sulle situazioni di pericolo, su come comportarsi in determinate situazioni di pericolo o di emergenza; quindi se avete dei dubbi su che cosa fare quando c'è una situazione di pericolo o una situazione di emergenza, chiedetemelo. Oppure - non lo so - se una volta avete assistito a una situazione di emergenza (non so: a un intervento dei vigili del fuoco), avete visto che i vigili del fuoco facevano una determinata cosa e vi siete chiesti "Ma perché hanno fatto questa cosa?", potete raccontarmelo nei commenti: "Sai, è successo questo incendio: ho visto i vigili del fuoco che facevano così e cosà. Puoi spiegarmi perché?" e cercherò di chiarire questi dubbi.
Naturalmente ci sono domande alle quali NON POTRÒ RISPONDERE, da una parte perché potrebbe essere molto lunga la risposta, dall'altra perché *sicuramente* ci sono domande alle quali non posso rispondere: non mi chiedete "Come si fa un massaggio cardiaco?", le attività di rianimazione cardio-polmonare sono attività che richiedono una formazione, che richiedono una preparazione specifica, non sono attività che vi posso spiegare in un video YouTube, quindi quel tipo di domande risparmiatevele... io posso rispondere a emergenze più «piccole», emergenze che possono riguardare - non so - situazioni su incidenti stradali (che comportamenti avere in occasione di un incidente stradale); che cosa fare quando una persona resta - magari - bloccata in ascensore: queste piccole situazioni.
Oppure, come dicevo, "abbiamo visto - durante un'emergenza - gli operatori del soccorso che facevano questo e quello, ma non abbiamo capito come mai: puoi spiegarcelo?", questo tipo di dubbi.
Quindi se avete questi dubbi, se vorreste sapere cosa fare quando ci sono determinate situazioni di emergenza, chiedetemelo nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Avete tempo fino a venerdì 23 febbraio: sabato 24 mattina girerò il video e domenica 25 febbraio uscirà questo video.
Di nuovo: la prima domanda a cui risponderò è "Come si fa una chiamata al Numero Unico di Emergenza 112?", successivamente sceglierò almeno TRE domande alle quali posso dare una risposta esaustiva, e - eventualmente - se ci sono domande che prevedono una risposta molto veloce (che non sia proprio "vabbè: chiamate l'emergenza, lasciate stare!"), se riesco, cercherò di scegliere qualche domanda in più. Però nel frattempo vi chiedo - di nuovo - se avete dei dubbi, se volete sapere che comportamento tenere, come non essere d'intralcio ai mezzi di emergenza, agli operatori di emergenza in una determinata situazione, chiedetemelo nei commenti, chiedetemelo su Twitter, e io cercherò di rispondere alle vostre domande nel video di domenica 25 febbraio.
Cerchiamo di fare questo piccolo esperimento, mi piacerebbe - appunto - coinvolgervi tutti quanti nel cercare di conoscere come si gestiscono queste situazioni di emergenza. Se avete dubbi sui mezzi di trasporto, sulle situazioni di emergenza sui mezzi di trasporto, se avete dubbi su quello che si fa durante la guida dell'auto, se avete dubbi - non so - sui pericoli che si possono correre in casa... chiedetemelo: cercherò di rispondervi domenica 25 febbraio.
Proviamo a costruire questa FAQ dedicata alle situazioni di piccola e grande emergenza, vediamo se riusciamo a fare qualcosa di costruttivo, qualcosa che possa essere non solo utile a togliervi delle curiosità, ma soprattutto utile a farvi diventare dei Cittadini Attivi nelle situazioni di Emergenza.
Bene ragazzi: io sono Grizzly, spero di essere riuscito a stuzzicare la vostra attenzione. Se ci sono riuscito vi invito a fare pollice-in-alto e condividere questo vlog: condividete questo vlog con qualche amico che potrebbe avere anche lui dei dubbi su situazioni di emergenza, eventualmente così può farmi la domanda anche lui.
Vi ricordo, se non l'avete già fatto, di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito, e assumerete subito quel Buon Profumo di Nuovo Iscritto che ci piace così tanto, e questa è una cosa che potete fare anche se non c'è un'emergenza, quindi tranquilli!
Inoltre, se seguite il mio canale Telegram (lo trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda) riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video.
Infine: se c'è un argomento che vi piacerebbe io trattassi in #DdVotr, potete farmi sapere anche quello in un commento qua sotto.
Sono Grizzly e per oggi questo è tutto, per cui come sempre grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 4 febbraio 2018

