martedì 14 novembre 2017

Annuncio FAQ: 26 novembre 2017

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[Per errore il video è stato cancellato: lo ho ricaricato]
Benvenuti a bordo, viaggiatori: sono Grizzly e... no: questo non è Diario di Viaggio on the road.
Sono qui molto velocemente solo per dirvi che domenica 26 novembre 2017 alle 8:00 la puntata di #DdVotr sarà una FAQ: risponderò alle vostre domande!
Per cui se avete delle domande, se avete delle curiosità, potete farmele nei commenti; se volete chiedermi di essere salutati, potete chiedermelo nei commenti.
Se volete che cominci (o finisca) il vlog facendo qualcosa di particolare (non so, magari: abbracciando un orsacchiotto di peluche) potete chiedermelo nei commenti... e se non mi chiedete di abbracciare un orsacchiotto di peluche, probabilmente me lo CHIEDERÒ DA SOLO perché mi piacerebbe tantissimo farlo! [ride]
Scherzi a parte: se avete delle curiosità, se avete delle domande, volete sapere qualcosa potete chiedermelo tranquillamente.
Non so: "Grizzly, che cosa ascolti nell'autoradio in macchina?"
Beh, naturalmente musica in Creative Commons: per esempio adesso sto ascoltando Terluzz, con "Bloom"
[parte musica in sottofondo]
Quindi, vi ricordo che avete tempo fino a venerdì 24 novembre a mezzanotte, perché sabato 25 novembre mattina registrerò il video in cui risponderò alle domande; poi sarà pubblicato domenica mattina alle 8:00 come sempre.
Io sono Grizzly, ciao a tutti: ci vediamo su questo canale, ci vediamo tutte le domeniche mattine con Diario di Viaggio on the road!

domenica 12 novembre 2017

VLOG 190: Lingue locali - il dialetto

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{in siciliano} Baciamu i manu, picciotti: sugnu Grizzly...
{in trentino} e 'sto kì saria el raconto de na caminada su par la strada
[♪♫♪]
Viviamo in Italia e quindi parliamo tutti quanti la «lingua italiana» (grazie ai social piuttosto male, ma questo - purtroppo - è un altro discorso), purtuttavia viviamo in una delle venti regioni d'Italia, e ognuna di queste regioni - nel proprio passato (nel proprio passato più remoto: nel corso dei secoli) - ovviamente ha sviluppato una lingua, soprattutto una «lingua volgare», non "volgare" nel senso di "piena di parolacce": sto parlando della lingua del "volgo", del popolo. L'italiano si è diffuso grazie a lavori importantissimi (come la Divina Commedia di Dante) che sono stati sviluppati - appunto - in una lingua volgare, in una lingua del popolo, non in latino.
Ogni regione d'Italia ha subito - nel corso dei secoli - diversi influssi linguistici: legati alle dominazioni, legati ai popoli che ci sono passati, legati al modo che c'era di identificare le cose, e quindi ci sono - fondamentalmente - venti influssi differenti (se vogliamo considerare "uno per regione") e quindi venti "lingue", venti dialetti differenti.
Ognuno di questi dialetti - fondamentalmente - è parte integrante della cultura italiana.
Ognuno di questi *venti* dialetti, giusto? Beh... sì e no, perché il dialetto non è una lingua che accomuna interamente una regione.
È difficile in realtà definire una linea di demarcazione netta tra la «lingua» e il «dialetto», però consideriamo per questo vlog il dialetto una vera e propria «lingua».
Il dialetto è una lingua che ha origini in molte situazioni che concernono il territorio, ed ecco che non necessariamente in una regione si parla un dialetto che è «lo stesso dialetto» all'interno dell'intera regione; vi porto quest'esempio: io vivo in Sicilia, vivo a Siracusa, quindi vivo in Sicilia Orientale.
La Sicilia Orientale ha un dialetto che ha le sue radici nel «Siculo»: "U Catanisi" per così dire.
Però mano a mano che ci spostiamo verso la parte occidentale della Sicilia, verso Palermo, verso Trapani, ecco che la radice del dialetto cambia e adesso abbiamo un dialetto che ha radici nel «Sicano», e arriviamo a "U Palehimmitano".
Il dialetto è sempre «siciliano», le sonorità sono diverse, la musicalità è diversa, la pronuncia di alcune lettere è diversa. E un po' in tutta Italia, in ogni regione, in ogni provincia ci sono delle piccole differenze dialettali: magari nei paesi e nelle città che si affacciano sul mare c'è un dialetto che ha subito molti influssi - nel corso degli anni (nel corso dei secoli) - dal fatto che venivano nei porti delle popolazioni lontane, quindi "portavano" nuove parole, portavano nuove interpretazioni; rispetto magari a paesi di montagna, paesi di montagna nelle "zone di confine" in cui magari ci sono influssi tra il dialetto di una regione e il dialetto dell'altra, e quindi sonorità che si somigliano... ci sono anche queste cose, no? Bisogna considerare queste cose, perché fanno parte integrante della cultura del vernacolo italiano.
E il punto - in fondo - è proprio questo: la «cultura del vernacolo», il dialetto: il dialetto come lingua, come lingua da portarsi avanti, da non seppellire dicendo "sì, va bene, ma ormai parliamo italiano".
Perché - secondo me - un po' il dialetto si sta perdendo. Ora: è importante avere una lingua che ci unisce tutti quanti, ma secondo me è importante anche lasciare spazio alle nostre origini, soprattutto per il fatto che abbiamo tutti quanti delle origini differenti, perché si mostra ancor di più come - nonostante le differenze - riusciamo a essere tutti uniti nella lingua italiana, tutti uniti nello Stato italiano, anche se abbiamo venti dialetti differenti, in realtà abbiamo centinaia di dialetti differenti: in base alla provincia, in certi casi anche tra un paese e l'altro ci sono differenze di dialetto, soprattutto in quei paesi in cui esistevano conflitti nella storia, che - pur di (veramente) tirarsi le mazzate uno sull'altro - si «prendevano in giro» anche sulla pronuncia di determinate parole, e allora anche paesi confinanti hanno dialetti in cui la pronuncia delle stesse parole è differente: perché doveva essere un modo di offendere il modo in cui l'altro paese pronunciava le cose!
Quindi ci sono queste cose, che  piano piano si sono andate a perdere, eppure sono parte della storia italiana: è dai dialetti (dalla «lingua volgare»), dal vernacolo che è arrivato l'italiano; l'italiano non è arrivato dall'alto (così: imposto dagli extraterrestri) senza prendere queste origini.
Quindi - secondo me - dovrebbe tornare un pochettino più in auge, bisognerebbe studiarlo nelle scuole il dialetto. Quantomeno il vernacolo "ufficiale": come dicevo il siciliano per esempio ha subito vari influssi, non esiste una vera e propria «lingua siciliana», però in realtà sì: esiste il «vernacolo siciliano» come lingua, grazie al lavoro portato avanti da scrittori e storici come Giuseppe Pitrè, che anni e anni fa sviluppò il "Dizionario Italiano Siciliano".
Certamente esiste anche il teatro in vernacolo, esistono le opere teatrali, esistono anche opere cinematografiche che vengono sviluppate in vernacolo, ed è qualcosa di molto interessante perché - secondo me - è un modo di portare avanti una cultura, una cultura che altrimenti rischia di scomparire, ed è la cultura che è nata sul territorio, la «lingua volgare» che è nata sul territorio.
Perché dietro il dialetto non c'è solo un modo di storpiare le parole, di pronunciare le parole in modo strano o in modo divertente: dietro il dialetto c'è la storia di quella regione, di quella provincia, di quella città, c'è una storia che affonda nei secoli: il dialetto non è nato ieri.
Ovviamente il dialetto, il vernacolo, non è una cosa che riguarda solo l'Italia: in tutto il mondo quello che è la «lingua del territorio» ha dato poi lo sviluppo alla lingua ufficiale di tutto lo stato, ma esistono ancora le differenze territoriali, esistono ancora i *dialetti* territoriali. Io penso semplicemente - non so - se andiamo in Spagna: sì, ok, la Spagna parla lo spagnolo, però esistono le "varianti" che sono - non so - il catalano e il castigliano (per dirne un paio così, no?). Oppure in Gran Bretagna, dove dice "Sì, si parla l'inglese", però c'è un dialetto britannico che si parla nel Nord dell'Inghilterra che è molto particolare e ha delle sonorità molto specifiche; c'è lo scozzese, che è quello che viene meglio agli italiani che stanno studiando l'inglese, perché è una sorta di inglese con una pronuncia neolatina, quindi è quello che ci viene più semplice da imitare (ci viene benissimo!).
Scherzi a parte: i dialetti esistono un po' in tutto il mondo, e sono parte della cultura del mondo. La lingua è la cosa che unisce le popolazioni, ma il dialetto è la cosa che contraddistingue le popolazioni, e secondo me è importante ricordarsi che grazie ai dialetti si è arrivati a essere uniti da una lingua, però i dialetti sono parte della cultura, sono parte della storia di un territorio ed è importante, perché è un modo di dire "sì, siamo tutti diversi perché parliamo dialetti diversi, ma siamo tutti uniti sotto l'ombrello della stessa lingua": secondo me è un messaggio molto positivo e molto importante.
Ed ecco che - secondo me - il vernacolo dovrebbe essere portato nelle scuole, dovrebbe essere studiato, dovrebbe essere sottoposto a questa analisi culturale, essere portato a questo livello culturale, non diventare "un modo divertente di parlare", ma diventare una cosa che ha a che fare con la cultura del territorio.
Ci sono opere teatrali che vengono presentate in vernacolo, ed è una cosa sicuramente molto positiva; ci sono libri che vengono scritti in vernacolo, ci sono anche opere cinematografiche sperimentali che vengono presentate in vernacolo, che secondo me sono anch'esse qualcosa di veramente molto importante, perché è un modo di dare nuova vita alla lingua, quella che è stata la lingua volgare, quella che è stata la lingua che si è diffusa tra il popolo grazie alla tradizione orale.
È importante ricordarsi che è parte della nostra cultura, e non seppellirla sotto l'idea "Sì sì, vabbè: un modo simpatico e divertente di pronunciare le parole": il dialetto non è solo quello.

