domenica 11 novembre 2018

VLOG 240: Iliad - la mia esperienza

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Io sono Grizzly e scelgo Bewear!
... uhm sì, lo so: non è il massimo, ma è l'unico Pokémon Orso che conosco!
Scherzi a parte, benvenuti a bordo viaggiatori: io sono Grizzly, questo è Diario di Viaggio on the road e oggi - come avrete intuito - parleremo di Iliad.
E lo so che cosa state pensando:
“Ma Grizzly: ma arrivi tardissimo! Tutti quanti hanno parlato di Iliad già a giugno: noi siamo a novembre!”
Ma vedete: sapete qual è la più grossa differenza tra quelli che hanno parlato di Iliad sin da subito (sin da giugno) e me?
Principalmente direi quella che io sono stato un cliente di Blu (e - tra l'altro - alcuni miei clienti anche di Bip)... sigla!
[♪♫♪]
Iliàd (oppure Ìliad: non sono sicuro della pronuncia. Essendo un operatore francese, credo che quella corretta sia Iliàd) è un operatore di telefonia mobile francese che è arrivato in Italia il 29 maggio 2018 ufficialmente: ha cominciato a offrire i suoi servizi e - nel farlo - ha dato una PESANTE E VIOLENTA SCOSSA al mercato della telefonia mobile italiana.
Per € 5,99/mese offriva minuti illimitati, SMS illimitati e 30 Gb di internet in 4G di base (a 30 mbit/s); successivamente sono arrivate altre offerte: un'offerta che prevedeva 40 Gb di internet (oltre a SMS e minuti illimitati) però a € 6,99/mese e quella che c'è in questo momento (che sto girando il video) che prevede 50 Gb di internet, minuti ed SMS illimitati a € 7,99/mese.
Più un'offerta - per così dire - SOLO VOCE a € 4,99/mese che offre minuti ed SMS illimitati e 40 Mb di internet.
Che se ci pensate, uno dice: ‘E che cosa se ne fa uno di 40Mb di internet?’ Fondamentalmente nulla, però significa che se uno ha il telefono che vuole utilizzare solo per telefonare e per mandare SMS (magari è una persona anziana che non utilizza la connessione a internet), dovesse PER SBAGLIO attivare la connessione a internet per un attimo, non gli verrà *aspirato* tutto il credito perché non c'è nessuna opzione internet attiva, ed è una mossa decisamente intelligente.
Ad ogni modo: io ho sottoscritto la mia prima scheda Iliad il 3 luglio 2018, lo ho fatto incuriosito dalla offerta e - soprattutto - perché, avendo preso da poco un'autoradio con il sistema operativo Android, m'interessava avere uno strumento che mi permettesse di dare la connessione ad internet all'autoradio, quindi per poter utilizzare le applicazioni "on-line" come - non so - Google Maps, Soundcloud... e quindi ho preso una SIM che ho inserito in questo piccolo webpocket.
Per un po' di tempo l'ho usata così, finché poi non mi è arrivato un altra tipologia di webpocket che è nella forma di una chiavetta USB; come una volta c'erano le chiavette USB che si utilizzavano per far collegare un singolo dispositivo, adesso hanno fatto questo sistema: una chiavetta USB che, una volta che si alimenta (dalla porta USB) si comporta comunque come una webpocket, come un router wireless che permette di collegare fino a dieci dispositivi e farli andare su internet.
Molto comodo in auto perché, quando io accendo la macchina, automaticamente si accende questa chiavetta, quindi nel giro di 15~20 secondi si avvia la connessione ad internet, mi dà la connessione automaticamente all'autoradio, mi dà la connessione al telefonino, al tablet...
Ha avuto un uso molto intensivo nel mese di agosto, che sono stato in vacanza e ho utilizzato tantissimo la connessione a internet sull'autoradio, spostandomi molto in Italia, utilizzando il navigatore, utilizzando molte funzioni, ascoltando moltissima musica in streaming; ho avuto modo anche di valutare la copertura, di valutare la funzionalità del servizio e di valutare che tipologia di consumi si vanno a fare con questo uso «veicolare» della connessione ad internet.
Prima di continuare una piccola nota, ma molto importante: se avete acquistato una SIM Iliad dalla simbox pagando con una carta di credito (normale o anche ricaricabile, tipo la Postepay) ma avete intenzione di effettuare i rinnovi del servizio pagando con il credito residuo della SIM, in maniera tale da dire "Va bene: io faccio una grossa ricarica alla SIM (non so: di € 50) e per sei mesi~sette mesi mi scordo di dover ricaricare quella SIM" allora dovete andare nella vostra Area Riservata di Iliad e, alla voce "I miei dati personali" trovate la voce "Il mio metodo di pagamento": clickate e CAMBIATE il metodo di pagamento togliendo la carta di credito che è stata registrata automaticamente dalla simbox, perché quando voi acquistate con la simbox la SIM, quello che succede è che il pagamento del rinnovo delle opzioni viene addebitato automaticamente (o viene TENTATO di addebitare automaticamente) sulla carta di credito.
Questa è una cosa che trovo *leggerissimamente* discutibile: avrei gradito di saperlo prima di sottoscrivere la scheda e non di scoprirlo dopo.
E questa è la prima cosa negativa che noto di questa SIM: questa piccola nota che poteva essere un pochino più chiara.
La seconda nota che faccio a Iliad riguarda i cosidetti «problemi di dentizione»: nel corso del mese di luglio, qui a Siracusa, la connettività 4G prendeva (il segnale c'era, c'era pieno segnale con piena connettività LTE) ma la velocità di navigazione era PIETOSA, talmente pietosa che vedevo una *grossa* differenza di velocità con Kena Mobile in HSPA: era molto più veloce!
Purtuttavia ammetto che - probabilmente - questo è stato legato soprattutto al fenomeno che, vista la novità, vista la grande quantità di dati internet, visto il fatto che ha avuto un grande successo questa vendita delle SIM con 30 Gb e poi 40 Gb di internet... moltissimi hanno sottoscritto la SIM e c'è stato - probabilmente - un sovraccarico di traffico nel corso del primo mese o dei primi due mesi, perché già nel corso del mese di agosto ho notato che, invece, la situazione si era stabilizzata ed era migliorata tantissimo.
Però credetemi: nel corso dei primi giorni di luglio ho provato a scaricare le mappe di Sygic sull'autoradio, circa 345 Mb (che con una connessione a 30 mbit/s dovrebbe impiegare dieci~quindici minuti ad arrivare): dopo venti minuti in cui io guidavo tranquillamente in città e lasciavo che le mappe si scaricassero, sono arrivato a destinazione, ho guardato l'autoradio e aveva scaricato il 2%
Stendiamo un velo pietoso.
Nel corso del mese di agosto, invece, sono andato praticamente in giro per tutta Italia, perché sono stato a Frosinone e poi sono arrivato in Trentino; ho girato tantissimo in Trentino (ho girato tantissimo per molti paesini di montagna) senza trovare grossi problemi di copertura. Dove la copertura non è fornita direttamente da ripetitori di Iliad, di solito la copertura va in roaming *credo* su Tre o su Wind (non so bene quali sono gli accordi: in fondo adesso Tre e Wind sono la stessa società, quindi probabilmente dipende dal ponte di copertura), però - non vi so dire se per un problema di copertura fisica dove mi sono trovato o se per un problema di accordi - fatto sta che quando ero in Trentino nel corso del mese di agosto, se la SIM Iliad andava in roaming su Tre, andava in roaming in 3G (in HSPA), però ripeto: non so dire se sarebbe dovuta andare in roaming in 4G e non ci andava perché non c'era nella zona in cui mi trovavo la copertura in 4G, o se è per via degli accordi, questo non lo so dire; però so dire che è un dato di fatto: in agosto, quando andavo in roaming, andavo in roaming in 3G. Comunque andava in maniera discreta: la velocità era funzionale ugualmente.
Io ho acquistato la prima SIM il 3 luglio; oggi - che sto girando questo video - è il 3 novembre: questo significa che ho questa SIM esattamente da quattro mesi.
In questi quattro mesi ho potuto valutare anche la tipologia di consumi che ci sono stati. Ora, nell'uso generico veicolare, con il cellulare che mi si allaccia automaticamente e le notifiche di base, si viaggia su - approssimativamente - circa 2Gb al mese consumati (2,5~2,6 Gb).
Nel corso del mese di agosto, che invece ho utilizzato molto più intensamente la SIM, sono arrivato a consumare circa 3,5~3,7 Gb in un mese. Osservo che - ovviamente - non ho utilizzato la SIM Iliad per fare un intenso uso dei social, per esempio non ho utilizzato intensamente YouTube o altre caratteristiche, perché - naturalmente - mentre sto guidando non posso guardare video YouTube (tra l'altro la cosa "divertente" di quest'autoradio è che, come tutte le autoradio distribuite in Europa con questo meccanismo, se l'auto è in movimento, l'applicazione di YouTube non ti permette di vedere i video: devo essere fermo e con il freno a mano alzato per poter guardare i video YouTube), quindi - al di là di questo - diciamo che il consumo medio mensile, all'interno dell'auto per questa SIM, si è stabilizzato tra i 2,5 e i 3,5 Gb: più o meno è questo mensilmente.
Facendo un uso molto intenso della connessione a internet si può arrivare a 4 Gb, come uso veicolare: questo è il mio esempio; naturalmente - come ripeto - chi fa un uso molto intensivo dei social, di YouTube, di Instagram, guarda moltissime stories, guarda InstagramTV etc. sicuramente consumerà di più.
Ho avuto modo di parlare con i ragazzi del call-centre di Iliad per chiedere delle informazioni molto specifiche e - su questa tipologia di informazioni - i ragazzi sono stati molto veloci, molto gentili e veramente efficienti.
Piccola nota conclusiva: il traffico incluso di voce ed SMS è valido anche quando si è in Europa (nella EU), in roaming ed è valido anche verso le principali destinazioni dell'EU fisse e mobili.
Iliad diciamo che - in qualche modo - precede la Brexit, perché il traffico incluso NON INCLUDE le chiamate e gli SMS verso la Gran Bretagna (prefisso +44).
In conclusione come mi sono trovato con Iliad? Direi piuttosto bene, abbastanza bene che nel corso del mese di settembre ho fatto la portatilità di un'altra SIM che utilizzo sul telefono reperibile di protezione civile... ecco: che mi è arrivato l'SMS di rinnovo dell'opzione all'una di notte. Questo si poteva evitare, Iliad: mandate gli SMS di rinnovo dell'opzione alle otto del mattino, non all'una di notte, magari!
Ma sto attivando altre TRE SIM addirittura: due che vanno nei cellulari di famiglia e una che sarà utilizzata per degli esperimenti che ho intenzione di fare con Arduino e Raspberry, di cui SICURAMENTE vi parlerò più avanti, e - come regola generale - sto trovando l'opzione molto funzionale, la copertura molto funzionale e la funzionalità molto valida e quindi posso dire che sono *decisamente* soddisfatto del servizio.
E voi - invece - che cosa mi dite? Siete clienti Iliad, non siete clienti Iliad ma vi incuriosisce?
Siete clienti di qualche altro operatore di telefonia mobile? Siete clienti di telefonia fissa e non avete nessun cellulare?
Parliamone! Nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene ragazzi: io sono Grizzly, con la mia piccola esperienza spero di esservi stato utile: se ci sono riuscito vi invito come sempre a mettere pollice-in-alto e condividere questo vlog con i vostri amici (anche su Whatsapp o Telegram), magari con i vostri amici che, appunto, vorrebbero passare a Iliad.
Vi ricordo - se non l'avete già fatto - di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ che ci piace così tanto, che sì: anche quello si rinnova ogni mese, ma senza carta di credito, anche il rinnovo è gratuito!
Inoltre, se seguite il mio canale Telegram (lo trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda) riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video.
Infine se c'è un argomento che vi piacerebbe io trattassi in #DdVotr, potete farmi sapere anche quello in un commento qua sotto.
Io sono Grizzly, questo è tutto, per cui come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 4 novembre 2018

