domenica 19 febbraio 2017

VLOG SPECIALE: Terzo compleanno - 21 curiosità su #DdVotr

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: sono Grizzly e oggi è il terzo compleanno di #DdVotr!
Cominciamo: sigla.
[♪♫♪]
Io ci ho provato a realizzare il video in auto con la GoPro, ma l'audio era qualcosa di terrificante, e quindi più avanti cercherò di organizzarmi meglio per realizzare i video in auto (perché per il momento la Legria Mini non è disponibile), comunque per questo video ho pensato che fosse il caso - alla fine - di venire in studio e registrarlo qui: così si sente tutto un pochino meglio.
Allora: ecco a voi ventuno curiosità su Diario di Viaggio on the road in ordine alfabetico.

Lettera A come "Anni": i tre anni più intensi della mia esperienza su youtube, anche se il mio canale in effetti è nato prima: è nato a giugno 2008, perché è stato quello il momento in cui ho convertito il mio account Google Video e l'ho associato a YouTube. In realtà poi è stato il 19 febbraio 2014 che io ho cominciato a realizzare dei contenuti e a pubblicare con cadenza regolare su YouTube, quindi è in quel momento che è cominciata la mia esperienza su youtube, ed è stata un'esperienza molto intensa e un esperienza molto interessante, decisamente.

Lettera B come "Bravura": la bravura di tantissimi youtuber che ho conosciuto in questi tre anni. Youtuber stranieri ma anche youtuber italiani, soprattutto moltissimi youtuber italiani molto bravi, che mi hanno completamente fatto cambiare idea rispetto a quello che pensavo prima della community di Youtube Italia: è cambiato molto il mio pensiero perché ho conosciuto moltissimi youtuber molto bravi, che portano contenuti culturali, che portano contenuti inerenti la scienza, inerenti l'educational, ma anche che portano contenuti un pochino frivoli, ma che comunque mettono molta cura nei loro contenuti. Sono tutte quante persone veramente molto simpatiche e molto gentili, è stata per me una cosa molto bella venire a conoscenza di tutte queste persone.

Lettera C come "Contenuti" o forse dovrei dire come "Cultura generale", che è quello che cerco di portare con #DdVotr. Quando io ho cominciato, sapevo che avrei potuto specializzarmi su uno o due argomenti e parlare soprattutto di quegli argomenti: fare un canale "monotematico". E probabilmente questo mi avrebbe dato anche la possibilità di avere un maggiore successo su youtube, questo lo ammetto. Devo anche dire che #DdVotr nasce soprattutto come un modo di portare i miei contenuti (che pubblicavo sul mio blog) in una struttura non più basata su del testo scritto, ma su dei video (quindi su una recitazione, su una produzione "multimediale"), per cui ho deciso un po' di continuare questo percorso e di portare più che dei singoli argomenti o che un singolo tema, degli argomenti molto generici in cui il tema portante è soprattutto - appunto - la cultura generale.

Lettera D come "Diario di Viaggio", che è stato (ed è ancora) il mio blog, il mio spazio in cui scrivo le mie cose. Adesso utilizzo il mio blog soprattutto per diffondere i miei contenuti video approfittando della trascrizione (la stessa trascrizione che utilizzo per fare i sottotitoli dei miei video).
Però è un blog che è nato a luglio del 2004 (ben tredici anni fa!), quindi è un luogo in cui ho messo moltissima esperienza nello sviluppare e nel parlare di determinati argomenti, nell'analizzare determinate situazioni, determinati fatti di attualità, e il Diario di Viaggio on the road, infatti, è un modo di portare "On The Road" (in auto, durante la guida) i contenuti originari di Diario di VIaggio, e di continuare lungo quella strada.

Lettera E come "Esperienza", l'esperienza fatta parlando di fronte a una telecamera, che è una cosa che è cambiata tantissimo negli ultimi tempi. Sicuramente quando ho cominciato con #DdVotr, quando ho cominciato a pubblicare video su YouTube, ero molto emozionato quando mi mettevo davanti alla telecamera: ho scelto la tecnica di mettermi in auto e di parlare (quindi) mentre guidavo, perché in questo modo non dovevo pensare troppo al fatto di avere la telecamera davanti al naso. E devo dire che ancora adesso mi capita, comunque, di non sentirmi del tutto e al 100% pronto e tranquillo a parlare di fronte all'obiettivo della telecamera, però certamente le cose sono cambiate moltissimo nel corso del tempo, nel corso dell'esperienza che ho fatto facendo lo youtuber.

Lettera F come "Fantasia": la fantasia che mi spinge a trovare degli argomenti sempre nuovi per parlare in #DdVotr. Io l'ho già detto in passato: ho un file di testo in cui metto gli argomenti che mi piacerebbe trattare, e poi piano piano ogni tanto do un'occhiata a quel file di testo, scelgo un argomento e realizzo il video. Ci sono stati dei momenti che mi è stato molto utile quel file di testo, perché ci sono stati dei momenti che - veramente - non sapevo di che cosa parlare, e allora guardavo quel file, sceglievo un argomento e trovavo qualcosa di interessante. Ma adesso, nel corso del tempo, come si suol dire "l'appetito vien mangiando": mi vengono sempre diverse idee, letteralmente decine di idee per realizzare decine di video su decine di argomenti, e in questo momento il file degli argomenti che devo ancora trattare è veramente molto grosso. Talmente grosso che so che posso andare avanti penso - probabilmente - ancora altri tre anni, prima di dovermi fermare e guardarmi intorno e dire "Ok, aspetta un attimo: non so di che cosa parlare".
Naturalmente nel corso del tempo ogni tanto mi viene in mente qualcosa che potrei approfondire e quindi aggiungo ancora qualcosa in quel file.

G come "Google Video": Google Video è stato il portale con il quale per la prima volta mi sono approcciato alla produzione video su internet.
Su Google Video avevo caricato i miei cortometraggi, le cose che avevamo realizzato con gli amici, in cui mi ero occupato della regia o in cui avevo recitato, perché la passione per la produzione video è una cosa che mi porto appresso da moltissimo tempo. Con Google Video parliamo degli anni come il 2002, il 2003, poi il 2004 quando - piano piano - è arrivata la piattaforma YouTube, è stata rilevata da Google, le due piattaforme si sono fuse e sono cambiate molto le cose.

Lettera H come "Hashtag": il famoso hashtag #DdVotr.
Quando ho cominciato a pubblicare video con cadenza regolare su YouTube, sin dall'inizio ho cercato di puntare anche a creare (a costruire) l'hashtag #DdVotr, anche se molti mi dicevano che all'inizio è difficile per un canale youtube riuscire a lanciare un hashtag, e un hashtag complesso come "d d v o t r" potrebbe non essere molto potente. E alla fine, piano piano, questo hashtag è cresciuto ed è rimasto costante in questi tre anni. Che forse non è una cosa ideale per le cose tecnologiche (che dovrebbero sapersi "evolvere"), eppure l'hashtag #DdVotr comunque, pur essendo rimasto sempre lo stesso, rappresenta un po' l'evoluzione di quello che è "D D V O T R": "Diario Di Viaggio On The Road".

Lettera I come "Interazione": l'interazione con il pubblico dei miei video youtube, che è una cosa che cerco di realizzare il più possibile: adesso che il canale è ancora relativamente piccolo, riesco a farla molto facilmente, mi auguro (quando un giorno il canale crescerà) di essere sempre in grado di interagire correttamente con il mio pubblico, perché penso che l'interazione sia una cosa molto importante su YouTube.
YouTube non è la televisione in cui tu "butti" il tuo contenuto lì in mezzo, il pubblico lo guarda e chi se ne importa se il pubblico l'ha gradito o meno: l'interazione è molto importante. E poi mi piace, appunto, creare quest'interazione con gli altri youtuber, con le persone che guardano i miei video, sicuramente è una cosa molto bella e molto piacevole, ed è una cosa per cui YouTube va vissuto come un social network: YouTube ha grandissime potenzialità, e l'interazione - secondo me - è proprio una di queste.

Lettera L come "Lunghezza": la lunghezza di molti miei video che supera i dieci minuti, e in certi casi addirittura supera i 15 minuti. Io, piano piano, nel corso del tempo sto cercando di ridurre un pochettino la dimensione dei miei video, di cercare di restare il più possibile al di sotto dei dieci minuti, ciò non toglie che - anche se alcuni miei video superano i dieci minuti (e in certi casi superano anche i 15 minuti) - cerco sempre di intrattenere il pubblico in maniera onesta e in maniera da non annoiare nessuno, quindi io mi scuso se ci sono dei video che sono particolarmente lunghi e particolarmente complessi, ma cerco di fare il possibile perché questi video comunque non siano anche noiosi.

Lettera M come "Macchina": la prima macchina con cui ho cominciato a realizzare #DdVotr era la Ford Mondeo Station Wagon, una vecchissima Ford Mondeo S.W. del '97, è seguita quella che ho adesso, che è la Dacia Logan MCV S.W.
Io guido station wagon fondamentalmente da poco più di diciassette anni (quasi 18 anni) e quelle poche volte che ho preso delle auto... non so: quella di mia madre o quella di un amico, più "corte" di una station wagon, mi sono sentito particolarmente imbranato. L'unica volta nella mia vita che ho guidato una Smart mi sono sentito veramente un completo idiota!

Lettera N come "Nuovi format", che arriveranno perché il mio lavoro è la cosa che mi impegna maggiormente (il mio lavoro di tecnico informatico), ma in mezzo al mio lavoro sto cercando di realizzare i nuovi format: a parte "Vita da Tecnico" sto cercando di realizzare le puntate di MusYTube, sto cercando di realizzare altre cose perché ho altre idee per situazioni che mi piacerebbe portare su YouTube, e piano piano arriverà tutto quanto.
Quest'anno conto di arrivare almeno a cominciare Vita da Tecnico e MusYTube, entro la fine di quest'anno forse riesco anche a realizzare un altro format a cui stiamo già lavorando con alcuni amici.

Lettera O come "Organizzazione": l'organizzazione che mi permette di realizzare i video è abbastanza complessa, perché io in questo momento che sto girando questo video è sabato. E questo video sarà pubblicato non "domenica" che è "il giorno successivo" (cioè, per me, domani), bensì domenica della settimana prossima. E "domani" (domenica per me) sarà pubblicato il video che io ho girato sabato scorso: io cerco di portare avanti i miei video registrando ogni volta un video con una settimana di anticipo. Questo mi permette - in caso di "emergenza" o di necessità - di poter "saltare un sabato", di poter non girare un sabato per un qualsiasi problema, avere il video già pronto per la domenica ed eventualmente il video che avrei dovuto girare il sabato lo girerò la domenica o lo girerò durante la settimana.

