domenica 14 dicembre 2014

VLOG 44: Sogni (parte 4: il sogno lucido)

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: questo è Diario di Viaggio on the road. Io sono Grizzly, lui è Kent, la mia decorazione natalizia personale: entrambi vi auguriamo buone feste! ^_^
[♪♫♪]
Ho iniziato a mettere Kent nella giacca più di dieci anni fa; all'inizio - sinceramente - l'idea mi era venuta guardando un negozietto in cui tutti i dipendenti avevano un cappellino da Babbo Natale e avevo detto «Guarda! È una cosa simpatica, è un modo di avere una decorazione natalizia addosso, soprattutto quando si gira tra un cliente e l'altro». E dico che sempre che avevo pensato di mettere un alberello di natale, ma è un tantinello pericoloso: poi uno rischia di piantarsi la punta in un occhio, quindi... diciamo che ho preferito, alla fine, per lui, che è più simpatico, non morde, è più "curioso" e... attira l'attenzione e - soprattutto - fa sempre sorridere la gente!
Ma transeat: parliamo di altro.
Parliamo di sogni: sapevate che il sogno è ancora una cosa che la scienza non ha spiegato completamente? Ci sono alcune dinamiche, alcune meccaniche, che sono totalmente oscure, no? Beh, ne abbiamo parlato.
Però sapevate che è possibile regolare i propri sogni, fare in modo che un sogno che sta avvenendo possa avvenire secondo determinate regole, secondo determinati canoni? Che è possibile - in qualche modo - diventare "registi" dei propri sogni, e controllarli? Certo: non è un controllo come un pieno "telecomando" e ci vuole un po' di esercizio, però quello di cui voglio parlarvi oggi è il "sogno lucido".
Tuttavia prima di parlarvi di "sogno lucido" devo parlarvi di un'altra cosa: avete presente quella classica domanda «Ma sogno, o son desto»?
Ora, innanzi tutto è importante capire se si sta sognando. E come si fa a capire se quello che si sta vivendo è un sogno o meno? Beh, principalmente farsi *seriamente* la domanda «Ma in questo momento sto sognando?» generalmente è un ottimo sintomo per capire che - molto probabilmente - si sta sognando! Difficilmente ci si fa questa domanda nella "realtà".
Tuttavia esistono delle prove che si possono fare per determinare con certezza se si sta sognando o meno. Queste prove si chiamano "test di realtà" e, con il tempo, uno impara anche a farle molto velocemente, e sono delle cose molto semplici.
La prima (la più classica) consiste nel guardare l'ora, soprattutto se si ha un orologio al polso. Non è il mio esempio, perché ho un orologio "analogico" (a lancette): infatti di solito il test di realtà funziona più facilmente con gli orologi digitali (con il display), in quanto gli orologi a lancette tendono a mostrare sempre l'ora corretta, mentre quando si guarda un orologio a display digitale, o si vedono dei numeri completamente sballati (uhm: «25:82») o proprio delle cose che non c'entrano niente, oppure si vede un orario (magari mettiamo le 12:30), poi distogliete lo sguardo, guardate di nuovo e fa tutt'altro orario.
Un altro test di realtà, abbastanza tipico, consiste nel leggere qualcosa, se c'è: se si vedono dei libri, o un manifesto su una parete, si prova a leggere quel manifesto, poi si distoglie lo sguardo e si prova a leggerlo di nuovo. E il più delle volte il testo non funziona, cioè: o non si riesce a leggere già da principio, oppure si legge che c'è scritto qualcosa, quando si toglie lo sguardo e si guarda di nuovo c'è scritta tutt'altra cosa.
Poi ci sono dei test meno "canonici" ma che se ne parla in alcune guide, e voglio parlarvene. Innanzi tutto: la gravità nei sogni non sempre funziona correttamente, e quindi si consiglia di provare a saltare. Di solito, quando si salta non si ricade, si può scoprire - magari - di riuscire a volare!
Così come il test di provare a turarsi il naso e si vede se si riesce a respirare.
Facciamo anche una considerazione veloce: io in passato ho fatto un incubo (ve lo linko sul doobly-doo, l'ho raccontato sulle Pagine Oscure). In questo incubo, a un certo punto, io comincio a correre, scappando inseguito da... non si sa bene: qualcosa. Uno: sentivo il fiatone, mi mancava il fiato, mi mancava il respiro, mi facevan male i polmoni, quindi: altroché! Due, giusto per togliere e sfatare il famoso mito «Mi do un pizzicotto: se faccio male, mi sveglio!»
1) Innanzi tutto nei sogni ci si può far male: perché io in quel sogno sono inciampato, son finito con il ginocchio su un pavimento e mi son fatto un male boia! E non mi sono svegliato...
2) Non ci si sveglia quando ci si fa male nei sogni!
E, soprattutto, 3) Per l'appunto: anche se ci si può far del male, anche se si può - magari - provare a darsi un pizzicotto e ci si fa male... questo non significa che si è nella realtà, quindi... possono succedere queste cose nei sogni.
Ci si può provare a guardare la propria immagine riflessa in uno specchio: di solito o non c'è l'immagine, o c'è una persona che non riconosciamo. Di nuovo, ripeto, mi è capitato (questo non l'ho raccontato: che io mi ricordi), non l'ho raccontato, però mi è capitato in qualche sogno di guardare, con la coda dell'occhio mentre passo davanti a uno specchio, mentre passo su un corso d'acqua, e riconoscere la mia immagine riflessa, quindi... sì: esiste questo test, ma non sempre funziona.