VLOG 239: Compleanno in casa #OperazioneNostalgia

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-Cara: la settimana prossima è il compleanno del bambino!
-Ehhh: dobbiamo prenotare la sala.
-Dobbiamo prenotare il catering.
-Dobbiamo prenotare l'animatore.
-Dobbiamo prenotare tutto quanto! Così che sarà tutto quanto bello, pronto, sistemato, così il giorno del suo compleanno arriviamo, scarichiamo il bambino assieme a tutti gli amichetti lì nella sala, nella ludoteca. Ci pensano a tutto quanto gli animatori: li scaricano, li spompano, li fanno arrivare alla sera tutti stanchi. Poi arriviamo alla sera, peschiamo il primo bambino che capita e lo riportiamo a casa!
-Non è nostro figlio...
-Ma non importa: l'importante è che si siano divertiti! Giusto?
Ma una volta, come si festeggiavano i compleanni? Si facevano i compleanni in casa, e oggi proprio dei compleanni in casa parliamo.
Benvenuti a bordo viaggiatori: sono Grizzly e questo è Diario di Viaggio on the road #OperazioneNostalgia
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Un veloce aneddoto prima di cominciare: diversi anni fa siamo andati, con degli amici, alla Grande Apertura di un nuovissimo supermercato.
Ancora non era «periodo di centri commerciali»: c'erano i primi centri commerciali, comunque questo grandissimo supermercato che si apriva...
C'era, quindi, una festa molto grande: c'era la banda, c'era il buffet, c'era un grandissimo catering (eravamo andati là per quello), c'era un sacco di gente, c'era la musica, c'era l'animazione, c'erano gli sbandieratori, c'erano i palloncini... praticamente in realtà tutta l'animazione sarebbe cominciata verso le quattro del pomeriggio, ma noi siamo andati lì verso le dodici, le dodici e mezza, perché - naturalmente - siamo andati a scroccare il pranzo.
E la bambina, indicando un tavolo accanto a quello del catering, in cui faceva bella vista di sé una montagna di bicchieri di carta (di quelli ENORMI), una montagna di cappellini di carta e - in mezzo - un montarozzo di palloncini sgonfi, fa: “Papà: posso prendere due palloncini?”
E il papà: “Certo, ma ci mancherebbe! Mi sa che sono messi lì apposta. Magari devono prenderli alle quattro per distribuirli, e intanto sono lì”
E la bambina va lì e prende DUE palloncini, se li mette in tasca. E io guardo: “Senti un po': ma il tuo compleanno non è dopodomani?”
“eh sì...”
“Aspetta un attimo”
Vado lì, piglio una fila di bicchieroni di carta da mezzo litro (ne avrò presi una trentina), con questa fila di bicchieri piglio UNA VANGATA di palloncini, prendo una vangata di cappellini, glieli metto sopra, vado dalla bambina: “Tiè: la tua festa di compleanno la offre questo supermercato!”
E i genitori, magari: “Ma dai! Ma non mi sembra il caso!”
“Ma perché non ti sembra il caso? Qual è il problema? Che sui palloncini invece di «Buon Compleanno» c'è scritto il nome del supermercato? Vanno bene lo stesso!”
E se magari qualche anno fa era un po' discutibile avere i palloncini con il nome di un supermercato a una festa di compleanno... adesso sembra che invece sia normale avere i palloncini con il nome di una catena di fast-food a una festa di compleanno!
I tempi cambiano, le cose si evolvono e adesso va di moda andare in ludoteca, va di moda avere l'animatore, ma una volta come si faceva? Una volta si faceva la festa di compleanno in casa, soprattutto.
C'era il salone, questa stanza mistica in cui non c'entrava mai nessuno: lo stesso salone di casa mia è una stanza che - praticamente - non usiamo MAI; l'ultima volta che è stata usata intensamente...
... ci ha dormito Pio3D, dopodiché praticamente è una stanza in cui tu c'hai l'ombrello sgocciolante e lo lasci ad asciugare in salone...
Ma per l'occasione della festa di compleanno lo si puliva, lo si sistemava, si buttavano tutti i tavoli e le sedie di lato per lasciare lo spazio, perché era la stanza "grande" della casa e lì potevano entrare i bambini e ballare.
Parliamo di musica degli anni ‘80, magari di musica dei primi anni ‘90 (già c'era un po' di dance nei primi anni ‘90), ma negli anni ‘80 c'era della roba che noi consideravamo Rock Duro-Duro-Duro... adesso passa sulla radio "Classic" e mi sento ancora più vecchio di prima.
E quindi arrivava il giorno della festa, il giorno della festa che cosa succedeva? Succedeva che i tuoi genitori ti facevano mettere il Vestitino della Festa, perché bisognava essere eleganti! Ti sentivi un manichino dentro quella cosa terrificante, con la camicia tutta precisa e inamidata, magari col cravattino perché eri il festeggiato!
Sapevi che saresti finito al centro dell'attenzione, perché tua mamma ti diceva “Sì: sarai al centro dell'attenzione”
Sì: tutti mi indicheranno e si metteranno a ridere!
Ma - per fortuna - grazie al detto «mal comune, mezzo gaudio» anche tutti gli altri invitati dovevano essere vestiti dalle mamme e dai papà, e quindi “Eh no: bisogna andare a una festa, BISOGNA VESTIRSI ELEGANTI!”, per cui eravamo tutti quanti bardati come dei manichini, ragione per la quale *NON* *SI* *PARLAVA* *DEI* *VESTITI*, nessuno diceva “Oh, come sei vestito bene”: si parlava di tutt'altro, perché eravamo tutti quanti in un corposo imbarazzo.
C'era la torta che - spesso - era fatta in casa, magari dalla mamma o dalla nonna (o da entrambe), magari però qualche volta c'era la pasticceria vicino casa che faceva una torta molto buona, allora si prendeva la torta in pasticceria, ma il più delle volte la torta era fatta in casa, assieme a qualcos'altro, ma c'era ben poco da avere intorno alla torta: un po' di stuzzichini e la torta.
E si cantava «Tanti auguri a te», quello per fortuna si canta ancora adesso; non su YouTube perché - naturalmente - se no la Warner viene e ti tira giù il video (e ti mette uno strike): non si sa perché, visto che NON HANNO PIÙ IL COPYRIGHT SU QUELLA CANZONE, ma ci tengono...
E c'erano i regali, che sceglievano i genitori dei tuoi amici di concerto con i tuoi genitori, tendenzialmente. Quindi arrivavano una serie di vestiti terrificanti che probabilmente avresti messo solo una volta (a qualche altra festa di compleanno) o la famosa busta dei nonni con dentro le banconote, che poteva tornare sempre utile, quando i tuoi genitori non ti dicevano “Questa la teniamo noi, che così poi ti compriamo dei vestiti!”
-AAAARGH!! Ne ho un sacco di vestiti: compratemi dei giocattoli!
Ma ci si divertiva con poco, ci si divertiva con «Reality» de «Il tempo delle Mele»: sono stato uno di quelli che ha ballato su Reality, è una cosa che faceva molto figlio degli anni ‘80 (e - in fondo - sono nato nel ‘76, quindi SONO un figlio degli anni ‘80).
Io capisco che adesso le cose sono cambiate per molti motivi: uno dei motivi per cui sono le cose sono cambiate è che c'è questo bisogno di dover fare sempre tutto di corsa, e quindi c'è poco tempo per organizzarsi, e il pregio di avere la ludoteca - sicuramente - è quello che c'hai un luogo che magari piace già ai bambini, perché ci sono andati a fare altre feste: c'hai degli animatori molto bravi, c'hai delle persone che intrattengono tutti i bambini, giocano tutti assieme e tu vai lì, hai la possibilità di sederti con gli altri genitori, berti qualcosa, chiacchierare un po' mentre i bambini si scaricano.
Poi: ah tanti auguri a te, bravo, auguri, ecco i regali, bene, bravi, bis! E si va tutti a casa tranquilli e soddisfatti senza avere una casa *demolita* da andare a ripristinare il giorno dopo. Questo mi sta bene, però - insomma - non lo so: secondo me i compleanni in casa avevano un gusto molto differente.
Insomma ragazzi: queste erano le feste di compleanno negli anni ‘70, negli anni ‘80: la festa in casa. Voi invece che cosa mi raccontate? Come avete festeggiato i vostri compleanni quando eravate piccoli?
Li avete festeggiati in casa, li avete festeggiati in ludoteca, li avete festeggiati al fast-food? Avete avuto un po' e un po': magari voi avete fatto il compleanno in un fast-food ma qualcuno dei vostri amici e dei vostri compagni ha fatto il compleanno in casa? Parliamone!
Parliamone nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Fatemi un po' sapere che cosa ne pensate, fatemi un po' sapere se avete qualche ricordo particolare di qualche compleanno particolare o di qualche cosa particolare che si faceva nei compleanni: io - come dicevo - la cosa che mi ricordo con più particolarità (e l'ho fatta almeno tre~quattro volte nel corso dei miei compleanni e dei compleanni dove sono andato) era - appunto - ballare Reality de Il tempo delle Mele: era il BRANO LENTO.
Qual è stato il regalo più particolare che avete ricevuto per il vostro compleanno? Particolare in senso positivo o negativo: può essere il regalo che vi ricordate perché l'avete immediatamente riciclato, non so come ulteriore regalo di compleanno o come regalo di natale.
Oppure il regalo che vi è rimasto più nel cuore. Oppure avete qualche altro ricordo: raccontatemi pure qualcosa.
Bene ragazzi: io sono Grizzly, questo era #OperazioneNostalgia; come sempre vi ricordo di mettere pollice-in-alto, condividere questo vlog, iscrivervi al canale, noi ci vediamo alla prossima puntata: ciao a tutti!

Mi resta solo un'ultima *piccola* curiosità: festa di compleanno con... MANDRIA di bambini urlanti e sbraitanti.
Arriverà il momento in cui: “E dai: scoppiamo tutti i palloncini!” SÌÌÌÌÌÌÌÌ!!
Dieci minuti dopo: “Bene: è il momento di aprire i regali. Oh, guarda: c'è un peluche dentro un palloncino. Ok: prendiamo uno stuzzicadenti e facciamolo scoppiare...” NUOOOOOOOH!!!
Metà degli invitati, compreso il festeggiato, scappano con le dita nelle orecchie... vabbè!

