domenica 22 gennaio 2017

VLOG 149: Attraverso lo schermo

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Ieri sera il concerto è stato un successone: ma bellissimo, oh!
Ho fatto il video *tutto il tempo*
[♪ musica e urla dal cellulare♫]
Sì: è un po' sfocato...
Sì: traballa...
Sì: l'audio fa schifo, però dai: bellissimo! Come essere lì, giusto?

Ecco, dai... tranquillo. Non è niente [sciacquone] succede...
Dai: ma veramente faceva così schifo? Noooo: non ci credo...

Ho visto cose che voi umani non riuscite più ad immaginare: ho visto concerti *LIVE* con I MIEI OCCHI, senza avere un telefonino cellulare in mezzo, e quindi senza guardare attraverso lo schermo del cellulare, che è una cosa sempre più rara.
Ma vi venisse... veramente vi auguro di andare a sbattere contro lo stipite di una porta col mignolino del piede... AAAAARGHHHH! Mi fa un male boia solo a pensarci... sigla.
[♪♫♪]
Ne ho parlato in #OperazioneNostalgia: quando avevamo la fotografia analogica (e quindi avevamo il rullino da 24 o da 36 pose) usavamo parecchia parsimonia nello scegliere quali dovevano essere i ricordi che ci saremmo portati avanti per tutta la vita.
Adesso che abbiamo una caterva di strumenti digitali in grado di registrare la qualsiasi cosa, ci sono persone che *continuano* a registrare, un po' come se fossero dei cyborg: hanno un  «occhio bionico» che è questo cellulare (o questo tablet) sempre davanti agli occhi .
Ormai non si vive più la realtà: la realtà la si vive attraverso lo schermo del cellulare.
Che è una cosa che diventa eccessiva, e diventa eccessiva in situazioni come in un concerto, come uno spettacolo, come una festa di compleanno: non ti godi più i ricordi con i tuoi amici, con i tuoi parenti, con i tuoi figli. No: i ricordi te li devi godere dietro lo schermo di un cellulare.
Un concerto live registrato col cellulare: che... che senso c'ha? Tutte le immagini tremolanti, sfocate, quell'audio vergognosamente brutto: ma perché?
Ogni tanto potrebbe essere utile, veramente, ricordarsi di avere anche una vita, ricordarsi di avere anche degli occhi: crearsi un «ricordo» non con qualcosa che puoi filmare e riguardare due volte (e ti fa talmente schifo che, probabilmente, poi lo metti di lato. Oppure lo hai registrato e non lo riguarderai mai, perché È ORRENDO) e invece GUARDARE le cose con i propri occhi, costruirsi un ricordo basato sul "Siamo a un concerto: ci sono andato con gli amici", il divertimento che c'era stato con gli amici. Non tanto "le immagini" perché le hai girate col cellulare. [sospiro]
Il comico Sergio Sgrilli, che è bravissimo: l'ultima volta che sono stato a Milano ne ho approfittato per allungare la visita di un paio di giorni e sono stato all'Area Zelig a vedere il suo spettacolo (se vi capita di trovare un suo spettacolo nella vostra città, andateci, perché è veramente molto bravo). Sergio Sgrilli raccontò, quando gli era nata la bambina, della cosa più "inquietante" che è un po' un «gesto del XXI secolo»: questa brutta abitudine di filmare la qualsiasi cosa arriva al punto di girare un video in sala parto. Che se ci pensi, seriamente ti chiedi: poi cosa te ne fai di quel video?
"Ragazzi: dopo cena ci sbrachiamo tutti sul divano e ci guardiamo la mi' moglie, a cosce aperte, che SBRAITA COME UN'INDEMONIATA!"
No, ma veramente? Sta succedendo il «miracolo della vita»: goditelo, invece di filmarlo.
Secondo me questa rivoluzione digitale, questa possibilità di registrare e riprodurre continuamente le cose, ci ha fatto allontanare un po' dall'idea di quello che è vivere le proprie avventure, vivere le proprie esperienze, vivere la realtà... e ha trasformato la realtà in un "mondo virtuale". Ormai non è reale quello che vedi con i tuoi occhi: è reale quello che vedi attraverso lo schermo del cellulare, e secondo me questo è eccessivo.
Secondo me ci vuole un ritorno alla realtà, è importante un attimo sedersi, e un attimo pensare "Sì, ok: è bello avere anche il ricordo che resta fisso, ma è bello anche avere il ricordo dentro di sé." È bello vivere un'avventura, vivere un'esperienza perché la si è vista con i propri occhi, non perché si è riusciti a girare delle immagini tremolanti e sfocate con il cellulare.
Almeno: questo è quello che penso io: io faccio video, faccio fotografie, ma cerco anche di vivere le cose, non sto tutto il tempo con gli occhi sullo schermo del cellulare: mi piace anche guardare le cose, mi piace anche vivere le avventure e poterle raccontare direttamente, piuttosto che doverle filmare per farle vedere a qualcuno con queste immagini tremolanti e sfocate.
Voi cosa ne pensate? Parliamone: come sempre nei commenti qua sotto, oppure su Twitter, con l'hashtag #DdVotr.
Bene ragazzi: con il messaggio "Cerchiamo di vivere un po' la realtà, cerchiamo di non essere costantemente con gli occhi sul cellulare" voglio concludere questo vlog. Se sono riuscito a incuriosirvi, se sono riuscito a farvi pensare, se pensate che - forse - anche voi state vivendo un po' troppo la vostra vita attraverso lo schermo di un cellulare... se sono riuscito quindi a farvi guardare oltre lo schermo del cellulare, potete farmelo sapere facendo pollice-in-alto e condividendo questo vlog con i vostri amici, magari con quelli che hanno spesso gli occhi sul cellulare, e quindi anche su Whatsapp o Telegram.
Detto questo, vi ricordo - se non l'avete già fatto - di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel buon profumo di nuovo iscritto che ci piace così tanto. Che è un profumo reale: non è "attraverso lo schermo di un cellulare"!
Vi ricordo inoltre che se seguite anche il mio canale Telegram (che trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda) riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video.
Infine: se c'è un argomento che vi piacerebbe che io trattassi in Diario di Viaggio on the road, potete farmi sapere anche questo in un commento qua sotto.
Bene: io sono Grizzly, come sempre grazie a tutti per essere arrivati in fondo a questo vlog, ciao e ci vediamo alla prossima!
[bleep]
E un grande pollice-in-alto anche per Otto, che mi ha aiutato a fare questo video; e tranquilli: non è stato male, è solo bravo a recitare, eh ;)

domenica 15 gennaio 2017

VLOG 148: Truffe in casa

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SSAALVEE! Ehm, sono un carabiniere e so che voi avete fatto un prelievo con il bancomat... purtroppo si è verificato un problema: siccome qualcuno aveva tentato di manomettere quel bancomat, è stato spruzzato uno speciale liquido che contiene dei batteri (che provoca un'infezione, per evitare i ladri).
Siccome questo può essere pericoloso a livello salutistico (No: non si preoccupi, signora): sono venuto semplicemente perché dobbiamo mettere le banconote che avete prelevato dentro questo contenitore, assieme a un particolare tampone disinfettante e lasciarle dentro per sei ore.
Io vi lascio il contenitore; poi il tampone - una volta passate le sei ore - si può semplicemente buttare via: tutto quello che mi serve è che mi dia le sue banconote (intanto le mettiamo qui dentro assieme al tampone disinfettante)...
Grazie signora! Se nel frattempo, cortesemente, le posso chiedere un bicchiere d'acqua...