VLOG 201: I dischi a microsolco #DdVotr 201

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Benvenuti viaggiatori: sono Grizzly e vi voglio mostrare un pezzo di storia: questo è un album di Elvis all'International Hotel di Las Vegas.
È un disco che è stato rilasciato nel 1970, e qui dentro (questa è una custodia di cartone) c'è una busta con il disco di vinile: io adesso - con delicatezza - tiro fuori la busta (la busta che fa anche da "catalogo" degli altri titoli disponibili sulla «piattaforma») e dentro troviamo il disco di vinile di Elvis, della RCA.
Questo disco è un «supporto musicale analogico» e non era l'unico supporto analogico disponibile negli anni '70: pensate che questo stesso disco è stato prodotto prendendo la registrazione fatta sullo Stereo-8. Ma è quello che è riuscito ad essere più "longevo", che è riuscito ad arrivare ai giorni nostri, e che - in qualche modo - sta vivendo una seconda vita.
E proprio dei dischi - non solo di vinile - voglio parlarvi oggi, perché questo è Diario di Viaggio on the road #OperazioneNostalgia
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Vogliamo ascoltare la nostra musica preferita? Niente di più facile: abbiamo strumenti come iTunes, come Spotify, moltissimi strumenti per ascoltare la musica in formato digitale come lettori multimediali portatili; il nostro stesso smartphone può essere uno strumento anche per ascoltare della musica che c'è copiata sopra.
Ma naturalmente non è stato sempre così: una volta c'erano moltissimi supporti per "trasportare" la musica e per ascoltare la musica più volte, che erano di tipo «analogico».
Sicuramente quello che ha la storia più lunga - come supporto per l'ascolto della musica analogica - è stato il disco a microsolco.
I dischi a microsolco erano in gommalacca, che è una resina naturale.
Per caso è anche il titolo di un album di Battiato del 1998 ma - naturalmente - non significa che venivano fusi i CD di Battiato per realizzare altri dischi: non scherziamo, non creiamo "Shock nella mia città"!
Scherzi a parte, dicevo: si utilizzava la gommalacca, che è una resina naturale, e si realizzavano questi dischi con questa resina naturale; il risultato era un disco piuttosto pesante.
Come funziona il disco a microsolco? Sul disco c'è un'incisione a "V" a spirale: parte dall'esterno, è molto stretta quest'incisione e arriva fino al punto interno del disco, fino al "centro" del disco.
Su questa incisione si appoggia una testina con una punta di diamante, questa testina resta - proprio - appoggiata, il disco gira e questa testina, quindi, si trova a scorrere all'interno di questo microsolco, e in questo microsolco c'è una serie di asperità che riproducono la vibrazione sonora.
Il sistema è estremamente basilare, ma ha funzionato molto bene per lunghissimo tempo.
All'inizio le asperità si trovavano sulla parte centrale del microsolco, semplicemente c'erano questa serie di avvallamenti e di oscillazioni che facevano oscillare la testina, e di conseguenza la testina - oscillando - vibrava e generava il suono.
Il sistema funzionava talmente bene che se tu spegnevi le casse, spegnevi tutto quanto e lasciavi solo la testina a girare sul disco, comunque avvicinandoti alla testina sentivi che la testina, vibrando, faceva proprio QUEL suono.
Poi c'erano dei sistemi per amplificare questo suono: il più basilare di tutti è stato il grammofono, che usava una trombetta di ottone, poi sono arrivati gli amplificatori elettrici ed elettronici, ma questo è un altro discorso.
Il principio - comunque dicevo - era appunto quello di trovare delle asperità sul solco che facevano vibrare la testina.
Successivamente si pensò di fare una cosa molto intelligente: dato che il solco ha due pareti, anziché mettere le asperità semplicemente "al centro" del solco, si mettevano le asperità sulle due pareti.
In questo modo che cosa si faceva? Si otteneva la possibilità di avere una vibrazione che poteva essere la stessa per destra e per sinistra, o leggermente differente, e quindi era possibile registrare dei dischi in stereofonia.
Il bello è che - dato che comunque l'asperità poteva essere molto simile, e c'erano leggere differenze quando c'erano i passaggi destra-sinistra, anche se uno lo metteva su un grammofono o su un piatto giradischi che non poteva gestire la stereofonia, il sistema funzionava lo stesso, ma altrimenti il piatto stereofonico - invece di una singola puntina di diamante - ne aveva due che si appoggiavano sui due bordi del microsolco.
Come dicevo i dischi erano realizzati in gommalacca (che è una resina naturale), però nella seconda metà degli anni '50 in America si cominciò a diffondere un altro sistema per realizzare questi dischi: il Cloruro di Polivinile. Questo permetteva di realizzare dei supporti che avevano un costo nettamente inferiore, dei supporti che erano più elastici e molto più resistenti, quindi permise di fare due cose.
La prima cosa era quella di abbassare la velocità di rotazione del disco: si passò dai 78 giri dei dischi di gommalacca ai 33 giri e mezzo (tipicamente) dei dischi di vinile. Questo aveva due punti a favore: il primo punto a favore era - appunto - quello che il disco era un pochino più resistente, e girando più lentamente sarebbe stato sottoposto a una inferiore usura.
La seconda è che - girando più lentamente - ci stava molta più musica (era possibile registrare molta più musica) sulla singola facciata: in certe occasioni si poteva arrivare sino a 30~40 minuti sulla singola facciata del disco.
Tra l'altro alcuni dischi, in cui era registrata solo della voce senza la musica (sono stati famosi - non so - per esempio dischi con discorsi dei presidenti degli Stati Uniti), venivano riprodotti a una velocità ancora inferiore (a sedici giri e tre quarti al minuto, circa), perché questo abbassava un po' la qualità sonora: non si poteva registrare musica, perché si sarebbe sentita molto cupa registrandola a 16,5 giri al minuto; però quando si trattava di registrare solo la voce, a 16,5 giri al minuto si poteva capire comunque benissimo (sarebbe stata leggermente cupa, ma funzionava), e in questo modo c'era ancora più spazio sulla singola facciata del disco.
Il vinile ha avuto grandissimo successo proprio per via del suo basso costo, della facilità di reperire il materiale primario, e per via del fatto che era - comunque - un supporto analogico molto resistente, tanto che intorno alla prima metà degli anni '90 si era smesso di produrre dischi in vinile, ma nell'ultima decina d'anni sta vivendo una rinascita, soprattutto grazie a moltissimi puristi del suono e appassionati di musica che ritengono che - fra i supporti analogici - il vinile sia quello che ha la sonorità più "calda" ed avvolgente.
Ora *personalmente* io non sono un esperto di musica, quindi ammetto che preferisco il supporto digitale, perché con il supporto digitale è possibile effettuare un mixaggio perfetto - veramente - al millimetro, ed è possibile ottenere un prodotto musicale che lo si sente sempre nello stesso modo, lo si può fruire sempre nello stesso modo, con una pulizia del suono a dir poco perfetta.
Però ammetto - appunto - che in questo modo il supporto digitale rende la musica una "fredda" riproduzione millimetrica di quello che sia: riconosco che - in effetti - il fatto che si usi il supporto analogico dà quel calore in più, perché ha quella sonorità leggermente differente.
Però - come ripeto - personalmente preferisco il supporto digitale.
E in fondo (lo ripeto di nuovo) io non sono un musicista, non sono un esperto di musica, per cui chiedo a voi: voi che cosa ne pensate? Voi avete utilizzato il vinile in passato? State utilizzando ancora il vinile?
Utilizzate ancora dei supporti musicali analogici? Preferite il digitale? Non lo so: parliamone nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Prima di concludere una piccola e veloce curiosità: il primo disco in vinile che ho posseduto (mi fu regalato da mio padre nel 1987) è stato «Dedicated to the Moon», l'album di Ivana Spagna (era il periodo del "boom" di Spagna), appunto.
Sempre per i curiosi, il primo CD che mi sono comprato, invece, è stato «Dreamland» del compianto Robert Miles: la prima edizione, quello senza "One and One".
Bene, ragazzi: io sono Grizzly, questo era #OperazioneNostaglia. Come sempre vi ricordo di fare pollice-in-alto, condividere questo vlog ed iscrivervi al canale. Seguite il mio canale Telegram per non perdere le novità, seguitemi anche sui Social (trovate tutti i link sul doobly-doo), noi ci vediamo alla prossima: ciao a tutti!

domenica 28 gennaio 2018

VLOG 200: Cosa fare in caso di emergenza in treno o metropolitana?