Lettera P come "Protezione Civile": io continuo la mia attività di volontariato di protezione civile, non solo ci saranno sempre dei video di protezione civile quelle volte che mi capita di svolgere delle attività o dei servizi, ma tra le altre cose c'è un nuovo format a cui sto lavorando che coinvolge anche le attività di protezione civile e la funzione della protezione civile in genere. Spero di riuscire a presentarvi questo format entro la fine di quest'anno: ci stiamo lavorando in varie persone, perché è una cosa molto complessa.

Lettera Q come "Quando ritorna Vita da Tecnico?" Presto, fidatevi! Questa stagione sono dodici puntate più il finale, e abbiamo già girato nove puntate, e sto già cominciando a montarle, quindi molto presto arriverà la terza stagione di Vita da Tecnico.

Lettera R come "Ricordi" delle cose più particolari successe girando #DdVotr. Quella - sicuramente - più interessante è la puntata numero 3 di #DdVotr che ho dovuto cancelllare su richiesta della casa di produzione di un DJ portoricano perché mentre guidavo e parlavo, è passata un'auto dal senso opposto di corsa; si sono sentiti tre~quattro secondi di percussioni (tre~quattro secondi di, fate conto: tunz, tu-tunz, tu-tunz, tunz! Ed è andata via la macchina).
Il Content-ID ha segnalato che era una violazione di copyright (cosa che già mi dava un certo fastidio, perché non è possibile che mentre io sto guidando passa un auto per tre~quattro secondi, si senton solo delle percussioni... e diventa una violazione del copyright!) e ho dovuto rimuovere il video perché la casa di produzione rifiutò la considerazione che non era la musica del DJ ma solo un pezzetto di percussione e mi minacciò di strike.
E devo dire che questa cosa mi è rimasta sullo stomaco.
Questo è il ricordo un po' più "brutto": di ricordi "belli" ce ne sono tantissimi, molto simpatici, di come mi sono venute delle idee per realizzare delle cose, delle piccole scenette prima di cominciare con il "Benvenuti a bordo, viaggiatori" sicuramente... ma ogni tanto trovo sempre qualcuno che mi taglia la strada mentre sto girando una puntata e... ricomincio a parlare e... ma questo fa parte della normalità.

Lettera S, sicuramente come "Sottotitoli", i sottotitoli per non udenti che contraddistinguono il mio canale. Una cosa cominciata con l'idea di continuare con i discorsi di accessibilità di cui mi ero già occupato in passato. Piano piano da hobby sta ritornando ad essere un lavoro, perché mi ha aperto una possibilità anche a livello lavorativo.
I sottotitoli sono la cosa a cui tengo moltissimo nei miei contenuti YouTube, il mio canale in questo momento ha quasi 300 video sottotitolati in italiano per i non udenti (che significa che fra poco celebrerò anche il 300mo video sottotitolato, e ho già anche un'idea messa da parte proprio per questo).
I sottotitoli che sono una funzione molto importante di YouTube, perché tantissimi possono venire intrattenuti da YouTube e anche le persone sorde hanno le nostre stesse passioni, piace guardare le stesse cose che guardiamo noi, piacerebbe guardare gli stessi video che guardiamo noi e hanno la possibilità - dove ci sono dei sottotitoli corretti - di poter guardare le stesse cose che guardiamo noi, e ridere per le stesse cose che stiamo guardando anche noi.
Penso che sottotitolare abbia soprattutto questa importanza.

T come "Tecnico Informatico", come appunto dicevo: vivo YouTube non come passione, non come attività lavorativa ma, semplicemente, come un hobby. Se io non avessi ricominciato a lavorare nelle produzioni video (ho lavorato per anni in televisione), se non avessi ricominciato con l'hobby di YouTube, probabilmente avrei continuato un altro hobby: sono un radioamatore (un operatore di ascolto di frequenze radio), è una cosa che per il momento ho messo da parte, ma è una cosa che avrei potuto continuare invece di diventare youtuber (o se non fossi diventato youtuber).

U come "Un format UNICO nel suo genere": non sono tantissimi quelli che parlano di cultura generale guidando l'automobile. L'idea me l'ha data (lo sapete già) il canadese Corduroy Paco, perché io quando avevo pensato che mi sarebbe piaciuto fare lo youtuber, l'ispirazione a diventare uno youtuber, a realizzare dei contenuti con una certa costanza, me l'aveva data Matthew Santoro (un altro canadese). Però mi ha dato l'ispirazione a cominciare l'attività di youtuber, non a realizzare dei contenuti: per i contenuti è stata proprio l'idea di Corduroy Paco di realizzare le cose in macchina. Il fatto che mi dicevo: "io mi muovo tantissimo in macchina, devo andare spesso da un cliente all'altro... perché non sfruttare questi spazi vuoti per creare qualcosa?" È così che è nato questo contenuto, ed è così che si è voluto sviluppare Diario di Viaggio on the road.

V come "Vita da Tecnico": come nasce VIta da Tecnico, giusto per una veloce curiosità? Io faccio il tecnico informatico da più di vent'anni, e nel corso del tempo ho preso appunti sulle disavventure più particolari che sono successe a me o ai nostri colleghi. Ho voluto prendere questi appunti perché - come cosa abbastanza classica (tutti quanti l'avevamo detto, all'epoca) - mi sarebbe piaciuto pubblicare un libro raccontando appunto le mie disavventure più particolari.
Questo libro non è mai riuscito a venire fuori, perché non sapevo come impaginarlo, non sapevo come raccontare le avventure... avevo cercato di fare qualche esperimento ma alla fine erano rimasti degli appunti che stavano "stagionando" dentro a un cassetto.
È stato proprio grazie a Diario di Viaggio on the road, grazie al fatto di portare le cose su YouTube, che ho pensato "Ehi, ma io potrei raccontare queste cose in dei video, potrei portare queste cose - tirarle fuori dal cassetto - e portarle su YouTube"
Oltre alla terza stagione di Vita da Tecnico continuo sempre a prendere appunti, quindi arriveranno anche altre stagioni di Vita da Tecnico.

E infine lettera Z, come "Zuzzurellone", perché in fondo è quello che faccio: prendo una telecamera, l'accendo e comincio a guidare, girando per la città di Siracusa. È una cosa che mi diverte, che mi dà simpatia, mi piace creare questi video e quindi - in fondo - questo è quello che faccio. Anche perché all'inizio lo facevo spesso proprio mentre andavo da un cliente all'altro, adesso lo faccio soprattutto il fine settimana in un momento di relax: io mi rilasso, dopo colazione al bar, facendo una passeggiata in macchina e parlando con tutti voi.
Quindi che cosa dire? Che cosa sono, se non - più che uno youtuber - uno zuzzurellone?
Ecco, perché così non penso di essere uno youtuber, perché tutte le volte lo dico: sono uno youtuber... mamma mia: anche se mi spazzolo, se strofino bene, non se ne va via questa cosa!

Questo è tutto, io vi ringrazio di essere arrivati in fondo al vlog, vi ricordo (se questo vlog vi è piaciuto) di fare pollice-in-alto e di condividerlo con i vostri amici, anche su Whatsapp o Telegram.
Vi ricordo - se non l'avete già fatto - di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel buon profumo di nuovo iscritto, che lo metto qua anche se di solito si mette in auto, però è un buon profumo piacevole... questa battuta l'ho rubata a Roberto Cordero perché mi è piaciuta tantissimo: funziona, dai! È un modo simpatico di dire "venite sul mio canale YouTube".
Vi ricordo inoltre che - se seguite anche il mio canale Telegram (che trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda) - riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video.
Detto questo, se avete ancora qualche curiosità che vi piacerebbe sapere sul mio format (o sui miei altri format) potete farmelo sapere con un commento qua sotto.
Io sono Grizzly, di nuovo grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 12 febbraio 2017

VLOG 152: Diventeremo tutti cyborg?