Però, come ripeto, il più interessante test di realtà è - appunto - quello di dire «Ma è possibile che io stia sognando?», perché il più delle volte quando ci si fa questa domanda è proprio perché si sta sognando!
E inoltre c'è anche una cosa molto semplice: stai vivendo una situazione, sta succedendo qualcosa... un attimo di relax: come sono arrivato in questa situazione? Come sono arrivato qui? Dove si trova "qui"? E come ci sono arrivato? Ci son venuto in macchina? Ci son venuto a piedi? Mi ha accompagnato qualcuno? C'era qualcuno con me? Se non si riesce a ricostruire questa situazione, è evidente che ci si trova in una situazione di sogno.
Una volta che viene determinato che quella (che non è la realtà) che è un sogno, può essere girata a proprio favore; richiede molto esercizio. È una cosa che pratico da lungo tempo, non la pratico costantemente, però mi diverte farlo. Si basa innanzi tutto sul concetto di... che una volta che si capisce che: sì, quello che si sta vivendo è un sogno, si può cominciare a cercare di far svolgere le cose secondo il proprio interesse. Ora, come ripeto: se io sto sognando che sto girando il vlog e guidando la macchina, non posso semplicemente dire al mio subconscio: «Ok: adesso sto guidando una Ferrari durante la 24ore di Le Mans!»: non funziona così.
Però determinate situazioni che possono rappresentare anche (non so) un pericolo, potrei comunque girarle a mio favore.
Vi linko per esempio sul doobly-doo un articolo del Diario di Viaggio in cui ho parlato proprio del sogno lucido, in cui ho trattato quest'argomento, e in cui m'è capitato di sognare di essere inseguito da un pirata dentro un castello (guardate un po' voi il subconscio come funziona, no?) e, a un certo punto, ho capito di essere in un sogno, ho detto "Vabbè, ma chissenefrega? Tanto questo è un sogno!" e in quel momento sapevo che sarebbe successo qualcosa di... di mio vantaggio, che sarebbe andata a mio vantaggio, qualcosa che avrebbe cambiato la situazione. Ma non sapevo che cosa: non avevo deciso che cosa, ho lasciato che fosse il mio subconscio a decidere. Mi trovo dentro questo sgabuzzino, il pirata entra, inciampa, finisce dentro una lavatrice industriale e si fa un paio di giri fuori programma. E mi sono svegliato ridendo, tra l'altro, no?
Perché di solito funziona così: lascio che sia il subconscio a fare qualcosa, a (tra virgolette) "decidere per me".
Alcune cose è possibile, con il tempo, con l'allenamento fare in modo di girarle a proprio favore in un certo modo, ma il più delle volte funziona meglio lasciare che sia il subconscio a decidere, a cambiare comunque la situazione a proprio favore, a proprio vantaggio. Ed è una cosa molto divertente.
Per concludere, quindi, parliamo di nuovo di sogno lucido, abbiamo detto che c'è la possibilità di girare il sogno a proprio vantaggio, ma c'è anche la possibilità di *cominciare* un sogno secondo il proprio vantaggio, quindi di girare un po' il subconscio secondo una situazione.
È la cosidetta "Regola dei Tre Elementi": cioè prima di addormentarsi, si visualizza nella mente, si visualizzano tre elementi, che sono un luogo, un momento e una situazione.
Il luogo è un'idea generica di un luogo, può essere (faccio un esempio): "una casa di campagna". Piuttosto che quel punto ben preciso, quell'altro punto, che quel posto dove ci sono degli alberi.
Il secondo elemento è il "momento": il momento non è un punto ben predefinito della giornata, per esempio - non so - le 10:15 del mattino: no! Può essere, non so (abbiamo fatto l'esempio della casa di campagna) facciamo l'esempio dell'"ora di pranzo".
E mi lego quindi al terzo elemento: il terzo elemento, la "situazione" che, di nuovo, è una cosa molto generica, molto in generale. Per esempio: "una grigliata tra amici". Molto in generale significa che non sono lì a pensare quali sono gli amici che sono presenti, quali sono le cose che stiamo grigliando, quali... c'è quello che è vegetariano, c'è quello che gli piace la carne al sangue... no: è l'idea generica di una grigliata con gli amici, quindi - diciamo - il concetto della fornacella accesa, della carne sulla griglia, degli amici che chiacchierano e che si ride tutti insieme.
E da lì si lascia, poi ci si visualizza questi tre elementi, e si lascia che l'inconscio lavori e proceda nello sviluppare un sogno che parte da questi elementi.
Voi avete mai fatto un test di realtà? Avete o vi è mai capitato di fare un sogno e - a un certo punto - di capire che stavate facendo un sogno? E, magari, avete tentato di girare il sogno a vostro favore?
Sapete già cos'è un sogno lucido? Siete dei sognatori lucidi? Avete delle tecniche? Avete dei test di realtà?
Oppure è una cosa che v'incuriosisce? Volete provare, volete approfondire l'argomento?
Approfondirete l'argomento e vi ho - diciamo - messo una pulce nell'orecchio e vi ho incuriositi?
Ragazzi: fatemelo sapere: raccontatemelo sui commenti, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr.
Vi ricordo, come sempre, se questo vlog vi è piaciuto, di fare pollice-in-alto e di condividerlo con gli amici: condividerlo anche su facebook, su twitter, sui social network che preferite. E vi ricordo, se non l'avete già fatto, di iscrivervi al mio canale: è gratuito, e inoltre riceverete una notifica ogni volta che pubblico un nuovo vlog.
Ragazzi: questo è tutto, io ho concluso, noi ci vediamo domenica prossima con l'ultimo vlog sull'argomento sogni: ciao a tutti e Grazie!