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Ciao, sono Grizzly.
Sto - probabilmente - per spaventarti, ma non con un jump-scare.
Rilassati.
6:30 del mattino. Sei un po' assonnato e entri nella stazione della metropolitana: devi prendere un treno, perché devi andare da qualche parte.
La stazione della metropolitana è deserta, quindi tu scendi dalle scale e ti fermi in fondo alla stazione, proprio vicino alle scale, perché tendi a prendere l'ultima carrozza (lo fai - ormai - meccanicamente, perché è sempre quella con meno confusione, anche se a quell'ora non c'è nessuno).
Comunque la stazione è deserta ma, mentre attendi il treno, arriva una ragazza.
Si ferma a una decina di metri da te e sta guardando il cellulare. Siete solo tu e questa ragazza.
All'improvviso cominci a sentire il rumore del treno che sta arrivando e in quella la ragazza, che sta guardando il cellulare, inciampa e cade.
Cade sulle rotaie.
Cade, batte la testa e perde i sensi, e il suo braccio è pericolosamente vicino alla terza rotaia.
Il treno sta arrivando: che cosa fai?
Devi attirare l'attenzione del conducente del treno: bisogna fermare il treno.
Bisogna staccare la corrente, perché la ragazza - se fa un movimento inconsulto - rischia di restare folgorata.
Non c'è nessuno: c'è bisogno di aiuto!
C'è bisogno di attirare l'attenzione: CHE COSA FAI?

HAI POCHI SECONDI:QUESTA RAGAZZA STA PER MORIRE!
CHE COSA FAI?

[Orologio che ticchetta]

Sai cosa faccio io? Visto che sono in fondo alla stazione, guardo alle mie spalle.

Dietro di me (a pochi metri dietro di me) c'è un piccolo pannello di vetro rettangolare, con un grosso interruttore (una grossa leva) posizionata su "1", e una nota che dice "In caso di emergenza rompere il vetro e girare la leva"

Vedo quell'interruttore, spacco il vetro (è un plexiglass: si rompe con una gomitata e va in mille pezzi) e giro quell'interruttore, lo porto su "0"

In stazione suona l'allarme, e il fatto che suona l'allarme attirerà tutto il personale che è disponibile.

Scattano dei semafori rossi, che BLOCCANO tutti i treni che stanno arrivando alla stazione, nel raggio di alcune centinaia di metri (in particolar modo QUEL treno).

Si toglie corrente alla linea elettrica della stazione, alla linea di terra in questo caso (quindi la terza rotaia): dentro la stazione e per alcune decine di metri prima e dopo la stazione si toglie corrente.

Tutto in un comando: in caso di emergenza rompere il vetro e girare la leva.

Perché io so che è lì, perché c'è in TUTTE le stazioni delle metropolitane. Tu lo sapevi che era lì?

Oppure avresti cercato di attirare l'attenzione del conducente sbracciandoti? Avresti gridato molto forte, sperando di farti sentire? Cosa avresti fatto?

Oggi voglio parlare dei dispositivi di emergenza sui convogli ferroviari, e lo voglio fare in questa puntata che vuole essere una sorta di «Servizio Pubblico» di Diario di Viaggio on the road.

Cominciamo: sigla!
[♪♫♪]

Roma, stazione della metropolitana. Una signora resta agganciata alla porta del convoglio, il treno parte: tutte le persone nella stazione (e sul convoglio) cercano di attirare l'attenzione, fatto sta che la signora viene trascinata per diverse decine di metri, fino a cadere e rompersi il braccio (e molte altre ossa), si ferisce molto gravemente. E in tutto questo ci sono anche dei *terribili* video del sistema di videosorveglianza della stazione, che mostrano le fasi concitate dell'incidente.
Mentre io guardo quelle immagini, mi chiedo - guardando TUTTE le persone nella stazione e tutte le persone sul treno - "Ma perché *NESSUNO* ha tentato di tirare il freno di emergenza sul treno, o l'interruttore di emergenza dela stazione?"
E la risposta che mi do è relativamente semplice: probabilmente perché molti non sono neanche a conoscenza dell'esistenza di questi due dispositivi.

Ci sono due importanti dispotivi di sicurezza presenti su ogni treno (su ogni convoglio ferroviario): il primo dispositivo di sicurezza è il «Freno di Emergenza».
Ora, l'impianto frenante dei treni funziona attraverso pressione d'aria: quando l'impianto è in pressione, la pressione dell'aria fa aprire le ganasce che - generalmente - si stringono per tenere ferma la ruota.
Se si toglie pressione all'impianto (o se si PERDE pressione dall'impianto) automaticamente - per OVVI motivi di sicurezza - entrano in funzione i freni.
Il Freno di Emergenza quello che fa è aprire un rubinetto che fa scaricare la pressione dell'impianto frenante, provocando quindi l'immediata frenatura del convoglio.

Naturalmente è un dispositivo di sicurezza, quindi non lo si deve manovrare «perché uno si è svegliato così la mattina»: deve essere utilizzato SOLO IN CASO DI EFFETTIVA EMERGENZA, anche perché una volta aperto il Freno di Emergenza, non lo si può semplicemente richiudere: bisogna resettare l'impianto frenante, quindi il convoglio deve necessariamente fermarsi, bisogna verificare che cosa è successo e poi resettare l'impianto frenante. Questo significa che tirare il Freno d'Emergenza senza motivo comporta il reato di Interruzione di Pubblico Servizio [art. 340 C.P.] e - in certe situazioni - utilizzare il Freno d'Emergenza per cercare di fare anche dei danni, può comportare anche il reato di Attentato alla Sicurezza dei Trasporti [art. 432 C.P.]

Ma SE C'È UN'EMERGENZA, invece, tirare il Freno di Emergenza comporta fermare il treno prima che la situazione peggiori! Bisogna anche ricordarsi questo: bisogna sapere che c'è questo.
Nei treni il Freno d'Emergenza è identicato da una leva con un pomello rosso (o da proprio una maniglietta rossa) particolare, che si trova in punti ben precisi del convoglio: di solito lungo il corridoio, all'interno degli scompartimenti, lungo determinati punti, in testa e in coda alla carrozza etc.

