domenica 19 ottobre 2014

VLOG 36: Buon compleanno Ubuntu e... esperienza con Linux

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Benvenuti a bordo, viaggiatori. Sono Grizzly e questo è Diario di Viaggio on the road.
[♪♫♪]
Con questo vlog e con il prossimo comincio un piccolo esperimento: l'argomento del giorno e il canale avranno a che fare con il cinema e l'informatica (per questo vlog e per il prossimo vlog); poi, nel vlog successivo, cercherò di fare un'unione fra le due cose.
Comunque, innanzi tutto parliamo del canale YouTube di oggi, e lo facciamo con una considerazione, semplicissima: quante volte, guardando un film, dopo aver visto un bel film o un film più o meno discutibile, tutti noi abbiamo detto "E vabbè ma... poteva andare a finire in tanti modi, poteva andare a finire così, sarebbe potuto andare a finire colì..."
Questo canale YouTube ci viene incontro, infatti ci dice: "Come sarebbe potuto andare a finire" un determinato film con delle simpatiche animazioni, con una simpatica ricostruzione; e infatti il nome del canale (è già tutto un programma) è "How It Should Have Ended" ("Come sarebbe dovuto finire"): link al canale nel doobly-doo.
Ci sono alcuni film, segnalati sul canale, che in realtà sono usciti al cinema da pochissimo, quindi se non li avete visti ci sono anche degli spoiler, perché - insomma - uno dice "Va bene, è andata a finire così ma sarebbe potuta andare a finire diversamente" però uno può anche andarsi ad immaginare in qualche modo come andava a finire, quindi non è il caso di rovinarsi lo spettacolo; per cui vi segnalo tre film un pochino datati, che penso che abbiamo visto quasi tutti, la cui reinterpretazione è estremamente divertente, infatti nel doobly-doo vi segnalo come sarebbero potuti andare a finire dei film abbastanza storici. Il primo che vi segnalo è Ghostbusters. E... sì: ci sono ben due ipotesi di finale, e una è una differente risposta alla domanda «sei tu un dio?».
Il secondo che vi segnalo è un altro cult: Pulp fiction. Sempre sul doobly-doo: come sarebbe dovuto andare a finire Pulp Fiction.
Terzo grande classico, che in questo caso non è un finale ma un vero e proprio plot sulla trama: come si sarebbe potuto svolgere praticamente tutto il film. Un altro colpo geniale: Lo squalo, direttamente dal 1973 (come il film sarebbe potuto durare un quarto d'ora).
E vi segnalo anche un piccolo extra: come sarebbe dovuto andare a finire Scream. O, come è successo con Lo squalo: come si sarebbe dovuta sviluppare la trama di Scream.
È una specie di via di mezzo fra Scary Movie e la "Evil Overlord List", è molto divertente, quindi: quarto video che trovate sul doobly-doo.
Argomento del giorno: oggi parliamo di informatica, e lo facciamo in maniera molto particolare: giovedì 23 ottobre sarà rilasciato Ubuntu "Utopic Unicorn" (Ubuntu 14.10). È una data importante, non tanto per il 23 ottobre in sé o per il fatto che la versione è la 14.10, ma è una data importante perché è una importante pietra miliare per la distribuzione Linux Ubuntu, perché esattamente dieci anni fa (va bene: giocando di due giorni), il 20 ottobre del 2004, fu rilasciata Ubuntu "Warty Warthog" (il famoso Facocero Verrucoso) che è stata la PRIMA versione di quella che è una fortunata, funzionale e ben diffusa distribuzione Linux.
E questo ottobre 2014 è una data importante anche per me, perché nell'ottobre del 1994 (quindi vent'anni fa) io facevo la conoscenza e cominciavo ad utilizzare il sistema operativo Linux.
La prima distribuzione su cui ho sbattuto la testa è stata la Slackware 2.1 (c'era ancora il kernel 1.1.59; siamo adesso al 3 e rotti, non seguo più gli aggiornamenti che vedo su Ubuntu). Una distribuzione installata dopo aver preparato una lunghissima distesa di floppy disk, tra l'altro.
Slackware è stata per me, per un lungo periodo di tempo, una interessante parentesi che mi ha traghettato dal mondo non di Windows 95, ma parliamo addirittura dal mondo del DOS (di MS-DOS), di 4DOS (che sono stato uno degli utenti che lo utilizzava) e di Windows 3.0 e poi Windows 3.11 per Workgroup. Sì: ho usato queste due versioni di Windows. E rimango, comunque, un vecchio bacucco dell'informatica, visto che ho cominciato con un XT-8088 senza hard disk: due lettori floppy: 3,5 720k e 5,25" da 360k.
Non avete mai visto un floppy da "5 pollici e 1/4"?
Eccolo!
Doppia faccia, doppia densità, 360 Kilobyte (180 per lato).
Vedete questa piccola tacca? Serve a dire che ci si può scrivere, se è chiusa (veniva chiusa con un adesivo argentato) il disco è protetto dalla scrittura. C'erano i programmi antivirus che arrivavano con il floppy *senza* questa tacca.
