Il luogo (e lo spazio) dei deliri di un tecnico IT rimasto un bambinone nel profondo del cuore, se pur un orso nel profondo dell'intelletto.
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domenica 8 maggio 2022
VLOG 404: Distruggere tecnologia… per divertimento!
Benvenuti a bordo, viaggiatori: sono Grizzly e questo è Diario di Viaggio on the road.
Quand'ero piccolo mi piaceva molto smontare le cose, per capire com'erano «fatte dentro», come funzionavano, e c'è qualcuno che ha portato questa passione (dello smontare le cose per capire come funzionano) su YouTube: andiamo sull'Isola di Man, a Ramsey, e andiamo a trovare l'amico Clive Mitchell, del canale Bigclivedotcom, il quale ci spiega “come funzionano le cose” SMONTANDO L'ELETTRONICA, proprio per vedere com'è fatta all'interno; smontando i circuiti più strani, più particolari, facendo delle analisi sugli schemi elettrici, facendo delle analisi sul funzionamento in generale…
E mi ha fatto scoprire non solo tantissime curiosità molto interessanti, ma mi ha fatto anche vedere - un pochino meglio - come funziona l'elettronica (a me, che sono completamente autodidatta sull'elettronica).
E non solo, perché occasionalmente fa anche dei particolarissimi esperimenti, come quello di provare a utilizzare apparati tipo il Sodastream con dei liquidi alimentari che non sembrano siano stati fatti per essere frizzanti
E con dei risultati VERAMENTE molto particolari.
Per cui vi consiglio di andare e dare un'occhiata al suo canale.
In fondo su YouTube - volendo cercare qualche approfondimento sull'elettronica - è facilissimo trovare ogni genere di approfondimento (io - tra l'altro - ho trovato tantissimi progetti molto interessanti per Arduino), però dei canali che, così specificatamente, vanno - proprio - a tagliuzzare l'elettronica pezzetto dopo pezzetto… è qualcosa che mi mancava, e trovo i contenuti di Clive molto, molto interessanti e d'intrattenimento, un po' - appunto - come approfondimento sull'elettronica, un po' anche per la curiosità, perché ogni tanto tira fuori dei circuiti veramente molto, molto particolari: delle cose che non si trovano esattamente su ogni bancarella.
Tra l'altro sì: anche lui aveva fatto un'analisi del Circuito per Risparmiare Energia (che risulta essere un semplice condensatore) alcuni anni fa: quello che aveva ispirato anche a me a fare quell'approfondimento su Deep Dark Diary; tra le altre cose - comunque - non è stato il solo: aveva fatto un'analisi anche il buon Mehdi di ElectroBOOM
E - in fondo - è bello scoprire che, su YouTube, ci sono anche queste ‘pagine oscure dell'elettronica’, così come è bello scoprire queste piccole perle sull'approfondimento in maniera un pochino diversa dal solito, in merito a quello che è Il funzionamento dei circuiti elettronici.
Io, come dicevo, sono completamente autodidatta: avendo fatto il liceo scientifico, ho studiato pochissima elettronica, tendenzialmente non ho una idea ben precisa del funzionamento dei transistor, dei mosfet… molte cose le ho imparate, semplicemente, studiando per i fatti miei, guardando delle guide su Internet, guardando dei video su internet, ho fatto un pochino di esperienza in più grazie al fatto che mi sono messo a sperimentare con Arduino, ma le mie conoscenze di elettronica rimangono - comunque - molto, molto, molto limitate.
Però l'elettronica resta una cosa che mi appassiona e mi diverte, ed è questa la domanda che giro a voi: voi che mi dite? Che rapporto avete con l'elettronica?
Vi limitate a utilizzare gli strumenti e a ringraziare la tecnologia, perché ci sono questi strumenti a disposizione?
Oppure vi piace andare - anche - ad approfondire, a vedere come funziona la singola cosa, all'interno? Siete - un po' - quei bambini che vogliono scoprire cosa c'è all'interno, come è riuscito a fare il nostro bravo Big Clive?
Oppure avete una passione ben specifica per l'elettronica e quindi andare a scoprire cosa c'è all'interno di ogni singolo circuito l'avete già fatto in passato? Conoscete già molto bene i circuiti elettronici, e questi possono essere semplici esercizi di stile?
Avete studiato elettronica al liceo? Avete fatto elettronica… siete - magari - tecnici elettronici?
Non lo so: parliamone nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Come sempre grazie per avermi fatto compagnia in questo viaggio, che avviene grazie all'elettronica digitale (e a un video digitale!); se sono riuscito a intrattenervi, come sempre police-in-alto, condividete con gli amici, iscrivetevi al canale per il Buon Profumo di Nuovo Iscritto™ e seguite il canale Telegram per le notifiche.
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domenica 1 maggio 2022
VLOG 403: Euroconvertitori #OperazioneNostalgia
Benvenuti, viaggiatori. Sono Grizzly e queste sono due calcolatrici molto particolari: come vedete sono identiche, sono due calcolatrici pubblicitarie (una di una banca, una di una società privata), ma entrambe hanno una cosa estremamente particolare: due display.