Il secondo dispositivo di sicurezza si chiama «Apertura di Emergenza».
Ora, moltissimi convogli ferroviari hanno delle porte che si aprono e si chiudono automaticamente grazie al comando inviato direttamente dal conducente o dal capotreno.
Quando il treno è fermo (perché c'è una situazione di emergenza), e bisogna uscire, bisogna evacuare la carrozza, ma le porte sono chiuse, come si fa a procedere? Naturalmente c'è questo comando, l'Apertura di Emergenza. Una volta che si abbassa questa leva, quello che fa è sganciare la porta dal meccanismo automatico di apertura: la porta rimane chiusa solo per il suo peso, quindi basta accostare la porta manualmente ed è possibile uscire dal convoglio.
Nelle carrozze della metropolitana il Freno di Emergenza e l'Apertura di Emergenza di solito si trovano ai due lati della porta: a un lato c'è una leva con un pomello di colore rosso, che identifica il Freno d'Emeregenza (e comunque sotto quella leva c'è scritto "Freno di Emergenza" o "Segnale di Allarme"); l'altra leva, che ha un pomello di colore differente (generalmente è blu) invece porta la nota "Apertura di Emergenza".
C'è differenza tra le due cose? Naturalmente sì: non bisogna attivare l'Apertura di Emergenza quando il treno è in movimento, perché questo sgancia la porta (e permette di aprire la porta) mentre il treno è in movimento: è una cosa di una PERICOLOSITÀ FOLLE!
Mentre il Freno di Emergenza serve solo a bloccare il convoglio, nel momento in cui c'è un'emergenza, il treno si è fermato e si vuole uscire, tirare un altro Freno di Emergenza non servirà: per aprire la porta bisognerà tirare la leva corrispondente al comando di Apertura di Emergenza.
Quando si utilizza il Freno di Emergenza? Beh, ovviamente quando c'è una situazione di grave pericolo, di IMMEDIATO pericolo, che richieda la necessità di bloccare il convoglio: per esempio se scoppia un incendio a bordo del convoglio, perché bisogna riuscire a bloccare il convoglio, evacuare prima che l'incendio possa espandersi e quindi procedere a spegnere l'incendio.
"C'è una situazione di emergenza? Ma vabbè: non è un mio problema, io tiro fuori il telefonino e lo filmo. Cosa m'interessa?"
È un'idea SBAGLIATISSIMA: siamo tutti sullo stesso convoglio, se c'è un pericolo, quel pericolo può coinvolgere tutti quanti. È importante intervenire e cercare di bloccare quel convoglio, cercare di rimuovere quella situazione di pericolo.
Dell'Interruttore di Emergenza nelle stazioni della metropolitana, tantissimi amici a cui l'ho raccontato (che esiste questo Interruttore di Emergenza) son CASCATI DALLE NUVOLE! Quindi penso che il problema sia anche che tantissime persone non hanno idea dell'esistenza di questi dispositivi di sicurezza, per cui spero di avervi fatto conoscere due dispositivi di sicurezza importanti: il Freno di Emergenza e l'Apertura di Emergenza.
Come ripeto, sono dispositivi con in quali non si deve giocare: non sono messi lì per fare la gara "vediamo chi riesce a fermare il treno", sono messi lì per cercare di prevenire, o di ridurre il più possibile i danni. Se c'è un treno che sta correndo con una porta aperta, c'è il rischio che qualcuno possa cadere fuori dal treno in corsa! Ma scherziamo?
Cosa si fa? Si prende il telefonino e si filma il treno che corre con la porta aperta?
Se pensi che sia intelligente farlo, fallo, ma tira il freno di emergenza, anche! Bisogna bloccarlo il treno.
Moltissimi incidenti si possono prevenire, o si può ridurre tantissimo il danno semplicemente tenendo a mente che ci sono questi dispositivi di sicurezza, tenendo a mente che se una persona casca sui binari della stazione della metropolitana, piuttosto che sbraitare molto forte e sperare che qualcuno ci senta, può essere utile togliere corrente alla stazione.

Io spero, con questo video, di avervi fatto sapere quali sono i dispositivi di sicurezza di un convoglio ferroviario, come si usano, a che scopo li si utilizza, e quindi spero di aver diffuso la cultura che «Ci sono dei dispositivi di sicurezza che, in certe situazioni possono VERAMENTE prevenire o ridurre tantissimo i rischi da un eventuale incidente».
Voi conoscevate già l'esistenza di questi dispositivi di sicurezza? Conoscevate il Freno di Emergenza, ma non conoscevate l'Apertura di Emergenza? Oppure conoscevate l'Apertura di Emergenza ma non il Freno di Emergenza?
Sapevate che - nelle stazioni delle metropolitane - c'è l'Interruttore di Emergenza della stazione?
C'è qualche osservazione che volete fare? C'è un altro dispositivo di sicurezza di cui pensate che dovrei parlare, e che non ne ho parlato? Discutiamone nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene, io sono Grizzly e per oggi ho concluso. Come sempre vi ricordo di fare pollice-in-alto e di condividere questo vlog con i vostri amici, anche su Whatsapp o Telegram: soprattutto condividete questo vlog con i vostri amici che sono pendolari sui trasporti pubblici.
Vi ricordo, se non l'avete già fatto, di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel Buon Profumo di Nuovo Iscritto che ci piace così tanto. E lì non c'è bisogno di farlo in caso di emergenza: potete farlo tranquillamente, iscrivetevi al mio canale.
Inoltre se seguite anche il mio canale Telegram (lo lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda) riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video.
Infine: se c'è un argomento che vi piacerebbe io trattassi in #DdVotr, potete farmi sapere anche quello in un commento qua sotto.
È tutto, per cui come sempre grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 21 gennaio 2018

