domenica 18 agosto 2019

VLOG 280: Un pessimo occlumante? (analizziamo Harry Potter)

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: sono Grizzly e questo è Diario di Viaggio on the road edizione agosto 2019: analizziamo Harry Potter.
Oggi voglio parlarvi di "Harry Potter e l'Ordine della Fenice" (del romanzo), ma voglio farlo con alcuni riferimenti anche al capitolo precedente (Harry Potter e il Calice di Fuoco) e qualche riferimento, poi, anche ai romanzi successivi.
Cominciamo con un discorso (che è il discorso che vorrei fare oggi): Harry Potter risulta essere un pessimo occlumante, e questa cosa mi lascia un tantinello interdetto.
Perché mi lascia interdetto? Perché nel capitolo precedente all'Ordine della Fenice (quando siamo con il Calice di Fuoco), quando cominciano le lezioni di Difesa contro le Arti Oscure con il professor Moody (anzi: con il presunto professor Moody), i ragazzi imparano a resistere alla maledizione Imperius.
E sin dall'inizio, sin dalla PRIMA VOLTA in cui Harry viene sottoposto alla maledizione Imperius, comincia a mostrare segni di resistenza.
Harry, così come molti altri compagni di classe, impara a resistere alla maledizione Imperius nel corso dell'anno, quindi comunque ha questa capacità; poi l'avranno anche molti altri ragazzi, perché poi ci viene detto che, chi più chi meno, tutti quanti imparano a contrastare quella maledizione, a resisterci e a contrastarla.
Quando è il momento in cui Harry deve sottoporsi a lezioni di occlumanzia (lezioni che gli darà Severus Piton), Piton - prima di cominciare la prima lezione - spiega a Harry che ha saputo che è stato in grado di contrastare la maledizione Imperius, e che serve praticamente la stessa capacità per contrastare la legilimanzia.
Ora: da una parte posso capire che la prima volta che Severus usa la legilimanzia su Harry, tiri una «legnata» tremenda per fargli capire con che cosa ha a che fare: questo lo posso capire, ci può anche stare.
Ma da questo momento in poi, sapendo che Severus - comunque - sta lavorando principalmente per tutelare Harry -  mi sembra, da una parte, piuttosto strano questo discorso che Severus, ogni volta che applica la legilimanzia su Harry, lo faccia con molta potenza: non usi mai non voglio dire "tatto", ma quantomeno la capacità di non usare TUTTA la forza sino in fondo, e questo mi sembra piuttosto strano per un motivo relativamente semplice.
Se Severus sa usare bene la legilimanzia, è anche a conoscenza del fatto che può danneggiare la mente delle persone: consideriamo il Signore Oscuro che applica la legilimanzia su Bertha Jorkins fino a farla impazzire (e quindi poi doverla uccidere), da una parte; dall'altra si suppone che Severus sia abbastanza un abile legilimens, però - per esempio - quando viene arrestato il personaggio di Barty Crouch Jr, su di lui si usa il Veritaserum (diciamo che - nel dubbio - meglio usare quello, che usare la legilimanzia).
Però si suppone che Severus sia in grado di "dosare" la capacità della legilimanzia, tale da non dare, ogni volta, una grossa legnata a Harry, consapevole - magari - del fatto che se usi metà della potenza ed Harry comincia a contrastarti, allora piano-piano puoi cominciare ad aumentare e spingere Harry a contrastare piano-piano sempre di più, anziché continuare a tirare mazzate, rischiando di danneggiare la mente del povero Harry.
Da una parte c'è questo: c'è Severus che non capisco perché si comporti in questo modo con la legilimanzia, ma potrebbe anche essere che sia proprio la capacità della legilimanzia che ha sempre e comunque una grossa potenza. Ma dall'altra non capisco come sia possibile che Harry, che ha dimostrato di poter chiudere la mente alla maledizione "Imperio", che sa che deve chiudere la mente alla maledizione nello stesso modo, che sa quanto gli dia fastidio che Severus "macini" all'interno dei propri ricordi, anche se - probabilmente - c'è anche *quello* sotto: che Severus, comunque, vuole vedere un pochino meglio i ricordi di Harry.
Ma comunque diciamo che mi sembra piuttosto strano che le lezioni di occlumanzia di Harry siano un completo fallimento.
Il comportamento di Severus… vabbè: è umano, ci può anche stare che poi decida di "rinunciare", ma è stato Severus il primo a dire a Harry "dovrai contrastarmi come preferisci", e alla fine Harry - tra l'altro - riesce a contrastare Severus solo per distrazione di Severus (lanciando un "Protego")…
Il mio dubbio è questo: Harry risulta essere un pessimo occlumante, a me sembra molto strano: secondo me se Harry è stato capace, sin dall'inizio, a contrastare la maledizione Imperius, dovrebbe essere se non un abile occlumante, comunque un VALIDO occlumante.
L'anno dopo vediamo che il professor Piton cerca di effettuare la legilimanzia su Draco Malfoy, e riconosce che Drago è diventato un abile occlumante (che Lucius gli ha insegnato l'occlumanzia).
E Draco e Harry… Draco è un po' il cocco del professore, ma a parte quello, Draco e Harry tendenzialmente sono più o meno allo stesso livello; mi sembra molto strano che Draco sia diventato un occlumante molto più abile di Harry.
Ok: in casa di Draco ci sono molte più arti oscure, per carità, questo ci può stare, però - come ripeto - considerando che Harry sin dall'inizio ha resistito alla maledizione Imperius, a me questo sembra strano.
Ma la domanda la faccio a voi: voi che cosa ne pensate?
Secondo voi Harry aveva la potenzialità per diventare un occlumante più valido di quello che è risultato, che è la TOTALE INCAPACITÀ nell'Occlumanzia?
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Bene, anche per oggi è tutto, quindi come sempre vi invito a mettere pollice-in-alto, condividere questo vlog, iscrivetevi al canale; noi ci vediamo alla prossima puntata: ciao a tutti!

domenica 11 agosto 2019

VLOG 279: Il successo di Harry Potter (analizziamo Harry Potter)