La mia parentesi con Linux mi ha fatto apprezzare un sistema operativo che introduceva nell'ambito informatico alcune caratteristiche che noi utenti che venivamo dal DOS (e a malapena da Windows 3.11 per Workgroup) non conoscevamo. Come: un certo livello di manutenzione del multitasking e un certo livello di gestione della multiutenza sulla macchina.
Sono cresciuto, come dissi una volta su Fidonet, a pane e Slackware, però poi successivamente a Slackware ho sperimentato per un anno Debian; io ho potuto mettere le mani su Debian Potato, su Debian Woody e sono state delle distribuzioni... ho sperimentato molte distribuzioni Linux, ho sperimentato la gestione del sistema e, già ai tempi di Slackware 7, avevo cominciato a mettere in uso determinate caratteristiche che, poi, diventeranno le caratteristiche di manutenzione del sistema, per esempio, di Ubuntu. Una delle cose più semplici e stupide è che io, anziché utilizzare l'utente «root», utilizzavo il super-user (il «su»: non conoscevo molto bene «sudo», quindi usavo principalmente il comando «su»), però avevo impostato, nelle macchine dove condividevo l'utenza con altri, che chi potesse entrare come super-user doveva farlo usando la propria password.
Ossia, chi dava il comando «su» ed era autorizzato a diventare super-user non doveva conoscere la password di «root»: gli bastava utilizzare la propria password utente per accedere come super-user.
Che poi è la tecnica utilizzata in Ubuntu, in cui l'utente «root» c'è ma non può fare login direttamente (perché la sua password è disabilitata) e quindi chi entra come utente «root» è l'utente del gruppo «admin» (quindi l'utente abilitato a effettuare il comando super-user perché nel gruppo «admin») che utilizzerà «sudo» usando autonomamente, quindi, la propria password di utente. Quindi senza la necessità di conoscere la password di root.
L'uso di Linux (può sembrare stupido, ma invece non è così) mi ha persino aiutato a comprendere meglio alcune cose che stanno alla base della tecnologia dei sistemi basati su Windows NT, e quindi dei sistemi Windows sulla gestione della rete, dei sistemi basati su rete e multiutenza basati su sistema operativo Windows, dei quali avevo un'infarinatura estremamente di base, fatta principalmente leggendo qualche rivista d'informatica e che invece sono riuscito a comprendere meglio, comprendendo le dinamiche della gestione e della manutenzione della rete sotto Linux, perché le dinamiche di gestione e di manutenzione della rete, in realtà, sono le stesse.
C'è anche da dire una cosa (ne parlavo l'altra sera con l'amico Francesco): dal DOS siamo arrivati ai sistemi Windows, i sistemi Windows si sono evoluti, ma l'evoluzione dei sistemi Windows NT che ha portato ai sistemi Windows dedicati all'ambito server, ha lanciato un po' il ritorno della shell, dell'esecuzione di comandi da «riga di comando».
Una cosa, forse, inaspettata: la Windows Power Shell è qualcosa che - sicuramente - Microsoft quando aveva cominciato a lavorare a Windows 95, a Windows 98, quando ha cominciato a lavorare a Windows XP, quando ha cominciato a sviluppare meglio la tecnologia NT, secondo me si aspettava che sarebbe andata molto in secondo piano. Secondo me molti non si sarebbero aspettati questo boom del ritorno dell'esecuzione dei comandi da riga di comando.
Purtuttavia la diffusione dei sistemi Unix (e di Linux) nell'ambito server ha messo in evidenza questo grosso gap tra la gestione dei sistemi in rete basati su Unix, in cui un semplice accesso in telnet o in SSH mi permette di - virtualmente - eseguire moltissimi comandi di manutenzione della macchina, contro l'accesso alla consolle del sistema Windows che mi richiedeva un accesso, non so, magari in Remote Desktop.
Voi avete esperienza con il sistema operativo Linux? Avete mai utilizzato un altro sistema operativo, diverso da Windows? Oppure, avete esperienza - non so - magari su Macintosh? Su un sistema basato su Unix? D'altronde OSX è basato su BSD, quindi sotto il cofano gira un sistema Unix.
Se avete questo genere di esperienza, non so: fatemi sapere, ditemelo nei commenti. Se è un'esperienza che trovate positiva, che trovate negativa... potete commentare, potete commentare anche su Twitter, hashtag #DdVotr.
Io ho concluso, come sempre vi ricordo: se questo vlog vi è piaciuto fate pollice-in-alto e condividetelo con gli amici. Se vi è piaciuto e non l'avete ancora fatto, iscrivetevi al mio canale: è gratuito e sarete notificati ogni volta che pubblico un nuovo vlog.
Ragazzi: questo è tutto, ciao e ci vediamo domenica prossima.
Dimenticavo: giovedì 23 ottobre, mentre tutto il mondo aspetterà l'uscita di Ubuntu, io sarò a Milano allo SMAU, se volete ci possiamo incontrare a Fieramilanocity: io sarò entro le ore 11 a Porta Scarampo (gate 1 e 8, in prossimità delle fast-lane: è da lì che ho il mio ingresso), oppure intorno alle 12:15 al bar del padiglione 3, fate un po' voi.
Eventualmente potete mandarmi un'e-mail (la leggo sul telefonino): grizzly.e90@g-sr.eu
La trovate comunque scritta anche nel doobly-doo; ragazzi, ciao a tutti, casomai ci vediamo allo SMAU, e altrimenti ci vediamo domenica prossima.

