domenica 1 maggio 2016

VLOG 115: Parliamo (VEDA e VOGA)

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Benvenuti viaggiatori: sono Grizzly, è sabato mattina (sono le 7:30), quello a cui sono appoggiato è il mio dipolo, sto andando a girare il vlog, ma volevo farvi vedere le condizioni in cui è Siracusa in questo momento!
[♪bleep]
Benvenuti a bordo viaggiatori, sono Grizzly e questo è Diario di Viaggio on the road.
Mettetevi comodi: dobbiamo parlare!
Mmm mmm! Qualcosa di brutto?
Noo, si scherza: semplicemente è un bel pezzo che non faccio un vlog in libertà, e avevo voglia di farne uno breve e conciso, quindi cominciamo: sigla!
[♪♫♪]
Questo vlog andrà in pubblicazione il primo maggio, ossia "il giorno dopo il 30 aprile"; il 30 aprile è una data interessante, perché il 30 aprire sarà stato l'ultimo giorno di #VEDA.
Cos'è VEDA? VEDA è un acronimo che sta per Vlog Every Day in April, ed è una specie di challenge a cui mi sono sottoposto sul mio secondo canale in lingua inglese: quella di realizzare 30 vlog (uno per ognuno dei giorni di aprile) con 30 argomenti differenti e mi sono sottoposto a questa challenge realizzando trenta vlog in lingua inglese.
Ne ho parlato "annunciando" il lancio il primo aprile (un po' come se fosse un "pesce d'aprile" perché era un vlog in inglese sulla macchina), che NON ERA un pesce d'aprile, perché sì: ho fatto questa challenge per la seconda volta.
La prima volta l'ho fatta l'anno scorso: io sono venuto a conoscere il VEDA nel 2014 e ho pensato di "mettermi in gioco".
Per quale motivo nascono i VEDA? Alla base c'è un'idea: realizzare trenta vlog ti "costringe" a metterti trenta volte davanti all'obiettivo della telecamera, quindi - innanzi tutto - è un modo per prendere naturalezza quando si parla di fronte alla telecamera, quando si parla di fronte a un obiettivo, che sicuramente è una delle cose più utili, anche se subito voi mi direte: "Vabbè: è due anni che fai lo youtuber, ancora vuoi prendere naturalezza a parlare di fronte alla telecamera?"
In italiano sì, sicuramente non dovrei avere grossi problemi: sono passato da una certa emozione, dall'essere particolarmente nel pallone quando ero davanti alla telecamera, a essere più tranquillo, questo sicuramente.
Purtuttavia questo non è vero per quando ho registrato dei video in lingua inglese: perché l'inglese non è la mia lingua madre, sono piuttosto preoccupato perché quando parlo in inglese per "necessità lavorative" sono più rilassato, ma quando parlo in inglese davanti a un obiettivo ancora mi sento un po' impacciato, cerco di pensare a tutto quanto e mi si crea un enorme groviglio in testa, quindi sicuramente son da vedere determinate cose. E i VEDA hanno aiutato tantissimo, tanto che l'anno scorso (quando ho fatto i VEDA) in certi momenti diventava quasi un "Oh mamma mia: devo girare il video" e verso la fine ero più rilassato, ero più "Ah, e dai oggi devo girare il video".
Mentre quest'anno è stata un'esperienza COMPLETAMENTE differente, perché quest'anno mi sono anche divertito: ho realizzato il mio calendario, ho parlato delle cose che interessavano me e ho realizzato un video al giorno per tutti i trenta giorni di aprile veramente in pieno relax.
E ho fatto una migliore esperenza, mi sento un pochino più tranquillo quando sono di fronte a una telecamera a parlare in lingua inglese, che è una cosa che mi interessa perché ci sono dei progetti che ho in mente e che voglio realizzare, e alcuni di questi progetti sono in lingua inglese.
Ma non è di questo che voglio parlarvi, quello di cui voglio parlarvi - principalmente - è non solo il fatto del VEDA (che è stata un'esperienza talmente simpatica quest'anno, talmente DIVERTENTE che ripeterò anche l'anno prossimo), ma il fatto di come l'anno scorso io abbia portato i VEDA in Italia in agosto. Perché il VEDA si ripete anche in agosto (oltre, infatti, che Vlog Every day in April, VEDA può stare per Vlog Every Day in August), però in agosto ho fatto una cosa differente: ho portato il VEDA in Italia, l'ho fatto in Italiano, l'ho chiamato "VOGA" (Vlog Ogni Giorno di Agosto) ed è una cosa che ho intenzione di ripetere anche quest'anno, quindi anche quest'anno trentuno vlog per i 31 giorni di agosto.
Lancerò con calma l'hashtag e tutto quanto intorno a luglio (come ho fatto l'anno scorso): sto studiando un buon calendario e via discorrendo.
Ma l'idea alla base di VOGA fondamentalmente è la stessa alla base di VEDA: quella di lanciare un hashtag nel quale gli utenti possano cercare di creare dei contenuti, possano provare a mettersi in gioco: perché poi io ho il piacere (in entrambi i VEDA) di essere arrivato sino in fondo, di aver realizzato tutti e trenta i video, ma il piacere non è quello di realizzare TUTTI E TRENTA i video, perché magari poi uno dice "va bene: voglio realizzare questi trenta video: un giorno salta. Basta è saltato, amen: ho perso".
Ma no! L'importante è mettersi in gioco, se salta un giorno: può succedere! Non morirà nessuno: è anche possibile - se volete - dice "quel giorno dovrò andare a fare quella cosa, non potrò girare il video", ma puoi anche PROGRAMMARE quel video, l'importante è registrare trenta video, trentuno video (se siamo in agosto); quindi anche se tu in un giorno registrerai due video, perché uno sarà programmato per il giorno dopo, comunque hai registrato trentuno video.
Il fatto di farlo ogni giorno è un modo di avere un'abitudine, perché è normale: io potrei anche registrare tutti e trentuno i video in un giorno, ma così si perde proprio il piacere di mettersi davanti alla telecamera. Registrare 31 video e programmarli diventa la "schiavitù" del mettersi davanti alla telecamera.
VOGA, VEDA, devono essere vissuti in questo modo: dev'essere una cosa simpatica, un passatempo, un modo di mettersi davanti a una telecamera e raccontare se stessi, che è una cosa che - come dicevo - sto riscoprendo adesso.
Cioè io all'inizio di Diario di Viaggio on the road avevo pensato anche di portare un po' me stesso in questo canale, e poi ho cominciato a guardare agli argomenti, guardare i canali e ho smesso di portare anche un po' me stesso sul canale.
Ed è una cosa di cui sentivo la mancanza: l'ultima volta che ho fatto un vlog così è stato parecchio tempo fa, e voglio portare un po' più di me stesso sul canale. L'ho fatto con il vlog numero 113, con il racconto di quel brutto incidente in Trentino, per il quale ho avuto molti feedback positivi e mi ha fatto molto piacere, ed è stato anche un modo di lanciare un messaggio sul funzionamento della numerazione di emergenza, della chiamata di emergenza, che è una cosa che comunque voglio anche approfondire più in avanti.
Sto anche lavorando a una cosa che concerne un po' l'emergenza, la protezione civile e la sicurezza, e di questo adesso sono un pochino fermo per motivi logistici, ma sto realizzando un progetto che comunque voglio mettere in funzione.
Io - come ho detto varie volte - sono un blogger (colla "B", non colla "V"), io sono stato un blogger per più di dieci anni: ho aperto il mio blog "Diario di Viaggio" nel 2004.
Ho cominciato a scrivere sul mio blog un po' per gioco, un po' per condividere delle passioni, e ora ho continuato e sono diventato un vlogger (colla "V"), come disse il buon Filippo Altroquando, perché probabilmente sono un blogger a cui si è rotta la tastiera (mi è piaciuta tantissimo questa definizione).
Bene ragazzi: questo vlog finisce qui, in fondo senza una domanda: forse possiamo costruire una discussione se avete visto il mio VEDA e vi è sembrato qualcosa di particolare o meno. Se avete visto altri youtuber che hanno fatto i VEDA, se avete visto il mio VOGA dell'anno scorso, del 2015.
Se volete nel 2016 partecipare ai VOGA. Se state vedendo questo vlog dopo molto tempo, e avete partecipato ai VOGA del 2016 e vogliamo parlarne: c'è sempre spazio nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr.
Io sono Grizzly, vi ringrazio per essere arrivati sino in fondo a questa bella chiacchierata, noi ci vediamo domenica prossima sempre con Diario di Viaggio on the road, ma con gli argomenti di sempre; per il momento vi ringrazio, vi ricordo di fare pollice-in-alto, di iscrivervi al canale (di iscrivervi al canale Telegram).
E detto questo ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 24 aprile 2016

VLOG 114: YouTube Poop: arte o violazione di copyright?