mercoledì 31 ottobre 2018

VLOG speciale halloween: Il Saraceno

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Immaginatevi una notte siciliana. È estate e la luce del tramonto ha perdurato a lungo, saldamente aggrappata ai bordi della notte come un bambino che non vuole lasciare la gonna della madre.
Il sole ha riarso la terra, il mare e le facciate delle case per tutto il giorno, ma anche ora che è buio il suo calore si percepisce: lo si sente uscire dalle pietre e dalle pareti come le quiete vampe di un falò.
La casa di via Mirabella è immersa nel silenzio, come tutte le sue sorelle di Ortigia: corridoi e stanze bui, attraversati da una lieve brezza che parla di mare. L’unico rumore proviene da una pendola che scandisce i secondi con un severo ticchettio, un suono quasi da marcia militare.
Nella stanza, il ragazzo dorme. Le sue membra asciutte e scurite dal sole della Sicilia risaltano contro il bianco del materasso e appaiono disposte in una sorta di triscele. L’afa notturna l’ha indotto a spostarsi varie volte, ammucchiando il lenzuolo leggero in fondo al letto, ma non l’ha svegliato.
Ha consumato l’intera giornata correndo e giocando con gli amici: è stremato. La spettrale luce della luna piena attraversa le sottili tende gonfiate dagli umidi refoli di vento tiepido, che proiettano sul corpo sudato del ragazzo un’ombra diafana. Quella stessa algida luce bagna il letto e una porzione della stanza, ma lascia in ombra la parete opposta, che per contrasto appare più oscura che mai, come se il buio – per sfuggire a quel pallido lucore – si fosse ritirato tutto laggiù.
È lì che la figura emerge. Alta ed esotica, definita ma al contempo traslucida, come una sagoma scolpita nel cristallo o nel fumo.
In qualche modo, seppur profondamente addormentato, il ragazzo deve aver captato quella presenza, poiché i suoi occhi, dapprima quieti, hanno preso a scattare e guizzare sotto le palpebre chiuse.
La figura resta immobile per una manciata di istanti, i suoi contorni che si fanno sempre più nitidi, poi inizia a muoversi verso i piedi del letto, in direzione del ragazzo che prosegue a dormire. Non sembra camminare: è più come se scivolasse attraverso l’aria. Non emette alcun suono, né di passi né di respiro.
Entra nell’alone perlaceo di luce lunare eppure nessuna ombra si proietta dal suo corpo alto e solido.
Sul materasso, il ragazzo bofonchia nel sonno: sul suo viso largo si contorce un’espressione di nervosismo, come se nella sua mente si agitassero le grottesche visioni di un incubo.
Intanto, la figura è arrivata ai piedi del suo letto. Si china in avanti, lenta, senza fretta, osservando il ragazzo che si gira da una parte all’altra, inquieto.
Due lunghe braccia si sollevano, terminando con mani enormi, le dita contratte simili agli artigli di un falcone; calano in basso, verso i piedi nudi del ragazzino. Le mani, con una mossa simultanea, si avvolgono attorno alle sue caviglie, bloccandole saldamente.
Sopra il materasso, l’adolescente si contorce, ostacolato dalla presa della figura. Si agita e bofonchia parole turgide di sonno, prima che qualcosa dal profondo della sua mente gli faccia notare che la pressione che avverte alle caviglie non è un sogno, bensì è decisamente reale.
Gli occhi del ragazzo si spalancano, incontrando quelli dell’uomo ai piedi del suo letto.
Per cinque, forse dieci secondi non accade nulla. Le tende leggere si tendono come vele nella brezza notturna, la luce della luna rende tutto incolore e onirico.
La cosa che il ragazzo osserva è troppo strana, troppo incoerente per essere vera: è un uomo gigantesco, con la pelle di un intenso color cannella, i muscoli forti e le cicatrici che solcano il suo corpo nudo fino alla cintola, coperta da una fascia alla quale è sistemata una specie di spada ricurva.
La pediera del letto impedisce al giovanotto di vedere oltre, ma il poco che indovina gli somministra una scarica di orrore che lo ridesta del tutto: i vaporosi calzoni bianchi dell’uomo sono vistosamente imbrattati di una sostanza che, anche sotto quella luce poco generosa, presenta un vivido color sangue.
Il volto dell’apparizione è affilato, inghirlandato di folta barba scura, ornato di un naso lungo e curvo come il becco di un’aquila; da sotto una kefiah che gli nasconde la testa e parte della fronte, ardono due occhi che sembrano contenere l’inferno: vi si contorcono liquide luminescenze rosse e brillanti fulmini arancioni.
Al ragazzo fanno riaffiorare il ricordo di un’eruzione notturna dell’Etna. Ancor più sconcertante e spaventoso è il rendersi conto che la figura, per quanto possente, e per quanto la presa che esercita sopra i suoi piedi sia fisica, appaia in qualche modo evanescente. Lo sguardo del ragazzino può indovinare attraverso di essa i contorni dell’armadio e della scrivania, visti come dietro un blocco di vetro scuro.
Il gigante spalanca la bocca incorniciata di barba ed emette un lamento sfiatato, un gemito mostruoso che si solleva, simile al vento di burrasca, gravido di odio, minaccia e rabbia; a questo punto, il terrore che fino a quel momento aveva trasformato in pietra le membra del giovane, si tramuta in un’abbagliante scarica elettrica che lo induce a schizzare fuori dal letto, strillando.
La paura gli scorre fino alle dita come aghi di ghiaccio nel sentire la callosa, energica stretta delle mani dell’intruso che – come ferro – gli intrappolano le caviglie, ma un attimo dopo la stretta svanisce e il ragazzo, mezzo correndo e mezzo ruzzolando, si getta fuori dalla sua camera, il luogo che fino a pochi istanti prima reputava più sicuro al mondo, e attraversa urlando il corridoio fino alla stanza dei suoi genitori, trovandoli già svegli e in allarme per il trambusto.
Il sonno è finito per tutti loro: madre, padre e figlio… non si può riprendere sonno dopo che il Saraceno è venuto a fare visita.
Le rassicurazioni della madre e del padre confortano appena il ragazzino ancora sconvolto dal più grande spavento della sua vita, ma i suoi genitori non sono spaventati, non più del necessario.
In cuor loro hanno sempre saputo che, presto o tardi, anche la loro dimora sarebbe stata teatro di quello che già a molti altri nel circondario era capitato: lo chiamano tutti il Saraceno, ma non c’è modo di sapere chi sia né da dove venga; i suoi indumenti e il suo aspetto lo identificano come un antico soldato arabo, magari facente parte delle incursioni musulmane del VII secolo.
I vecchi vociferano, sempre a voce molto bassa e se la notte era tarda, che il Saraceno infesta i dintorni della Graziella poiché il suo corpo, o quanto ne resta, giacerebbe sepolto senza riti funebri da qualche parte, nascosto e dimenticato in qualche oscuro luogo nell’ipogeo della città.
Al ragazzo tutto ciò è stato spiegato, quella notte. I genitori gli dicono che il Saraceno, per quanto potesse apparire spaventoso e feroce, non prova rabbia verso chi va a trovare, ma è furioso con il suo stesso destino, un fato che lo aveva strappato alla sua terra, portato a morire in un’isola lontana, dove per tutti era il nemico o dove nessuno aveva pregato o pianto per la sua morte, la quale, al pari del suo nome, era stata dimenticata.
L’unica prova che sia mai esistito sono le sue sporadiche apparizioni, la pallida manifestazione dell’ombra dell’uomo che era stato.

domenica 28 ottobre 2018

VLOG 238: Sfidare se stessi: strada per il successo!