domenica 12 ottobre 2014

VLOG 35: Il contrario delle fobie, le filie

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Benvenuti a bordo, viaggiatori. Sono Grizzly e questo è Diario di Viaggio on the road!
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Nella descrizione del suo canale ci dice "Il mio nome è Adam e sono qui per illuminarvi la giornata", al contrario della giornata di oggi che è nuovamente nuvolosa.
Lui è CrashBangAdam, è divertentissimo: è uno youtuber britannico e il suo accento è semplicemente splendido (e se ve lo dico io, che non amo alla follia l'accento britannico!).
Nel doobly-doo vi segnalo alcuni dei suoi video che ho trovato molto divertenti.
Innanzi tutto, primo video che vi segnalo è: "cinque cose che ci serviranno nel futuro".
E secondo video sul doobly-doo, e riguarda i mondiali di calcio 2014 (e se è piaciuto a me a cui non piace il calcio, potete fidarvi!): "Cinque cose che non sapevate sui mondiali di calcio 2014"
E poi vi segnalo "Vespe, tablet e tenersi a mani nude", terzo video sul doobly-doo, assieme a un bellissimo extra (che mi riguarda): "Cinque cose da fare con un bel nuovo paio di baffi".
Cosa che - peraltro - mi ricorda che mi è successo alcune volte, mentre parlavo con dei clienti dopo varie volte che ci siamo visti. Il cliente mi guarda un po' "Ma... ti vedo un po' diverso... AH: Ma ti sei fatto crescere i baffi! Complimenti: ti stanno bene"
"Ehm, grazie... negli ultimi VENT'ANNI me l'hanno già detto..."
Comunque: lui è Adam, CrashBangAdam, link al suo canale nel doobly-doo, e passiamo all'argomento del giorno. Il vlog scorso vi ho parlato di fobie, questo vlog - forse - è il caso di parlare dell'opposto: delle "filie", le cose che si amano.
Anche se il termine fobia identifica chiaramente una (più che un'avversione) una paura vera e propria, non una semplice avversione, come per esempio la chrometofobia (o chrométofobia) che è la paura del denaro.
Io penso di avere - invece - una grande di forma di chrometofilia, visto che ADORO il denaro... però non me ne danno mai!
Ora, la fobia è una paura ben delineata. Con le filie non si identifica, necessariamente, una passione ben delineata, perché le filie possono avere determinati significati in base all'accezione che gli diamo o in base all'accezione di determinate parole: dell'uso che hanno nella società.
Per esempio esiste l'emofilia, che però non è che "è la passione per il sangue" (c'è forse quella dei vampiri), tendenzialmente è una malattia: è una difficoltà del sangue a coagularsi.
Vi sono le parafilie, che hanno a che fare con la propria vita sessuale; però vi sono anche dei concetti che sono un pochino più semplici.
Per darvi un esempio sulle diverse accezioni delle parole, vi dirò ad esempio una parola: "zoofilia", letteralmente "amore per gli animali". Ora, la zoofilia può avere tre diverse accezioni: può significare, semplicemente, una passione per gli animali, una persona a cui piacciono molto gli animali.
La parola zoofilia, riferita all'ambito botanico, può identificare un determinato equilibrio tra le piante e gli animali
{per esempio la cosiddetta impallinazio... sì: impallinazione!}
per esempio la cosiddetta impollinazione zoogama, in cui la pianta fa uso dell'animale per diffondere il polline: la cosa più semplice è quella di utilizzare le api per diffondere il proprio polline; ma possono essere utilizzati anche, non so, animali come pipistrelli o situazioni del genere. È un caso di zoofilia. "Zoofilia" può essere utilizzato anche nell'ambito professionale (nell'ambito "zootecnico"): c'è, per esempio, la guardia zoofila.
E infine la zoofilia può identificare anche una delle parafilie e può riferirsi a coloro che si eccitano sessualmente con gli animali (ci sono anche quelli che si eccitano COME animali, ma questa è un'altra storia).
Tra l'altro alcune filie sono parole molto utilizzate, per esempio: i cinefili, gli amanti dei film, gli amanti delle produzioni cinematografiche, gli amanti del cinema. O i cinofili, che sarebbero gli amanti dei cani; il buon Cesare Marchi, nel suo libro "In punta di lingua" ci diceva di fare attenzione a non confondere le due cose, anche se è vero che abbiamo visto dei film realizzati dall'amico quattrozampato dell'uomo...
Di alcune fobie esiste anche l'opposto, per esempio della nictofobia (la paura del buio) esiste la nictofilia: la capacità di rilassarsi moltissimo nelle situazioni particolarmente buie. E che è un po' il mio modo di essere, perché io amo dire che «la mia camera da letto dev'essere citata ai bambini per incutere loro timore, poiché deve rientrare nei canoni fisici del corpo nero». Io ODIO la luce che filtra mentre dormo, quindi nella mia stanza c'è un'oscurità completa; ho impiegato vari mesi (e non sto scherzando) ad abituarmi alla proiezione dell'ora - sul tetto - della sveglietta radiocontrollata, e sapete quanta *pochissima* luce faccia quella sveglietta, quindi immaginatevi un po'.