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: sono Grizzly e questo è Diario di Viaggio on the road edizione agosto 2019: analizziamo Harry Potter.
Cominciamo con il parlare - appunto - della saga di Harry Potter: sette romanzi molto corposi eppure di grande successo, a cui hanno fatto seguito, poi, ben OTTO film, perché comunque - essendo i romanzi molto corposi - anche volendo tagliuzzare un pochino dappertutto la trama, comunque son venute fuori delle opere abbastanza lunghe.
Ora perché Harry Potter ha avuto moltissimo successo? Sicuramente perché è arrivato nel momento giusto in cui una saga fantasy poteva funzionare, soprattutto una saga fantasy dedicata ai ragazzi; ma sotto c'è dell'altro: la saga di Harry Potter è estremamente ben curata.
Noi vediamo i personaggi crescere, seguiamo il percorso scolastico dei personaggi: i sette romanzi raccontano i sette anni di scuola (o quasi…) di tutti i personaggi, soprattutto del personaggio principale Harry Potter; noi seguiamo le sue avventure, crescendo lentamente insieme a lui, vivendo una serie di avventure molto ben curate: abbiamo l'azione, abbiamo il mistero, abbiamo l'avventura, abbiamo ogni genere di cosa, tutto quanto ben dosato e tutto quanto raccontato anche se molto diffusamente, perché - come ripeto - sono romanzi molto lunghi, comunque in maniera che è molto piacevole da leggere.
I romanzi scorrono molto velocemente: uno si siede in poltrona, comincia a leggere e vanno via cento pagine come se fossero - letteralmente - acqua sotto un ponte.
E sicuramente questa è una delle cose molto importanti di questi romanzi; la rivista Time nominò la Rowling "personaggio dell'anno" proprio per questo motivo: perché grazie ai romanzi di Harry Potter, moltissimi bambini e ragazzi di tutto il mondo hanno avuto un'importantissima rivoluzione nel XXI secolo che non è giunta sullo schermo di un dispositivo elettronico, bensì sulle copiose pagine di una serie di libri (cioè: veramente se prendessimo tutti e sette i romanzi e li mettessimo assieme in un unico libro, verrebbe fuori una cosa grossa come IL Castiglioni Mariotti!), e parliamo di pagine e pagine di sette libri che i bambini di tutto il mondo hanno - letteralmente - DIVORATO, e questo sicuramente è un punto particolarmente favorevole alla Rowling e, in generale, un punto particolarmente favorevole per i ragazzi di tutto il mondo: avere - comunque - una saga di libri, una saga di romanzi, così piacevole da leggere che ha attirato l'attenzione di pressoché tutti i bambini e i ragazzi del mondo è sicuramente un grandissimo risultato.
Sono libri, come ripeto, ricchi di avventura, di pathos, di azione; ci sono tantissime cose: c'è anche umorismo, ma non solo quello, perché - veramente - ci sono delle parti in cui uno legge e ride assieme ai personaggi.
Ci sono delle parti che uno legge e piange assieme ai personaggi.
Io per esempio ho riso di gusto: durante l'esame a Harry viene richiesto di evocare un "Patronus a figura intera"; Harry, per farlo, come ricordo felice s'immagina il licenziamento della Umbridge! Lì è stata una scena che mi ha fatto ridere veramente di gusto.
Oppure io ho pianto assieme a Harry, quando era nella grotta con Silente, quando Silente stava bevendo quella pozione, vivendo torture indicibili. C'è quella scena ALLUCINANTE in cui il professore supplica Harry:
"UCCIDIMI!"
e Harry, sconvolto, che per convincerlo a bere:
"Sì professore, questo la ucciderà!"
Quindi ecco che tutti e sette i romanzi hanno una potenza non indifferente.
Ecco quindi la mia domanda: voi che cosa ne pensate? Avete letto i romanzi di Harry Potter? Oppure avete visto i film di Harry Potter? O magari avete fatto entrambe le cose?
Personalmente ho fatto entrambe le cose e preferisco di gran lunga i romanzi ai film, soprattutto agli ultimi film diretti da Yates, che non mi hanno convinto per niente.
Ma appunto vorrei sapere un pochettino la vostra: pensate che siano molto validi i romanzi? Pensate che siano più validi i film? Oppure pensate che - comunque - è qualcosa che non stimola il vostro interesse, non stuzzica la vostra curiosità?
O magari li trovate interessanti come me? Quale è stata la parte che vi ha fatto ridere di più? Qual è stata la parte che vi ha commosso di più?
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domenica 4 agosto 2019

VLOG 278: Il libro per le vacanze #OperazioneNostalgia

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Agosto: finisce il lavoro ma soprattutto finisce la scuola e cominciano le vacanze.
E con le vacanze comincia una maledizione per gli studenti: i compiti per le vacanze.
E, con i compiti per le vacanze, c'è un'altra piccola grande maledizione, che io ho vissuto quando andavo ancora a scuola: il libro per le vacanze.
E oggi voglio parlarvi del mio primo libro per le vacanze, una cosa che - in parte - avrà anche a che fare con Harry Potter, perché sto parlando, naturalmente, di Marcovaldo di Italo Calvino!
Tranquilli: fra poco vi spiego tutto quanto, in questa puntata di Diario di Viaggio on the road #OperazioneNostalgia
[♪♫♪]

Marcovaldo è una raccolta di racconti brevi di Italo Calvino: sono venti racconti brevi, raccolti come se fossero una sequenza di cinque anni; abbiamo questi quattro racconti per ogni anno, sono presentati - infatti - come la sequenza di stagioni: primavera, estate, autunno, inverno, primavera, estate, autunno, inverno etc.
È stato dato come «libro per le vacanze» quando io andavo in prima media, e ci fu chiesto di prendere uno di questi racconti brevi e poi, per settembre, di presentare il riassunto e un'analisi di questo racconto breve.
Ora Marcovaldo era uscito come un insieme di racconti brevi: era - ogni singolo racconto - pubblicato su L'Unità, ai tempi, perché Calvino era simpatizzante del Partito Comunista.
Poi, nel '63 con Einaudi, furono pubblicati tutti assieme in un libro.
Questi racconti sono incentrati sulla vita di Marcovaldo, questo giovane manovale che vive in una grande città; non sappiamo bene quale sia questa città, perché non ci viene mai identificata, anche se dalla descrizione della zona, dei luoghi specifici, delle colline etc. dovrebbe essere Torino (che, in fondo, è anche una città a cui Calvino è stato molto legato); ma in realtà questi racconti non si soffermano sui "punti panoramici" della città: sono fatti in maniera tale che potrebbe essere qualsiasi grande città, quello che noi vediamo infatti non sono i luoghi, quanto appunto i personaggi, la storia che c'è intorno ai personaggi.
Io non ricordo moltissimo di Marcovaldo (è moltissimo tempo - tra l'altro - che non lo rileggo), anche se nonostante tutto quando l'ho dovuto leggere, come compito delle vacanze, quindi anche con la pesantezza dell'essere un compito per le vacanze, l'ho trovato interessante. Ma c'è un racconto che mi ha colpito, all'epoca, talmente tanto da ricordarmelo ancora oggi, ambientato in primavera (è il quinto racconto, quindi segue il primo anno: primavera, estate, autunno, inverno... e di nuovo primavera!) ed è "La cura delle vespe", in cui il nostro Marcovaldo sta leggendo un trafiletto che ha trovato su un foglio di giornale con cui aveva avvolto il proprio panino. Un racconto nel quale si parla dell'uso del veleno delle api per «curare» alcune cose.
Ed ecco che si mette a sperimentare anche lui: con lui (con se stesso), con i vicini di casa, con gli amici, fino a quando si diffonde questa cosa, utilizzando il veleno delle vespe per curare alcuni malanni, alcuni malori, alcuni dolori etc.
Riconosciamolo, Marcovaldo: sei stato molto fortunato che NESSUNA DELLE PERSONE COINVOLTE FOSSE ALLERGICA AL VELENO DEGLI AFIDI, altrimenti tutto il resto del romanzo sarebbe stato ambientato in galera!
Anche se il finale di questo racconto è molto amaro, con tutti quanti che scappano inseguiti da un nugolo di vespe inferocite, e finiscono in ospedale con diverse punture di vespe, il punto è quello che dicevo: questo racconto, questa serie di racconti, l'ho letta (ho letto tutto il libro Marcovaldo a scuola media), poi successivamente mi è capitato di rileggerlo con calma, proprio perché mi ero ricordato de La cura delle vespe e ho voluto riapprofondire un pochettino la cosa, e ciò nonostante è stato un romanzo che - appunto - usciva su L'Unità, era una cosa non proprio dedicata ai ragazzi, però erano racconti abbastanza leggeri, niente di troppo complicato e quindi, quando è stato il libro che ho letto tra la prima e la seconda media (è stato il mio PRIMO libro per le vacanze), alla fine non è stato un libro molto complesso da leggere.
Però questo è anche legato al fatto che, quando io andavo a scuola media, non è che ci fossero tantissimi romanzi per ragazzi: c'erano delle cose per bambini un pochino più piccoli, come - per esempio - "La torta in cielo" o "Le favole al telefono": due bellissimi libri di Gianni Rodari, che avevo letto da più giovane, che ho riletto successivamente in età più avanzata e che sono sempre molto, molto gradevoli e - tra l'altro - se non li avete letti vi consiglio di recuperarli.
"La torta in cielo" e "Le favole al telefono" di Gianni Rodari sono veramente graziosi tutti e due: Le favole al telefono è sempre una raccolta di racconti brevi, La torta in cielo invece è una storia un pochino più lunga (quella che potrebbe essere una storia di fantascienza per ragazzi, per bambini), ma veramente molto, molto simpatica.
Ma al di là di questo discorso, il punto è questo: perché sto parlando di Calvino (e di Marcovaldo)? Tempo fa, parlando con un collega proprio nel periodo estivo (eravamo quasi nel mese di agosto), si parlava di suo figlio che andava a scuola media anche lui, e anche lui aveva ricevuto, come "compito delle vacanze" un libro da leggere.
Era il periodo in cui cominciavano a uscire i romanzi di Harry Potter, era uscito qualcuno dei film, ancora non erano usciti tutti i romanzi, quindi cominciava a lanciarsi la moda di Harry Potter.
Ed ecco che a scuola gli avevano dato da leggere, come libro delle vacanze, uno dei romanzi di Harry Potter; certo: naturalmente non era semplicemente leggere un libro che era piaciuto a tantissimi (che piace ancora a tantissimi), ma anche poi di andare a fare l'analisi del testo, l'analisi di un capitolo specifico: scegliere un capitolo e fare un'analisi.
Però ecco che già era un compito per le vacanze molto più leggero, perché è una lettura sicuramente piacevole, che molti - magari - avevano già fatto, avrebbero - magari - avuto anche il piacere di rileggere uno dei romanzi della saga (o magari approfittarne per rileggere con piacere TUTTA la saga), e con il mio collega si parlava proprio di questo: del fatto che i romanzi di Harry Potter sono di grandissimo successo, nonostante la dimensione piuttosto corposa dei romanzi.
Infatti io osservavo che, se non fosse stato anche per la fama di Harry Potter, anche in parte quella che poi è venuta grazie ai film (che han fatto avvicinare ancora di più le persone ai romanzi)… io per primo sono stato uno di quelli che considerava i romanzi un fenomeno per i ragazzini, finché non ho potuto vedere il primo film, e poi ho cominciato ad approfondire i vari romanzi, trovandoli veramente molto piacevoli da leggere.
E il punto è proprio questo: se - quando fossi andato a scuola io - mi avessero dato come compito per le vacanze, per esempio, "Harry Potter e la pietra filosofale", come il testo di un'autrice sconosciuta, questo libro grosso come un dizionario d'italiano, questo mago che va alla ricerca della pietra filosofale… mamma mia: 500+ pagine di libro!
Sicuramente (dice) è vero: non si deve giudicare un libro dalla copertina, ma se io mi fossi trovato a scuola media come compito per le vacanze un testo così grosso, mai sentito nominare, con un mago, la pietra filosofale… mi sarei approcciato al libro con MOLTA MENO VOGLIA di leggere che con… diciamo con la stessa voglia di leggere che ho avuto per Marcovaldo: perché comunque era un compito, era una cosa che dovevo fare per forza.
Come ripeto: Marcovaldo non è una raccolta di racconti per ragazzi, è una raccolta di racconti di narrativa molto generici, vanno bene per gli adulti come per i ragazzi perché sono relativamente leggeri, ma niente di particolare.
Mentre - quantomeno - riconosco a Harry Potter (alla saga di Harry Potter) di avere, comunque, gli argomenti impegnati, di avere dei messaggi molto profondi, ma di avere anche l'avventura, di avere anche il divertimento, di avere anche la comicità, di avere anche quelle parti che ti fanno veramente piangere: di avere un po' di tutto, ma di essere scritti con un linguaggio molto leggero, molto adatto - comunque - anche ai più giovani.
In Marcovaldo non ho riconosciuto questo, eppure quel racconto (La cura delle vespe) mi è rimasto impresso, infatti - poi - tra l'altro è stato anche quello che ho "portato" come compito per le vacanze.
Ed ecco quindi la mia domanda: quando andavate a scuola, vi assegnavano come compiti per le vacanze anche il libro da leggere durante le vacanze estive? È stato un modo di approcciarsi alla lettura?
Poi, nella scuola superiore, naturalmente non ci davano specificatamente compiti per le vacanze o libri da leggere durante le vacanze, ma durante tutte le vacanze estive ne ho approfittato per leggere qualcosa: è sempre stato molto utile questo discorso, è stato quando - poi - ho preso la tessera della biblioteca in Trentino, perché andavamo in vacanza in Trentino e prendevo un libro in prestito durante le vacanze (o anche due o tre) ed è lì che è venuta la mia passione per la lettura, che poi è arrivata all'ebook etc.
Ma la mia domanda è semplice: voi avete letto un libro per le vacanze? Qual è stato il "libro per le vacanze" che avete letto, che vi è rimasto più impresso?
Oppure: qual è il libro più noioso che avete dovuto leggere per le vacanze?
Siete d'accordo con me che l'approccio al libro dovrebbe essere una cosa piacevole e non un'imposizione da fare durante le vacanze scolastiche, e quindi questo potrebbe cambiare il modo che si ha di approcciarsi ad un libro?
Parliamone: nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene: io sono Grizzly, questo era #OperazioneNostalgia
Come sempre vi invito a mettere pollice-in-alto, condividere questo vlog, iscrivervi al canale, noi ci vediamo alla prossima puntata: ciao a tutti!