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: sono Grizzly, questo è Diario di Viaggio on the road...
impiegherò circa un'oretta a montare questo video e un'altra oretta per sottotitolarlo completamente utilizzando la funzione «Trascrivi e sincronizza» di YouTube, che è una funzione molto veloce: la trovo molto più funzionale del dover correggere manualmente i sottotitoli automatici di YouTube.
Tra parentesi, se anche voi avete un canale YouTube e non sottotitolate i vostri video, vi consiglio di dare un'occhiata alla guida che avevo pubblicato proprio su come sottotitolare facilmente e velocemente i video YouTube: la lascio linkata sul doobly-doo e sulla scheda, dategli un'occhiata.
Ma comunque: come dicevo impiegherò quindi un paio di orette tra editing e sottotitolazione di questo video, poi lo pubblicherò su YouTube e, probabilmente, nel corso della sua prima settimana di vita questo video raggiungerà un centinaio di visualizzazioni.
Ed ecco che, quindi, tantissimi potrebbero venire e dire: “Ma Grizzly: con 1400 iscritti dopo quattro anni, e un centinaio di visualizzazioni a video… perché continui a pubblicare video su YouTube?”
I motivi sono due: il primo è che YouTube è il mio hobby, è il mio modo di passare simpaticamente le prime due ore della mattinata del weekend; sono una persona piuttosto mattiniera, quindi per riempire queste due orette ho questo modo di: fare editing, di fare sottotitolazione, di rilassarmi, è una cosa che mi piace tantissimo.
Da una parte è questo: è semplicemente un hobby e quindi non vedo per quale motivo dovrei smettere, perché comunque mi rilassa, e fare #DdVotr - tra l'altro - mi diverte tantissimo!
Il secondo motivo, però, forse è quello un pochino più importante. Io quando ho cominciato a realizzare dei contenuti fissi su YouTube (quindi a febbraio 2014), l'ho fatto ponendomi una sfida: mi sono sfidato a realizzare almeno un contenuto a settimana per il mio canale YouTube.
E oggi, a distanza di quattro anni e mezzo, senza aver saltato mai una settimana di #DdVotr e avendo realizzato non solo un contenuto settimanale, ma talvolta anche due e più contenuti settimanali, avendo realizzato progetti come ‘Vita da Tecnico’, avendo addirittura realizzato *DUE* intere maratone VOGA (Ma chi mi doveva dire che avrei realizzato un vlog al giorno per trenta giorni? Io che ero un completo imbranato davanti a una telecamera…). Beh: queste sono tante piccole soddisfazioni personali. Perché è stato il mio modo di mettermi in gioco, di sfidarmi a fare qualcosa e di battere questa sfida, di riuscire a dimostrare a me stesso che sono in grado di raggiungere questo tipo di obiettivo.
E oggi proprio dello sfidare se stessi, del porsi degli obiettivi, dell'avere a che fare anche con il fallimento ogni tanto, vorrei parlarvi, per cui cominciamo: sigla!
[♪♫♪]
Poco tempo fa ho visto un video, molto simpatico, di RichardHTT, un video intitolato "Cosa avrei fatto se non avessi disegnato?". Tra l'altro vi lascio il video linkato sul doobly-doo e sulla scheda: andate e dategli un'occhiata, Richard è un disegnatore molto bravo, ma soprattutto è un narratore molto bravo. E in questo caso ha fatto un video che è anche veramente ispirante, veramente motivazionale e che mi ha fatto pensare tantissimo.
In questo video - infatti - lui ci racconta un po' della sua infanzia, ci racconta un po' come è nata la sua passione del disegno e, appunto, ci dice "se io avessi seguito un percorso differente, che cosa sarei diventato, anziché essere un disegnatore?", al di là delle ipotesi «fantascientifiche» come - magari - diventare un'astronauta, ma quelle più plausibili, quelle più reali.
Una cosa che mi ha fatto pensare, perché anche io mi sono posto questa domanda: che cosa avrei fatto se non fossi diventato un tecnico informatico?
E la mia risposta, abbastanza semplicemente, è quella che - probabilmente - avrei continuato a lavorare nell'ambito televisivo e nell'ambito fotografico, che è stato l'ambito in cui ho lavorato quando ero giovanissimo (ho cominciato a lavorare presso un'emittente TV locale quando avevo ancora, pensate, solo 16 anni! Una volta vi parlerò anche di questo lavoro).
Il discorso fatto da Richard è molto interessante: giustamente lui ci dice che è importante porsi degli obiettivi nella propria vita e cercare di raggiungere e realizzare questi obiettivi.
Questo, però, mi fa tornare in mente un altro video, un video di cui avevo già parlato tempo fa: sto parlando di un video di Ricky (Stewdippin) a proposito del fallimento, un video che è intitolato proprio "Pensieri sul fallimento"; anche questo video lo lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda, andate e dategli un'occhiata perché è un modo di affrontare lo stesso argomento (quello di far pensare a quale può essere il futuro) attraverso due differenti punti di vista: l'alternativa e il fallimento.
E sono due punti molto importanti: secondo me soprattutto il fallimento è un punto molto importante.
Come ci dice Ricky, sappiate che nella vita FALLIRETE, tantissimo (Spoiler Alert!). L'importante non è quello di soffermarsi sul fallimento, né quello di cercare di evitare il fallimento.
Il fallimento può essere un passo importante lungo la strada del successo, perché fallire fa parte della vita e quello che è importante riuscire a fare è SAPER GESTIRE il fallimento: in tutto si fallisce, nessuno ‘nasce imparato’.
L'esempio che ci fa Ricky è molto semplice ma molto funzionale secondo me, ed è quello di un bel videogame: avete appena acquistato un videogame.
È nuovo, avete a malapena letto qualche recensione: non volete spoilerarvi nulla; non sapete come funziona questo videogame, quindi quando vi metterete davanti a questo gioco e lo giocherete per la prima volta…
il vostro personaggio morirà, perderete dei punti, fallirete miseramente, ma non è che per questo allora direte "No, che porcheria di gioco!" e smetterete di giocarlo: al contrario questo sarà una spinta in più a cercare di continuare a mettersi in gioco. A cercare di dire "No, io questo passaggio devo riuscire a superarlo: ci dev'essere un modo!", ad aguzzare l'ingegno.
Quest'esempio - secondo me - è molto realistico, perché è questo il modo ideale di affrontare i fallimenti: sapere che nella vita, qualunque sia il progetto che ci poniamo davanti al naso, sicuramente qualcosa andrà storto. Ma non per questo dobbiamo subito pensare "Ok, è andato storto: allora cambiamo strada!", oppure "Ok, è andato storto: allora facciamo una cosa COMPLETAMENTE DIVERSA!".
Questo è un messaggio molto importante e molto positivo, ed è un messaggio che - talvolta - viene dimenticato perché si è molto diffusa la cultura del «vogliamo TUTTO e SUBITO»: "Ecco: voglio fare questo percorso. Sto facendo questo percorso… no: questo percorso ha questi problemi, e allora non lo intraprendo"
È importante sapersi mettere in gioco. Non è importante dire "Ok: voglio fare questo percorso, prima di farlo devo avere tutte queste situazioni". No: "Voglio fare questo percorso…" bene, bravo, BUTTATI! COMINCIA!
"Ma se mi butto fallirò!"
Sicuramente! Ma se ti butti e fallirai, saprai anche DOVE devi andare a migliorare. Se cerchi solo di pensarci sopra, e non ti butti mai, non comincerai mai questo percorso.
Io, quando ho cominciato a fare questo canale YouTube, non ero in grado di stare davanti a una telecamera; quindi ho girato diverse volte il primo video del canale. E poi - comunque - alla fine ho detto "Va bene: basta! Devo comunque mettermi in gioco, mi butto: come viene, viene."
E nel corso del tempo ho cercato di realizzare questi video sempre dicendo "Ok, cerchiamo di buttarci, cerchiamo di metterci in gioco, come verrà il video, verrà il video."
Se c'è qualcosa che avrei potuto migliorare, se c'è qualcosa che avrei potuto fare meglio… e vabbè: magari un giorno riprenderò quell'argomento e lo tratterò in maniera migliore. Intanto l'ho trattato in quella maniera: ho usato quelle parole, perché no?
Ecco perché dico che - a distanza di quattro anni - per me continuare a sfidare me stesso, continuare a realizzare contenuti su YouTube è una cosa che mi da una grandissima soddisfazione.
Perché vedo realizzati i miei obiettivi, vedo crescere tante piccole cose, vedo tantissime piccole e grandi soddisfazioni che vanno avanti.
Ed ecco quindi la mia più semplice domanda: voi avete degli obiettivi? State cercando di perseguire degli obiettivi nella vostra vita?
Fate un lavoro che vi piace? Oppure fate un lavoro che - magari - non vi fa impazzire, però in cui volete diventare molto esperti?
Quando avete intenzione di intraprendere un percorso (qualunque esso sia: un percorso lavorativo, un percorso sportivo, una qualsiasi soddisfazione personale), in che modo affrontate la cosa? Siete capaci di tuffarvi direttamente e poi analizzare le conseguenze successivamente?
Preferite prendere qualche informazione prima, e quindi avere almeno una base solida prima di tuffarvi?
Preferite avere molte basi solide e quindi siete molto titubanti a - semplicemente - lanciarvi?
Avete perso moltissime occasioni per essere rimasti particolarmente titubanti a pensare "Magari questo lo potrei fare così, magari lo potrei fare colì, magari potrei farlo colà…" e poi non cominciate mai e avete perso delle occasioni particolari?
Parliamone! Nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene ragazzi: io sono Grizzly, come sempre spero di essere riuscito ad intrattenervi - che è un altro dei miei obiettivi - ma anche di essere riuscito a farvi pensare e magari a convincervi a buttarvi in qualche situazione (se la situazione è di buttarvi da un aereo per vedere se sapete paracadutarvi, magari prima accertatevi di avere il paracadute!); se ci sono riuscito vi invito a mettere pollice-in-alto, condividere questo vlog con i vostri amici (anche su Whatsapp o Telegram) e soprattutto BUTTARVI nel vostro progetto: vedrete che… probabilmente al primo tentativo non riuscirete, così capite quali sono le cose che state sbagliando e potrete migliorarvi sicuramente.
Vi ricordo - se non l'avete già fatto - di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ che ci piace così tanto. E allora: cosa state aspettando? Buttatevi! Tranquilli: lì non sbaglierete nulla.
Inoltre, se seguite il mio canale Telegram (lo trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda) riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video.
Infine se c'è un argomento che vi piacerebbe io trattassi in #DdVotr, potete farmi sapere anche quello in un commento qua sotto.
Sono Grizzly, questo è tutto, per cui come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima… e ora corro a BUTTARMI a montare questo video!

domenica 21 ottobre 2018

VLOG 237: Esperimenti... pericolosi?