mercoledì 10 dicembre 2014

GorillaXP

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Del tempo è passato da quando eravamo arrivati a filmare (e fiRmare) un cortometraggio dedicato al videogame "gorilla.bas" apparso con QBasic nel sistema operativo MS-DOS. Del tempo durante il quale io avevo anche sostituito la vecchia Sony Handycam Video8 con una Samsung digitale MiniDV.
E in una tiepida primavera di molti anni fa (credo si parli del 2003 o 2004), abbiamo tentato di girare un secondo capitolo quale anniversario digitale. Che rimase un incompiuto... o no? (-:

domenica 7 dicembre 2014

VLOG 43: Sogni (parte 3: l'incubo)

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Benvenute a bordo, anime dannate: sono Caronte e questo è diario di viaggio nell'ade!
[risata malvagia]
Benvenuti a bordo, viaggiatori. Sono Grizzly e questo è Diario di Viaggio on the road...
... ma che era?
[♪♫♪]
Scusate: c'è un po' di sole. La settimana scorsa c'era la nebbia, questa settimana c'era l'Etna che sembrava potersi toccare con un dito, quindi... tempo strano.
Comunque!
Abbiamo parlato di incubi e di acchiappasogni, adesso parliamo un pochino di incubi: cos'è un incubo?
La definizione dell'incubo (del cosidetto «brutto sogno») dovrebbe essere: "quel sogno in cui succede qualcosa che incute paura, che incute timore, che incute dolore, che non è bello da vedersi" e uno si può aspettare "be', l'incubo è magari: sognare un mostro che ti insegue, sognare qualcuno che ti vuole fare del male".
Ma non è sempre così. Quello che trasforma un sogno in un incubo è l'atmosfera, sono le sensazioni che uno prova: non basta avere un mostro che t'insegue perché un sogno diventi un incubo. Nel senso che sì: indubbiamente un mostro che t'insegue perché ti vuole uccidere... sognare una cosa del genere è "avere un brutto sogno". Ma talvolta la sensazione di paura è totalmente irrazionale. Ora vi faccio un esempio, che è un sogno che mi raccontò un amico: era a casa, con i familiari, con gli amici, stavano facendo delle cose e - a un certo punto - dovevano uscire e per uscire dovevano fare una rampa di scale; e c'è questa rampa di scale, sopra la rampa di scale, in alto sulla parete e sul tetto c'era una specie di macchia di muffa che veniva giù. Una macchia - semplicemente - sul tetto, no? Il mio amico mi raccontava che improvvisamente si è *congelato* davanti alle scale: non riusciva a scendere perché era TERRORIZZATO da questa macchia. Perché sapeva che se si fosse avvicinato a questa macchia, questa macchia - in qualche modo - avrebbe potuto "acquisirlo", "catturarlo", non sa neanche lui bene cosa, ma era una paura tremenda di questa macchia.
La paura della macchia, che è una cosa totalmente irrazionale, è quel concetto che ha fatto diventare quel sogno un incubo.
A me è successo qualcosa di simile, tempo fa. Ho raccontato (vi metto il link sul doobly-doo) questo sogno tempo fa: sono seduto su una sedia in una strada, siamo così, fuori da dei palazzi, stiamo parlando. C'è una persona dietro di me, come se fosse lì sul sedile posteriore, e io sto parlando con questa persona, però sto guardando davanti a me. A un certo punto decido di guardare questa persona, di girarmi, di capire chi c'è dietro di me. E parte il mio movimento della testa per girarmi verso questo lato, ma mi blocco improvvisamente (e abbasso la testa, e ritorno da un'altra parte) perché dietro di me c'è una persona con cui sto parlando, ma all'improvviso una grandissima sensazione di terrore mi ha bloccato, mi ha fatto dire che non dovevo guardare cosa c'era dietro di me, perché quello che c'era dietro di me mi avrebbe potuto fare del male, sarebbe stata una cosa mostruosa... non si sa bene che cosa: ho avuto persino la sensazione d'intravedere qualcosa mentre abbassavo lo sguardo, qualcosa di nero e peloso.
Che poi, quando decido che "no: è una paura irrazionale" e riprendo un attimo il controllo (che è una cosa di cui parleremo nel prossimo vlog), a quel punto mi giro e guardo in faccia, guardo "di fronte" il mio «avversario» e quella roba nera e pelosa risultano degli stranissimi pantaloni neri a frange. Una cosa totalmente - non lo so - non c'entrava nulla, eppure... forse è anche stato il mio inconscio che ha detto "no: non è una mostruosità, quindi la prima cosa che puoi collegare è questa boiata".
Ma, al di là, diciamo che l'incubo, il sogno diventa un incubo, quando succede che la sensazione di paura, di terrore, diventa irrazionale; irrazionale non perché si ha una paura che può essere una fobia (può esserci un aracnofobico: potrebbe avere un incubo in cui è circondato da ragni, questo indubbiamente è un incubo), però la paura può diventare irrazionale perché può essere non già paura dell'ignoto, quanto paura di una cosa che non ha nulla a che vedere né con l'ignoto, né con altri fattori: la paura della macchia sul muro, la paura della persona che c'è dietro di me...
L'atmosfera di paura che si vive all'interno di un incubo è molto forte e molto primordiale, e questo rende l'incubo una cosa che colpisce moltissimo il sognatore: chi fa un incubo ne può restare segnato; molti incubi particolarmente cruenti possono colpire talmente tanto la persona che li ha fatti (come per esempio il mio amico: è stato talmente colpito da quella macchia sul muro) che sono parti di sogno che vengono ricordate per anni, che segnano la vita.
Forse avevano ragione i Chippewa a dire che gli adulti non devono utilizzare l'acchiappasogni perché devono interpretare tutti i sogni che fanno, tutti i sogni che ricevono e quindi quando fanno degli incubi devono interpretare per quale motivo hanno fatto questi incubi. Ecco che il ragionamento fila, vedete?
E io i miei sogni più particolari li ho narrati sul mio blog (sul "Diario di Viaggio", sulle "Pagine Oscure"), ho narrato anche alcuni dei miei incubi più particolari, quelli nei quali non era soltanto l'atmosfera di paura che ho cercato di rendere (come raccontando di questo personaggio dietro di me che mi parla), ma soprattutto ho avuto anche - in passato - degli incubi in cui era principalmente la paura, l'atmosfera di paura, ma in cui succedeva anche qualcosa, qualcosa di particolare: mostri o entità sconosciute che mi hanno inseguito, o degli incontri (tra virgolette "scontri") con mio padre, che non c'è più (è stato portato via da una malattia nel '98) e che comunque è stata una persona con la quale ho avuto un pessimo rapporto. E ci sono stati dei sogni nei quali io ho continuato alcune delle discussioni che ho avuto - per lungo tempo - con lui, per esempio. Ma anche poi delle cose, che mi sono successe nei sogni, come dicevo di cui vi parlerò la prossima volta, che sono "la possibilità di capire che ci si trova in un sogno e di girare il sogno a proprio favore", ma di questo ne parleremo nel prossimo vlog. Per il momento, visto che ho concluso, vi chiedo: voi avete fatto mai degli incubi? Più che altro, avete fatto degli incubi che vi ricordate sino ad oggi? Avete l'idea - come vi ho detto - della macchia sul muro e della paura che ha dato la macchia sul muro? Vi è capitato di sognare qualcosa che vi ha dato quest'idea di questa "paura primordiale"? Che poi da svegli, a mente lucida, dite: "Sì, ma perché avevo paura di quella cosa, che non è una cosa che fa paura?"
Raccontatemelo, ditemelo sui commenti, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr.
Ragazzi: io ho concluso. Vi ricordo, come sempre, se questo vlog vi è piaciuto, di fare pollice in alto e di condividerlo su Twitter, su Facebook, su GooglePlus, su tutti i social network che frequentate e vi ricordo di - se non l'avete già fatto - iscrivervi al mio canale: è gratuito, inoltre riceverete una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video. Ragazzi: grazie a tutti, ciao e ci vediam...
EHI! Ma che devo piglià il lineare?!
... e ci vediamo domenica prossima!