Perfetto! Adesso, mi raccomando, metta da parte (tenga sul tavolo!) questo contenitore. Non lo aprite per nessun motivo: dovete aspettare sei ore.
Tra sei ore le banconote saranno completamente sicure, e il tampone può essere preso con le mani e buttato nella spazzatura (eventualmente lavatevi le mani, ma tanto è un disinfettante) e sarete tranquilli.
E le banconote (che saranno dei foglietti di carta perfettamente inutili...) EHM! No, niente, dicevo: sono completamente sicure e disinfettate da questo liquido... batterico... grazie mille.
[♪♫♪]

Benvenuti a bordo, viaggiatori: sono Grizzly e questo è Diario di Viaggio on the road.
Prima che me lo diciate voi, sì: mi piacerebbe tantissimo poter dire che la scenetta vergognosa che ho girato all'inizio di questo vlog è una cosa talmente ridicola che non ci ha creduto nessuno.
Ecco: mi piacerebbe, ma purtroppo devo invece dire che quella scenetta vergognosa, assieme a tantissime altre scenette vergognose, avvengono quasi giornalmente e quasi giornalmente qualcuno - purtroppo - ci cade con tutte le scarpe.
Sto infatti parlando delle truffe in casa: persone che si presentano in casa vostra dicendo di essere carabinieri che devono disinfettare i soldi, dicendo di essere amici dei vostri vicini di casa che dovevano lasciare una bottiglia di vino (o un qualche regalo, una qualsiasi cosa), ma non trovano nessuno in casa, dicendo di essere vecchi amici che non incontravate da tempo. Soprattutto se siete persone anziane sole, quindi più che essere rivolto a voi, questo vlog è rivolto - non so - magari ai vostri genitori, ai vostri zii, ai vostri nonni. Perché le truffe in casa sono - purtroppo - una piaga che va avanti da tantissimo tempo, e sono una piaga difficilissima da combattere.
Perché sono una piaga basata sul principio di "carpire la fiducia delle persone anziane".
Mia madre era un'assistente sociale, lavorava per la Regione Siciliana, e capitava che dovesse andare a fare delle visite domiciliari alle persone che chiedevano assistenza.
Quindi - giustamente - si presentava in casa di persone (magari anziane) da sole, suonava il citofono, suonava alla porta (non so): «Chi è?»
«Eh sì: sono l'assistente sociale del Comune di Siracusa, sono qui per...» e aprivano la porta.
E mia madre li guardava, e stravolta: «Ma che fa? Ma perché mi apre la porta?»
«E scusi: ma lei è l'assistente sociale...»
«E che ne sa? Telefoni in municipio: glielo chieda!»
Perché mia madre sapeva che c'era il rischio che: «Non è che io arrivo, suono, "Sono il padreterno": "Ah, si accomodi!" Ma che cosa ne sapete di chi sono?»
E glielo diceva, sempre: «Voi non potete sapere chi sono: chiamate il comune, chiamate la polizia... lo dice... dice di essere l'assistente sociale. E vabbè, ma non ne potete MAI essere sicuri: non potete basarvi su quello che vi dice chi viene alla porta.»
Eppure, purtroppo, spesso succede. Mi capita di fare visite domiciliari a determinati clienti, e ho qualche cliente che è una persona un po' avanti con l'età. Mi è capitato di dire: «Va bene, ci vediamo tra le quattro e le cinque: appena posso, avvicino.»
Io arrivo, suono alla porta, subito mi apre il cliente, io lo guardo: «Scusi, ma mi deve chiedere chi sono: ma come fa ad aprire la porta così?»
«Eh, ma tanto la aspettavo...»
«E va bene, ma che ne sa che ci sono io, e che non c'è un altro? E poi si fida di una persona CON LA MIA FACCIA?!»
Spesso - come ripeto - viene carpita la fiducia, la fiducia viene carpita nelle maniere più subdole: dicendo di essere amici dei vicini di casa. Questo è successo - purtroppo - alla mamma di un mio ex collega, che le dissero che stavano cercando il vicino di casa che non c'era.
E dice: «No, quello è in vacanza» e loro avevano un paio di bottiglie di vino «Ma no, perché dovevamo portargli delle bottiglie di vino, gliel'avevamo promesso, e qua, e là... se gliele possiamo lasciare e gliele può portare quando ritornano, perché noi adesso dobbiamo tornare a Reggio Emilia» [O dove cavolo era ndG]
E si mettono a parlare cinque minuti: erano due donne, una le dice: «Senta signora: posso andare un momento in bagno? Non me ne voglia» È andata in bagno? Non è andata in bagno, naturalmente: le ha svuotato il cassetto degli ori, le ha svuotato il cassetto della pensione, le ha svuotato TUTTO QUANTO, se ne sono andate e la signora se n'è accorta dopo un'ora che le avevano rubato in casa.
Vedete come sono subdoli? E questi figurati se erano amici dei vicini di casa: ma chi li conosceva!
È una cosa terribile da sapere, che succede questo. Ed è una cosa importante quella di insegnare alle persone che non bisogna dare fiducia cieca e sconsiderata a chi si presenta alla porta dicendo di essere qualcuno. È importante che s'insegni ai nostri nonni, ai nostri genitori, ai nostri zii, ai nostri parenti magari più avanti nell'età che non bisogna fidarsi di chi arriva alla porta per qualsiasi motivo.
Di informarsi: «Cioè: ma questo signore è un carabiniere!»
E che cosa ne sai? Se la persona che arriva alla porta è in attesa e dice di essere un rappresentante delle forze dell'ordine, non ci vuole molto.
È un carabiniere? Chiamate il 112 e chiedeteglielo.
È un poliziotto? Chiamate il 113 e chiedeteglielo.
È della Guardia di Finanza? Chiamate il 117 e chiedeteglielo.
Se è un VERO poliziotto, un VERO carabiniere... «Sono una persona anziana sola: io non lo so se lei è veramente un carabiniere, è veramente un poliziotto...»
Sarà lui stesso a dirvi: «Signora io mi chiamo maresciallo Rossi: chiami il 112 e gli chieda conferma»
Perché carpiscono la fiducia delle persone, e rubano.
È una cosa ORRIBILE, e quando non rubano c'è un altro modo di carpire la fiducia delle persone (soprattutto delle persone anziane sole), che abbiamo vissuto sulle nostre spalle, bloccato per tempo, ma che ho saputo che qua a Siracusa - ad oggi che sto registrando questo video - sta ancora succedendo: gente che vi si presenta alla porta dicendo che sta cercando una "dispersione di gas metano" e scroccando la bolletta della luce per fare un "verbale di chiusura intervento".
Sono agenti commerciali che scroccano la bolletta della luce per prendere i dati e compilare un nuovo contratto con un altro operatore dell'energia elettrica.
Io mi stavo mettendo le scarpe, e mia madre ha aperto. E questo ha detto che cercava una fuga di gas metano. Arrivo in cucina e trovo questo che copiava i dati dalla bolletta... e che quando gli ho detto che cosa stava facendo, ha pure insistito che stavano cercando una fuga di gas metano e doveva fare il suo lavoro.
Una persona che s'introduce in casa dicendo che sta cercando una fuga di gas metano commette UN REATO PENALE: si chiama "Violazione di Domicilio". Introdursi con l'inganno dentro un'abitazione è un reato: si va in carcere. Stai dicendo che stai cercando una fuga di gas metano e non è vero, non conta che "sì, ma tu gli hai detto 'accomodati'". No: io ho detto "Accomodati" a una persona che cerca una fuga di gas metano: tu non stai cercando una fuga di gas metano, è inganno. Sei entrato in casa mia senza il mio permesso.
Stai dicendo che stai facendo un verbale e stai compilando un nuovo contratto: è TRUFFA.
Vieni a dire A ME (proprio a me personalmente) «Sto cercando una fuga di gas metano e devo fare il mio lavoro, e non m'interrompere». Fio bello: sono nella protezione civile, se tu mi dici che c'è una fuga di gas metano, io chiamo la Sala Operativa e faccio evacuare il palazzo. Si chiama "Procurato Allarme presso l'Autorità".
E non lo faccio io che chiamo la Sala Operativa e faccio evacuare il palazzo, lo fai tu, perché tu stai dicendo a me (che sono la protezione civile) che c'è una fuga di gas metano.
Ciò nonostante, ci sono queste persone, che dovrebbero vergognarsi di essere al mondo, credetemi. Sarò eccessivo, mi dispiace se lavorate per aziende e sapete che si usano queste pratiche "perché è l'unico modo di fare soldi", ma vergognatevi:
*VERGOGNA!*
Diffondiamo questo messaggio: non si deve dare fiducia a chi arriva alla porta di casa dicendo di essere chicchessia, diffidate SEMPRE. Se avete dubbi, chiamate le Forze dell'Ordine: vi sapranno aiutare *sempre* e non disturbate *mai*, soprattutto se siete persone anziane sole: diffidate di chi si presenta alla porta se non lo conoscete.
È importante diffondere questo messaggio affinché questo modo vergognoso di carpire la fiducia delle persone anziane finisca. Affinché finiscano queste truffe in casa.
Questo è il mio messaggio: non c'è molto da dire, però se avete qualche aneddoto che volete raccontarmi che riguarda situazioni del genere, che è successo a qualche vostro vicino di casa, o che siete riusciti a evitare...
Mia madre, grazie alla dashcam, è riuscita ad evitare una truffa dello specchietto: c'è anche questo: «Signora, lei mi ha colpito lo specchietto. No, ma non facciamo l'assicurazione, mi dia 100 euro che sistemiamo la cosa...»
Se è successo qualcosa del genere a voi, volete raccontarmelo nei commenti, se avete qualche parente a cui avete già detto queste cose, se vi sono stato utile... fatemelo sapere con un commento qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr.
Questo è tutto: il mio è un vlog come messaggio di una certa importanza sociale, quindi spero che abbia quel minimo di diffusione.
Mi dispiace di essermi un po' infervorato, ma sono cose che - veramente - mi fanno prendere i nervi. Questo per oggi è tutto: io come sempre vi ringrazio per essere arrivati in fondo a questo vlog. Vi ricordo - se questo vlog vi è piaciuto o vi è stato utile in qualche modo - di fare pollice-in-alto e di condividerlo con i vostri amici e con i vostri parenti (con i vostri genitori, con i vostri nonni), anche su Whatsapp o Telegram.
Vi ricordo - se non l'avete già fatto - di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel buon profumo di nuovo iscritto che ci piace così tanto; inoltre se v'iscrivete al mio canale Telegram - che trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda - riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video.
Detto questo, come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