domenica 28 luglio 2019

VLOG 277: Etica del viaggio nel tempo

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Linea temporale zero: sono in partenza per la Vienna degli anni 1907–1908, in cui ho individuato un importante punto nodale temporale, alterando il quale riuscirò a cambiare in meglio la linea d’eventi che ha portato al nostro presente. Altrimenti, con la complicità della crisi mondiale che arriverà nel 1929, quel pazzo austriaco avrà via libera per devastare mezza Europa con le sue orrende creazioni d’economicissimo ma squallido cemento armato.
Se avrò successo voi non ve ne accorgerete, ma tutto sarà diverso e molti orrori architettonici che deturpano la bellezza di tante, altrimenti belle città Europee, non saranno mai stati perpetrati.
{Clic – SHAZAM!
Cilc – MAZAHS!}
Eccomi di ritorno, missione compiuta! Sono riuscito a rendere innocuo quel ridicolo ometto dai baffetti a spazzola, col solo espediente d’impedirgli di frequentare la scuola d’architettura.
Ora il ragazzo potrebbe dedicarsi alla pittura, ma visto che anche per quella non ha nessun reale talento, prevedo che sceglierà il rifugio degli incapaci ed entrerà in politica, anche se col suo buffo aspetto e il caratterino isterico che si ritrova, penso proprio che nessuno lo prenderà mai sul serio.
Ad ogni modo io ho trionfato e, con la mia sagacia, ho nuovamente cambiato il passato, per creare un presente ed un futuro migliori per tutti noi!
[♪♫♪]