VLOG 199: Voldemort: Origins of the Heir - 3 punti positivi e negativi

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: sono Grizzly, questo è Diario di Viaggio on the road e oggi voglio parlarvi di «Voldemort: Origins of the Heir», che è un fan-film sulle origini e l'infanzia di Voldemort (su come Tom Riddle è cresciuto ed è diventato il personaggio di Voldemort) nel mondo di Harry Potter.
Questo mediometraggio è stato rilasciato qui su YouTube: se non lo avete già visto ANDATE *SUBITO* A VEDERLO! Ve lo lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda; lo andate a guardare, poi tornate che parliamo.
Va bene, sono 52 minuti: se volete, potete guardarlo dopo. Io vi prometto che non farò spoiler in questa puntata, quindi intanto cominciamo: sigla!
[♪♫♪]
«Voldemort: Origins of the Heir» è un mediometraggio (dura - appunto - circa 50 minuti) realizzato interamente in Italia, è una produzione dei fan (un "fan-film") realizzato grazie al crowdfunding, con una cifra ridicola (si parla di intorno ai 15mila euro).
È stato interamente girato nella provincia di Trento: è stato girato in luoghi come Riva del Garda, la Val di Non, l'Altopiano di Pinè e il Castello del Buonconsiglio... vado in brodo di giuggiole a pensarci, perché il Trentino è un po' la mia seconda patria, e sono posti che ho visitato (e che visito) spesso, quando ho la possibilità; ne sono innamorato.
E non solo: la scenografia di questo film (di questo mediometraggio) è talmente ben curata, è talmente ben fatta che c'erano momenti che dovevo PENSARCI "Sì: ma io sto guardando una valle del Trentino, non sto guardando le montagne di una nazione (che non vi dico, #spoiler) o la Scozia!": è bellissimo!
Però, c'è un però: questo mediometraggio mi è piaciuto tantissimo, ma c'è qualche punto... non voglio dire "particolarmente negativo" ma che un pochettino mi ha fatto storcere il naso.
Quindi oggi voglio parlarvi di tre punti che ho trovato "leggermenti negativi" (che mi hanno fatto storcere il naso) e tre punti che ho trovato molto positivi, che invece mi sono piaciuti tantissimo, a proposito di «Voldemort: Origins of the Heir».
Comincio con una premessa importantissima: è stato un lavoro eccezionale, è stato pubblicato su YouTube, ha fatto (al momento che sto girando questo vlog) quasi dieci milioni di visualizzazioni, ha avuto un grandissimo successo, ha avuto un grandissimo risalto mediatico, ed è - comunque - un lavoro che merita di essere guardato, per tantissimi motivi.
Il primo motivo sicuramente è per l'incredibile cura nei dettagli: quando uno pensa "è un fan-film" magari s'immagina "sì: è una cosa girata fra quattro amici e messa così".
Invece no: è una cosa con una fotografia eccellente, con un doppiaggio molto particolare, ma adesso parliamo più nello specifico; comincerò parlandovi dei tre punti che ho trovato estremamente positivi e spettacolari di questo mediometraggio.
Al numero uno ci metto - appunto - le scenografie, l'ambientazione, la fotografia e gli effetti speciali (che sono a livelli... ma no "professionali": BEN PIÙ che professionali!): uno ci deve pensare "sì: è una produzione fatta da quattro amici con quattro noccioline", perché sembra una produzione che ti aspetteresti di vedere - non so - magari su Netflix, dopo che ci hanno speso qualche centinaio di migliaia di euro.
E consideriamo che i film della saga di Harry Potter sono costati MILIONI di euro: questo è un mediometraggio di 50 minuti che è costato circa una quindicina di migliaia di euro: letteralmente è costato noccioline, e il risultato è CLAMOROSAMENTE SPETTACOLARE!
Punto numero due: la recitazione. È molto bella la recitazione, è molto bella la presenza scenica delle persone... non posso dire lo stesso esattamente della "recitazione" per un motivo (su cui arriveremo) che è quello del doppiaggio: il film è realizzato in Italia, ma è stato doppiato in lingua inglese, per renderlo un prodotto fruibile da tutto il mondo. Sono d'accordo con la scelta del doppiaggio, anche se c'è un punto del doppiaggio di cui vi parlerò nei tre punti che ho trovato un po' negativi, però la presenza scenica la ho trovata comunque molto funzionale: le espressioni, la scelta degli attori... tutto quanto veramente di altissimo livello e veramente molto ben apprezzabile.
E tra l'altro - mantenendosi sul discorso della recitazione - faccio una menzione speciale per le coreografie nei combattimenti, che sono perfette: proprio niente da eccepire.
E terzo punto che ho trovato eccezionale sono i costumi. C'è una cosa (di cui - come vi ho detto - non faccio spoiler), è ambientato in un'altra nazione, quindi ci sono dei costumi che sono stati realizzati proprio partendo da zero, e secondo me c'è stato un lavoro eccellente: sono ben calibrati, danno benissimo l'idea, sono qualcosa di veramente eccezionale, veramente ben fatto e comunque tutto l'insieme dei costumi dà veramente l'idea di stare nel mondo magico di Harry Potter. Veramente molto bello.