Anche se devo ammettere che dormire all'addiaccio (fare "hike", come si faceva ai tempi degli scout) è una cosa che adoro tantissimo, perché quello che mi da fastidio è la luce che filtra da tutti i lati, ma essere illuminato in maniera graduale e uniforme, svegliarsi con la luce del sole... indubbiamente quello è un altro paio di maniche. "Svegliarsi con la luce del sole". Mi sveglio la mattina alle cinque e dieci: in piena estate sta albeggiando, lasciamo stare, va...
Se dobbiamo parlare di me, sono un ben noto arctofilo...
... adoro gli orsi! Eheheh!
E voi? C'è qualcosa che vi piace tantissimo? Avete una passione, una filia per qualche cosa in particolare? Non so: per i libri, per i film... ditemelo un po' nei commenti, oppure (come sempre) su Twitter hashtag #DdVotr.
Ragazzi: questo è tutto. Come sempre vi ricordo: se questo vlog vi è piaciuto, fate pollice-in-alto e condividetelo con gli amici. Se vi è piaciuto (e non l'avete già fatto) iscrivetevi al mio canale: è gratuito e riceverete una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video.
Bene! Io ho concluso, noi ci vediamo domenica prossima. Ciao a tutti e grazie.
Trentott'anni, un'azienda avviata da quindici e clienti (e colleghi di protezione civile) che guardano i miei video...
... ma è bello così!

domenica 5 ottobre 2014

VLOG 34: Paure e fobie

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Benvenuti a bordo, viaggiatori. Sono Grizzly e questo è Diario di Viaggio on the road.
Eh... sì: l'illuminazione di oggi è gentilmente offerta da Giove Pluvio...
[♪♫♪]
{ecco...} [clacson] {pure i piccioni in mezzo alla strada!}
Oggi parliamo di Mental floss, «il vostro appuntamento settimanale con la scienza e con tante curiosità». Adesso è un periodo in cui sta pubblicando due video alla settimana: uno - appunto - di curiosità in generale, e uno in cui si risponde a una domanda fatta dal pubblico su GooglePlus, sui commenti di YouTube eccetera...
Trovate sul doobly-doo (sì: sta uscendo un po' di sole, non mi lamento!) trovate - dicevo - sul doobly-doo il link al canale Mental floss e ad alcuni dei video che ho trovato più interessanti e che possono darvi un'idea un po' del canale.
Cominciamo innanzi tutto col primo video che vi segnalo, che sono "33 curiosità sui giocattoli".
E se passiamo a giocattoli un po' più grandi abbiamo anche "32 significati di nomi delle automobili" (delle marche delle automobili), come d'altronde la FIAT: Fabbrica Italiana Automobili Torino... ['na vota... eh!]
Oppure... (come non detto: è andato via il sole di nuovo) - no: non è questo il video! Quello di Mental floss è "21 pazzesche forme di vita ormai estinte.
E per chiudere con le curiosità scientifiche, perché non parlare di "27 curiosità divertenti sul... divertimento"!
Ma, come dicevo, ci sono anche delle risposte a delle domande poste dal pubblico, e perché non vedere la risposta alla domanda "da dove viene il simbolo del dollaro?" con un ospite speciale che risponde, che è Craig Benzine (il nostro caro amico WheezyWaiter). Ultimo video sul doobly-doo: "da dove viene il simbolo del dollaro?"
E adesso passiamo all'argomento del giorno: ho fatto una piccola deviazione perché ho un momento libero e voglio farvi vedere un piccolo posto che ha a che fare con l'argomento del giorno. Anche se la giornata non è l'ideale: infatti, come dicevo prima, l'illuminazione è offerta da Giove Pluvio.
E infatti se ci dovessero essere dei lampi, mi metterò in posa con un bel sorriso: magari Zeus pubblica la mia foto sulla sua bacheca; mentre se dovessero esserci dei tuoni, hanno a che fare con l'argomento di oggi.
No: non ho intenzione di parlare di Thor!
Oggi vi parlo, infatti, di fobie. E lo faccio andando in un posto che alcuni di voi - se sono siracusani, se sono venuti con me o se seguivano il mio blog - conoscono, che è Cisternazza: mi fermerò lì qualche minuto.
Nel frattempo vi linko sul doobly-doo un articolo, che ho scritto sul mio Blog un po' di tempo fa, parlando proprio di paure e fobie.
Anni fa ero a casa di un amico e gli stavo sistemando il computer, c'era una giornata peggiore di questa: proprio pioggia, vento... un lampo pazzesco ha illuminato a giorno tutta la casa, l'amico aveva due figli piccoli (credo sei e tre anni) e gli ha tirato un'urlata: «Ragazzi: le orecchie!». I bambini si sono tappati le orecchie circa un secondo prima che un tuono PAZZESCO facesse - proprio - tremare tutta la casa.
È una cosa - sapete - molto tenera pensare a bambini e paura dei tuoni. E son paure che poi, generalmente, crescendo, con l'età, passano. Eppure ci sono anche persone adulte che, nonostante siano cresciute, nonostante quell'età, nonostante sappiano che ci sono delle cose che comunque non dovrebbero essere motivo di timore (o di terrore), provano delle vere e proprie fobie, fino al punto di trovarsi anche fortemente a disagio in determinate situazioni.