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Gr> Tu ti regoli, tagliamo...
Ma> Allora aspetta
[Tossisco, poi tosse si trasforma in accelerazione di motocicletta]
Gr> Sto partendo, eh? Fra poco sto arrivando!
Benvenuti viaggiatori: oggi vi farò vedere un piccolo e semplice esperimento con un “Fluido Non Newtoniano” (oobleck), un esperimento che potete anche rifare a casa, se volete, perché oggi voglio parlarvi degli esperimenti che si possono fare a casa.
E quindi tranquilli: niente di pericoloso, niente di esplosivo... non mi piacciono le cose che possono esplodere tra le mani...
... per cui no: non vi spiegherò come fare QUELL'ESPERIMENTO con un sacchetto di plastica, del bicarbonato di sodio e dell'aceto, anche se fa un botto pazzesco! [ammicco ammicco]
[♪ Musica: Heux - "Power Rangers" ♫]
Gr> Quello che mi da fastidio è: Video YouTube: "Prendiamo un po' di amido, prendiamo un po' di acqua..."
Ma> Riuscito!
Gr> "Ecco: siamo riusciti a farlo!" e qua: Prendiamo un po' di amido, un po' di acqua, un altro po' di amido, un altro po' di acqua, un altro po' di amido, un altro po' di acqua... all'infinito!
Ma> Ok, provate voi a casa [ride] a noi non è riuscito.
Gr> Però è interessante anche questo discorso, perché l'idea è proprio di quella di dire "proviamo questo esperimento a casa": l'esperimento NON riesce!
E allora: mi avvicino per «dovere di camera», intanto.
[sbuffi] come vedete, si "stacca" come se fosse piuttosto solido, si fa fatica a spostarsi, posso tirarlo su... però poi [sospiro] si comporta come un liquido, se non viene sottoposto a nessuna pressione: sta proprio sgocciolando via.
Ma - se io provo ad applicare una pressione - sono in grado di tirarlo su. Allora: vediamo se mi riesce di tirarne su una bella palla e... sì.
Se io la schiaccio, viene via a "pezzetti", ma se la lascio andare, sgocciola.
Non so perché nei video YouTube venga molto meglio che in questa situazione, però il concetto è abbastanza semplice. Questo è un esperimento che si può fare a casa: basta utilizzare acqua e amido (quello che sto utilizzando io è amido di grano) e il risultato è questo liquido, questo si chiama «fluido non newtoniano.»
Ma> Se vi piglia la mamma a fare questo esperimento, diventa pericolosissimo!
Gr> Adesso il problema sarà riuscire a pulire questo casino...
Ma> Esatto... questo va nell'indifferenziata?
Gr> Ehm... nell'organico
Ma> Ah, ok
[♪♫♪]
Benvenuti a bordo, viaggiatori: sono Grizzly, questo è Diario di Viaggio on the road, per cominciare analizziamo un canale YouTube molto interessante; su questo canale troviamo degli esperimenti particolari.
Alcuni di questi esperimenti non è proprio il caso di "rifarli in casa", infatti il motto di questo canale è ‘Io l'ho fatto, così vedete che cosa succede e non c'è bisogno che mi imitiate’, anche perché svolge delle attività che - in certi casi - possono essere veramente molto pericolose.
Lui è TheBackyardScientist, lo scienziato del "giardino che c'è sul retro", perché tutti noi abbiamo un giardino sul retro della casa: anche io, che abito al secondo piano di un condominio!
TheBackyardScientist, link del canale sul doobly-doo e sulla scheda, andate, iscrivetevi: vedrete che troverete tantissimi contenuti veramente molto interessanti, molto simpatici, alcuni veramente anche molto divertenti.
E infatti, parlando di “esperimenti divertenti o simpatici”, perché non cominciamo con l'analizzare uno sketch dei Simpson? C'è una puntata in cui Bart a un certo punto si trova davanti ad una serie di megafoni: prova con un megafono e sente che la voce viene molto forte.
Prova a metterne uno accanto all'altro e sente che la voce viene ANCORA più forte...
e allora prova a mettere assieme una decina di megafoni e tira fuori un'onda pazzesca.
E allora lui dice "Cavoli: voglio provarci! Adesso prendo dieci megafoni, li metto uno dietro l'altro e vediamo un pochettino che cosa succede."
E succede qualcosa di... un tantinello inatteso (a parte una ‘visita’ del carissimo sig. Larsen e del suo ‘effetto fischiante’).
Andiamo ad analizzare, come primo video che - da una parte - ci fa vedere appunto la ripetizione dell'esperimento, dall'altra ci permette di conoscere un po' meglio come funziona la propagazione delle onde sonore nell'atmosfera. Quindi il primo video che vi voglio segnalare, la "Bart Simpson Megaphone Challenge", la trovate linkata sul doobly-doo e sulla scheda.
Ora, come dicevo ci possono essere degli esperimenti che sono *estremamente* *pericolosi* per cui non è il caso di ripeterli.
Talvolta questi esperimenti, estremamente pericolosi, si parte dal presupposto "sì, lo si sa: questa cosa è estremamente pericolosa... ma CHE COSA SUCCEDEREBBE facendola?", ecco perché ci dice "Va bene: adesso vi faccio vedere che cosa succede, quindi l'avete visto, lo sapete, non c'è bisogno di ripetere l'esperimento."
Lui si chiede "Cuocere un uovo?" Beh, è facile: alla brutta si mette l'uovo dentro l'acqua e lo si fa bollire. Ma... esistono modi *molto* *pericolosi* per cuocere un uovo? Ehhh tantissimi!
E allora perchè non provare a cuocere un uovo con sei metodi diversi, estremamente pericolosi: per esempio perché non provare a cuocere un uovo...
... con un lanciafiamme?
Perché non provare a cuocere un uovo...
... con del metallo fuso?
Ecco quindi che il secondo video che vi segnalo (assolutamente NON PROVATECI A CASA! Tanto basta guardare il video per vedere che cosa succede: non c'è bisogno di riprovare), "Sei tecniche pericolosissime per cuocere un uovo": video che vi lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda, andate e dategli un'occhiata, scoprirete la risposta alle domande che - magari - vi siete fatti su cosa succederebbe cuocendo un uovo in QUESTO modo... o anche la risposta a domande che NON VI SIETE MAI FATTI su cosa succederebbe a cuocere un uovo in questo modo?
E veniamo quindi a un esperimento, che in parte potrebbe anche essere realizzato in casa (quindi produrre il fluido non newtoniano), però in parte poi diventa "vediamo qual è la massima resistenza di questo fluido non newtoniano se viene sottoposto a delle situazioni di urto estremamente violente."