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Uhm! Non prende... siamo in mezzo al nulla (mi sono perso), sono senza risorse, sono senza internet...
Beh, dai: momento ideale per provare a utilizzare quel kit di sopravvivenza, adesso guardo su internet come si usa...
non c'è internet...
... non resisterò un'ora senza internet! AIUTOO!!!
[♪♫♪]
Benvenuti a bordo, viaggiatori: sono Grizzly e questo è Diario di Viaggo on the road. Prima di cominciare, vi parlo del canale youtube di oggi: oggi vi parlo di un canale youtube canadese (eh sì, prima che me lo diciate voi: effettivamente YouTube Canada mostra di avere tantissimi contenuti interessanti, e quindi di avere molto a che discutere con YouTube America, sicuramente! Sempre che non vogliamo considerare YouTube Canada come "un'estensione" di YouTube Nord-America).
Lui è Canoopsy: trovate il link del suo canale sul doobly-doo e sulla scheda. Il suo contenuto pricipale sono le recensioni di prodotti tecnologici, e sono recensioni fatte veramente molto bene: sono ben curate, sono ben studiate e... devo dire che le trovo molto, molto interessanti.
Occasionalmente, inoltre, fa qualche vlog che - comunque - è sempre molto interessante e molto simpatico (e in fondo è stato proprio un suo vlog che parla di tecnologia a darmi l'idea, l'imbeccata, per questo video).
Comunque il primo video che vi segnalo, proprio per farvi capire che tipologia di recensioni faccia, è intitolato "Un laptop da 100 dollari con Windows 10": video che vi lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda. È un'analisi molto interessante di questo laptop, è un laptop molto economico: viene venduto principalmente online, e sicuramente non possiamo considerarlo come uno strumento particolarmente complesso e particolarmente performante, ma è comunque uno strumento interessante, soprattutto per il prezzo che ha.
L'ho trovata una recensione molto interessante, quindi dategli un'occhiata.
Come dicevo, però, non sempre si occupa di fare recensioni: ogni tanto fa anche dei vlog, soprattutto a tema tecnologico. E infatti il secondo video che vi voglio segnalare è un vlog (che è quello che - tra l'altro - mi ha dato l'imbeccata per questo video). Quello che state per vedere è un video «sponsorizzato», questo lo ammetto (lo dice anche lui), però - nonostante sia un video sponsorizzato, e quindi tratti il tema in un modo - io ho intenzione di trattare il tema in un modo leggermente diverso.
Comunque innanzi tutto andate subito a vedere "Siamo dei cyborg?": lo lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda. L'ipotesi di Canoopsy è che un cyborg, in fondo, è "un organismo che prende tutto ciò che è possibile utilizzare della tecnologia, e la utilizza per migliorare la propria vita", e in qualche modo dovremmo considerarci dei cyborg visto che dipendiamo tantissimo dalla tecnologia.
Ma la mia posizione è leggermente diversa, però prima di analizzare la mia posizione, permettetemi di presentarvi il terzo e ultimo video che vi segnalo di Canoopsy, che è un vlog - invece - estemporaneo ma molto, molto simpatico e che presenta un po' anche la simpatia che ha il personaggio: il vlog infatti è "Hello it's me, Canoopsy", lo trovate linkato sempre sul doobly-doo e sulla scheda. È un modo di prendere in giro i troll, che gli hanno sempre detto che il suo modo di salutare all'inizio dei video (che adesso è cambiato) somigliava molto alla canzone "Hello" di Adele, e lui l'ha presa a ridere: è un modo simpatico di interagire con i troll, e sicuramente un modo simpatico di interagire con gli utenti.
Quindi - come ripeto - lui è Canoopsy: andate e iscrivetevi al suo canale, che è molto bravo ed è molto simpatico.
Ora parliamo dell'argomento del giorno: come dicevo la posizione di base dovrebbe essere "se consideriamo che un cyborg è un organismo che approfitta della tecnologia per migliorare la sua vita" e dimentichiamo - per un istante - il cyborg come "un organismo che è «fuso» con la tecnologia", sicuramente possiamo dire che al giorno d'oggi, vivendo sempre attaccati agli smartphone, agli smartwatch, alle tecnologie di ogni genere, possiamo in qualche modo considerarci dei cyborg.
Tuttavia io non sono d'accordo con la posizione che prende Canoopsy per un motivo ben preciso: se dovessimo considerare un cyborg come "qualcuno che migliora la sua vita con la tecnologia", a questo punto mi chiedo "perché non dobbiamo considerare la tecnologia che è «fusa» all'interno del corpo?"
Pensiamo a quelle cose più semplici: la prima cosa che mi viene in mente, pensando a tecnologia fusa all'interno del corpo, sono le protesi intelligenti, per le persone che hanno subito un'amputazione (o a cui manca un arto): la protesi una volta era un pezzo di legno che sostituiva l'arto soprattutto in ambito estetico, ma ormai le protesi sostituiscono un arto soprattutto in ambito funzionale. E abbiamo ottenuto delle protesi «digitali» (controllate elettronicamente, computerizzate) che sono incredibili, che sono in grado di operare letteralmente come se fosse l'arto mancante.
Abbiamo visto protesi che vengono controllate letteralmente con il pensiero: con l'intenzione di mandare il comando al braccio mancante è possibile comandare il braccio, comandare la mano, l'apertura e la chiusura di una mano "motorizzata".
È una cosa veramente incredibile, e secondo me è questo quello che è il primo passo verso la «trasformazione» in cyborg, che comunque è una cosa positiva: non dobbiamo pensare che il cyborg sia una cosa "negativa", una cosa da fantascienza. In fondo già adesso abbiamo molti innesti tecnologici che fanno parte integrante della nostra vita. Pensiamo - non so - ai sordomuti che già da tempo utilizzano sistemi come l'impianto cocleare, pensiamo alle protesi... non limitiamoci a pensare solo alla domotica: molte cose possiamo considerare che - in qualche modo - ci rendono dei cyborg.
E questo, secondo me, dovrebbe farci guardare in maniera differente alla tecnologia, e dovrebbe farci capire che la tecnologia può essere uno strumento molto intelligente e molto funzionale per aiutarci nella nostra vita, ma dobbiamo anche considerare quanto la tecnologia possa diventare un problema; ne avevo già parlato in passato: dev'essere la tecnologia ad aiutarci nella nostra vita, non deve essere la nostra vita a dipendere interamente dalla tecnologia.
Eppure in certe situazioni può essere anche interessante ed utile che la nostra vita dipenda dalla tecnologia: forse è importante trovare il giusto equilibrio, ma naturalmente la mia posizione - per il momento - è molto di "osservatore".
Non lo so: secondo me ancora non possiamo considerarci dei cyborg, però possiamo considerare le protesi digitali un primo passo verso la trasformazione in cyborg.
Ma voi che cosa ne pensate? La tecnologia ci ha reso dei cyborg? Dipendiamo troppo dalla tecnologia? Abbiamo modo di disintossicarci dalla tecnologia?
Parliamone nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene ragazzi: io sono Grizzly, come sempre vi ringrazio per essere arrivati in fondo a questo vlog: vi ricordo - se questo vlog vi è piaciuto - di fare pollice-in-alto e di condividerlo con i vostri amici (anche su Whatsapp o Telegram).
Vi ricordo inoltre che se v'iscrivete al mio canale Telegram (che trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda) riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video.
Tra l'altro, se non l'avete già fatto, iscrivetevi anche al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel buon profumo di nuovo iscritto che ci piace così tanto.
Infine: se c'è un argomento che vorreste che io trattassi in #DdVotr, potete farmi sapere anche quello in un commento qua sotto.
Direi che ho concluso, per cui come sempre grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 5 febbraio 2017

VLOG 151: Gli orsacchiotti di peluche #OperazioneNostalgia

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Benvenuti a bordo viaggiatori: sono Grizzly e...
... ognuno di voi pensi un attimo al suo pupazzo di peluche preferito (di quand'era piccolo). Se ce l'avete ancora - eventualmente - prendetelo un attimo in mano. E lo faccio anche io, allora, fatemi pensare: ci sarebbe per esempio Anton, che è un *telefono* *funzionante*.
Oppure magari Ivano, che se gli premi la zampina comincia a russare sonoramente! [russata]
Se no c'è Herbert, che canta Jingle Bells [jingle bells in sottofondo]
Inquietante, vero?
E va bene: allora lasciamo stare. Magari prendiamo Ronny, che invece... [versi e risate]
Su Ronny c'è una storia che un giorno vi racconterò.
Nel frattempo pensiamo che... no: prendiamo un orsacchiotto di peluche "generico" come questo, che è quello che viene fuori con il programma "xteddy".
Xteddy è un programma per ambiente grafico Unix (per X-Windows) che è stato fatto da Steven Gustavson alcuni anni fa. Lo fece un po' per gioco questo piccolo programmino Open Source, che semplicemente prende un orsacchiotto e lo mette sul desktop di X-11.
Tutto quello che fa è questo, lui dice "Puoi prenderlo, puoi trascinarlo, puoi metterlo sulle finestre, ci puoi parlare: è quello che fa un orsacchiotto. Quando premi 'q' [ha scritto sulla sua guida in linea ndG] morirà o, come mi piace pensare di lui, tornerà da parte nel file-system finché avrai bisogno di lui la prossima volta."
Questo programmino lo mise - se non ricordo male - su Sourceforge, o comunque lo distribuì così, per gioco, e nel corso del primo mese della sua vita, fu scaricato CENTINAIA DI MILIONI DI VOLTE: Steven ricevette milioni di e-mail di ringraziamento per aver realizzato xteddy.
Quindi non sottovalutate quanto può essere potente un peluche (soprattutto ripensando al Teddy di A.I.), anche perché adesso un orsacchiotto di peluche può essere dal virtuale al tecnologico al non lo so che cosa: dove possiamo arrivare nel futuro. Ma una volta era solo un po' di stoffa cucita, e proprio di quello che è successo nel tempo voglio parlarvi, perché questo è Diario di Viaggio on the road #OperazioneNostalgia
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Vi ho mostrato alcuni degli orsetti della mia collezione, quelli quantomeno interattivi (a parte xteddy, che in qualche modo è interattivo anche lui: lo devi lanciare da un terminale).
Come comincia la storia degli orsacchiotti di peluche? Proprio degli orsetti, per essere precisi?
Tutto comincia nel 1902 (Non so se avete visto quelle pubblicità che "l'orsacchiotto protegge i bambini innocenti dai mostri sotto il letto da oltre cento anni", perché appunto questa campagna pubblicitaria ha cominciato a muoversi nel 2002).
Tutta la storia comincia nel 1902, comincia con un concetto: in lingua inglese l'orsacchiotto di peluche (l'avrete sicuramente sentito) è chiamato «teddybear». Tecnicamente dovrebbe semplicemente chiamarsi «stuffed toy bear», perché si chiama teddybear? Da dove viene il nome "Teddy"?
Cominciamo nel 1902 con una battuta di caccia nel Mississippi: il presidente degli Stati Uniti è Theodore Roosevelt (e tutti voi direte "da cui Teddy!"... e no: Theodore *ODIAVA* essere chiamato "Teddy", preferiva maggiormente essere chiamato "Tee Dee", però ha a che fare proprio con lui); come dicevo: è stato invitato dal governatore del Mississippi Longino.
Questa battuta va avanti da tre giorni, durante questi tre giorni praticamente *tutte* le persone presenti hanno sparato almeno una volta ad un orso ma Roosevelt - che, tra le altre cose, è molto appassionato di caccia come attività sportiva - non ha ancora colpito neanche un orso.
Questo - naturalmente - è brutto anche politicamente, perché il presidente degli Stati Uniti non può ritornare da una battuta di caccia senza aver sparato neanche a un animale, quindi le guide nel corso del quarto giorno fanno inseguire ai cani un vecchio orso bruno (un "American Black Bear"), lo sfiancano (lo feriscono i cani), lo recuperano le guide, lo legano ad un albero e chiamano il presidente: adesso c'è un orso a cui può sparare per non tornare a casa senza un trofeo!
Roosevelt, che è molto sportivo e che trova questa cosa *vergognosa* e assolutamente non sportiva, SI RIFIUTA di sparare all'orso (e - viste le condizioni dell'orso - tra le altre cose chiede che sia qualcuna delle guide a porre fine alle sofferenze della povera bestia) e decide di chiudere la sua battuta di caccia e tornarsene a casa.
La notizia giunge ai giornali, e il vignettista Clifford Berryman (del Washington Post) pubblica una famosissima vignetta (questa qua) nella quale vediamo la guida che tiene l'orso al "guinzaglio" e Roosevelt che si rifiuta di sparare.
E nella prima edizione della vignetta l'orso appare molto grande (più o meno delle stesse dimensioni della guida, se ci fate caso), ma successivamente da una parte questo "personaggio" dell'orso comincia a comparire spesso nelle vignette di Roosevelt (ce ne sono alcune molto simpatiche, come questa), nel tempo quest'orso diventa sempre più piccolo, e anche quando Berryman vuole riproporre la stessa vignetta, la ripropone con l'orso che è diventato un cucciolo piccolino e tremante di paura.
A questo punto ritorniamo a New York: il commerciante di dolciumi Morris Michtom, incuriosito da questo discorso, fa una cosa: prende due orsetti di pezza (che ha cucito sua moglie) e li mette nella vetrina del suo negozio. Ottiene il permesso dall'ufficio del presidente di chiamarli "Teddy's bears" ("gli orsi di Teddy", del presidente "Teddy" Roosevelt): è un successone, un successone così grande che cominciano a produrre in serie questi orsi, che diventano un po' la mascotte del presidente degli Stati Uniti, tanto che i coniugi Michtom arrivano a fondare la "Ideal Novelty and Toy Company". E diventa un successo questa produzione di orsetti di peluche, che non sono la riproduzione di un animale selvaggio, ma una vera e propria mascotte: un po' la mascotte del presidente Roosevelt, che ci gioca anche lui sopra in questa situazione, perché - appunto - non solo compariva spesso quest'orsetto nelle vignette che riguardavano il presidente, ma poi piano piano si lascia un po' andare anche lui, e approfitta della popolarità che ottiene anche da questo discorso. In occasione del matrimonio della figlia, addirittura farà addobbare tutto il salone di orsetti di peluche!
È così che nacque l'idea del «teddybear», dell'orsacchiotto, dell'orso di peluche non come riproduzione dell'animale feroce, ma come piccolo compagno (mascotte) del presidente degli Stati Uniti; e l'idea ha avuto successo un po' in tutto il mondo.
Con una piccolissima curiosità (presa direttamente dall'Associazione Theodore Roosevelt): Roosevelt poi ha cominciato ad accettare di buon grado questo discorso dell'abbreviativo "Teddy", che ha sempre *ODIATO*, perché quando era giovane, preferiva essere chiamato "Tee Dee": questo non in molti lo sanno.
Nel tempo - naturalmente - abbiamo cominciato a togliere un po' d'imbottitura e mettere circuiti elettrici, circuiti elettronici e chissà che cosa ci porterà nel futuro...
Mentre tutti noi, almeno una volta abbiamo sognato (e non dite che non è vero) di avere quel "vecchio giocattolo" che trova la "mamma" di David in A.I., ossia il vecchio orsacchiotto, che ormai è anche superato, però che insegna a David a disegnare, passano il tempo a giocare a nascondino, a giocare fra di loro, è in grado di ripararsi quando si danneggia un po' (infatti ogni tanto lo vediamo che si ricuce)... eh sì: proprio un vecchio giocattolo, veramente!
Scherzi a parte, voi che cosa ne pensate? Conoscevate questa storia che ha portato a far diventare l'orsetto un "personaggio" così particolare nel mondo dei pupazzi di peluche? Avete avuto un pupazzo di peluche preferito nel corso della vostra infanzia? Ce l'avete ancora adesso? Avete avuto un orsacchiotto particolare? Oppure è un altro tipo di animale? Parliamone nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene: io sono Grizzly e ho concluso: vi ringrazio per essere arrivati in fondo al vlog. Se vi ho incuriosito, non conoscevate la storia dell'orsetto di peluche o volete saperne di più, vi ricordo di fare pollice-in-alto e di condividere questo vlog con i vostri amici (anche su Whatsapp o Telegram); vi ricordo di iscrivervi al mio canale YouTube e di seguirmi su Telegram, e noi ci vediamo alla prossima: ciao a tutti!

