domenica 16 gennaio 2022

VLOG 392: Recensione Encanto in quattro punti

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: io sono Grizzly e oggi voglio parlarvi del sessantesimo classico animato della Disney, ossia «Encanto», pubblicato nel 2021 (lo stesso anno di «Raya e l'Ultimo Drago», tra l'altro (di cui ho già parlato: link del video sul doobly-doo e sulla scheda là in alto); lo farò analizzando il film con i soliti quattro punti: due positivi e due negativi secondo me.
Lo voglio fare perché è un film che mi è piaciuto veramente tanto: è leggero, è piacevole, da guardare con tutta la famiglia.
Nel fare questa analisi - anche se dovrò trattare degli elementi della trama - cercherò (il più possibile) di non fare nessuno spoiler, così se non avete visto il film, visto che in questo periodo (che sto pubblicando il vlog) è appena uscito sulle piattaforme, quindi c'è la possibilità di andarlo ancora recuperare, se non lo avete visto potete andare a recuperarlo tranquillamente; e vi consiglio di farlo: è un bel film, da guardare con tutta la famiglia.
Cominciamo quindi questo nuovo episodio di Diario di Viaggio on the road, sigla!
[🎵🎶]

Cominciamo col dire che il film è coloratissimo (veramente molto piacevole) e, tra l'altro, c'è una scelta di fotografia particolarmente azzeccata, perché nei momenti in cui c'è questa grande illuminazione (ci sono questi colori molto sgargianti) sono anche quei momenti più allegri del film. Quelli che sono i momenti più cupi hanno una scelta di colorazione e di fotografia veramente ben curata, proprio per rendere - sino in fondo - l'atmosfera, ed è una cosa mi è piaciuta tantissimo.
Inoltre, al di là della fotografia, nel film sono seminati tanti piccoli particolari che rendono ancora più simpatica la narrazione. La trama è abbastanza generica: quello che vediamo è il classico percorso di formazione del personaggio per capire meglio se stesso e che - grazie al fatto che capisce meglio se stesso - aiuta anche tutti gli altri a capire un po' meglio se stessi… ci può stare: è, in fondo, il classico clichè del “viaggio di completamento del personaggio”; ma - ovviamente - lo sviluppo della trama è fatto in maniera molto simpatica e molto interessante: sono tantissime trovate che attirano l'attenzione…
Come dicevo ci sono tanti particolari che sono stati inseriti nelle scene, anche per rendere la narrazione più simpatica. Infatti - prima di cominciare l'analisi con i quattro punti - vorrei raccontarvi delle due scene (quella che mi ha fatto ridere e quella che mi ha fatto, un pochino, storcere il naso), perché entrambe sono legate a due piccolissimi particolari, molto gustosi comunque, inseriti nel momento giusto.
La prima è la scena che mi ha fatto ridere: c'è la sorella, Isabela (quella che ha questo potere dei fiori) che, a un certo punto, fa comparire un cactus.
E - nello specifico (in un preciso punto del film) fa comparire un ‘Cuscino della suocera’, che in quel momento è stata una cosa divertentissima, perché è - appunto - quel piccolo particolare in più che ancora di più rende un po' l'idea del personaggio: mi è piaciuto veramente tanto!
Particolare che invece mi ha fatto - un tantinello - storcere il naso (sarà anche legato al fatto che ho visto il film vicino a natale, quindi quando già si parlava un po' dell'argomento genericamente: di fuochi artificiali e animali domestici): c'è tutto il paesino intorno ad Antonio, stanno celebrando e - a un certo punto - parte una salva di fuochi d'artificio.
In mezzo alla gente (perché noi NON VEDIAMO i fuochi d'artificio: li sentiamo e vediamo i lampi di luce che si riflettono sulle persone), ed ecco che vediamo la sorella Dolores (che sappiamo avere un udito particolarmente sensibile) che - appena cominciano i fuochi d'artificio - si tappa le orecchie; e ci può stare, la domanda è: e tutti gli animali che erano intervenuti lì? Tutti gli uccelli, i capibara e via discorrendo? Quelli non battono ciglio? Ecco: devo ammettere che questo, un pochino, mi ha fatto storcere il naso.
Comunque cominciamo l'analisi con i quattro punti, e cominciamo dal Punto Uno, che considero positivo, che è la trama: lo sviluppo della trama, quello che è il racconto del film «Encanto».
Al di là - appunto - di essere il clichè del viaggio del personaggio, porta con sé un importante messaggio sulla famiglia, intesa come unità (come un elemento unito) ma anche come “l'insieme di tante persone differenti”: un bellissimo messaggio sulla forza di una famiglia, che non è una cosa astratta ma una cosa che viene grazie all'unione delle singole forze, delle singole capacità ma anche delle singole differenze dei membri di una famiglia.
È un messaggio molto, molto bello: l'ho trovato molto piacevole, sviluppato in maniera veramente molto simpatica.
Secondo Punto, che trovo un tantino negativo (e non sono il solo ad aver trovato un tantino negativo): forse ci sono un po' troppe canzoni?
In «Coco» ci sono tantissime canzoni, però in «Coco» la musica, il canto e la canzone fanno parte integrante della trama e dello sviluppo della storia, quindi sono - comunque - inserite in una maniera che può funzionare: ha senso questo discorso. Qui - invece - molte canzoni sono infilate a caso: non è che diano tantissimo alla narrazione, sono quella parte che si sarebbe potuta evitare… qualche canzone può funzionare: per esempio il film comincia con la canzone di Mirabel che ci spiega, un pochettino, come funziona la famiglia… ok!
Partiamo anche dall'esempio opposto: quello di «Luca» dove non ci sono canzoni: non lo so, non mi ha convinto al 100%, lo devo dire.
Terzo Punto, secondo me positivo: la grandissima dolcezza del personaggio di Bruno.
Non vado ad approfondire il perché, perché farei spoiler, ma questo lo voglio dire: Bruno è un personaggio dolcissimo!
Questa cosa è stata anche dosata molto, molto bene, è molto, molto simpatica, nonostante tutte le discussioni che sono nate, già prima con «Luca» e, poi, con questo:
Non si parla di Bruno!
Non ascoltare Bruno!
Tutti che ce l'hanno con Bruno!
Eppure in questo film Bruno è riuscito a dimostrare di essere una persona dolcissima, prendiamola così.
E infine Quarto Punto, che ho trovato negativo: parte all'inizio del film, con quello che è un comportamento - forse un po' troppo stereotipato - della nonna (la Abuela Madrigal); più che altro si sviluppa - soprattutto - nella seconda parte del film, nella parte finale, in cui la trama e lo sviluppo della trama cominciano ad essere forse un po' troppo artefatte, forse un po' eccessive… abbiamo capito che c'è qualcosa che non funziona, ma - poi - si casca un po' in quella classica situazione da “il Bene e il Male separati in maniera radicale ed estrema”, con il Male Fine a Se Stesso.
E, visto come era iniziato il film, visto che i presupposti per un racconto che potesse funzionare… non mi ha convinto al 100% questo cambio di direzione della seconda parte del film: devo dire che questa seconda parte non è che mi abbia convinto al 100%
Poi il finale è molto carino, comunque - in generale - il film è molto carino, ma c'è una prima parte molto avventurosa e una seconda parte che diventa - forse - un po' troppo un clichè… diciamo che voglio esprimere questo come dubbio. Ciò non toglie che il mio giudizio finale rimane particolarmente positivo: è un film molto bello e vi consiglio di guardarlo. Voi - infatti - cosa mi dite? L'avete già visto? Avete intenzione di guardarlo? Non vi interessa guardarlo?
Come sempre parliamone nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene: io sono Grizzly, grazie se mi avete seguito sino a questo punto; come sempre vi ricordo: pollice-in-alto e condividete con gli amici, anche su Whatsapp, Telegram e gli altri social. Iscrivetevi al canale: è gratuito e assumerete subito quel Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ che ci piace così tanto, che sì: anche quello arriva come in un incanto!
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Io sono Grizzly e questo è tutto, per cui come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 9 gennaio 2022