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Avete presente il mesh-up che apre il trailer del mio canale? (Ossia: questo):
Benvenuti a bordo, viaggiatori.
Sono Grizzly:
il vostro tecnico informatico di fiducia.
[Uff] Sarà dura...
(perché avete riempito il vostro computer di virus e altri ammenicoli)
e questo è Diario di Viaggio on the road!
Bene! Avrà a che fare con l'argomento del giorno, per cui cominciamo: sigla!
[♪♫♪]
Siete molto innamorati.
Così innamorati che vorreste "suggellare per la vita" il rapporto con il vostro partner, ma siete delle persone molto romantiche, quindi pensate di farlo con un biglietto: un bel cartoncino con qualche messaggio d'amore vergato a mano, giusto?
O piuttosto con un foglio di carta in cui incollate dei caratteri ritagliati a caso da giornali e riviste: un po' come una "richiesta di riscatto" di un film d'azione. Uhm... no: direi che cade il romanticismo, proprio precipita!
Però se ci pensate, davanti a un gesto del genere qualcuno - comunque - avrebbe modo di dire "Beh, quantomeno è artistico".
In fondo quello di cui voglio parlarvi oggi è proprio questo: prendere qualcosa, ritagliarlo, rimaneggiarlo, riutilizzarlo in maniera tale che il messaggio che veniva lanciato in origine venga completamente cambiato, lanciando tutt'altro genere di messaggio.
Questo principio applicato a dei video presenti su YouTube sta alla base della "YouTube Poop".
Che cos'è la YouTube Poop? Fondamentalmente sono dei video che vengono - anziché essere "montati" - SMONTATI: sovrapposti, rallentati, modificato il tenore audio, rimontati in maniera completamente differente per far dire delle parole totalmente differenti ai personaggi e - appunto - lanciare un messaggio finale *completamente* *diverso* dal messaggio che veniva lanciato dal video originale: può essere ogni genere di messaggio, può essere un messaggio sensato, o un messaggio non sensato.
Prima di continuare questo discorso, vi presento lo youtuber di cui vi parlo oggi, che è - secondo me - uno dei più grossi rappresentanti della YouTube Poop in Italia, ed è Nocoldiz.
È molto bravo, e vi lascio il link del suo canale sul doobly-doo e sulla scheda: andate, visitate il suo canale, iscrivetevi se non siete già iscritti, fa delle cose veramente molto interessanti.
Anche molto simpatiche, in certi casi.
E giusto per farvi fare un'idea di qual è la situazione quando parliamo di «cambiare completamente il senso di un messaggio rimontando il video», facendo sovrapposizioni eccetera, cominciamo con un video molto semplice che vi segnalo...
... ora, dato che parliamo di YouTube Poop, mi è difficile riassumervi il contenuto del video: non posso fare altro che consigliarvi di andare a dare un'occhiata.
Quindi il primo video, "Bear Grylls e i suoi proteinici amici", lo trovate sul doobly-doo e - naturalmente - lo trovate sulla scheda.
Oltre a costruire l'idea di un messaggio differente, la YouTube Poop può essere un modo per creare qualcosa di virale basato su una frase, su un gesto, su un'azione, e in questo Nocoldiz ci è riuscito richiamando l'attenzione su una serie televisiva (il Trono di Spade) e su qualche gesto e qualche frase, che sono diventati un po' la "maledizione" di questa serie TV, nel senso che vengono citati spesso, e dunque sono diventati abbastanza virali da essere conosciuti dai molti: sono stati - poi - ripresi da molti pooper...
Se vi chiamate Roberto e avete dovuto sopportare gente che TUTTO IL GIORNO vi diceva "Tu sei Rob", avete tutta la mia solidarietà.
Bene: il video che vi segnalo è "È finito il VINOH", che trovate sul doobly-doo e che trovate sulla scheda.
Per alcuni la YouTube Poop è una forma d'arte e - in fondo - è il prendere un qualcosa (un'opera, un video) e modificarlo, ricostruirlo, rimontarlo, fargli lanciare un messaggio differente, fare quella che - fondamentalmente per esempio per la licenza Creative Commons - sarebbe un'Opera Derivata. Un'opera *PARTICOLARMENTE* derivata, perché in certi casi il messaggio lanciato è completamente opposto, nevvero.
E quindi sicuramente un'opera che è vagamente ispirata, più che derivata, però basata su quel contenuto.
Per altri, visto che una YouTube Poop è basata su determinati contenuti sottoposti a diritto d'autore, invece dovrebbe essere considerata alla stregua di una normale violazione del copyright: semplicemente un lavoro pirata, un lavoro underground, un lavoro che non meriterebbe di esistere.
Purtuttavia le cose, proprio per Nocoldiz, si fanno interessanti perché tempo fa una sua poop in qualche modo è finita citata in una trasmissione televisiva, come video (naturalmente) non è stato citato l'autore, come è successo diverse volte con molti video tratti da YouTube: è una storia che riguarda il freebooting di cui parleremo sicuramente un'altra volta.
Ma il problema, e oserei dire "il grottesco", è che dopo la messa in onda di quella puntata, Nocoldiz si è visto contestare il video per una violazione di copyright, perché "Conteneva del materiale che era stato messo in onda dalla televisione"!
Grottesco, ripeto, veramente!
Questo video, e questo caso, comunque ha permesso al nostro buon pooper di avere un pochino di pubblicità (che si meritava), soprattutto ha messo in evidenza come la situazione nell'ambito del copyright su YouTube sicuramente sia, quantomeno, da rivedere.
E comunque voglio citarvi anche questo video, perché comunque è interessante, perché è comunque un messaggio: il video è "Salvini detesta le bottiglie di plastica", video che vi lascio linkato sul doobly-doo e naturalmente sulla scheda; che poi, decaduta questa richiesta di copyright, e ritornato tutto quanto a posto, è stata comunque una cosa, come ripeto, particolarmente grottesca.
Ed ecco quindi la mia domanda: secondo voi la YouTube Poop dovrebbe essere considerata alla stregua di una violazione del copyright? Oppure no? Oppure è una forma d'arte?
Ora, in questo caso voglio prendere una posizione ben precisa: secondo me la YouTube Poop è una forma d'arte e come tale dovrebbe essere considerata: è una forma di "realizzare un'opera derivata",  un'opera *PARTICOLARMENTE* complicata, particolarmente rimeshata etc. ma - secondo me - è una forma d'arte.
Però sono aperto alla discussione, quindi come vi dicevo: parliamone.
Secondo voi è una palese violazione del copyright e dovrebbe essere cancellata? È una forma d'arte? È uno stupido passatempo?
Non lo so! Fatemelo sapere con un commento qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr.
Come sempre vi ringrazio per essere arrivati sino in fondo a questo vlog, vi ricordo (se questo vlog vi è piaciuto) di fare pollice-in-alto e di condividerlo con i vostri amici (anche su Whatsapp o su Telegram).
Vi ricordo di iscrivervi al mio canale YouTube se non l'avete già fatto: è gratuito e assumerete subito quel buon profumo di nuovo iscritto che ci piace così tanto.
Vi ricordo inoltre che se vi iscrivete anche al mio canale telegram (che trovate linkato sul doobly-doo, sull'annotazione e sulla scheda) riceverete anche una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video.
Infine se volete che tratti un argomento particolare su Diario di Viaggio on the road, potete segnalarmi anche questo sui commenti qua sotto.
Grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 17 aprile 2016