Però questo è quello che penso io: voi cosa ne pensate? Considerate il dialetto come parte della cultura del territorio? Considerate il dialetto come un modo simpatico di pronunciare le parole, e basta?
Lo considerate una parte importante della cultura del vostro territorio? Consentite ai vostri figli di parlare il dialetto, di imparare il dialetto?
Oppure no: oppure preferite che si pensi di più all'italiano e si lasci il vernacolo solo un a piccolo esercizio di stile?
Bisogna seppellire il vernacolo e parlare l'italiano, visto che per colpa dei social, anche l'italiano lo stiamo parlando tutti quanti malissimo? Non lo so: parliamone! Come sempre nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
{siciliano con suono di marranzano} Oppure, se siete sisciliagni, coll'ascitagghi Diddvì otierrhe.
Ho concluso: io spero di essere riuscito a stimolare la vosta attenzione, o a stimolare l'idea del vostro dialetto, oppure di essere riuscito a divertirvi mostrandovi le mie capacità PIETOSE sia in dialetto siciliano che in dialetto trentino. Se ci sono riuscito, vi ricordo di fare pollice-in-alto e di condividere questo vlog con i vostri amici, e anche su Whatsapp o Telegram (eventualmente mettendogli un messaggio in dialetto!).
Vi ricordo, se non l'avete già fatto, di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel buon profumo di nuovo iscritto che ci piace così tanto. Che sì: è comune per tutti gli italiani, però - grazie all'afflusso del territorio - in ogni regione d'Italia ha anche quel qualcosina in più che lo rende molto più interessante: per esempio qui in Sicilia il buon profumo di nuovo iscritto ha delle punte di profumo di zagara!
Inoltre se mi seguite sul mio canale Telegram, che trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda, riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video.
Infine: se c'è un argomento che vi piacerebbe io trattassi in #DdVotr, potete farmi sapere anche quello in un commento qua sotto.
Io sono Grizzly, ho concluso, per cui come sempre: grazie...
{trentino} fe i bravi: no stè a farme preocupàr...
{siciliano} e ne viremu ca'a prossima, picciotti!

domenica 5 novembre 2017

VLOG 189: Numeri Telefonici #OperazioneNostalgia

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Benvenuti, viaggiatori: sono Grizzly e questo bellissimo pezzo di tecnologia post-moderna è il Telefono Unificato Bigrigio della FATME: fino a buona metà degli anni '80 tutti noi abbiamo avuto questo affare in casa.
Aveva - innanzi tutto - un peso non indifferente (già solo la cornetta), anche perché l'apparato è in metallo e bachelite.
All'interno (che avete sentito fare questo «ding») c'è una BADENIA di ottone, che fa questo suono quando viene chiamato.
[Squillo della campana] Molto forte, molto... disturbante! [Squillo della campana]
Questo telefono è il primo importante telefono "automatico" che abbiamo avuto in Italia (c'è stato qualche modello precedente: erano neri... e c'era uno che veniva soprannominato "lo scarafaggio"): avevano questa cosa, il «disco combinatore».
Praticamente agli albori della rete telefonica, per effettuare una telefonata, quando si alzava la "cornetta" (la cornetta in realtà è stata introdotta tempo dopo: quando si APRIVA la linea) si veniva collegati ad un centralinista (o ad una centralinista), si chiedeva qual era la linea che si voleva contattare, la centralinista doveva - fisicamente - collegare dei cavi per connettere la nostra linea (il nostro apparecchio telefonico) all'altro apparecchio telefonico della persona con cui volevamo parlare, e in questo modo avveniva la conversazione.
Questo aveva, naturalmente, una serie di limitazioni e una serie di problemi. Tra le limitazioni il fatto che, se più persone dovevano effettuare delle conversazioni, e c'erano pochi centralinisti, molte persone restavano "in coda" in attesa che il centralinista si liberasse per servirli.
L'altra procedura era anche il discorso che c'era un problema di privacy: ci sono stati dei casi di centralinisti non proprio onesti, che si sono comportati in maniera non corretta ascoltando le telefonate...
Per risolvere la questione, soprattutto con l'espansione della rete telefonica e il fatto che non si potesse continuare a collegare manualmente le permute telefoniche, si arrivò ad una soluzione di ingegneria elettromeccanica: una soluzione di cui parleremo un'altra volta, che è il «relè rotativo».
Il relè rotativo, se riceve un certo numero di impulsi, cambia la propria posizione in base al numero di impulsi ricevuti.
Quello che succedeva quando noi componevamo un numero di telefono, giravamo il disco, questo ritorno inviava una serie di impulsi alla centrale, e questi impulsi facevano ruotare dello stesso numero di posizioni un relè rotativo all'interno della centrale: in questo modo era possibile instradare la chiamata mettendo automaticamente le permute nelle posizioni corrette.
Per facilitare - giustamente - questa questione, perché sino al momento in cui c'era la gestione delle chiamate telefoniche con la centralinista, tu chiedevi l'indirizzo e il nome della famiglia con la quale volevi essere collegato; quando si è arrivati a questo punto, bisognava trovare un modo di identificare univocamente tutte le linee telefoniche: la maniera più semplice - e più evidente - è stata quella di assegnare un numero ad ogni linea telefonica, in questo modo sono nati i «numeri telefonici».
Il sistema è nato - fondamentalmente - un secolo fa (quello di "numerare" le linee telefoniche) ed è arrivato sino ai giorni nostri.
Oggi voglio parlarvi dei numeri telefonici e, in una puntata molto particolare, di quello che potrebbe essere il futuro dei numeri telefonici. Anche se questo è Diario di Viaggio on the road Operazione Nostalgia!
[♪♫♪]