VLOG 391: La filodiffusione #OperazioneNostalgia

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: io sono Grizzly.
Abbiamo voglia di ascoltare un po' di musica e…
beh: abbiamo la radio, abbiamo gli strumenti digitali, abbiamo gli strumenti di streaming, la connessione ad internet che ci permette di ascoltare musica da tutto il mondo…
E una volta, quando non c'erano gli strumenti di streaming?
Beh: avevamo la radio! Potevamo ascoltare la musica attraverso la radio, quindi l'autoradio in auto o la radio.
E ancora prima, quando c'era la radio, ma era un pochino difficile trasmettere segnale, perché non c'erano i satelliti?
Facciamo un salto di quasi un secolo e andiamo in Svizzera, nei primi anni '30 del 1900.
La geografia è molto complessa: ci sono le alpi, ci sono molte montagne, quindi è difficile trasmettere un segnale radio che abbia una buona copertura sul territorio.
Tuttavia c'è una cosa che ha una buona copertura sul territorio: il servizio telefonico! I fili telefonici arrivano un po' dovunque, e i fili telefonici - anche se attraversano le montagne - non è che abbiano problemi di disturbi del segnale, quindi perché non utilizzare i fili telefonici anche per trasmettere musica?
Bene; attraverso il sistema dello scostamento di banda, [cupo] sappiamo che abbiamo una banda (dai 300 ai 3mila Hz circa circa) che viene utilizzata per la voce [/cupo].
In alta frequenza (intorno ai 180 kHz, e andando un pochino più su) è possibile trasmettere dei segnali che - poi - vengano filtrati e utilizzati per trasmettere musica o altri servizi.
Questi segnali non avrebbero nessun disturbo legato all'ambiente, al territorio, a fenomeni esterni e - soprattutto - non avrebbero la necessità di grandi stazioni trasmittenti in ogni montagna.
Quindi nel 1931, in Svizzera, nasceva la filodiffusione: un servizio che - poi - è arrivato in Italia alla fine degli anni '50 del 1900; si è cominciato a sperimentare intorno al dicembre del 1958, ma il servizio poi è stato attivato (è diventato ufficialmente disponibile) sin dal 4 gennaio 1959… certo: all'inizio solo in alcune città (tra cui Torino, Milano, Bologna…), poi - piano piano - si è allargato in tutta Italia.
Tramite il servizio di filodiffusione erano trasmessi alcuni canali radio, che trasmettevano musica, informazioni o altro, utilizzando il doppino telefonico come vettore del segnale portante.
Quindi non c'era una trasmissione: c'era una modulazione d'ampiezza effettuata semplicemente con una piccola corrente elettrica, in alta frequenza, sul doppino telefonico.
Grazie a una collaborazione tra la RAI e l'allora SIP (successivamente divenuta prima Telecom, poi TIM) era possibile ricevere (su sei canali) ben cinque canali di musica e informazioni, di cui un canale in stereofonia.
Questo era il servizio di filodiffusione, e ne parliamo oggi, in questo nuovo episodio di Diario di Viaggio on the road #OperazioneNostalgia
[🎵🎶]
-Sì: giornata ideale per registrare questo video…😅 Vabbè: cominciamo!
La filodiffusione era molto apprezzata, soprattutto dalle persone anziane e dai non vedenti, innanzitutto perché il dispositivo che riceveva la filodiffusione era estremamente semplice: c'era solo il comando di accensione e il selettore dei canali; volume e tono li regolavi una volta, poi non è che ci andassi molto a toccarli, quindi…
magari anche il selettore dei canali: se eri l'aficionado di un determinato canale, mettevi quello, quindi ti bastava solo accendere e avevi subito la musica.
Rispetto alla radio c'era una elevata qualità, anche perché la radio in onde medie aveva un ampiezza di banda di 4,5 kHz, mentre sulla filodiffusione - anche se in AM - era disponibile un ampiezza di banda di 15 kHz, quindi non solo superiore, ma che garantiva - appunto - una elevata qualità del suono.