Però adesso veniamo a quelli che considero i tre punti - come ripeto - non li voglio considerare "negativi", però un pochino mi hanno fatto storcere il naso.
E cominciamo dal punto numero uno: il doppiaggio in inglese. Ora: molti hanno criticato questo discorso del doppiaggio in inglese; prima di cominciare vi segnalo la recensione che ha fatto Victorlaszlo88: lascio linkata sul doobly-doo e sulla scheda; anche lui è stato uno di quelli che ha detto "capisco la scelta di doppiare in inglese per rendere il prodotto fruibile da tutto il mondo, ma c'è qualche piccola imprecisione, c'è qualche piccolo momento in cui non c'è quel sync..."
Eppure, nonostante tutto, io in questo voglio dire: "No: invece secondo me - soprattutto per essere un prodotto dal costo così basso - c'è un doppiaggio dal livello veramente professionale"; io l'ho trovato molto valido il doppiaggio.
C'è una cosa del doppiaggio che - invece - mi ha fatto storcere il naso: c'è un personaggio (il generale) che parla inglese con un accento marcatissimo, quasi a livello comico. Però ci sta: è straniero, l'inglese non è la sua lingua madre, sta parlando con una persona di lingua inglese, gli sta parlando in inglese... ci sta.
Il problema sono tutti gli altri personaggi: c'è il personaggio principale, Grisha McLaggen. McLaggen è un cognome scozzese... ti aspetti che sia scozzese.
Ora non voglio dire che dovrebbe parlare la McLaggen come, non so, il bidello Willy nei Simpson, però che tutti i personaggi non abbiano nessunissima inflessione dialettale... cioè: il generale parla con quel marcatissimo accento, tutti gli altri parlano un inglese pedante, puntiglioso quasi a livello scolastico...
Secondo me ci poteva stare che parlasse quest'inglese pedante, puntiglioso a livello scolastico Tom, perché volendo cercare la purezza del sangue, magari considera i dialetti una cosa babbana, e allora dice "no: io non mi faccio sporcare la lingua dal dialetto babbano", ma tutti gli altri sono cresciuti in varie parti dell'Inghilterra: ti aspetti che almeno la musicalità dialettale ce l'abbiano, non che parlino TUTTI quell'inglese perfetto.
Secondo me questa è una cosa che un pochettino mi ha fatto storcere il naso: una volta che stai dando un accento particolare a un personaggio, dai quel minimo di assonanza (almeno quel minimo di accento) agli altri personaggi: secondo me ci sarebbe stato un pochino meglio.
Punto numero due: la trama e lo sviluppo della sceneggiatura. In questo in parte sono d'accordo con l'analisi di Michael Righini: vi lascio la sua recensione linkata sul doobly-doo e sulla scheda.
La trama è molto interessante, lo sviluppo della sceneggiatura ha dei momenti di azione e dei momenti di dialogo, forse un pochino lenti ma che ci possono anche stare (naturalmente una cosa non può essere 100% azione). Però ci sono dei momenti che sono un po' troppo lenti.
Michael Righini, che ha fatto l'esperienza con Fuga dalla Morte, giustamente diceva "So, da regista, quant'è difficile: dopo che ti sei impegnato e hai sbattuto la testa per girare una scena (magari ci hai messo due giorni)... dopo non ti va di tagliare quella scena, perché rallenta troppo il passo."
Però 52 minuti di mediometraggio, che sono lunghetti (lunghetti perché poteva fare lo stesso messaggio - secondo me - con 30~40 minuti: ci sono delle scene che, secondo me, allungano un pochino il brodo.
Però ripeto, capisco il discorso (che lo fa anche Michael Righini): dopo che ti sei sbattuto in una produzione fatta - letteralmente - con gli amici, ti sei sbattuto per girare un mare di scene... poi ti è un pochino più difficile avere la voglia di dire "Va bene, questa scena cancelliamola, tagliamola"; però secondo me qualche scena si poteva tranquillamente tagliare, qualche cosa si poteva tranquillamente tagliare. Si poteva accorciare un pochino, e comunque avrebbe dato ugualmente il suo messaggio molto forte.
Prima di esprimere il punto numero tre, vi segnalo anche la recensione del buon Matioski: la lascio linkata sul doobly-doo e sulla scheda, andate e dategli un'occhiata. Matioski ci dice che non gli è piaciuto molto, per vari buchi sulla trama e per varie situazioni. Non sono del tutto d'accordo con la sua analisi, però trovo la sua analisi molto pacata e molto intelligente.
Comunque, punto numero tre che mi ha fatto storcere il naso: il Veritaserum.
Molti a dire "Ma perché il Veritaserum in endovena?"; secondo me vale un principio abbastanza semplice: il Veritaserum è una pozione (non è un incantesimo), quindi si suppone che cominci a fare effetto quando entra nel circolo sanguigno, iniettarlo nelle vene probabilmente sarà un modo di farlo entrare in funzione più velocemente, questo secondo me ci può stare.
Però non mi convincono due cose: la prima è che il Veritaserum frizza... perché?
La seconda cosa che non mi convince è questa: quando il professor Piton ci ha parlato la prima volta del Veritaserum, ci disse che "poche gocce e il signore oscuro in persona sarebbe impazzito dalla voglia di svelare i suoi più oscuri segreti": qui abbiamo Grisha a cui viene somministrato il Veritaserum in endovena, e a un certo punto il generale (mentre ancora continua a esserci l'ultima parte di Veritaserum nella boccetta): "Eh sì: forse il Veritaserum sta smettendo di far effetto"
Cioè: questo mi fa venire in mente, non lo so: forse il Veritaserum è come i farmaci babbani, c'è la versione "generica", c'è la versione con il principio attivo differente, che agisce in maniera differente, allora è meno potente?
Ma se c'è un Veritaserum più "potente", non interesserà a molti utilizzare il Veritaserum più potente?
Anche perché il Torneo Tremaghi e altre cose ci hanno fatto vedere che tra molti maghi c'è una cooperazione, quindi non credo che ci siano delle pozioni... cioè: nella Magia Oscura ci saranno pozioni che vengono tenute "segrete", ma nella "Magia Generale" credo che questo tipo di pozioni vengano "condivise", quindi non lo so: questo discorso del Veritaserum non mi ha convinto al 100%
Ci può stare il discorso che viene dato in endovena, ma non capisco questo discorso che "forse comincia a non fare effetto".

Insomma questi - secondo me - erano i tre punti che ho trovato fortemente positivi e i tre punti che ho trovato - diciamo - leggermente negativi (che non mi hanno convito al 100%) di «Voldemort: Origins of the Heir».
Voi avete visto questo film? Vi è piaciuto? Non vi è piaciuto?
Ci sono dei punti che avete trovato positivi o negativi, dei punti che vi hanno convinto e dei punti che non vi hanno convinto? Parliamone nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene ragazzi: io sono Grizzly, questo è tutto per oggi, come sempre vi ringrazio per essere arrivati in fondo a questo vlog.
Vi ricordo - se questo vlog vi è piaciuto, vi ha incuriosito, vi ha fatto conoscere questo progetto (o se vi è piaciuto il progetto) - di fare pollice-in-alto e condividere questo vlog con i vostri amici, anche su Whatsapp o Telegram.
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Infine se c'è un argomento che vi piacerebbe io trattassi in #DdVotr potete farmi sapere anche quello in un commento qua sotto.
Bene ragazzi: questo è tutto, per cui - come sempre - grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 14 gennaio 2018