L'identificazione univoca delle utente telefoniche attraverso una semplice sequenza numerica è stata un'idea geniale, talmente geniale che - nonostante abbia praticamente un secolo - è arrivata sino ai giorni nostri.
Questo sistema si è diffuso nel mondo, e il fatto che si sia diffuso nel mondo ha creato quella che possiamo definire l'armonizzazione della rete telefonica mondiale: io dall'Italia posso chiamare un numero di rete fissa (o un numero di cellulare) di una persona che si trova dall'altra parte del mondo, facendo gli opportuni prefissi telefonici internazionali, e parlare con questa persona indipendentemente da qual è l'operatore telefonico con cui mi trovo io, qual è l'operatore telefonico con cui si trova questa persona e i paesi che dovrò "attraversare" per poter fare questa conversazione telefonica.
Questo è un punto molto interessante, perché in questo modo tutto il mondo è molto più vicino.
Però - grazie all'avvento di Internet (e agli strumenti collegati ad Internet) - abbiamo reso il mondo ancora più vicino e la comunicazione ancora più semplice.
Ed ecco che - a questo punto - arriva un dubbio: è ancora necessario utilizzare un numero univoco per identificare una persona? Non si possono utilizzare meccanismi più semplici?
Per esempio Telegram permette di identificare i propri utenti non semplicemente in base a un numero, ma anche in base a uno pseudonimo (uno Username), ed è possibile - grazie a Telegram - effettuare delle chiamate (come se fossero delle normali telefonate) verso un altra persona, anche senza conoscere "il numero" di quella persona, purché si conosca almeno lo Username.
Quindi la domanda è abbastanza opportuna: nel futuro ci saranno ancora i numeri telefonici? Beh, in un immediato futuro probabilmente sì, perché il problema è che adesso non c'è più la necessità tecnica di identificare ogni singola utenza telefonica - appunto - con un numero, perché la nostra tecnologia adesso ha superato il limite del dover "costruire una permuta fisica" con una destinazione fisica.
Però c'è un problema, proprio legato alla tecnologia, ed è il problema che dicevo dell'armonizzazione del pianeta.
Se è vero che io - per esempio - a casa ho la connessione telefonica su fibra ottica, quindi il protocollo telefonico che funziona in Voice over IP: siamo qua in Italia, funziona correttamente.
Ma quando devo effettuare una chiamata all'estero, la situazione può essere differente: può essere più complessa, perché ci sono degli stati esteri che - naturalmente - hanno una tecnologia molto simile alla nostra (pensiamo, non so, a tutti gli stati europei), ma ci sono dei posti nel mondo in cui le tecnologie di accesso alla rete telefonica e alla rete dati sono ancora molto, molto arretrate per problemi economici del paese, per problemi politici del paese, per tutta una serie di situazioni che possono mettere in secondo piano l'investimento sui nuovi meccanismi per quanto concerne la comunicazione telefonica; e questo fa sì che - se pur funzionante un'armonizzazione basata sui numeri telefonici - è difficile ottenere un'armonizzazione basata su un altro sistema di identificazione delle utenze telefoniche nel breve termine.
Quindi se domani noi avessimo la possibilità di avere assegnato un numero di telefono, che però la prima volta tu puoi "cambiare": "Ok, caro Grizzly: da oggi il tuo numero di telefono è questo: 147-258. Però - se tu desideri - entro i primi dieci giorni potrai cambiare questo numero con un altro numero o con una sequenza di lettere e numeri", non so: con l'indirizzo di posta elettronica, con quello che vuoi tu.
Se vuoi che - invece - rimanga riservato, perché è un numero che vuoi dare solo ai tuoi familiari, allora lo lasci così com'è (non vuoi che si capisca che il numero di Grizzly è "TelefonoDiGrizzly"), mentre se - magari - è il numero di un ufficio, può diventare materialmente il "nome" di quell'ufficio: "AssistenzaInformaticaSiracusa", per esempio.
Ma questa situazione come s'inserisce all'interno della rete telefonica armonizzata nel pianeta Terra? Se una persona di Siracusa, che utilizza una rete armonizzata con questo nuovo sistema di identificazione, mi vuole chiamare, avrà - invece del telefono - la tastiera del computer, "comporrà" non più il mio numero di telefono, ma magari il mio indirizzo, il mio Username, quello che sia e mi può chiamare...
... ma una persona che sta - non lo so - in un posto dimenticato (in Korea del Nord, per esempio)? In qualche luogo che non ha grandi tecnologie, in cui la rete telefonica funziona solo "numericamente", che cosa succede?
Ecco che dico che sicuramente nel corso del futuro ci sarà una nuova armonizzazione della rete telefonica, basata su un nuovo sistema di identificazione delle utenze telefoniche. Secondo me ci arriveremo: piano piano ci stiamo già arrivando: c'è l'username di Skype, c'è l'username di Telegram... piano piano supereremo la limitazione del numero telefonico, ma piano piano. Però - secondo me - ci sono almeno due motivi per i quali la limitazione del numero telefonico in qualche modo rimarrà: innanzi tutto - come dicevo - rimarrà per ancora lungo tempo. Innanzi tutto molti paesi non hanno le risorse economiche per cambiare il sistema di armonizzazione della rete telefonica, nel loro paese, velocemente.
E secondo punto, forse più importante, si potrebbe superare il discorso dei numeri telefonici col fatto di utilizzare Internet per le conversazioni, e quindi far diventare la semplice telefonia una cosa talmente di nicchia, che rimarrebbero i numeri telefonici perché non avrebbe più senso andare ad investire per cercare altre soluzioni: le altre soluzioni ci sono già (utilizzano altri sistemi), quindi la rete telefonica rimane quella.
C'è il discorso privacy: c''è chi ha il proprio numero telefonico riservato e vuole tenerlo riservato, mentre un username se vuole tenerlo riservato deve crearsi un'username del tipo, che ne so: "Abc45-36edef", perché così nessuno può identificarlo a caso ("Allora: qual è il 'numero' di Grizzly?", "Sarà 'IlTelefonoDiGrizzly'", capito?)
Ci può essere questo.
Da quello che vedo, l'armonizzazione delle reti telefoniche nel mondo è la più grossa limitazione alla sostituzione dei numeri del telefono; il fatto che esistono già dei sistemi che non utilizzano i numeri telefonici e permettono la comunicazione, indicano l'esistenza di una tecnologia per cui non c'è bisogno di andare a fare investimenti per superare la limitazione del numero telefonico.
Quindi i numeri telefonici rimarranno - secondo me - ancora per lungo tempo. Ma - naturalmente - tutto può succedere nel futuro. Possono cambiare le cose: così com'è cambiata la rete telefonica nel corso del tempo, dalla rete telefonica anologica in cui le conversazioni dovevano avvenire chiudendo un circuito fisico tra i due telefoni, e quindi quando io negli anni '70 (o negli anni '80) facevo una telefonata da Siracusa a Trento, era collegato fisicamente un doppino telefonico attraverso una rete di centrali, di relè, di alimentazioni... fisicamente i miei due fili erano collegati fino ai due fili del telefono fisso che si trovava a Trento.
Mentre adesso anche la telefonata che posso fare da casa mia a casa del mio dirimpettaio, se abbiamo tutti e due la fibra ottica, passa attraverso Internet, e quindi non c'è più questa limitazione fisica, non c'è più il problema fisico di gestire permute manuali.
Naturalmente come siamo arrivati a questa tecnologia, arriveremo a tecnologie digitali, a tecnologie computerizzate molto (e più) efficienti della rete telefonica; ci siamo già a tecnologie molto più efficienti della semplice rete telefonica, eppure la rete telefonica è ancora legata a questi principi del passato, come appunto il numero telefonico.