Erano disponibili sei canali, quattro trasmettevano in mono: i primi tre erano i primi tre canali RAI radio (Radio1, Radio2 e Radio3); Radio1, in particolare, era la stessa emittente che veniva trasmessa in onde medie, e può essere il motivo per cui piaceva ai non vedenti: spesso su Radiouno (in onde medie) erano trasmesse - in palinsesto - le descrizioni audio del film in prima serata, per esempio su Raiuno o su Raidue.
E mi è capitato di ascoltarla: era molto, molto interessante! Mi è capitato di ascoltare un episodio di Derrick (che avevamo già visto: me lo ricordavo) ed era molto bello ascoltare l'audiodescrizione dell'episodio.
Ci sono queste cose, che tu sentivi dialoghi, poi - tra un dialogo e l'altro - sentivi:
L'ispettore Derrick si avvicina al suo collega e gli batte una mano sulla spalla
-Coraggio: vedrai che finirà velocemente.
Era molto bella questa cosa.
Il quarto canale della filodiffusione era destinato alla musica leggera: quello che trasmetteva per molto tempo durante l'arco della giornata (poi siamo arrivati alla trasmissione h24, grazie all'avvento del digitale e della possibilità di non dover utilizzare i nastri).
Era musica leggera tendenzialmente degli ultimi trent'anni: si passava dal brano appena uscito sul mercato, al brano magari un attimo più datato, ma niente roba di cinquanta~sessant'anni, diciamo venti~venticinque~trent'anni.
Finiva un brano e cominciava l'altro, finiva un brano e cominciava l'altro, non c'era nessun intercalare, tranne - occasionalmente - arrivava il segnale orario: il classico cinguettio:
beebebebep beep beep beeeep Sono le ore 8:00 e state ascoltando il quarto canale della filodiffusione RAI
e poi continuava la musica.
Non c'erano interruzioni pubblicitarie, anche se ammetto che nell'ultimo periodo (2002~2003) mi ricordo che - per esempio - in occasione di determinate manifestazioni per beneficenza (per esempio il Telethon), allora capitava che - tra un brano e l'altro - ogni tanto venisse intercalata la pubblicità di Telethon, quindi che ti diceva:
Vi ricordiamo che è in corso la maratona Telethon: potete donare andando in posta sul conto corrente postale XY, o ancora chiamando il numero verde XYZ con carta di credito.
Ma, a parte quello, non c'era nient'altro.
Poi abbiamo il quinto canale, che era quello di musica classica. Il quinto canale era molto particolare: innanzitutto era trasmesso su due canali: il quinto e il sesto canale.
Era l'unico canale disponibile in stereofonia, quindi - tra l'altro - con un'ampiezza di banda di 30 kHz (due canali da 15 kHz), ma non era trasmesso in maniera tale che ci fosse il canale destro sul canale cinque e il canale sinistro sul canale sei, perché questo avrebbe un pochettino reso difficoltoso l'ascolto del canale a chi utilizzava un dispositivo di filodiffusione mono.
Ecco quindi che il quinto canale trasmetteva una somma dei segnali destro e sinistro, mentre sul sesto canale veniva trasmessa la differenza tra i due canali; quindi un dispositivo di filodiffusione, in grado di far ascoltare il canale in stereofonia, avrebbe preso i due segnali, avrebbe effettuato (tramite dei filtri) la separazione e ci avrebbe dato il canale destro e il canale sinistro.
Le registrazioni del quinto canale (che poi, nel tempo, ha preso il nome di RAI Auditorium) erano di altissima qualità già in partenza: venivano effettuate registrazioni con microfoni di alta qualità e con un mixaggio molto, molto rigoroso; ogni brano era intercalato solo da una voce fuori campo che annunciava qual era il brano che avevamo ascoltato e quale bravo avremo quindi ascoltato.
C'era una attentissima cura per i dettagli, per la dizione, per la pronuncia (sia dell'italiano che delle lingue straniere) e, anche nel caso di concerti registrati in teatro e in occasioni di eventi particolari, c'era comunque un altissima qualità del suono, che era molto piacevole da ascoltare.
Piccola curiosità: la filodiffusione, che aveva un costo in abbonamento di 660 lire al mese (adesso siamo arrivati intorno ai € 2,00 all'anno), veniva molto apprezzata da alberghi e grandi supermercati, perché - tra le altre cose - nel canone era incluso il cosiddetto diritto di diffusione (non c'era da pagare - a parte - la SIAE o altri servizi), quindi era possibile utilizzare i canali di filodiffusione per trasmettere musica, pubblicamente all'interno di una zona privata, senza dover pagare sopratasse aggiuntive.
Ovviamente è stato via via soppiantato, prima dalla radio FM (che - comunque - risolveva il problema di qualità) e poi dal digitale, dagli strumenti digitali.
I canali in filodiffusione esistono ancora: vengono trasmessi sul digitale terrestre e sul satellite, però il servizio di filodiffusione via via sta andando scomparendo; anzitutto perché è incompatibile con la nuova tecnologia alla base delle linee telefoniche e, soprattutto, perché incompatibile con molti servizi: utilizzando la trasmissione in alta frequenza è incompatibile con l'ADSL e i protocolli similari.
Inoltre c'erano, già all'epoca, delle limitazioni tecniche sulla filodiffusione: il primo importante limite era che la filodiffusione era un servizio disponibile entro i circa 7~7,5km di distanza dalla centrale. E non parlo di distanza in linea d'aria ma - ovviamente - di distanza in lunghezza del doppino telefonico.
Pur essendo, la trasmissione, in modulazione d'ampiezza, aveva una altissima qualità, prima di tutto per l'ampiezza di banda e poi perché il doppino non riceveva molti disturbi, rispetto al segnale in etere; però - ovviamente - con l'avvento della radio in FM e con l'aumento degli strumenti digitali, non c'era più bisogno di avere un sistema analogico come questo.
Inoltre il servizio non era disponibile in tutte le situazioni in cui la linea telefonica era collegata attraverso sistema di multiplexing (come unità remote, ponti radio o situazioni similari).
L'avvento inoltre del digitale… Wow!
L'avvento inoltre del digitale ha reso via via superata la tecnologia della filoduffusione, anche se - come ripeto - i canali esistono ancora e trasmettono sul satellite e su altri dispositivi.
Vi lascio infine sul doobly-doo un paio di link di approfondimento, tra cui un interessante video (uscito proprio in questi giorni) a proposito di filodiffusione.
Detto questo, io sono Grizzly, questo era #OperazioneNostalgia
Come sempre: pollice-in-alto, condividete con gli amici, iscrivetevi al canale; noi ci vediamo al prossimo episodio: ciao a tutti!

domenica 2 gennaio 2022

VLOG 390: Quale dolce vorresti, dalla Fabbrica Wonka?

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Benvenuti viaggiatori: io sono Grizzly e in questo episodio speciale, un po' più breve, completiamo il Dolce Dicembre, anche se siamo a gennaio (in realtà no: io sto girando questo video a dicembre!), concludiamo la saga della Fabbrica di cioccolato con una domanda: dell'universo della Fabbrica di cioccolato di Willy Wonka, quale prodotto (della Wonka o dei concorrenti) vorreste assaggiare, sareste curiosi di assaggiare?