Queste calcolatrici le ho ripescate mentre facevo un pochino di pulizia in casa, e sono delle calcolatrici che risalgono all'anno 2001, cioè - rispetto al momento in cui sto girando questo vlog - a più di vent'anni fa, e hanno il doppio display perché svolgono una funzione particolare che va al di sopra delle classiche funzioni (delle calcolatrici che svolgono le quattro operazioni): sono - infatti - degli Euroconvertitori, ossia delle calcolatrici che venivano utilizzate per convertire gli importi in Lire → in Euro e viceversa; servivano durante la fase di transizione tra le Lire e l'Euro.
Bene, oggi voglio ripercorrere un pochettino la storia di questi euroconvertitori in questo nuovo episodio di Diario di Viaggio on the road #OperazioneNostalgia
[🎵🎶]
Il primo gennaio 1999 fu fissato il tasso di cambio dell'Euro in tutti gli stati membri; in Italia il controvalore era pari a 1936,27 Lire e, da quel momento (dal 1 gennaio 1999), all'interno di tutti gli stati membri qualsiasi transazione elettronica in ambito economico sarebbe dovuta avvenire esclusivamente in Euro.
Era nata - quindi - la Moneta Unica della Comunità Europea, anche se - ancora - esisteva solo in formato elettronico, ma già erano in corso le prime operazioni per far entrare anche “nella testa” dei cittadini europei l'esistenza di questa nuova moneta. A partire dal luglio del 1999 - per esempio - nacque l'obbligatorietà di mettere la doppia indicazione (nella valuta in corso attuale, e in Euro) sulle fatture e su tutti i documenti, ma già da tempo avevano cominciato: nel momento in cui era stato fissato il tasso di cambio - per esempio - le bollette telefoniche, le indicazioni per quanto concerne il carburante… avevamo i doppi prezzi.
Nell'ottica di aiutare le persone a cercare di riprendere un po' la mano con il discorso dei centesimi, e cominciare a imparare a conoscere meglio la moneta (in considerazione del fatto che dal primo gennaio 2002 sarebbe entrato in corso d'opera l'Euro - qui in italia - anche materialmente: a livello di monete e banconote) e in considerazione che ci sarebbe stato un periodo di «doppia circolazione» di Lire ed Euro (a quel punto saremmo passati definitivamente agli Euro e sarebbe scomparsa da Lira) il problema era venire incontro alle persone che avrebbero potuto avere difficoltà a capire questa nuova valuta, ad avere un ritorno ai centesimi dopo diverse decine gli anni, o a cominciare ad avere un minimo l'idea di come funzionasse la cosa.
E soprattutto le persone in difficoltà (anziani, bambini, portatori di disabilità) avrebbero potuto avere una serie di problemi, ed ecco - quindi - che, sin dal 2001, nacque quello che possiamo anche considerare un gigantesco business, che è stato quello degli euroconvertitori.
Gli euroconvertitori erano delle semplici calcolatrici (anzi delle calcolatrici molto basilari: fondamentalmente capaci di fare solo le quattro operazioni e poco altro), ma che - in più - avevano questi due ‘Tastini Magici’: Lire ed Euro.
Quando tu immettevi un importo sulla calcolatrice, per esempio un importo in Lire, premendo il pulsante Euro ecco che - magicamente - l'importo su display si sarebbe trasformato nel suo controvalore in Euro.
Oppure viceversa: se immettevi un valore in Euro, premendo il tasto Lire magicamente avresti ottenuto il suo controvalore in Lire.
Dovevano essere un modo di cominciare a prendere…
[etcì! 🤧] … di prendere polline di allergia…… prendere mano con i nuovi importi, con i nuovi valori; per cercare di facilitare ancora di più le cose, soprattutto per le persone anziane, cominciarono a diffondersi anche queste calcolatrici con il doppio display, che permettevano di operare ancora più semplicemente: uno premeva il pulsante Lire (o Euro) prima di cominciare (se volevi mettere dei valori in Lire e vederli convertiti in Euro, allora premevi il pulsante Euro; se invece volevi mettere dei valori in Euro e vedere il controvalore in Lire, allora premevi pulsante Lire), poi digitavi l'importo - per esempio premevi Euro, per immettere un importo in Lire e vedere quanto corrispondeva in Euro - digitavi l'importo in Lire, che ti ti compariva sul primo display (generalmente quello in basso, o quello sulla sinistra) e automaticamente, nell'altro display (quello in alto, o quello a destra), ti compariva - subito, in tempo reale - il controvalore, mano a mano che digitavi i numeri.
È stato un business molto importante, perché molti euroconvertitori sono stati distribuiti come gadget: dalle cose più semplici, come semplici cartoline che avevano i valori in Lire più diffusi e i principali valori in Euro (magari da 100 Lire a 4mila Lire, tutti i valori a scaglioni di 100 Lire) e il riporto in Euro, a queste piccole calcolatrici che hanno avuto molto più successo e hanno continuato a girare; e probabilmente qualcuno si trova ancora qualcuna di queste calcolatrici in casa…
Magari una piccola calcolatrice azzurra con la bandiera dell'Italia, che è stato l'euroconvertitore della Presidenza del Consiglio dei Ministri (è stato un regalo di natale del natale 2001) e sono tutti quanti chiamati gli euroconvertitori di Berlusconi, perché furono un lavoro fatto dal governo Berlusconi, quello di diffondere questi euroconvertitori gratuitamente (a casa di tutti gli italiani), in una procedura che tra acquisizione di queste calcolatrici dall'Asia, preparazione, imbustamento e spedizione a tutta Italia…
… costò poco meno di 10 milioni di euro!