VLOG 113: Ho visto la morte in faccia

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[Nota: sì, mi riferisco a questo articolo sul Diario di Viaggio]


Benvenuti viaggiatori: sono Grizzly, e questa è la puntata numero 113 di Diario di Viaggio on the road. 113 in Italia identifica un servizio pubblico d'emergenza, e voglio approfittare di questa occasione per fare una piccola pausa e raccontarvi una storia.
Una storia che, peraltro, gli amici (così come chi mi seguiva già ai tempi del Blog "Diario di Viaggio") probabilmente conoscono già: la storia di come, un giorno d'agosto di più di dieci anni fa, ho letteralmente visto la morte in faccia.
Sigla!
[♪♫♪]

In Italia chiamando il numero telefonico 113 vi metterete in contatto con la centrale operativa della polizia, ma naturalmente con la telefonata potrete comunicare qualunque tipo di emergenza, specie se magari ci fossero difficoltà a contattare direttamente un ente preposto, oppure quando sia necessario allertare contemporaneamente diversi dispositivi di soccorso (ad esempio vigili del fuoco ed ambulanze).

Ovviamente non si deve giocare con i numeri di emergenza, perché una chiamata di soccorso mette immediatamente in movimento uomini e mezzi: segnalare una falsa situazione d'emergenza, occupando personale e infrastrutture, toglierebbe infatti elementi necessari nel caso di una vera emergenza, provocando pertanto danni veramente incalcolabili.
La legge italiana punisce questo comportamento con l'articolo 658 del Codice Penale, che recita: «Chiunque, annunziando disastri, infortuni o pericoli inesistenti, suscita allarme presso l'Autorità, o presso enti o persone che esercitano un pubblico servizio, è punito con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda da euro 10 a euro 516».
Giusto perché possiate farvi un'idea di quanti danni possa fare una falsa chiamata d'emergenza, voglio segnalarvi un video dell'amico youtuber Marco Petruzzelli (canale "REPORTERMARCO", video che vi lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda), in cui arriva al 113 una segnalazione in merito all'esplosione di una bombola con il ferimento grave di una bambina: sul posto arrivano tre auto della polizia, due ambulanze e una squadra dei vigili del fuoco; spoiler alert: tutto falso, solo lo scherzo di un'idiota.

Ora, restando nei casi delle emergenze reali, principalmente ci si augura di non dover mai fare una chiamata d'emergenza: si spera che sia una cosa estremamente rara.
Io, facendo il volontario di protezione civile ed essendo stato diverse volte "sul campo" in piena emergenza, ho avuto occasione di contattare spesso i numeri di emergenza semplicemente per coordinarmi con la sala operativa. Togliendo questi casi, tuttavia, mi è capitato anche di usare i numeri pubblici di emergenza per incidenti, incendi o altro.
Tenete presente che la mia formazione mentale da volontario di soccorso contribuisce a farmi tenere la calma in una situazione di pericolo: ho le priorità sotto controllo, e in cima c'è *sempre* la necessità di allertare i soccorsi e chiedere aiuto.
Pertanto ho vari ricordi di chiamate d'emergenza in, letteralmente, ogni genere d'occasione (compreso quell'inquietante "non so se devo dirle che c'è stato un altro incidente qui all'incrocio maledetto, o se mi basta dirle «il solito, grazie»").
Bene: questa in fondo è la storia che c'è dietro una di queste telefonate. L'importante differenza è che, sino ad oggi, è stata l'unica che coinvolgeva direttamente me e la mia famiglia.

Ma prima una breve e rapida digressione, soprattutto per i più giovani: avete notato, quando percorrete le autostrade o le strade extraurbane principali, che ogni volta che incrociate un ponte, o una sezione sopraelevata (o un qualsiasi tipo di cavalcavia in genere), subito prima e subito dopo c'è un cartello che riporta la sigla della strada su cui vi trovate ed un numero?
Sapete a che cosa serve? È il risultato della Direttiva Ministeriale del 28 febbraio 1997, emanata con urgenza a seguito di una serie di comportamenti criminali messi in atto da diverse persone che avevano pensato di lanciare dai suddetti cavalcavia, in direzione della strada sottostante, grossi sassi o altri oggetti, bersagliando i veicoli che transitavano sotto. Gesto che in diversi casi ha provocato ferimenti ed incidenti gravi, ed ha fatto persino registrare delle vittime.
Si decise quindi, nell'ottica della prevenzione, di identificare univocamente i vari cavalcavia di tutte le autostrade e le strade extraurbane di una certa importanza, posizionando questi cartelli per permettere a qualsiasi automobilista di passaggio, anche eventualmente non pratico della zona, di poter segnalare in caso di emergenza esattamente da quale cavalcavia è avvenuto il lancio di oggetti (o qualsiasi altra situazione di pericolo).
Naturalmente, dato che i cavalcavia sono stati numerati, qualcuno ha pensato bene di cercare delle soluzioni differenti per poter continuare ad attentare alla vita degli automobilisti.

Ora, come dicevo ho raccontato questa storia sul Diario di Viaggio, e ho ancora quei momenti davanti ai miei occhi. Consentitemi tuttavia di raccontarla nuovamente, anche se così come l'avevo pensata e scritta "a caldo" quello stesso giorno.
Tutto cominciò un piacevole martedì pomeriggio, il 30 agosto 2005: ultimissimi giorni di vacanza in Trentino.
Questo che segue è, semplicemente, quanto scrissi quella sera alle 22, rimettendo in ordine le idee; prima che me lo chiediate: sì, data la complessità di questo video, sto leggendo sul teleprompter. Ad ogni modo l'articolo del blog è ancora lì. Se volete dargli un'occhiata, lo lascerò linkato sul doobly-doo e sulla scheda (da quando ho associato il mio sito su YouTube, credo che questa sia la prima volta che pubblico un link effettivamente interno, peraltro).
Durante il racconto vi mostrerò, ponendole in sovraimpressione, alcune immagini tratte da Google Street View esattamente dei luoghi in cui è ambientata questa storia, e non solo.