domenica 8 gennaio 2017

VLOG 147: Fotografia analogica #OperazioneNostalgia

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Questa è la custodia originale (e dentro c'è la macchina originale) della mia Kodak "Instamatic 133 X". Non è proprio «la mia»: è quella di famiglia.
Questa macchina fotografica è stata la macchina che ci siamo portati in vacanza, ci siamo portati in giro per molti anni. Utilizzava questo rullino qua (che questo è un pezzo di storia, perché è ancora sigillato. Ovviamente è scaduto) che si chiama «Caricatore 126».
Vi faccio vedere com'è, perché lo apro davanti a voi...
Eccolo qua: questo è il Caricatore 126, questo è un rullino da 24 fotografie (ventiquattro fotografie «quadrate» come potete vedere). Il rullino è avvolto qui dentro e - attraverso questo sistema - viene trascinato.
E in questo momento dentro questa macchina - tra le altre cose - c'è un rullino ormai scaduto da tempo: un Agfa 24 pose (credo) anche lui. Sì: un Caricatore 126 a 200 ISO con ventiquattro fotografie, utilizzato fino alla foto numero "6".
E il funzionamento è molto semplice: si carica manualmente, posizionando la fotografia, e poi si scatta.
[click]
Poi si porta avanti, ecco: siamo alla foto numero "7".
C'erano due modalità di lavoro con l'obiettivo: la modalità «Giorno» e la modalità «Notte», che permetteva di utilizzare un po' più di sensibilità e, qua in alto, si inseriva il cosidetto «MagiCube»: un cubo con quattro "lampadine flash" monouso.
Naturalmente tanto è cambiato da allora, non solo con il discorso che ci sono le reflex (perché c'erano già ai tempi: parliamo degli ultimi anni '70, dei primi anni '80), ma sono cambiate le cose grazie alla fotografia digitale.
Ma oggi voglio parlarvi della fotografia analogica, perché questo è Diario di Viaggio on the road #OperazioneNostalgia!
[♪♫♪]