L'idea - come ripeto - era quella di cercare di migliorare la situazione - a livello di accessibilità della nuova valuta in Euro - nei confronti delle persone con difficoltà; nell'ottica con la quale erano state anche sviluppate le nuove monete e le nuove banconote in Euro, pensando all'accessibilità per le persone - soprattutto - portatrici di disabilità, nel caso delle monete e delle banconote - per esempio - per le persone con problemi di vista (o - proprio - per le persone non vedenti)
Peraltro ho già parlato di questo, nell'episodio 135 (se non l'avete visto, vi consiglio di recuperarlo: è un trucco per imparare a riconoscere le monete in Euro senza bisogno di guardarle).
Gli euroconvertitori sono stati una pagina interessante (forse un po' pittoresca ma - in certi casi - anche molto utile) della storia italiana, dell'avvento degli Euro, della storia di una ventina di anni fa, e mi sono tornati in mente proprio perché ne ho ritrovato qualcuno rimettendo un po' in ordine la casa.
Voi che mi dite: vi ricordate questi euroconvertitori?
O avete meno di vent'anni e - magari - avete trovato qualcuna di queste calcolatrici con il doppio display, non sapevate nemmeno che cosa fossero? Era qualcosa di dimenticato in casa, buttato nel classico cassetto pieno di robaccia, non saprei…
Oppure vi ricordate questi euroconvertitori? Ne avete ancora qualcuno?
Avete l'euroconvertitore della Presidenza del Consiglio dei Ministri?
Considerate che - tra l'altro - alcuni di questi euroconvertitori sono diventati oggetti vintage, da collezione: si trovano su eBay (anche a una ventina di Euro!). Vi ricordate quando c'erano le Lire?
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Bene: io sono Grizzly, questo era #OperazioneNostalgia
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domenica 24 aprile 2022
Come evitare alcuni raggiri (Deep Dark Diary 16)
Mia madre è stata un'assistente sociale e, quando andava a fare delle visite domiciliari, si presentava (suonava al citofono o al campanello), diceva di essere l'assistente sociale…
… ma invitava le persone a NON APRIRE LA PORTA e - invece - a CHIAMARE IL MUNICIPIO e chiedere se, effettivamente, quella fosse l'assistente sociale.
Questo discorso - in parte - l'ho già accennato nell'episodio 148 di #DdVotr, ma oggi vorrei approfondire, perché alcune di queste truffe sono tornate in auge; benvenuti - pertanto - in questo nuovo episodio di Deep Dark Diary
Anni fa la società di telefonia mobile Vodafone (all’epoca si chiamava ancora “Omnitel Pronto Italia”) attivò un servizio, chiamato “SOS Mi Ricarichi”: con una chiamata automatica potevo chiedere a un mio amico, o a un mio parente (ad esempio a un genitore) di cedermi una parte del suo credito telefonico.
Fermatevi un attimo a pensare a quello che ho appena detto: riuscite a vedere l'errore? Se io avessi fatto il numero di una persona anziana (magari un po' confusa) e mi fossi fatto passare per il nipote, ecco che avrei potuto fregarle fino a € 10.
Tra l'altro non c’erano limiti: potevo fare - al massimo - una SOS ricarica al giorno, quindi potevo farla anche ogni giorno da numeri telefonici a caso; e qualora l’utente avesse rifiutato l'SOS Ricarica (oppure non aveva credito sufficiente), avrei potuto tranquillamente riprovare con un altro: in quel caso non c'era nessun limite e nessun controllo.
Naturalmente, appena scoppiò il caso di tantissimi che avevano approfittato (proprio di persone anziane, soprattutto), ovviamente furono messe in atto una serie di contromisure, si cominciò a restituire i soldi a tantissimi utenti…
… ma - alla fine - la contromisura più efficace fu quella di cancellare del tutto il servizio (e - tra l'altro - sospendere alcuni utenti che si erano comportati in maniera più sospetta).
Ma sugli operatori di telefonia potremmo letteralmente parlare per settimane, visto che - per esempio - a me Wind disse che avevo clickato per attivare un servizio in microabbonamento… con la SIM installata sull'impianto di teleallarme, che – tra l'altro – proprio da contratto non era neppure compatibile con i servizi a microabbonamento! Ne ho già parlato, peraltro: episodio 327.
E naturalmente come non citare tutti quei simpaticissimi agenti commerciali che ci informano che l’ENEL (adesso Servizio Elettrico Nazionale) chiuderà entro breve e tutti gli utenti che non hanno cambiato operatore dell'energia, semplicemente rimarranno senza corrente!
E questo senza voler disquisire approfonditamente di tutte quelle persone che carpiscono la fiducia (in particolar modo di quelle persone anziane), facendosi passare per amici lontani (o amici dei vicini di casa), quando non - addirittura - per rappresentanti delle Forze dell'Ordine.
In conclusione, lo ammetto: è brutto da dire, ma la verità è che – semplicemente – BISOGNA DIFFIDARE DI TUTTO E DI TUTTI, SEMPRE!