Benvenuti a bordo, viaggiatori: sono Grizzly e questo è Diario di viaggio on the road.
Abbiamo detto che viviamo in un XXI secolo nel quale abbiamo la tecnologia del XXI secolo, ma anche il viaggio nel tempo: ne ho parlato nel primo episodio di questa serie, ve lo lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda se non l'avete recuperato, così - intanto - vi fate un'idea della situazione in cui ci troviamo.
Abbiamo già parlato di come risolvere il problema del paradosso temporale, adesso parliamo di un'altra situazione: abbiamo la possibilità di fare i viaggi nel tempo, per cui abbiamo la possibilità di tornare indietro nel tempo, di andare in qualche “momento chiave” del passato e di cambiare qualche momento storico, magari cercando di risolvere un problema.
Oggi voglio parlarvi del problema etico inerente i viaggi nel tempo.
Allora: prima di tutto una premessa; nel film del 2002 (di Spielberg) «Minority Report» noi vediamo questo speciale corpo della polizia, la ‘pre-crimine’ (la ‘pre-crime’): una divisione che si occupa di fare contrasto al crimine *prevedendo* i crimini prima che avvengano.
Abbiamo questi tre veggenti che sono in grado di prevedere dove avverrà un crimine, chi sarà il colpevole, e quindi la polizia procede ad arrestare il colpevole prima che possa effettuare questo crimine. Ora questo introduce un problema etico.
È corretto cercare di arrestare un criminale *PRIMA* che possa commettere il crimine per il quale lo si vuole arrestare, perché questo evita - sicuramente - l'effettuazione del crimine; fino a qua ci siamo: la prevenzione del crimine, il contrasto al crimine passa anche da questo.
Diciamo che abbiamo un terrorista, un giovane ventiquattrenne, che prende un furgone carico di esplosivo (non so: di C-4, ANFO, chiodi e bulloni), va in piazza durante una manifestazione, si fa saltare in aria e fa oltre 400 morti e centinaia di feriti.
Diciamo che faceva parte di una ‘cellula’ completamente isolata, quindi era impossibile (o quasi) riuscire a prevenire questo attentato, perché non c'è stato nessun segno.
Però si fanno tutte le indagini successive all'attentato, si scopre chi è il terrorista, qual è il percorso che ha fatto con il furgone, tutto quanto.
Bene: a questo punto noi prendiamo la macchina del tempo e mandiamo gli SWAT indietro nel tempo per fermare questo terrorista.
Li mandiamo quando questo ragazzo di 24 anni sta per salire sul furgone, arrivare in piazza e farsi saltare in aria.
Però c'è il dubbio che potrebbe farsi saltare in aria appena vede gli SWAT e fare - comunque - una strage.
Ok: allora li mandiamo PRIMA: il giorno prima, mentre sta cominciando a caricare l'esplosivo sul furgone, e quindi ancora i detonatori non sono collegati.
Oppure prima: quando sta procurando l'esplosivo.
Oppure ANCORA PRIMA: magari DIECI ANNI prima, quando questo terrorista è un ragazzo di 14 anni che va al liceo: facciamo entrare gli SWAT in un'aula di liceo, tutti armati sino ai denti, prendono questo ragazzo, lo sbattono sul banco, lo ammanettano, si butta in cella e si butta via la chiave, giusto?
Abbiamo un problema: qui c'è la nostra linea temporale, noi dobbiamo tracciare due linee.
La prima linea è il momento in cui c'è l'attentato: quello è il momento nel tempo del quale vogliamo procedere al cambiamento.
Per cambiare questo momento nel tempo dobbiamo tornare indietro nel tempo e tracciare una seconda linea: il momento al quale decidiamo di tornare indietro, il momento che è PRIMA dell'attentato, nel quale vogliamo fermare quest'attentato.
Eticamente dove dobbiamo tracciare questa linea?
Un giorno prima? Un mese prima? Un anno prima?
Svariati anni prima? Dovremmo tornare indietro nel tempo, prendere uno degli antenati di questo terrorista e ucciderlo?
Dove dobbiamo tracciare questa seconda linea?
Quando “prima dell'attentato” è ancora “prima che avvenga un crimine”, e quando “prima dell'attentato” diventa “troppo prima”?
C'è un “troppo prima”?
Prendiamo i racconti dell'amico Bilbo Baggiano Baggins (lasciamo perdere quello sul dodo, che è un fallimento su tutti i fronti), ma veniamo al racconto sul Titanic: è un racconto umoristico.
Abbiamo la possibilità di tornare indietro nel tempo, di fare in modo che nessuno si accorga di quell'incendio e che quindi quell'incendio vada avanti. Per cui l'incendio va avanti e muoiono ottanta persone, si danneggia il Titanic e quindi non può fare il viaggio inaugurale il 10 aprile, cambiando queste cose - magari - cambieranno alcuni fattori: cambierà il marconista che era di turno quella notte, magari c'è un ragazzo che è un appassionato radioamatore, che non è stanco di sentire gli altri radioamatori (magari ha passato il tempo), non sarà dimenticata la chiave dell'armadietto che conteneva i binocoli in una tasca e portata per sbaglio su un'altra nave, cambierà leggermente la rotta, cambieranno le rotte degli iceberg… cambieranno tanti fattori.
Bene.
Allora torniamo indietro nel tempo e facciamo in modo che ci sia l'incendio, però muoiono 80 persone.
Eticamente è giusto far morire ottanta persone per salvare le centinaia di persone che sono morte sul Titanic?
Se, dopo che nell'incendio in cui muoiono 80 persone, i danni riportati dal Titanic fossero minimi? Tali che facendo qualche doppio turno si riesce comunque ad arrivare al viaggio inaugurale il 10 aprile?
Poi sarebbero morte ottanta persone per nulla?
Altro esempio, sempre dell'amico Bilbo: prendiamo un giovane Adolf Hitler che scende i gradini dell'accademia di belle arti di Vienna nel 1907, è appena stato bocciato (per la seconda volta) all'esame di ammissione alla facoltà e noi lo prendiamo, lo portiamo in un bar, gli facciamo annegare il dispiacere nell'alcol e lo convinciamo a diventare un architetto, giusto?
Quindi Hitler - invece di diventare un «grande dittatore» - magari diventa un grande architetto.
Questo migliorerebbe la situazione? O le basi per il nazismo - comunque - non erano semplicemente “dentro” Hitler e magari potrebbe cicciare fuori un altro leader carismatico che portasse avanti l'idea del nazismo?
Oppure incrociamo Adolf Hitler nel 1907, sempre sui gradini dell'accademia di belle arti di Vienna, e gli spariamo, lo uccidiamo.
Però stiamo uccidendo non un “Hitler dittatore”, ma un Hitler pittore mancato (o possibile architetto mancato).
Eticamente questo è corretto?
La possibilità di tornare indietro nel tempo e di cambiare il tempo per migliorarlo ci mette di fronte a un dilemma molto importante: la società umana si è evoluta imparando dai propri errori.
E non solo imparando dai propri errori, ma facendo anche tesoro dell'esperienza dei propri errori.
Ma se noi avessimo la possibilità di cominciare a TOGLIERE questi errori, come potrebbe cambiare l'esperienza della società? Come potrebbe cambiare l'etica stessa della società?
Se noi abbiamo la possibilità di cancellare i grandi errori della storia, questo che impatto avrebbe sullo sviluppo della società?
Se noi non volessimo cancellare i grandi errori, ma cercassimo di utilizzare il viaggio nel tempo solo per cancellare i piccoli errori…
Moltissime innovazioni nell'ambito tecnologico, soprattutto sulla sicurezza, sono venuti grazie alla spinta nella ricerca e nei confronti di alcuni ricercatori per via di errori del passato: grandi innovazioni nella sicurezza del volo aereo sono venute grazie a persone che - magari - da piccole hanno perso i genitori (o dei parenti, o degli amici) in un incidente aereo, avevano un minimo di passione - magari - per l'ingegneria e hanno deciso di dedicarsi anima e corpo a diventare degli investigatori delle commissioni di controllo per il volo: investigare sugli incidenti aerei.
E in questo modo con il loro lavoro hanno contribuito a evitare ulteriori incidenti aerei.
Ma se noi togliamo gli incidenti aerei, se noi abbiamo un modo:
–C'è stato questo incidente, sono morte queste 50 persone. Torniamo indietro nel tempo e facciamo in modo di EVITARE questo incidente aereo.
In che modo questo influisce - poi - sulla società? Non toglierebbe questo la spinta a molte persone di andare a investigare, quindi di andare ad approfondire, e quindi non toglierebbe la capacità della società di fare tesoro dell'esperienza?
Ma non solo: supponiamo che il viaggio nel tempo, anziché cambiare l'unica linea temporale disponibile, creasse una serie di linee temporali alternative (l'esempio dei multiversi): ne ho parlato nel secondo video di quest'argomento, vi lascio anche questo linkato sul doobly-doo e sulla scheda.
Diciamo che ogni volta che facciamo un viaggio nel tempo si crea un nuovo universo: una nuova linea temporale in cui le cose sono andate in maniera differente da quello che è successo.
Bene: se si crea un nuovo universo in cui le cose sono andate in maniera differente, significa che rimane un universo in cui le cose sono andate nel modo che ci eravamo aspettati dall'inizio e quindi, ancor di più: ha senso andare a creare un altro universo e cambiare una linea temporale, se poi i fatti che sono successi vanno avanti in un'altra linea temporale?
Quanto può essere utile avere una società con il Ctrl-Z? Non c'è il rischio di perdere completamente l'etica?
–Facciamo questo esperimento…
–Potrebbero morire MIGLIAIA DI PERSONE!
–Vabbè: se muoiono migliaia di persone, torniamo indietro nel tempo e saltiamo l'esperimento, che problema c'è?
Non ci sarebbe il rischio di andare a perdere l'etica, completamente? Di perdere l'umanità? Di perdere l'empatia?
Personalmente io non so dare una risposta a questa domanda: proprio non me la sento di dare una risposta, perché penso che potrebbero esserci delle situazioni nelle quali si potrebbe ottenere dei benefici e delle situazioni nelle quali si potrebbe NON ottenere un beneficio, ma chi decide quale situazione è migliore e quale è peggiore?
Chi decide in quale caso andare indietro nel tempo e cambiare i fatti, e in quale caso NON andare indietro nel tempo?
E quindi non lo so come rispondere, per cui questa domanda la faccio a voi: voi che cosa ne pensate?
Se fosse possibile tornare indietro nel tempo e cambiare dei fatti storici importanti, sarebbe eticamente corretto andare a cambiare il mondo, cambiando completamente questi fatti storici?
Per quanto ci possa essere buona volontà nel salvare delle vite umane, per esempio, ma eticamente sarebbe corretto?
Oppure questo cancellerebbe - comunque - tutta l'esperienza fatta dalla società in merito agli errori che si possono svolgere nel corso della storia e quindi tutta l'esperienza che si ha imparando dagli errori che si sono fatti nella storia?
Oppure no: questo porterebbe allo sviluppo di una società migliore, di una società più attenta all'ambiente, più attenta al territorio e più attenta all'etica e alla morale degli uomini?
Non lo so: parliamone nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene, con questo video si conclude, per il momento, l'argomento ‘viaggi nel tempo’: spero di essere riuscito a stuzzicare la vostra curiosità e lasciarvi pensare un po' di più alla vostra etica.
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Io sono Grizzly, questo è tutto, per cui come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 21 luglio 2019