domenica 30 novembre 2014

VLOG 42: Sogni (parte 2: l'acchiappasogni)

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Benvenuti a bordo, viaggiatori. Sono Grizzly, questo è un acchiappasogni e questo è Diario di Viaggio on the road.
[♪♫♪]
E... prima di cominciare mi scuso per la voce: questa mattina l'ho lasciata a casa...
{mi schiarisco la gola pietosamente...}
Allora, in questa splendida giornata: sono le 7:45 di mattina e c'è la nebbia, che può andare bene nella brughiera a fine novembre, solo che qui non siamo nella brughiera ma a Siracusa... comunque: transeat!
Allora: abbiamo parlato di sogni e continuiamo a parlare di sogni; come indicavo poco fa, parliamo di acchiappasogni.
"Acchiappasogni" che non è solo un romanzo di Stephen King del 2001 da cui è stato tratto un film di Lawrence Kasdan nel 2003 (con Morgan Freeman), ma che è soprattutto uno strumento utilizzato da alcune tribù indiane.
È nato e si è sviluppato intorno alle tribù Ojibwe (anche dette Chippewa) come strumento - principalmente - per i bambini; adesso è rimasto un gioco per i bambini.
L'acchiappasogni è, fondamentalmente, un circolo fatto con un ramo fresco in cui, con una corda (di solito con una corda "naturale": di canapa o di cotone) viene fatta una specie di struttura a ragnatela, e su cui vengono attaccate delle piume di uccello o alcune ossa di animali. Vi lascio sul doobly-doo anche un link di approfondimento: che cos'è l'acchiappasogni e, se la cosa v'interessa, come costruirne uno.
Ma veniamo allo scopo dell'acchiappasogni; gli indiani Chippewa credevano che gli spiriti dei sogni (e quindi anche gli spiriti degli incubi) per poter «entrare» nella mente delle persone che dormono devono utilizzare un portale. E il più semplice portale che si possa utilizzare per entrare nella mente di un dormiente è l'acchiappasogni; è il portale *diretto*, non c'è nessun altro passaggio: quando è presente un acchiappasogni vicino alla testa di una persona che dorme, tutti gli altri passaggi per i sogni sono chiusi. E l'acchiappasogni è un passaggio diretto, immediato: porta automaticamente alla mente del dormiente. Allora: se questo è un «portale» e porta alla mente del dormiente (permette al sogno di "entrare" nella mente del dormiente), perché si chiama «acchiappasogni»?
Perché la sua struttura è tale che gli spiriti che portano i sogni "buoni", che sono spiriti "lisci" e "puri", possono attraversare tranquillamente l'acchiappasogni senza nessun problema, mentre gli spiriti degli incubi, che - pur avendo magari la parte frontale liscia e pura, poi portano appresso un carico di dolore, di paura... e tutto questo carico rimane impelagato nelle fitte trame dell'acchiappasogni e lo spirito resta bloccato sull'acchiappasogni sino al momento in cui il dormiente si sveglierà.
Un motivo per il quale gli acchiappasogni venivano messi principalmente in prossimità di acqua (dei torrenti, dei laghi...) è perché gli indiani credevano, i Chippewa credevano che gli spiriti dei sogni avessero origine dall'acqua, perché la notte, il cielo stellato, dovrebbe essere simile a un grande lago. E l'acchiappasogni veniva posizionato in maniera tale che prendesse il primo raggio (la prima luce) dell'alba, quindi rivolto verso est, perché la luce del sole dissolve gli spiriti dei sogni e, quindi, dato che l'acchiappasogni durante la notte ha "raccolto" gli spiriti, ha "acchiappato" gli spiriti degli incubi {mi schiarisco la voce...} è rimasto completamente "carico" di questi spiriti, e il raggio del sole nascente ripulisce l'acchiappasogni, per renderlo pronto a lavorare la sera successiva.
È - dicevo - una cosa molto legata ai bambini, anche  proprio spiritualmente, nel senso che adesso è diventato un giocattolo per i bambini (o per gli appassionati che hanno la cultura etnica), ma nella cultura Chippewa era una cosa legata ai bambini perché i Chippewa - comunque - non utilizzavano gli acchiappasogni per gli adulti (se non che in casi veramente estremi), perché ritenevano, e ritengono d'altronde, che gli adulti - invece - debbano ricevere tutti i sogni, quindi tutti gli spiriti dei sogni (anche dei sogni più brutti: degli incubi) perché devono poter utilizzare il loro discernimento per interpretare questi sogni. Devono utilizzare la loro esperienza e capire per quale motivo hanno fatto questi sogni. Ecco perché non utilizzano l'acchiappasogni.
Ora: un po' in tutte le culture ci sono degli «strumenti» che hanno un po' la funzione dell'acchiappasogni indiano. Molti miei amici cristiani, per esempio, ammettono di tenere una bibbia, o un vangelo, nel comodino (nel cassetto del comodino, o a portata di mano sul comodino) come strumento per tenere lontani gli incubi. E d'altronde per esempio una bella bibbia dei Gideon's è anche un ottimo oggetto contundente, e quindi può anche avere un ottimo scopo!
Io, come ben sapete, tengo una *lunga* distesa di orsetti di peluche intorno al mio letto e nella mia camera, quindi anche io sono *completamente* al sicuro.
Ma non tutti hanno questa idea di avere un oggetto che serva a scacciare gli "spiriti" degli incubi, chiamiamoli così.
Ecco che vi faccio questa domanda: voi utilizzate uno strumento come un acchiappasogni? Avete proprio un acchiappasogni indiano? Oppure date affidamento a un piccolo portafortuna (a un peluche, a un libro)? Avete un rito prima di andare a dormire? Avete o fate qualcosa per tenere gli incubi lontani dalla vostra vita?
Oppure vi ho incuriosito e avete intenzione di provare a usare un acchiappasogni, a usare uno strumento per tenere gli incubi lontani dal vostro sonno?
Ditemelo un po', fatemelo sapere: sui commenti, oppure - come sempre - su twitter con l'hashtag #DdVotr. Ragazzi, questo è tutto, quindi noi ci vediamo domenica prossima. Naturalmente io vi ricordo (se non l'avete già fatto) di iscrivervi al mio canale, vi ricordo (se questo vlog vi è piaciuto) di fare pollice in alto e condividerlo con gli amici: condividetelo anche su facebook, su twitter, sugli altri social-network...
... bene: questo è tutto, io ho concluso. Ciao e ci vediamo domenica prossima!