È piuttosto evidente che nessun servizio né operatore chiuderà dall’oggi al domani, senza che se ne sia parlato - invece - per INTERE settimane!
Quando qui in Italia fu introdotto l'obbligo di comporre il prefisso anche per le chiamate urbane, fra quelle che sono state informazioni su tutti i media, campagne pubblcitarie martellanti, periodo in cui funzionava sia facendo il prefisso che non facendo il prefisso, periodo con la voce guida che t'invitava, dalla prossima volta, di fare il prefisso, periodo che ti diceva “Fra un mese smetterà di funzionare se non fai il prefisso” etc… È passato più di un anno!
Ma soprattutto non si apre la porta e non si fa entrare in casa nessuno, meno che mai persone che arrivino all'improvviso, senza nessun motivo apparente, e dicendo di essere rappresentanti delle forze dell’ordine: al contrario - in questo caso - un VERO rappresentante delle FdO, trovandosi in presenza di una persona - magari - anziana da sola, non avrà nessun problema (e, molto probabilmente, sarà LUI STESSO a invitare la persona a farlo…) ad attendere che questa persona chiami il Numero Unico di Emergenza e contatti le FdO per chiedere conferma dell'identità della persona che si trova davanti alla porta.
In conclusione questo episodio l'ho realizzato per lanciare un messaggio, un messaggio molto importante: dovete stare accanto ai vostri parenti o ai vostri vicini di casa anziani, soprattutto se sono da soli: è una cosa veramente molto importante, perché - al di là del rischio di essere truffati - c'è il rischio che queste persone, oltre che essere rimaste da sole, perdano quel poco che è rimasto loro in mano, perdano anche la dignità…
Tra l'altro la tecnologia può aiutarci moltissimo ad essere più vicini anche alle persone che, in qualche modo, si trovano lontane, quindi cerchiamo di sfruttare tutto questo a nostro vantaggio.
Detto questo io vi ringrazio: sono Grizzly e questo era Deep Dark Diary, il contenitore che - ogni ultima domenica del mese - ci porta a fare un viaggio lungo il lato oscuro della cultura, del folkolre o della tecnologia; noi ci vediamo al prossimo episodio: ciao a tutti!
E sì: sto sperimentando una nuova scenografia e un nuovo ambiente di lavoro per realizzare video: spero che vi sia piaciuto… e - comunque - è ancora un lavoro in divenire, indubbiamente!
domenica 17 aprile 2022
VLOG 402: Ghostbusters Legacy in quattro punti (NO SPOILER)
Benvenuti a bordo, viaggiatori: sono Grizzly, questo è Diario di Viaggio on the road, oggi parliamo di Ghostbusters Legacy: film che viene a quasi 40 anni di distanza dal Ghostbusters del 1984 (e dal Ghostbusters 2 del 1989) e che non tiene conto del reboot del 2016 (come se quel reboot fosse avvenuto in un differente universo cinematico).
Anche se devo ammettere che Ghostbusters Legacy, più che essere un Terzo Capitolo, lo possiamo considerare una sorta di Secondo Capitolo e Mezzo, perché tiene soprattutto conto di quello che è successo nel film del 1984, ma sono POCHISSIMI i riferimenti al film del 1989; non dimentichiamo che nel film del 1989 abbiamo avuto non solo grandi avventure, ma anche grandi fatti di cronaca, per esempio la Statua della Libertà che ha passeggiato per New York la notte di capodanno, ma questo non viene mai citato, quindi… in realtà il riferimento più importante al secondo capitolo è l'Occultoteca di Ray.
Prima di continuare con quest'analisi (che farò nei classici quattro punti): non farò spoiler, quindi se non avete visto il film, potete guardare quest'analisi e poi andare a recuperare il film quando volete… recuperatelo il film!
Però… non ho ancora deciso se mi è piaciuto o meno: anche nell'analisi, i quattro punti non vi dirò se sono positivi o negativi: decidete voi se sono positivi o negativi; anche le due scene, che vi voglio citare, non sono "La scena che mi ha fatto sorridere" e "quella che mi ha fatto riflettere", perché entrambe le scene mi hanno fatto sia sorridere che riflettere: una sorta di sorriso amaro in entrambi i casi.
Quindi cominciamo, primo ‘sorriso amaro’: i personaggi entrano nella casa del padre di Callie, e la prima cosa che trovano è l'assembramento simmetrico di libri, che è una bella citazione al primo capitolo (schiaccia l'occhio agli appassionati del franchise), e però… stiamo parlando di un posto dove ci sono anche dei terremoti.
Seconda scena (e giuro che è stato il ragionamento che ho fatto mentre la guardavo svolgersi): i ragazzi del fast-food, assieme a Trevor e Lucky, stanno andando a fare questa "gita fuori porta" (questa passeggiata in campagna); mentre li guardavo, dicevo:
-Mi sembra un po' il cliché della gita fuori porta dei ragazzi dell'Alabama. Ci manca, veramente, solo che - quando arrivano - uno di loro spara una cherry-bomb così, senza nessun motivo…… cosa che avviene - puntualmente - dopo 30 secondi
Ma comunque cominciamo con i quattro punti.