Là fuori, nel mondo, è pieno di macchine fotografiche reflex: pensate che tantissimi youtuber come me hanno scelto di utilizzare una reflex per girare video, perché dicono "La posso utilizzare così anche per scattare fotografie".
Io che ho scelto di non fare fotografie, infatti, ho scelto di avere - più che altro - delle telecamere, più che delle macchine reflex.
Ma il discorso è un pochino più complesso di quanto possa sembrare, anche perché il fatto che adesso ci sono tantissime macchine reflex in giro nel mondo non significa che ci sono tantissimi fotografi in giro nel mondo. Io oserei dire, più che altro, che ci sono tantissimi «appassionati» di fotografia, perché non è lo strumento che fa il fotografo!
Io facevo fotografie, e mi dilettavo moltissimo: avevo una macchina reflex analogica, che andava con il rullino (con il «Caricatore 135») e non solo scattavo fotografie, ma mi ero anche dilettato e messo d'impegno per SVILUPPARE i rullini.
Dato che sviluppare un rullino era una procedura piuttosto complessa (e anche piuttosto costosa) avevo deciso di sviluppare e stampare rullini in bianco e nero, che non solo è una procedura più semplice, ma che utilizza proprio attrezzature differenti e che utilizzava rullini espressamente nati per il bianco e nero.
Sviluppare un rullino era una procedura abbastanza laboriosa, perché prevedeva di avere a disposizione una camera oscura, di avere una serie di strumenti da utilizzare per effettuare queste procedure, di utilizzare una serie di liquidi e soluzioni: tu dovevi scattare tutte le fotografie prima (e "tutte le fotografie" erano generalmente 24 od 36, perché questi erano i tagli disponibili di rullini).
Una volta che eri riuscito a scattare tutte le fotografie, riavvolgevi il rullino, lo sviluppavi e SOLO A QUEL PUNTO potevi venire a conoscenza di come erano venute queste fotografie, quindi dovevi avere una certa bravura "di base"; potevi basarti su qualche libro, potevi basarti sul consiglio di qualche altro fotografo, ma soprattutto dovevi sperimentare tu, perché ogni macchina fotografica era diversa. Non c'era internet: personalmente mi è capitato anche di dover buttare via dei rullini, e quindi aver PERSO delle fotografie perché erano venute sottoesposte, sovraesposte, etc.
E nel tempo ho imparato un paio di cose: innanzi tutto - sicuramente - ho imparato a conoscere la mia reflex a fondo, a conoscere il mio obiettivo (quali erano le impostazioni da dare "al volo" alle lenti per ottenere quello che mi interessava). Ma soprattutto una specie di «dono di sintesi» che hanno imparato moltissimi che, come me, sono stati fotografi (o "appassionati di fotografie") nella fine degli anni '80 e nell'inizio degli anni '90. Ed è una cosa che - secondo me - si è persa moltissimo con l'avvento della fotografia digitale: la capacità di riuscire - guardandomi intorno - a trovare subito qual'è la migliore inquadratura per scattare una fotografia.
Ed è una cosa abbastanza complessa da spiegare, perché uno pensa "Sì, perché il bravo fotografo c'ha l'occhio per prendere subito di una cosa il dettaglio". No, è diverso: il bravo fotografo ha l'occhio per scoprire il dettaglio.
Molto è anche legato al fatto che ho lavorato in bianco e nero, perché ci sono tantissimi che sono appassionati di bianco e nero, ma hanno lavorato molto a colori, e sono convinti di una cosa: quando tu lavori a colori, nel fare una fotografia cerchi di "giocare" con le differenze di tonalità. E non è che quando tu lavori in bianco e nero, allora cerchi di giocare con le differenze di contrasto, perché questo NON È fare fotografia in bianco e nero: questo è fare fotografia a colori e togliergli il colore. È una cosa ben diversa lavorare "nativamente" in bianco e nero, perché in bianco e nero quello che cerchi di fare - invece - è di creare un equilibrio.
Tu non hai un soggetto in primo piano e uno sfondo che c'è dietro. Non hai uno sfondo con un soggetto che compare in mezzo: cerchi di avere un perfetto equilibrio tra il soggetto e lo sfondo. Se io - in bianco e nero - fotografo un albero (magari con qualche ramo secco) in un terreno brullo, e riesco a trovare l'angolo giusto e la luce giusta, ispirerà tristezza, ispirerà vuoto.
Ma se io non riesco a trovare la luminosità giusta, se non riesco a trovare l'angolo giusto, o avrò "la foto di un albero con uno sfondo che non si capisce bene cos'è", o avrò "la foto di un terreno con un albero in mezzo". Entrambe le cose non diranno quello che dirà l'albero con lo sfondo tutto assieme: lo sfondo diventerà una parte integrante del soggetto in primo piano.
Questo discorso - secondo me - si è perso molto con le fotografie in digitale, perché quello che succede è che quando si scatta una foto in digitale, magari si scattano due~tre~quattro foto dello stesso soggetto. Uno le guarda: "Ah, va bene: questa mi piace. Le altre, magari, le cancello".
Poi - magari - si pensa di cercare di correggere digitalmente la foto con Photoshop (con i filtri e operando sul formato RAW), però c'è una cosa che manca, che il principio è questo, ed è semplice: se una fotografia è fatta bene, il "ritocco digitale" (della luminosità, del contrasto, dei colori, di quello che volete voi) dà un valore aggiunto.
Ma se una foto è fatta male, il ritocco digitale non la migliorerà in nessun modo: se una foto è fatta con l'angolo sbagliato, è inutile ritoccarla digitalmente... è come - non lo so - come mettere un cerotto su una gamba rotta, non serve.
L'impressione che ho è che tantissimi, più che puntare alla qualità della singola fotografia, puntano alla qualità rispetto alla grande quantità di fotografie che sono state fatte. Per questo - secondo me - molto si è perso di questa cosa.
Tempo fa un amico pubblicò su un social (adesso non ricordo se su Twitter, su Facebook, su Instagram o dove di preciso), pubblicò una foto che aveva fatto suo padre. Dice: "Ho dato la macchina fotografica a mio padre (che era stato un fotografo negli anni '90), gliel'ho lasciata in mano, mio padre s'è girato e ha scattato una fotografia. Una SINGOLA fotografia: è una fotografia bellissima, io non sono mai arrivato a fare una fotografia del genere!" e io gli ho detto subito: "Sì, perché a tuo padre - che ha fatto foto negli anni '80, negli anni '90 - è rimasto L'OCCHIO, perché è una cosa che ti porti appresso con l'esperienza, e che quindi ti rimane."
Io ancora adesso, anche se ho smesso di fare fotografie, spesso quando mi guardo intorno, subito riconosco l'angolo che sarebbe una bellissima fotografia.
Ed è una cosa complessa da spiegare, perché immaginatevi di voler fotografare un tramonto. Lì c'è il sole che sta tramontando, questa luce bellissima, e magari io mi giro, comincio a guardarmi intorno... "Là: quelle case!"
"Ma scusa, ma il sole e il tramonto stanno lì!"
"Sì. Ma son quelle case la bella fotografia"
"Ma il tramonto è di là..."
Ma non m'interessa fotografare il sole. Il principio è questo: secondo me questo principio s'è perso, però ciò non toglie che - comunque - la fotografia digitale abbia migliorato moltissimo l'approccio alla fotografia, e comunque ciò non toglie che ci sono persone, che lavorano in fotografia digitale che lavorano molto, molto bene; resto comunque del parere che se una fotografia è fatta con l'angolo sbagliato, con la luce sbagliata (non sbagliata nel senso che "è proprio una porcata", ma che comunque non è una fotografia che voglia "lanciare un messaggio"), anche ritoccandola digitalmente resta una foto "vuota".
Comunque ripeto: questa è la mia impressione, non mi considero un esperto di fotografia, di per sé con l'avvento del digitale ho smesso di dedicarmi alla fotografia perché - veramente - preferisco dedicarmi ai video, e quindi lavorare in maniera completamente e radicalmente differente.
Però se voi avete esperienza con fotografia, se voi lavorate con fotografie digitali, avete lavorato con fotografia analogica, probabilmente la pensate in maniera diversa da me; ma non lo so: parliamone qua sotto nei commenti, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr.
Sicuramente - come ripeto - quella che è stata la fotografia del passato è cambiata tantissimo: in un video di Cane Secco si era parlato proprio del fatto che - per esempio - c'erano delle persone che camminavano con delle fotografie dei propri cari nel portafogli. È una cosa che si è persa, perché la fotografia era anche un modo di "fermare qualcosa del tempo" e - secondo me - un pochino si è perso quello con la fotografia digitale: questa possibilità di scattare centinaia di fotografie ci ha fatto perdere un po' il bisogno di dire "va bene, ho poche fotografie (ne ho 24, ne ho 36) per un'intera vacanza, perché un rullino costa... lo sviluppo costa... quindi voglio scegliere attentamente che cosa voglio che diventi un ricordo "fisso nel tempo" e che cosa - invece - voglio che diventi un ricordo di cui possiamo parlare, ma del quale non abbiamo un'immagine"
Forse aver fatto fotografia analogica mi fa vedere la fotografia digitale con un certo distacco, ma forse guardando - appunto - la quantità abnorme di fotografie che ci sono sui social, e di persone che si definiscono "presunti fotografi" perché sanno applicare un paio di filtri sul formato RAW, o perché hanno una reflex... no: io penso che non sia lo strumento a fare il fotografo: è la capacità che deve fare il fotografo.
Ma - di nuovo - questo è quello che penso io: voglio sentire che cosa ne pensate voi.
Bene ragazzi: io sono Grizzly, questo era #OperazioneNostalgia, come sempre io vi ricordo di fare pollice-in-alto, di condividere questo vlog con i vostri amici (anche su Whatsapp o Telegram).
Vi ricordo - se non l'avete già fatto - di iscrivervi al mio canale YouTube, di seguirmi sul mio canale Telegram e noi ci vediamo alla prossima: ciao a tutti!