Bene: cominciamo dal romanzo; e io direi che - innanzitutto - sono curioso (quantomeno curioso) di assaggiare i palloncini di zucchero di cui parla nonno Joe, anche se conosco alcune persone che - probabilmente - salterebbero la parte in cui vengono gonfiati fino a dimensioni incredibili e poi bucati con uno spillo, ma questo è solo per curiosità.
Comunque sia - indubbiamente - ciò che vorrei assaggiare è il il «Ciocco Cremolato Delizia Wonka al Triplo Supergusto»: 😋😋 già il nome è tutto un programma (già ho l'acquolina in bocca solo a dirlo).
Se parliamo del film del 1971 (con il grandissimo Gene Wilder), c'è da dire che… (la ‘curiosità’ che conoscono in molti) la tazzina di cera, che doveva essere commestibile e invece non lo era, dev'essere stata una grandissima prova attoriale per Gene Wilder, ma comunque (scherzi a parte) in quel caso ammetto che sarei particolarmente curioso di assaggiare la Bevanda Gassata Che Fa Volare.
Invece rispetto al film di Tim Burton del 2005, risparmierò commenti sui Confetti Piliferi (anche perché i capelli - tendenzialmente - me li taglio a zero, ma ancora un pochino ce ne sono!) e, invece, dirò che (se funzionasse senza effetti collaterali) sono curioso di assaggiare la Gomma da Pranzo, molto molto curioso: secondo me dev'essere una soluzione particolarmente funzionale. Di nuovo: senza gli effetti collaterali come diventare blu e diventare, magari, un gigantesco mirtillo.
Se invece dovessi scegliere fra il romanzo, il film del '71 e il film del 2005 un solo prodotto, premesso e preso atto del fatto che sì: un bagno nel fiume di cioccolato deve essere qualcosa di interessante, da provare almeno una volta nella vita… però - in quel caso - direi i Confetti Senza Confini (nel film si chiamano Succhia Succhia Che Mai Si Consuma): sono curioso di assaggiare una di quelle caramelle; d'altronde se mi dovesse piacere, mi rimarrebbe quella per tutta la vita.
Ma, dato che sono un bambinone che si accontenta anche di poco, mi basterebbe persino uno dei prodotti della concorrenza: per esempio la gomma da masticare di Slugworth, per fare palloni di un metro!

Ma adesso tocca a voi: del romanzo, o del film del '71, o del film del 2005 (o di tutto quanto l'universo di Willy Wonka) quale dolce (o quali dolci) sareste curiosi di provare, almeno una volta nella vita?
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Detto questo, io rinnovo gli auguri di buone feste e noi ci vediamo al prossimo video: ciao a tutti!

domenica 26 dicembre 2021

VLOG 389: La fabbrica di cioccolato (film del 2005)

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Benvenuti viaggiatori: io sono Grizzly e oggi parleremo del film ‘La fabbrica di cioccolato’ di Tim Burton, del 2005 con Johnny Depp.
Con una durata approssimativa di 110 minuti (7/6 di Exorciccio, come ci direbbe il buon Synergo) il film si rifà molto di più al romanzo, rispetto al suo predecessore; in tantissimi punti, però, fa anche l'occhiolino a chi ha gradito il film del 1971: per esempio nella scelta di consentire che i bambini vengano accompagnati da un singolo genitore (nel romanzo invece abbiamo la possibilità che ci siano uno o due genitori: solo Charlie si presenta con nonno Joe).
Inoltre in questo film viene anche introdotta, come storia collaterale, l'infanzia di Willy Wonka, che vediamo essere stata un'infanzia non troppo felice, ed è una cosa che - poi - riguarderà anche il finale del film, comunque ne parliamo oggi in questo nuovo episodio di Diario di Viaggio on the road.
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Prima di cominciare, una simpatica curiosità: nel film del 2005 tutti gli Umpa Lumpa (dovrebbero essere 164, più la segretaria Doris) sono interpretati da un solo attore: l'attore indiano (naturalizzato britannico) Deep Roy; questa cosa ha del grottesco, eppure - nella situazione e nell'atmosfera - è una cosa che trovo veramente molto, molto gustosa.
Comunque cominciamo la nostra analisi con i soliti quattro punti: cominciamo quindi con il punto 1, che trovo positivo: Johnny Depp - secondo - me ha fatto una prova attoriale veramente eccezionale.
Il suo Willy Wonka è veramente ben fatto, è un eccellente personaggio, una interpretazione che ho trovato bellissima: è quel personaggio misto di grottesco eppure che sembra essere molto furbo; naturalmente non è la prova attoriale di Gene Wilder (indubbiamente quella è inarrivabile) ma è comunque un personaggio che ci sta benissimo.
Anche se devo ammettere una cosa, di cui riparliamo nella domanda finale, e la cosa che devo ammettere è che, mentre prendevo appunti su questo film, mi sono trovato a chiedermi come sarebbe stato - come Willy Wonka (con la stessa sceneggiatura, con le stesse battute, probabilmente con gli stessi comportamenti) - Robin Williams? Mi sono fatto questa domanda ma la rivediamo alla fine.
Nel frattempo secondo punto, secondo me un tantino negativo: la storia familiare collaterale di Willy Wonka.
È simpatica quest'idea di voler dare un passato a Willy Wonka, e di portare questo passato sino al finale, in maniera tale che ci sia un finale che è anche un pochino più dolce del finale del romanzo (o del finale del film del 1971); ricordiamoci che è questo film si rifà moltissimo più al romanzo che al suo predecessore del 1971, anche se si è preso qualche piccola libertà di fare qualche piccola citazione.
Comunque diciamo che questa storia familiare l'ho trovata un pochino artefatta, ma quantomeno è un riempimento interessante e porta a un finale funzionale, quindi non la vedo come completamente negativa.
Punto numero 3, secondo me positivo: ed è - infatti - questo finale, molto più dolce di quello del romanzo, in cui non ci si limita a far vincere la purezza di spirito di Charlie, ma vince anche il messaggio familiare e questo ci può stare, visto che è un film - principalmente - che nasce come film per ragazzi: vuole dare, anche, qualche lezione su quello che è essere una persona pura, essere una persona retta, ma anche essere una persona che non dimentica quelli che sono gli affetti familiari, quindi diciamo che questo lo trovo un punto particolarmente positivo del film.
E infine il punto numero 4, questo lo trovo un tantino negativo (anche se si salva la scena nella sua parte finale): mi riferisco alla scena nella quale Charlie trova la banconota da 10 dollari.
In realtà nel romanzo trova una moneta: vede brillare l'argento di una moneta da mezza sterlina, ma - quando lui trova la banconota da 10 dollari - quello che fa è fiondarsi subito in tabaccheria e comprare una tavoletta di cioccolata; questo rompe un po' con la magia: nel romanzo abbiamo visto che Charlie ci pensa, pensa che - grazie a quella moneta - può aiutare la propria famiglia, può portare dei soldi alla propria famiglia, e quindi dice "va bene", però si vuole passare questo piccolo piacere: con 5 pence prende una tavoletta di cioccolata poi pensa
Vabbè: 45 pence o 40 pence non cambia tantissimo: prendiamo un'altra tavoletta di cioccolata!
Però ha comunque intenzione di portare i soldi a casa.
Mentre quello che vediamo (nel film) è che trova questa banconota e, subito, si fionda dentro la cioccolateria
Ok: la prima tavoletta che prende è quella con il biglietto d'oro.
Ok: quando arriva dalla famiglia (ed è qui che - in qualche modo - si salva la scena):
-No, beh: c'era una persona che voleva comprare il mio biglietto per 500 dollari
(Nel romanzo erano 200 sterline e una bicicletta) Però diciamo che ritorna, un attimo, a pensare a quest'idea della famiglia, però… Non lo so: è una scena che non mi ha convinto al 100%
Secondo me si poteva rendere in maniera differente: si poteva rendere - un attimo - il conflitto interiore del ragazzo che (va bene) ha la possibilità di comprarsi una tavoletta di cioccolato, ma comunque vorrebbe portare questi soldi a casa, vorrebbe comunque contribuire alla famiglia, visto che la situazione è piuttosto complicata.
Ma questa - di nuovo - è la mia impressione: ora voglio sentire un po' che cosa ne pensate voi.
Anzitutto siete d'accordo con i punti che vi ho indicato? Oppure, secondo voi, ci sono altri punti che possono essere considerati positivi o negativi, quindi che - magari - hanno trasmesso correttamente il messaggio che volevano trasmettere? Oppure dei punti che vi hanno lasciato un pochino storcere il naso?
Pensate che questo film funzioni meglio, visto che è un pochino più fedele al romanzo? Pensate che la storia familiare può funzionare? Oppure ci sono dei dubbi?
Ma, soprattutto (domanda finale): secondo voi, al posto di Johnny Depp, avrebbe potuto funzionare Robin Williams come Willy Wonka? Avrebbe dato quella funzione di macchietta molto particolare al personaggio? Oppure no: oppure Johnny Depp ha comunque dato una prova attoriale che poteva essere superiore a quella di molti altri attori?
Magari quale altro attore avreste visto, al posto di Johnny Depp, come Willy Wonka?
Parliamone nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene: abbiamo concluso questo Dolce Dicembre… (anche se ho ancora in serbo un piccolo video, che arriverà a gennaio, per continuare con le festività e con l'argomento cioccolato; dopo di che riprenderemo con la normale programmazione di #DdVotr)
Per il momento - come sempre - vi ringrazio per essere arrivati in fondo al vlog: se sono riuscito a farvi pensare al film ‘La fabbrica di cioccolato’ (di Tim Burton, del 2005) sotto un occhio differente, o incuriosirvi per guardare il film (se ancora non l'avete visto) allora, come sempre: pollice-in-alto e condividete con gli amici, anche su Whatsapp, Telegram o le altre app social; magari condividete assieme a una bella tazza di cioccolata calda, che è una cosa molto piacevole da fare, soprattutto in questo periodo festivo invernale, che è anche un po freddino.
Iscrivetevi al canale: è gratuito e assumerete subito quel Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ che ci piace così tanto e, se siete appassionati di cioccolato, il Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ ha anche quella nota cioccolatosa in più, che è sempre molto piacevole!
Inoltre vi ricordo il canale Telegram (linkato sul doobly-doo e sulla scheda) per piccole curiosità, dietro le quinte e notifiche: quando pubblico nuovi video o vado live sulle app social.
Infine ditemi in un commento se c'è un argomento che mi piacerebbe io trattassi su #DdVotr
Io sono Grizzly, lui è Kent (la mia decorazione festiva): entrambi vi diciamo, ancora, "BUONE FESTE!"; grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 19 dicembre 2021