Punto uno: NOSTALGIA - Questo film è una gigantesca operazione nostalgia per gli appassionati del franchise, e CONTINUA a schiacciare l'occhio a chi ha apprezzato il primo film, soprattutto. In certi momenti - forse - letteralmente si mette a sbraitare:
^EHY, GUARDA: COME NEL VECCHIO FILM!
E magari può essere anche un tantino eccessivo. Ma osservo - anche - che ci può stare, perché dopo tutto questo tempo, un pochino di operazione nostalgia ci sta anche bene.
Punto numero due: L'ATMOSFERA - L'aria che si respira, il modo che hanno (i personaggi di questo universo cinematico) di rapportarsi con i fantasmi (e - in questo film - anche con i terremoti) richiama, molto, la stessa atmosfera che c'era con i fantasmi nella New York del 1984: non è solo un richiamo nostalgico, è - proprio - un modo di rendere l'atmosfera che mi è piaciuto, perché è la stessa aria che si respira, funziona!
Punto numero tre: LA TRAMA - Per essere un film che si sviluppa - fondamentalmente - a 40 anni di distanza dal primo, la trama è molto ben fatta: è una storia molto interessante e molto coinvolgente.
Purtuttavia lo sviluppo della trama lascia un tantino a desiderare, perché i primi tre quarti di film sono particolarmente lenti, e la trama comincia ad accellerare (anche un po' troppo) solo nell'ultimo quarto di film, un po' come i romanzi di Dean Koontz (che fanno la "corsa finale") e… non lo so: magari si poteva cercare di sviluppare la trama un po' meglio lungo tutto il film.
E infine punto numero quattro: LE SCENE POST-CREDIT - Sono due, non vi faccio spoiler su queste scene, però vi dirò che queste due scene (entrambe) sono - ancora una gigantesca operazione nostalgia, uno schiacciare l'occhio agli appassionati del franchise, sbraitandogli contro
GUARDA: ABBIAMO A CHE FARE CON IL VECCHIO FILM!E la seconda scena, che si conclude con qualcosa di particolarmente telefonato, secondo me.
Questa era la mia analisi di Ghostbusters Legacy.
Di nuovo: non so dire se mi è piaciuto o meno; mi è piaciuto molto a livello dell'operazione nostalgia, ma - se dovessi TOGLIERE l'operazione nostalgia - non so, sinceramente, come esprimermi: sto ancora (a distanza di diversi giorni) cercando di elaborare se questo film mi è piaciuto effettivamente, o meno.
Mi è piaciuto il fatto che è anche dedicato alla memoria di Harold Ramis (che non c'è più), mi è piaciuto - comunque, come dicevo - la trama, il racconto che ci porta sullo schermo: è una maniera funzionale di non fare - semplicemente - una sagra del brodo allungato del film del 1984…
… però non so ancora dire se - effettivamente - è un film che mi è piaciuto o meno, e questa domanda la faccio a voi: voi l'avete visto? Vi è piaciuto, non vi è piaciuto?
Vi è piaciuto come operazione nostalgia, ma siete d'accordo con me che non avete ancora deciso se, tolta l'operazione nostalgia, vi è piaciuto questo film o meno?
Non lo so: parliamone nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
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domenica 10 aprile 2022
VLOG 401: Ritorno a Monkey Island
Il 1 aprile 2022 Ron Gilbert ha pubblicato un tweet nel quale annunciava che, nel corso dell'anno 2022, sarebbe arrivato un nuovo capitolo della saga videoludica di Monkey Island
Tutto il mondo ha reagito come con qualsiasi altra notizia così iperbolica lanciata il primo aprile:
Ah ah: complimenti… un magnifico Pesce d'Aprile!Poi - però - c'è stato il leak di un trailer e, a quel punto, l'hype della comunità videoludica è salito a… Livello Richter, nel senso che - praticamente - l'onda di hype è stata registrata dai sismografi di tutto il mondo!
Scherzi a parte, la notizia sembra proprio confermata: nel corso del 2022 arriverà un nuovo terzo capitolo della saga di Monkey Island.
Perché «un nuovo terzo capitolo»?
Beh, per essere precisi, il team che lavorò originariamente ai primi due capitoli (ossia «Il Segreto di Monkey Island» e «La Vendetta di LeChuck»), team che comprendeva - tra gli altri - appunto Ron Gilbert, assieme a Tim Schafer e Dave Grossman, dopo i primi due capitoli si sciolse, e hanno continuato a lavorarci altre persone.
E questo ha cambiato un pochino le cose: alcune domande sono rimaste completamente senza una risposta (in particolar modo il finale sospeso di Monkey Island 2), e poi - con «Fuga da Monkey Island» (il quarto capitolo), addirittura cambiò anche il motore videoludico: si passò dallo SCUMM al GrimE (lo stesso motore di Grim Fandango), che utilizzava non più il linguaggio di programmazione (di scripting) SCUMM, ma il linguaggio LUA.
E questo cambiamento lo vediamo - tra l'altro - proprio in QUELLA edizione del videogame (in Fuga da Monkey Island), con lo SCUMM BAR (il locale per pirati) che è diventato un locale per turisti (un Sushi Bar) ed è diventato il LUA Bar.