Voi che cosa ne pensate? Nel futuro avremo ancora i numeri telefonici? Passeremo a un altro sistema per identificare le utenze telefoniche? Il telefono morirà e avremo un'armonizzazione tra i protocolli di comunicazione, per cui avremo un'App che permette di parlare con utenti di Telegram, con utenti di Skype, con utenti di Whatsapp, con utenti di Chissà-cos-altro?
Avremo, semplicemente, l'indirizzo e-mail e parleremo alle altre persone utilizzando l'indirizzo e-mail o qualcosa del genere?
Parliamone: nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene, io sono Grizzly: questo era #OperazioneNostalgia.
Spero di essere riuscito a incuriosirvi; se ci sono riuscito vi ricordo di fare pollice-in-alto, condividere questo vlog e iscrivervi al canale.
Noi ci vediamo alla prossima: ciao a tutti!

domenica 29 ottobre 2017

VLOG 188 (Speciale Halloween): Io l'ho detto, voi non ci credevate

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È buio, non vedo le pareti, ma so di essere in una stanza, molto grande.
Sento piangere sommessamente, cammino verso quella direzione e il pianto si fa più vicino, comincio a correre.
C’è un bambino seduto per terra, lo intravedo nella luce. È lui che piange, ma l’avermi visto avvicinarmi lo fa calmare un momento.
Mi guarda, e subito singhiozza:
B: “Mi avete lasciato da solo.”
Io: “Ma no. Io sono qui, e non sono da solo.”
B: “No, non è vero, mi avete abbandonato, non c’è nessuno! Mi hai detto che mi avresti lasciato qui da solo…”
Io: “Non è vero, io non ho detto niente del genere!”
Mi avvicino. Nell’oscurità vedo poco questo bambino, ma l’impressione che ho è che non abbia colore, come se stessi guardando un film in bianco e nero.
B: “Io sono da solo. Al buio. Ho paura. Perché mi avete abbandonato qui?”
Io: “Non ti ho abbandonato: sono qui. Non aver paura.”
Mi avvicino, gli tocco la spalla e intanto ravano alla ricerca di un accendino, e mi rendo conto di essere in pigiama:
Io: “Aspetta che… no: vieni con me!”
Cerco di convincerlo ad alzarsi, a seguirmi: non vuole venire. Non demordo e lo prendo in braccio, lui mormora delle proteste e continua a piangermi sulla spalla, però mi abbraccia mentre torniamo da dove ero venuto.
Io: “Dev’esserci qualcuno qui intorno: lo so.”
B: “Non è vero! Non è vero! Non c’è nessuno: mi avete lasciato qui, sono da solo… mi hanno lasciato qui! Lo so: me l’hanno detto che è così!”
Io: “Chi ti ha lasciato qui, da solo?”
Il bambino non risponde, e invece continua a piangere, mentre io comincio a correre.
Incespico e cado sul ginocchio sinistro: un dolore pazzesco, ma con un respiro profondo mi rialzo e ricomincio a correre.
Io: “Dobbiamo uscire da qui, vedrai: c’è luce fuori.”
Intravedo qualcosa sul fondo della stanza: comincio ad avvicinarmi a una parete.
È un orsacchiotto, uno della mia collezione, o almeno così mi sembra.
Lucky, credo: anche lui ha un colore ingrigito nell’oscurità.
Io: “Lucky, sei tu?”
L’orsacchiotto rimane seduto con la schiena contro la parete, immobile, raggelato nell’espressione sorridente di un semplice giocattolo.
Mi avvicino lentamente, ma improvvisamente il bambino comincia a colpirmi sul petto, gridando:
B: “Noo! Vai via! Allontanati! Non è quello che sembra! No! Ti prego! Scappiamo prima che sia troppo tardi!”
C’è qualcuno. O qualcosa. Non capisco, ma ho paura.
Sento che c’è qualcosa dietro di me. Il bambino si divincola e si gira verso di me, restando gelato in un’espressione di puro terrore: sta guardando qualcosa dietro di me, in alto (o qualcosa di *gigantesco* e *terrificante* dietro di me).
Non riesco a guardare dietro di me (paura, principalmente: non oso girarmi), e semplicemente prendo di nuovo il piccolo in braccio:
Io: “Stai tranquillo, non è niente.”
La mia voce è uscita più alta di quanto sperassi, ma mentre mi giro sulla destra, in basso, per afferrare Lucky, noto che sulla parete non c’è più.
Io: “Lucky? Ma… Un momento: allora questo è solo un sogno!”
Adesso lo sento: un respiro, caldo e umido, sul collo.
Mi sposto verso sinistra, rasentando la parete. Il bambino continua a piangere, e mi chiede disperato di andare più veloce.
Io: “Stai tranquillo, non può succederti nulla: questo è solo un sogno…”
Mi sveglio. Sono nel mio letto.
Guardo, e il bambino è qui, seduto ai piedi del letto, sta ancora piangendo.
Mi guarda, poi mi dice solo:
B: “Cattivo: mi hai lasciato da solo.”
Da destra all’improvviso giunge una mano gigantesca, adunca, sporca e grigia: lo afferra come se fosse una bambola, tirandolo via.
Mi giro di scatto, solo per vedere due inquietanti fessure rosse che mi guardano nell’oscurità.