VLOG 388: Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato (film del 1971)

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Benvenuti viaggiatori: io sono Grizzly.
Oggi parliamo del film “Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato”, un film di Mel Stuart del 1971 con Gene Wilder.
Il film, realizzato con un budget piuttosto limitato, è comunque riuscito ad incorporare tantissime cose veramente molto simpatiche: condensa l'avventura raccontata da Roald Dahl nel romanzo in circa 96 minuti (come direbbe il buon Synergo: un Exorciccio medio) e - pur rifacendosi moltissimo al romanzo - alcune cose le ha cambiate o, in qualche modo, stravolte completamente, principalmente - anche - per necessità di realizzazione al periodo: per esempio, nel caso della stanza di Veruca, nel romanzo abbiamo gli scoiattoli, in questo film - invece - abbiamo le oche che fanno le uova d'oro, forse per la difficoltà a realizzare qualcosa con gli scoiattoli nel periodo.
Bene: oggi voglio analizzare questo film con voi, in questo nuovo episodio di Diario di Viaggio on the road
[🎵🎶]

Benvenuti a bordo, viaggiatori: sono Grizzly, lui è Kent (la mia decorazione festiva) ed entrambi siamo Grandi Esperti di Cioccolato! In particolar modo Kent, che è un Mug-Bear: mi è stato regalato assieme a una tazza (perfetta per bere la cioccolata calda), dunque siamo i due più adatti a parlarvi di Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato: film di Mel Stuart del 1971 con Gene Wilder…
E sì: stiamo parlando di un film che è più vecchio di me! È difficile da credere, ma ci sono cose che sono anche più vecchie di me…
Prima di continuare: OVVIAMENTE FARÒ SPOILER
Per cui, se non avete visto Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, andate a vederlo perché è un film bellissimo, e soprattutto perché così apprezzerete ancora di più la quantità esorbitante di mème (o meme, o memé) di Gene Wilder che assume la posa.
Comunque parliamo del film, cominciamo con una velocissima curiosità: sì, sappiamo che i nonni sono bloccati a letto da vent'anni, quindi la domanda (da adulti) che ci sorge spontanea è:
-Ma questi come fanno ad andare in bagno?
Soprattutto in considerazione del fatto che sono diversi anni che mangiano cavolo lesso a tutti i pasti (per cui: auguri!) e, in un certo senso, ci risponde il buon Cinemasins, facendoci notare che… sotto al letto è inquadrato un vaso da notte!

Comunque cominciamo la nostra analisi nei quattro punti, e cominciamo dal punto primo, positivo: la povertà della famiglia di Charlie Bucket ci viene presentata con una delicatissima dolcezza.
Sono tanti piccoli gesti che ci fanno capire non solo la situazione di indigenza della famiglia, ma anche la grandissima purezza d'animo di Charlie; abbiamo Charlie che decide di dividere una pagnotta con la famiglia (ottenuta grazie alla sua prima paga), che decide - addirittura - di pagare il tabacco del nonno! Lo capiamo subito: Charlie è un animo puro.
Anche la madre vuole essere un grandissimo sostegno nei suoi confronti, e lo sprona, lo spinge ad essere sempre se stesso, a non negare mai quello che è… anche se - però - la madre, in qualche punto, lo invita anche a non credere troppo ai sogni, e - forse - questo è sbagliato: insomma, è un bambino: ha anche pieno diritto di sognare!