C'è anche questa piccola cosa, che - in fondo - c'è un po' in tutti i capitoli di Monkey Island, perché una delle cose che si è apprezzato tantissimo, in Monkey Island, era la grandissima ironia che si sviluppava lungo tutta la trama: ci sono tantissime cose che sono entrate nell'immaginario collettivo: dai Duelli di Insulti, in cui la lingua deve ferire più della spada, a uno strumento che
(potete chiedere a tantissimi sistemisti!)non deve MAI mancare nella cassetta degli attrezzi di un bravo sistemista, assieme a un cacciavite, ossia… un Pollo di Gomma con Carrucola!
Monkey Island, nel 1990 (quando io avevo 16 anni!), fu una grande innovazione, nell'ambito delle avventure grafiche, perché aveva tutta una serie di cose che, sino a quel momento, non si erano viste (o se ne erano viste solo alcune e solo raramente).
Innanzitutto c'era una grandissima capacità di esplorare l'intero ambiente di gioco: non c'erano limitazioni legate esclusivamente alle quest; c'erano delle quest molto chiare, delle funzionalità molto specifiche e degli indizi molto specifici; c'era la possibilità di interagire moltissimo con i personaggi e di costruire… la trama di base era quella, ma poi si poteva arzigogolarci intorno.
C'erano poi delle cose veramente molto simpatiche: era stata rimossa la famosa possibilità della cosiddetta Morte Istantanea, quindi il personaggio non sarebbe «morto» (costringendo il videogiocatore a ricominciare il gioco) per aver fatto una mossa sbagliata, e - per lo stesso ragionamento - l'aver dimenticato di raccogliere un indizio in una parte del gioco non avrebbe bloccato del tutto il gioco, perché c'era sempre la possibilità di tornare indietro e raccogliere quell'indizio.
Monkey island è stata una mia importante introduzione ai giochi di avventura grafica, anche perché nel '90 (come dicevo: avevo 16 anni) non ero un grandissimo appassionato di videogiochi, ma mi appassionai facilmente a Monkey Island, per l'avventura, per l'atmosfera e per le dinamiche di gioco, che erano molto interessanti ed innovative…
E rilasciare una nuova versione del videogame a distanza di trent'anni - indubbiamente - è anche una gigantesca Operazione Nostalgia: questo è ovvio, e non cerchiamo di ignorarlo, perché saranno tantissimi quelli che - come me - hanno giocato a Monkey Island a 12~13~14~15 anni, che riprenderanno Monkey Island proprio per l'arrivo di questo nuovo Terzo Capitolo, però mi auguro che possa essere anche un modo di far scoprire l'ambiente e le avventure di Monkey Island anche ai nuovi videogiocatori, anche ai videogiocatori più giovani.
Ma dovremo aspettare il rilascio del videogame per capire come andranno le cose: se sarà solo una gigantesca Operazione Nostalgia, o se riuscirà a essere qualcosa di interessante.
Voi cosa mi dite: avete giocato a Monkey Island quando era uscito, o successivamente? Magari avete acquistato anche voi (come lo fece anch'io, nel 2002) le edizioni rimasterizzate su CD con la nuova grafica, ma con la possibilità di tornare indietro alla vecchia modalità grafica?
Oppure non conoscevate il gioco? L'avete solo sentito nominare?
Siete curiosi di questo nuovo capitolo? Oppure no: pensate che questo nuovo capitolo - appunto - sarà solo una gigantesca Operazione Nostalgia e non vi interessa?
Parliamone nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
In passato - tra l'altro - ho avuto anche modo di trovare un'edizione su CD del secondo capitolo (La Vendetta di LeChuck) nel cestone di un centro commerciale: l'ho comprato a un paio di euro…
Eccolo qua: Monkey Island 2 su CD, distribuito dalla CTOe quindi è stato - per me - un gigantesco e interessantissimo salto nel passato, ma - appunto - sono curioso di sentire la vostra.
Bene, io sono Grizzly, come sempre: grazie, mettete pollice-in-alto e condividete, iscrivetevi al canale per il Buon Profumo di Nuovo Iscritto™, vi ricordo il canale Telegram per le notifiche.
Qua in alto trovate lo scorso episodio, in basso un video che - secondo YouTube - potrebbe interessarvi; cliccate sulla mia faccia per iscrivervi e noi ci vediamo al prossimo episodio, ciao a tutti!
domenica 3 aprile 2022
VLOG 400: Linea telefonica Duplex #OperazioneNostalgia
Benvenuti viaggiatori: sono Grizzly e questa è la chiostrina telefonica del palazzo dove abito.
Queste morsettiere vengono - direttamente - dalla centrale telefonica: sono a coppie (a due a due), portavano le linee telefoniche, questi fili bianchi e rossi sono quelli che salivano ai vari appartamenti
piano piano vengono soppiantati dalle fibre ottichee questa barra, che vedete qua accanto, è la barra di terra: aveva uno scopo ben preciso, assieme a questo spazio che c'è qua, dove adesso c'è la fibra ottica ma una volta ci andavano gli apparecchi per il duplex.
Bene oggi vi parlo del duplex, che era una funzionalità particolare delle linee telefoniche di una volta e approfondiamo l'argomento in questo nuovo episodio di Diario di Viaggio on the road #OperazioneNostalgia
[🎵🎶]
Nel 1928 la STIPEL (Società Telefonica Interregionale Piemontese e Lombarda) brevetta un sistema che consente a due utenti, a condizione che siano raggiunti dal medesimo doppino, fino alla chiostrina dello stabile (quindi due utenti all'interno dello stesso stabile) di condividere una linea telefonica (in realtà un doppino telefonico) avendo ognuno - però - la propria linea telefonica indipendente, con il proprio numero e con la propria bolletta.