domenica 29 gennaio 2017

VLOG 150: Kit di sopravvivenza d'emergenza

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Benvenuti in laboratorio, viaggiatori: io sono Grizzly, questo è Diario di Viaggio on the road e oggi voglio parlarvi di come creare un kit di sopravvivenza.
Fra poco vediamo perché, intanto cominciamo: sigla!
[♪♫♪]

Quello che vedete alla vostra sinistra è il contenuto del "kit di emergenza e sopravvivenza per 24 ore" di cui voglio parlarvi oggi: fra poco vi mostrerò il suo contenuto nel dettaglio e vi spiegherò un po' come funzionano tutti i componenti che ci sono all'interno, ma prima facciamo una breve digressione.
Su YouTube moltissimi canali stanno affrontando l'argomento «Sopravvivere a un apocalisse zombie», quindi ci sono tantissimi video che spiegano come trovare un riparo, come costruire un kit di sopravvivenza, come costruirsi delle armi, eccetera. Ho pensato che potrebbe essere un discorso interessante, non tanto per il presunto rischio di un apocalisse zombie (che ritengo sia abbastanza "lontano"), quanto piuttosto per il fatto che alcuni fatti di cronaca (che sono successi nell'ultimo periodo) mi hanno lasciato molto da pensare.
Per esempio qui in Sicilia, a gennaio 2017, a causa del maltempo (a causa di una forte nevicata) alcune persone sono rimaste bloccate nei loro veicoli sulla statale praticamente tutta la notte (hanno dovuto dormire in auto). E sono sempre situazioni di disagio, sono situazioni di disagio che si possono ripetere in varie occasioni: è successo che delle persone fossero rimaste bloccate in autostrada per diverse ore a causa di incidenti, a causa di problemi; e ci sono dei problemi che si possono verificare per il forte freddo (ma anche per il forte caldo), e ci sono persone che sono rimaste - non so - bloccate sulle cabine delle funivie, persone che sono rimaste bloccate tutta la notte nel bosco perché erano andate a fare una passeggiata, magari è venuto il maltempo e si sono persi.
Sono situazioni di disagio, sono situazioni di pericolo, sono situazioni di emergenza: sono situazioni che uno si augura di non dover vivere mai, ma che sono un tantino più probabili di un apocalisse zombie. Di solito sono situazioni di emergenza che si risolvono entro le 12~24 ore, però appunto il problema non è tanto quello di stare lì fermi e dire "Ok tanto fra dodici ore si risolve la situazione", cioè: mi sono perso nel bosco, sta piovendo "vabbè: aspettiamo che passi la notte, domani mattina mi sistemo".
Sì, ma il problema è passare questa notte che sta piovendo. O passare questa notte in macchina: questo è il problema.
Ed ecco che mi è venuto in mente di realizzare un kit di prima emergenza, un kit di sopravvivenza che comprenda della roba da mangiare che permetta di avere un ventiquattrore di autonomia: della roba da mangiare "pronta subito", non delle cose da scaldare, da cucinare, ma del cibo secco (qualcosa di energetico); quindi vedrete che c'è della cioccolata, ci sono delle cose dolci: qualcosa che permetta di avere un ventiquattrore di autonomia, quindi qualcosa che permetta di fare una colazione, qualcosa che permetta di fare un pranzo più o meno funzionale, qualcosa che permetta di fare una cena più o meno funzionale. Magari qualcosa da spiluccare che possa essere - comunque - sempre qualcosa di energetico, quindi c'è della frutta secca, c'è della frutta disidratata, c'è qualcosa che permetta... c'è del cioccolato: roba che permette di avere una carica energetica.
C'è anche (ho messo dentro anche) del té, del caffè: avere a disposizione della caffeina è sempre una cosa che aiuta, ed è possibile che uno abbia modo di scaldare dell'acqua, e quindi farsi del caffè o del té caldo.
Ma in mancanza d'altro - per esempio - in una bottiglietta di acqua fredda è anche possibile sciogliere il caffè solubile: viene una bevanda magari discutibile, magari dal sapore molto discutibile, però è sempre una carica di caffeina, è qualcosa che comunque non è il caso di - per così dire - sputarci sopra: è sempre utile da considerare.
Ora, nel pensare a come realizzare un kit di sopravvivenza (un kit di prima emergenza), sono partito da molti presupposti: dalla mia esperienza come scout, dalla mia esperienza nel muovermi all'aperto, da quali possono essere le situazioni che si presentano, dovendo "sopravvivere" (per così dire) magari bloccati in auto, oppure magari in un bosco, magari all'aperto in una situazione in cui bisogna poter passare la notte... e sono giunto al concetto che: bisogna avere un modo di potersi riparare (eventualmente dagli elementi, quindi dalla pioggia o dal vento); un modo di poter accendere un fuoco (che è - comunque - una cosa importantissima); qualcosa da mangiare e qualcosa per poter segnalare la propria posizione.
Però c'era anche la necessità di poter realizzare qualcosa che fosse molto facile da poter trasportare: tutto questo kit riesce a entrare in uno zainetto (questo è il mio vecchio zainetto: vi farò vedere come funziona la situazione).
E non solo permette di essere trasportato nello zainetto: io questo zainetto lo tengo sempre in macchina, e c'è tutto quello che serve per avere - appunto - un po' di autonomia perché, se succede qualcosa, nell'arco delle dodici ore, delle ventiquattrore, nel "ci siamo persi nel bosco: dobbiamo passare la notte" abbiamo tutto quello che serve per poter passare la notte, per poter ricominciare domani mattina a muoverci e trovare dove siamo arrivati e quindi venire fuori da questa situazione, o comunque - se siamo bloccati e qualcuno ci sta cercando - per poter passare la notte, ripararci e segnalare la nostra posizione quando pensiamo che ci possano essere dei soccorritori che ci stanno cercando.
Adesso andiamo ad analizzare nel dettaglio che cosa ho messo in questo kit.

Eccomi qua, scusate per l'inquadratura un po' più bassa: io adesso vado fuori dall'inquadratura (ecco: mi taglio la testa) perché voglio mostrarvi - appunto - il contenuto di questo kit, che è la cosa che m'interessa farvi vedere.
Ora, prima di tutto una considerazione: questo kit mi è costato all'incirca una trentina di euro. Quasi tutto il materiale che vedete in questo kit l'ho comprato o all'hard discount, o dai cinesi; solo un paio di cose le ho prese al supermercato, perché non riuscito a trovarle in un hard discount. E perché moltissime delle cose che vedete sono - soprattutto a livello alimentare - monoporzioni, e quindi piccoline etc. perché naturalmente c'è più comodità ad avere singole porzioni che ad avere una cosa più grande che contenga tutto quanto.
Questo è un principio che mi viene anche dall'esperienza di protezione civile.
Cominciamo sicuramente da questa guandiera.Tra l'altro, come vedete ho preso queste guandiere che sono di alluminio e sono richiudibili con il coperchietto (che adesso io gli scriverò anche sopra che cosa contiene ogni guandiera).
Ecco: mi avvicino per metterla a favore di camera, per farvi notare che questa guandiera contiene tutto il materiale, bello, stipato in maniera corretta, in maniera che funzioni.
Qua abbiamo della frutta secca (un mix di frutta secca).
Questa è una piccola merendina al miele: è un biscotto di wafer ricoperto di miele.
E qua abbiamo delle albicocche seccate (delle albicocche disidratate).
Più abbiamo: dei cucchiaini di plastica (sono un kit di 20 cucchiaini, perché non ne ho trovati di meno).
Della cioccolata: io ho trovato della cioccolata piccolina, nocciolata; sarebbe più utile trovare del cioccolato fondente, perché è un ottimo energetico, però questa ho trovato e questa ho voluto prendere, perché è piccolina: son 40 grammi.
Delle fette biscottate, delle schiacciatine, questi sono dei biscotti dolci (dei cracker dolci) con ripieno di frutta.
E più ho una scatoletta di carne in scatola (questa credo che sia carne di pollo in scatola), ma comunque questo già è una parte del kit.