Erano circa le 16:40, eravamo in Val di Fiemme, sulla provinciale ex Statale fra Tesero e Cavalese.
Km 25+800 circa, poco prima dell'ultimo ponte che precede la galleria all'ingresso di Cavalese.
Il traffico era scorrevole: praticamente nessuno davanti a me, nessuno dietro di me e nessuno sul senso opposto.
Velocità di crociera: 65km/h (guidavo attenendomi al limite di 70, considerato anche che la strada è tutta curve): diciamo che questa storia comincia un 50mt prima di quel punto.
Io e mia madre stavamo parlando di andare a trovare degli amici che abitano a Daiano (piccola frazione subito sopra Cavalese).
Io: "Forse poteva essere utile telefonare..."
MM: "Una volta mi ricordavo il numero a memoria..."
La mia visione era interamente sulla strada, ma la coda dell'occhio destro registrò un movimento brusco in direzione diagonale verso di me: un oggetto scuro all'incirca grosso come un limone, più grosso di un insetto (una grossa farfalla? Magari un uccello?), veniva chiaramente verso di me da un punto in alto a destra, un po' più in alto del margine superiore destro della strada...
Io: "Mi pare che c'era sull'elen... (PAM!) CR$$TO!"
Briciole sul parabrezza, frenatone brusco con pitturazione color copertone sull'asfalto, occhio sul cofano: una scheggia di pietra rotola in avanti, un altro paio schizzano sulla sinistra. Auto a zig-zag.
MM (terrorizzata): "Ma che ca££o succede? Ci hanno sparato?"
Stringo a destra (e stringo i denti), frenata. Mi accostai ad uno spiazzo sterrato subito dopo il ponte, quattro frecce e afferrai il cellulare componendo 113.
Io: "Lo so io cos'è successo, porco giu&a!!"
Le 16:42 (rilievo dal dettaglio traffico di Vodafone)
In auricolare: tuuuu "Questura?"
Io: "Sì, mi chiamo Mirko Tuccitto, sono sulla strada fra Tesero e Cavalese. *Mi hanno appena tirato un sasso contro la macchina*!"
Op113: (improperi vari, tra cui anche 'CA££O') "LE HANNO CHE COSA??"
MM: "Oddio! Ma che stai dicendo?"
Io: "Sì: in questo istante, sulla strada che unisce..."
Op113: "Ha detto fra Tesero e Cavalese?"
Io: "Sì, sì: praticamente alle porte di Cavalese, poco prima dell'ultimo ponte, superato il vivaio e adesso..."
MM: "Oddio: non ci credo!"
Op113: "Va bene: LE MANDIAMO IMMEDIATAMENTE UNA PATTUGLIA!"
Io: "Si, ok, grazie. Io intanto sto cercando di fare inversione di marcia se riesco a vedere chi è stato, o se almeno... c'è qualcosa o qualcuno."
Op113: "Può essere un po' più preciso su dove si trova?"
Io: "Non saprei: non ci sono molti punti di riferimento. Praticamente uscendo da Cavalese, subito dopo la galleria c'è un ponte. Sono lì al ponte."
Op113: "Ma il sasso è venuto dal ponte?"
Io: "No, da un appezzamento di campagna subito sopra la strada. Io sono qui al ponte, comunque."
Op113: "Va bene, le ripeto: non si preoccupi che sta arrivando subito una pattuglia!"
Io: "Ok, non so: le devo dare i miei dati, vuole qualcosa...?"
Op113: "Mi bastano il suo nome, la targa ed il modello della macchina."
Io: "Ok, mi chiamo Mirko Tuccitto e sono a bordo di una Fiat Palio station wagon targata BL155PG."
Op113: "Benissimo, la pattuglia sarà lì a momenti. Lei è lì?"
Io: "Sì, sì: io sto tornando indietro a dove è successo, sono qui in attesa, grazie, arrivederci"
Op113: "Ok, arrivederci."
Tornai indietro, infilai una stradina laterale e mi fermai, scendendo dall'auto.
MM: "Ma non andare, cosa vuoi fare?"
Il parabrezza presentava un vistoso spacco sull'attaccatura ed una serie di scheggiature a ragnatela tutto intorno; era da cambiare, a quanto pareva...
Io: "Cosa voglio fare? Mi hanno appena fatto almeno un milioncino di lire di danni e io dovrei restare qui con le mani in mano? Vediamo se almeno li vedo, 'sti stronzi!"
Arraffai il giubbetto catarifrangente, attraversai la strada e, indossandolo, mi fiondai di corsa all'allaccio di un sentiero che saliva lungo quell'argine.
Correvo. Percorsi un centinaio di metri circa, raggiungendo il posto dal quale sembrava fosse partito il sasso: la visuale verso la strada era eccezionale e, indietreggiando un pochino, era possibile restare completamente nascosti. Corsi ancora: la strada si biforcava e successivamente si divideva in altri tronconi. Troppe strade, poi a meno di 250mt circa c'erano le prime case (sembravano più che altro stalle e granai: erano tutti terreni da fieno).
Non vidi nessuno; o qualcuno, molto in lontananza (notai una persona che accompagnava il cane sulla strada asfaltata a circa 300mt); non c'erano tracce di pneumatici nell'erba alta, per cui chi c'era era scappato a piedi mentre io parlavo con la polizia.

Scesi, passeggiando quindi sull'argine della strada, che era pulito, a parte altri due sassi solitari (ed una ridotta serie di schegge sull'asfalto in prossimità dei segni della mia frenata).

Ritornai alla macchina, accesi una sigaretta e richiamai il 113 (alle ore 16:54, sempre rilievo Vodafone) per dirgli esattamente a che km mi trovavo e che c'erano ancora dei residui per strada. L'operatore mi confermò che la pattuglia era già partita da Tesero e stava arrivando.
Cominciai a fotografare la macchina ed il luogo, quando giunse il fuoristrada della Polizia Stradale. Parlai subito con gli agenti, che per prima cosa ci chiesero se fossimo feriti (per fortuna eravamo solo spaventati, ma non avevamo riportato ferite).
Spiegai loro da dove sembrava partito il sasso che aveva colpito la macchina, e feci notare che c'erano poche altre schegge per terra. Mi chiesero dove avesse colpito il sasso, e si avvicinarono alla mia macchina per valutare il danno. Quindi espressero l'intenzione di fare un giro in quelle strade di campagna, chiedendomi se potevo aspettare una decina di minuti lì, oppure se preferivo scendere intanto in caserma e stilare il verbale. Decidemmo per la seconda ipotesi, per cui mi spiegarono come raggiungere la stazione della Polizia Stradale di Cavalese, e chiamarono in centrale per avvertire che stavamo scendendo lì, mentre loro (anche se dubbiosi come me) facevano immediatamente il giro dall'altro lato (da dove ero salito io a piedi l'accesso veicolare era chiuso da una sbarra ma, mi dissero, c'era un altro accesso poco più indietro dall'altra parte) per controllare se riuscivano a trovare o vedere qualcuno.

Mi recai in paese e scendemmo accanto alla stazione della funivia del Cermis, raggiungendo la caserma; parlammo subito con il piantone, che era già stato avvertito del nostro arrivo, e che prese visione dell'auto. Nel frattempo mi chiese alcune cose per anche in merito alla riparazione del danno, specie se per caso io avessi la "polizza cristalli", poi discutemmo della possibilità che il sasso non fosse stato scagliato ma se piuttosto fosse potuto cadere accidentalmente o venire lanciato da un'auto che mi precedeva o magari veniva dal senso opposto, però non c'era nessuno nei due sensi, il sasso non era caduto di rimbalzo perché l'avevo visto volare dritto contro di me e, data l'inclinazione dell'argine della strada, sarebbe dovuto cadere direttamente a terra o, al massimo della sfiga, ad ogni modo avrebbe potuto colpire in qualche modo il lato passeggero della macchina, e non il lato guida; premesso e preso atto del fatto che, anche se con la coda dell'occhio, lo avevo chiaramente visto partire da molto piu' in alto del limite della strada, tanto che avevo appunto pensato, in quella frazione di secondo, che fosse un uccello o una grossa farfalla.
E tralasciando inoltre che l'argine appariva perfettamente sgombro, tranne un paio di sassi e qualche scheggia.
I miei due errori sono stati:
a) non guardare SUBITO sopra e soprattutto
b) aver fatto inversione molto più avanti perdendo tempo prezioso
(probabilmente avrei dovuto lasciare la macchina lì e correre, mentre chiamavo il 113): ecco il risultato di un forte shock nervoso, e meno male che non era quello di un forte trauma cranico.
Durante una pausa della discussione con il piantone, dato che avevo bisogno di sfogarmi, feci il primo numero di telefono che mi venne in mente e chiamai l'amico Midian, ma ebbi giusto il tempo di raccontargli a grandi linee cosa era successo, che non eravamo feriti e che lo avrei richiamato, perché nel frattempo ritornò il Defender con i due agenti, con le pive nel sacco (trovato nessuno, ovviamente...) e discutemmo su come fare una denuncia contro ignoti.
Per il momento venne stilato un verbale di intervento, e gli agenti mi consigliarono di sentirmi con il mio legale; poi ricontrollando bene la macchina individuammo un'altra scheggia del sasso incastrata sotto l'incavo del cofano. La riuscimmo a prendere: era grossa come una noce...