Questa condivisione ha il pregio di permettere a entrambi gli utenti di pagare un canone, per la linea telefonica, più basso: in origine il risparmio era poco meno della metà, rispetto al costo intero della linea telefonica, poi - nel corso del tempo - questo è stato ritoccato, nell'ultimo periodo (in cui è stato disponibile il servizio) il canone era più basso di un 33,3% rispetto al canone pieno, che - comunque - era un risparmio, soprattutto se consideriamo che parliamo di un periodo (l'inizio degli anni ’30 del 1900) in cui c'era - comunque - una certa difficoltà economica a sostenere il costo di una linea telefonica, e questo sistema ha permesso - comunque - la diffusione delle linee telefoniche.
Sto parlando del duplex: il duplex era un meccanismo che permetteva a due utenti - appunto - di essere collegati entrambi alla rete telefonica, con il proprio numero telefonico, con il pregio di poter pagare un po' di meno il costo della linea telefonica, ma il difetto che il meccanismo duplex, utilizzando un singolo doppino per due utenti, permetteva solo a un utente alla volta di essere collegato e di utilizzare il telefono: mentre un utente utilizzava il telefono, l'altro aveva il telefono muto e non poteva né telefonare né ricevere telefonate.
Il duplex funzionava in base a un principio semplice, eppure geniale: noi abbiamo la linea telefonica, che passa - con un segnale elettrico - attraverso due conduttori (in Italia sono un cavetto bianco, identificato dalla lettera “a”, e un cavetto rosso, identificato dalla lettera “b”, e - banalmente - chiamati appunto doppino telefonico), ma quello che utilizzava la centrale, per determinare chi dovesse utilizzare il telefono, era la resistenza di isolamento di ognuno dei due conduttori verso terra; infatti - normalmente - quello che succedeva era che: arrivava il doppino alla chiostrina, nella chiostrina veniva installato uno scatolotto con un circuito di controllo e un relè, dopodichè da questo al circuito di controllo uscivano due doppini: uno andava al primo utente e uno andava al secondo utente.
Lo stesso meccanismo era installato dall'altra parte (in centrale): c'era questo scatolotto con un relè e poi una morsettiera andava all'utente Uno, l'altra morsettiera all'utente Due.
Per questo motivo - tra le altre cose - quando si avevano due utenti con il duplex, i loro numeri di telefono - tipicamente - differivano di una sola cifra: per esempio se uno avesse avuto il numero telefonico 1234-5, l'altro - probabilmente - avrebbe avuto 1234-6 (oppure 1234-4).
Quando uno dei due utenti aveva bisogno di utilizzare il telefono, quello che faceva era alzare la cornetta: a questo punto il suo contatto elettrico (fosse questo ‘a’, oppure ‘b’) veniva chiuso verso terra, la centrale rilevava l'improvviso cambio di resistenza (verso terra) del potenziale elettrico di uno dei due conduttori e - in questo modo - veniva pilotato un relè che dava entrambi i contatti elettrici alla linea Uno (o alla linea Due: a chi aveva alzato - materialmente - la cornetta).
E - tra le altre cose - quando scattava questo relè, mentre dava i due contatti al primo utente, al secondo utente (quello che rimaneva isolato) metteva un condensatore in parallelo sulla linea, che - scaricandosi - avrebbe fatto scattare per un istante il campanello dell'utente, facendogli fare un "ding" al campanello del telefono, come avviso di cortesia che la linea telefonica era stata occupata, perché mentre l'utente Uno poteva utilizzare il telefono per chiamare o per ricevere una chiamata, l'utente Due era completamente isolato.
Nel momento in cui l'utente avesse finito di parlare e avesse chiuso la cornetta, questa avrebbe ripordato entrambi i relè in posizione di riposo; non subito - in realtà - perché la centrale avrebbe comunicato (segnale di cortesia) all'altro utente che la linea si era liberata, quindi il relè per un istante sarebbe scattato sull'altro utente e la centrale avrebbe inviato un breve squillo (di tre decimi di secondo, contro la «durata standard dello squillo», che era di un secondo) appunto per avvisarlo che la linea si era liberata.
Quando non era un utente che doveva telefonare, ma era un «terzo utente» che stava chiamando uno dei due, lo stesso discorso avveniva in centrale, ma il ragionamento era lo stesso: la centrale - a seconda di chi doveva essere l'utente a ricevere la telefonata - poneva verso terra il conduttore equivalente, entrambi i relè (in centrale e sotto, alla chiostrina) si eccitavano, portando la linea telefonica verso quell'utente, quindi era possibile fare la conversazione; di nuovo, quando l'utente finiva e chiudeva la cornetta, cadevano i relè (c'era un attimo l'avviso di cortesia all'altro utente) e poi la linea ritornava di nuovo in stato di riposo.