Seconda parte del kit.
Allora: qui abbiamo delle bustine di té da infusione (sono due bustine di té generiche): ho scelto delle bustine di té che fossero protette in un involucro di plastica, perché quindi possano resistere più a lungo.
Qui ci sono delle fette biscottate; di nuovo: ho scelto delle fette biscottate che ho trovato in una confezione in cui erano "singolarmente" (o quasi) incartate, queste son quattro fette (e altre quattro fette biscottate son sotto).
Dei biscotti, che ho trovato dei frollini al latte abbastanza generici in questa confezione che sono da otto biscotti alla volta.
Un frullato di frutta (in questo caso ce ne sono due), che è un ottimo prodotto energetico: è il classico frullato di frutta da sportivi; è molto comodo, molto versatile perché è in questo contenitore di alluminio.
Oltre al té, ho preso del caffè, del caffè solubile istantaneo: queste bustine, ognuna di queste bustine è per una tazza di caffè, ne ho ficcate tre così, giusto per poter avere a disposizione qualcosa.
Poi ho preso queste che sono delle piccole marmellate monoporzione (e ne ho parlato nel video di protezione civile: sono molto versatili).
E assieme alla marmellata ho trovato anche il miele in monoporzione. Ci sono quattro marmellatine e quattro blocchetti di miele: il miele è un ottimo energetico, è un ottimo dolcificante, e la marmellata può essere usata per la colazione.
Qua abbiamo delle schiacciatine.
E ho trovato anche (sempre in monoporzione) della crema alla nocciola: ho messo anche quella.
Qui abbiamo, insomma, un po' di fette biscottate, un po' di biscotti, caffè, il té: insomma questa è - diciamo - la guandiera dedicata principalmente alla colazione.

Ecco qui un altro kit.
La prima cosa (che salta subito all'occhio) sono queste: sono le posate monouso singolarmente incartate (di cui vi ho parlato nel video di protezione civile): ce le hanno alcuni supermercati e alcuni punti per la distribuzione alimentare. Sono molto comode in molte situazioni, e anche in questa.
Seguono queste, che sono delle salviettine disinfettanti: eccellenti per lavarsi le mani o per pulire - magari - qualche piccola ferita. Queste si trovano di solito in confezione da dieci in farmacia o in parafarmacia, gliene ho messe dentro tre: sono molto utili per potersi lavare le mani prima di mangiare, magari in una situazione in cui non c'è a disposizione dell'acqua.
Poi abbiamo anche delle salvietitne rinfrescanti (la classica salviettina multiuso): ho trovato all'hard discount una confezione molto piccola, da 10 salviettine, ho pensato di metterla dentro.
Così come un paio di pacchi di fazzoletti, che possono essere comodi; se io mi perdo nel bosco in primavera, sono in preda a crisi allergica, sembra una fesseria ma è una cosa che dà molto fastidio non poter respirare.
E ultima cosa, piccola comodità: ho trovato degli stuzzicadenti singolarmente incartati, e ho voluto metterne dentro due o tre, proprio perché potrebbero comunque servire.

Andiamo avanti: qui abbiamo due coperte termiche di emergenza (le cosidette "metalline"): queste le avete viste sicuramente quando arrivano sbarchi di immigrati, vengono utilizzate per proteggere le persone. Allora: non è una coperta termica che tenga particolarmente caldo (questo lo ammetto), però è un eccellente riparo dal vento, è un eccellente riparo dalla pioggia, mettendo la parte dorata all'esterno, la parte argentata riflette il calore corporeo e - comunque - dà un minimo di aiuto. È sicuramente qualcosa di molto utile; queste si trovano su eBay a un euro (o comunque nei negozi cinesi a un euro), e sono molto comode, e in caso di emergenza sono molto confortevoli. Ho considerato di metterne due perché una uno la può utilizzare, se piove, per farsi una sorta di tenda (una sorta di riparo), anche perché sono molto grandi: queste sono un metro e mezzo per due metri e venti (150x220 cm), quindi comunque una può utilizzarla come riparo dalla pioggia, un'altra se la può mettere addosso: sono comunque estremamente funzionali.
Qualche cerotto: ho preso dei cerotti grandi, dei cerotti medi e dei cerotti piccoli (cinque per misura) e li ho messi dentro, che possono tornare utili se uno dovesse ferirsi o... piccole ferite: magari nel bosco.
Così come un piccolo tubetto di supercolla al cianoacrilato, quella "economica" ma sempre molto funzionante. Che uno dice "perché mettere un tubetto di supercolla in un kit di emergenza?". Se uno si fa un graffietto in un posto scomodo, o magari molto ampio, comunque, che è difficile da tappare con i cerotti, può essere "tappato" con la supercolla. È una situazione molto di emergenza, però intanto è un modo di chiudere un graffio, di chiudere una ferita che magari ha bisogno di dei punti: perché siamo magari in mezzo al bosco, siamo di notte, dobbiamo aspettare i soccorsi, non è che si può continuare a sanguinare in attesa di soccorsi, quindi comunque è una cosa che può essere molto utile.
Qua abbiamo dei fiammiferi. Ve li faccio vedere da vicino: son dei fiammiferi, e dentro ho messo una ventina di fiammiferi e... ecco: ci ho piegato dentro anche le due striscette per l'accensione). E questo è un contenitore impermeabile che ho fatto con due colli di bottiglia attaccati assieme con della semplice colla a caldo: ci sono un sacco di video su YouTube che fanno vedere come realizzare questo piccolo contenitore, ma sono molto funzionali, soprattutto perché questo coso è completamente impermeabile, quindi anche se casca in acqua (o se ci piove sopra) i fiammiferi restano asciutti.
Andiamo avanti: abbiamo due luci chimiche; io ho preso quelle ad alta luminosità, che però durano 30~40 minuti, ma ci sono anche quelle che durano fino a 12 ore, ma fanno un po' meno luce. Però sono molto comode da avere, sono sicure in moltissime situazioni: questo tipo di luci si può utilizzare anche in mezzo a una fuga di gas etc, perché è una reazione chimica con dell'acqua ossigenata, ed è completamente sigillata. Quindi sono sicure, funzionano sempre: non c'è bisogno di caricare le batterie; funzionano, funzionano sotto la pioggia, funzionano sotto la neve etc.
Un altro pacchetto di fazzoletti, che torna sempre comodo.
E un cutter, un taglierino, che può servire per tagliare la corda o altre cose di questo genere.

Infine le ultime cose: per poter segnalare la propria posizione e non solo.
Innanzi tutto la cosa più tipica: il giubetto ad alta visibilità, questo è lo stesso giubetto che si usa in macchina, l'ho preso dai cinesi a un euro, è sicuramente molto utile.
Tra l'altro dai cinesi ho preso anche queste: sono due striscette catarifrangenti che si mettono sul braccio (ve le faccio vedere), sono a scatto: si tolgono ovviamente dalla plastica e questa si attacca sui vestiti; è molto versatile.
Poi abbiamo il cordino (il paracord), che non è avvolto "a caso": l'ho avvolto seguendo delle istruzioni che ci sono su internet per fare in modo che - sciogliendo un semplice nodo - è possibile tirare la corda sempre e costantemente, senza che si attorcigli, senza che si creino dei nodi, che è una cosa molto importante, perché può essere necessario dover sciogliere questa corda mentre sta piovendo, mentre si cerca di costruire un riparo e quindi ci può essere una situazione di scomodità: ci manca anche di doversi mettere a litigare con dieci metri di corda che va tutta a nodi!
Infine un ultima cosa, da non sottovalutare MAI per riuscire a segnalare la propria posizione, sicuramente è questo: questo è un fischietto di emergenza (l'ho preso dai cinesi a una settantina di centesimi). È piccolino ma molto efficace.
[fischio]
E non sottovalutate l'uso di un fischietto in una situazione di emergenza, perché se necessario farsi sentire da lontano (perché ci si è persi nel bosco etc), piuttosto che cercare di gridare, magari c'è molto freddo, magari a forza di gridare uno si gioca la voce, mentre un fischietto si riesce a sentire abbastanza da lontano. È possibile modulare il fischio e quindi creare dei segnali, soprattutto il fischietto si riesce a sentire molto bene anche se c'è il vento, anche se c'è la pioggia: è un suono che si sente da lontano, mentre la voce di una persona che chiede aiuto, che magari è stanca e non ce la fa più a gridare è una cosa che è un po' più difficile da sentire, quindi da non sottovalutare anche questo, tanto è una cosa di alluminio che è costata - ripeto - una settantina di centesimi. Molto funzionale: io questo addirittura non lo metto dentro queste vaschette, lo lascio fuori a portata di mano nello zaino.

L'ultima cosa che ho preso sono queste due insalate di tonno e verdure: sono molto funzionali e permettono di avere un pasto più sostanzioso che delle semplici fette biscottate. Queste vengono in una scatoletta già pronta per essere mangiata: addirittura c'è una forchettina all'interno, si apre la scatoletta ed è possibile mangiare il tonno. Ne ho prese due perché sono comunque qualcosa di più sostanzioso che mangiare solo delle fette biscottate.
Naturalmente ho considerato di prendere dell'acqua: ho preso quattro bottigliette da mezzo litro di acqua naturale (ho preso delle bottigliette abbastanza resistenti, non quelle proprio di plastica leggera-leggera) e queste sono sempre presenti. Ci sono quattro bottigliette da mezzo litro, quindi fanno due litri di acqua: sicuramente permettono di poter resistere per 24 ore in una situazione di emergenza, permettono di poter bere, poter anche... dentro la bottiglietta - come dicevo - una volta che c'è mezza bottiglietta gli si può anche buttare dentro la bustina di caffè: si fa una bevanda a base di caffè. Fredda ed imbevibile, ma è sempre qualcosa che comunque dà della caffeina. Oppure se c'è e si ha la possibilità di accendere un fuoco, di scaldare dell'acqua, è possibile comunque prepararsi un caffè.
E avrete notato che ho parlato del té e del caffè: non ci sono bustine di zucchero, perché io il caffè e il té li bevo senza zucchero, magari qualcuno ci può mettere qualche bustina di zucchero in più.

Ultima cosa da mettere nello zaino è questa: un plaid in pile (questo è piccolino: di un metro e mezzo per un metro e venti). È una coperta di fibra sintetica estremamente leggera, ma estremamente funzionale, e in una situazione in cui c'è freddo questa e la "metallina" sono sicuramente un riparo eccellente in caso di pioggia, di vento, se si deve dormire in macchina in inverno comunque sempre meglio che stare solo colla giacca e con la copertina di metallo addosso. Questa comunque tiene parecchio caldo, sono molto funzionali in questo tipo di emergenze.