Quindi - di nuovo - un esperimento che non è il caso di fare in casa, però un esperimento che ci dà l'idea "questo è il fluido non newtoniano: quali sono le sue peculiarità?"
Il fluido non newtoniano lo si può preparare in casa, tranne che io ci ho messo venti minuti buoni: è abbastanza complicato perché aggiungi una goccia d'acqua e diventa troppo liquido; gli aggiungi un cucchiaino di amido e diventa troppo pastoso, quindi è difficilissimo riuscire a trovare la giusta quantità di acqua e di amido; inoltre bisogna impastare moltissimo, perché - all'inizio - tende ad essere un po' tutte e due le cose contemporaneamente: tende a fare dei grumi, però lo lasci andare e tende ad essere liquido, poi cerchi di raccoglierlo e ci sono dei grumi, ma continua a scolare... quindi è complicatissimo: ho capito che bisogna mescolarlo per mezz'ora buona per ottenere quello che vediamo nei video YouTube, che sembra fatto così semplicemente (e c'è dietro mezz'ora di lavoro!); ci si può divertire con questo liquido, l'importante è poi - alla fine - non gettatelo assolutamente nello scarico fognario: si raccoglie in un po' di carta assorbente e si butta nell'organico, o direttamente nel "rifiuto residuo", nell'indifferenziato.
Terzo e ultimo video che vi segnalo, del canale TheBackyardScientist, è "Quanto è resistente l'oobleck?": lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda, andate e dategli un'occhiata. È un modo molto interessante di mettere alla prova la resistenza di questo fluido non newtoniano con degli urti particolarmente violenti, e i risultati sono veramente molto interessanti, devo dire.
Veniamo quindi - velocemente - all'argomento del giorno: io oggi vorrei parlarvi degli esperimenti che si possono fare in casa, degli esperimenti che si possono fare con i bambini, per imparare a conoscere meglio la scienza e la fisica, per imparare a conoscere meglio determinati fenomeni che possono risultare totalmente inaspettati, per capire come funzionano le cose nel mondo.
Ora naturalmente ci sono esperimenti che - anche se molto semplici, anche se dall'effetto visivo molto bello da vedersi - possono essere comunque particolarmente pericolosi, ecco perché questi esperimenti è il caso di farli, magari, non in casa ma in laboratorio, in un ambiente controllato e con una certa sicurezza.
Ma ci sono degli esperimenti che tendono a essere particolarmente innocui e, quindi, possono essere fatti in famiglia, in casa, sempre con un minimo di attenzione e con un minimo di sicurezza, ma senza avere grandissimi rischi.
Per esempio, a parte realizzare l'oobleck e sperimentare con questo fluido non newtoniano, con questo miscuglio di acqua e amido (o acqua e fecola di patate, che alla fine della fiera è sempre amido) che ha questa caratteristica di essere un fluido (un liquido) quando è nello "stato di riposo" ma si comporta come un solido quando viene compresso, quando viene sottoposto a degli urti, già questo è un esperimento interessante.
Un altro esperimento molto, molto classico che si può fare in casa è quello della candelina che viene coperta con un grosso bicchiere di vetro: la candelina accesa viene coperta con il grosso bicchiere e, piano piano, la fiamma si spegne, perché il grosso bicchiere "sigilla" l'aria che c'è all'interno, quindi quel poco ossigeno che c'è viene consumato dalla candela e quando finisce l'ossigeno presente, la candela si spegne, perché non ha più ossigeno da consumare.
Scherzi a parte, l'esperimento che ho detto all'inizio: se in un sacchettino di plastica (tipo quello per surgelati) si mette dell'aceto di vino, si mette del bicarbonato di sodio (facendo in modo che rimangano separati per un po'), si sigilla il sacchetto e li si fanno mescolare, magari lo si mette nella vasca da bagno o si fa quest'esperimento in giardino (per evitare di macchiare di aceto e bicarbonato la casa!), cosa succede? La reazione produce anidride carbonica, l'anidride carbonica gonfia il sacchetto, se il sacchetto è sigillato, il sacchetto scoppia, tutto qua. È anche un esperimento che si può fare in casa, che si può fare coi bambini per conoscere questo fenomeno di "creazione", della reazione che "crea" dell'anidride carbonica.
Questi esperimenti possono essere un modo molto simpatico, molto divertente di imparare la scienza, di imparare la fisica, mettendoci le mani dentro, «sporcandosi» (virtualmente) le mani.
Ed ecco quindi la mia domanda: voi conoscete qualche altro esperimento che si può realizzare in casa, si può fare assieme ai bambini senza grossi rischi, senza grossi pericoli, e può essere un modo di divertirsi e di imparare qualche cosa?
Parliamone nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene ragazzi: io sono Grizzly, come sempre vi ringrazio per aver fatto l'esperimento di essere arrivati sino in fondo a questo vlog: anche questo potete farlo con i vostri bambini, non c'è niente di pericoloso.
Se sono riuscito a intrattenervi, a divertirvi, a farvi scoprire qualche esperimento interessante (magari con l'oobleck, magari con l'aceto e il bicarbonato) vi invito - come sempre - a mettere pollice-in-alto e condividere questo vlog con i vostri amici, anche su Whatsapp o Telegram.
Vi ricordo - se non l'avete già fatto - di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito ed è un esperimento che - come risultato - vi farà subito assumere quel Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ che ci piace così tanto.
Inoltre, se seguite il mio canale Telegram (lo trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda) riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video.
Infine, se c'è un argomento che vi piacerebbe io trattassi in #DdVotr, potete farmi sapere anche quello in un commento qua sotto.
Sono Grizzly, questo è tutto per cui - come sempre - grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 14 ottobre 2018