VLOG speciale: Pranzo di solidarietà 7 gennaio 2018

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: sono Grizzly e questa è una puntata speciale di Diario di Viaggio on the road.
Speciale perché domenica 7 gennaio 2018, presso il palazzetto dello sport "Concetto Lo Bello" qui a Siracusa, c'è stato un pranzo di solidarietà a favore delle famiglie indigenti.
E chi mi segue su Telegram ha già visto delle immagini mentre stavamo facendo quel pranzo, motivo in più per seguirmi su Telegram, vi lascio il link del canale sul doobly-doo e sulla scheda. Su Telegram vi comunico ogni volta che pubblico un nuovo video e - occasionalmente - vi mando delle piccole curiosità, dei retroscena, dei dietro-le-quinte dei video che devo pubblicare.
Comunque dicevo: c'è stato questo pranzo di solidarietà, siamo stati presenti - come associazione di volontariato - grazie alla nostra grandissima cucina mobile, il pranzo è stato organizzato dal Circolo Canottieri Ortigia con la collaborazione di tantissime associazioni e di tantissimi privati (non solo in ambito sportivo); vi lascio sul doobly-doo anche il link all'articolo di Siracusanews che parla della manifestazione e di tutte le associazioni che sono state presenti: quello che voglio raccontarvi oggi è com'è andato questo pranzo di solidarietà, che è stata un'esperienza veramente molto interessante e molto bella per Siracusa: è stato un modo di trovarsi tutti assieme, è stato un modo di mangiare tutti assieme, di essere intrattenuti dalla musica, di lavorare tutti assieme e...
... è stata una cosa talmente funzionale che - pensate - che nonostante fosse il sette gennaio (e quindi la Befana avesse finito il suo turno già da un giorno), siamo riusciti a convincere persino la Befana a venire al pranzo e intrattenere tutti i bambini!
Quindi non mi resta che lasciarvi con le immagini di questo pranzo di solidarietà; io sono Grizzly, vi ricordo di mettere pollice-in-alto, condividere questo vlog e iscrivervi al mio canale YouTube: noi ci vediamo alla prossima, ciao a tutti!

[beep]

Gr> Benvenuti viaggiatori: sono Grizzly, sono le 5:10 di mattina e mi trovo al XII Settore Pantanelli di Siracusa (dove abbiamo tutti i mezzi parcheggiati). Sto aspettando che arrivino gli altri colleghi (a minuti saranno qua) e cominceremo questa giornata.
Non so se si vede qualcosa: sono particolarmente al buio, comunque... cominciamo questa giornata, dai!

An> È chiuso?
Gr> Sì
An> Già son saliti...
Gr> E i ragazzi... evidentemente già là sopra... perché o l'hanno fregata stanotte o...
An> No, no: Giovanni ha fatto un colpo di testa stamattina
Lu> È APERTO?
An> Testa di ####
[musica]
Ore 7:10
La situazione è già a buon punto, stiamo per risolvere un problema con la corrente elettrica: al momento abbiamo acceso il gruppo elettrogeno, perché dalla presa dove stiamo cercando di prendere corrente non esce corrente... sto andando in auto a prendere il tester, a vedere se - per caso - c'è qualche fusibile saltato nella presa.
Va bene: ci vediamo più tardi!
[musica continua]