Bene. Vi faccio vedere che sono riuscito a mettere tutto il kit comprese le bottiglie e le vaschette, dentro lo zainetto: è tutto qui dentro. Lo zaino è pieno, non è troppo pesante (solo un po' ingombrante), ma è funzionale e non è più pesante di uno zainetto medio.
E mi resta solo da mettere questo, che è il fischietto di emergenza, che - per averlo subito a portata di mano - sullo spallaccio dello zaino ho una tasca esterna, e quindi lo metto qui fuori, cosicché tutto il resto della roba ho la necessità, eventualmente, di andare ad aprire la vaschetta per andare a controllare dove si trova o che cosa c'è; il fischietto è subito a portata di mano.
Perché ho scelto di utilizzare delle vaschette di alluminio per mettere dentro la roba? Da una parte perché è un po' più comodo che mettere la roba "sparsa a caso" nello zainetto (cosicché invece di fette biscottate e biscotti poi quando mi servono trovo briciole!), dall'altra non sottovalutate il fatto che le vaschette di alluminio possono anche essere messe sulla brace e utilizzate per scaldarsi della roba, quindi quantomeno c'è anche questa ipotesi, quindi c'è anche questa funzionalità.

Bene: questo era il mio kit di sopravvivenza, ma adesso lascio la parola a voi. Voi avete un kit di sopravvivenza, di prima emergenza? L'avete considerata l'ipotesi di farlo? Tenete qualcosa in auto, tenete magari una coperta? Vi ho dato l'idea di prendere un kit di sopravvivenza? Vi ho dato l'idea di realizzare qualcosa del genere?
Avete già realizzato qualcosa del genere, e magari è diversa? Questo stesso kit - sicuramente - è migliorabile: già voglio considerare che qualsiasi altra persona magari metterebbe - appunto - lo zucchero per il caffè o il té, che io non ho considerato!
Però se avete qualche idea, se c'è qualcosa che ho sbagliato, fatemelo sapere nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr.
Come sempre vi ringrazio per essere arrivati sino in fondo a questo vlog, vi ricordo - se vi è piaciuto, se vi è stato utile, se avete realizzato il kit di emergenza - di fare pollice-in-alto e condividere questo vlog con i vostri amici, anche su Whatsapp o Telegram: soprattutto condividetelo con le persone che sono appassionate - magari - di apocalisse zombie, fategli vedere come si fa un kit di sopravvivenza in emergenza per 24 ore, può essere una cosa molto utile.
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Vi ricordo anche di seguire il mio canale Telegram (lo trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda): in questo modo riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video.
Infine, se c'è un argomento che vi piacerebbe che io trattassi in #DdVotr, potete farmi sapere anche quello con un commento qua sotto.
Bene: io sono Grizzly, di nuovo grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 22 gennaio 2017

VLOG 149: Attraverso lo schermo

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Ieri sera il concerto è stato un successone: ma bellissimo, oh!
Ho fatto il video *tutto il tempo*
[♪ musica e urla dal cellulare♫]
Sì: è un po' sfocato...
Sì: traballa...
Sì: l'audio fa schifo, però dai: bellissimo! Come essere lì, giusto?

Ecco, dai... tranquillo. Non è niente [sciacquone] succede...
Dai: ma veramente faceva così schifo? Noooo: non ci credo...

Ho visto cose che voi umani non riuscite più ad immaginare: ho visto concerti *LIVE* con I MIEI OCCHI, senza avere un telefonino cellulare in mezzo, e quindi senza guardare attraverso lo schermo del cellulare, che è una cosa sempre più rara.
Ma vi venisse... veramente vi auguro di andare a sbattere contro lo stipite di una porta col mignolino del piede... AAAAARGHHHH! Mi fa un male boia solo a pensarci... sigla.
[♪♫♪]
Ne ho parlato in #OperazioneNostalgia: quando avevamo la fotografia analogica (e quindi avevamo il rullino da 24 o da 36 pose) usavamo parecchia parsimonia nello scegliere quali dovevano essere i ricordi che ci saremmo portati avanti per tutta la vita.
Adesso che abbiamo una caterva di strumenti digitali in grado di registrare la qualsiasi cosa, ci sono persone che *continuano* a registrare, un po' come se fossero dei cyborg: hanno un  «occhio bionico» che è questo cellulare (o questo tablet) sempre davanti agli occhi .
Ormai non si vive più la realtà: la realtà la si vive attraverso lo schermo del cellulare.
Che è una cosa che diventa eccessiva, e diventa eccessiva in situazioni come in un concerto, come uno spettacolo, come una festa di compleanno: non ti godi più i ricordi con i tuoi amici, con i tuoi parenti, con i tuoi figli. No: i ricordi te li devi godere dietro lo schermo di un cellulare.
Un concerto live registrato col cellulare: che... che senso c'ha? Tutte le immagini tremolanti, sfocate, quell'audio vergognosamente brutto: ma perché?
Ogni tanto potrebbe essere utile, veramente, ricordarsi di avere anche una vita, ricordarsi di avere anche degli occhi: crearsi un «ricordo» non con qualcosa che puoi filmare e riguardare due volte (e ti fa talmente schifo che, probabilmente, poi lo metti di lato. Oppure lo hai registrato e non lo riguarderai mai, perché È ORRENDO) e invece GUARDARE le cose con i propri occhi, costruirsi un ricordo basato sul "Siamo a un concerto: ci sono andato con gli amici", il divertimento che c'era stato con gli amici. Non tanto "le immagini" perché le hai girate col cellulare. [sospiro]
Il comico Sergio Sgrilli, che è bravissimo: l'ultima volta che sono stato a Milano ne ho approfittato per allungare la visita di un paio di giorni e sono stato all'Area Zelig a vedere il suo spettacolo (se vi capita di trovare un suo spettacolo nella vostra città, andateci, perché è veramente molto bravo). Sergio Sgrilli raccontò, quando gli era nata la bambina, della cosa più "inquietante" che è un po' un «gesto del XXI secolo»: questa brutta abitudine di filmare la qualsiasi cosa arriva al punto di girare un video in sala parto. Che se ci pensi, seriamente ti chiedi: poi cosa te ne fai di quel video?
"Ragazzi: dopo cena ci sbrachiamo tutti sul divano e ci guardiamo la mi' moglie, a cosce aperte, che SBRAITA COME UN'INDEMONIATA!"
No, ma veramente? Sta succedendo il «miracolo della vita»: goditelo, invece di filmarlo.
Secondo me questa rivoluzione digitale, questa possibilità di registrare e riprodurre continuamente le cose, ci ha fatto allontanare un po' dall'idea di quello che è vivere le proprie avventure, vivere le proprie esperienze, vivere la realtà... e ha trasformato la realtà in un "mondo virtuale". Ormai non è reale quello che vedi con i tuoi occhi: è reale quello che vedi attraverso lo schermo del cellulare, e secondo me questo è eccessivo.
Secondo me ci vuole un ritorno alla realtà, è importante un attimo sedersi, e un attimo pensare "Sì, ok: è bello avere anche il ricordo che resta fisso, ma è bello anche avere il ricordo dentro di sé." È bello vivere un'avventura, vivere un'esperienza perché la si è vista con i propri occhi, non perché si è riusciti a girare delle immagini tremolanti e sfocate con il cellulare.
Almeno: questo è quello che penso io: io faccio video, faccio fotografie, ma cerco anche di vivere le cose, non sto tutto il tempo con gli occhi sullo schermo del cellulare: mi piace anche guardare le cose, mi piace anche vivere le avventure e poterle raccontare direttamente, piuttosto che doverle filmare per farle vedere a qualcuno con queste immagini tremolanti e sfocate.
Voi cosa ne pensate? Parliamone: come sempre nei commenti qua sotto, oppure su Twitter, con l'hashtag #DdVotr.
Bene ragazzi: con il messaggio "Cerchiamo di vivere un po' la realtà, cerchiamo di non essere costantemente con gli occhi sul cellulare" voglio concludere questo vlog. Se sono riuscito a incuriosirvi, se sono riuscito a farvi pensare, se pensate che - forse - anche voi state vivendo un po' troppo la vostra vita attraverso lo schermo di un cellulare... se sono riuscito quindi a farvi guardare oltre lo schermo del cellulare, potete farmelo sapere facendo pollice-in-alto e condividendo questo vlog con i vostri amici, magari con quelli che hanno spesso gli occhi sul cellulare, e quindi anche su Whatsapp o Telegram.
Detto questo, vi ricordo - se non l'avete già fatto - di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel buon profumo di nuovo iscritto che ci piace così tanto. Che è un profumo reale: non è "attraverso lo schermo di un cellulare"!
Vi ricordo inoltre che se seguite anche il mio canale Telegram (che trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda) riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video.
Infine: se c'è un argomento che vi piacerebbe che io trattassi in Diario di Viaggio on the road, potete farmi sapere anche questo in un commento qua sotto.
Bene: io sono Grizzly, come sempre grazie a tutti per essere arrivati in fondo a questo vlog, ciao e ci vediamo alla prossima!
[bleep]
E un grande pollice-in-alto anche per Otto, che mi ha aiutato a fare questo video; e tranquilli: non è stato male, è solo bravo a recitare, eh ;)

domenica 15 gennaio 2017

VLOG 148: Truffe in casa

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SSAALVEE! Ehm, sono un carabiniere e so che voi avete fatto un prelievo con il bancomat... purtroppo si è verificato un problema: siccome qualcuno aveva tentato di manomettere quel bancomat, è stato spruzzato uno speciale liquido che contiene dei batteri (che provoca un'infezione, per evitare i ladri).
Siccome questo può essere pericoloso a livello salutistico (No: non si preoccupi, signora): sono venuto semplicemente perché dobbiamo mettere le banconote che avete prelevato dentro questo contenitore, assieme a un particolare tampone disinfettante e lasciarle dentro per sei ore.
Io vi lascio il contenitore; poi il tampone - una volta passate le sei ore - si può semplicemente buttare via: tutto quello che mi serve è che mi dia le sue banconote (intanto le mettiamo qui dentro assieme al tampone disinfettante)...
Grazie signora! Se nel frattempo, cortesemente, le posso chiedere un bicchiere d'acqua...