domenica 23 novembre 2014

VLOG 41: Sogni (parte 1: il sogno in generale)

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Benvenuti a bordo, viaggiatori. Sono Grizzly e questo è Diario di Viaggio on the road.
[♪♫♪]
Il canale YouTube di oggi ha a che fare con la filosofia: è un argomento che - devo dire - praticamente non l'avevo lasciato assieme al liceo quasi vent'anni fa, con il diploma, perché la storia della filosofia (così come molte materie umanistiche) mi era rimasta sullo stomaco.
Però Olly, che gestisce questo canale, è riuscito in qualche modo a «solleticare» la mia mente, ed è quello che spero di riuscire a fare anche io, segnalandovi tre suoi video che ho trovato particolarmente interessanti.
Anzitutto il primo, che vi segnalo sul doobly-doo, che è: "Dovremmo aver paura della morte?".
L'argomento è forte, ma è trattato in maniera molto intelligente.
Secondo video sul doobly-doo: "Religione vs Evoluzione". Ora: come è trattato l'argomento (e come vengono paragonate le due cose) devo dire che in certi punti - obiettivamente - non sono d'accordo. Però riconosco comunque: l'argomento è trattato molto bene, con la giusta preparazione e - comunque - merita di essere guardato, quindi il secondo video che trovate sul doobly-doo: "Religione vs Evoluzione".
Terzo video, una spiegazione molto interessante: "Il rasoio di Occam".
E - inoltre - vi segnalo un piccolo extra: "Lo YouTube-Poop è arte?", ultimo video che segnalo sul doobly-doo. Lui è Olly, il canale è Philosophy Tube, iscrivetevi!
Passiamo all'argomento del giorno (e nei prossimi vlog ne parleremo un po' più approfonditamente): oggi parliamo di sogni. Che hanno un po' a che fare anche con la filosofia, se vogliamo.
Il sogno, la dimensione onirica, accomuna l'uomo e molti animali, e la scienza non è ancora arrivata a spiegare completamente i meccanismi e le motivazioni che stanno alla base del sogno, quindi è ancora un argomento molto complesso.
Io mi considero un discreto «sognatore», mi diverto in certe situazioni e ho preso un'abitudine (l'ho presa già da molto tempo): tengo un bloc-notes e una penna sul comodino, accanto al letto, perché {rumore mentre mi schiarisco la voce} così facendo la mattina, quando mi sveglio, se c'è stato un sogno che mi ha colpito prendo *subito* degli appunti sui momenti salienti, sulle parti più importanti del sogno, e così posso ricostruirlo e ricordarlo ed è grazie a questi appunti se ho potuto raccontare alcuni dei miei sogni un po' più particolari anche sul mio blog (per esempio sul Diario di Viaggio o sulle Pagine Oscure).
Tra l'altro sul doobly-doo vi metto il link al tag "Dreams" delle Pagine Oscure.
Vi ricordo, quando aprite il blog "Pagine Oscure" che Blogger vi segnala che i contenuti potrebbero essere inappropriati per tutti e vi chiede di clickare su "Dichiaro di comprendere e di voler continuare": è una scelta che ho fatto perché nelle Pagine Oscure - appunto - ci possono essere dei contenuti non graditi a tutti; che io mi ricordi il tag "Dreams" non... (contiene racconti dei miei sogni) non c'è niente di così pazzesco; comunque clickate tranquillamente su "Dichiaro di comprendere e di voler continuare".
Ora dicevo: mi considero un sognatore discreto, mi diverto a sognare, raccolgo appunti sui miei sogni e alcuni dei miei sogni sono stati anche fonte d'ispirazione per progetti o per altre cose: soprattutto per racconti e alcuni romanzi che ho scritto. E trovo - appunto - molto divertente sognare e poi raccogliere questi appunti.
E quindi vi chiedo: voi siete dei sognatori? Beh: che sognate... accomuna tutti, quindi non ditemi che non sognate! Ma voi che rapporto avete con i sogni? Avete dei sogni - non so - ricorrenti? Avete degli incubi ricorrenti? O prendete anche voi appunti? Oppure non avete mai pensato di prendere appunti e vi ho dato l'idea?
Raccontatemi un po' la vostra, ditemi quello che ne pensate: raccontatemi i vostri sogni. Potete usare lo spazio sui commenti, oppure su twitter con l'hashtag #DdVotr.
Io ho concluso, quindi...
[... viaggio on the road parlando di sogni, e poi magari di incubi, di acchiappasogni... ci sono molti argomenti: potrebbe venirne qualcosa di interessante. Tu che ne dici?]
[Hm! Lascia stare, va...]
[Ecco...]
[Buonanotte... sogni d'oro]
{russare sommesso}
Me lo stavo dimenticando! Potete iscrivervi al mio canale: è gratuito, e riceverete una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video. È anche molto semplice: se non siete su dispositivo mobile potete semplicemente clickare sul musetto di Edison.
Ragazzi: questo è tutto. Grazie, ciao e ci vediamo domenica prossima!
{russare sommesso}