(Come potete vedere dalle foto, scattate con il cellulare proprio in quei momenti, l'impatto è avvenuto praticamente davanti al posto di guida). Ho visto il sasso colpire e spezzarsi troncadosi di netto a meno di mezzo metro dalla mia faccia.

Siamo rientrati a Trento intorno alle 19, quando ormai i vari negozi erano chiusi e non potevo farmi preventivare l'entità del danno. Poi mi sono ricordato il numero verde di Car Glass e, quando siamo arrivati a Cadine, giusto il tempo di scaricare tutto dalla macchina e accendersi l'ennesima sigaretta, ho chiamato. Mi han fatto un preventivo di 393 euro iva inclusa; un punto Car Glass era anche disponibile a Trento in via Brennero, ma per un appuntamento mi sarei dovuto accordare con il numero verde. Data la cifra, rimandai.

Sembra una ragazzata. Bella ragazzata, CA££O!
Prendi un sasso che ti sta bene dentro la mano e lo scagli con forza contro la strada per vedere se riesci a prendere una macchina. MA TI VENISSE!
Sapete come ci si sente?
Pensate che passi la propria vita davanti?
No: nello stesso istante in cui il botto ci ha fatti sobbalzare entrambi, ho capito che era un sasso, e in quel medesimo istante mi sono inca$$ato.
Inca$$ato.
Inca$$ato perché è un modo schifoso di morire, di ferirsi o di farsi comunque seriamente del male.

La gloriosa Fiat Palio Weekend non c'è più (è stata rottamata già da un pezzo), ma il ricordo di quel giorno, nonostante sia passato così tanto tempo, è ancora fresco nella mia mente, così come la denuncia che poi presentai il giorno successivo al comando della polizia stradale di Trento, di cui una copia, in una cornice a giorno, è appesa in bella vista qui nel mio ufficio, anche per ricordarmi quanto sia andato vicino alla morte, o a un ferimento molto grave: se il sasso avesse colpito solo un paio di centimetri più in alto (praticamente "SOPRA" il tergicristallo, anziché sotto), considerata la velocità dell'auto e la forza d'inerzia del sasso, ci sono ottime possibilità che sarebbe riuscito a sfondare il parabrezza e colpirmi tranquillamente in faccia, in testa...

Dopo circa un mese venni informato che questo fatto (sassi lanciati dal ciglio della strada) nella provincia di Trento si era ripetuto altre tre volte (di cui una proprio in Val di Fiemme, peraltro): di queste, due hanno avuto conseguenze gravi con il ferimento di persone. Anche se - comunque - non si è più venuti a capo di chi potrebbe essere stato.

Avevo pensato già parecchio tempo fa di dedicare esattamente questa puntata a questo racconto, in parte per condividere questa storia con tutti voi, e anche per poterla esorcizzare: il fatto di essere qui a raccontarla, il fatto che io e mia madre ne siamo usciti indenni... è questo che mi ha infuso una nuova forza, che mi fa guardare, da allora, il mondo intorno a me in maniera veramente differente.
Bene, io ho concluso, vi ringrazio per avermi ascoltato fino a questo momento e vi saluto cordialmente: ciao a tutti, e ci vediamo al prossimo video.