La differenza principale tra paura e fobia è data da un concetto: la paura scatta in determinate situazioni...
Sono a Cisternazza, solo che c'è un tempo da cagnacci.
Mi sono fermato un attimo in aperta campagna, sono in un posto che molti conoscono, perché io adesso mi giro e ve lo faccio vedere (c'è la macchina di qualche contadino, giustamente): questa alle mie spalle è Cisternazza e, dall'altro lato, c'è una vista (non so se si riesce a intravedere) che va da Sortino, Solarino, Floridia, altri paesi fino - praticamente - da quella parte c'è Siracusa.
Quando ho cominciato a venire in questo posto, e parliamo - veramente - di più di una decina di anni fa, ma anche più di quindici anni fa, c'eran meno alberi, era un posto un pochino più brullo, un pochino più desolato e qui io ci venivo di notte nel periodo di agosto. Venivo di notte perché questo è un posto relativamente lontano dalle città, dalla grande illuminazione delle città, relativamente tranquillo; in estate anche ventilato e fresco.
Uhm, sì: ci sono un bel po' di zanzare. Questo purtroppo è un problema, per il quale usavamo svariati prodotti. Soprattutto però questo era un posto... venivamo qui (vi faccio vedere): questa costruzione è un'antica cisterna.
[oplà!]
Bene. Questa è un'antica cisterna e noi ci mettevamo qui, sul tetto di questa cisterna, con un asciugamano, o con qualcosa per stare asciutti, tra l'altro lontani dalle formiche eccetera, per guardare il cielo.
Ora, perché sto parlando di questo discorso? (tra l'altro questo discorso è un bel po' che non lo faccio, perché ormai è un periodo in cui in agosto vado in vacanza a Trento, eccetera) Parlo di questo perché: voi vedere questo ambiente, abbastanza brullo, desolato e relativamente deserto. Di notte è un ambiente molto buio, molto lugubre e molto sinistro, ed è un ambiente in cui moltissime persone con cui sono venuto, quando eravamo da soli, si sono sentite un pochino a disagio: perché si è grandi, adulti & vaccinati, ma ci sono posti che ti fanno un po' riscoprire di avere paura del buio.
C'è un'importante differenza tra paura e fobia. La paura è quel sentimento che aiuta ad evitare determinati pericoli, ed è importante che ci sia: è grazie alla paura che non infiliamo una mano dentro il camino acceso, perché sappiamo, abbiamo paura, di grigliarci la mano!
La fobia è una cosa che tende a diventare irrazionale, rispetto all'elemento che dovrebbe dare paura.
Ora, ci sono elementi che danno paura in maniera differente. Portando l'esempio del camino: guardare un camino crepitante è un'immagine, per molti, anche rilassante. Ma guardare un incendio che sta per lambire la vostra casa... sempre fuoco è, ma è UN TANTINO meno rilassante, no?
In certi casi, però, la paura arriva al livello di fobia. Quando la paura arriva al livello di fobia, diventa una cosa inconsciamente molto forte: c'è una scarica di adrenalina, il corpo si prepara a quello che dovrebbe essere "combatti o corri" (in inglese sarebbe "Fight or Flight"), perché ci sono persone adulte che hanno fobie invalidanti.
Alcune sono cose abbastanza diffuse: se io vi parlo, non so, di claustrofobia: la paura di restare dentro luoghi chiusi. La cabina di un ascensore, magari dentro questa macchina (no, ok, spero... questa macchina è abbastanza ampia. Spero che non provochi claustrofobia).
C'è l'opposto, l'agorafobia: la paura di stare negli spazi aperti. Sono paure, sì irrazionali: è facile dire che una fobia è una paura irrazionale, ma è difficile superare una fobia, perché comunque può essere veramente invalidante.
Ci sono alcune di queste fobie, alcune delle fobie, sono abbastanza diffuse da far parte integrante della realtà umana: la brontofobia, che non è la paura dei brontosari, ma dei tuoni, per esempio. Obiettivamente è irrazionale: ha senso aver paura del fulmine, ma il tuono è ciò che si manifesta quando ormai il fulmine è passato. E molti bambini ce l'hanno, ok, ma ce l'hanno anche molte persone adulte. Una mia amica diceva di adorare i temporali, e sosteneva che il modo migliore di godere appieno dello spettacolo della natura che si scarica fosse sotto il letto, con gli occhi chiusi e le dita nelle orecchie.
C'è, per esempio, l'aracnofobia: la paura dei ragni, che può essere a molti livelli, ci sono persone che si trovano a disagio a pensare di avere un ragnetto che gli gira per casa, ci sono persone che entrano nel panico vedendo la foto di un ragno anche sull'enciclopedia...
C'è la herpetofobia (n'altra parolaccia), significa: paura dei serpenti e dei rettili in genere.
Ma ci sono fobie irrazionali molto più complesse e di cui probabilmente non avete mai sentito parlare. Di una ve ne ho parlato (così, al volo) nel vlog scorso...
{il film che ha donato la più grande quantità di *coulrofobici* nell'intera storia dell'umanità}
(... e sì: finalmente ho cambiato software di montaggio video, ahhhhhhh!)