domenica 16 novembre 2014

VLOG 40: Distruggere un... mito

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Benvenuti a bordo, viaggiatori. Sono Grizzly e questo è Diario di Viaggio on the road.
[♪♫♪]
Allora: ho pochissimo tempo, quindi cercherò di stringere il più possibile. Cominciamo dal canale YouTube di oggi: oggi parliamo di Dylan Dubeau...
Dubois...
Dubu...
Doo...bly-doo, dove trovate il link al canale.
{[In inglese]: Sorry Dylan: although I'm European, I don't speak French...}
Dylan è canadese e nel suo canale ci dice «Pensateci {[In inglese] Think about it]: vi piacerebbe imparare la scienza più bizzarra e la storia che sta dietro la cultura geek?» e ce lo dimostra con i suoi video; ve ne segnalo alcuni che ho trovato particolarmente interessanti (comunque vi consiglio di iscrivervi al suo canale).
"Sono possibili le Tartarughe Ninjia (nella nostra realtà)?" Primo video che trovate sul doobly-doo.
Poi ci chiede: "(Il videogame) Destiny è il nostro destino?", perché: Ok, è ambientato fantascientificamente in un futuro post-apocalittico, ma non è mai successa una cosa del genere nel passato? Guardate il video, il secondo video sul doobly-doo, che è interessante: "Destiny è il nostro destino?"
E infine "Cat Mario è forse il futuro del gaming?" e, tanto per restare sul gaming, ultimo video (extra) che vi segnalo sul doobly-doo: "Mario è una GIF?" (O intendete ghif, giaif, giv, giaiv, jaif, jif...? Chiamiamola ghif: visto che quando io mi riferisco al Graphics Interchange Format io uso il termine "ghif").
Peraltro, prima di passare all'argomento del giorno: anni e anni e anni fa, con Asbesto Molesto e Zeus Kissakie' avevamo realizzato un cortometraggio intitolato "ROERO PUNTO GIF" che non ho, però se lo trovo lo carico su youtube oppure vi metto il link... stay tuned!
{mamma mia che traffico!}
A questo punto parliamo dell'argomento del giorno. Una parentesi e poi una breve digressione.
La parentesi è questa:
1) Un robot non può fare del male a un essere umano né può, con la mancanza di una sua azione, lasciare che un essere umano venga ferito o ucciso.
2) Un robot non può danneggiare un altro robot, a meno che questo non vada in contrasto con la legge #1.
3) Un robot non può danneggiare se stesso, a meno che questo non vada in contrasto con la prima e la seconda legge.
Sono le "Tre leggi della robotica" di Asimov, e mettiamole per un istante da parte.
Anni fa (questa è un racconto di Francesco) un amico di Francesco, dopo quella che possiamo definire «una ricerca matta & disperatissima» trovò e riuscì ad acquistare un paio di occhiali da sole Ray-Ban. Non "un paio di occhiali da sole Ray-Ban a caso" ma QUEI Ray-Ban: quelli originali a goccia con la stecca d'osso.
Esce di casa, si mette questi occhiali (proprio: la PRIMA uscita), incrocia un gruppo di persone, una bambina di pochi anni lo indica: "Papà, guarda: gli occhiali di Pietro Taricone". Pace all'anima di Pietro, ma definire i Ray-Ban con la stecca d'osso "gli occhiali di Pietro Taricone" ti fa cascare le braccia e molte altre parti del corpo.
Ora ritorniamo alle tre leggi della robotica. Perché io le ho citate a memoria: dovrei andare a cercare il testo corretto, ma soprattutto mi sarebbe piaciuto trovare il testo corretto (il testo o una bella traduzione), stamparla in un formato simpatico, metterla in una cornice a giorno e piantarmela in ufficio.
Una cosa che (ho sempre detto) mi piacerebbe tantissimo fare. E non la faccio per un solo motivo: perché mi aspetto il figlio di qualche cliente che, guardandola, fa: "Oh, guarda papà: come nel film «Io, robot» di Will Smith" e mi cascherebbero anche a me le braccia, le gambe... mi smonterei!
Ed ecco, quindi, la mia domanda: "distruggere un mito" con la semplicità, vi è mai successo? Di vivere un'avventura come i Ray-Ban che diventano "gli occhiali del personaggio del momento o - non so - le leggi della robotica di Asimov che son diventati, e possono diventare, la frase di un film? C'è qualcosa che vi è successo nel corso della vostra vita che vi ha - veramente - fatto cascare le braccia e fatto dire "Sì, vabbè, ma così non..."
Ditemelo! Raccontatemelo nei commenti, oppure su twitter con l'hastag #DdVotr
Ragazzi, sono Grizzly, questo è... tutto! Noi ci vediamo domenica prossima; se vi è piaciuto questo video potete fare pollice in alto e condividerlo con gli amici e se vi è piaciuto e non l'avete già fatto, potete anche iscrivervi al mio canale: è gratuito e - soprattutto - riceverete una notifica ogni volta che pubblico un nuovo vlog. Grazie a tutti, ciao e ci vediamo domenica prossima!