domenica 1 gennaio 2017

VLOG 146: Buon anno a tutti ^_^

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(Faccio piano, che molti staranno ancora coi postumi)
Benvenuti a bordo, viaggiatori: io sono Grizzly, lui è Kent (la mia decorazione festiva), entrambi vi diciamo BUON ANNO!
Questo è Diario di Viaggio on the road: benvenuti nel 12017!
Che cosa? Perch...? No! No, no, no, no, no, no, no: non fate domande: Kurzgesact! Che non è una parolaccia, è un video che vi lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda, così andate a vedere PERCHÉ 12.017
Scherzi a parte, cerchiamo di tenere questo video leggero, visto che è il primo gennaio... in realtà no: oggi che sto girando questo video è il 24 dicembre. In fondo avere un canale YouTube è un po' come avere una macchina del tempo: il 24 dicembre giro un video che sarà pubblicato la mattina del primo gennaio, in cui auguro a tutti buon anno, e probabilmente voi che state guardando questo video, lo state guardando a ferragosto!
Se è ferragosto e siete stati in spiaggia, raccontatemelo nei commenti qua sotto (o anche se è natale e siete stati in spiaggia, perché siete in Australia, raccontatemelo nei commenti qua sotto): mi farete sempre salire il rosico [sniff!] visto che sono un pochino raffreddato.
Dai, scherzi a parte, buon anno a tutti. Spero che vi siate divertiti, che siate riusciti a rilassarvi - come conto di fare anche io: di divertirmi e magari anche di riuscire un po' a rilassarmi - che in questo periodo festivo ci vuole.
Approfittare di queste feste, di questo inverno relativamente freddo, anche se siamo in Sicilia: non pensiate che - siccome oggi è una giornata di sole - ci sia tanto caldo, anzi fa piuttosto freschino, ed è ancora molto piacevole anche stare un po' più a lungo a letto sotto le coperte.
Tra le altre cose il freddo mi fa venire in mente un paio di aneddoti che vi voglio raccontare, tralasciando il fatto che - grazie al freddo - c'è qualcuno che amerebbe stare davanti al camino, e qualcun altro a cui capita che si incendia direttamente l'auto (come mi è successo: di incrociare un'auto in fiamme qui in città giorno 20).
Il freddo qua a Siracusa quando viene, viene abbastanza bene, a parte quel periodo... oggi è una bella giornata di sole, ma ci sono quei periodi in cui è piovoso, è grigio... tra l'altro veniamo fuori da una settimana in cui il tempo è stato costantemente grigio, e devo dire che non è molto piacevole: è bello quando - anche se c'è freddo - c'è quantomeno una bella giornata di sole.
Anche se il sole migliore è quello che arriverà in primavera, che comincerà anche a scaldarci un pochino.
Infatti uno dei primi aneddoti che mi viene in mente riguarda proprio il "sole primaverile".
Mi è successo diverse volte: primavera, giornata soleggiata, molto piacevole, temperatura molto gradevole... amico con bambino piccolo che mi chiede di accompagnarlo ad andare a comprare le sigarette, o andare a fare una commissione piuttosto veloce, magari a 200~300 metri da casa.
«E beh, dai, andiamo: ci facciamo una bella passeggiata!»
L'amico *inorridisce*: «MA SEI MATTO? Col bambino, il passeggino, il girabacchino... ma no: PRENDIAMO LA MACCHINA!»
Lo stesso amico che...
Sera di dicembre: pioggia, vento GELIDO, temperatura che anche i lupi si sono rintanati... «Dobbiamo andare a fare la spesa, in un posto anche abbastanza lontano»
Io: «E dai, prendiamo la macchina?»
Lui: «MA NOOOOOOO!»
Io: «Oddio che è?»
Lui: «FACCIAMO UNA PASSEGGIATA!»
Io: «Con 'sto tempo???»
Lui: «Ma che vuoi che sia?»
Passa una settimana e ci sentiamo telefonicamente: «Ehh.. il mio povero cucciolo: c'ha le placche in gola!»
Io: «E sai, è un problema ereditario: purtroppo i genitori C'HANNO LE PIGNE IN TESTA!»
Che poi 'sta cosa del freddo che fa dimenticare un attimo la logica mi ha fatto assistere a delle cose talmente divertenti...
Allora: alcuni anni fa ero andato alla Balza Akradina, a dicembre di sera, perché è un posto panoramico: quando capita che ci sono delle feste e fanno fuochi d'artificio, è piacevole andare lì - se si vogliono andare a vedere i fuochi - perché è un posto panoramico, è un posto tranquillo, ma soprattutto - se c'è particolarmente freddo - è un posto in cui si può restare anche in macchina.
Ed ero lì, c'era un freddo pazzesco: c'era un vento che tagliava veramente in due. Ci saranno stati, sinceramente, 2~3 gradi, un'umidità incredibile; quindi ero andato lì, c'erano già una quindicina~ventina di auto, ma erano tutti quanti in auto.
Quindi... sarò arrivato cinque minuti prima, quindi mi metto lì, lascio la radio accesa (stavo ascoltando un po' di musica), la macchina chiusa perché non si poteva veramente uscire: ogni tanto arrivava quella botta di vento che si sentiva ululare, e c'erano i vetri della macchina ghiacciati...
... arriva un Peugeot, e si parcheggia. Si aprono i quattro sportelli, escono 'sti quattro ragazzotti (due ragazzi e due ragazze). Nonostante fosse circondato di auto non c'era nessuno: lì alla Balza Akradina c'è un piccolo "spiazzo" con una ringhiera, e tutti e quattro puntano sicuri verso la ringhiera, mentre uno dei ragazzi (non mi ricordo se l'autista o un altro): «AH! Ci mettiamo lì, che si vede tutto benissimo!»
Arrivano a fare... pochissimi passi: credo 4~5 metri  dall'auto e al grido di "MAMMA MIA CHE FREDDO!"...
(in realtà no: in siracusano stretto, che è una sola parola ed è molto più divertente: "MATTRIMIAKKIFRIDDU!")
[rallenty: MATTRIMIAKKIFRIDDU!]
... si fiondano dentro la macchina tutti e quattro di nuovo!
Sono scoppiato a ridere, ma proprio: «BUAHHAHAHAHH!» per almeno un quarto d'ora, ragazzi... ma so che hanno riso anche tutti gli altri, perché è stata una cosa *allucinante*: cioè, non si sono minimamente resi conto che c'erano diverse auto ma NON ERA SCESO NESSUNO, e loro più intelligenti "mettiamoci lì".
Ma il meglio l'ha dato, tempo dopo (forse uno o due anni dopo) un altro amico, che ci aveva invitati a cena a casa sua... e a gennaio: un freddo, un vento che uscivi e ogni raffica ti faceva la barba. Non c'era bisogno neanche di radersi: arrivavi già bello sbarbato.
Siamo lì che stiamo parlando, e intravede dei lampi dalla finestra: «Cos'è?»
«Ah, saranno i fuochi del santo»
«Ah, bene» prende il bambino di tre anni: «Ah, dai, vieni: guardiamoci i fuochi»
E mentre ci avviciniamo tutti quanti alla camera da letto, dove c'è la finestra e stiam guardando tutti dalla finestra, noto CON ORRORE che ha preso il bambino in braccio e si avvicina alla finestra CON UNA MANO TESA.
Lo guardo e gli dico: «Guarda: fossi in te, io non aprirei la finestra...»
Inorridisce, mi guarda inorridito, spalanca la finestra: «PERCH...»
È entrato uno spiffero che ci ha tagliati tutti in quattro. Sulla "h" di "perché?" ha richiuso la finestra di corsa: «Mi hai convinto. Tra l'altro da dietro la finestra si vedono anche meglio!»

Comunque, questo così, giusto per raccontare un po' di "follie pirotecniche" visto che siamo a capodanno. E voi avete degli aneddoti del genere che volete raccontarmi? Oppure, che cosa avete fatto per capodanno? Parliamone nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr.
Bene ragazzi, concludo questo vlog veloce che voleva solo essere un modo simpatico di passare qualche minuto assieme: noi poi ci vediamo domenica prossima con un'altra puntata di #OperazioneNostalgia.
Poi #OperazioneNostalgia riprenderà normalmente ogni prima domenica del mese.
Per il resto, come sempre vi ringrazio per essere arrivati sino in fondo a questo vlog: vi ricordo - se questo vlog vi è piaciuto - di fare pollice-in-alto e di condividerlo con i vostri amici (anche su Whatsapp o Telegram); soprattutto fate pollice-in-alto, fate vedere che non vi siete fatti saltare il pollice con un petardone illegale.
Vi ricordo - se non l'avete già fatto - di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e vi farà subito assumere quel buon profumo di nuovo iscritto che ci piace così tanto... guardalo qua, che carino!
Vi ricordo inoltre di seguirmi anche sul mio canale Telegram (lo trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda): in questo modo riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video.
Detto questo, che altro aggiungere? Ancora buon anno da me e da Kent, e noi ci vediamo alla prossima: ciao a tutti.