La courlofobia è la paura dei clown. Appunto donata moltissimo dal film "IT", eppure esistente anche in molti altri casi, al di là di persone che non hanno (appunto) visto il film "IT" perché comunque già terrorizzati dai clown di loro... ma è comunque una paura molto diffusa, anche tra persone adulte, tra persone che sanno che non c'è nessun pericolo in un clown! Ma ce ne sono alcune, di cui vi ho parlato anche nell'articolo che ho linkato nel doobly-doo.
La lachanofobia, che è la paura delle verdure. Oppure, come ho detto: Cisternazza, andare a guardare le stelle cadenti... c'è chi non lo fa mai, perché soffre di anablefobia: paura di guardare in alto.
Concludo, prima di farvi una domanda, con una fobia - oserei dire - ironica. Provo a pronunciarla: hipopotomonstrosesquipedaliofobia (che mi sta venendo a me solo a TENTARE di pronunciarla), che è la paura delle parole troppo lunghe.
E voi? Avete qualche fobia che vi portate appresso sin da quando eravate piccoli? Avete scoperto da adulti di avere qualche fobia? Oppure non avete paura di nulla, siete coraggiosissimi (come tutti gli amici che ho portato a Cisternazza...)
Ditemi un po' quello che ne pensate, ditemi un po' se conoscete qualcuno che ha qualche fobia strana, che vi stupisce. Oppure se avevate una fobia e siete riusciti a superarla, ditemi come avete fatto, anche perché superare una fobia - spesso - non è facile: c'è bisogno di aiuto, c'è bisogno - in certi casi - di, anche, aiuto psicologico. Non è una cosa che si fa dall'oggi al domani, cioè: è facile
dire "ok, sono una persona adulta, questa è una cosa che non deve spaventarmi"... è facile dirlo, il difficile è farlo.
Ditemi un po' quello che ne pensate, come sempre potete commentare sotto il video, oppure su Twitter hashtag #DdVotr
Insomma, ragazzi, come sempre vi ricordo: se questo vlog vi è piaciuto, fate pollice-in-alto e condividetelo con gli amici. Se vi è piaciuto, e non l'avete già fatto, iscrivetevi al mio canale: è gratuito e riceverete una notifica ogni volta che pubblico un nuovo vlog.
Ragazzi: questo è tutto, io ho concluso. Grazie a tutti, ciao, e ci vediamo domenica prossima.

{oggi vi parlo di Mental floss, un'appuntamento settimanale con la scienza e le curiosità}
[rumore di bande sonore per rallentare]
{E ti pareva!}
{E a proposito di WheezyWaiter}
[rumore di bande sonore per rallentare, AGAIN!]
{Wow! Non era quello a proposito di WheezyWaiter...}

domenica 14 settembre 2014

VLOG 31: Addio, Meemi

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[trascrizione dei sottotitoli perché è un messaggio importante]
Benvenuti a bordo, viaggiatori. Sono Grizzly e questo è Diario di Viaggio on the road.
Prima di cominciare, lasciatemi dire una cosa: sapete che seguo un certo livello di canali YouTube e, naturalmente, questo canale di cui vi parlo velocemente non rientra nei canoni dei canali che seguo.
Ma ve ne parlo ugualmente (e vi sto parlando di un canale italiano) per la tristissima notizia che è girata in questi giorni.
Nel doobly-doo troverete il link al canale, al quale - se volete - potete iscrivervi, oppure - se volete - potete lasciare un messaggio, come stanno facendo molti amici nell'ultimo video (vi linko anche quello sul doobly-doo).
Il 4 settembre, nella zona di Cagliari un ragazzo di vent'anni, Riccardo Oghittu, ha avuto un grave incidente e, dopo sei giorni di agonia, il 10 settembre non ce l'ha fatta.
E questo ragazzo (di vent'anni, che è una cosa tristissima: è praticamente metà della mia età) era uno youtuber, era un _pooper_.
Il suo canale: "RiccardOG"
Molti altri youtuber, molti altri pooper, stanno lasciandogli un messaggio, hanno lasciato anche dei video per salutarlo.
E, come ripeto, il poop non è una parte di YouTube che mi piaccia, ma resta comunque la notizia terribile di un ragazzo di vent'anni che non c'è più, e quindi - comunque - mi sembra corretto almeno lasciargli "l'onore delle armi": parlare di questo ragazzo, parlare di Riccardo e diffondere comunque la notizia che un ragazzo di vent'anni, che faceva video su youtube, che avrebbe potuto fare chissà quali cose nella vita... e non c'è più.
[♫♪♫]
Nel corso dell'anno 2011 cominciavo a cercare di capire quale dovesse essere la mia posizione sui social network. Sono un utente di Twitter da lunga data, abbastanza lunga da aver potuto fare alcune cose - addirittura - durante il terremoto in Abruzzo nel 2009, e anche un po' prima.
Ho avuto delle applicazioni, tra cui Twitpic installata sul telefonino, quando avevo il Nokia E90 Communicator. È stato (praticamente prima che - adesso - Twitter introducesse la possibilità di mettere direttamente fotografie) è stato lo strumento che mi ha permesso di scattare fotografie dai luoghi delle emergenze, dai luoghi delle più complesse situazioni, per poterle pubblicare su Twitter. E comunque dicevo: nel 2011 cercavo di capire quale dovesse essere la mia posizione nei confronti del social network, in particolar modo nei confronti di facebook, nel quale non mi trovavo per niente a mio agio: mi davano fastidio alcuni comportamenti mantenuti da certe persone.