domenica 9 novembre 2014

VLOG 39: Diventare volontario di protezione civile

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Splendida giornata!
Benvenuti viaggiatori: sono Grizzly, questo è Diario di Viaggio on the road e... QUESTA È LA MIA NUOVA MACCHINA!
E benvenuti a bordo della mia nuova station wagon, che sì: è più corta della mia vecchia Mondeo, di QUATTRO MILLIMETRI più corta.
Scusate la giacca: obiettivamente è stato... è appena finito un quarantott'ore di allarme rosso, ma il tempo non è migliorato, quindi... mentre venivo a fare gasolio ho incontrato un paio di cartelloni pubblicitari in terra, per cui... e comunque questa giacca (che è quella della protezione civile) oltre a essere - in questo momento - un valido riparo per la pioggia se dovessi fermarmi in mezzo alla strada e una valida giacca ad alta visibilità, è anche motivo dell'argomento del giorno, per cui... sigla nuova!
[♪♫♪]
Oggi vi parlo, innanzi tutto, di Veritasium, che è un canale di vlog sulla scienza (ci dice lui "dall'atomo all'astrofisica"): è un canale molto interessante, ci sono video molto ben fatti, ci sono delle interessanti collaborazioni (c'è anche una simpatica collaborazione con Vsauce che merita di essere guardata). Comunque, sul doobly-doo vi metto - innanzi tutto - il link al canale Veritasium e il primo video che vi segnalo è: "Ruota antigravità".
Il secondo video che vi segnalo sul doobly-doo vi fa conoscere un ambiente molto particolare: "Il silenzio può farvi impazzire?".
Infine, giusto per sviluppare un pochino la curiosità, vogliamo conoscere "L'oggetto più rotondo del mondo"?
Questo è il canale di Veritasium, e adesso passiamo all'argomento del giorno, che ha a che fare con la mia giacca della protezione civile: oggi vi parlo di volontariato.
Ancora da giovanissimo (dai 18-19 anni) ho cominciato a frequentare l'ambiente del volontariato di soccorso di Siracusa, ambiente del volontariato di soccorso che si è cominciato a sviluppare seriamente dopo il terremoto del 1990, che mise in evidenza come il motore della protezione civile (che nel 1990 era ancora - possiamo dire - in rodaggio) aveva bisogno di qualcosa in più.
Il volontariato di protezione civile è regolato da una serie di normative, anche perché per essere volontari non basta svegliarsi una mattina, prendere la macchina e andare nel luogo di un'emergenza a cercare di dare una mano: anzi! Questo è assolutamente sbagliato: si intasano le strade, si danno disturbi e fastidi ai mezzi di soccorso, ci si può mettere in pericolo e diventare da soccorritore a persona che dev'essere soccorsa.
Il più grande sistema di volontariato è dato - appunto - dalle associazioni di volontariato: le associazioni di volontariato sono delle "associazioni", quindi giuridicamente registrate, con il codice fiscale, con tutte quante le loro funzionalità, in cui i soci che vengono iscritti sono dei "volontari", sono delle persone che volontariamente, liberamente, mettono a disposizione la propria competenza, il proprio tempo libero, la propria professionalità (adesso ci arriviamo: perché SO qual è la domanda che state per farmi), la propria potenzialità, le loro capacità, eccetera, a disposizione dell'ente pubblico, a disposizione dei mezzi di soccorso, nelle situazioni di emergenza.
Quando c'è una grande emergenza, un'emergenza si definisce «grande emergenza» non quando c'è, necessariamente, un terremoto o chissà quale cosa enorme: la cosa... l'esempio più pratico che tendo a fare è quello dell'antincendio boschivo (che in questo momento, con questo tempo è molto correlato, no?), quando c'è una situazione nella quale le forze esistenti (non so: i vigili del fuoco - nel caso degli incendi boschivi - e la forestale) si trovano a dover fronteggiare una situazione che va oltre le loro capacità, ma non "oltre le loro capacità" perché non sono preparati, bensì va oltre le loro capacità perché ci sono - mettiamo - 100 squadre e 250 incendi. Con tutta la buona volontà che uno può avere, cosa fai? Telefoni al fuoco e gli dici «Senti: aspetta. Devo spegnere qui»?
Ecco che quando si arriva a questo livello di situazione, quando le forze in campo obiettivamente non sono più sufficienti, si contatta la sala operativa, il "coordinamento dell'emergenza" e la sala operativa mette in allerta le associazioni di volontariato che possono avere a disposizione dei mezzi, degli strumenti per fornire aiuto ai mezzi di emergenza esistenti, ai mezzi di soccorso esistenti, per fornire - quindi - aiuto alle popolazioni colpite.
Ora: nel caso in oggetto (ossia quello che ha coinvolto nelle ultime 48 ore Siracusa) essendo stata diramata un'allerta meteo, sono state allertate tutte le associazioni di volontariato per mettere a disposizione mezzi, strumenti... Noi, per esempio, abbiamo messo a disposizione - a parte il personale - una ruspa e un mezzo d'opera (il cosidetto "Merlo") che avevamo nella nostra disponibilità, quindi. Tra l'altro il mezzo d'opera (la ruspa) è servita moltissimo per alberi che sono caduti e situazioni similari.
Quindi: la necessità è proprio questa, cioè di organizzare il lavoro, in maniera tale che l'unica sala operativa coordini il lavoro interforze tra le forze esistenti e le forze del volontariato in maniera tale da non avere un posto dove ci sono cento persone, e altri cento posti che aspettano qualcuno che fornisca una mano d'aiuto.
Le organizzazioni di volontariato, come le associazioni di volontariato, sono di varie forme. Ci sono associazioni di volontariato in ambito - tipicamente - locale, per esempio l'associazione di cui faccio parte io, che si chiama «Associazione Volontari Città di Siracusa» è un'associazione locale, cioè ha sede a Siracusa e opera nella città di Siracusa. Però esistono delle grandi associazioni di volontariato che hanno distaccamenti in molta parte del territorio: in certi casi vi sono delle associazioni che hanno dei distaccamenti su tutta Italia e sono delle associazioni a livello nazionale. Potrei fare dei nomi, non so: Nuova Acropoli o le Misericordie d'Italia.
Naturalmente sarà l'associazione a curare la formazione di base del volontario per permettere al volontario di diventare un soccorritore, per permettere al volontario di agire nell'interesse di salvaguardare la comunità, salvaguardare il volontario.
E ci sono moltissime associazioni che fanno dei corsi anche aperti al pubblico, a chi poi volesse essere interessato - eventualmente - anche a diventare un socio e un volontario. Sono dei corsi che possono comprendere ogni campo che riguarda la protezione civile: dal come si procede a soccorrere durante un terremoto, a come effettuare operazioni di antincendio in ambito boschivo, come effettuare altre operazioni di antincendio, come fornire supporto al (non so) alle squadre sub.