Mi sveglio (di nuovo) e faccio un respiro profondo, poi comincio a ravanare intorno a me. Sento che manca qualcosa, ma non riesco a mettere bene a fuoco cosa.
La proiezione dell’ora sul tetto segna le 3:50, sono sudato freddo e non capisco se sto ancora sognando; finalmente mi rendo conto che non sento la zampina di Simon accanto a me.
Accendo la luce, mi scopro e resto fermo un istante: l’orsetto non c’è… guardo fuori dal letto e lui, pacioso, è lì sul tappeto, su un fianco.
Lo riprendo con cautela, guardo il suo musetto tranquillo, poi guardo Lucky che fa capolino dalla mensola, sulla mia destra.
Io: “Eri tu: mi volevi avvertire che qualcosa non quadrava, eh? Mi sono accorto che era un sogno quando non ti ho visto più…”
Distribuisco una grattatina alla testa di Lucky, poi un’altra a quella di Simon, spengo nuovamente la luce e mi giro verso il muro, tenendo l’orsetto contro il petto con il braccio destro.

domenica 22 ottobre 2017

VLOG 187: Giornata FAI d'autunno a Siracusa

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Benvenuti viaggiatori: sono Grizzly e oggi è domenica 15 ottobre e sto andando alla manifestazione del FAI.
Siamo in Viale Santa Panagia e oggi vi porto a vedere un posto che ha a che fare con la Seconda Guerra; ci vediamo fra poco.
[♪♫♪]
Benvenuti a bordo, viaggiatori: sono Grizzly e in questa puntata di Diario di Viaggio on the road vedremo un luogo abbandonato di Siracusa, in una maniera un po' particolare, perché oggi - che sto girando questo video - è domenica 15 ottobre 2017, ed è la "giornata d'autunno del FAI" (del Fondo Ambiente Italiano). In questa occasione qui a Siracusa viene aperto un luogo, che è lo spazio in cui erano installati dei serbatoi di carburante, che sono stati costruiti intorno agli anni '40 (prima della Seconda Guerra) per risolvere il problema logistico di avere a disposizione del carburante per le risorse militari intorno a Siracusa, ma in maniera tale che fosse lontano dalle risorse militari e - soprattutto - al sicuro dal rischio di eventuali bombardamenti.
La struttura stessa è composta di quattro grosse cisterne (di circa 8mila~10mila metri cubi l'una) e queste quattro cisterne sono in un luogo che è lontano circa 3km (in linea d'aria) dal porto, e questo luogo ha una conformazione orografica molto particolare, tanto che le cisterne (che sono sotterranee) sono abbastanza distanti fra di loro da garantire che - anche in caso di un eventuale bombardamento - il danneggiamento, l'incendio di una cisterna non avrebbe coinvolto le altre.
Veramente, purtroppo, questo spazio è ormai uno spazio di archeologia urbana, lasciato completamente all'abbandono: preda di vandali, preda di occupazione abusiva...
Come dicevo un luogo di grandi idee, anche a livello progettuale, perché non solo ci sono queste quattro cisterne (che sono state una sfida, per essere costruite negli anni '40), ma che comprendono addirittura una rete di gallerie (sotterranea) che collegava queste cisterne a dove adesso a Siracusa c'è l'ippodromo, sino alla caserma dell'aeronautica, dove c'era l'idroscalo; e questa fitta rete di gallerie sotterranee, realizzata per avere delle linee di trasporto del carburante, che ancora esiste: tutto quanto all'abbandono, tutto quanto dimenticato, e il FAI oggi apre alla visita questo posto, che non ha solo un'importanza (tra virgolette) "strategica" (per quando sono state realizzate le cisterne, perché era lontano dal porto e quindi al sicuro dal rischio di eventuali bombardamenti), ma anche un'importanza archeologica, perché nel luogo in cui si trovano queste cisterne, c'è anche una necropoli del V secolo a.C.
Prima di concludere e lasciarvi alle immagini di questa visita, innanzi tutto ci tengo a ringraziare il FAI (soprattutto il comitato di Siracusa) che mi ha permesso non solo di fare questa visita; tra le altre cose: non solo il FAI *non ha* sponsorizzato questo video, ma io ho partecipato «attivamente» alla visita: ho versato anche il mio contributo per fare la visita. Quindi vi lascio sul doobly-doo il link al sito del FAI, dove potete avere maggiori informazioni.
Io vi ringrazio, vi ricordo - se questa attività v'interessa, se questo video è stato interessante, se siete incuriositi dalle attività del FAI - di fare pollice-in-alto, condividere questo vlog, iscrivervi al canale, vi ricordo anche di seguire il mio canale Telegram per non perdere le notifiche, e noi ci vediamo alla prossima: ciao a tutti!
[♪ musica]
Sono qui con Gaetano Bordone, il capo delegazione del FAI di Siracusa, che ci parlerà un pochettino di questo ambiente, ma non solo, perché le chiedo anche: cos'è la giornata FAI d'autunno e che cosa fa il FAI, soprattutto il qua a Siracusa, in questa piccola realtà?

GB> E amico mio: m'hai fatto almeno 25 domande: occorrerebbero cinque ore per rispondere! Comunque, molto sinteticamente cercherò di rispondere.
Cominciamo dalla prima: il FAI oggi, in occasione della giornata d'autunno, propone al pubblico e ai turisti di Siracusa un luogo straordinario, una piccola ma significativa pagina della storia di Siracusa, redatta tra il '39 e il '42, in cui furono edificate queste cisterne per la conservazione (il deposito) di carburante da servire durante la guerra.
Peraltro sono cisterne di grandissimo interesse anche ingegneristico, costruite tutte sottoterra con materiali di ottima qualità (potete vedere ancora la perfetta efficienza delle colonne. Ognuna di queste cisterne ha 64 colonne, sono circa 2500 metri quadrati, per otto metri di altezza).
Tutta la cisterna era ricoperta di lamiera di ferro, che è stata asportata da ladri e vandali negli ultimi anni, insieme a tutto quello che c'era da rubare o da portare via.
Questa cisterna non è mai entrata in funzione, perché le vicende belliche conseguenti nel '41~'42 fecero ritenere che era possibile rifornire la macchina bellica militare siracusana (e augustana) con mezzi più piccoli, quindi fu completamente abbandonata e non è mai entrata in funzione. Però era un gioiello della tecnologia di allora: considerate che qui c'erano pompe, sistemi elettromeccanici, vasche di controllo... tutto il sistema per portare qui il carburante e ridistribuirlo, tutto sotto terra attraverso cunicoli e gallerie fino alla zona di via Elorina (dove c'è ancora l'Aeronautica Militare) per il rifornimento degli idrovolanti, ma non solo degli idrovolanti: di tutta la macchina bellica siracusana.
Per tornare a una delle domande che m'ha fatto l'amico, rispondo che oggi è la giornata nazionale di autunno: è una giornata di raccolta fondi che il FAI promuove in tutta l'Italia, cercando di mostrare delle realtà usualmente nascoste al pubblico. O di mostrarne degli aspetti particolari: in questo caso queste cisterne erano assolutamente sconosciute alla stragrande maggioranza della città di Siracusa, nessuno sapeva che esistevano, se non i ladri che hanno provveduto a portare via tutto quello che era possibile asportare.
La giornata d'autunno si esplica in tutta Italia con centinaia di siti, in qualunque punto d'Italia ci sarà sempre - vicino a voi - un sito da visitare: controllate su internet, basta digitare la parola "FAI" (o "Fondo Ambiente") e vi si apre una serie di link a cui potete accedere.
Per quanto riguarda il FAI di Siracusa, noi cerchiamo di promuovere quelle che sono le peculiarità di Siracusa: oltre al carcere borbonico, il liceo Gargallo, le latomie del paradiso... insomma: abbiamo proposto tutta una serie di monumenti e luoghi simbolici di Siracusa; oggi vogliamo presentare questo sito, che è circa sei ettari di estensione, esistono quattro di queste cisterne, esiste tutta una zona archeologica che è stata studiata dalla soprintendenza di Siracusa ed è completamente abbandonato dal 1986: erbacce, ladri, topi e occupatori abusivi...
Che cosa propone il FAI? Si può lasciare un gioiello di questo genere al degrado, alla distruzione, al vandalismo? Secondo me è un'assurdità.
La proposta che fa il FAI è quella di dedicare, di «lanciare» un parco cittadino all'interno di questa area di sei ettari, e creare all'interno di una di queste cisterne un museo, un museo... si potrebbe chiamare un «museo della rimembranza», un museo archeologico, un museo della guerra (dedicato ai caduti di tutte le guerre), perché questa zona qui non vale la pena di essere completamente urbanizzata e edificata: può essere dedicata a un parco cittadino.
Magari una piccola parte potrebbe essere dedicata, per motivi economici (o per altri motivi: di opportunità, non lo so) alle costruzioni; ma la stragrande maggioranza di quest'area, che in tutto è sei ettari, dev'essere «consacrata» a parco cittadino: questo è il voto che fa il FAI e invita tutti gli amici e i sostenitori a sostenere questa teoria, questa tesi. Valorizzare, riprendere, riappropriarci di questo monumento e renderlo fruibile e valorizzato, con una piccola spesa (perché certamente occorreranno dei fondi).