Perfetto! Adesso, mi raccomando, metta da parte (tenga sul tavolo!) questo contenitore. Non lo aprite per nessun motivo: dovete aspettare sei ore.
Tra sei ore le banconote saranno completamente sicure, e il tampone può essere preso con le mani e buttato nella spazzatura (eventualmente lavatevi le mani, ma tanto è un disinfettante) e sarete tranquilli.
E le banconote (che saranno dei foglietti di carta perfettamente inutili...) EHM! No, niente, dicevo: sono completamente sicure e disinfettate da questo liquido... batterico... grazie mille.
[♪♫♪]

Benvenuti a bordo, viaggiatori: sono Grizzly e questo è Diario di Viaggio on the road.
Prima che me lo diciate voi, sì: mi piacerebbe tantissimo poter dire che la scenetta vergognosa che ho girato all'inizio di questo vlog è una cosa talmente ridicola che non ci ha creduto nessuno.
Ecco: mi piacerebbe, ma purtroppo devo invece dire che quella scenetta vergognosa, assieme a tantissime altre scenette vergognose, avvengono quasi giornalmente e quasi giornalmente qualcuno - purtroppo - ci cade con tutte le scarpe.
Sto infatti parlando delle truffe in casa: persone che si presentano in casa vostra dicendo di essere carabinieri che devono disinfettare i soldi, dicendo di essere amici dei vostri vicini di casa che dovevano lasciare una bottiglia di vino (o un qualche regalo, una qualsiasi cosa), ma non trovano nessuno in casa, dicendo di essere vecchi amici che non incontravate da tempo. Soprattutto se siete persone anziane sole, quindi più che essere rivolto a voi, questo vlog è rivolto - non so - magari ai vostri genitori, ai vostri zii, ai vostri nonni. Perché le truffe in casa sono - purtroppo - una piaga che va avanti da tantissimo tempo, e sono una piaga difficilissima da combattere.
Perché sono una piaga basata sul principio di "carpire la fiducia delle persone anziane".
Mia madre era un'assistente sociale, lavorava per la Regione Siciliana, e capitava che dovesse andare a fare delle visite domiciliari alle persone che chiedevano assistenza.
Quindi - giustamente - si presentava in casa di persone (magari anziane) da sole, suonava il citofono, suonava alla porta (non so): «Chi è?»
«Eh sì: sono l'assistente sociale del Comune di Siracusa, sono qui per...» e aprivano la porta.
E mia madre li guardava, e stravolta: «Ma che fa? Ma perché mi apre la porta?»
«E scusi: ma lei è l'assistente sociale...»
«E che ne sa? Telefoni in municipio: glielo chieda!»
Perché mia madre sapeva che c'era il rischio che: «Non è che io arrivo, suono, "Sono il padreterno": "Ah, si accomodi!" Ma che cosa ne sapete di chi sono?»
E glielo diceva, sempre: «Voi non potete sapere chi sono: chiamate il comune, chiamate la polizia... lo dice... dice di essere l'assistente sociale. E vabbè, ma non ne potete MAI essere sicuri: non potete basarvi su quello che vi dice chi viene alla porta.»
Eppure, purtroppo, spesso succede. Mi capita di fare visite domiciliari a determinati clienti, e ho qualche cliente che è una persona un po' avanti con l'età. Mi è capitato di dire: «Va bene, ci vediamo tra le quattro e le cinque: appena posso, avvicino.»
Io arrivo, suono alla porta, subito mi apre il cliente, io lo guardo: «Scusi, ma mi deve chiedere chi sono: ma come fa ad aprire la porta così?»
«Eh, ma tanto la aspettavo...»
«E va bene, ma che ne sa che ci sono io, e che non c'è un altro? E poi si fida di una persona CON LA MIA FACCIA?!»
Spesso - come ripeto - viene carpita la fiducia, la fiducia viene carpita nelle maniere più subdole: dicendo di essere amici dei vicini di casa. Questo è successo - purtroppo - alla mamma di un mio ex collega, che le dissero che stavano cercando il vicino di casa che non c'era.
E dice: «No, quello è in vacanza» e loro avevano un paio di bottiglie di vino «Ma no, perché dovevamo portargli delle bottiglie di vino, gliel'avevamo promesso, e qua, e là... se gliele possiamo lasciare e gliele può portare quando ritornano, perché noi adesso dobbiamo tornare a Reggio Emilia» [O dove cavolo era ndG]
E si mettono a parlare cinque minuti: erano due donne, una le dice: «Senta signora: posso andare un momento in bagno? Non me ne voglia» È andata in bagno? Non è andata in bagno, naturalmente: le ha svuotato il cassetto degli ori, le ha svuotato il cassetto della pensione, le ha svuotato TUTTO QUANTO, se ne sono andate e la signora se n'è accorta dopo un'ora che le avevano rubato in casa.
Vedete come sono subdoli? E questi figurati se erano amici dei vicini di casa: ma chi li conosceva!
È una cosa terribile da sapere, che succede questo. Ed è una cosa importante quella di insegnare alle persone che non bisogna dare fiducia cieca e sconsiderata a chi si presenta alla porta dicendo di essere qualcuno. È importante che s'insegni ai nostri nonni, ai nostri genitori, ai nostri zii, ai nostri parenti magari più avanti nell'età che non bisogna fidarsi di chi arriva alla porta per qualsiasi motivo.
Di informarsi: «Cioè: ma questo signore è un carabiniere!»
E che cosa ne sai? Se la persona che arriva alla porta è in attesa e dice di essere un rappresentante delle forze dell'ordine, non ci vuole molto.
È un carabiniere? Chiamate il 112 e chiedeteglielo.
È un poliziotto? Chiamate il 113 e chiedeteglielo.
È della Guardia di Finanza? Chiamate il 117 e chiedeteglielo.
Se è un VERO poliziotto, un VERO carabiniere... «Sono una persona anziana sola: io non lo so se lei è veramente un carabiniere, è veramente un poliziotto...»
Sarà lui stesso a dirvi: «Signora io mi chiamo maresciallo Rossi: chiami il 112 e gli chieda conferma»
Perché carpiscono la fiducia delle persone, e rubano.
È una cosa ORRIBILE, e quando non rubano c'è un altro modo di carpire la fiducia delle persone (soprattutto delle persone anziane sole), che abbiamo vissuto sulle nostre spalle, bloccato per tempo, ma che ho saputo che qua a Siracusa - ad oggi che sto registrando questo video - sta ancora succedendo: gente che vi si presenta alla porta dicendo che sta cercando una "dispersione di gas metano" e scroccando la bolletta della luce per fare un "verbale di chiusura intervento".
Sono agenti commerciali che scroccano la bolletta della luce per prendere i dati e compilare un nuovo contratto con un altro operatore dell'energia elettrica.
Io mi stavo mettendo le scarpe, e mia madre ha aperto. E questo ha detto che cercava una fuga di gas metano. Arrivo in cucina e trovo questo che copiava i dati dalla bolletta... e che quando gli ho detto che cosa stava facendo, ha pure insistito che stavano cercando una fuga di gas metano e doveva fare il suo lavoro.
Una persona che s'introduce in casa dicendo che sta cercando una fuga di gas metano commette UN REATO PENALE: si chiama "Violazione di Domicilio". Introdursi con l'inganno dentro un'abitazione è un reato: si va in carcere. Stai dicendo che stai cercando una fuga di gas metano e non è vero, non conta che "sì, ma tu gli hai detto 'accomodati'". No: io ho detto "Accomodati" a una persona che cerca una fuga di gas metano: tu non stai cercando una fuga di gas metano, è inganno. Sei entrato in casa mia senza il mio permesso.
Stai dicendo che stai facendo un verbale e stai compilando un nuovo contratto: è TRUFFA.
Vieni a dire A ME (proprio a me personalmente) «Sto cercando una fuga di gas metano e devo fare il mio lavoro, e non m'interrompere». Fio bello: sono nella protezione civile, se tu mi dici che c'è una fuga di gas metano, io chiamo la Sala Operativa e faccio evacuare il palazzo. Si chiama "Procurato Allarme presso l'Autorità".
E non lo faccio io che chiamo la Sala Operativa e faccio evacuare il palazzo, lo fai tu, perché tu stai dicendo a me (che sono la protezione civile) che c'è una fuga di gas metano.
Ciò nonostante, ci sono queste persone, che dovrebbero vergognarsi di essere al mondo, credetemi. Sarò eccessivo, mi dispiace se lavorate per aziende e sapete che si usano queste pratiche "perché è l'unico modo di fare soldi", ma vergognatevi:
*VERGOGNA!*
Diffondiamo questo messaggio: non si deve dare fiducia a chi arriva alla porta di casa dicendo di essere chicchessia, diffidate SEMPRE. Se avete dubbi, chiamate le Forze dell'Ordine: vi sapranno aiutare *sempre* e non disturbate *mai*, soprattutto se siete persone anziane sole: diffidate di chi si presenta alla porta se non lo conoscete.
È importante diffondere questo messaggio affinché questo modo vergognoso di carpire la fiducia delle persone anziane finisca. Affinché finiscano queste truffe in casa.
Questo è il mio messaggio: non c'è molto da dire, però se avete qualche aneddoto che volete raccontarmi che riguarda situazioni del genere, che è successo a qualche vostro vicino di casa, o che siete riusciti a evitare...
Mia madre, grazie alla dashcam, è riuscita ad evitare una truffa dello specchietto: c'è anche questo: «Signora, lei mi ha colpito lo specchietto. No, ma non facciamo l'assicurazione, mi dia 100 euro che sistemiamo la cosa...»
Se è successo qualcosa del genere a voi, volete raccontarmelo nei commenti, se avete qualche parente a cui avete già detto queste cose, se vi sono stato utile... fatemelo sapere con un commento qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr.
Questo è tutto: il mio è un vlog come messaggio di una certa importanza sociale, quindi spero che abbia quel minimo di diffusione.
Mi dispiace di essermi un po' infervorato, ma sono cose che - veramente - mi fanno prendere i nervi. Questo per oggi è tutto: io come sempre vi ringrazio per essere arrivati in fondo a questo vlog. Vi ricordo - se questo vlog vi è piaciuto o vi è stato utile in qualche modo - di fare pollice-in-alto e di condividerlo con i vostri amici e con i vostri parenti (con i vostri genitori, con i vostri nonni), anche su Whatsapp o Telegram.
Vi ricordo - se non l'avete già fatto - di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel buon profumo di nuovo iscritto che ci piace così tanto; inoltre se v'iscrivete al mio canale Telegram - che trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda - riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video.
Detto questo, come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 8 gennaio 2017

VLOG 147: Fotografia analogica #OperazioneNostalgia

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Questa è la custodia originale (e dentro c'è la macchina originale) della mia Kodak "Instamatic 133 X". Non è proprio «la mia»: è quella di famiglia.
Questa macchina fotografica è stata la macchina che ci siamo portati in vacanza, ci siamo portati in giro per molti anni. Utilizzava questo rullino qua (che questo è un pezzo di storia, perché è ancora sigillato. Ovviamente è scaduto) che si chiama «Caricatore 126».
Vi faccio vedere com'è, perché lo apro davanti a voi...
Eccolo qua: questo è il Caricatore 126, questo è un rullino da 24 fotografie (ventiquattro fotografie «quadrate» come potete vedere). Il rullino è avvolto qui dentro e - attraverso questo sistema - viene trascinato.
E in questo momento dentro questa macchina - tra le altre cose - c'è un rullino ormai scaduto da tempo: un Agfa 24 pose (credo) anche lui. Sì: un Caricatore 126 a 200 ISO con ventiquattro fotografie, utilizzato fino alla foto numero "6".
E il funzionamento è molto semplice: si carica manualmente, posizionando la fotografia, e poi si scatta.
[click]
Poi si porta avanti, ecco: siamo alla foto numero "7".
C'erano due modalità di lavoro con l'obiettivo: la modalità «Giorno» e la modalità «Notte», che permetteva di utilizzare un po' più di sensibilità e, qua in alto, si inseriva il cosidetto «MagiCube»: un cubo con quattro "lampadine flash" monouso.
Naturalmente tanto è cambiato da allora, non solo con il discorso che ci sono le reflex (perché c'erano già ai tempi: parliamo degli ultimi anni '70, dei primi anni '80), ma sono cambiate le cose grazie alla fotografia digitale.
Ma oggi voglio parlarvi della fotografia analogica, perché questo è Diario di Viaggio on the road #OperazioneNostalgia!
[♪♫♪]