Ci sono delle situazioni nelle quali - ovviamente - non bastano solamente i corsi che può fare l'associazione: per esempio se c'è un'associazione che fa il servizio dei sommozzatori, ovviamente per fare il soccorittore sommozzatore sono richieste delle licenze, dei patentini e delle situazioni del genere. Però - naturalmente - l'associazione può formare il cosidetto «personale di terra»: il personale che fornisce assistenza logistica al personale abilitato a svolgere questo genere di soccorsi.
Il modo migliore per diventare un volontario di protezione civile è quello di informarsi sul proprio territorio rispetto a quali siano le associazioni di volontariato, in ambito locale o anche in ambito nazionale, come dicevo prima, quali sono i distaccamenti locali, qual è l'associazione di riferimento; consiglio spassionato: quantomeno quella che sia più vicina a casa: cioè se c'è un'associazione - non lo so - nella parrocchia davanti casa piuttosto che un'associazione in un comune a cento chilometri, magari è un po' meglio quella della parrocchia vicino casa, piuttosto che quella a cento chilometri!
Perché, insomma, il volontario, la «figura del volontario», per l'appunto è una figura che opera nel regime della propria disponibilità, del proprio tempo libero ed è una figura che opera in modo totalmente gratuito.
Il volontario non riceve uno stipendio per l'attività che svolge di protezione civile: anche nelle grosse situazioni di emergenza, comunque, viene e fornisce, e presta la propria opera gratuitamente.
Esistono delle normative, nella legge italiana, che tutelano l'operatore volontario che svolge un servizio di protezione civile, in particolar modo un servizio di emergenza, in determinate condizioni che concernono proprio l'emergenza di protezione civile. Innanzi tutto esistono i cosidetti "benefici di legge" (del DPR 194/2001 se non ricordo male): per esempio se io sono un lavoratore dipendente e vengo "precettato" perché c'è una situazione di emergenza complicata, c'è la necessità della mia presenza o - comunque - voglio poter dare la disponibilità della mia presenza, ma sono appunto un lavoratore dipendente, io ho la possibilità di venire, dare la mia disponibilità, venire (tra virgolette) "precettato" dal centro operativo comunale (o dal centro operativo misto) dal dipartimento di protezione civile; il dipartimento di protezione civile mi riconosce dei benefici legislativi inerenti il DPR 194. Il primo è che l'assenza dal posto di lavoro per svolgere attività di emergenza di protezione civile, l'assenza è giustificata: non si perde il posto di lavoro; primo, che è la cosa più importante!
Seconda cosa: la parte di stipendio che viene persa dal lavoratore dipendente viene sostenuta per intero (per quanto concerne il turno ordinario di lavoro) da parte dell'ente che ha effettuato la richiesta di emergenza: può essere il comune, può essere la regione, può essere anche il ministero a livello nazionale.
E quando io concludo il mio servizio, perché quando si comincia un servizio di emergenza di protezione civile si svolge - innanzi tutto - un'operazione importantissima, che si chiama «incorporazione»: tutte le associazioni comunicano quali e quanti sono i volontari presenti durante l'emergenza (sono presenti i signori: Tizio, Caio e Sempronio dalle ore otto, dalle ore nove, dalle ore undici) e, quando finisce l'emergenza o quando il personale ha finito il turno (o quello che sia: quando qualcuno si deve allontanare), si effettua l'operazione inversa che è la «scorporazione» (alle ore 15:30 entra il sig. Tizio e il sig. Caio se ne va, per esempio). Data questa situazione, in base alle incorporazioni, quindi in base alla disponibilità che è stata fornita dalle persone, alle persone che ne fanno opportuna richiesta (in realtà è semplicissimo: cioè si mette un "sì" durante l'incorporazione) viene rilasciato un certificato, un foglio di carta che dice che il dipartimento dichiara che dalle ore X alle ore Y questa persona è stata presente in un emergenza di protezione civile e gli sono riconosciuti i benefici di legge spettanti dal DPR 194/2001.
Questa dichiarazione viene allegata dal datore di lavoro (o dall'ufficio di ragioneria del datore di lavoro) alla dichiarazione dei redditi che si fa dell'azienda per quanto concerne il lavoratore dipendente e, fino ad una certa cifra (adesso non mi ricordo bene come funziona, ma mi pare intorno ai 300 e rotti euro) fino a una certa cifra il datore di lavoro ottiene questo risarcimento da parte dell'ente pubblico sotto forma di uno sgravio fiscale di quella cifra, oltre quella cifra fisicamente il datore di lavoro effettua il pagamento al dipendente e poi sarà lo Stato a rimborsare (fisicamente con assegno, con bonifico, con le procedure normali di rimborso da parte dello Stato), direttamente lo Stato o l'ente che ha fatto la situazione, per tramite dell'Agenzia delle Entrate.
Perché - come dicevo - sì: è vero che un volontario non riceve una paga per il lavoro che fa, ma è anche ovvio che un volontario non deve rimetterci di tasca sua.
Il carburante dei mezzi che vengono utilizzati durante un'emergenza, ovviamente, viene pagato dall'ente che ha chiamato: ci mancherebbe se io devo tirar fuori un'autobotte, andarla a portare dall'altra parte della provincia per andare a spegnere un incendio e ci devo anche mettere i soldi del gasolio.
Le associazioni svolgono anche attività atte al cosidetto «autofinanziamento»: supporto ad attività sportive, supporto (non so), succede spesso il supporto a determinate feste di paese, a fiere e a situazioni del genere; perché sono attività che permettono all'associazione di autofinanziarsi e di sostenere quella categoria di spese che non rientrano nell'emergenza di protezione civile.
A questo punto vi faccio una domanda, importante: voi avete mai considerato o vagliato l'ipotesi di diventare volontari di soccorso? Avete mai pensato "beh, questa cosa così com'è non funziona: c'è bisogno dell'aiuto di molti, c'è bisogno dell'aiuto di tutti, e io penso di poter essere in grado di svolgere - anche se nel mio piccolo - il mio aiuto" oppure no? Oppure pensate che certe cose nello Stato funzionano grazie ai volontari e invece dovrebbe essere lo Stato a farle funzionare e il volontariato dovrebbe essere una cosa estremamente marginale, perché dovrebbe servire nelle situazioni estremamente complesse, mentre per tutte le altre situazioni dovrebbe essere lo Stato a intervenire concretamente? Che cosa ne pensate?
Fatemelo sapere, ditemelo un po' nei commenti - come sempre - oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr.
Ragazzi, io ho concluso. Se questo vlog vi è piaciuto, vi invito a fare pollice-in-alto e a condividerlo con i vostri amici. Se vi ho fornito delle informazioni che vi sono state utili e volete diventare (e diventerete!) dei volontari di protezione civile vi invito a farmelo sapere nei commenti e - soprattutto - vi invito, se non l'avete già fatto, a iscrivermi al mio canale: è gratuito (come l'attività di volontario) però in cambio riceverete una notifica tutte le volte che pubblico un nuovo vlog.
Ragazzi: questo è tutto. Grazie, ciao e - come sempre - ci vediamo domenica prossima!