domenica 25 dicembre 2016

VLOG speciale: Natale 2016

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Il panorama del lago appariva irrealmente quieto nell’ora che si avvicinava al tramonto.
Il paesaggio circostante mi fece ripensare, per qualche istante, al Lago di Terlago. E, con l’immagine del lago, mi tornarono in mente anche il bar, il gelato buonissimo, il minigolf dove giocavo sempre da piccolo…
Guidavo lungo la strada che costeggiava il lago: mi ricordava un po’ la Gardesana, ma il panorama circostante mi faceva pensare piuttosto al circondario di Caldonazzo.
Ad ogni modo non sapevo di preciso dove mi trovassi: mi limitavo a seguire l’unica strada.
Il sole era molto basso sull’orizzonte, e ormai mancavano veramente pochi minuti al tramonto.
Intravedevo delle luci lungo la sponda opposta del lago (saranno stati dei paesini lontani) e nel frattempo raggiunsi una specie di paese sulla sponda (no: in realtà era più un agglomerato di case senza neppure un nome); pensai alla strada d’ingresso verso Calceranica, ma decisamente non ero lì.
Percorsi ancora poche centinaia di metri, poi mi fermai ad un bar. Scendendo dall’auto con l’intenzione di prendere un caffettino, finalmente mi resi conto che sul sedile anteriore, accanto a me, era rimasto seduto tutto il tempo Lucky. Con la cintura di sicurezza allacciata (bravo il mio orsacchiotto!)
Mi allontanai in direzione dell’ingresso del locale, ma prima di entrare mi girai riguardando la macchina: una station-wagon grigio metallizzato non ben identificata (forse una Renault Laguna SW nuova serie).
Notai che l’orsetto, ancora seduto sul lato passeggero, si girava verso di me sorridente. Ma mi girai ed entrai nel bar.
Una ragazza bionda con i capelli lunghi, e una maglietta verde schizzata di qualche gocciolina d’acqua mi guardò con un sorriso, le chiesi solo “un caffè”, senza specificare nulla, ma dopo pochi istanti quella mi mise davanti al naso un bicchierino di vetro con esattamente la perfetta misura del mio amato caffè ristrettissimo.
Lo assaggiai:
{Grizzly} «Eccellente, non c’è che dire.»
Sorbii il caffè lentamente, mentre mi guardavo intorno. Il locale era deserto, in sottofondo c’era una radio accesa che mandava il coro di “The promise you made” di Cock Robin; la ragazza al banco era rilassata e stava sciacquando dei bicchieri.
Mi infilai una mano in tasca, trovando una moneta forse da un euro, che misi sul bancone allontanandomi lentamente (senza neppure aspettare resto, scontrino od altro).
Uscendo, pescai dall’altra tasca dei pantaloni un pacchetto di MS Club sgualcito, da cui estrassi una sigaretta scafazzata e storta (la famosa sigaretta alla Jigen) e cominciai a rigirarmela tra le mani mentre superavo la porta e mi avvicinavo all’auto.
Sedendomi a lato del cofano, mi girai a guardare la spiaggia alle spalle del bar, a pochi passi. Subito dopo mi allontanai proprio in direzione del lago stesso, avvicinandomi al ghiaietto artificiale con cui si delineava una specie di spiaggia, divisa dalla strada dal guard-rail, alcuni alberi e un po’ di praticello.
Rimasi fermo a guardare affascinato le luci del paese lontano, mentre ormai il tramonto era quasi del tutto completo e il cielo si faceva sempre più scuro; ero letteralmente ipnotizzato dallo sciabordio dell’acqua del lago, dal rumore delle sparute onde che si infrangevano con delicatezza un paio di metri avanti a me, o dalla risacca che le spostava indietro.
Mi spostai sulla sinistra di un paio di metri, avvicinandomi ad un piccolo frassino ben curato che faceva capolino dalla ghiaia. Mi sedetti per terra, appoggiando la schiena al tronco della pianta; un rumore alla mia destra attirò la mia attenzione: lo sportello della mia auto che si richiudeva. Lucky si stava avvicinando lentamente, ma quella che intravidi fu solo la sua ombra proiettata dai faretti esterni al bar. Tornai a guardare il lago che diventava sempre più scuro; l’orsetto mi superò, sedendosi alla mia sinistra a circa un metro di distanza, mentre mi mettevo la sigaretta in bocca. Infilai una mano nella tasca del gilet e pescai l’accendino, puntandolo subito alla sigaretta per accenderla.
Mentre aspiravo la prima boccata, una lieve brezza sul lago mi venne incontro, facendo oscillare le foglie del frassino in un rumore soffice e inebriante.
Rimasi così per diversi minuti, fumando silenziosamente.
Poi, con un colpo deciso, la gettai in direzione del lago, osservando la sua brace che roteava lentamente fino a spegnersi sul filo dell’acqua.
Un altro colpo di brezza scosse le foglie e una sensazione fresca alle braccia, alla faccia e al torace mi sferzò. Alzai le ginocchia e feci un respiro profondo, cercando di far entrare quelle sensazioni fino a dentro i miei polmoni, in un movimento che appariva ben più piacevole del fumo della sigaretta.
Guardai quindi alla mia sinistra verso Lucky che, nell’oscurità ormai quasi totale, appariva come un fagottino sull’erba poco discosto da me. Stava guardando il cielo; sorrisi e alzai lo sguardo anche io: le stelle erano poco luminose, ma riuscii a trovare sul lato sinistro, pressoché davanti a me e basso sulla linea d’orizzonte, il Gran Carro che si stagliava poco sopra le montagne. Allungando lo sguardo verso destra, in alto e quasi dietro di me, intravidi negli ultimissimi sprazzi di luce che spariva anche la Cintura di Orione.
Un pensiero, fugace: “Praticamente ho la fascia centrale di passaggio delle Perseidi davanti al naso”. Molto fugace, perché nello stesso istante in cui questa considerazione mi passava in testa, un piccolo bolide non molto luminoso si spostò lungo una linea obliqua dall’alto verso il basso:
{Grizzly} «Potrebbe essere una notte ideale per le stelle cadenti, lo sai?»
{Lucky} «Sì: infatti ne ho già viste un paio non molto luminose, ma fra un po’ migliorerà»
Rimanemmo così, uno accanto all’altro, per un tempo molto lungo: continuavo a scrutare il cielo, che più volte ci aveva fatto intravedere delle belle scie luminose. Dopo quella che credo almeno un’ora di osservazione, la temperatura cominciò a farsi più frizzante, per cui srotolai le maniche della camicia e mi abbottonai i polsini, pescando quindi un’altra sigaretta.
{Lucky} «Fammi sapere quando hai finito di impuzzolentire la serata, che fa freschino ed ho voglia di starti un po’ più accanto.»
Stavamo guardando entrambi il cielo, e non mi girai neppure mentre gli rispondevo:
{Grizzly} «Ehm… se me lo dicevi prima non me la sarei neppure accesa.»
{Lucky} «Non ti preoccupare. Per ora fuma tranqui… WOW!»
{Grizzly} «BELLISSIMA!»
Una scia luminosissima e quasi orizzontale aveva letteralmente tagliato in due il cielo da destra a sinistra, sgretolandosi come un fuoco artificiale: avevo ancora la sigaretta in mano ed ero quasi tentato di gettarla via e applaudire. E ce l’eravamo goduta dall’inizio alla fine!