Punto numero 2, negativo: il cattivo, il «signor Slugworth» (che poi scopriamo essere «Wilkinson»: un collaboratore di Willy Wonka).
D'accordo che vuole essere l'idea di un villain costruito in qualche modo, ma lascia moltissimi dubbi come viene presentato nell'ambito cinematografico, visto che GUARDA CASO Slugworth è sempre presente nel posto giusto al momento giusto: un bambino trova il biglietto d'oro e, dopo pochi minuti, ecco Slugworth che - subito - lo prende sotto la sua ala protettiva per dirgli qualcosa.
Ma… nessuno si insospettisce? Nessuno si fa questa domanda: nessuno si chiede com'è possibile che tutti quanti stanno cercando questi biglietti d'oro, non si sa dove sono ma Slugworth SA ESATTAMENTE dove si trovano, anche se potrebbero essere in qualsiasi parte del mondo?

Punto numero 3, positivo: Gene Wilder incarna - veramente - il perfetto Willy Wonka, il perfetto ‘cioccolataio rumoroso’, il perfetto personaggio: la macchietta comica a livello grottesco, eppure che riesce ad essere quella persona entusiasta di fare il suo lavoro, entusiasta di fare il fabbricante di cioccolato, che dà quest'idea di essere anche un po' folle.
È un personaggio inquadrato benissimo e - secondo me - è una grandissima prova attoriale di Gene Wilder.

Punto numero 4, secondo me negativo: aver voluto introdurre a tutti i costi la violazione della regola.
Questo discorso nel romanzo non lo vediamo: vediamo semplicemente che c'è la visita dei ragazzi e, solo alla fine, scopriamo che non aver violato nessuna regola ha portato ad una particolarissima sorpresa finale.
E questo è molto bello, perché dà quella parte di «finale inatteso», perché sino a quando stiamo leggendo le avventure e le peripezie che capitano ai ragazzini, sappiamo che ognuno di loro “guadagna” una importante lezione di vita; ma - sino alla fine - ci chiediamo un po' quale potrebbe essere la lezione di vita di Charlie, che è una persona dall'animo così puro? Mentre voler portare per forza la violazione della regola, e la reazione (anche un po' telefonata) di Charlie che - alla fine - decide di lasciare la caramella Succhia Succhia Che Mai Si Consuma…
(che nel romanzo, se non ricordo male, si chiamava Confetti Senza Confini… comunque quella lì)
… di non concederla a Slugworth, è un modo di mostrare ancora un po' (se non l'avessimo notato) la purezza d'animo di Charlie, ma in realtà abbiamo già notato la purezza d'animo di Charlie lungo tutto il racconto e - secondo me - questo aver voluto mettere questa regola di non toccare nulla e, quindi, poi andare nel laboratorio a bere la Bevanda Che Ti Fa Volare… mah! Non lo so: non mi ha convinto al 100%
Tra l'altro piccola curiosità: la Bevanda che ti fa bere fino a farti volare esiste nel romanzo (è citata, anche se nessuno dei bambini la prova) ed è anche vero che per liberarsi dal gas della bevanda è necessario ruttare.
Insomma questi - secondo me - erano quattro punti (due positivi e due negativi) sul film Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato del 1971; ora tocca a voi: voi che mi dite?
Avete visto questo film? L'avete visto molto tempo fa, e ve lo ricordate vagamente? L'avete recuperato da poco?
Siete d'accordo con me su questi due punti positivi e su questi due negativi? Ci sono altri punti che avete notato, che potrebbero essere visti come punti positivi o come punti negativi?
Vi piace il cioccolato? Avete apprezzato questo film? Apprezzereste del cioccolato dopo aver guardato questo film, o avete guardato questo film sorseggiando una buona cioccolata calda?
Non lo so: parliamone nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
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Io sono Grizzly, lui è Kent, entrambi vi diciamo - ancora - "BUONE FESTE!", grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 12 dicembre 2021

VLOG 387: La fabbrica di cioccolato (romanzo del 1964)

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Benvenuti viaggiatori: io sono Grizzly e oggi continuiamo questo Dolce Dicembre parlando di cioccolato, e parliamo di Roald Dahl e del romanzo “La fabbrica di cioccolato” del 1964.
Roald Dahl è stato un autore piuttosto prolifico di libri per ragazzi: a parte La fabbrica di cioccolato, noi ricordiamo - tra gli altri - vari romanzi da cui sono stati tratti dei film più o meno di successo: I Gremlins (del 1943), James e la pesca gigante (del 1961), Il GGG (Grande Gigante Gentile, del 1982), Le streghe (del 1983) e Matilda (del 1988).
Inoltre nel '72 ha pubblicato anche Il grande ascensore di cristallo, che - di fatto - rappresenta il sequel di La fabbrica di cioccolato, dove l'ascensore della fabbrica viene utilizzato come una sorta di nave spaziale, per andare - appunto - letteralmente nello spazio (e seguiamo le avventure di Charlie e Willy Wonka); ma oggi noi ci fermiamo a parlare de La fabbrica del cioccolato: lo facciamo in questo nuovo episodio di Diario di Viaggio on the road!
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Allora: parliamo di La fabbrica di cioccolato, romanzo di Roald Dahl del 1964.
Più che un «romanzo» è un racconto, perché è abbastanza breve, molto scorrevole… ovviamente è un romanzo per ragazzi (è stato scritto pensando ai ragazzi e ai bambini), ma può essere letto dalle persone adulte, tranquillamente: è molto leggero, molto piacevole… soprattutto - se vi piace il cioccolato - lo apprezzerete tantissimo!