Gr> Grazie mille!
GB> Grazie a te, è un piacere: è stato un piacere. Venite a visitare queste meraviglie di Siracusa e di tutta la Sicilia!
[♪ musica]
Allora: sono con il Maggiore La Gumina che - in questa situazione - è stato l'ultimo comandante di questo posto, che è il 66° deposito (è stato il 66° deposito), e adesso lascio la parola a lui, che ci spiegherà di cosa si tratta.

LG> Lo Stato Maggiore intorno agli anni '30 decide di dotare la Sicilia due "depositi sussidiari" con lo scopo di rifornire di carburante: questo 66° deposito (dove ci troviamo) la Sicilia orientale, e il 67° deposito la Sicilia occidentale.
Il deposito (il 67°) della Sicilia Occidentale fu felicemente completato, perché non ha incontrato le difficoltà di costruzione che ha incontrato - invece - il 66° deposito, che è stato tutto scavato nella roccia.
È un sedime di circa 60mila metri quadri con quattro vasche: due complete e due incompiute, ma già quasi collegate a quella che era la rete; una rete che vedeva un sistema di pompaggio dal Molo S. Antonio fino a qui, e una rete di distribuzione che da questo ente avrebbe dovuto portare il materiale da distribuire in un'altra zona - sempre del demanio militare - che ancora ora si trova vicino al cimitero, e che è la zona logistica di questo ente.
In questo momento quasi l'80% di quell'area (che è circa 80mila metri quadri) è stata data in concessione dal demanio dell'Aeronautica al Comune (e in questo momento c'è l'ippica, c'è il SIS).
Nasce, quindi, la costruzione nel '38; però intorno al 1940 ci sono già "venti di guerra" e si decide di non continuare, perché era cambiata anche la politica di distribuzione dei carburanti: era andato quasi in disuso l'idrovolante di stanza ad Augusta e a Siracusa (si passò all'aereo ad ala fissa, che aveva altre esigenze), quindi fu abbanonata quella che era la politica di distribuzione degli anni '40.
Noi l'abbiamo presidiato questo sito fino al giugno del 1986, pur non essendo di interesse dell'Aeronautica, però volevamo fare un "regalo" alla città di Siracusa, per poter creare sia un polmone di verde per la città, che intanto veniva inglobato da tanti palazzi (come potete vedere ormai è tutto circondato), e sia perché il Comune di Siracusa potesse utilizzare queste vasche (già due complete e due facilmente da poter utilizzare e collegare) come riserva idrica della città di Siracusa.
Abbiamo fatto tante proposte ai vari dirigenti del Comune e ai vari sindaci che si sono avvicendati fino al '76, dopodiché abbiamo deciso - per motivi di opportunità - per recuperare anche personale per altri enti, di non presidiarlo più e abbandonarlo, e concederlo (farlo ritornare anzi) al demanio dello Stato intorno al 1989~90.
Da quel momento è passato - dopo varie proposte - al demanio dello Stato, in «perfetto abbandono» come potete vedere, perché non più custodito e perché i vandali hanno fatto da padrone.

Gr> Perfetto, io la ringrazio.
[♪ musica]
Gr> Qua sotto abbiamo anche - più che altro - il rischio di incontrare sacche di gas tossici
GB> eh sì...
Gr> come monossido di carbonio e simili...
GB> no: direi che più di qui non possiamo entrare.
Gr> no no, infatti: più di qui non mi avventurerei comunque.