Passarono ancora altri minuti, forse poco meno di mezz’ora (sentivo l’orologio al polso, ma non avevo comunque nessuna voglia di guardare l’ora; in realtà non mi chiedevo, né mi interessava saperlo, se quello fosse un sogno o meno).
Lucky si avvicinò, e mi si sedette sulla pancia. La prima sensazione era fresca come la brezzolina che ci sferzava entrambi a ondate di pochi istanti ogni decina di minuti, successivamente divenne calda e rilassante; lo cinsi col braccio sinistro e cominciai ad accarezzargli delicatamente il fianco, mentre rimanevamo entrambi in silenzio ad osservare il cielo, e le stelle cadenti che lo attraversavano: qualcuna poco luminosa, qualcuna di più, e che magari percorreva una tratta più lunga.
A un certo punto guardai incuriosito alla mia destra, in direzione del bar: le luci esterne erano accese (ma mi apparivano un po’ più fievoli di quando ero arrivato), mentre dall’interno continuava a filtrare la luce accesa. Non c’era nessun rumore, e solo la sensazione lontana di musica che veniva dalla radio. Non ci feci troppo caso, e neanche si sentiva tanto bene, ma in qualche modo mi ricordò “Shine a little love” degli Electric Light Orchestra… accanto al bar c’era la “mia” auto parcheggiata, ma non si vedevano altre auto, né persone.
E silenzio: neppure il verso di qualche animale notturno.
Riportai la mia attenzione su Lucky, seduto sulle mie gambe, che guardava il cielo con un’espressione piuttosto soddisfatta. Gli sorrisi, solleticandogli debolmente il pancino, poi alzai di nuovo lo sguardo in direzione della sponda opposta del lago, notando che le case illuminate sembravano sempre di meno (la sensazione era che stessero rimanendo solo le luci stradali).
Proprio in quel frangente improvvisamente un’auto ci passò alle spalle, ma si allontanò senza fermarsi. In realtà non avevo visto l’auto, ma solo i fari che si riflettevano sull’acqua del lago, e la sensazione di un motore diesel common-rail in marcia non eccessivamente vivace.
Il rumore dell’auto era ormai lontano, coperto dai rilassanti suoni del lago e delle foglie; abbassai di nuovo la testa verso l’orsetto:
{Grizzly} «Torniamo a casa? Sei stanco?»
{Lucky} «Ormai tanto vale che aspettiamo, no?»
{Grizzly} «Aspettiamo cos…?»
M’interruppi mentre un lampo azzurrognolo breve e molto intenso illuminava per un brevissimo istante tutto il circondario, come fosse stato il flash di una gigantesca macchina fotografica.
Girai lo sguardo verso la sponda destra del lago, alzandolo al cielo quel tanto che bastò ad intravedere per un attimo le stelle, chiedendomi cosa fosse successo, mentre Lucky – appoggiandomi la schiena alla pancia – mi commentò tranquillo:
{Lucky} «Sta cominciando…»
Abbassai di nuovo lo sguardo verso l’orsetto:
{Grizzly} «Cosa? Un temporale? Ma se non c’è una nuvo…»
Una intensa luce gialla lo illuminò. Anzi: illuminò a giorno praticamente tutto il circondario.
L’orsetto alzò la testa soddisfatto, e nel medesimo istante guardai anche io nella stessa direzione, inquadrando il gigantesco fuoco artificiale che si stava aprendo sul lago, a poche centinaia di metri da dove ci trovavamo, proprio mentre il colpo secco di questa prima apertura scuoteva il terreno e il frassino, ripetuto dall’eco delle montagne alle nostre spalle.
{Grizzly} «Eh? Ah, però!»
Gli solleticai di nuovo il pancino, mettendomi comodo, ed entrambi seguimmo i diversi minuti di fuochi sul lago. Inoltre il cielo continuava ad essere solcato dalle stelle cadenti, e io ripensai ai “giri pirotecnici” a Cisternazza: fuochi d’artificio contemporaneamente sulla linea di cinque o sei paesi, con le stelle cadenti in mezzo.
Mentre il bagliore degli ultimi fuochi si smorzava nel cielo, e tutto intorno tornava a spandersi un silenzio irreale, sentii la zampina di Lucky che mi toccava il braccio sinistro, e abbassai lo sguardo verso di lui.
{Lucky} «Direi che ormai è ora di andare…»
{Grizzly} «Ok.»
Mi alzai, tenendo il cucciolo in braccio e, mentre un ultimo furtivo botto si smorzava nella vallata, mi girai in direzione del bar e dell’auto. Adesso il locale era chiaramente chiuso (solo i faretti esterni erano accesi) ma – sinceramente – non avevo fatto caso a qualcuno che andasse via.
Raggiungemmo l’auto, poi misi in moto (sì, è una Renault: freno e “Start/Stop”).
{Lucky} «Vuoi tornare subito a casa?»
{Grizzly} «Non lo so. Ti va di fare un giretto, prima?»
{Lucky} «Sì. Una passeggiata ci vuole.»
Ripartii, completando il giro e oltrepassando il paese. L’oscurità era ormai la nostra compagna, e lentamente cominciai a percorrere strade che non portavano più a nulla, se non a paesaggi che si stagliavano nell’oscurità del cielo.
Dopo alcuni minuti, aprii il finestrino lasciandomi sferzare un po’ dall’aria fresca che veniva dall’oscurità.
Improvvisamente rallentai, infilandomi repentinamente in una stradina laterale sulla sinistra e inerpicandomi quindi lungo una salita tortuosa, che dopo alcuni minuti ci portò in quota in un luogo molto panoramico.
Scesi dall’auto, mentre Lucky abbassava il finestrino e si affacciava dal lato passeggero.
Era una notte senza luna, per cui in realtà il panorama era soprattutto un oscuro stagliarsi dei confini delle dolomiti sul cielo stellato, con qualche sparuta luce stradale o di piccoli agglomerati di casette in basso; tutto quanto mi dava un’impressione molto rilassante.
Passando davanti all’auto, girai verso lo sportello del lato passeggero, e quindi arruffai gentilmente la testa dell’orsetto:
{Grizzly} «Più di venti minuti di fuochi d’artificio e non hai fatto una piega. Invece se piove al primo tuono ti vai a nascondere, vero?»
{Lucky} «Io… a dire la verità non saprei: ero troppo rilassato. E poi, comunque, mi stavi coccolando ugualmente!»
{Grizzly} «Lo so io, lo so: la verità è che tu te ne approfitti perché sai che non ti direi mai nulla. Secondo me manco dei tuoni hai paura, guarda!»
Feci un profondo sospiro, poi infilai la mano in tasca e presi l’accendino, che cominciai a rigirarmi fra le dita. Avevo voglia di una sigaretta, ma invece mi lasciai inebriare dal leggero vento fresco in quota.
Continuavo a guardare il cielo stellato, anche se adesso non intravedevo più stelle cadenti.
{Lucky} «Direi che è ora…»
{Grizzly} «Di tornare? No, dai, rimaniamo qui ancora un po’»
Mi inginocchiai accanto allo sportello, portandomi all’altezza del musetto di Lucky, che mi sorrise.
{Lucky} «No. Non di tornare: è ora di svegliarsi…»
Sorrisi a mia volta, poi stesi il braccio destro ad abbracciarlo, avvicinandomi allo sportello.
Chiusi gli occhi, la sensazione della mia posizione cambiò velocemente, ma dolcemente.
Aprii di nuovo gli occhi: ero sul mio letto. Impiegai qualche istante a mettere a fuoco la proiezione dell’ora sul soffitto: mancavano pochi minuti alle cinque, e al suono della sveglia. Sentivo ancora il calore di Lucky contro il petto, e con la mano sinistra gli accarezzai gentilmente la testa:
{Grizzly} «Grazie, Lucky. Mi ci voleva proprio.»