Là fuori, nel mondo, è pieno di macchine fotografiche reflex: pensate che tantissimi youtuber come me hanno scelto di utilizzare una reflex per girare video, perché dicono "La posso utilizzare così anche per scattare fotografie".
Io che ho scelto di non fare fotografie, infatti, ho scelto di avere - più che altro - delle telecamere, più che delle macchine reflex.
Ma il discorso è un pochino più complesso di quanto possa sembrare, anche perché il fatto che adesso ci sono tantissime macchine reflex in giro nel mondo non significa che ci sono tantissimi fotografi in giro nel mondo. Io oserei dire, più che altro, che ci sono tantissimi «appassionati» di fotografia, perché non è lo strumento che fa il fotografo!
Io facevo fotografie, e mi dilettavo moltissimo: avevo una macchina reflex analogica, che andava con il rullino (con il «Caricatore 135») e non solo scattavo fotografie, ma mi ero anche dilettato e messo d'impegno per SVILUPPARE i rullini.
Dato che sviluppare un rullino era una procedura piuttosto complessa (e anche piuttosto costosa) avevo deciso di sviluppare e stampare rullini in bianco e nero, che non solo è una procedura più semplice, ma che utilizza proprio attrezzature differenti e che utilizzava rullini espressamente nati per il bianco e nero.
Sviluppare un rullino era una procedura abbastanza laboriosa, perché prevedeva di avere a disposizione una camera oscura, di avere una serie di strumenti da utilizzare per effettuare queste procedure, di utilizzare una serie di liquidi e soluzioni: tu dovevi scattare tutte le fotografie prima (e "tutte le fotografie" erano generalmente 24 od 36, perché questi erano i tagli disponibili di rullini).
Una volta che eri riuscito a scattare tutte le fotografie, riavvolgevi il rullino, lo sviluppavi e SOLO A QUEL PUNTO potevi venire a conoscenza di come erano venute queste fotografie, quindi dovevi avere una certa bravura "di base"; potevi basarti su qualche libro, potevi basarti sul consiglio di qualche altro fotografo, ma soprattutto dovevi sperimentare tu, perché ogni macchina fotografica era diversa. Non c'era internet: personalmente mi è capitato anche di dover buttare via dei rullini, e quindi aver PERSO delle fotografie perché erano venute sottoesposte, sovraesposte, etc.
E nel tempo ho imparato un paio di cose: innanzi tutto - sicuramente - ho imparato a conoscere la mia reflex a fondo, a conoscere il mio obiettivo (quali erano le impostazioni da dare "al volo" alle lenti per ottenere quello che mi interessava). Ma soprattutto una specie di «dono di sintesi» che hanno imparato moltissimi che, come me, sono stati fotografi (o "appassionati di fotografie") nella fine degli anni '80 e nell'inizio degli anni '90. Ed è una cosa che - secondo me - si è persa moltissimo con l'avvento della fotografia digitale: la capacità di riuscire - guardandomi intorno - a trovare subito qual'è la migliore inquadratura per scattare una fotografia.
Ed è una cosa abbastanza complessa da spiegare, perché uno pensa "Sì, perché il bravo fotografo c'ha l'occhio per prendere subito di una cosa il dettaglio". No, è diverso: il bravo fotografo ha l'occhio per scoprire il dettaglio.
Molto è anche legato al fatto che ho lavorato in bianco e nero, perché ci sono tantissimi che sono appassionati di bianco e nero, ma hanno lavorato molto a colori, e sono convinti di una cosa: quando tu lavori a colori, nel fare una fotografia cerchi di "giocare" con le differenze di tonalità. E non è che quando tu lavori in bianco e nero, allora cerchi di giocare con le differenze di contrasto, perché questo NON È fare fotografia in bianco e nero: questo è fare fotografia a colori e togliergli il colore. È una cosa ben diversa lavorare "nativamente" in bianco e nero, perché in bianco e nero quello che cerchi di fare - invece - è di creare un equilibrio.
Tu non hai un soggetto in primo piano e uno sfondo che c'è dietro. Non hai uno sfondo con un soggetto che compare in mezzo: cerchi di avere un perfetto equilibrio tra il soggetto e lo sfondo. Se io - in bianco e nero - fotografo un albero (magari con qualche ramo secco) in un terreno brullo, e riesco a trovare l'angolo giusto e la luce giusta, ispirerà tristezza, ispirerà vuoto.
Ma se io non riesco a trovare la luminosità giusta, se non riesco a trovare l'angolo giusto, o avrò "la foto di un albero con uno sfondo che non si capisce bene cos'è", o avrò "la foto di un terreno con un albero in mezzo". Entrambe le cose non diranno quello che dirà l'albero con lo sfondo tutto assieme: lo sfondo diventerà una parte integrante del soggetto in primo piano.
Questo discorso - secondo me - si è perso molto con le fotografie in digitale, perché quello che succede è che quando si scatta una foto in digitale, magari si scattano due~tre~quattro foto dello stesso soggetto. Uno le guarda: "Ah, va bene: questa mi piace. Le altre, magari, le cancello".
Poi - magari - si pensa di cercare di correggere digitalmente la foto con Photoshop (con i filtri e operando sul formato RAW), però c'è una cosa che manca, che il principio è questo, ed è semplice: se una fotografia è fatta bene, il "ritocco digitale" (della luminosità, del contrasto, dei colori, di quello che volete voi) dà un valore aggiunto.
Ma se una foto è fatta male, il ritocco digitale non la migliorerà in nessun modo: se una foto è fatta con l'angolo sbagliato, è inutile ritoccarla digitalmente... è come - non lo so - come mettere un cerotto su una gamba rotta, non serve.
L'impressione che ho è che tantissimi, più che puntare alla qualità della singola fotografia, puntano alla qualità rispetto alla grande quantità di fotografie che sono state fatte. Per questo - secondo me - molto si è perso di questa cosa.
Tempo fa un amico pubblicò su un social (adesso non ricordo se su Twitter, su Facebook, su Instagram o dove di preciso), pubblicò una foto che aveva fatto suo padre. Dice: "Ho dato la macchina fotografica a mio padre (che era stato un fotografo negli anni '90), gliel'ho lasciata in mano, mio padre s'è girato e ha scattato una fotografia. Una SINGOLA fotografia: è una fotografia bellissima, io non sono mai arrivato a fare una fotografia del genere!" e io gli ho detto subito: "Sì, perché a tuo padre - che ha fatto foto negli anni '80, negli anni '90 - è rimasto L'OCCHIO, perché è una cosa che ti porti appresso con l'esperienza, e che quindi ti rimane."
Io ancora adesso, anche se ho smesso di fare fotografie, spesso quando mi guardo intorno, subito riconosco l'angolo che sarebbe una bellissima fotografia.
Ed è una cosa complessa da spiegare, perché immaginatevi di voler fotografare un tramonto. Lì c'è il sole che sta tramontando, questa luce bellissima, e magari io mi giro, comincio a guardarmi intorno... "Là: quelle case!"
"Ma scusa, ma il sole e il tramonto stanno lì!"
"Sì. Ma son quelle case la bella fotografia"
"Ma il tramonto è di là..."
Ma non m'interessa fotografare il sole. Il principio è questo: secondo me questo principio s'è perso, però ciò non toglie che - comunque - la fotografia digitale abbia migliorato moltissimo l'approccio alla fotografia, e comunque ciò non toglie che ci sono persone, che lavorano in fotografia digitale che lavorano molto, molto bene; resto comunque del parere che se una fotografia è fatta con l'angolo sbagliato, con la luce sbagliata (non sbagliata nel senso che "è proprio una porcata", ma che comunque non è una fotografia che voglia "lanciare un messaggio"), anche ritoccandola digitalmente resta una foto "vuota".
Comunque ripeto: questa è la mia impressione, non mi considero un esperto di fotografia, di per sé con l'avvento del digitale ho smesso di dedicarmi alla fotografia perché - veramente - preferisco dedicarmi ai video, e quindi lavorare in maniera completamente e radicalmente differente.
Però se voi avete esperienza con fotografia, se voi lavorate con fotografie digitali, avete lavorato con fotografia analogica, probabilmente la pensate in maniera diversa da me; ma non lo so: parliamone qua sotto nei commenti, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr.
Sicuramente - come ripeto - quella che è stata la fotografia del passato è cambiata tantissimo: in un video di Cane Secco si era parlato proprio del fatto che - per esempio - c'erano delle persone che camminavano con delle fotografie dei propri cari nel portafogli. È una cosa che si è persa, perché la fotografia era anche un modo di "fermare qualcosa del tempo" e - secondo me - un pochino si è perso quello con la fotografia digitale: questa possibilità di scattare centinaia di fotografie ci ha fatto perdere un po' il bisogno di dire "va bene, ho poche fotografie (ne ho 24, ne ho 36) per un'intera vacanza, perché un rullino costa... lo sviluppo costa... quindi voglio scegliere attentamente che cosa voglio che diventi un ricordo "fisso nel tempo" e che cosa - invece - voglio che diventi un ricordo di cui possiamo parlare, ma del quale non abbiamo un'immagine"
Forse aver fatto fotografia analogica mi fa vedere la fotografia digitale con un certo distacco, ma forse guardando - appunto - la quantità abnorme di fotografie che ci sono sui social, e di persone che si definiscono "presunti fotografi" perché sanno applicare un paio di filtri sul formato RAW, o perché hanno una reflex... no: io penso che non sia lo strumento a fare il fotografo: è la capacità che deve fare il fotografo.
Ma - di nuovo - questo è quello che penso io: voglio sentire che cosa ne pensate voi.
Bene ragazzi: io sono Grizzly, questo era #OperazioneNostalgia, come sempre io vi ricordo di fare pollice-in-alto, di condividere questo vlog con i vostri amici (anche su Whatsapp o Telegram).
Vi ricordo - se non l'avete già fatto - di iscrivervi al mio canale YouTube, di seguirmi sul mio canale Telegram e noi ci vediamo alla prossima: ciao a tutti!