VLOG 276: Risolvere i paradossi viaggiando nel tempo

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Linea temporale zero; sono in partenza per cambiare la storia e impedire una tremenda catastrofe, che sarebbe destinata ad accadere nell’aprile del 1911: un furioso incendio che provocherebbe la morte d’ottanta operai, e la totale distruzione dei grandi cantieri navali Harland e Wolff di Belfast.
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Bene. Eccomi di ritorno, missione compiuta: sono riuscito a dare l’allarme in tempo e l’incendio è stato spento con facilità.
Sono assai soddisfatto, perché non solo ho salvato la vita ad ottanta uomini, ma ho anche evitato la perdita di beni di valore inestimabile, come il gigantesco Titanic: la lussuosissima nave di proprietà della White Star Line, che si trovava nei cantieri quasi completata e che grazie al mio intervento non è rimasta distrutta, e il dieci aprile del 1912 potrà regolarmente partire da Southampton, per il suo trionfale viaggio inaugurale sino al porto di New York!
Ancora una volta ho dimostrato che è possibile cambiare i più tragici avvenimenti del passato, per creare un presente ed un futuro migliori!
[♪♫♪]

Benvenuti a bordo, viaggiatori: sono Grizzly e questo è Diario di Viaggio on the road.
Allora, abbiamo detto: supponiamo di vivere in un mondo nel quale abbiamo la tecnologia che abbiamo nel XXI secolo, ma anche il viaggio nel tempo.
Ora diciamo che io faccio un viaggio nel tempo: vado nel passato, vado lungo la mia linea temporale, nel mio passato…
… e impedisco al me stesso più giovane di intraprendere questo viaggio nel tempo, per esempio uccido il me stesso più giovane.
Che cosa succede? Naturalmente si crea un fenomeno noto come “paradosso”: com'è possibile che un me stesso più vecchio ha ucciso un me stesso più giovane se - nel momento in cui viene ucciso il me stesso più giovane - quel me stesso non può invecchiare, prendere la macchina del tempo e tornare indietro?
Questo è il più semplice principio di paradosso che si può realizzare. È il motivo per il quale si dice che chi fa il viaggio nel tempo, forse, dovrebbe essere un mero osservatore, ma di questo parleremo un'altra volta.
Per il momento chiediamoci: se fosse possibile tornare indietro nel tempo e cambiare così radicalmente la linea temporale da creare un paradosso, che cosa succederebbe?
Succederebbe forse la completa distruzione dell'intero universo, a seguito di questo paradosso?
Succederebbe la completa distruzione della *mia* linea temporale a seguito del paradosso che ho creato sulla mia linea temporale, e quindi scomparirebbe totalmente la mia vita, scomparirei totalmente dall'universo?
Oppure succederebbe qualcosa di diverso? Qualcosa che, in fondo, è un po' come quello che vediamo nel film “Ritorno al Futuro”? Che mi sembra, anche, la cosa più plausibile, ossia: si creerebbe una «linea temporale alternativa».
La possibile creazione delle linee temporali alternative è basata sull'idea del cosidetto «multiverso»: nel momento in cui io torno indietro nel tempo e uccido il ‘giovane me stesso’, da quel preciso momento la linea temporale si scinde e si creano *due* linee temporali da cui partono due diversi universi: quello nel quale io sono partito e tornato indietro nel tempo, e un nuovo universo dal momento in cui ho ucciso me stesso.
Secondo me quello che potrebbe verificarsi, invece, è basato sull'osservazione della natura: la natura tende a raggiungere costantemente uno stato di equilibrio e secondo me quello che potrebbe andarsi a generare, nel caso di un paradosso temporale, è - comunque - il raggiungimento (lento o veloce) di uno ‘strato’ di equilibrio. Cosa significa? Che nel momento in cui io uccidessi un me stesso più giovane, tornando indietro nel tempo, quello che succederebbe è che la linea temporale che ha portato me stesso a ‘prendere’ il viaggio nel tempo e tornare indietro nel tempo verrebbe completamente annichilita e sostituita dalla linea temporale che parte da quando il me stesso è stato ucciso.
A quel punto ci sarebbe una deviazione della linea temporale (diciamo che la linea farebbe un salto) una curva fino ad arrivare allo stato di equilibrio, nel quale l'universo si sarebbe trovato anche se io fossi vissuto: io sono insignificante nella storia dell'intero universo, però faccio parte di un'oscillazione della linea temporale dell'intero universo; nel momento in cui io tornassi indietro nel tempo e uccidessi il me stesso più giovane, ci sarebbe un'oscillazione un po' più grande sulla linea temporale, ma poi si tornerebbe allo stato di equilibrio.
Sono del parere che la soluzione ai paradossi sarebbe - virtualmente - proprio questa: la completa cancellazione della linea temporale (il completo annichilimento della linea temporale) e la “costruzione” di una nuova linea temporale, di un nuovo equilibrio, nel momento in cui viene cambiato un fatto *importante* lungo la linea temporale.
In fondo anche se non abbiamo a disposizione il viaggio nel tempo, come dicevo, noi vediamo che - comunque - la natura tende a raggiungere uno stato di equilibrio, e quindi perché non supporre che la creazione di un paradosso verebbe - comunque - accolto dalla natura cercando di costruire intorno ai danni del paradosso, comunque, lo stato di equilibrio che si genera normalmente?
Ecco quindi la conclusione: secondo me - se fosse possibile effettuare il viaggio nel tempo - si potrebbe essere dei meri osservatori (tornare indietro nel tempo un po' come cercava di essere - virtualmente - il Dottore, il Doctor Who): andarsi a fare una passeggiata e vedere un discorso del Presidente degli Stati Uniti negli anni '60, così, vedere questa cosa restando un mero osservatore, senza andare a creare grosse influenze sulla linea temporale, in maniera tale che l'equilibrio rimanga pressoché invariato: quelle minime oscillazioni non abbiano a creare nessun danno. Ma anche se si andasse a creare una “rottura” più o meno grande lungo la linea temporale, abbastanza grande da creare - appunto - un paradosso, questo comunque non comprometterebbe l'intero universo, ma si limiterebbe a venire accolto dalla linea temporale, dalla natura, dall'universo, con una spinta a tornare allo stato di equilibrio iniziale; quindi magari questa teoria è eccessiva, però - per l'appunto, come ripeto - secondo me ci sarebbe il completo annichilimento della precedente linea temporale, e da quel punto (in cui io ho cambiato un momento nel tempo) parte e si genera una nuova linea temporale, che tiene conto dell'influenza del paradosso che c'è stato, e cerca di costruire un equilibrio come se quello che c'è stato non fosse stato un paradosso, ma un fatto importante lungo la linea temporale E BASTA.