Il duplex - come dicevo - ha permesso la maggior diffusione delle linee telefoniche, a discapito di questa funzionalità "solo un utente alla volta", con tante storie, tante liti che sono venute fuori su utenti che dovevano aspettare che il vicino di casa/il dirimpettaio avesse finito di conversare, prima di poter fare noi la nostra telefonata, poi il sistema - piano piano - ha cominciato a diffondersi sempre di meno, anche perché a partire dagli anni ’70/anni ’80, un po' con una parte di boom economico, era guardato con diffidenza: era considerato una vera e propria poracciata, (anche se non c'era nulla di male in questo) e poi, nel 1994, Telecom chiuse definitivamente il servizio, perché l'avvento delle nuove linee telefoniche con tecnica digitale non permetteva più di utilizzare questi discorsi particolarmente analogici, come la misurazione della resistenza verso terra.
Conoscevo il duplex, da molto tempo, perché nello stabile in cui abitava mia nonna c'erano due persone, che erano madre e figlia ed erano dirimpettaie, che avevano la linea telefonica con il duplex, e c'era questa cosa particolare che il telefono funzionava a una persona alla volta.
Ma adesso chiedo a voi: che cosa mi dite? Voi conoscevate il sistema duplex? L'avete avuto in casa, l'avete avuto in casa dei vostri nonni, l'ha avuto qualcuno dei vostri parenti?
Ve lo ricordavate, oppure non lo conoscevate? E non sapevate che c'era questo meccanismo che permetteva di avere due linee telefoniche, che condividevano una parte dell'impianto?
Parliamone nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene: io sono Grizzly, questo era #OperazioneNostalgia
Come sempre: pollice-in-alto, condividete, iscrivetevi al canale, noi ci vediamo al prossimo episodio, ciao a tutti!
domenica 27 marzo 2022
Dopo l'amputazione (Deep Dark Diary 15)
Kristi Loyall è una ragazza che, nel 2011, ha 26 anni e soffre di uno strano dolore che le parte dal piede destro.
Pensa - magari - a un lipoma infiammato ma, invece, ha un tumore maligno alla pelle, ed è una situazione molto grave, tanto che la giovane dovrà subire l'amputazione del piede, praticamente sotto il ginocchio destro, per riuscire a sopravvivere.
Un po' per scherzo (e un po' per sdrammatizzare la situazione) chiede ai medici se - dopo la procedura - potrà avere indietro il piede… e i medici - seriamente - le rispondono che sì: in realtà basta solo compilare un pochino di incartamenti ed è perfettamente possibile.
Ed ecco che, grazie all'aiuto di un museo di osteologia, da questo piede sono state estratte, ripulite ed incollate le ossa… che hanno un account Instagram!
Bene: oggi, prendendo ispirazione dalla storia di Kristi, vediamo che cosa succede qui in Italia, dopo un'amputazione, agli organi che sono stati (per l'appunto) amputati, in questo nuovo episodio di Deep Dark Diary
Può succedere per via di una malformazione congenita che si ha sin dalla nascita, oppure a causa di un incidente, o di una malattia (come nel caso di Kristi), ma ricordiamo che - banalmente - anche l'estrazione di un dente di fatto costituisce l'amputazione di un organo vivente.
Cosa succede, qui in Italia, dopo l'amputazione?
Beh, soprattutto - in particolar modo, se è avvenuto in caso di malattia - l'organo amputato è considerato un rifiuto sanitario pericoloso e, pertanto, sottoposto a uno smaltimento (a una procedura di smaltimento) come se fosse un rifiuto speciale.
O, quando parliamo di elementi di una certa dimensione o riconoscibilità (ad esempio un braccio o una gamba), allora si procederà a una tumulazione, o a una cremazione, come se si trattasse di un'intera salma.
E infatti, non oltre le 48 ore dall'intervento, l'attuale Regolamento di Polizia Mortuaria concede all'amputato la possibilità di andare a richiedere una specifica procedura di tumulazione o cremazione, qualora lo desiderasse: ad esempio per motivi religiosi.
È inoltre possibile chiedere l'inumazione presso una tomba di famiglia, magari la tomba che - in futuro - sarà destinata, poi, ad accogliere le restanti spoglie mortali dell'amputato.
Oppure - se PER ESEMPIO la disposizione di fine vita dell'amputato fosse per cremazione e spargimento delle ceneri in mare - sarà possibile applicare la medesima procedura solo all'arto che è stato amputato.
La dispersione delle ceneri può avvenire in determinate aree predisposte dei cimiteri, oppure in alcuni boschi, in mare… tutto quanto è regolamentato da specifiche normative locali, inerenti il comune dove è avvenuto il decesso, o quello dove si richiede di effettuare la dispersione delle ceneri.
E voi che cosa ne pensate? Se in futuro (a causa di un incidente, di una malattia o di qualcos'altro) doveste subire una amputazione, cosa vorreste fare dell'arto che vi viene amputato?
Non ve ne importerebbe nulla, e andrebbe bene che vada a finire smaltito come un rifiuto speciale?
Oppure a vorreste che venisse - non lo so - inumato, cremato… o altro? Parliamone!
Bene, io sono Grizzly e questo era Deep Dark Diary: il contenitore che - ogni ultima domenica del mese - ci porta a fare un viaggio lungo il lato oscuro della cultura, del folklore o della tecnologia; noi ci vediamo al prossimo episodio, ciao a tutti!