giovedì 22 dicembre 2016

VLOG 145: Buone feste a tutti ^_^

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Benvenuti a bordo, viaggiatori: io sono Grizzly, lui è Kent, entrambi vi diciamo «BUONE FESTE!»
Questo è Diario di Viaggio on the road: in questa puntata speciale siamo qui, appunto, solo per augurarvi buone feste.
Ora, velocissima digressione: come probabilmente molti di voi sapranno, io - tendenzialmente - non celebro il natale.
Non che significa che "non lo festeggio": fondamentalmente almeno quest'anno il natale casca di domenica, quindi quantomeno è un giorno nel quale sto lontano dal lavoro e posso, un attimo, tirare il fiato. Ma non celebro il natale, così come genericamente non celebro le festività.
Però ciò non toglie che possa essere una persona che può "entrare" nello spirito festivo, perché comunque è un momento in cui ci si può rilassare, ci si può vedere con gli amici, ci si può vedere con i familiari, e soprattutto quando si augura di "passare buon natale", quando si augura "buon anno", quando si "augura" in generale buone feste, in fondo si è "benauguranti", e che cosa c'è di male in questo? Anzi! Mi sembra una cosa particolarmente positiva, e in questo momento in cui nel mondo succedono tante cose negative, essere positivi - secondo me - è molto importante.
Per questo io vi dico "buone feste a tutti", passate un periodo di pace, di quiete, divertitevi, rilassatevi: perché ne abbiamo bisogno un po' tutti.
Io in questo periodo (così come tutti gli altri anni nel periodo di dicembre) lavoro tantissimo, perché l'approssimarsi delle festività comprende il dare consigli e guide a quei clienti che vogliono acquistare il nuovo computer o attrezzatura tecnologica nuova, a quei clienti che vogliono fare regali tecnologici a figli, nipoti, cugini e via discorrendo... soprattutto anche di preparare questi computer portatili o tablet, o altre cose che vengono acquistate e che devono essere messe sotto l'albero.
C'è un po' di lavoro pesante fino - diciamo - al periodo di natale, poi con le feste di natale un attimo la situazione si stabilizza, quindi è il momento in cui mi posso rilassare. E - come ripeto - ci può stare benissimo.
Ma questo può andare bene anche per chi in queste festività ha anche qualcosa da celebrare con uno scopo religioso: in fondo che c'è di male? È sempre un periodo piacevole, è un periodo che può essere di gioia, che - come ripeto - in questo momento in cui c'è moltissima negatività, ci può stare benissimo, per cui: perché no?
Io approfitterò della pausa natalizia per sistemare un po' le cose sul canale: sto lavorando ad alcune grandi e piccole novità, adesso sto lavorando (anche proprio in questi giorni, anche oggi tra le altre cose) al video per il giorno di natale, e come ho già scritto su Telegram (se non mi seguite su Telegram, anzi, seguitemi! Trovate il link del canale sul doobly-doo e sulla scheda: lì pubblico informazioni sui nuovi video, come appunto questa...): pubblicherò un racconto breve, molto semplice e molto piacevole, che spero possa trasmettere un'atmosfera molto lieta, molto rilassante, che è quello che ci vuole per le vacanze.
Devo lavorare anche al video del primo gennaio e alla prossima puntata di #OperazioneNostalgia, che eccezionalmente manderò giorno 8 gennaio, cioè la SECONDA domenica di gennaio, così dopo che tutti quanti avrete mangiato il cenone, non dovete anche "digerire il mio video" del primo gennaio: sarà un video molto leggero, come questo, solo per scambiarsi gli auguri, per parlare un po' del più e del meno.
Ci sono un po' di novità che finalmente arriveranno sul canale. Sicuramente MusYTube: ho scritto diverse puntate, devo solo girarle (ci vuole solo il tempo di girarle). E devo cominciare a lavorare al montaggio della nuova stagione di Vita da Tecnico: in questo momento (che sto girando questo video) ho già - tra le altre cose - girato più di metà della nuova stagione, però devo ancora sedermi e cominciare a montare questi video, e mi porterà via del tempo: mi sa che io - il giorno di natale e quello di santo Stefano - fondamentalmente lavorerò tantissimo al computer, al montaggio dei video. A santo Stefano tra l'altro devo girare almeno il video del primo gennaio...
Bene ragazzi. Prima di concludere vi ricordo, se non l'avete già fatto, di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel buon profumo di nuovo iscritto che ci piace così tanto (che fa pendant con l'albero di natale! È una cosa bellissima in questo periodo festivo).
E detto questo, come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

lunedì 19 dicembre 2016

Efrem's Tube: cinque strumenti da youtuber (collaborazione)

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[♪ introduzione ♫]
Benvenuti!
Questo è un video in collaborazione con il mitico Grizzly!
Abbiamo deciso di parlarvi degli YouTubers e di quelli strumenti che non possono mancare e che identificano uno YouTuber.
Innanzitutto: le videocamere!
Di videocamere non ce ne sono mai abbastanza, potrei usarne una sola no? Oppure, 2... 3... 4!
Però, normalmente, ne basta una Solo in casi particolari è inevitabile averne tante.
-Efrem! Ma (ehm) scusa... non ti sembra di esagerare? Voglio dire, tutte queste telecamere! Ma non possiamo semplicemente in un colpo girare i campi e poi la rifacciamo e giriamo tutti i controcampi?
-COSA? COSA!? Scherzi? Voglio la PERFEZIONE al primo ciak. Oltretutto ho un sacco di soldi, quindi è totalmente una mia scelta artistica
quella di fare un solo ciak per questa immensa esplosione! E... e non una necessità perché in realtà non ho un soldo.
-Esplosione? Come ESPLOSIONE?! Quale esplosione?! Scusa ma non... non stavamo girando una chubby bunny challenge?
EFREM?! A-aiuto!
Microfoni!
I microfoni sono FONDAMENTALI!
[Audio pulito] L'effetto col microfono
[audio rimbombante] Effetto senza microfono!
Certo, con tanti microfoni c'è sempre la possibilità che ci sia qualcuno ad ascoltarti da qualche parte per... prendere le tue informazioni [ride]
Però, voglio dire, non siamo in un film di fantascienza o d'azione, in cui ci sono davvero queste cose, quindi...
Nulla di cui preoccuparsi!
[registrazione] ... ione, in cui ci sono davvero queste cose, quindi...
[registrazione] Nulla di cui preoccuparsi!
Ce l'abbiamo! [musica inquietante]
Le luci! Le luci non possono mancare. [click!] Se mancano, te ne rendi immediatamente conto! Sono davvero FONDAMENTALI: danno profondità al viso, alla faccia all'ambiente!
Puoi mettere una luce colorata per creare un effetto particolare nella tua inquadratura!
Sono veramente, veramente, veramente FONDAMENTALI!
Anche perché il video è luce! Quindi, se c'è tanta luce, c'è anche un buon video!
Tuttavia tante luci scaldano... TANTO.
E con questo concludiamo l'episodio di oggi! Noi ci rivediamo il lunedì, il mercoledì e il venerdì alle 15:00
Sempre qui, su EfremsTube! [applausi e musica]
Uff!
Niente: non ce la posso fare ad andare avanti cosi!
Devo... devo comprarmi dei faretti a LED, che scaldano meno di queste due... bestie qua!
Non posso proprio andare avanti così! Proprio no!
[cori angelici]
Il computer è FONDAMENTALE: non c'è nient'altro da dire.
Questi erano gli strumenti fondamentali che contraddistinguono uno YouTuber dal resto del mondo.
Ma uno YouTuber lo riconosci anche per come si comporta in certe situazioni.
Per cui andate a vedere il video del mio amico Grizzly (che vi lascio linkato qua sopra o nella descrizione) che spiega appunto come si comportano gli YouTuber in certe situazioni!
E come li puoi identificare al meglio!
E se ancora non conoscete Grizzly, vi consiglio tra i suoi video la serie «VITA DA TECNICO», che è la mia preferita!
Mi raccomando, andate a vedere il video di Grizzly, iscrivetevi al suo canale e lasciategli un commento con scritto che *IO* lo saluto!
GRIZZLY> Efrem ma, non ti sembra di esagerare? Voglio dire... ehmmmmmmmmm! Ahhhrrrgg gne gne gne!
CAMERAMAN> Voglio dire...
GRIZZLY> Voglio dire!