domenica 7 gennaio 2018

VLOG 198: Carta Call-IT #OperazioneNostalgia

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Facciamo un viaggio in Italia o all'estero, però mentre siamo lontani da casa, vogliamo sentirci con i nostri familiari, con i nostri cari.
Beh, è semplicissimo: abbiamo lo smartphone, abbiamo il tablet. abbiamo Internet, abbiamo diverse decine di modi per tenerci sempre in contatto. Ma - naturalmente - non è stato sempre così, e una volta bisognava utilizzare le linee telefoniche: quando si stava fuori casa, quando si usciva (magari dalla propria città), quando si andava fuori dalla propria nazione, principalmente c'erano le linee telefoniche fisse (magari dell'albergo dov'eravamo ospitati) oppure le cabine del telefono.
Utilizzare le cabine del telefono, soprattutto quando si era all'estero, era un pochettino una rogna, perché naturalmente le tariffe telefoniche per chiamate dall'estero erano abbastanza elevate, quindi bisognava riempire la cabina di monetine.
E allora si utilizzavano delle soluzioni intermedie, come le carte telefoniche: c'erano le carte prepagate «locali» (quelle che si utilizzavano nelle cabine telefoniche locali), oppure c'erano delle «carte internazionali» molto particolari in cui tu, da una cabina del telefono, facevi un numero verde gratuito, immettevi il numero di questa carta telefonica e avevi la possibilità di parlare: mi è capitato di utilizzarla andando in Austria, m'è capitato di utilizzarla andando in Germania; è capitato di utilizzarla a miei familiari quando sono andati in Francia, era molto comoda.
Però naturalmente sarebbe servita anche una soluzione che permettesse di operare facilmente e senza dover avere grossi problemi. E c'era una soluzione che permetteva di utilizzare la propria linea telefonica di casa (o dell'ufficio) come se ci si portasse il proprio telefono in giro.
Una soluzione che ha smesso di funzionare il 31 dicembre 2017, cioè quando uscirà questo vlog, un servizio che sarà stato chiuso da sette giorni. E voglio parlarvi di questo servizio oggi, in questa che possiamo definire forse la «puntata più recente» (visto che è solo di sette giorni) di Diario di Viaggio on the road Operazione Nostalgia!
[♪♫♪]
Immaginate di poter utilizzare un telefono in qualsiasi parte del mondo, e di addebitare la telefonata direttamente sul vostro telefono di casa. Questa soluzione era proposta da Telecom con la Carta di Credito Telefonica Call-IT: questa qua.
Questa carta di credito telefonica aveva una funzionalità molto semplice: quella di permetterti di telefonare da qualunque telefono di rete fissa nel mondo (quindi telefono privato o telefono pubblico) e addebitare il costo della telefonata direttamente sulla tua linea telefonica di casa (o dell'ufficio per le carte "Corporate", le carte aziendali).
Questa che vedete - tra l'altro - non è un'immagine della carta Call-IT che ho trovato su Google Immagini o su Pixabay, infatti come vedete c'è scritto sopra "Tuccitto Mirko", perché QUESTA È LA MIA CARTA DI CREDITO TELEFONICA CALL-IT! Io la ho sottoscritta nel 1995: ventidue anni di onorato servizio... in realtà un po' di meno, perché gli ultimi anni li ha trascorsi dentro un cassetto: la ho ritrovata pochi mesi fa, e quando la ho ritrovata mi sono chiesto "Guarda un po': la carta Call-IT, avevo quasi dimenticato di averla. Chissà se ancora è funzionante?"
Ho cercato su Internet e - appunto - ho visto che il 31 dicembre sarebbe stato chiuso il servizio.
Come funzionava questa carta? Era molto semplice: in Italia, dentro le cabine del telefono, potevi addirittura portarti la carta, proprio inserirla nel lettore di tessere, poi estrarla (perché s'inseriva fino a un certo punto e si bloccava), poi estraevi la carta, la cabina del telefono ti chiedeva di digitare il tuo PIN personale, e poi c'avevi il menu: "Digitare 1 per effettuare una chiamata..." o le altre voci per controllare il traffico etc.
Oppure dalle reti fisse italiane (quindi dai telefoni privati), dalle cabine del telefono (funzionava anche così) o dai telefoni di tutto il mondo facevi un numero di telefono particolare e, dopo aver composto questo numero di telefono, digitavi il tuo numero della scheda, poi il tuo PIN, e di nuovo avevi il menu "Digitare 1 per effettuare una chiamata etc" e potevi telefonare dove volevi.
E telefonavi come se ti trovassi sul tuo telefono di casa, quindi anche se eri all'estero e volevi chiamare in Italia, un volta fatto il numero di accesso, per chiamare in Italia facevi solo il prefisso della città e il numero, come se fossi sul tuo telefono di casa.
Se eri all'estero - magari in Germania - e volevi fare una telefonata in Germania, dovevi fare il prefisso internazionale della Germania e tutto quanto (quindi, come se fossi sul telefono di casa, 0049 etc).
Il pregio della carta era - innanzi tutto - appunto che funzionava in tutto il mondo; la chiamata, da dove la facevi, era gratuita: non veniva addebitato nulla, perché si chiamava un «Numero Verde», quindi dalle cabine del telefono non c'era bisogno di mettere la moneta (oppure in alcuni posti c'era bisogno di mettere una moneta, perché altrimenti la cabina telefonica non si attivava, però tu mettevi la moneta, facevi il numero, parlavi con chi potevi parlare e, quando avevi finito la telefonata, chiudevi e ti veniva restituita la moneta, perché la chiamata era addebitata - regolamente - sulla tua bolletta telefonica.
Aveva dei costi abbastanza contenuti: mi ricordo (quando sono andato in Germania nel '99) che dalla Germania all'Italia le chiamate erano intorno ai 350 lire al minuto, quindi dieci minuti di chiamata in Italia dalla Germania mi sarebbero costati più o meno come una colazione media lì a Monaco di Baviera (che un cornetto e un cappuccino erano sui 3,5 Marchi, quindi eravamo lì).
E la cosa interessante era appunto quella che tu potevi accedere anche dalle cabine telefoniche italiane senza bisogno di inserire la carta da nessuna parte: bastava digitare il codice della carta. Nello specifico dall'Italia tu facevi un numero, all'inizio era 4-4-3 seguito dal numero della carta (per esempio 4-4-3-6-4-1-9-5-0-2, che era - appunto - il numero della mia Call-IT); poi successivamente negli ultimi anni il numero è stato cambiato (è diventato 401-443), quindi tu potevi fare 401-443 e il numero della carta. E dovevi farlo "tutto assieme", cioè non è che facevi 443 e aspettavi che ti rispondesse: dovevi fare *tutto* il numero della carta e allora il sistema ti chiedeva il PIN etc.
E questo discorso era molto utile perché - se uno ricordava a memoria il numero della carta - non aveva bisogno di portarsi appresso la carta, e infatti io ho utilizzato questo piccolo stratagemma in un racconto che ho scritto nel 2008 (ben dieci anni fa!): sto parlando de «Il giorno che fregarono il Grande Fratello», un racconto che vi lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda (era su Diario di Viaggio) e in questo racconto Alfredo Sarini (il personaggio principale: nome molto *tossico* "Sarini", scelto proprio non a caso!) utilizza lo stratagemma di chiamare da una cabina del telefono immettendo il codice della carta Call-IT perché non gli serviva di avere la carta Call-IT per poter fare questa procedura.
Questa carta è stata molto utile e molto funzionale: l'hanno utilizzata moltissimo - per esempio - gli agenti commerciali: in un periodo in cui costava troppo mettersi un cellulare, le aziende potevano darti la carta Call-IT e fartela utilizzare per chiamare in azienda, per le telefonate di servizio.
Ora, la mia carta (che era la "Family") aveva due limitazioni: una limitazione di 50mila lire al giorno, e una limitazione di circa 300 (oppure 350) mila lire al mese, non potevi superare queste soglie, se superavi queste soglie il sistema si fermava, quantomeno era una soglia di sicurezza. Mentre quella aziendale (la "Call-IT Corporate") aveva delle soglie più alte.
Quando facevi il numero di accesso, a parte "1" per effettuare una chiamata, avevi un'altra serie di funzioni guida (cambiare anche la lingua della voce guida) e c'era - appunto - la funzione per sentire quanto "credito" (tra virgolette) era rimasto disponibile: quanto avevi telefonato nel corso della giornata e nel corso del mese. Quindi quantomeno c'era un controllo: non c'era il rischio che arrivassero delle bollette milionarie in questa situazione.
Questa carta - come ripeto - è stata molto utile, veniva rilasciata gratuitamente da Telecom, e naturalmente adesso è stata soppiantata da Internet, dagli smartphone, dalla tecnologia VoIP e da tutte queste tecnologie simili, però è stato un sistema molto utile e funzionale per permettere alle persone di telefonare da tutto il mondo, anche in situazioni di particolare emergenza, senza bisogno di dover andare a cercare - non so - monetine, di andare a cercare in che modo fare una chiamata, magari a carico del destinatario, con l'operatore: c'era questa possibilità di comporre - semplicemente - questo codice da una cabina del telefono qualsiasi, accedere alla propria linea telefonica e quindi chiamare dove capitava (chiamare in Italia, chiamare all'estero) tranquillamente e con tariffe abbastanza interessanti ed economiche. Addirittura era prevista una scontistica: nel traffico nazionale sopra le 15mila delle vecchie lire (sopra i €7,75) era previsto un 5% di sconto, sul traffico internazionale sopra le 60mila lire (i € 30,99) era previsto addirittura un 25% di sconto sul totale del traffico telefonico, quindi era molto molto interessante come meccanismo da portarsi all'estero per effettuare delle telefonate, anche perché senza questa carta le telefonate - soprattutto dall'estero all'Italia - potevano essere molto molto costose.
Insomma ragazzi: questa era la Carta di Credito Telefonico Call-IT.
La conoscevate? Qualcuno di voi in famiglia l'aveva mai avuta? L'avevate sentita nominare? Oppure in passato avete utilizzato altre soluzioni per telefonare, magari avevate le carte prepagate?
Magari avete COLLEZIONATO le carte telefoniche prepagate? È una collezione che è stata molto diffusa in passato (adesso molto di meno), però c'era anche chi faceva questa particolare collezione.
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