domenica 15 ottobre 2017

VLOG 186: Sosteniamo OSTIUM! #ianneostiumme #millelikexostium

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[♪ suoneria]
Ecco: appunto...
Uuuu! Canter! Cavaliere Canterino buongiorno, quanto tempo che non ci si sentiva: dimmi, dimmi.
No, non mi stai disturbando: stavo uscendo per girare il vlog.
Come, Ian Loyd? Sì: lo so che ha lanciato il progetto Ostium, infatti devo parlarne proprio nel vlog di oggi!
Ma come non ci credi? Maa...
Ha detto che non ci crede. Guardate anche voi: cominciamo subito dopo la sigla!
[♪♫♪]
Oggi vi parlo di un canale YouTube che realizza delle piccole parodie animate, veramente molto simpatiche e molto gustose, ma soprattutto realizzate con una qualità eccellente.
E la cosa che mi lascia *basito* sono i numeri, vergognosamente bassi, di questo canale; soprattutto in virtù della qualità presentata, visto che ci sono canali YouTube che realizzano animazioni con una qualità molto più bassa e hanno numeri nettamente superiori.
Per cominciare, sto parlando di Ian Loyd, lascio il link del suo canale sul doobly-doo e sulla scheda: andate e iscrivetevi SUBITO al suo canale, lui è veramente molto bravo, e i suoi cortometraggi animati sono divertentissimi.
Ha aperto il canale nel 2012 e da allora ha messo un sacco di lavoro nel realizzare non solo della roba divertente, ma soprattutto della roba *ORIGINALE*: non è il classico canale pieno di contenuti-fotocopia; Ian ha un sacco di fantasia, è molto bravo in quello che realizza, e realizza dei contenuti veramente molto gustosi.
E per cominciare, per avere un'idea di che cosa sto parlando, innanzi tutto vi voglio parlare della playlist "E se si incontrassero", in cui Ian si chiede che comportamento avrebbero due personaggi famosi, non so: magari due personaggi di un film, di un romanzo fantasy, di un fumetto, due personaggi uno di un fumetto e uno di un film... insomma: due personaggi magari molto simili fra di loro, o magari molto diversi fra di loro, che cosa succederebbe se s'incontrassero.
E per darvi un'idea del contenuto di questa playlist, vi segnalo un video che ho trovato simpaticissimo: "Nightmare incontra IT", video che vi lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda.
E stiamo parlando di Freddy Krueger, il noto personaggio della saga di "Nightmare", e di che cosa succederebbe se incontrasse e dovesse dialogare con il Pennywise del romanzo "It" di Stephen King: secondo me è un confronto divertentissimo, proprio tutto da ridere; e non solo: date un'occhiata a tutta la playlist "E se si incontrassero", perché merita veramente tantissimo.
Inoltre, rimanendo sulle parodie animate, e volendo - in qualche modo - prendere un po' in giro tutte le "Top" che ci sono su YouTube, perché non vedere una bella Top-5?
Una Top-5 su un argomento leggermente datato, adesso che sto girando questo video, perché ormai riguarda l'anno scorso, ma - secondo me - un video ancora molto attuale e molto divertente.
Infatti sto parlando di "Pokemon GO parodia", video che vi lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda, andate e dategli un'occhiata, e non sottovalutatelo, perché è veramente molto simpatico: è un modo di raccontarci quali benefici e quali modifiche alla vita degli uomini ha portato Pokemon GO. L'ho trovato divertentissimo.
Insomma lui è Ian Loyd, è molto bravo: andate, iscrivetevi al suo canale, andate a mostrare un po' di stima per un creator italiano veramente meritevole, e parliamo dell'argomento del giorno, che è un progetto del buon Ian: sto parlando di Ostium.
Ostium è un cartone animato fantasy interamente originale, che in questo caso - però - NON È una parodia: è un racconto che vuole portare più o meno la stessa atmosfera di (non so) "Nightmare before Christmas" o "La sposa cadavere", o la stessa atmosfera che si respira, magari, nella saga di Harry Potter.
Però - come ripeto - una cosa originale, non una semplice fotocopia delle opere che vuole richiamare.
È un progetto che - secondo me - ha grandissime potenzialità, e le grandissime potenzialità le si vedono nella qualità dei contenuti che realizza Ian e, soprattutto, nella qualità del piccolo trailer che ha rilasciato, che - prima di continuare a parlare - vi lascio linkato anche quello sul doobly-doo e sulla scheda; andate e dategli un'occhiata: capirete un po' qual è l'impegno che Ian deve mettere in questo progetto.
Anche perché io sono sicuro che è un progetto molto promettente, però visti i numeri che sta «regalando» YouTube al suo canale, come creator, in questo periodo, obiettivamente vuole capire se c'è un interesse in questo progetto.
E sinceramente, come utente di YouTube, mi sento piuttosto colpito dal fatto che molti contenuti frivoli riescano ad avere grandissimo successo, mentre tantissimi contenuti veramente meritevoli e ben fatti (soprattutto per essere contenuti realizzati qui in Italia) finiscano *sepolti* da montagne di video frivoli e stupidini.
Secondo me questo è un progetto che ha grandissima potenzialità e che bisogna sostenere, un progetto italiano, e in fondo quello che Ian ci chiede è un sacrificio stupidissimo: per capire se siamo interessati al suo progetto ha chiesto che il trailer raggiunga i 150 like.
Centocinquanta, che sono una cifra vergognosamente bassa per un progetto così importante. E io non vorrei far arrivare - semplicemente - quel trailer a 150 like: ci terrei a far arrivare quel trailer ad ALMENO MILLE LIKE, mi piacerebbe... se tutte le persone che sono iscritte al mio canale mettessero like a quel trailer, sarebbero già quasi 1200 like. Ma purtroppo non tutte le persone che sono iscritte al mio canale vedono i miei video, però io lo stesso dico che mi piacerebbe vedere che quel progetto, quel trailer, riuscisse a prendere mille e più like. A far vedere quanto crediamo tutti quanti in quel progetto, perché è un progetto veramente molto interessante.
Ian ci chiede di sostenere questo progetto condividendo il trailer con l'hashtag #ianneostiumme
Io ci tengo tantissimo, come ripeto vorrei tanto che questo progetto non solo venisse sostenuto, ma mi piacerebbe tantissimo che il trailer del progetto arrivasse non già a 150 like, ma almeno a mille like, per fargli vedere quanto ci teniamo tantissimo a questo progetto, perché è un progetto veramente molto interessante, soprattutto per essere un progetto italiano: dobbiamo mostrare un po' di stima per chi è italiano e realizza delle cose così belle su YouTube, bisogna far vedere che su YouTube ci sono delle vere e proprie perle, e non è il caso che rimangano sempre sommerse sotto i classici video frivoli.
Quindi datemi una mano: condividete anche voi il trailer con i vostri amici, invitate anche i vostri amici a mettere like e a *credere* al progetto di Ian; utilizzate l'hastag #ianneostiumme e condividete il progetto.
Io sono Grizzly e per oggi concludo qui, semplicemente con l'invito a credere a un progetto italiano, a credere che su YouTube sia possibile creare qualcosa che non sia un semplice contenuto frivolo, soprattutto a mostrare stima nei confronti di chi riesce a creare qualcosa di veramente eccezionale, qualcosa con una qualità incredibilmente elevata, perché è giusto che chi realizza questi lavori abbia il successo che si merita.
Quindi - di nuovo -  correte a "mipiaciare" il trailer del progetto di Ian, io rilancio il suo hashtag e ci aggiungo #millelikexostium
Crediamo tutti assieme in questo progetto, perché merita tantissimo.
Bene ragazzi, io sono Grizzly. Come sempre vi ringrazio per aver ascoltato le mie elucubrazioni sino in fondo, vi ricordo - se non l'avete già fatto - di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel buon profumo di nuovo iscritto che ci piace così tanto; ma iscrivetevi anche al canale di Ian per MIGLIORARE ancor di più questo buon profumo di nuovo iscritto.
Vi ricordo inoltre che, se seguite anche il mio canale Telegram (che trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda) riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video.
Detto questo, come sempre grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 8 ottobre 2017