domenica 10 aprile 2016

VLOG 112: Fumo e fumatori

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Benvenuti a bordo, fumatori: sono Grizzly e questa è la mia pipa.
E no: io non fumo. Ho fumato per poco più di quindici anni, e ho smesso intorno a novembre 2011. Eppure ancora la tengo conservata, perché è una pipa in radica di noce intagliata a mano, è una pipa di pregio: non di grandissimo pregio, ma è comunque un ricordo, è stato un regalo ed è uno strumento che si può sempre lasciare in esposizione sulla libreria, piuttosto che buttarla via. Anche perché - generalmente - non si regala una pipa usata.
Ad ogni modo, oggi parliamo proprio di fumo, quindi direi di cominciare il vlog: sigla!
[♪♫♪]
La filosofia del buon Charlie Brown diceva: "Non è piacevole per una faccia sentirsi ridere addosso".
È una cosa che cito tantissime volte (credo di averlo già anche citata altre volte in #DdVotr), ma in questo caso ci sta, perché vorrei parlarvi di alcuni comportamenti che tenevo quando ero un fumatore, che mi dimostravano come spesso fossi io l'idiota della situazione.
Quando avevo il vizio del fumo ero comunque consapevole che il mio vizio poteva essere fastidioso (o comunque arrecare disturbo agli altri), ragion per cui - per esempio - evitavo di fumare in determinate situazioni.
Innanzi tutto non fumavo in ufficio: da una parte perché mi dava molto fastidio l'odore della sigaretta "appiccicato" (e quindi, come dava fastidio a me, avrebbe dato fastidio anche ai miei clienti); poi in ufficio - tra l'altro - c'era anche il rilevatore di fumo che si sarebbe messo a strillare, ma questo è un altro discorso.
Però sin da quando ero fumatore, se arrivavo a casa, aprivo l'ascensore e sapeva di sigaretta, io chiudevo l'ascensore e me la facevo a piedi... che non riesco a concepire quelli che fumano dentro l'ascensore: bisogna proprio essere... ma no "maleducati", ma proprio OLTRE!
Ma comunque, lasciate che vi racconti qualche piccola storiella che mi è capitata, per farvi capire un po' la situazione.
La prima è questa: eravamo a dicembre (qualche anno fa), io e un nostro amico sceso dal Nord Italia, e siamo a casa di questo nostro amico che ci ha invitati a cena.
Una cena molto conviviale, molto familiare, quindi siamo tranquilli, e a questo ragazzo è nato il figlio da pochi mesi, quindi c'è il bambino di pochi mesi in casa, ragion per cui finita la cena, dato che eravamo tutti e tre fumatori, io e l'amico (mentre il padrone di casa finisce di sistemare la tavola) ci allontaniamo, andiamo in salone, dal salone usciamo in balcone per fumare una sigaretta.
Naturalmente... ripeto... era il 20 dicembre, quindi un freddo cane, per cui ci intabarriamo per bene e soprattutto ci mettiamo in balcone proprio perché, essendo la casa dove c'è un bambino piccolo, non è il... caso di fumare dentro casa.
Siamo lì, fuori, intabarrati fino ai capelli (col paltò, la sciarpa, il berretto: c'era un vento gelido), tutti e due lì: [tra i denti] "Oddio, ma chi ce l'ha fatto fare di uscire?"
Unico punto favorevole, che nel frattempo stavamo guardando i fuochi d'artificio.
Beh, arriva il nostro amico (che ha finito di sistemar la tavola) in MANICHE DI PIGIAMA, mezzo toscano in mano spalanca la finestra, esce in balcone: "Ah, bello: i fuochi d'aaAAARRGHHHHH!!!!!!" e fa un balzo indietro.
Abbiamo riso come matti tutta la serata, perché dopo qualche minuto è ritornato con il paltò: "Oddio: mi son preso un pugno nello stomaco!"
Ma grazie! Ma non lo vedi che siamo tutti e due in sciarpa, berretto e cappotto? Cioè, come mi esci in pigiama in balcone?!
L'avevamo fatto, naturalmente... non è che era stato il nostro amico a dirci "ragazzi, per piacere, fumate in balcone": siamo usciti noi, in balcone, proprio per una forma di rispetto.
Però a me è successo qualcosa che mi ha lasciato *diverse* *volte* interdetto.
Sicuramente i due esempi più lampanti sono questi...
Fumavo anche quando andavo al mare, quando andavo in spiaggia.
E prima che me lo chiediate: sì, mi è capitato di tuffarmi con le sigarette nella tasca degli short (lo raccontai su "Diario di Viaggio": lascerò eventualmente linkata sul doobly-doo la storia di questo piccolo incidente). Ma al momento quello di cui voglio parlarvi è "fumare sulla spiaggia": fumando sulla spiaggia, io che cosa facevo?
Mi ero comprato su eBay (a Hong Kong) un bel posacenere tascabile, di quelli che si aprono (un po' come un orologio a "cipolla"), che tu gli metti la cenere e il mozzicone, lo chiudi e lo metti in tasca. E in questo modo non seppellisci la sigaretta sulla spiaggia, cosa che facevano in tantissimi intorno a me.
Saltava fuori che quando io fumavo sulla spiaggia, ero steso sull'asciugamano con questo coso in mano, tutti gli altri mi guardavano come se fossi un extraterrestre.
Ma soprattutto, e questa fu veramente *allucinante*: fine estate (sarà stato il 27, il 28 di agosto): con un amico andiamo a mangiare in una spaghetteria in riva al mare.
Dato che - comunque - c'è caldo e in riva al mare c'è un pochino di venticello, si sta un attimo meglio, invece di entrare in sala, ci mettiamo fuori, dove c'è il tendone con questi tavoli.
Eravamo di settimana (sarà stato mercoledì o giovedì), quindi non c'era quasi nessuno nel ristorante: materialmente fuori, sotto il tendone, c'eravamo noi (io e questo mio amico), a un paio di tavoli più in là c'era una famigliola, e a un paio di tavoli dall'altra parte c'era un gruppetto di turisti (credo stranieri: ho l'impressione che parlassero tedesco od olandese, comunque non erano italiani).
E sta di fatto che, appunto, eravamo nel tendone, eravamo fuori: addirittura c'era il posacenere sul tavolo, però noi ordiniamo; il cameriere ha preso la comanda e va via, e io faccio al collega "senti: mentre aspetto, fumo un attimo una sigaretta. Però, visto che c'è gente che sta mangiando dalle due parti, un momento mi allontano, perché non vorrei disturbare"
Quindi mi alzo, mi allontano dal tendone, vado verso la riva del mare (c'era un po' di venticello) e mi accendo questa sigaretta.
E mi raggiunge l'amico e mi dice: "Ma, guarda che potevi fumare tranquillamente sotto il tendone"
E ripeto: "sì, sono d'accordo, visto che c'era anche il posacenere, ma d'altronde dietro di noi (e accanto a noi) c'erano persone che stavano mangiando, anche se qualche tavolo più in là, non mi sembrava il caso di voler disturbare... insomma: il fumo della sigaretta..."
Il mio collega mi fa: "Sì, non volevi disturbare... guarda un po' quel gruppo di turisti"
Mi giro e assisto a questa scena: il gruppetto familiare da una parte, dall'altra questo gruppo (appunto) di turisti abbastanza nutrito, con bambini grandi e piccoli, e vedo questa signora di mezza età che ha un bambino (che avrà avuto pochi mesi) in braccio, e la sigaretta in bocca.
E sì: sono rimasto completamente senza parole.
Ragion per cui vi adesso vi chiedo: voi siete dei fumatori? Non siete dei fumatori? Vi da fastidio il fumo?
Trovate che questo mio comportamento sia stato, in tutti i casi, "fuori dal mondo"? Oppure trovate che sia un comportamento ragionevole, un comportamento corretto? E vi stupisce che sono stata io la "faccia" a cui tutti quanti ridevano intorno?
Sono stato io l'idiota ad allontanarmi dalla tavola, a portarmi il posacenere in spiaggia, ad andare a fumare in balcone? Non lo so, perché io - ripeto - penso che questo dovrebbe essere un comportamento logico: diventa il comportamento di una mosca bianca! Quindi, probabilmente sono io che sbaglio...
Oppure voi la pensate esattamente come me, e sono gli altri che sbagliano? Ripeto: non lo so. Fatemelo sapere voi con un commento qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr.
Detto questo, io direi che ho concluso, per cui innanzi tutto vi ricordo - come sempre - se questo vlog vi è piaciuto di fare pollice-in-alto e di condividerlo con i vostri amici, anche su Whatsapp o su Telegram.
Vi ricordo, se non l'avete già fatto, di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel buon profumo di nuovo iscritto che ci piace così tanto.
Vi ricordo, naturalmente, che se c'è un argomento che vorreste io trattassi in #DdVotr, potete farmi sapere anche quello con un commento qua sotto.
E infine vi ricordo di iscrivervi anche al mio canale Telegram, che trovate linkato sul doobly-doo, sull'annotazione e sulla scheda: in questo modo riceverete una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video.
E detto questo, direi che ho concluso, pertanto come sempre grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 3 aprile 2016