E comunque cominciamo con il punto 1 che - secondo me - è positivo: il racconto è incredibilmente attuale!
Proprio nello sviluppo della trama non ci sono dei riferimenti temporali molto precisi o specifici. Cioè: in realtà sì: ce n'è uno, che è il costo della tavoletta di cioccolata, perché vediamo che - a un certo punto - Charlie trova la moneta da mezza Sterlina, vediamo che prende una tavoletta al Triplo-Super-Gusto, che gli costa 5 pence (perché gli danno 45 pence di resto: vede che sono le monete da 5 pence, e ci sono nove monete sul bancone) ma, se togliessimo questo riferimento, fondamentalmente - per il resto - non abbiamo qualcosa di specifico sul periodo storico in cui è ambientato il racconto, e questo lo rende un racconto particolarmente attuale, ed è una cosa molto positiva perché i bambini e i ragazzi che leggono questo racconto si possono - veramente - immedesimare in Charlie (o negli altri personaggi del racconto), perché non c'è qualche cosa che è "un riferimento che è difficile da cogliere".
Anzi - virtualmente - sarebbe possibile modernizzare il romanzo semplicemente cambiando il riferimento monetario! Per esempio qui in Europa potremmo dire che trova in terra una moneta da 2 Euro, e la tavoletta di cioccolato costa un Euro; oppure - visto che c'è il riflesso metallico - potrebbe anche essere una banconota da 5 (o da 10)  Euro, visto che hanno la banda metallica.

Punto numero 2, secondo me negativo: c'è una linea di demarcazione netta (forse un po' eccessiva) tra la ricchezza e la povertà.
 È un modo di presentare il contrasto tra i ricchi e i poveri ai ragazzi e ai bambini, facendolo molto semplice, e questo - in fondo - ci può stare; ma questo confronto arriva all'eccessivo: ci può stare che il giovane Charlie è un po' invidioso dei ragazzini che vanno in cioccolateria, vanno a comprare le tavolette di cioccolato, e lui ne riceve solo una all'anno - per il suo compleanno - perché poverissimo; però poi ci sono delle cose che vanno anche all'estremo: il papà perde il lavoro, perché fallisce la fabbrica di dentifrici, ed ecco che - per sbarcare il lunario - va a fare altri lavori, sino a finire a spazzare la neve per pochi spiccioli.
Sì, ok: ma… i servizi sociali? Sì, ok: ma… non so: gli ammortizzatori sociali? Non c'è nulla nello Stato in cui vive Charlie? Però - ripeto - è un modo di presentare questo contrasto in maniera molto semplificata ai ragazzi, quindi ci può stare.

Punto numero 3, secondo me positivo: il messaggio, sviluppato lungo tutta la trama, dell'importanza di avere un comportamento corretto ed onesto, che è il comportamento che vediamo di Charlie, che è una persona umile, ma - per via della sua umiltà - si limita a rimanere un osservatore educato; e - secondo me - è un messaggio molto importante.

Punto numero 4, secondo me un pochino negativo: iperboli eccessive da romanzo per ragazzi.
Un po' mi rifaccio anche al punto precedente: l'importante messaggio di avere un comportamento retto ed onesto: infatti i comportamenti degli altri quattro ragazzini sono estremamente in contrasto rispetto a quello di Charlie.
Abbiamo Augustus, che è un bambino goloso… forse all'eccesso della golosità, visto che sta tutto il tempo a mangiare cioccolato, pasticcini o altre cose.
Veruca, che continua a fare una quantità allucinante di capricci: ti sta antipatica sin dal primo momento!
La prosopopea di Violet, che pensa di essere l'unica esperta al mondo di gomma da masticare.
Mike Teevee, che ormai ha la testa completamente rapita dai programmi televisivi, tanto da vivere un po' come se tutta la vita di Mike passasse attraverso lo schermo della TV… che mi ricorda qualcosa, peraltro!
Abbiamo anche visto la differenza, ben marcata, tra ricchezza e povertà: in fondo queste iperboli sono un modo di tracciare una linea molto netta tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, quindi - in questo senso - questo discorso ci può stare, poi - ripeto - è un romanzo per ragazzi: è anche giusto che ci siano delle iperboli (che sono un tantinello irrealistiche).
Ma ora sono curioso di sentire un po' la vostra: voi che cosa mi dite? Avete letto il romanzo di Roald Dahl del 1964 La fabbrica di cioccolato? L'avete letto dopo aver visto il film del '71 (o quello del 2005), o dopo averli visti entrambi, perché magari eravate curiosi di vedere qual era l'opera originale?
Vi è capitato di leggere il romanzo, ma non avete visto i film? Vi è capitato solo di guardare i film, ma non avete letto il romanzo? In questo caso aspettate, perché nelle prossime settimane parlerò anche dei due film.
Vi piace il cioccolato?
Siete d'accordo con il messaggio che viene lanciato nel romanzo, o poteva esserci una morale differente?
Non lo so: parliamone nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene! Come sempre vi ringrazio di essere arrivati in fondo al vlog; se il cioccolato vi piace, vi è piaciuto il romanzo, o vi ho incuriositi abbastanza da leggere questo romanzo, come sempre: pollice-in-alto e condividete con gli amici (anche su Whatsapp, Telegram o le altre app social), magari mentre condividete anche una bella tavoletta di cioccolata!
Iscrivetevi al canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ che ci piace così tanto, che si: è veramente a livello del buon profumo di una bella cioccolata calda…
Vi ricordo anche il canale Telegram (sul doobly-doo e sulla scheda) per piccole curiosità, dietro le quinte e notifiche quando pubblico nuovi video o vado live e sulle app social.
Infine segnalatemi in un commento se c'è un argomento che mi piacerebbe io trattarsi su #DdVotr
Io sono Grizzly, lui è Kent, entrambi vi diciamo “BUONE FESTE!”, grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 5 dicembre 2021