VLOG 185: Creatività su YouTube

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Uhm... non so di che cosa parlare oggi: ho - proprio - il blocco della creatività...
... mmh! Potrei parlare della creatività!
Infatti non è vero che ho il "blocco": ho appena chiuso un file con un migliaio di argomenti che devo trattare nel vlog, quindi non ho il blocco. Ma - scherzi a parte - vorrei parlarvi di creatività, per cui cominciamo: sigla!
[♪♫♪]
Nell'ambito musicale esiste un genere chiamato «Bubble Gum Music»: un po' come la gomma da masticare, è un genere fatto di brani che li mastichi un po', poi li sputi via e te ne dimentichi.
Ora sulla piattaforma YouTube nel corso del tempo, soprattutto nel corso degli ultimi anni, si è sviluppata una categoria di contenuto fondamentalmente molto simile: contenuti che puoi guardare, puoi gradire mentre li stai guardando, ma dopodiché li "sputi via", il «Bubble Gum Content».
Naturalmente ci saranno quelli più gustosi, quelli più piacevoli da "masticare", quelli con cui fai i palloni più grandi... ma poi, alla fine, sputi via tutto e...
"Di che parlava il video che hai visto ieri?"
"Boh, non lo so: però era simpatico!"
In una piattaforma in cui chi crea questi Bubble Gum Content riesce ad avere tantissimo successo, è difficile riuscire a scoprire delle perle che vanno un po' "fuori" da questo ambito.
Eppure il canale YouTube di cui vi parlo oggi è una piccola perla, ma mica tanto "piccola", perché è un canale che è riuscito ad avere molto successo distinguendosi parecchio dagli altri.
Loro sono tre ragazzi friulani molto simpatici, il canale è MyPersonalPizza: ve lo lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda; se non li conoscete andate e iscrivetevi al loro canale: sono veramente molto bravi e veramente molto simpatici.
Il loro canale comincia mescolando top-ten a contenuti comici molto carini, poi - piano piano - si specializzano non già sul contenuto delle top-ten (di cui YouTube è veramente piena), ma cominciano a puntare di più ai contenuti comici, e ci riescono - secondo me - molto, molto bene: riescono ad avere un grande successo, riescono a lanciare dei video che ho trovato divertentissimi e molto ben fatti.
E oggi voglio parlarvi di alcuni dei loro contenuti, perché sono molto divertenti e mostrano - soprattutto - un grande spirito di creatività che, in questo momento su YouTube, è una cosa che bisogna - secondo me - apprezzare tantissimo.
Il primo video che vi segnalo... è talmente complesso da spiegare, che vi segnalo l'intera playlist! La playlist dei Video interattivi, intitolata "Metti il dito qui", che è una maniera simpaticissima - secondo me - di interagire con gli iscritti, con il pubblico che sta guardando il video.
Un modo molto divertente di rompere la quarta parete, e quindi la prima playlist intera che vi segnalo - appunto - sono i video interattivi "Metti il dito qui". Lo lascio linkato sul doobly-doo (metto il dito lì), sulla scheda (metto il dito lì)!
In questo momento (mentre sto pubblicando questo video) ce ne sono sopra una decina, ma hanno promesso di pubblicare altri video di questa categoria, quindi potrebbe essere una playlist molto ricca, molto pregna, ed è comunque molto divertente: in tutti questi video i ragazzi ci invitano a fare delle azioni, e mettere il dito, soffiare, fare delle cose... e interagire in questo modo con il video.
E sono una cosa veramente molto gustosa e molto divertente, quindi - secondo me - molto meritevole.
La seconda idea geniale, che è stata realizzata in una serie di video, è chiedersi "come sarebbe il mondo se fosse completamente al contrario?"
Questi video molto divertenti sono una parodia di come funziona il mondo, portata all'eccesso ma esattamente rovesciati. È qualcosa di molto difficile da spiegare, molto divertente da guardare, e che quindi vi consiglio di andare a vedere con calma: anche in questo caso vi segnalo l'intera playlist "Se il mondo fosse al contrario". All'inizio lascia anche un po' spiazzati, quindi andate: vi lascio la playlist linkata sul doobly-doo e sulla scheda, vedrete che non ve ne pentirete.
Sul loro canale - se andate a scorrere tra i video un pochino più "datati" - troverete anche alcune delle loro top-ten, che sono comunque molto simpatiche, molto ben studiate e un pochettino fuori dagli schemi anche loro: non sono le classiche top-ten-fotocopia che si trovano su YouTube.
E c'è un modo anche molto simpatico di presentare le top-10 - come se fossero ognuno dei dieci punti, dieci fette di una pizza - che trovo una cosa molto divertente.
Tra le altre cose ci sono dei vlog molto interessanti, anche perché uno di loro è stato in Inghilterra a studiare, quindi ci sono delle cose veramente molto divertenti, ci sono anche dei video che non fanno parte di una playlist e sono comunque dei video comici brevi, simpatici e veramente molto gustosi.
E sempre per darvi un'idea di questi video, che non creano una playlist (per il momento) ma che sono - comunque - veramente gustosi e mostrano comunque grandissima fantasia, vi segnalo uno di questi video che - nonostante il titolo - non è una top-10, bensì è anche un modo di "prendere in giro" le classiche top-10.
Sto infatti parlando di "Dieci modi per addormentarsi", video che vi lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda.
Come ripeto, loro sono i MyPersonalPizza, sono tre ragazzi italiani veramente molto bravi e molto divertenti, se non li conoscevate andate, iscrivetevi al loro canale, guardate i loro video perché sono molto divertenti, e soprattutto fa molto piacere riuscire - una volta ogni tanto - a trovare su YouTube dei contenuti freschi, originali, e che non siano una fotocopia generalizzata di moltissimi altri contenuti che si trovano sulla piattaforma.
È una cosa che ci sta benissimo: dimostrano (questi ragazzi) moltissima fantasia, mi piacciono tantissimo: li seguo - veramente - da un sacco di tempo, da quando avevano pochissimi iscritti (credo meno di cinquemila iscritti quando ho cominciato a seguire il loro canale) e sono riusciti a crescere tantissimo, ed è una cosa che mi fa un grandissimo piacere, perché è bello che su YouTube si possano trovare anche piccole perle come il loro canale.
E proprio parlando di YouTube e di creatività, ecco che arriva la mia domanda: i contenuti che spesso vanno in "Tendenze" (tralasciando i fatti di cronaca, per cui vanno in tendenze dei video che riguardano i fatti di cronaca), generalmente sono quei «Bubble Gum Content» di cui parlavo prima.
Però ogni tanto su YouTube è possibile trovare piccole perle che hanno contenuti molto più «ricchi» e molto meno «frivoli».
Ma secondo voi è giusto «investire» il proprio tempo, investire la propria creatività, nel realizzare dei prodotti che cercano di andare sul «grande pubblico»? Dei prodotti per YouTube, dei prodotti, come dei video, che dimostrano una grande creatività o una grande fantasia?
Oppure no? È meglio - piuttosto - andare a costruire dei contenuti semplici, veloci da fruire, dei Bubble Gum Content che quando hai finito di masticare li sputi via e te li sei dimenticati? Però comunque ti danno un successo più o meno effimero.
Non lo so: io vorrei sentire la vostra. Io resto del parere che ci possa stare il Bubble Gum Content, anche da parte di un canale che crea altre tipologie di contenuti, ma ci possa stare come una «mosca bianca»: una volta ogni tanto il piacere di dire "va bene: creiamo ANCHE questo contenuto", ma secondo me è molto bello mostrare di avere tantissima fantasia, è molto bello mostrare di avere tantissima creatività e di sapersi «mettere in gioco».
Ma naturalmente, visto che - alla fine - i contenuti che hanno più successo sembrano essere i Bubble Gum Content, probabilmente mi sbaglio, per cui lascio la parola a voi: parliamone nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene ragazzi: io sono Grizzly, spero di essere riuscito a farvi conoscere un canale YouTube che non conoscevate, spero di essere riuscito a stuzzicare la vostra attenzione (o anche la vostra creatività): se ci sono riuscito, vi ricordo di fare pollice-in-alto e di condividere questo vlog con i vostri amici, anche su Whatsapp o Telegram.
Vi ricordo - se non l'avete già fatto - di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito, e assumerete subito quel buon profumo di nuovo iscritto che ci piace così tanto.
Pensa se questo fosse un video "se il mondo fosse al contrario": vi ricordo di NON iscrivervi al mio canale, altrimenti assumerete quella tremenda puzza di nuovo iscritto che non sopporta nessuno!
Naaa, no: sto scherzando. Ovviamente iscrivetevi: guardate qua, fa un buon profumo [bacio] se non siete iscritti non lo potete sentire, quindi iscrivetevi e lo sentirete subito, vedrete quant'è buono!
Se inoltre seguite anche il mio canale Telegram, che trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda, riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video.
Infine se c'è un argomento che vi piacerebbe io trattassi in #DdVotr, potete farmi sapere anche quello in un commento qua sotto.
Io sono Grizzly, ho concluso, per cui - come sempre - grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!