VLOG 111: Il forno a microonde

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[DING!]
Uhm! Benvenuti in forno, viaggiatori: sono Grizzly e questo è Diario di Viaggio on the road. Faccio colazione e poi cominciamo: sigla!
[♪♫♪]
Allora, parliamo del microonde...
{voce maligna} UNO STRUMENTO DEL DEMONIO! {risata maligna}
... no: si scherza!
Allora: il microonde è sicuramente uno degli elettrodomestici molto utili in cucina: non so se è proprio quello più utile, ma sicuramente è quello più sottovalutato in moltissime cose.
E per farvi capire quanto è sottovalutato, e quanto - invece - è possibile fare delle cose veramente molto velocemente nel microonde, oggi - invece di segnalarvi un canale YouTube - voglio segnalarvi tre ricette di cose che è possibile fare molto velocemente nel forno a microonde.
La prima ricetta ce la spiega quel pazzerello di CrazyRussianHacker, una bella specie di "torta in tazza": una torta al cioccolato con le gocce di cioccolato (mmm....). Comunque: torta in tazza al microonde, la trovate sul doobly-doo e la trovate sulla scheda: si fa con pochissimi ingredienti, cinque minuti nel microonde; naturalmente so che in Italia può essere difficile trovare la farina che lievita (oddio: da qualche parte si trova), comunque non è un problema, perché se non si riesce a trovare la farina che lievita,  basta utilizzare la stessa quantità di farina e aggiungere un mezzo cucchiaino di lievito per dolci, semplicemente.
Ma il microonde - appunto - non è solo buono per scaldare o scongelare la roba (o per fare un dolce veramente in pochi minuti): può anche essere un modo per per farsi delle spettacolari uova strapazzate molto leggere (perché non c'è bisogno di friggerle o di saltarle in padella) e sporcando solo la tazza dalle quali le si mangiano.
Questa per esempio è la ricetta dell'amico australiano di Todd's Kitchen, che vi lascio sempre linkata sul doobly-doo e sempre sulla scheda: una maniera veloce di farsi delle uova strapazzate - appunto - senza friggere. Molto leggere e sicuramente molto piacevoli come pasto per la colazione, come merenda sostanziosa: a me piacciono le uova strappazzate e mi è capitato di farmele per pranzo, e può essere un modo - appunto - molto veloce di farsi delle uova strapazzate in, letteralmente, meno di un minuto.
E infine una ricetta secondo me spettacolare, perché a base di cioccolata (oh! Tutta la cioccolata è spettacolare... come diceva un meme: "Salviamo la Terra: è il posto dove c'è il cioccolato. E anche la birra!").
La ricetta di SimpleCookingChannel è di una spettacolare torta al cioccolato fondente, che naturalmente vi lascio linkata sempre sul doobly-doo e sempre sulla scheda.
Andate, date un'occhiata a queste tre ricette: sono veramente eccellenti, sono una maniera un po' differente di utilizzare il forno a microonde per creare qualcosa di velocissimo, piacevole e molto gustoso.
Il forno a microonde in posti come gli USA si è diffuso veramente "a macchia d'olio", mentre per esempio in Italia siamo stati un pochino più restii ad utilizzare questo elettrodomestico: ha cominciato a diffondersi a partire dal XXI secolo (dal 2001).
Devo dire che è comunque un'invenzione molto comoda per tantissime cose. Innanzi tutto ormai è possibile cucinare qualsiasi cosa all'interno di un forno a microonde, non tanto sfruttando semplicemente il concetto stesso delle microonde: ci sono queste pentole speciali che permettono non so, di fare la cottura a vapore, di fare addirittura la cottura a pressione (c'è la pentola a pressione per il forno a microonde), c'è la CAFFETTIERA per il microonde: tutta di plastica!
Non ho mai provato a farmi un caffè al microonde, ma c'è chi mi ha detto che è comunque discreto.
Il forno a microonde è talmente diffuso che tempo fa, ricordo, una puntata... se non ricordo male di "Quark" (se ricordo male forse di "Passaggio a Nord Ovest", perché c'era Alberto Angela). Alberto stava parlando di una parte della Stazione Spaziale Internazionale, e a un certo punto apre uno sportello, indica e fa vedere: "Questo è un forno a microonde. Un NORMALISSIMO forno a microonde, come quello che avete anche voi in cucina: viene utilizzato dagli astronauti per riscaldare i loro pasti" (non si usa più il "tubetto di dentifricio", il cosidetto tubetto di dentifricio, da molto tempo).
E la particolarità che mi aveva colpito di quel forno a microonde erano una serie di tacche "sopra" e "sotto", no? E lui diceva, giustamente, dato che nella stazione gli oggetti sono in assenza di peso, non funzionerebbe mettere la cosa sul piatto e aspettare che giri, quindi - semplicemente - si inseriscono le cose nel forno. E le tacche servono perché, invece di inserire un piatto in "orizzontale", si inseriscono tre o quattro piatti in verticale: così è possibile scaldare contemporaneamente più pietanze. Che era una cosa che mi aveva lasciato - veramente - piacevolmente stupito: sono quelle curiosità che lasciano un po' così, no?
E naturalmente riconosco che il forno a microonde non ha avuto grandissima diffusione (ha cominciato a diffondersi molto tardi) in Italia, per tutta una serie di... chiamiamole pure "paranoie" a proposito di queste onde elettromagnetiche, e ci sono ancora diverse strane considerazioni (e in certi casi anche diverse bufale) che girano a proposito dei forni a microonde, quindi è bene ricordarsi che un forno a microonde, prima di tutto, è un elettrodomestico, e quindi come tale bisogna - semplicemente - utilizzarlo in maniera intelligente.
Ci sono certamente dei pericoli intrinsechi nel microonde, per esempio è bene evitare di inserire dei contenitori di metallo all'interno del microonde, anche se ci sono delle situazioni particolari (e dei contenitori particolari che, pur contenendo metallo, sono fatti per lavorare nel microonde).
Come dicevo prima, ci sono dei contenitori di plastica per cuocere nel microonde, ma ci sono anche dei contenitori di alluminio, fatti apposta per cuocere nel microonde. Per esempio ci sono dei contenitori per cuocere le uova nel microonde.
Perché? Non si devono mettere uova dentro il microonde (così come sono: uova crude DENTRO IL GUSCIO), perché il microonde - facendo aumentare la temperatura dell'acqua all'interno delle cose - potrebbe far aumentare la temperatura della pochissima acqua presente all'interno dell'uovo, e far esplodere il guscio (anzi: è una cosa che succede, è molto pericolosa e - tra le altre cose - il risultato finale è tutto il forno a microonde schizzato di una robaccia unta & fetente, quindi NON PROVATECI); però ci sono - appunto - dei contenitori per cuocere l'uovo.
Il contenitore più semplice è un contenitore a forma di uovo in cui si rompe l'uovo (si toglie il guscio) e si mette lì dentro, per fare l'uovo alla coque; ma ci sono dei particolari tipi di bollitore che sono in alluminio: praticamente si mette l'uovo (o le uova: se ne possono mettere, in alcuni, fino a cinque o sei) e si riempie d'acqua, e si chiude. Le uova sono "chiuse" dentro l'alluminio, quindi non ricevono le microonde, e le microonde invece riscaldano l'acqua che si trova nel contenitore, che comincia a bollire e le uova vengono cotte, fondamentalmente, al vapore.
E ci sono alcuni trucchi, per esempio si mette la roba più che al centro sul bordo, in maniera tale che girando il piatto possa essere sottoposta tutta quanta alle onde: non ci sono delle "zone d'ombra", e quindi si possa scaldare la cosa in maniera omogenea.
E voi? Che rapporto avete con il microonde? Ne avete uno in casa? Lo avete e lo usate come soprammobile, perché non lo accendete mai?
Lo usate tutti i giorni? Avete la caffettiera per il microonde e vi fate il caffè tutti i giorni al microonde? Non lo so: come sempre fatemelo sapere con un commento qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene ragazzi, io ho concluso, per cui come sempre vi ringrazio per essere arrivati sino in fondo a questo vlog, vi ricordo - se questo vlog vi è piaciuto - di fare pollice-in-alto e di condividerlo con i vostri amici (anche su Whatsapp e su Telegram).
Vi ricordo di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel buon profumo di nuovo iscritto, che è un po' come quello delle cose cotte appena tirate fuori dal microonde, ma molto più piacevole! (E soprattutto non c'è bisogno di entrare nel microonde per iscriversi)
Vi ricordo - inoltre - di iscrivervi anche al mio canale Telegram, che trovate linkato sul doobly-doo, sull'annotazione e sulla scheda (mi piace girare il braccio): in questo modo riceverete una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video.
E infine, come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

Ah, dimenticavo, mi raccomando: NON METTETE LA TELECAMERA (O LA FOTOCAMERA) DENTRO IL MICROONDE, POTREBBE NON GRADIRLO! Mi raccomando, eh?

venerdì 1 aprile 2016

VEDA2016: We begin!

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Ciao a tutti, sono Grizzly!
Con questo breve messaggio voglio solo informarvi che è arrivato aprile, e con lui i VEDA (i Vlog Every Day in April), per cui ho cominciato la mia esperienza VEDA2016 sul mio secondo canale YouTube sperimentale.
Troverete un link alla mia playlist VEDA2016 sia sul doobly-doo che sulla scheda.
NO: questo non è un pesce d'aprile.
SÌ: ho appena registrato tutto di getto, YEAH!