Questo è quello che penso io, ora tocca a voi: voi che cosa mi dite? Secondo voi se fosse possibile tornare indietro nel tempo e tornando indietro nel tempo fosse possibile creare un importante paradosso… il più semplice paradosso potrebbe essere quello di uccidere un proprio antenato (o di uccidere se stessi da giovani), ma diciamo che questo è un ‘paradosso estremo’: come ci ha raccontato l'amico Bilbo Baggiano Baggins potrebbe esserci stata una linea temporale nella quale nessuno si era accorto dell'incendio ai cantieri di Belfast, e sono morte ottanta persone.
Ecco che cambiare la linea temporale fa sì che qualcuno si accorge dell'incendio per tempo, si salva il Titanic, parte quel giorno e… vabbè: l'equilibrio ha voluto che c'è questa situazione.
Ma appunto è cambiata del tutto la linea temporale: dal momento in cui non sono più morte quelle ottanta persone, si è annichilita la linea temporale in cui c'era stato l'incendio nei cantieri di Belfast, ed è nata la linea temporale in cui il Titanic è riuscito a fare il proprio viaggio inaugurale.
Potrebbe essere una teoria! Oppure voi siete d'accordo con la teoria dei multiversi? Nel momento in cui si fa il viaggio nel tempo, ecco che comincia un'altra linea temporale e un altro universo, e - per ogni viaggio nel tempo che viene effettuato - nel momento in cui si atterra nel passato, non si atterra più nel passato della nostra linea temporale, ma si atterra in un passato dal quale parte un nuovo universo con una nuova linea temporale, quindi c'è una ‘diramazione’ e ci sono multiversi, differenti universi, in base a differenti linee temporali.
Oppure magari no: pensate che il viaggio nel passato sia impossibile e nel momento stesso in cui si realizzasse il viaggio nel passato, si annichilirebbe l'intera linea temporale…
… e scomparirebbe l'universo!
Sono curioso di sentire la vostra, per cui - come sempre - parliamone: nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene: io sono Grizzly; anche per oggi siamo giunti in fondo a questo viaggio nel tempo: se sono riuscito a intrattenervi, a farvi pensare, a darvi qualche idea, a farvi fantasticare sul viaggio nel tempo (perché no?) allora vi invito a mettere pollice-in-alto e condividere questo vlog con i vostri amici, anche su WhatsApp o Telegram: magari con i vostri amici che hanno una macchina del tempo ma non sanno ancora per cosa potrebbero utilizzarla.
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domenica 14 luglio 2019

VLOG 275: Come viaggiare nel tempo

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Linea temporale zero. Sono in partenza per la mia prima missione nel passato, in cui verificherò l’efficienza della mia nuova tempo-mobile tornando indietro nel tempo, per impedire il massacro indiscriminato di poveri uccelli dodo, perpetrato da brutali marinai olandesi. Dunque… coordinate spazio: oceano Indiano, a est del Madagascar, gruppo di isole poste a 11 gradi di latitudine sud. Mauritius. Ok… bene, e ora le coordinate tempo… proviamo con l’anno 1598.
Come tutti sanno la razza del dodo al momento è ridotta a poche decine d’esemplari, e sembra condannata all’estinzione, ma se avrò successo il presente cambierà. Io solo sarò riparato dagli effetti del cambio temporale, e tornando a questi giorni troverò un mondo che considererà normale che i dodo si contino ancora a migliaia, come una volta.
Arrivederci quindi. Per il bene della scienza io vado.
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Mamma mia! Eccomi di ritorno. Allora? Ci sono riuscito?
[♪♫♪]

Benvenuti a bordo, viaggiatori: io sono Grizzly e questo è Diario di Viaggio on the road.
È possibile il viaggio nel tempo? È possibile muoversi lungo la “linea temporale”?
Beh, con le attuali conoscenze della fisica, direi che: no, non è affatto possibile.
Purtuttavia per un momento facciamo finta di vivere in una realtà alternativa nella quale abbiamo la tecnologia attuale (la tecnologia del XXI secolo): non so, abbiamo i cellulari, abbiamo internet, abbiamo il WiFi… tutta questa bella roba qua, ma abbiamo anche la possibilità di viaggiare nel tempo, di muoverci - appunto - lungo la linea temporale.
Bene, questo ci provocherebbe subito due grandi interrogativi, due domande sicuramente molto importanti: che tipologia di apparato potremmo avere per muoverci lungo la linea temporale? E che tipologia di precisione ed efficacia può avere questa tipologia di apparato?
Bene, cominciamo dalla prima domanda: che tipologia di apparato potremmo avere, secondo me abbiamo tre risposte possibili.
Numero uno: potremmo avere una «macchina del tempo», così come per esempio il dottor Ermett Brown aveva una fuoriserie (la DeLorean), oppure L'ALTRO Dottore c'aveva un TARDIS fuoriserie…
… uhm! Secondo me Zemeckis un pochino si è ispirato, comunque!
Scherzi a parte, potremmo avere - appunto - una macchina del tempo, intesa come «un apparato in grado di muoversi liberamente lungo la linea temporale e in grado di trasportare delle persone, degli animali, degli oggetti, e far muovere anche quello che sta trasportando lungo la linea temporale.»
È l'idea sicuramente più semplice di macchina del tempo che abbiamo, nei romanzi di fantascienza e non solo.
E se volessimo pensare alla Giratempo della saga di Harry Potter, la Giratempo è uno strumento magico, ma il modo in cui agisce - fondamentalmente - è quello di una macchina del tempo: la giratempo si muove lungo la linea temporale e trasporta chi è (tra virgolette) al suo interno, chi è "attaccato" nella catenina, lungo la linea temporale e quindi - di fatto - stiamo parlando di una macchina del tempo.
Questo - naturalmente - avrebbe l'implicazione che la tecnologia alla base del viaggio nel tempo si muove lungo la linea temporale assieme agli occupanti della macchina, e quindi potrebbe avere le implicazioni positive e negative legate al rischio che venga rubata la tecnologia etc.
Però abbiamo l'ipotesi numero due: potremmo sempre avere (tra molte virgolette) una sorta di macchina del tempo, che sia in grado di non muoversi direttamente sulla linea temporale, bensì di aprire un portale su un momento qualsiasi del futuro o del passato, un po' stile Stargate, anche se con la importante differenza che gli stargate erano delle "connessioni" tra le varie macchine; in questo caso noi parliamo non di una macchina che, una volta costruita, permette di collegarsi ad altre versioni della macchina nel corso della linea temporale, bensì questa macchina apre - non lo so - sul muro una finestra, un portale, e questo portale quando viene attraversato, dall'altra parte è un momento qualsiasi del futuro (o del passato), un momento qualsiasi lungo la linea temporale, però la tecnologia alla base dell'apertura di questo portale rimane nel nostro tempo, rimane solo "da una parte" della linea temporale.
Potrebbe ridurre di molto il rischio che la tecnologia cada nelle mani sbagliate; tra l'altro è vero il discorso "sì: però le persone sbagliate potrebbero attraversare il portale e acquisire le tecnologie", ma non è detto che il portale si apra *esattamente* dove si trova il macchinario: le tecnologie attuali ci permetterebbero - comunque - di avere, non lo so, lo spazio dove si crea il portale che magari è in un edificio in Italia, e la macchina che controlla il funzionamento del portale sta negli USA, dentro una montagna e c'è una connessione, una videoconferenza via internet, per la quale è possibile accendere e spegnere il portale.
Ci resta - infine - una tecnologia che rimane completamente nel nostro tempo (che quindi potrebbe anche non essere invertibile): una tecnologia che rimanda un po' all'idea del teletrasporto; tra parentesi: avevo già parlato delle implicazioni del teletrasporto in un vlog che vi lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda, così andate e gli date un'occhiata.
Potremmo avere una macchina che, anziché muoversi liberamente lungo la linea spazio-temporale, o aprire un portale spazio-temporale, potrebbe limitarsi a permettere di trasportare un oggetto o una persona: limitarsi a effettuare il trasporto lungo la linea temporale.
L'idea è quella: la macchina resta nella nostra tecnologia, la macchina resta nella nostra epoca, devo portare il signor X nel 1955 (perché vuole vedere come era il passato), per esempio e questa macchina si limiterà a «teletrasportare» il signor X nel 1955. Da lì in poi, possibilmente, non è detto poi che ci sia la tecnologia per «riprendere» questa persona e riportarla indietro, quindi… (riportarla "indietro" nel futuro… aveva ragione Douglas Adams: con i viaggi nel tempo il problema sono i tempi verbali).
La seconda importante domanda che si ha è - appunto - riguardante il discorso "portiamo una persona indietro nel 1955": che tipologia di precisione potrebbe avere una macchina del tempo, alla luce della nostra tecnologia attuale?
Potremmo essere in grado di mandare una persona - non lo so - alle 11:30 del 18 settembre 1976? Oppure potrebbe essere una tecnologia che ha un certo range di precisione: "possiamo andare - non lo so - tra il 1936 e il '37, più o meno finiremo in quella fascia"?
Oppure avere un range di precisione che si sbaglia di un centinaio di anni? Che comunque diventa poco funzionale per determinate situazioni.
Possiamo avere una precisione «completamente fuori dal coro», no? "La macchina ci porterà nel passato: potrebbe portarci indietro di mille anni del passato, come di diecimila anni nel passato, e non c'è modo di sapere all'inizio dove si andrà a finire."
Ci potrebbe essere anche questo livello di precisione, potrebbe essere legato alle quantità di «carburante» che ci sono a disposizione: un microgrammo di carburante in più porterebbe indietro di alcune ore, ma già un grammo di carburante in più potrebbe portare indietro di alcune DECINE DI ANNI!
Quindi si cerca di essere più precisi possibile, ma ci sono degli errori legati a vari fattori per i quali il viaggio potrebbe non essere preciso.
Oppure potrebbe essere di una precisione ESTREMA: un po' alla "Ritorno al Futuro" in cui la precisione ci permetteva di regolare l'orologio AL SECONDO.