VLOG 236: Il Vajont

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Benvenuti a bordo viaggiatori: sono Grizzly, questo è Diario di Viaggio on the road, la strada che sto facendo è una strada molto particolare. Alle mie spalle c'è il Cadore, c'è Val di Zoldo, e davanti a me alla vostra sinistra (alla mia destra) c'è la diga di Pontesei; io... adesso la vedrete perché c'è una galleria, dopo la galleria si vede un pochino meglio, io sto scendendo verso il comune di Longarone.
Eccoci: qui c'è l'edificio dell'Enel e qui c'è la diga di Pontesei. Non so se riuscite a vederla bene al di fuori della macchina: purtroppo non mi posso fermare per fare delle riprese, perché è in un posto piuttosto scomodo; comunque io adesso - come dicevo - sto scendendo a Longarone, luogo tristemente famoso per la tragedia del Vajont, avvenuta nell'ottobre del 1963.
Oggi sto andando a Longarone perché vorrei salire verso Erto e Casso e farvi vedere anche la diga, che ancora esiste perché la tragedia, la strage, non è stata provocata dal crollo della diga e quindi dall'ondata d'acqua che ha distrutto la città di Longarone, lambendo Erto e Casso perché è crollata la diga, bensì la diga è ancora lì (è stata fatta talmente bene che è riuscita a resistere) è la montagna che è franata all'interno della diga, all'interno dell'invaso d'acqua, e ha fatto tracimare l'invaso d'acqua; è una cosa che... è rimasta ancora lì la diga, dal '63, a futura memoria del fatto che bisogna sapere che Madre Natura Ha Sempre Ragione!
Lo si doveva immaginare sin dall'inizio: uno dei due margini della diga era il Monte Toc.
“Toc” in Ladino (nella lingua che si parla in questa zona),  “Toc” vuol dire *MARCIO* e, obiettivamente, un po' tutte le montagne nel circondario sono delle montagne marce: non c'è dolomite, non c'è roccia, è tutta terra molto friabile... questa stessa strada è un po' tutta curve e passa intorno alle montagne, ora (qua c'è anche una parte che è franata, per esempio) guardando questa strada uno pensa "Ma cosa gli costerebbe tagliarla fuori con una galleria?" però poi guardi la conformazione della roccia, la conformazione che c'è e capisci che non è tutta roccia... sono un po' come se fossero blocchi di terra, e capisci che scavando una galleria c'è il rischio che ti crolli tutta la montagna e schiacci la galleria.
E questo non era stato considerato quando è stata costruita la diga del Vajont: lo si sapeva nella valle che ‘el munt l'è toc’, ‘il monte è marcio’. È franato il monte: c'è stata una frana molto grande (di diverse centinaia di migliaia di metri cubi di terra) che si è infilata nel bacino idrico sottostante, sollevando il bacino idrico, provocando un immenso tsunami che - praticamente - si è incanalato tra le due montagne, ha creato un gigantesco muro d'acqua che è arrivato su Longarone e ha *sbattuto* contro Longarone e ha spazzato via il paese, ha spazzato via migliaia di persone; se non ricordo male ci furono quasi DUEMILA MORTI: di un migliaio si è riuscito a trovare qualcosa (letteralmente: un braccio, una gamba, un piede); di mille non si è trovato più nulla!
Il Vajont è ancora lì, adesso è aperto, è visitabile la diga come, appunto, un ricordo alla tragedia, un punto storico... siamo nel confine tra il Veneto e il Friuli Venezia Giulia: la diga, Erto e Casso, stanno nel territorio del Friuli Venezia Giulia, qua siamo ancora in Veneto (siamo nella provincia di Belluno); si attraversa il Piave, che poi è stato il fiume lungo cui si è scaricata quest'onda di piena.
Io raccontai sul mio blog, qualche anno fa (su Diario di Viaggio, in un articolo: ve lo lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda), qualche anno fa vi raccontai una cosa, che è una piccola avventura, che ho ricostruito volendola romanzare, raccontataci da un'amica che vive in Val di Zoldo. I suoi genitori erano qui in Val di Zoldo quella terribile e fatidica notte: suo padre era il sindaco (o il vicesindaco: adesso non ricordo bene la storia), però loro sentirono il boato... e quindi sono partiti di corsa, pensando all'inizio che fosse stato qualcosa alla diga di Pontesei, poi hanno capito che era successo qualcosa a Longarone, e sono sono scesi per Longarone. Sono scesi lungo questa strada con la camionetta dei carabinieri, con qualche trattore agricolo con il carretto carico di persone... non c'era una protezione civile nel 1963. Si faceva quello che si poteva: c'erano i volontari, c'era la buona volontà, quindi si scendeva per dare una mano!
Sono scesi lungo questa strada: questa è la strada che c'era anche nel '63. Certo: è migliorata, è stata allargata, è stata asfaltata bene... ma questa è la strada che dal Cadore, dalla Val di Zoldo, scende verso Longarone.
Questa strada arriva a un punto e fa una secca svolta a sinistra ed entra nel paese di Longarone.
Loro sono arrivati a questa secca svolta a sinistra, di notte, al buio, senza corrente e senza illuminazione stradale...
e invece di Longarone c'era un lago.
Avevano anche pensato di aver sbagliato strada, dice "Cos'è questo lago? Dov'è Longarone?"... era talmente allucinante riuscire a pensare che quel lago era quello che rimaneva di Longarone! C'era la pace, il lago e la luna che si rifletteva sul lago: non c'era più la città...
Andiamo avanti: vediamo se riesco a salire verso Erto o verso Casso.
Il nostro viaggio si conclude qui: quella lì sotto è la parte alta della diga del Vajont.
Quello che vedete alla vostra sinistra è il Monte Toc (mi sposto per farvelo vedere meglio): il Monte Toc e la parte che è franata.
Questo che vedete qui dentro, questo avvallamento, era pieno d'acqua: il Monte Toc (questa parte a sinistra) è franata, è finita dentro l'acqua, ha sollevato un'immensa onda che ha scavalcato la diga, scavalcato distruggendo solo la parte alta del coronamento (che infatti è ancora danneggiata), si è incanalata tra le due montagne ed è finita nelle case lì sotto, che è Longarone.
Ci tenevo a fare questa "passeggiata" e raccontarvi questa storia direttamente sul posto. Fatemi sapere che cosa ne pensate, fatemi sapere se conoscevate questa storia.
Fatemi sapere nei commenti se avete visto il film che ha narrato questa storia, o se avete visto qualche documentario che ne parlava.
Se ci sono delle dighe nelle vostre zone, nei vostri territori o se c'è qualcosa che vi ha ricordato... se c'è - magari - qualche parente che ha conosciuto questa area o che abitava in quest'area: parliamone! Come sempre nei commenti qua sotto oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene ragazzi: io sono Grizzly, qui siamo in Friuli dietro la diga del Vajont, noi ci vediamo al prossimo video: ciao a tutti!