C'era chi non conoscevo assolutamente che mi chiedeva l'amicizia. Quando gli rispondevo: «No, guarda, mi dispiace: non ti conosco...» arrivavano amici a criticarmi: "Eh! Ma come? Non hai dato l'amicizia a Tizio"...
... eh! Ma se non lo conosco!
"Noooo, ma dai: dagli l'amicizia!"
E diamogli l'amicizia!
Poi io segnalo un link di un articolo che scrivo sul mio Blog, arriva Tizio, piglia *tutto* il testo del Blog, se lo incolla su una nota (e la gente comincia a commentare) facendosi passare... come se l'avesse scritto lui. Vado lì: «Senti, scusa. Almeno metti il link di riferimento. Guarda che NON È farina del tuo sacco!»
"E vabbè, ma perché? È la stessa cosa! Ma così ha più diffusione..."
Su facebook?
Allora gli segnalo la nota. Gli viene cancellata la nota: EHH! MA INSOMMA! MI HAI SEGNALATO!"
«Senti, gioia: la prossima volta io ti faccio pure una segnalazione più grave! E ti fai bello col lavoro mio?»
"Eh, ma qua, ma là... non sai come funziona facebook!"
Di nuovo il copia&incolla, n'altra segnalazione, sospeso da facebook.
Si apre un altro account con un'altra e-mail. "Eeeeh, ma c'è bisogno?"
Sì: c'è bisogno. Se uno è na testa dura, è una testa dura!
Arriva l'altro amico: "Ah, va bene, ti taggo in questo video"
No. Non mi devi taggà! Se non ci sono, non mi devi taggare.
"Ma..."
Eh... mi sono rimosso il tag.
"Ma scusa, è per condividertelo!"
E mi mandi un messaggio!
"No, ma tu non sai come funziona facebook"
No: TU non sai come funziona facebook! A me non m'interessa se la moda è quella di taggare... non mi devi taggare!
"Ah sai: c'è questo gruppo... TI C'HO ISCRITTO!"
No. Me lo segnali. Sono uscito dal gruppo, e ho segnalato il gruppo per spam.
"Ehhh ma insomma, ma come sei, non capisci le cose..."
No, non le capisco le cose: mi da fastidio trovarmi la mattina iscritto a quindici gruppi di facebook che NON SO di che cavoli parlano SENZA CHE NESSUNO M'ABBIA DETTO NIENTE!
Molto fastidio.
Sono arrivato al punto di dire «Basta» e, intorno a metà del 2011, ho cancellato il mio account facebook.
E non sono stato il solo, checché se ne possa dire, perché molte delle persone che avevo tra i contatti di facebook o hanno smesso di usare il sito, alcuni mi hanno proprio chiesto "come si fa a cancellarsi?"
Una cosa che mi ha dato un fastidio e che mi da ancora adesso un fastidio enorme...
Però il problema è che uscito da facebook, mi sono nauseato dei social network. Ho cominciato a usare di meno twitter, praticamente lo usavo solo automaticamente: quando pubblicavo un articolo sul blog, quando pubblicavo un articolo su un'altra parte, quando pubblicavo una foto su Twitpic, punto. Non... mai mi è capitato di entrare e dare un «buongiorno», per esempio.
Poi, su consiglio di un amico (Francesco Monaca) conobbi, a maggio 2011, un sito. Un sito italiano, ma non in italiano (in lingua italiana), un sito fatto da un italiano: Meemi.
Meemi è (o, per voi lo che lo state guardando, probabilmente, dopo il 15 settembre, era) un social network italiano che ha preso un po' le parti migliori di quello che è Twitter, di quello che era facebook, di quelli che erano altri social network. Ha preso le parti migliori, le ha migliorate ancor di più ed è diventato un sito nel quale sono entrato un po' in sordina, ho cominciato ad assaggiarlo, ho cominciato a condividere i miei pensieri, l'ho collegato a Twitter, l'ho visto (un pochino) crescere. Non l'ho visto crescere dall'inizio, ma almeno l'ho visto svilupparsi, ma - soprattutto - al di là dell'aver visto svilupparsi il sito, ho visto svilupparsi le persone che c'erano sul sito. Mi sono fatto nuovi amici, ho visto in che modo il social network può diventare uno strumento forte e potente di condivisione, di condivisione delle idee, di condivisione dei concetti.
Meemi permetteva di condividere un «meme». Non "un meme" nel senso di "la classica immagine virale", bensì un meme è un contenuto, che può essere del testo, può essere un link a una pagina internet, può essere un'immagine (addirittura anche più immagini in una slideshow), poteva essere un video (tratto da, non so: vimeo, youtube o altri siti o addirittura un contenuto multimediale), o poteva essere un evento, con una data e un'ora.
È stata una esperienza molto rilassante, è stata un'esperienza molto divertente, è stata un'esperienza che mi ha formato e che ha un po' rimesso in circolo quell'idea di social network che io avevo perso.