VLOG 386: Il cioccolato, una volta #OperazioneNostalgia

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: io sono Grizzly, lui è Kent, la mia decorazione festiva (che ritorna, visto che siamo sotto periodo di feste)…
Sì, porto i baffi del #Movember, anche se, ormai, siamo a dicembre: sto cercando - un pochino - di farli durare, per quanto possa essere intelligente portare i baffi del #Movember nonostante quasi tutta la giornata io sia con la mascherina sulla faccia, ma è divertente anche questo!
E sì: è anche molto probabile che i baffi si afflosceranno prima della fine del vlog!
Comunque siamo a dicembre e, per dicembre 2021, ho pensato di fare un Dolce Dicembre: infatti in questo dicembre parleremo di cioccolato! 😋
E cominciamo col parlare del fatto che, se andiamo in un qualsiasi supermercato medio, della grande distribuzione, a guardare quello che troviamo nel reparto della cioccolata, ci sono tantissime tavolette di cioccolata, di tantissimi gusti diversi: dal classico cioccolato al latte, al cioccolato fondente… sotto differenti versioni con diverse percentuali di cacao (addirittura fino al 100% di cacao: praticamente tutti gli altri ingredienti sono solo tracce!)
Abbiamo anche gli ingredienti più strani che vengono associati al cioccolato: dai cristalli di sale al peperoncino (un po' come facevano i Maya), e sono tutti dei gusti molto, molto particolari, perché il cioccolato si presta bene a tantissimi accoppiamenti; e - anche se questo è piuttosto risaputo - una volta, quando ero giovane io… (e sì: parliamo di una quarantina di anni fa) … erano un pochino di meno le qualità di cioccolato disponibili sul mercato, non perché non si erano provati a fare svariati accoppiamenti o svariati prodotti, ma - più che altro - perché la grande distribuzione puntava soprattutto a distribuire il cioccolato al latte, il cioccolato fondente e poco altro.
Infatti oggi parliamo un po' di quello che c'era, a livello di grande distribuzione del cioccolato, una volta in questo nuovo episodio di Diario di Viaggio on the road #OperazioneNostalgia
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Quando ero piccolo io, il cioccolato che si trovava un po' in tutti i negozi di alimentari, grandi e piccoli, principalmente era: quello fondente e quello al latte.
Quello al latte, quindi un cioccolato con una quantità di cacao non inferiore al 25%, mescolata a latte e qualche addensante; e il cioccolato fondente, quindi con almeno il 45% di cacao, addensanti ed emulsionanti differenti dal latte, quindi si utilizzava il burro di cacao e… ben poco altro: al massimo del latte (o di altri ingredienti) a malapena erano delle TRACCE (quindi inferiori all'1%), in fondo anche nel cioccolato "al 100%" tutti quelli che sono gli altri ingredienti (dal latte agli emulsionanti, agli addensanti) sono solo tracce.
Però - ovviamente - «Fondente» e «Al Latte» non erano le UNICHE DUE qualità di cioccolato che si trovavano sul supermercato o nel negozietto di fiducia: c'erano anche molte altre qualità di cioccolato, ma principalmente queste erano le più diffuse; poi - ogni tanto (e non in tutti i negozi) - si riusciva a trovare il cioccolato bianco: mi ricordo - quand'ero piccolo - il Galak.
Che poi il cioccolato bianco, principalmente, era fatto da latte e burro di cacao, dopodichè c'erano delle qualità speciali di cioccolato che, quando ero piccolo, comunque le guardavo molto da lontano, perché già esistevano - per esempio - i Mon Chéri e i Pocket Coffee, che erano già cioccolati per persone adulte: il Mon Chéri (come i Boeri) che è cioccolato con la ciliegia e il liquore, o il Pocket Coffee che è fondamentalmente questo cioccolato ripieno di caffè; non erano cose adatte ai bambini e non mi attiravano moltissimo, anche se - adesso - il cioccolato ripieno di caffè…
Vi ricordo che questo video NON È sponsorizzato da nessun produttore di cioccolato, purtroppo!
In qualche negozio della grande distribuzione, ogni tanto, era possibile trovare altri prodotti “alternativi” - appunto - al cioccolato al latte e a quello fondente: mi ricordo che la prima volta che venni a contatto con del cioccolato differente da quello al latte o quello fondente (per esempio quando scoprii il “nocciolato”), fu grazie alle tavolette di Ritter Sport, che erano arrivate in Italia già da molto tempo, ma non erano - appunto - in tantissime distribuzioni, e già c'era il cioccolato nocciolato, già c'era il fondente un pochino più scuro, già c'era il cioccolato con la frutta a guscio… ma - di nuovo - erano delle cose molto particolari, che non erano reperibili un po' in tutti i negozi: c'era qualche negozio che - ogni tanto - provava a sperimentare ma, principalmente, quello che aveva mercato erano il cioccolato al latte e quello fondente, quindi quello che si andava a prendere (che si sapeva che si sarebbe smerciato velocemente) erano quelli: il cioccolato al latte e il fondente, tuttalpiù il cioccolato bianco, tuttalpiù prodotti “collaterali” come il Ciocorì e il Biancorì, ma - di nuovo - che non erano presenti un po' in tutti i supermercati.
Poi, piano piano, la grande distribuzione ha cambiato un po' le carte in tavola, anche l'avvento dei social e l'aver fatto conoscere il fatto che è possibile associare il cioccolato anche a ingredienti particolari… e quella, che sembrava una nicchia molto ristretta di mercato, è diventata una nicchia molto più grande, perché molte persone - incuriosite - hanno voluto provare ad assaggiare altre forme di cioccolato.
E d'altronde il cioccolato non si consuma solo in tavolette, per avere degli accoppiamenti molto particolari: abbiamo per esempio la Torta Sacher, che comprende il cioccolato e la confettura di albicocche, oppure io l'anno scorso - per la prima volta nella mia vita - ho provato una torta alle pere con il cioccolato: uno stranissimo accoppiamento che non avevo mai provato.
La prima volta che provai il cioccolato al peperoncino, fatto “in casa” con del cioccolato fondente e del peperoncino di Soverato, rimasi particolarmente colpito da questa stranissima accoppiata di sapori molto, molto particolare; adesso il cioccolato al peperoncino si trova facilmente in tantissimi supermercati!
Eppure, appunto, una volta principalmente c'erano il cioccolato al latte e quello fondente, le altre qualità di cioccolato magari c'erano (magari non tutte, magari il cioccolato con i cristalli di sale è una cosa relativamente recente: non credo che negli anni '70, negli anni '80, fosse particolarmente diffuso!), però adesso non è una cosa così fuori dal mondo quella di trovare delle qualità molto particolari di cioccolato e questo - in parte - forse lo dobbiamo anche alla diffusione dei social e al fatto che tante persone hanno cominciato a parlare di questi strani accoppiamenti del cioccolato, tante persone sono rimaste incuriosite e c'è anche un po' di sperimentazione sotto, e quelle che sembravano piccole nicchie sono risultate delle nicchie un pochino più diffuse.
Ma questo lo chiedo a voi: voi che cosa mi dite? A voi piace il cioccolato? A voi NON piace il cioccolato?
Qual è la qualità di cioccolato che vi piace? Avete mai assaggiato del cioccolato in accoppiata a qualcosa di molto particolare, a qualche ingrediente strano? Non so: avete mai provato il cioccolato coi cristalli di sale, il cioccolato con il peperoncino?
Il cioccolato con la carne: lo fanno a Modica! L'avete mai assaggiato?
Non lo so: parliamone nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Sono anche gradite discussioni davanti a una bella tazza di cioccolata calda!
E anche quella, una volta, era semplicemente la “cioccolata calda” ma, poi (nel tempo), sono arrivate le cioccolaterie che proponevano anche gusti diversi di cioccolata calda!
Bene: io sono Grizzly, questo era #OperazioneNostalgia
Come sempre vi invito a mettere pollice-in-alto, condividere questo vlog, iscrivetevi al canale: noi ci vediamo alla prossima puntata, ciao a tutti!