Ecco quindi le mie due domande per voi.
La numero uno è: secondo voi le tecnologie plausibili per il viaggio nel tempo sono quelle che ho analizzato, o ci potrebbe essere qualche altra tecnologia possibile, plausibile, per potersi muovere lungo la linea temporale?
Ovviamente il "fenomeno naturale" come l'improvvisa curvatura spazio-temporale non lo voglio considerare, perché stiamo parlando della possibilità di viaggiare nel tempo (di muoversi lungo la linea temporale) CONTROLLATA dall'uomo: la cosa (tra virgolette) "naturale" in questo caso credo che non c'entri, quindi parlando di tecnologie costruite dall'uomo: in che modo si potrebbe viaggiare nel tempo?
E numero due: che tipologia di precisione potrebbe avere la macchina del tempo, che tipologia di precisione potrebbe avere la tecnologia per muoversi nel tempo?
Potremmo avere una cosa a la "Ritorno al Futuro", come la DeLorean, in cui è possibile impostare - letteralmente - il minuto e il secondo al quale vogliamo tornare indietro, e trovarci PRECISAMENTE in quella situazione?
Oppure potrebbe avere una precisione molto arrotondata? Molto "si va bene: torniamo indietro nel 1939, più o meno dovremmo tornare in quell'anno, al massimo arriviamo nel '40, o nel '38."
Oppure potrebbe essere una cosa - veramente - del tipo: "Boh? Tirando questa leva si va indietro nel passato: quando molli la leva ci fermiamo, però non sappiamo se ci fermiamo a un anno fa o a diecimila anni fa!"
Non lo so: parliamone! Parliamo anche di quali potrebbero essere le tecnologie che potrebbero permettere il viaggio nel tempo: apriamo questa discussione e vediamo dove ci porterà in futuro… o nel passato!
Parliamone nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene ragazzi: io sono Grizzly e anche per oggi questo è tutto. Come sempre spero di essere riuscito a intrattenervi, a farvi pensare a un argomento complesso che si muove lungo tutta la linea temporale! Se ce l'ho fatta - come sempre - vi invito a mettere pollice-in-alto e condividere questo vlog con i vostri amici, anche su WhatsApp o Telegram. Tra l'altro se siete in possesso di una tecnologia per viaggiare nel tempo, potreste sempre tornare all'inizio del video e mettere pollice-in-alto prima ancora che il video cominci.
Vi ricordo - se non l'avete già fatto in passato (o in futuro) - di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ che ci piace così tanto, che - tra l'altro - gira voce che aiuti anche a viaggiare meglio nel tempo e riduca gli effetti collaterali del viaggio nel tempo.
Inoltre, se seguite il mio canale Telegram (lo trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda) riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video, e ricevere occasionalmente piccole curiosità e dietro le quinte riguardo ai video che devo realizzare.
Infine se c'è un argomento che vi piacerebbe io trattassi su #DdVotr, potete farmi sapere anche quello in un commento qua sotto.
Io sono Grizzly, questo è tutto, per cui come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 7 luglio 2019

VLOG 274: La TV in bianco e nero #OperazioneNostalgia

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Benvenuti a bordo viaggiatooOOUHHH!
Ma! Ma sono in bianco e nero! Ma stiamo scherzando? Ma che cosa succede?
No, vabbè: STIAMO scherzando sul serio, perché quello che succede è che oggi parliamo della TV analogica in bianco e nero. La TV che è arrivata in Italia sino, più o meno, alla seconda metà degli anni '70, quando poi - piano piano - sono cominciate a diffondersi le trasmissioni a colori.
Ma parliamo - appunto - di quello che c'era PRIMA della seconda metà degli anni '70: parliamo della TV in bianco e nero, e lo facciamo oggi, in questa puntata (a colori!) di Diario di Viaggio on the road #OperazioneNostalgia!
[♪♫♪]