Ho ricominciato a rivalutare Twitter, poi - grazie al fatto che abbiamo collegato gli account Meemi e Twitter - io ho potuto operare contemporaneamente sui due social, come se fossero uno solo, che era anche una cosa di una buona comodità: io mandavo il buongiorno a tutti, arrivava il buongiorno da tutte e due le parti (sia su Meemi che su Twitter), poi m'arrivavano le notifiche di Twitter sul telefonino; ho cominciato a essere più presente sul social network, non più meccanicamente, per "oggi Grizzly ha pubblicato questo articolo sul Blog", "oggi Grizzly ha pubblicato questo video su YouTube", "oggi a Grizzly è piaciuto questo video su YouTube".
Continuo a tenere questa parte di feed aperta su Twitter, perché mi piace *condividere*, far sapere che ho trovato una cosa interessante su YouTube, su un articolo di giornale...
È stato più facile, per me, digerire GooglePlus, grazie a Meemi, perché ho rinviato tantissimo l'iscrizione a GooglePlus e - alla fine - l'ho fatta in parte per poter fare funzionare il canale YouTube, ma in parte non l'ho fatta turandomi il naso, come hanno fatto molti youtuber. Sì, per carità, lo trovo comunque una forzatura: se io voglio pubblicare video su YouTube, perché devo forzatamente essere iscritto anche a questo social network?
Infatti - comunque - lo uso molto sotto controllo, non sono in moltissime cerchie, non sono in moltissimi gruppi, cerco di fare solamente il minimo indispensabile, ma cerco di fare il minimo indispensabile in un modo ben diverso da quella che è stata la mia esperienza su facebook nei miei confronti e nei confronti delle persone che erano miei amici, e mi dicevano "ah, ma su facebook ci faccio due fesserie" e poi mi chiedevano di aprire un milione di applicazioni, che mi davano anche un certo fastidio. Mi da un fastidio incredibile, su facebook: Tizio vuole giocare con te a scacchi.
Eh... vabbè, giochiamo a scacchi.
Noooo! Prima gli devi dire tutto, l'applicazione scacchi deve poterti scrivere tutte le fesserie che vuole sulla bacheca, deve sapere il tuo numero di scarpe...
... ma perché? No!
Ma ciò nonostante continuo a essere presente sui social network, e continuo a esserlo, presente, perché: vi ho parlato delle parti negative di facebook, delle parti negative di Twitter... e l'unica parte negativa di Meemi che posso dire è che oggi sono... sto girando questo vlog che sono gli ultimi due giorni di vita di questo portale.
Il 15 settembre Meemi chiude, e si conclude un'epoca, si conclude un ciclo che è cominciato con questo progetto dell'italiano Enrico Scognamillo (il grandissimo @Capobecchino) e si conclude un ciclo con tantissime persone che sono passate da questo portale, tantissime persone che sono passate da questo social network. Chi è restato, chi se n'è andato, chi ha fatto un po' di presenza e un po' no...
Sicuramente cercherò di tenere contatto con le altre persone che c'erano su meemi (abbiamo aperto una cerchia su GooglePlus), però le cose cambieranno e, pur augurando un grandissimo "in bocca al lupo" a Enrico, a Carla e al loro piccolo Samuele per il futuro e per i loro progetti futuri, è comunque con un pochino di amarezza nel cuore che do l'addio a questo portale, a questa grandissima esperienza, che è stata una grandissima esperienza che in pochi anni, veramente da maggio 2011 a settembre 2014 in tre anni e mezzo (poco meno di tre anni e mezzo) mi ha cambiato tantissimo. È stata un'esperienza fermamente positiva: tutto il contrario delle altre esperienze che ho avuto con i social network: è stata un'esperienza che mi ha formato, che mi ha cambiato, e considerate che la mia scelta di diventare youtuber è passata anche dall'idea di condividere con gli altri un po' le mie cose, le mie idee, di "promuovere" il Blog (di "promuovere" il Diario di Viaggio), ma è una scelta che ponderavo da moltissimo tempo e non mi decidevo mai. E, molto probabilmente (lo dico con il cuore in mano) se non fosse stato per Meemi, non avrei fatto nemmeno questa scelta. Comunque, io concludo qui. Ringrazio Enrico e tutti gli utenti di Meemi, tutti gli *amici*: Attilio, Silvano, Tiziano, Giuliana, il Mackley (che ho incontrato assieme agli altri quest'estate a Bolzano), Moemi, non so: non posso citarvi tutti, anche perché... non me ne vogliate: dato che sto guidando, dato che ho l'attenzione sulla strada, non mi ricordo a memoria tutti.
Io voglio ringraziare tutti voi, perché è stata un'esperienza bellissima e spero che continuerà, e che continuerà anche con gli altri progetti di Enrico e che continuerà su GooglePlus... che continuerà, comunque. Perché Meemi a me ha lasciato tantissimo, e sono sicuro che abbia lasciato tantissimo anche a tutti voi.
Ragazzi: questo è tutto, io sono arrivato. Vi ringrazio e vi saluto. Grazie ancora a tutti voi che vedete questo vlog, e a tutti gli utenti di Meemi.
Ciao, col vlog ci vediamo domenica prossima, e a Meemi non posso fare altro che dire: «Addio. È stato bello»