domenica 7 ottobre 2018

VLOG 235: Il mercato #OperazioneNostalgia

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[in siracusano] Avemu sauri, trigghi, ope, calamaru, masculinu, pisci poh’ broru, sicci poh’ niuro, nfanfula, u capulato…
ie chi beddu u pisci spada, signora!
Benvenuti al mercato, viaggiatori: sono Grizzly e questo è Diario di Viaggio on the road #OperazioneNostalgia
[♪♫♪]
Viviamo in un'epoca in cui possiamo comprare tutto quanto online, e quello che non vogliamo (o non possiamo) comprare online, possiamo recuperarlo molto velocemente nel più vicino centro commerciale.
Eppure c'è una cosa che è partita sin dai tempi più remoti ed è arrivata sino ai giorni nostri, e che probabilmente potrebbe avere anche un grande ed efficiente futuro, ed è il mercato.
Dal mercatino rionale, al mercato settimanale, al mercato delle pulci, ai mercatini di natale c'è sempre questa attività, che non è solo un'attività legata al comprare e al vendere, ma anche un modo di aggregarsi, un punto di aggregazione: un modo di creare socialità.
Il mercato è una realtà veramente molto particolare: qui in Sicilia ha subito moltissimi influssi tra cui quello più impostante, che è l'influsso del «souq», il ‘mercato musulmano’.
Innanzi tutto - sicuramente - il fatto che tutta la mercanzia è *completamente* in esposizione: quando tu vai a comprare qualcosa al mercato, non ci sarà quello che ti dirà “Guardi: questo ce l'ho nel retrobottega.” no: è tutto lì.
Ed è molto particolare - qui in Sicilia - soprattutto vedere il mercato del pesce e dei frutti di mare, dei crostacei: c'è veramente moltissimo colore nel mercato.
Ma il souq, il mercato arabo e - di conseguenza - anche il mercato siciliano ha una peculiarità che lo contraddistingue, che è soprattutto il rumore.
Il rumore non tanto del chiacchiericcio delle persone, perché quello può starci un po' in generale, anche semplicemente andando in piazza o andando al parco. No: il rumore del mercato, caratteristico perché il mercante quello che farà sarà cercare di attirare l'attenzione dei compratori decantando le qualità della propria mercanzia, o proprio CANTANDO le qualità della propria mercanzia, quindi avremo delle persone che urlano per richiamare l'attenzione e delle persone che cantano a squarciagola delle cose - veramente - che hanno un minimo di musicalità, giusto per l'idea di richiamare l'attenzione a chi ha la voce più forte, a chi fa vedere la miglior qualità della propria mercanzia.
E il bello del mercato è proprio questo: quello di avere tanta merce tutta in esposizione, tanti venditori che - magari - vendono la stessa cosa e sono uno accanto all'altro. Tu puoi fare subito il confronto sulla qualità, il confronto sul prezzo, il confronto su quello che vuoi: ce l'hai lì, davanti agli occhi.
Come quando stai cercando qualcosa su un sito (tipo AliExpress): cominci a fare la ricerca e cominci a mettere a paragone ogni venditore, quanto prende di spedizione, quanto costa l'oggetto, se l'oggetto è lo stesso (oppure se è un oggetto simile), se questo c'ha più accessori... la situazione è la stessa anche quando vai al mercato.
Però il mercato - come dicevo - non è solo il luogo dove andare a comprare, ma anche il luogo dove fare socialità, il luogo dove socializzare, il luogo dove incontrarsi tutti assieme: si viene nei mercati in occasione di particolari festività, per esempio i classici mercatini natalizi, oppure qui in Sicilia è molto tipico - perché abbiamo molte feste dei santi - ci sono mercati in occasione delle feste dei santi.
Indubbiamente il mercato è arrivato sino ai giorni nostri, appunto, perché più che essere un luogo dove andare ad acquistare qualcosa è - soprattutto - un luogo di socialità.
Questi termini come il «mercanteggiare»: è una cosa molto tipica del mercato arabo; quando tu vai nel mercato arabo, vai lì e gli dici "Quanto costa questa cosa?" "Dieci euro"
"No, è troppo..." "ASPETTA: parliamone!"
perché bisogna decidere il prezzo assieme, questo mercanteggiare, contrattare sul prezzo, che è una cosa che (anche quella) in qualche modo è riuscita ad arrivare ai giorni in moltissimi mercati.
Così come un'altra cosa che è arrivata ai giorni nostri è anche questo discorso di avere il mercato che - soprattutto nei paesi musulmani - tende a non essere nel "centro" della città, perché si vuole evitare di coinvolgere il centro città con i rumori e gli odori del mercato, perché possono essere una distrazione in qualche modo, no?
Ed ecco che - infatti - anche qua in Italia parliamo del ‘mercatino rionale’, nel ‘rione’: non è il mercato centrale; magari quelli che sono i mercatini di natale, che sono una cosa più importante, quell sì: avvengono al centro città, però magari i mercatini di natale - anche qua in Sicilia - non sono quelli dove trovi il tizio che mette le caramelle in esposizione e si mette a sbraitare per invitare ad andarle a comprare: c'è quel minimo...
Insomma ragazzi: questo è stato il mercato nel passato e questo è il mercato che è arrivato sino ai giorni nostri.
Il mercato non si è evoluto tantissimo nel corso degli anni (si sono evolute le merci: questo sicuramente sì), quindi io mi chiedo - sinceramente - "Il mercato arriverà ad andare avanti anche nel futuro?"
Secondo me sì, nonostante l'acquisto sia sempre più votato all'online, nonostante la grande diffusione dei centri commerciali (che creano sicuramente la comodità), però secondo me resta ancora l'idea del mercato non solo come luogo dove acquistare, ma anche come luogo dove socializzare.
Anche se - sicuramente - andando avanti il tempo, i mercati in qualche modo, prima o poi, cominceranno a cambiare. Oppure mi sbaglio: se negli ultimi (praticamente) duemila anni i mercati non sono cambiati più di tanto, magari continueranno per altri duemila anni senza cambiare in nessun modo!
Ed ecco la mia domanda: voi che cosa ne pensate? Voi andate al mercato a comprare della roba? Oppure andate al mercato per socializzare, per andare assieme con gli amici? Perché c'è la festa del santo? Perché c'è il mercatino di natale?
Magari trovate qualcosina di simpatico che potete comprare al mercato, anche se la vendono pure online e al centro commerciale?
Oppure no: acquistate solo online e al centro commerciale: i vostri acquisti di natale socializzando sono una scheda aperta su Facebook e l'altra aperta su AliExpress?
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