Prima di cominciare, una breve storia: tutto comincia il 1897 con lo sviluppo, da parte del tedesco Braun, del primo Tubo Catodico, e la costruzione del primo oscilloscopio.
Tuttavia dovranno passare altri trent'anni (e arrivare in America) perché il nostro caro inventore - e chi ha visto la serie "Magazzino 13" (Warehouse 13) sa di che cosa stiamo parlando (è lui!) - Philo Farnsworth, inventa la prima vera e propria TV in bianco e nero.
E nel 1927 si stava studiando la TV meccanica, quindi l'invenzione di Fansworth ha avuto molto successo, perché era *decisamente* molto più versatile della TV meccanica.
Il principio di funzionamento è molto semplice: abbiamo un tubo catodico, ossia un tubo dal cui catodo partono i fasci di elettroni, che vengono concentrati in un raggio (appunto il «raggio catodico») e vengono attirati dall'anodo (che si trova sulla superficie dello schermo) dato che c'è una elevata differenza di potenziale tra i due elementi.
Nel tubo c'è un vuoto particolarmente spinto: c'era tutta una tecnica per realizzare questo vuoto, si cominciava con il saturare il tubo (prima di sigillarlo) con dell'ossigeno.
Una volta saturato con dell'ossigeno, si procedeva a estrarre il più possibile la più grossa quantità di ossigeno presente, la più grossa quantità di aria presente, “costruendo” un vuoto estremamente spinto, quindi si chiudeva il tubo.
Però - a questo punto - molto probabilmente sarebbe rimasta qualche molecola di ossigeno in giro (perché è ovvio: non puoi ottenere un vuoto al 100% tanto facilmente), ma allora si applicava una tecnica molto intelligente: quella del cosidetto «getter», ossia si metteva all'interno del tubo catodico un “piattino” (una specie di supporto) con un metallo, generalmente bario, che si sarebbe ossidato molto velocemente in presenza di ossigeno. Una volta sigillato il tubo, tramite induzione magnetica si surriscaldava il bario fino a temperature elevatissime (fino a oltre la temperatura di fusione) ed essendoci il vuoto il bario subito evaporava; in presenza di ossigeno si sarebbe ossidato molto velocemente e quindi “assorbendo” quel poco ossigeno rimasto, e il getter lo riconosciamo dal fatto che (nelle valvole termoioniche è sulla parte più alta, nei tubi catodici in fondo, o in alcuni punti specifici) c'era una concentrazione di una sostanza metallica argentata, che è appunto il getter, il bario che è stato fatto evaporare e quindi poi si è depositato sulla superficie del vetro.
Il bario, rimanendo lì dentro, era sempre sensibile all'ossigeno, quindi in presenza di qualsiasi molecola libera di ossigeno, si sarebbe ossidato molto velocemente.
Attraverso dei grossi elettromagneti, attraverso un grosso campo elettrico, il fascio di elettroni veniva deviato: nello specifico veniva “costruita” una scansione continua delle righe sullo schermo; una scansione che veniva in modalità interlacciata: grazie alla tensione elettrica facevamo 50Hz, e quindi ci faceva 25 volte al secondo una “schermata” completa, perché 50 volte al secondo veniva scansionata l'intera superficie dello schermo, solo che una volta veniva scansionata la serie di righe pari, una volta la serie di righe dispari, e quindi interlacciando si ottenevano 25 schermate al secondo.
È il motivo per cui il sistema PAL è l'invio di 25 fotogrammi al secondo, giusto per curiosità.
Ma veniamo un po' alla situazione: siamo alla fine degli anni '50, all'inizio degli anni '60, si cominciano a diffondere queste TV in bianco e nero, TV valvolari, e chi ha avuto una TV valvolare (io da piccolo: avevamo la TV valvolare e dai nonni c'era la TV valvolare) si ricorda due cose.
La prima cosa era che non è che tu accendi la TV e la TV si accende: le valvole dovevano ‘scaldarsi’, dovevano arrivare a temperatura, dovevano arrivare al giusto livello di emissione, e quindi tu accendevi la TV e le valvole si scaldavano per un minuto buono.
Dopo circa un minuto, prima arrivava l'audio, poi - dopo qualche altra decina di secondi - cominciava a formarsi il video.
Ma non solo: visto che le valvole avevano bisogno di surriscaldarsi ma erano degli apparecchi molto delicati, avevano anche bisogno di una tensione elettrica estremamente stabile: innanzi tutto di 50Hz molto stabili per avere sincronia dell'immagine, e di una tensione elettrica molto stabile (negli anni '60 in Italia non è che la tensione elettrica fosse particolarmente stabile) quindi ecco che in casa avevamo un'altra cosa: uno scatolotto.
Tipicamente aveva la forma di una valigetta, ma poi ce n'erano delle forme più disparate: questo scatolotto veniva messo sotto la televisione (chi è della mia generazione probabilmente se lo ricorda), questo scatolotto era lo ‘stabilizzatore’ (da qualche parte veniva chiamato il ‘trasformatore per la TV’), che serviva a ricevere la tensione elettrica di casa, che comunque oscillava moltissimo; la corrente di casa è ‘alternata’, significa che varia di polarità diverse volte al secondo (nello specifico cinquanta volte al secondo); in realtà negli anni '60 era alternata perché variava *TUTTO* *QUANTO* diverse volte al secondo: la tensione, la potenza, l'amperaggio, il wattaggio, il voltaggio... tutto quanto arrivava a caso!
Lo stabilizzatore - invece - faceva in modo di mandare alla televisione 220V il più possibile puliti, una frequenza di 50Hz il più possibile stabile, in questo modo da una parte si allungava la vita delle valvole, dall'altra si evitavano disturbi provocati dalle interferenze elettriche.
E c'era questo scatolotto che bisognava accenderlo almeno un minuto prima della televisione, perché ANCHE LUI doveva scaldarsi (avevamo le televisioni turbodiesel!); dopo che accendevi questo scatolotto (e tipicamente era in cucina: nella cucina c'era umidità, quindi quando accendevi questo scatolotto, cominciava pure a “friggere”, perché dove c'era umidità, c'era questo rumore di frittura…).
Dopo che accendevi questo scatolotto (dopo un minuto buono), cominciavi ad accendere il televisore, perché anche lui doveva partire, c'erano quindi un altro paio di minuti prima che cominciassero ad arrivare le trasmissioni televisive.
Poi quando spegnevi il televisore, al contrario, prima spegnevi il televisore, poi - dopo qualche istante (dopo alcuni secondi) - spegnevi lo scatolotto, e ti rimaneva il puntino al centro dello schermo, per anche DIVERSE ORE, perché erano correnti parassite, c'era un groviglio.
Le trasmissioni in bianco e nero sono andate avanti per moltissimo tempo: il primo canale televisivo che abbiamo avuto (il “Primo Canale RAI”) è arrivato a cominciare a trasmettere ufficialmente nel 1954 e trasmetteva QUASI in tutto il territorio italiano; piano piano il segnale si è - un pochettino - espanso nel territorio italiano nel corso della - appunto - seconda metà degli anni '50. Solo nel 1961 è arrivato il “Secondo Canale”, sempre della RAI, quindi non è che c'era un grandissimo pluralismo dei canali televisivi: ecco perché negli anni '60 in realtà erano diffusissime le radio, e le televisioni erano ancora una cosa più che… si metteva una sola televisione nelle case delle famiglie ricche, o si metteva la televisione nel bar, nel “locale di tendenza”, e allora la gente - in casa - al massimo c'aveva il “mobile radiofonico” (perché la radio a valvole era una cosa gigantesca: era un po' come la televisione) e SI ANDAVA IN SALOTTO AD ASCOLTARE LA RADIO!
Mica come adesso, che uno - mentre sta correndo - si mette la musica sul cellulare (o l'audiolibro).
Le trasmissioni sono andate avanti in bianco e nero per parecchio tempo: la prima sperimentazione per le trasmissioni a colori in Italia è arrivata tra il 1976 e il 1977, quindi sì: io sono nato quando la buona parte delle trasmissioni televisive in Italia erano ancora in bianco e nero, nel 1976.
Grazie perché so QUANTO mi considerate vintage!
Nel corso del tempo le cose sono cambiate: negli anni '80 l'etere è diventato appannaggio di tantissime televisioni locali e nazionali, sono arrivate le trasmissioni televisive a colori un po' in tutta Italia, sono arrivate le trasmissioni televisive in diretta, il sistema televisivo si è evoluto sino ad arrivare alla TV digitale terrestre con centinaia di canali sulla stessa banda di frequenze.
Ma - secondo me - è bello pensare a quando c'era un solo canale televisivo, quando c'era tutto questo lavoro da fare: accendi il trasformatore, aspetta quel minuto che si surriscaldi, poi accendi la televisione e aspetta quell'altro minuto~minuto e mezzo che si surriscaldi anche la televisione, partiva la televisione e non dovevi spegnerla, perché poi per riaccenderla ci voleva il tempo che si raffreddassero le valvole, se no si danneggiavano.
E poi, dopo che partiva la televisione, mooolto lentamente, quello c'era!
–Cambia canale!
–Che cosa cambio canale? C'è solo RAIUNO!
Era tutto in bianco e nero, ed è lì che si è sviluppata una situazione che ha riguardato la pubblicità, che è Carosello, di cui - probabilmente - parleremo un'altra volta.
La televisione era un meccanismo d'intrattenimento molto, molto particolare, certamente è cambiato tantissimo nel corso del tempo, la pluralità dei canali televisivi ha creato, sicuramente, un grandissimo mercato. Ma tutto quanto è partito da delle immagini trasmesse in bianco e nero attraverso un tubo catodico che aveva PERSINO delle emissioni di raggi-X quando ci si trovava a meno di 5cm dalla superficie dello schermo; per cui sì: c'era un motivo per cui si diceva “non guardare la televisione da troppo vicino, perché non è sano!”
Insomma: questo era per ricordarvi la TV in bianco e nero: voi avete avuto una TV in bianco e nero quando eravate piccoli? Vi ricordate - magari a casa dei vostri nonni -- la TV in bianco e nero?
Vi ricordavate la TV valvolare? Sapevate che c'erano le TV valvolari e che bisognava aspettare una marea di tempo per accendere?
Altro che: “Presto: accendi che c'è questa cosa su questo canale!”, dovevi pensarci per tempo! C'è la partita alle otto? Per sicurezza cominciamo ad accendere la televisione alle sette e mezza, così siamo sicuri che è tutto sintonizzato, che è tutto a posto, perché se no vai ad accenderla all'ultimo momento: rischi di perderti parte della partita!
Raccontatemi un po' la vostra sulla TV in bianco e nero, nei commenti qua sotto o su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene: io sono Grizzly, questo era #OperazioneNostalgia: come sempre vi invito a mettere pollice-in-alto, condividere questo vlog, iscrivervi al canale, noi ci vediamo alla prossima puntata: ciao a tutti!