domenica 27 marzo 2016

VLOG 110: Liberarsi dalla robaccia

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E questo è lo scatolone di rifiuti che ho fatto solo negli ultimi quattro giorni...
Allora: benvenuti nel mio ufficio, viaggiatori: io sono Grizzly e in questo momento sono qui perché in questo periodo (circa nell'ultimo mese) sto - contemporaneamente - lavorando ai computer dei miei clienti e - nel frattempo, appunto - lavorando in questo ufficio per svuotarlo completamente, perché (devo togliere anche i quadri e tutto quanto) perché dovrà venire un muratore e sistemare tutto il muro che è scrostato in più punti, poi un pittore a dare una bella tinteggiata, e poi questo - di nuovo - diventerà il mio ufficio.
Qui sopra c'è il laboratorio dove ho girato "Vita da Tecnico" e qui sotto intanto avrò lo spazio in cui girerò un altro format a cui stiamo già lavorando, e poi rimarrà quello che è il mio piccolo ufficio, il mio "punto di riferimento".
Ora, ho voluto cominciare il vlog qui perché... per l'appunto è circa un mese che sto facendo questo lavoro: sto prendendo la roba, la sto catalogando, sto conservando quello che devo conservare e sto buttando via quello che non voglio conservare, quello che non devo più conservare... e giusto in questi giorni è uscito un video di Wheezywaiter (che vi lascerò linkato sul doobly-doo e sulla scheda): in questo video Craig ci parla proprio del "liberarsi dalla robaccia", del buttare via la roba. Ce lo spiega con calma e ho pensato di cogliere la palla al balzo per parlarvi un po' del buttare via la roba, perché io avevo conservato nel tempo un sacco di roba, e mi pare giusto che ogni tanto uno dica "Va bene, e però questa roba non mi serve più, quindi: amen! Buttiamola via. Oppure questa mi serve ancora, mettiamola da parte"
Comunque, cominciamo con il solito vlog: sigla!
[♪♫♪]
E finalmente benvenuti a bordo, viaggiatori: sono Grizzly e sto *scappando* dal macello che c'è in ufficio (beh: farò una breve pausa, però in realtà poi... tornerò lì...
... comunque: come dicevo il video di Wheezywaiter mi è cascato "tra capo e collo" proprio in questo momento in cui sto facendo questi lavori e mi sto liberando di tantissima roba.
Ora: da una parte sono una persona che ha sempre avuto l'abitudine di conservare tantissime cose per i ricordi che ci sono collegati, per la possibilità che - nel futuro - possa venire riutilizzato per fare qualcosa, ma il principio è quello che comunque faceva notare Wheezywaiter, cioè che uno conserva tutta questa roba perché c'ha i ricordi, perché c'è - magari - legato in maniera affettiva, perché "sai, magari un giorno potresti riutilizzarla"...
Ora io ho riconosciuto una cosa, soprattutto sul mio lavoro: io ho sempre conservato tantissima roba, ho tenuto i computer guasti dei clienti (da cui recuperare roba per pezzi di ricambio), ma ormai ho smesso: cioè magari se un cliente mi lascia un computer, l'unica cosa che posso recuperare sono le bacchette di RAM: tutto il resto lo porto in discarica. Tutto il resto della roba che ho sempre conservato: schede, interfacce... è andato sempre a finire che finiva tutto dentro il "mucchio"; la volta che mi serviva qualcosa davo un'occhiata veloce al mucchio, avevo fretta, non la trovo... "vabbè, amen: vado a comprarla" e magari, poi, dopo mesi trovo che comunque nel "mucchio" c'era.
Preferisco dire "Vabbè, amen: se domani mi dovesse servire, comunque non è una cosa che costa milioni, quindi se domani mi dovesse servire la prendo e la compro... amen!": è inutile stare lì ad ammucchiare roba  che non si sa se servirà.
Anche perché alcune cose magari le conservi proprio con quest'idea "potrebbe tornarmi utile in futuro", ma ogni giorno guardi quella cosa che hai messo da parte, e va via quell'idea del "potrebbe tornarmi utile in futuro" per restare più che altro quell'idea "guarda: quella roba è ancora lì e, dopo tutti 'sti anni, non sono riuscito a farci nulla!"
Nel mettere in ordine l'ufficio sono - invece - tantissime le cose che ho buttato via: schede, attrezzature, viti di ogni genere e misura (e ne ho secchi, di viti, comunque). Nel rimettere in ordine, in realtà continuo a buttar via della roba e, per quanta roba continui a buttar via, sembra che ci sia sempre più roba all'interno!
Quindi: sì, è anche vero il discorso che liberarsi di tutto questo carico inutile è un modo di alleggerirsi anche la mente, perché poi uno guarda e dice "Ok, tutto quello che mi serve è lì a portata di mano, non c'è roba inutile (o la roba inutile è ridotta proprio all'essenziale)".
Questo - piano piano - sto cercando di applicarlo anche alla mia vita: entro l'estate ho intenzione di mettere pesantemente in ordine la scrivania della mia camera da letto, che è un po' come il tappeto: prendi la roba con la scopa, alzi il tappeto e gliela ficchi sotto; la mia scrivania è in queste condizioni. L'altra volta ho aperto lo sportello per cercare una cosa ed è saltata fuori della roba che era dentro da ANNI, proprio dimenticata lì...
E alla fine dico: sì, ok, sono cose che - magari - voglio tenere per motivi storici, ma tutta questa roba da tenere per motivi storici mi occupa inutilmente spazio nella scrivania e basta.
E mi serve lo spazio: ho bisogno di potermi muovere, ho bisogno di poter dire "va  bene, questa roba va qui, quella roba va lì e io ho spazio di manovra, non sono sommerso (letteralmente) da tutta la roba che è dappertutto, scatole, libri, etc.
E abbiamo tantissime videocassette anche VHS, perché avevamo il videoregistratore VHS: adesso abbiamo il videoregistratore con hard disk, che comunque usiamo pochissimo, perché adesso sta andando molto anche l'on-demand, quindi... anche quello è messo lì e - probabilmente - più avanti sarà tolto del tutto, non so...
Ora, tutto sta - appunto - a sapersi disfare della roba, perché è facile dire "sì: ho la casa piena di roba", è facile dire "sì: dovrei buttare via qualcosa", il difficile è proprio COMINCIARE a prendere la roba, metterla in un sacchetto (in una scatola, in un contenitore) e poi buttarla via, portarla al riciclaggio, portarla al mercatino dell'usato etc.
Spesso questo è molto difficile, però è un passaggio certamente obbligato per non finire sommersi (letteralmente) dalla propria spazzatura, perché poi quello che succede è QUELLO! Cioè, diverse volte io mi rendo conto, anche mettendo in ordine l'ufficio: sì, c'è della roba che ho dato via, c'è della roba che ho portato al mercatino dell'usato, ma c'è un sacco di roba che io ho portato in discarica, perché era pura *mondezza*!
Quindi alla fine non credo di essere il solo che se si mette a guardare dentro i vari cassetti, dentro i vari stipi dell'armadio, dentro gli sportelli della scrivania eccetera, non troverà mai una roba che la guarda e dice "Ma cosa cavolo l'ho tenuta a fare?! Vabbè, va..." e la butta nella spazzatura.
In ufficio c'ho bollette del telefono, bollette del cellulare che c'avranno più di dieci anni... ogni tanto mi prendo di nervi e butto via (e tengo fino ai cinque anni), magari tengo *quella* bolletta storica. Per esempio ho la PRIMA bolletta del cellulare, del '97: perché dai, è un documento storico. Alla fine è un foglio, cioè: è nella carpetta assieme a tutte le altre bollette, non mi occupa più di tanto spazio. Ma va bene tenere quella, non tenere tutto il 1997, il '98, il '99 etc!
E voi, invece? Come me conservate un pochino tutto e poi ogni tanto fate pulizia? Conservate tutto e difficilmente fate pulizia?
Non conservate NULLA e buttate via tutto? Tenete tutto perfettamente in ordine e ogni volta che prendete una nuova bolletta, ne approfittate per buttare via quelle più vecchie di cinque anni?
Buttate via tutto subito, non tenete nulla? Vivete in una casa VUOTA, senza mobili?
Non lo so! Fatemelo sapere con un commento qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr.
Direi che ho detto tutto, per cui come sempre vi ricordo di fare pollice-in-alto e di condividere questo vlog con i vostri amici, se vi è piaciuto: potete anche condividerlo su Whatsapp o su Telegram; vi ricordo - se non l'avete già fatto - di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel buon profumo di nuovo iscritto che ci piace così tanto.
Vi ricordo anche di iscrivervi al mio canale Telegram, che trovate linkato sul doobly-doo, sull'annotazione e sulla scheda: in questo modo riceverete una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video.
Vi ricordo - infine - che se volete che tratti un argomento particolare su #DdVotr, potete farmi sapere anche quello con un commento qua sotto.
Bene, io sono Grizzly e come sempre vi ringrazio per essere arrivati sino in fondo a questo vlog, per cui come sempre grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!